Lunedì, 06 Aprile 2020
Venerdì, 13 Marzo 2020

Realizzata nel 1984 ad opera della Comunità montana, la Centrale della frutta di Ponte Nizza è un magazzino di stoccaggio al servizio dei soci del consorzio ortofrutticolo della Valle Staffora. Mele, pere, pesche, ciliegie, albicocche: le risorse più pregiate messe a disposizione dagli alberi del territorio sono conservate in stato di refrigerazione in questo grande magazzino dietro la vecchia stazione della ex ferrovia Voghera-Varzi. Una struttura che è messa alla prova dal tempo e richiede oggi importanti opere di ristrutturazione. Per il presidente del consorzio Fabrizio Lanzarotti si tratta di un’occasione da non lasciarsi sfuggire per restare al passo con i tempi e mantenersi attivi – e competitivi - sul mercato. «I nostri prodotti sono da sempre di altissima qualità, vengono ad acquistarli clienti dal milanese, da Genova e Torino, ma dobbiamo essere in grado di ampliare la nostra offerta muovendoci nella direzione di creare una filiera che ci consenta di lavorare direttamente i nostri prodotti».

Non più soltanto stoccaggio quindi, ma anche produzione in loco di derivati come ad esempio succhi di frutta biologici e marmellate. Prodotti che potrebbero acquisire ancora maggiore visibilità considerando che a breve sarà completato il percorso cicloturistico della greenway.

Lanzarotti, il consorzio gestisce la Centrale che però è di proprietà della Comunità montana. Avete già parlato con loro degli interventi necessari?

«Sì, ci sono stati degli incontri e hanno avuto buon esito. Il dialogo con il nuovo presidente è stato positivo: serve una ristrutturazione completa e un ammodernamento dei macchinari perché sono ormai vetusti e la loro manutenzione, che è a carico di noi soci, sta diventando troppo costosa perché continua. Ci è stata data disponibilità da parte dell’ente e i lavori dovrebbero essere messi a progetto e realizzati entro il 2021».

Qual è la capienza della Centrale ad oggi?

«Ci sono otto celle frigorifere che possono contenere in totale tra gli 8 e i 10mila quintali, poi in base alle diverse annate si possono riempire di più o di meno. Diciamo che nel corso degli anni la produzione media è stata di cinque o seimila quintali».

Com’è stata l’ultima annata?

«La produzione si è attestata intorno ai 3mila quintali».

Meglio o peggio del solito?

«Sicuramente meglio di quella disastrosa del 2017, condizionata dalla tremenda gelata di aprile, ma non abbondante come quella del 2018».

Si parla spesso di cambiamenti climatici e non soltanto in Oltrepò, logicamente. Voi sul territorio notate grosse differenze rispetto al passato?

«Diciamo che se in passato eventi straordinari come le gelate si verificavano in media ogni cinque o sei anni, negli ultimi tempi si verificano con molta più frequenza. Addirittura ogni due o tre anni se ne può verificare uno che danneggia l’intero raccolto».

L’annata in corso come sta procedendo?

«Gennaio è stato caratterizzato da temperature miti, al di sopra delle medie stagionali. Il timore è che un caldo eccessivo possa portare a una prematura germogliazione delle piante. In tal caso, il rischio di andare incontro a danni seri sarebbe elevato, visto che è assai probabile che il freddo intenso torni entro primavera».

è il clima l’unico “nemico”?

«Ultimamente un altro fattore di rischio arriva dai nuovi parassiti arrivati dai paesi asiatici. Un esempio è l’insetto “alieno” conosciuto appunto come Cimice asiatica, che attacca il frutto. L’altro è la Drosophila Suzuki, moscerino della frutta. Entrambi richiedono trattamenti costosi e continui che si ripercuotono sul prezzo finale dei prodotti».

Parliamo del Consorzio. Quanti soci comprende e che tipo di mercato ha?

«I soci sono circa 45. Racchiude produttori di diverso tipo che poi gestiscono autonomamente la commercializzazione: c’è chi rifornisce i supermercati, chi fa vendita diretta, altri ancora fanno i mercati come quello di Campagna amica di Coldiretti».

Quello d’Oltrepò resta un mercato di nicchia. Quale deve essere la strategia per mantenersi competitivi?

«Puntare sempre sulla massima qualità. Il nostro fiore all’occhiello resta la Pomella genovese, una varietà autoctona di mele che ha già la denominazione regionale di prodotto tipico e stiamo lavorando per fare diventare a breve un presidio di Slow Food. è già molto conosciuta al pubblico e ha un prezzo di vendita superiore di circa il 30% rispetto agli altri prodotti. La ristrutturazione della Centrale deve diventare un’occasione per investire su nuovi macchinari che consentono di diversificare la produzione: non basta vendere solo frutta, servono prodotti derivati di diverso tipo e bisogna creare una piccola filiera chiusa, che consenta di abbattere i costi di produzione e aumentare il loro prestigio». 

di Christian Draghi

I contagi in Provincia di Pavia sono 482, 14 in più di ieri. Sono 9.820 i contagiati dal Coronavirus in Lombardia, 890 i morti (146 solo ieri), 650 le persone in terapia intensiva (45 più di ieri), 4.435 i ricoverati non intensivi. In isolamento domiciliare 2.650, mentre i dimessi sono stati 1.198 (+93). Lo rende noto la Regione Lombardia.

Sono 14.955 i malati di coronavirus in Italia, 2.116 in più di ieri, mentre il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 17.660. Il dato è stato fornito dal commissario per l'emergenza Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile. ai dati della Protezione Civile emerge che sono 7.732 i malati in Lombardia (836 in più di ieri), 2.011 in Emilia Romagna (+253), 1.453 in Veneto (+156), 794 in Piemonte (+240), 698 nelle Marche (+128), 455 in Toscana (+103), 242 nel Lazio (+70), 213 in Campania (+39), 304 in Liguria (+61), 236 in Friuli Venezia Giulia (+88), 126 in Sicilia (+15), 121 in Puglia (+23), 157 in Trentino (+55), 83 in Abruzzo (+5), 73 in Umbria (+11), 17 in Molise (+1), 43 in Sardegna (+4), 27 in Valle d'Aosta (+1), 37 in Calabria (+5), 123 in Alto Adige (+20), 10 in Basilicata (+2).

Quanto alle vittime, se ne registrano: 890 in Lombardia (+146), 201 in Emilia Romagna, (+55), 42 in Veneto (+10), 46 in Piemonte (+20), 27 nelle Marche (+5), 5 in Toscana (+0), 17 in Liguria (+6), 2 in Campania (+1), 11 Lazio (+2), 10 in Friuli Venezia Giulia (+2), 5 in Puglia (+0), 2 in provincia di Bolzano (+1), 2 in Sicilia (+0), 2 in Abruzzo (+0), uno in Umbria (+1) uno in Valle d'Aosta (+0), 2 in Trentino (+1). I tamponi complessivi sono 97.488, quasi oltre 65mila dei quali in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Sono 1.266 i morti per coronavirus in Italia, 250 in un solo giorno, secondo i dati forniti dalla Protezione civile. Ieri l'aumento era stato di 189 decessi.

Sono 1.439 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 181 in più di ieri. Lo ha detto il commissario per l'emergenza Angelo Borrelli durante la conferenza stampa alla Protezione Civile.

Silvio Brusaferro ha poi fatto un punto sulla mortalità.  "I dati sulla mortalità si vanno approfondendo con le cartelle cliniche dei deceduti: i pazienti morti con il coronavirus hanno una media di oltre 80 anni, 80,3; le donne sono solo il 25,8%. Età media dei deceduti è molto più alta degli altri positivi. Il picco di mortalità c'è tra 80-89 anni. La letalità, ossia il numero di morti tra gli ammalati, è più elevata tra gli over 80". Lo ha detto Silvio Brusaferro dell'Istituto superiore di sanità (Iss) in conferenza stampa alla Protezione civile a Roma. Brusaferro lancia poi un allarme su un possibile picco di contagi nel weekend.

"E' verosimile aspettarci casi in questo weekend in parte come effetto dei comportamenti assunti lo scorso fine settimana. L'incubazione è tra 4 e 7 giorni: abbiamo visto folle assembrate al mare o in stazioni sciistiche o in mega aperitivi, luoghi dove probabilmente il virus ha circolato. Una parte di quelle persone nei prossimi giorni probabilmente mostrerà una sintomatologia. E' un'ipotesi, vedremo le curve, speriamo di essere smentiti dai fatti" ha detto Brusaferro.

"Il distanziamento sociale è la chiave per ridurre la diffusione del contagio. Le prossime settimana saranno decisive e dipendono dal comportamento di ogni singolo cittadino", ha dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza in relazione ad ipotesi di picchi e numero dei contagi.

Grazie alle forti misure di contenimento in atto "eviteremo un picco insostenibile, diluendo e rallentando i casi di SarsCov2, che comunque ci saranno, in un tempo più lungo: l'epidemia in atto, cioè, durerà di più ma il numero di casi risulterà gestibile per il Servizio sanitario". Lo spiega all'ANSA Pier Luigi Lopalco, professore di igiene all'università di Pisa e responsabile epidemiologia nella task force della Regione Puglia per il contrasto al nuovo coronavirus.

"Il numero reale di contagiati" dal Coronavirus "è più alto di quello ufficiale", dice Massimo Galli, primario infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano. "Nella zona di Vo', sono stati fatti tantissimi tamponi e si sono visti stati risultati. La scelta di non farne altrettanti in altre zone per me - ha aggiunto Galli - è discutibile, anche se probabilmente è dovuta alla disponibilità negli spazi di laboratori. La battaglia si vince nei territori, come sul campo di battaglia. Gli ospedali sono nelle retrovie, se continuano ad arrivare feriti, non riusciranno mai a reggere. Il circolo vizioso va interrotto sul campo".

Se le misure attuate avranno risultati si potrà vedere "ottimisticamente in due settimane. Faccio un paragone Wuhan attorno al 25-26 gennaio c'era un numero di casi paragonabile a quello della Lombardia al 3 di marzo. E noi abbiamo avuto 3-4 settimane il cui il virus ha circolato liberamente. Questa è una bestia che ci ha invaso e che ci terrà compagnia per un periodo ancora non breve e la mobilitazione di tutti è fondamentale perché questo periodo venga accorciato".

In questo periodo in cui tante attività si fermano per l’emergenza legata al coronavirus, c’è un’attività che non si può fermare, quella dei donatori di sangue.

Il bisogno di sangue ed emoderivati non si ferma mai, ed anche in questo periodo in cui è consigliabile restare a casa c’è una buona ragione per uscire, quella di andare a donare; i nostri ospedali non possono restare sprovvisti di una sostanza così importante, che serve per salvare delle vite. Andare a donare è sicuramente una giustificazione per spostarsi anche in questo periodo di limitazione agli spostamenti.

Ormai da diversi giorni il Centro Nazionale Sangue segnala un calo delle donazioni di sangue in tutta Italia dovuto principalmente alla paura del coronavirus, e se il trend dovesse continuare si rischiano gravi ripercussioni.

A Voghera, i primi 2 mesi dell’anno hanno visto le sacche raccolte in linea con l’anno scorso nonostante i primi giorni di emergenza coronavirus abbiano inizialmente tenuto lontano qualche donatore. Non possiamo negare che anche da noi alcuni donatori hanno disertato l’appuntamento con la donazione, ma dopo i primi timori la reazione dei donatori è stata abbastanza positiva e quando li chiamiamo per la donazione si fanno trovare come sempre disponibili.

I donatori sanno che per donare si deve essere sempre in buona salute, indipendentemente dal periodo, per cui anche chi ha un po’ di mal di gola o semplicemente ha preso un’aspirina o un analgesico, per alcuni giorni si autosospende dalla donazione.

Inoltre, su indicazione di AREU e del Centro Nazionale Sangue, è stata introdotta un’ulteriore verifica sulla salute dei donatori: ad ogni donatore viene misurata la temperatura da parte del personale sanitario di ASST ed AVIS Voghera ha contribuito a ciò donando un termometro al trasfusionale. 

Un appello che facciamo ai donatori è quello di venire a donare appena possono concordando comunque con la sede il momento della donazione, grazie alla prenotazione riusciamo ad evitare di avere troppi donatori nello stesso momento e a scaglionare gli arrivi al fine di rispettare le disposizioni di legge sulle distanze consentite tra le persone.

E un appello ancora più forte va a chi non è ancora donatore, questo momento di necessità generale può essere un’occasione per cominciare a salvare vite umane con un piccolo gesto e sono certo che una volta che avranno iniziato non rinunceranno a questa impagabile sensazione.

Per informazioni telefonare alla sede Avis di Voghera allo 0383 43565 dalle 8.00 alle 12.00.

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