Lunedì, 06 Aprile 2020
Martedì, 10 Marzo 2020

Il Sindaco di Portalbera, Pierluigi Bruni, traccia un bilancio di quello fatto finora per il suo paese e racconta quello che avverrà in questo nuovo anno. Soprattutto con un argomento che al primo cittadino sta sempre molto a cuore, la scuola.

Sindaco, come è andato il 2019?

«Direi bene. Abbiamo fatto molte opere, dalla viabilità alle scuole. Tanti lavori erano iniziati nel 2018 e l’anno scorso si sono conclusi, specialmente quelli della viabilità».

Lei ha da sempre molto a cuore la scuola

«è vero. Deve ricordarsi una data: il 30 maggio. In quel periodo ci sarà la conclusione del concorso di letteratura ‘Luigi Heilmann’, che era uno scrittore originario del nostro paese che scrisse ‘La parlata di Portalbera’. Tutti gli anni, la nostra amministrazione, insieme con la biblioteca, organizza questo concorso di scala provinciale, per gli studenti delle classi quarta e quinta elementare e per quelli delle scuole medie di tutti gli istituti della Provincia. Siamo giunti alla nona edizione: è sempre stato un grande successo e speriamo che anche quest’anno sia così. Il momento della premiazione, poi, è molto bello e suggestivo. Oltre agli studenti vincitori, vengono i professori e i dirigenti degli Istituti. Un momento molto bello per la nostra comunità, se si pensa, oltretutto, che questo concorso aumenta di iscrizioni di anno in anno… siamo arrivati a quasi 200 elaborati da correggere! E vengono tutti corretti da docenti universitari».

Il fatto che si sia giunti all’edizione numero nove è sintomo di successo…

«Assolutamente sì. E aumentano sempre di più anche i posti da dove gli studenti partecipano. Mortara, Vigevano, Pavia…e poi tutto l’Oltrepò. Gli istituti ci tengono molto e i dirigenti scolastici aspettano sempre il nostro bando».

Ogni anno c’è un tema particolare su cui i ragazzi devono cimentarsi. Quest’anno qual è?

«è ‘Mi guardo intorno e…’: il mondo che ci circonda fornisce tanti stimoli, dall’osservazione del paesaggio che cambia al tipo di ambiente in cui si vive. I ragazzi devono scrivere i loro racconti su questo argomento e presentare gli elaborati entro e non oltre sabato 10 aprile (per la spedizione con posta ordinaria) e non oltre il 17 aprile (per la consegna a mano)».

Sempre parlando di scuola, la sua amministrazione destina molti fondi ai lavori in questo settore…

«Abbiamo iniziato dei lavori l’anno scorso, che termineranno in questo 2020: abbiamo fatto la scala d’emergenza, l’impianto anti-incendio tutto nuovo e adesso stiamo facendo il muro, che era pericolante, e il cortile, che sarà molto ampio e darà la possibilità ai ragazzi di trascorrere lì le ore di ricreazione. Le maestre sono molto contente di questi lavori e io, devo dire la verità, sono sempre lì a controllare che tutto funzioni. è un luogo che necessita sempre una presenza, per me è molto importante. Anche nella scuola materna abbiamo fatto due aule negli anni scorsi per l’ampliamento. Sempre nel 2019 abbiamo fatto dei giochi nuovi, sia nel centro sportivo che, appunto, nella scuola materna: ci è costato molto, ma siamo contenti di averlo fatto, perché ogni tanto bisogna rigenerare i giochi e aggiornarsi in questo campo».

Cos’altro avete fatto in paese?

«Abbiamo sistemato la cartellonistica e poi abbiamo iniziato i lavori nel cimitero. Si tratta di lavori piuttosto lunghi, perché abbiamo in atto un project financing per dei loculi nuovi, e stiamo ristrutturando la parte dei loculi sottoterra, perché erano fatiscenti: abbiamo messo rinforzi e intonacato tutta quella parte, che necessitava di manodopera. E poi c’è un altro progetto importante in cantiere…».

Di che cosa si tratta?

«Della ciclabile Portalbera-Stradella. Per questo lavoro si sono impegnati due professionisti del settore, due geometri, uno del mio paese e uno esterno: il loro progetto è gratuito, poi dovremo trovare noi i fondi per poterlo realizzare. Mi auguro che fondi europei o regionali ci consentano di realizzare questo sogno. Con l’amministrazione di Stradella l’accordo c’è già. Se va in porto è veramente una grande cosa… speriamo di riuscire a realizzarla. Ci tengo molto, come tengo a tutto quello che riguarda il mio paese: passo più tempo in Municipio che a casa mia! Voglio sempre che tutto funzioni bene e per fare questo ci vuole presenza. Vorrei solo più rispetto per il nostro territorio…».

In che senso?

«Vedo che manca, soprattutto per quanto riguarda i rifiuti. Le persone hanno poco riguardo e buttano immondizia ovunque. Parlo in generale, non solo per Portalbera. Sto installando delle foto-trappole per riuscire a risolvere la situazione, ma vedo che non serve a molto, perché si aspetta che le tolgo per commettere infrazioni. Vorrei più educazione e rispetto. Perché qui non si parla di bambini, si parla di adulti che le regole le conoscono bene. Se non vogliamo morire di rifiuti bisognerebbe imparare a rispettare gli altri e il territorio. Il ‘porta a porta’ di Stradella sicuramente ha aumentato il problema e il disagio e ha creato danni: gente che viene qui a buttare i propri rifiuti e, anche se vedono i cassonetti pieni, abbandonano comunque i sacchetti fuori dai bidoni… bisognerebbe davvero usare un po’ di più la testa».

di Elisa Ajelli

Simone Marini, vogherese doc classe 1981, è uno dei tanti italiani che si sono lasciati il Belpaese alle spalle per realizzarsi professionalmente. Ricercatore universitario, laureato in ingegneria biomedica, si è specializzato nell’applicazione e sviluppo dell’intelligenza artificiale. Nato a Voghera, ha studiato a Pavia fino al 2008, anno in cui ha scelto Hong Kong per il dottorato di ricerca. A voler utilizzare un’espressione ormai abusata, si può inserirlo senza dubbio nella categoria dei “cervelli in fuga”. Da oltre 10 anni ormai vive e lavora all’estero. Cina, Giappone, Stati Uniti. Oggi vive in Florida e torna in Oltrepò due o tre volte all’anno a trovare famiglia e amici. Non ha perso l’amore per la sua terra, né l’attitudine a esprimersi in dialetto.

Marini, come mai ha scelto di andarsene? Solo una questione di opportunità professionali o c’era altro?

«Diciamo che, al di là di qualunque crisi, volevo andarmene in un posto dove sentirmi straniero e fare scienza».

Come mai proprio Hong Kong?

«Volevo un posto che non c’entrasse assolutamente nulla con la cultura nella quale ero cresciuto, per cui Hong Kong era la scelta ideale: avevo l’Asia senza dover imparare una lingua difficile, perché si parla inglese. Da allora sono stato, oltre che in Cina, in Giappone, indietro in Italia, e alla fine negli USA».

Oggi dov’è di casa?

«Lavoro all’Università della Florida».

Di che cosa si occupa esattamente?

«Sono un ricercatore universitario. Creo delle intelligenze artificiali, che altro non sono se non dei programmi per computer, che analizzano dati di biologia e medicina e, per prove ed errori, imparano a interpretarli e ad elaborare delle previsioni».

Di che tipo?

«Ad esempio sul fatto che un determinato paziente affetto da una certa malattia sviluppi o meno certe complicazioni».

è un lavoro che potrebbe fare anche in Italia o qui non ci sono le opportunità?

«Le competenze in materia di intelligenza artificiale aprono porte in tutto il mondo. In Italia potrei fare questo lavoro, ma sarebbe pagato meno. Il problema principale è che a me piace molto fare ricerca senza essere legato a un’azienda, il che significa che devo farla in ambito universitario. Per forza di cose ho dovuto scegliere delle realtà che investono molto di più di quanto non faccia l’Italia. Dove tra l’altro sono tornato nel biennio 2013-2015 lavorando a Pavia, con i colleghi con cui avevo fatto gli studi».

Come è stato?

«Si fa un’ottima ricerca anche qui, ma i mezzi sono molto più limitati.  Questioni di budget». 

Torna mai a Voghera?

«Due o tre volte l’anno».

Come l’ha trovata l’ultima volta?

«Come al solito: grigia, umida e incazzata. Voghera è quel posto dove tua nonna, se ti vuole bene e non vuole che ti ammali, quando esci perché fa freddo non ti dice “Amore, non dimenticare la sciarpa”, ma ti dice: “Ma vedat no ca fa fred? Quàtat, semo!”. Insomma, Voghera è sempre lei. Mi spiace solo che abbia chiuso il circolo “lo Stanzone”, alla Soms, mio grande punto di riferimento sin dall’adolescenza».

Che cosa rappresenta l’Oltrepò per lei?

«Un posto del cuore. Guidare di notte d’estate nelle strade comunali fra i suoi campi non ha nessun equivalente al mondo. è però anche un posto piccolo, chiuso su sé stesso».

Tocca un tasto dolente. Qui se ne discute da parecchio: come mai questo territorio non vuole saperne di decollare? Abbiamo bei paesaggi, buon cibo, vino, eppure fuori non lo conosce nessuno…

«Non ho le informazioni per rispondere a questa domanda, da ingegnere dico che bisognerebbe fare uno studio su quali sono i problemi del territorio e ragionare sui dati. Di pancia, credo che l’Oltrepò subisca gli effetti di “vùla bas e s’civa i sas”: se da un lato si sta coi piedi per terra, dall’altro lo si sta anche troppo, senza osare. Ci porti gli amici cinesi a bere e mangiare e si chiedono come mai questo posto non sia più famoso: semplice, non vuole. Non vuole imparare l’inglese, non vuole il turista da fuori, non vuole adattarsi al mondo che cambia. Sto molto semplificando, ma spero di aver reso l’idea. Però ripeto, vorrei vedere un’analisi con dei numeri su cui ragionare, se no sono chiacchiere da bar».

In primavera ci saranno le elezioni. Segue la politica locale?

«Non più, da diverso tempo ormai».

Lei ha girato parecchio. Ha trovato territori con caratteristiche simili a quelle dell’Oltrepò in giro per il mondo?

«Più che altro ho girato l’Asia. Sono sicuro però che in Europa o alcune parti rurali degli Stati Uniti ci siano posti simili. Due cittadine universitarie in cui ho vissuto qui in America (Ann Arbor, Michigan e Gainesville, Florida) hanno molti punti contatto con Pavia. Ma fuori non c’è l’Oltrepò».

è davvero così unico? Non le è mai capitato di imbattersi in un posto che le ricordasse, per tutta una serie di caratteristiche, “casa”?

«Di luoghi “reali” non me ne vengono in mente. Le similitudini le ho riscontrate semmai con una terra immaginaria, quello sì: la Contea degli hobbit ne “Il Signore degli Anelli”».

Voliamo alti. Come mai?

«In primis per motivi geografici: ci sono le colline, le pianure fertilissime, paesaggi mozzafiato. Poi perché sono entrambi luoghi che “si fanno i fatti loro”, isolati dal resto del mondo, in cui il tempo sembra essersi fermato e non sono interessati ad adeguarsi a quel che gli cambia intorno. è un po’ il loro bello e anche il loro limite. C’è anche la mentalità: ha presente la scena del film in cui Frodo e gli altri eroi tornano alla Contea dopo aver realizzato un’impresa epica? Ecco, in un campo c’è un vecchio che lavora la terra e mentre passano li guarda di sottecchi, con un po’ di disapprovazione come a dire: “vàrda li lur, cui chi han vursù viagià”. Si fa i suoi, non gli interessa quel che è successo, non lo capisce, lavora il suo campo e non gli importa d’altro. Ecco, in quel vecchio io rivedo l’Oltrepò».

Crede che tornerà in Italia per vivere o solo da turista?

«Credo solo da turista, anche se c’è sempre un piano B per tornare in Europa se le cose dovessero crollare qui negli USA. In Europa però, non in Italia. Purtroppo vedo solo un futuro di declino economico da noi. Diverso sarebbe se le cose dovessero crollare di colpo: per capirci, se parte una guerra o una rivoluzione torno al volo. Ma difficilmente succederà, più probabile che sia un lento declino con sottofondo di mugugni».

di Christian Draghi

Sono 8.514 i malati di coronavirus in Italia, 529 in più di ieri, mentre il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha superato i diecimila: 10.149. Il dato è stato fornito dal commissario per l'emergenza Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile. Le vittime sono complessivamente 631: rispetto a ieri sono 168 in più. Sono 1.004 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 280 in più di ieri. I contagi in provincia di Pavia sono saliti a 324, 28 più di ieri. Le fasce d'eta delle vittime sono:  2% tra 50 e 59 anni, 8% tra 60-69, 32% tra 70-79, 45% tra 80-89, 14% oltre i 90 anni

Scoperti dalla Gdf due operatori sanitari che sottraevano mascherine e altri dispositivi sanitari per poi rivenderli, clandestinamente, a prezzi molto più elevati rispetto al valore di mercato, approfittando dell'emergenza coronavirus. Il fatto è accaduto a Parma, tra le prime province a essere identificate come zona rossa, prima che la misura si estendesse a tutto il territorio nazionale. In particolare i militari durante le ordinarie attività di controllo del territorio ed a seguito di segnalazione al numero di pubblica utilità “117”, hanno individuato una sala slot all'interno della quale un dipendente, in servizio al bancone posto all'ingresso, aveva abusivamente posto in vendita prodotti disinfettanti e mascherine chirurgiche.

Il dipendente è stato sanzionato amministrativamente, in violazione del codice del commercio e poi stato segnalato alla Procura della Repubblica di Parma per il reato di ricettazione. E' stato accertato, durante il controllo, che i dispositivi medico-sanitario provenivano dalla locale AUSL. Le successive indagini di polizia giudiziaria, coordinate dalla Procura della Repubblica di Parma hanno poi permesso di individuare ed identificare un 40enne residente a Parma, dipendente della locale AUSL che avrebbe sottratto il materiale all'azienda sanitaria per poi cederlo per la vendita.

A seguito delle indagini e di alcune perquisizioni domiciliari, è stato infine individuato un altro operatore sanitario di cinquantotto anni residente a Torrile (PR), in possesso, presso la propria abitazione, di merce sottratta dall'azienda ospedaliera di Parma. A carico di entrambi i dipendenti pubblici viene ipotizzato dalla Autorità Giudiziaria il reato di peculato. Tutti i prodotti (alcune centinaia di pezzi tra mascherine chirurgiche, guanti in lattice, prodotti igienizzanti), al momento di particolare utilità pubblica e di difficile reperimento. Sono stati sottoposti a sequestro in vista della successiva restituzione alla locale Azienda Ospedaliera.

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