Martedì, 02 Giugno 2020
Venerdì, 28 Febbraio 2020

Da un anno e mezzo Regione Lombardia ed Ersaf pestano l’acqua nel mortaio delle lobby e delle riforme interrotte per pensarci meglio; si vendemmia ancora con le rese fantascientifiche dei tempi dello scandalo del falso Pinot grigio di Terre d’Oltrepò (2014); si fanno tavoli anziché scelte; ci si costituisce parte civile solo quando conviene; ci si pente tardivamente; persino i pochi nobili dei rubinetti aperti leccano il sedere al sistema. Insomma, tanto tuonò che poi piovve. Cosa?

L’acqua trasformata in vino di cui aveva scritto Il Periodico, unica e sola testata giornalistica, già a febbraio 2019. Non ci voleva un fiuto da segugio ma alcuni altri organi d’informazione allineati, con collaboratori che chattano e cinguettano tutto il giorno con i poteri “forti” (lo fa persino un direttore - addetto stampa), si erano ben guardati dal mettere in guardia il settore, le istituzioni e il mondo consumatore. Neanche a farlo apposta, la nostra riflessione del febbraio 2019 ospitata su queste pagine si apriva così “A Canneto Pavese, il solo comune figo dell’Oltrepò rappresentato nello star system dal neo cittadino onorario Gerry Scotti, c’è una cantina cooperativa storica che si contraddice da sola già a partire dal proprio sito Internet. Si tratta della Cantina di Canneto Pavese”. E poi ancora: “Meglio soffermarsi sul posizionamento dell’azienda: amici del settore commerciale mi hanno spiegato che sul canale della ristorazione la cooperativa praticamente c’è ma non si vede, sebbene invece in grande distribuzione si trovino i vini di Canneto, compreso il Buttafuoco frizzante che passa in fotografia sull’home page del sito della cantina quasi fosse qualcosa da vantare e non un limite, ovvero la versione banale di un vino che deprime l’immagine del nome di una denominazione dinamica che vuol paragonarsi, ovviamente nella sua versione ferma, al Bolgheri o all’Amarone”. Poche righe dopo l’articolo proseguiva: “Ciò che a volte non si legge sui siti di alcune cantine è che negli ultimi anni, tra una lezione data agli altri e l’altra, sono lievitati moltissimo i conti lavorazione per garantirsi la sussistenza e si sono dilatati i tempi di pagamento.

Più che le medie (al quintale) interessano i mediatori (cittadini onorari?) per fare fatturato? Non si capisce”. In quell’articolo, allargando il ragionamento ad altri fenomeni inspiegabili eppure noti a tutti, si parlava anche della rivisitazione delle nozze di Cana.

Ebbene l’acqua che si trasformava in vino c’era davvero e secondo molti quanto accaduto il 22 gennaio non chiude il cerchio ma allunga solamente la brodaglia di acqua, zucchero, aromi, interessi e dichiarazioni da sepolcri imbiancati. Tornando ai giorni nostri, per chi non ne avesse avuto notizia, la Cantina di Canneto è la stessa che ha regalato al territorio buona reputazione il 22 gennaio ultimo scorso quando all’alba, tra colonne di mezzi delle forze dell’ordine ed elicottero a solcare ancora i cieli dell’Oltrepò del vino, sono scattate le misure cautelari e le manette nell’ambito di un’operazione dei carabinieri e della guardia di finanza denominata Dioniso; cinque arresti e due obblighi di firma.

Le ipotesi di reato per ora formulate sono l’associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e contraffazione d’indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari, oltre alla falsificazione e all’emissione di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti. Negli ultimi giorni è anche emerso da articoli di stampa locali, regionali, nazionali ed internazionali (si sono svegliati tutti a buoi scappati dalla stalla) che si sarebbe trattato di vino contraffatto con acqua, zucchero e uso di aromi; la truffa ha coinvolto ben 5 regioni italiane, che erano quelle che facevano affari con la Cantina di Canneto. Una nota insegna della grande distribuzione, a scopo cautelativo, ha anche sospeso l’offerta volantino di un Bonarda della Cantina di Canneto a 1.90 euro prontamente sostituita con la bottiglia del re degli imbottigliatori (consigliere forte del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese) a 1.85 euro, così, giusto per far capire quanto valga una denominazione e un buon marketing di valorizzazione dopo l’ennesima batosta. In tutto questo, però, a bruciare di più sono i pentimenti tardivi e le prese di posizione da circo di molti sindaci, diverse istituzioni locali, vari esponenti di consorzi e associazioni.

Tutti ad affannarsi a prendere le distanze, a spiegare che non sapevano, a far sfoggio di un’indignazione perfetta per la prima pagina dopo uno tsunami. Nessuno legge, nessuno dice, nessuno sa... fino a quando è troppo tardi. Paradossale che persino la sindaca di Canneto e quel Gal di suo marito, pur amministrando un comune di mille abitanti, non si fossero accorti che l’unica cantina cooperativa di un piccolo comune di collina, che se la tira come neanche Hollywood, non avessero mai avuto il minimo dubbio e il più piccolo sentore.

Meglio tardi che mai... ma la scoperta, l’analisi dei fatti e il pentimento dovrebbero avvenire in privato non sui giornali. Quanto accaduto, pur travolgendo notabili dei quali non si può mai dire una parola in negativo, non è solo colpa degli arrestati. Fra gli arrestati il primo mediatore d’uva dell’Oltrepò Pavese e persino lo storico leader dell’Assoenologi locale e già vice presidente Lombardia-Liguria nonché presidente delle commissioni di degustazione della DOC, messo lì dal crapa pelada delle lettere anonime e dei sermoni che è sparito temporaneamente dalle scene. Sarà stato un caso che Assoenologi non partecipò al lavoro per i nuovi disciplinari di produzione e si disse contraria a tutto, compresa pure la fascetta di Stato adottata a fatica per le DOC locali, superando petizioni e lotte interne? Singolare anche il fatto che di fronte alle cronache e alle riflessioni del primo giornalista-blogger del vino d’Italia, Franco Ziliani, le sole repliche siano state il silenzio e la denigrazione tramite le brigate della curva della cisterna, del mosto e dell’acqua mille sapori.

Tornano anche alla mente le crocifissioni in pubblica piazza cui vennero sottoposti, a varie riprese, alcuni privati che nel recente passato avevano commesso alcuni illeciti amministrativi a casa loro. Sbagliatissimo, certo, ma una goccia nel mare rispetto a quanto accaduto a Terre o, peggio, a Canneto Pavese. Ma c’è chi può... In tutto questo le risposte del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese sono state:

un comunicato di rito scritto in qualche modo, il neo direttore a spiegare al primo TGR regionale andato in onda che certi controlli non spettano al consorzio (non che si deve fare di più), l’annuncio di una costituzione di parte civile (non una richiesta danni a Terre d’Oltrepò che ha patteggiato e anche a Canneto) e la dichiarazione geniale, sempre del neo direttore, che il Consorzio non farà più promozione in grande distribuzione.

Nota bene: in grande distribuzione si vende circa l’80% del vino italiano e nei segmenti premium sempre di più; Ca’ del Bosco o Ferrari Spumanti, per parlare di cose serie, ci fanno una fetta grande grande del loro bilancio.

La sensazione comunque è che in Oltrepò Pavese non sia finita, specie a leggere le classifiche delle aziende della provincia di Pavia con il maggiore fatturato. In una terra di poveri vitivinicoltori, che si fanno usare da tutti, c’è chi senza un ettaro di terra e in un territorio che esprime denominazioni d’origine da 1.85 euro alla bottiglia al pubblico è sempre più ricco. Come fa? La terza serie sta per iniziare, restate sintonizzati. 

di Cyrano de Bergerac

"Gentile Direttore, tutti gli automobilisti hanno fatto l’esperienza dell’acquisto di una prima automobile. Si sono superate tutte le prove, orali e pratiche, in modo eccellente; si è sborsato un bel gruzzoletto; ora si ha la patente e si va in macchina. Si entra così a far parte dell’immenso universo degli automobilisti che circolano sulle strade.

Sei bello, gioioso, felice del traguardo raggiunto, ma non sai che ora dovrai vivere in un girone infernale. Diventando automobilista hai commesso il peccato originale, sarai sempre e comunque colpevole. Anche se ti comporti in modo esemplare, sei inesorabilmente colpevole. I Comuni e le Province considerano gli automobilisti, tutti, dei potenziali trasgressori. Su tutte le strade dell’Oltrepò le telecamere sono in agguato. I vigili urbani e la Polizia controllano i viaggiatori col sospetto che qualcosa di «losco» abbiano nel baule. Se sbagli, anche di poco, superi la riga bianca, vieni punito con rigore e possono toglierti l’agognata patente. In questo caso della macchina che te ne fai? Il problema fondamentale è che chi acquista una macchina lo fa per necessità gravi di mobilità e di lavoro. Deve muoversi in fretta.

Sbaglio tremendo! Il percorso, soprattutto in Oltrepò, che prima, in bicicletta, ti chiedeva un quarto d’ora, ora in macchina lo copri in due ore. Non devi mai avere fretta, devi sempre stare tranquillo e sereno, come quando cammini in montagna. Altrimenti la multa è assicurata. È impossibile sfuggire agli autovelox ed alle multe, pesanti di ogni tipo. Inoltre devi affrontare le spese enormi per l’uso della macchina, Un piccolo tamponamento ti svuota il portafoglio. Anche se hai ragione sei comunque colpevole, perché un automobilista è sempre colpevole di girare in macchina.

Alberto Cazzola Voghera"

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L' Amministratore unico di ASM Voghera Spa, Daniele Bruno, ha rassegnato in data odierna le proprie dimissioni. Daniele Bruno, ex presidente dell’Avis di Voghera, era stato nominato nel marzo 2017, una scelta del sindaco Carlo Barbieri, che ha rappresentato una svolta per ASM, che passava da organo direttivo collegiale a quello monocratico.

I motivi dell’improvvisa decisione di Bruno, responsabile dell’intera holding, al momento non sono noti. Nelle settimane scorse , il manager vogherese, aveva risposto alle accuse che sono arrivate da più parti, affermando che i bilanci di ASM erano in regola e sani.    

Come scrive il sito aziendale l’ Azienda Servizi Municipalizzati l'Asm Voghera ha cambiato la sua denominazione, negli ultimi anni, prima in Azienda Speciale Multiservizi e, successivamente, in Società per Azioni. Attualmente ASM Voghera Spa è una società per azioni a totale partecipazione pubblica con controllo da parte degli enti locali.

Nel corso degli anni il Comune di Voghera ha trasferito all'Azienda i servizi di igiene urbana, trasporti urbani ed extraurbani, depurazione delle acque reflue, distribuzione dell'acqua potabile, fognature e spurgo, gestione dell'autoporto e stazione autolinee, parcheggi, Tof (trasporti ed onoranze funebri) ed infine le Farmacie comunali. Negli ultimi anni Asm ha sviluppato i propri servizi nell'ambito vogherese e, per alcuni settori, anche nei comuni limitrofi, con una particolare attenzione al miglioramento della qualità.

Il 34enne casteggiano Giovanni Cardinale è il nuovo campione europeo di Brazilian Jiu Jitsu. Reduce dai campionati disputati a Lisbona, ha sbaragliato 5500 atleti tra i più forti a livello mondiale, aggiudicandosi il titolo IBJJF (International Brazil Jiu Jitsu Federation), dopo aver gareggiato nella categoria Cintura Blu 70 Kg. Cardinale pratica questa disciplina da diversi anni. Si tratta di un’arte marziale, uno sport da combattimento e un metodo di difesa personale specializzato nella lotta ed in particolare in quella a terra. Per la One More Round di Voghera, palestra dove Giovanni si allena ed è istruttore (unica a Voghera nella pratica di questa disciplina) è un grande successo, dopo una stagione che l’ha visto partecipare e vincere a vari Campionati Nazionali e Internazionale.

Cardinale, il Brazilian Jiu Jitsu è apprezzato dagli abituali frequentatori della palestra?

«Sì, è molto apprezzato dai frequentatori della palestra per ovvi motivi: in primis ci si diverte; questo è dovuto al fatto che, in natura, tutti gli animali per motivi ludici, di apprendimento o di difesa, lottano tra loro. Anche noi da bambini lottavamo fra coetanei, però poi crescendo dimentichiamo questo aspetto della nostra vita, per cui praticare questo Sport fa tornare alla mente quei ricordi e ci si ritrova a “rotolare” a terra cercando di prevalere sull’altro, ma in totale sicurezza».

Come si articolano i corsi, a livello di contenuti e frequenza?

«Il corso base è strutturato in tre lezioni a settimana da due ore ciascuna. Ogni lezione è suddivisa da una prima parte di riscaldamento, successivamente si passa a una parte di condizionamento fisico, infine si studiano le basi e si implementa una tecnica nuova o si consolida una già appresa, provando a mettere in pratica tutto quello che è il proprio bagaglio atletico, in lotte a tempo».

Quanto costa praticare questo sport? è prevista una prova gratuita?

«Il costo è di circa 60 Euro e sono previste due lezioni di prova».

Ci sono dei requisiti di base necessari per la pratica di questa disciplina?

«Di base non ci sono dei requisiti particolari per poter praticare questa disciplina, ma è molto importante l’approccio che l’atleta ha nei confronti del BJJ. “Per far nascere in tè il seme del BJJ”, devi mettere da parte l’orgoglio e i tuoi pregiudizi ed essere un foglio bianco».

Quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato?

«La difficoltà di cui le ho appena parlato è stata una delle maggiori incontrate all’inizio del mio percorso e che tuttora si ripete. Sta alla singola persona gestire questo aspetto, mettendo da parte il proprio ego e mettendosi in discussione».

A che età è consigliabile avvicinarsi a questo sport?

«Questo sport non ha una fascia d’età indicata in quanto, agendo sul miglioramento della singola persona, insegna qualcosa in ogni fase della vita».

Che tipo di preparazione è richiesta a livello atletico e nutrizionale?

«È molto importante capire le aspettative verso questo sport. Per intenderci, se si vuole competere a livello internazionale, mettendo alla prova se stessi e i propri limiti, è necessario seguire diverse sessioni di allenamento al giorno. Inoltre è doveroso farsi seguire dal punto di vista alimentare da uno specialista in nutrizione, che imposti un regime alimentare che soddisfi il requisito energetico necessario e che, al tempo stesso, ottimizzi al meglio il fisico. Diversamente, ci si può allenare tre volte a settimana, puntando sull’allenamento “cardio”» .

Il Brazilian Jiu ijitsu è uno sport a prevalenza maschile e femminile?

«Il BJ nasce principalmente come sport a prevalenza maschile, anche se ultimamente ho visto crescere in modo esponenziale la partecipazione del gentil sesso, forse per motivi legati al senso di sicurezza profonda che questo sport imprime».

Organizzate gare a livello locale e nazionale?

«In Italia e all’estero ci sono molte federazioni e associazioni che organizzano gare e tornei, ogni singolo evento richiede un’enorme pianificazione ed organizzazione».

Organizzate eventi di promozione?

«Sì, in passato sono stati organizzati tanti eventi e ne organizzeremo sicuramente altri, sia di promozione ma anche di prevenzione contro la violenza in ogni sua forma. Siamo molto attivi in tal senso, collaborando a livello locale con un’associazione contro la violenza sulle donne».

Chi sono i Maestri?

«I nostri maestri sono Luca Pizzamiglio, che è anche Cintura Nera di riferimento in Italia, e il Maestro Tiago Domingues».

Quali sono i contenuti teorici e pratici che si apprendono durante una lezione, in linea generale?

«Durante una lezione vengono impartiti i rudimenti dei vari aspetti della lotta, dall’approccio iniziale fino alla gestione del proprio corpo nel tempo e nello spazio in condizioni di stress, imparando a gestirlo. Per dirla ironicamente, sfidiamo la relatività della realtà passando da una percezione stressante ad una situazione familiare, gestibile con tranquillità».

Soprattutto a fronte della recente emergenza in materia di sicurezza e difesa personale, che attività organizzate?

«Organizziamo corsi di difesa personale e collaboriamo con associazioni locali, anche a livello gratuito, per poter aiutare chiunque sia soggetto a bullismo o soprusi».

Come si riconosce un talento?

«Un talento è difficile da scoprire… un talento si esprime nel tempo con dedizione e costanza. Il BJJ non è una disciplina di facile apprendimento, perchè plasma l’individuo e mette in discussione tutte le certezze e gli automatismi, spesso mettendo in crisi la persona stessa. La costanza e la dedizione alla fine paga, ed è proprio questo nel tempo fa emergere un talento».

Quest’anno per lei è un anno da incorniciare date che ha vinto tutte le gare a cui ha partecipato. è corretto?

«Quest’anno per me è stato fantastico. Sono riuscito a centrare tute le gare programmate, dai Campionati Nazionali italiani a Firenze, ai Mondiali a Bucarest, fino ai Nazionali a Francoforte e a Milano, passando successivamente agli Europei a Lisbona. Concluderemo la stagione con i Continental Pro a Roma e il Gran slam a Londra».

Sono previsti esami di abilitazione per il conseguimento delle certificazioni, come per il Karate?

«Nel BJJ ci sono 5 cinture: si parte dalla Bianca, per poi passare alla cintura Blu, Viola, Marrone ed infine Nera. I cambi di cintura sono decisi dai propri istruttori su una base di criteri molto ampi, che vanno oltre ai semplici e riduttivi parametri, in quanto viene valutata anche la maturità di una persona e il tempo dedicato a questa disciplina».

Come vedi proiettato in futuro il Brazilian Jiu jitsu, sia a livello locale che nazionale?

«Per il BJJ vedo un futuro molto positivo. In altri stati questo sport viene praticato da tutti (Polizia, pubblica sicurezza, neo mamme, studenti liceali soggetti a bullismo)».

Di Federica Croce

Non si placa la polemica per l’articolo apparso sul quotidiano “La Repubblica” a firma Paolo Berizzi, gli esponenti dell’UDC del Comune di Voghera, Nicola Affronti, Elisa Piombini, Simona Panigazzi, Daniela Galloni e Gianfranco Geremondia hanno scritto una lettera di  segnalazione al Direttore de “La Repubblica” e per conoscenza all’Ordine Giornalisti della Lombardia. Ecco il testo della lettera :  

"Al Direttore de “La Repubblica” E p.c. Ordine Giornalisti della Lombardia

Oggetto: “Il Corona Virus e le slot” segnalazione articolo lesivo dell’immagine della Città di Voghera.

 Vorremmo portare alla vostra attenzione l’articolo di Paolo Berizzi pubblicato sulla versione On Line di Repubblica il 26/02/2020 e nell’edizione tradizionale del giornale del 27/02, riguardante il CoronaVirus e il suo impatto sulla città di Voghera. Intendiamo da subito significarVi il nostro completo disappunto sul modo di redigere tale articolo poiché lo riteniamo come amministratori di Voghera, lesivo dell’immagine di una città, che in questo momento come tutta la Lombardia sta vivendo un momento difficile, emotivamente e commercialmente a causa dell’allarme CoVid-19. L'articolo avrebbe dovuto riportare gli effetti dell'emergenza, la preoccupazione a livello sanitario, la gestione delle istituzioni nel contenere il panico, non divulgare notizie non corrispondenti alla realtà, come quella che ci dipinge barricati in casa. Anche l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha correttamente invitato i propri iscritti a non creare allarmismo e panico al fine di non danneggiare anche l’economia locale ritraendo in modo errato ciò che sta accadendo a causa di questa emergenza sanitaria, dove tutti noi siamo impegnati con serietà a fornire alla cittadinanza solo notizie con fonte certa al fine di non creare inutile allarmismo tra la gente che è già abbastanza preoccupata per la situazione. Crediamo che si potesse anche descrivere Voghera, con le eccellenze del suo ospedale dove tutti si stanno prodigando per far fronte all’emergenza: dai medici, agli infermieri e gli operatori tutti. Il Nostro ospedale dove i medici e non solo, che magari si ammalano per curare chi ha bisogno. Crediamo che si potesse anche dipingerla come un crocevia importante del nord, con le sue autostrade, l’importante snodo ferroviario, le sue aziende, la sua operosa gente, quale culla di grandi figure della storia scientifica, imprenditoriale, culturale, della moda o come la città dell’istituto agrario più all'avanguardia della Lombardia. Si poteva ancora raccontare Voghera attraverso le sue eccellenze gastronomiche, agganciandoci le delizie e bellezze dell’Oltrepò. Invece no. Si è descritta la capitale dell’Oltrepò, un luogo, dove le slot sono l’unica attrattiva. Sbagliando pure, nel titolo e nella foto, l’ubicazione dell’Iper, che non appartiene al comune di Voghera, ma a quello confinante di Montebello della Battaglia. Ovviamente si cerca sempre la zona d'ombra che fa notizia, in nome dell’ informazione che possa fare scalpore. Ci auguriamo che un giornale come Repubblica voglia rimediare a questo disastroso articolo per ridare dignità alla nostra città. Distinti saluti,

Gli esponenti UDC – Comune di Voghera: Nicola Affronti – Presidente Consiglio Comunale Città di Voghera Elisa Piombini – Capogruppo UDC - Consiglio Comunale Città di Voghera Simona Panigazzi – Assessore (UDC) – Città di Voghera Daniela Galloni – Consigliere Comunale e Vice Capogruppo UDC – Città di Voghera Gianfranco Geremondia - Assessore (UDC) – Città di Voghera.

Ed ecco il testo dell’articolo apparso sul quotidiano “La Repubblica” il 26 Febbraio.

“Voghera si barrica per il contagio della commessa. La capitale delle slot si svuota. Sei positivi, ospedale civico chiuso. Il sindaco: "Non aggiungerò nuove restrizioni"

E nella "Las Vegas d'Italia", alla slot, uscì il numero 90: la paura. Un reparto dell'ospedale in quarantena, gente per strada che la conti sulle dita di una mano, bar deserti nonostante la nuova dead line calata dall'ordinanza regionale (apertura anche dopo le 18, ma solo con servizio al tavolo) e, soprattutto, nonostante la nota passione dei vogheresi per il gioco d'azzardo: macchinette dei locali pubblici in primis. E poi le gallerie spopolate dell'Iper di Montebello. Formalmente è un altro comune, ma, insomma, serve la città e fino a una settimana fa era pieno. 

E' bastato si spargesse la notizia - confermata - che la commessa quarantaquattrenne di un negozio del centro commerciale era stata contagiata dal coronavirus. Gliel'ha trasmesso il fidanzato - uno dei primi pazienti finiti in cura, abita a Zavattarello - e lei lo ha trasmesso al padre. Fanno tre. Ai quali poi si aggiungono altri tre pazienti residenti a Voghera: tra loro c'è una dottoressa dell'ospedale civico. Lavora nel reparto di Medicina. Che da ieri mattina è, di fatto, chiuso. Tutti sono stati messi precauzionalmente in quarantena: medici, infermieri, pazienti. Una quarantina di persone. Non sono numeri leggeri in rapporto alla popolazione. Non devono spaventare ma vanno pesati. Sei in un ospedale. Sei in una città di nemmeno 40 mila abitanti: il terzo comune della provincia pavese dopo Pavia e Vigevano. "Siamo in stretto contatto con l'azienda socio-sanitaria di Pavia - spiega il sindaco, Carlo Barbieri -. Posso garantire che la situazione è sotto controllo e che i pazienti contagiati non sono gravi. Sono monitorati costantemente e quasi tutti - a quanto mi risulta - sono a casa".

L'ospedale di Voghera, come altri sette presìdi della provincia, dipende dalla Asst di Pavia. Che per quanto riguarda i bollettini ufficiali rimanda ai dispacci di Regione Lombardia, unica agenzia titolata ad aggiornare la contabilità di vittime e malati. Dopodiché i tre contagiati vogheresi, più gli altri tre legati, diciamo, al centro commerciale (che abitano in Alta Valle Staffora), sono confermati. Così come la presenza di altri due pazienti colpiti dal corona a Stradella. Nel frullatore della psicosi di questi giorni girano voci fuori controllo: una parla di un altro caso sospetto, all'attenzione dei sanitari, sempre interno all'ospedale ma in un reparto diverso da Medicina. Al momento non è riscontrato. "Come in altre province anche qui tra la gente si è diffusa una forma di estrema agitazione - fanno sapere fonti dell'azienda sanitaria pavese -. Stiamo andando nella direzione di una progressiva normalizzazione: i casi accertati vengono curati, per il resto non ci sono criticità particolari".

Qualcuno è stupito del fatto che a Voghera l'amministrazione non abbia emesso ordinanze e si sia limitata ad adeguarsi a quella regionale. "Mi sembra ben articolata e non ho ritenuto di aggiungere altre restrizioni o limitazioni", aggiunge il sindaco Barbieri. La vita delle città è spesso una carambola. In questi anni di Voghera si è parlato soprattutto per un altro virus contagioso: il gioco. Una piaga che il primo cittadino definisce si "nazionale", ma che, e ne è pienamente consapevole, continua a etichettare la popolazione. Le ultime statistiche parlano chiaro: con un apparecchio di gioco ogni 93 abitanti e una spesa annua pro-capite di duemila euro, la città ha superato la vicina Pavia, che prima deteneva il record della città più ludopatica d'Italia. Capitale del gioco d'azzardo ai tempi cupi del coronavirus. Con la fila davanti alle slot ai bar con gli orari regimentati. Il destino di Voghera. In questa parabola, forse, la celebre espressione idiomatica sulle casalinghe può aiutare ad alleggerire il clima. Poi torni all'Iper di Montebello: entri nelle gallerie del centro commerciale, in fondo a una distesa di grandi magazzini. Alle 12,30 - orario solitamente di grande afflusso - la scena è quasi spettrale. Le presenze si riducono agli addetti dei negozi e a pochissimi clienti, più che altro nei punti ristoro. Una bambina cammina con i genitori e starnutisce. Due commesse si guardano e restano in silenzio.”

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