Lunedì, 06 Aprile 2020
Sabato, 14 Marzo 2020

Aperto nel 2011 e gestito dalla associazione Adara, l’osservatorio del Parco Astronomico di Colleri, piccola frazione di Brallo di Pregola, rappresenta un fiore all’occhiello dell’astronomia oltrepadana. Per quanto ad usufruirne siano più che altro amatori o appassionati, dalla sua fondazione ad oggi già per tre volte delle immagini riprese al suo interno sono state selezionate dalla Nasa e pubblicate sul proprio sito come “foto del giorno”.

L’ultima delle quali ritrae una cometa, chiamata C/2017 K2, da record: scoperta nel 2013, è la cometa attiva più lontana dal Sole mai osservata. Composta da cinque cupole con osservatori remotizzati, quella di Colleri è una struttura che continua a guardare al futuro: ha appena acquisito un planetario e si prepara a potenziare le sue attività. Il suo fondatore è Vittorino Suma.

Partiamo dall’immagine della cometa che avete ripreso. Vi capita spesso di fare simili scoperte?

«Preciso che noi operiamo a livello amatoriale e di fatto non facendo ricerca non è che “scopriamo” le cose. In questo caso seguiamo alcune comete e supernove che ci limitiamo a fotografare. Poi, per via dell’ottima posizione e del cielo limpido, ci capita ogni tanto di “azzeccare” lo scatto, come nel caso della cometa C/2017 K2».

Questa cometa è visibile solo attraverso le apparecchiature?

«Al momento sì, ma tra un paio d’anni, pare intorno al Natale del 2022, acquisterà maggiore luminosità da poter essere visibile a occhio nudo sotto un cielo non inquinato come quello di montagna».

Avete degli osservatori remotizzati. Come funzionano?

«Sono telescopi che possono essere controllati anche da un computer collocato in un’altra struttura. Ad esempio, da casa tramite internet fotografiamo il cielo pilotando tutte e cinque le postazioni».

A che finalità sono mirate le vostre osservazioni?

«Innanzitutto la fotografia astronomica. Poi, grazie alla struttura in nostra dotazione, possiamo osservare le stelle con dei telescopi mobili. Di fatto organizziamo delle serate di osservazione in cui vengono date spiegazioni della volta celeste e quindi mostrati i pianeti visibili per quella sera in particolare».

Ci sono collaborazioni scolastiche?

«Certo, collaboriamo con il dipartimento di fisica dell’università di Pavia e abbiamo due appuntamenti fissi all’anno cui partecipano gli studenti del quarto anno del liceo scientifico Copernico e del primo anno di fisica dell’università di Pavia. Si tengono anche una serie di conferenze sul tema astronomia a valenza scientifica».

Il parco astronomico è aperto tutti i giorni? Ci sono orari da rispettare?

«Non c’è una frequentazione quotidiana, queste sono solo postazioni fotografiche e come detto lavoriamo da casa pilotando con il computer le cupole».

Come e dove organizzate gli incontri con gli studenti?

«I professori ci chiamano e stabiliamo insieme la data dell’incontro, che avviene in una struttura adatta come per esempio un agriturismo. Tramite il computer mostriamo i risultati del nostro lavoro, dopodiché li accompagniamo al parco astronomico. Al di là di questo facciamo incontri estivi con chiunque voglia partecipare, rivolgendoci a un pubblico più ampio».

Come comunicate le date estive?

«Tramite internet principalmente. Poi Comune e Pro loco stampano i volantini con le date e gli orari e viene fatto il volantinaggio. Finora abbiamo avuto molte soddisfazioni».

Personalmente che cosa prova nel momento in cui osserva il cielo?

«Spesso mi commuovo perché grazie al telescopio abbatto le infinite distanze di anni e anni luce. Con questo strumento incredibile si abbatte la distanza tra noi e l’oggetto e si possono ammirare stelle dove, chissà potrebbe esserci qualche forma di vita o magari nuovi mondi. Per un profano tutto ciò ha dell’incredibile. Dalle città vediamo solo pochissimi puntini luminosi, mentre con un telescopio possiamo osservare il sistema solare ed esplorare la nostra galassia e sconfinare oltre, addirittura a dieci milioni di anni luce. Il telescopio è l’unico strumento, oltre alla fantasia, che può farci venire i brividi annullando distanze inimmaginabili».

Cosa avete in mente per un prossimo futuro?

«Abbiamo appena acquistato un planetario e questo ci permetterà di organizzare serate divulgative in mancanza di un cielo sereno e a chi non può venire di sera poter comunque mostrare i movimenti delle stelle e le loro caratteristiche. Un altro sogno da realizzare, ma un po’ limitato dai nostri vari impegni, sarebbe quello di mettere in piedi un osservatorio solare e di portare avanti uno studio sulla spettrografia solare così da proporlo alle scuole».

è stato difficile economicamente mettere in piedi tutto questo?

«Inizialmente abbiamo messo soldi di tasca nostra, ma poi abbiamo ricevuto sovvenzioni da parte della Regione e il Comune ci ha messo a disposizione l’area di Colleri, senz’altro la più adatta nell’Oltrepò Pavese per questo tipo di osservazioni. è una delle poche rimaste con un cielo pulito ma dotata di corrente elettrica e di internet e dobbiamo ringraziare l’ingegner Fabio Tagliani che è riuscito con un’opera ingegneristica a far arrivare internet. La banda via cavo era debole, mentre adesso siamo collegati tramite il satellite è stato un lavoro certosino ma è risultato un grande successo».

di Stefania Marchetti

 

Nati nel 2018 dalle ceneri dei “Randy Watson” e degli “Inferior Surgez Sound”, i “Pray 4 the Day” vi urlano letteralmente in faccia la loro visione della vita e della musica. Sono in quattro, dislocati tra Lombardia e Piemonte, con l’Oltrepò Pavese e la voglia di suonare un genere “heavy” a fare da minimo comun denominatore. Si ispirano al Punk Hardcore americano, i loro brani sono caratterizzati da brevità, velocità e dall’aggressività del suono, saturo di distorsioni. La voce è caratterizzata dalla tecnica di canto “scream” con Stefano Galati alla voce e agli urli, Marco Rebollini alla chitarra e ai cori, Andrea La Fiura al basso e ai cori e Simone Albertocchi alla batteria.

Hanno all’ attivo due singoli online: “Hate days” e “Macerje”, che si possono trovare su Soundcloud e Youtube, oltre ad alcuni live in giro nei principali locali della zona e un EP in fase finale di lavorazione che sarà ultimato nel 2020. «Ovviamente – specificano - il tutto ideato, registrato e pubblicato da noi in puro stile DIY».

Una sigla che sta per “Do It Yourself”, “fai da tè” liberamente tradotto: un’attitudine fatta propria dalla musica indipendente underground in tutto il mondo e mutuata dalla cultura punk.

Sulla pagina facebook della band definite il vostro genere “Hatecore”. Potete spiegarci che cosa significa e che radici ha?

Marco Rebollini: «L’Hatecore è un genere di derivazione della prima ondata Punk Hardcore americano degli anni 80, per dare un piccolo cenno storico. Per noi però il concetto è un un po’ diverso… per questo passo la palla al nostro “urlatore” Stefano».

Stefano Galati: «Diciamo che non siamo troppo legati al genere in sé, ma abbiamo in qualche modo racchiuso in un “nome” il modo di fare ed esprimere la nostra musica. Ad ispirarci ci sono anche band come i Converge».

Rebollini, come in molti generi legati al metal estremo la violenza sonora viene spesso associata (o confusa) con quella fisica. Quanto è solo pregiudizio e che rapporto avete con esso?

«Associare la musica che ha impatto sonoro, diciamo violento, alla violenza è abbastanza un classico però secondo me è soprattutto un cliché. Come sound siamo molto vicini, e a volte distanti, al Punk Hardcore americano sia East che West coast, però la durezza del genere è più che altro un modo per esprimersi, per comunicare concetti e non violenza. Poi ci sono persone che usano generi di musica estremi anche più del nostro solo per esprimere violenza, razzismo e quanto di peggio ancora, ma queli sono problemi loro.

Personalmente mi piace suonare così perché mi dà la carica per andare avanti nella quotidianità e infatti ascolto diverse band affini al nostro genere».

Galati in che cosa consiste questo “hate” (“odio”, in inglese ndr) e contro chi è rivolto?

«Fondamentalmente con “hate” diamo solo voce ad un stato d’animo, urliamo di paure, delusioni e gioie, riflessioni personali. Non ci rivolgiamo o attacchiamo mai qualcuno (al limite noi stessi!) ed è un po’ la maschera che portiamo quando suoniamo. Nella quotidianità, fuori dalla sala prove, giù da un palco, siamo tutt’ altro».

Di che cosa parlano i testi delle vostre canzoni?

«Inostri testi variano molto, spesso sono molto riflessivi, altre volte decisamente più espliciti. Raccontano di noi e del nostro punto di vista, esprimendoci come non facciamo mai nella realtà, come una sorta di Dottor Jekyll e Mr. Hyde, due faccie della stessa medaglia…dove devi sperare di non incontrare mai la seconda».

Rebollini che giudizio esprimete sulla scena musicale oltrepadana?

«Nel corso degli anni ho visto un sacco di band andare e venire come delle meteore, indipendentemente che eseguissero cover o brani originali. Tanta “fuffa”, ma anche ottime cose. Direi che soprattutto non c’è costanza. La voglia di sbattersi veramente ce l’hanno in pochi, non importa se siano giovanissimi o meno. È proprio una questione di carattere e attitudine, non del genere che fai, sia commerciale o meno».

Quali sono le difficoltà che si incontrano nel proporre un progetto come il vostro da queste parti?

«Credo che la risposta  più corretta sia che non c’è una scena per il genere che proponiamo noi. Abitassimo in Tri Veneto, diciamo, lì storicamente ci sono molte più band affini al nostro sound. Credo che la difficoltà maggiore sia questa. Poi, avendo tutti e quattro lavori diversi, facciamo anche fatica a incastrare i tempi un po’ per tutto. Non siamo più liceali di primo pelo che hanno dalla loro sicuramente molto più tempo da dedicare alla musica».

Nel vostro video “Macerje”, pubblicato su Youtube, apparite nella scena finale uno di fianco all’altro con un nastro nero sulla bocca. Cosa volevate rappresentare?

«Macerje parla di tutte quelle volte in cui si è taciuto invece di parlare, invece di prendere una posizione, invece di imporsi... lasciando andare tutto, finché appunto non sono rimaste solo “macerje”, forse dello stupido rancore. Soprattutto verso se stessi. Lo scotch sulla bocca simboleggia proprio una scelta “forse forzata” e consapevole di non “parlare”. Una situazione molto comune, in cui a molti capita, è capitato, o capiterà di trovarsi».

di Christian Draghi

In provincia di Pavia i contagiati sono 622, 140 più di ieri, venerdì 13 Marzo.  "I numeri evidenziano una crescita della diffusione del contagio, una crescita che è costante: ci sono 11.685 positivi in Lombardia, con un incremento di 1.865, ci sono 4.898 persone ospedalizzate con 463 persone in più. Le persone in terapia intensiva sono 732, con un incremento di 85 e i decessi 966, 76 in più": sono i numeri dell'emergenza coronavirus in Lombardia resi noti dall'assessore regionale al Welfare Giulio Gallera.

Sono 17.750 i malati di coronavirus in Italia, 2.795 in più di ieri, mentre il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 21.157. E' il dato fornito dal commissario per l'emergenza Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile. Sono 1.441 le vittime. In un solo giorno c'è stato un aumento di 175 morti. Ma ieri erano stati 250. Sono 1.518 i malati ricoverati in terapia intensiva, 190 in più rispetto a ieri. Dei 17.750 malati complessivi, 8.372 sono poi ricoverati con sintomi e 7.860 sono quelli in isolamento domiciliare, i guariti aumentano del 36,7%: sono 1.966, 527 più di ieri.

"Ci sono in corso polemiche destituite di ogni fondamento e quindi mi auguro che anche da parte di tutte le restanti istituzioni si possa esser coesione". Così il commissario Angelo Borrelli ha risposto in conferenza stampa alle accuse delle Regioni, in particolare della Lombardia. "Siamo di fronte ad una grande pandemia - ha aggiunto - dobbiamo lavorare tutti insieme senza polemiche".

Un operatore tecnico del 118 di Bergamo, in servizio alla Soreu, la centrale operativa dell'ospedale Papa Giovanni XXIII, ospedale al centro dell'emergenza coronavirus, è morto la notte scorsa dopo essere stato contagiato dal Covid-19. Aveva 47 anni. Già alcune notti fa la centrale - che raccoglie le chiamate di emergenza anche da Brescia e Sondrio inoltrate dal 112 - era stata chiusa e sanificata, anche perché altri operatori avevano accusato sintomi ed erano stati a casa. Le chiamate erano state dirottate ad altre centrali lombarde.

Dovrebbe svolgersi domani mattina il Consiglio dei ministri per il varo del decreto con le misure economiche per far fronte all'emergenza Coronavirus. Lo si apprende da fonti di governo.

Raggiunta l'intesa tra sindacati e imprese: dopo un lungo confronto andato avanti nella notte, anche in videoconferenza con il governo, è stato firmato il "protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro". "Sappiamo che il momento è difficile e sappiamo che i lavoratori e le lavoratrici italiane sapranno agire e contribuire, con la responsabilità che hanno sempre saputo dimostrare, nell'adeguare l'organizzazione aziendale e i ritmi produttivi per garantire la massima sicurezza possibile e la continuazione produttiva essenziale per non fermare il Paese". Così Cgil, Cisl e Uil, dopo la firma del protocollo. "Per il bene del Paese, per la tutela della salute di lavoratrici e lavoratori. L'Italia non si ferma". Lo scrive su Twitter il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul protocollo con le nuove regole sul lavoro nell'emergenza Coronavirus.

IL GOVERNO LAVORA ANCHE AL NUOVO DECRETO sull'emergenza. Tra le ipotesi lo stop alle scadenze fiscali di lunedì per tutti, già assicurato e calo delle bollette allo studio, per alleviare famiglie e imprese. In arrivo anche ammortizzatori sociali, congedi speciali, sostegno alla liquidità delle imprese e nuove misure per aiutare il servizio sanitario in affanno per l'epidemia da Coronavirus. Il governo tenta di stringere e lavora a una sorta di 'super-decreto' che potrebbe accogliere anche i tanti suggerimenti presentati dai ministeri, che vanno dai rinvii degli appuntamenti elettorali a quelli delle scadenze dei documenti o della revisione auto.

"L'appello e la risposta corale sortiti dall'incontro di Riccagioia a Torrazza Coste del 27 gennaio scorso -  scrive in una nota stampa il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese - incontro voluto dall'assessore regionale all'agricoltura Fabio Rolfi, ha portato ad un risultato significativo per il mondo vitivinicolo dell'Oltrepò Pavese. Proprio in questi giorni, come da programma, è stato redatto un elenco di aziende che hanno fatto domanda di ammissione al Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese.

Sono diciotto le aziende che hanno avanzato la proposta, la maggior parte rispondendo in modo coerente a quanto preannunciato in assemblea e sono:

Az. Agr. Manuelina, Az. Bruno Verdi e Vitivinicola Verdi F.lli, Cà Montebello, Calatroni, Cantine Monterosso; Fattoria F.lli Massara, Finigeto, Frecciarossa, Il Molino di Roverscala; La Travaglina, Piccolo Bacco dei Quaroni, Quaquarini Francesco, Scabini Davide; Tenuta Bellcolle, Travaglino, Vistarino.

Un importante "contingente" arriva dal Distretto del Vino di Qualità dell'Oltrepò Pavese che ha sottolineato in una nota il rientro delle aziende di filiera del Distretto in Consorzio motivando la necessità, oggi più che mai impellente, di unità territoriale e di importanti riforme volte al rilancio della Denominazione. 

Soddisfatto, l'assessore regionale Fabio Rolfi ha commentato: "L'Oltrepó Pavese è il primo territorio vitivinicolo della Lombardia, con un enorme potenziale sia sotto il profilo produttivo che turistico. Se il mondo del vino parla con una voce sola è più forte e può essere più autorevole nel rapporto istituzionale con le altre realtà ed anche al proprio interno per le decisioni non indolori che dovranno essere prese per il rilancio del comparto. Stiamo attraversando un periodo di forte difficoltà per tutta la regione. L'unico modo per uscirne è quello di avere un obiettivo comune e di unire le forze per raggiungerlo. Ringrazio dunque il Consorzio e le aziende, che stanno dimostrando senso di responsabilità proprio nel momento di maggior necessità".

Luigi Gatti, presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò ha espresso naturalmente soddisfazione ribadendo che "questa notizia non può che essere accolta con particolare entusiasmo in un periodo così difficile per il mondo del vino in generale e per il nostro in particolare, proprio nel momento del rilancio e della promozione internazionale.

È un segno di serietà da parte di tante aziende che hanno compreso il senso di un lavoro collegiale e programmatico, costruito attraverso le relazioni istituzionali e di territorio, quello che il nuovo Consorzio ha intrapreso e vuole portare avanti con determinazione. Dal punto di vista numerico e di rappresentanza è anche una notizia importante per la tutela delle Denominazioni, quando il CdA nelle prossime settimane approverà queste domande di ammissione i soci potranno pensare ad un progetto di rilancio davvero importante".

Ricordiamo - conclude la nota stampa del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese-  qui di seguito le Denominazioni DOC e DOCG dell'Oltrepò Pavese del vino:  La produzione enologica dell'Oltrepò Pavese a indicazione geografica è suddivisa in:

1 Docg (Oltrepò Pavese Metodo Classico),

7 Doc (Bonarda dell'Oltrepò Pavese,

Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese,

Casteggio,

Oltrepò Pavese,

Oltrepò Pavese Pinot grigio,

Pinot nero dell'Oltrepò Pavese e Sangue di Giuda dell'Oltrepò Pavese;

1 Igt (Provincia di Pavia)"

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La Onlus San Germano di Varzi attraverso una nota stampa comunica :  "In queste ore di emergenza Coronavirus imperversano tante notizie false, che arrivano a molti cittadini tramite Whatsapp, Facebook o via mail. Tra queste anche quella che molti pensano provenire dalla Fondazione San Germano di Varzi, che fa riferimento "all'urgente richiesta di personale ausiliario ed infermieristico per far fronte all'emergenza, dato che metà dell'organico è in malattia". Si chiede di far girare voce e condividere il messaggio poiché si legge di una situazione grave. Molti cittadini, allarmati, soprattutto per chi ha ricoverato lì un parente o un amico, si sono allora rivolti direttamente ai diretti interessati. "Possiamo garantire che pur nel periodo di difficoltà comune a tante realtà come la nostra, stiamo riuscendo a sopperire alle esigenze e ai bisogni dei nostri ospiti - garantendo loro le cure necessarie, spiegano il Dott. Carlo Albertazzi e la Dott.ssa Nicoletta Marenzi, rispettivamente Presidente e Direttore Operativo della Fondazione San Germano di Varzi-  Ci spiace davvero che qualcuno abbia potuto mettere in circolazione questa falsa notizia, andremo a fondo della faccenda per capire chi ha procurato questo allarme ingiustificato. Siamo una Fondazione seria e qualsiasi necessità sarà nostra premura comunicarla   attraverso i nostri canali ufficiali e affrontarla attraverso le nostre procedure consolidate e non tramite queste catene di S. Antonio. Cogliamo, invece, l'occasione per ringraziare sentitamente il personale medico, infermieristico, operatori ASA e OSS, ma anche dei settori educativo, fisioterapico e amministrativo, personale della cucina e lavanderia della Fondazione San Germano, che in questo delicato momento si sta dedicando con etica, professionalità e cuore ai nostri ospiti"

La Croce Rossa di Voghera attraverso una nota stampa comunica : "Ai tempi dell'emergenza coronavirus purtroppo bisogna fare i conti anche con sciacalli e truffatori, che approfittano della situazione di panico venutasi a creare tra la popolazione per mettere a segno colpi nelle abitazioni, specie dove abitano anziani e persone sole. A Voghera in queste ore stanno girando due giovani, uomo e donna a bordo di una Opel Mokka bianca con il simbolo della Croce Rossa, tentano di entrare nelle case con scuse diverse dopo essersi presentati come volontari. La Croce Rossa di Voghera ha già provveduto a inoltrare le segnalazioni ricevute ai carabinieri. A fronte delle telefonate giunte alla nostra sede, dopo aver avvisato le autorità competenti – specifica Chiara Fantin, Presidente della C.R.I. di Voghera - ricordo che il nostro Comitato ha avviato da pochi giorni una iniziativa in collaborazione con il Comune che prevede la spesa e i farmaci a domicilio solo a chi ne fa richiesta chiamando il numero verde 800200988 tutti i giorni dalle 16 alle 18, al quale rispondono i nostri volontari per prenotare il servizio per la mattina successiva: non entreranno mai in casa ma si fermeranno sul pianerottolo a ritirare lista e denaro e saranno in divisa e muniti dei dispositivi di protezione individuale. Ripeto, solo su chiamata dei cittadini. Oppure andiamo presso le abitazioni solo per svolgere un intervento socio-sanitario, ma sempre e solo su mandato del servizio emergenza/urgenza di Areu 118, dietro chiamata dei cittadini. Chiunque si presenti in altro modo o in altra forma deve essere immediatamente segnalato alle forze dell'ordine".

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