Mercoledì, 19 Febbraio 2020
Mercoledì, 12 Febbraio 2020

Il numero uno dell’associazione di ambulanti Apva, Rocco Del Conte, traccia un bilancio delle festività natalizie in salsa agrodolce. Da una parte è soddisfatto dell’andamento degli affari per i suoi associati, dall’altra non lesina la polemica, con Comune da una parte e alcuni commercianti “fissi” dall’altra. Al punto da annunciare che «il mercatino europeo e la Notte bianca di aprile li organizzeremo a Rivanazzano Terme».

Del Conte, che cosa è successo?

«è successo che qualche commerciante si è lamentato del fatto che per tre giorni una porzione della piazza Duomo è stata occupata dagli ambulanti in occasione dei mercatini di Natale, sostenendo che la presenza delle bancarelle toglieva posti auto e, di conseguenza, riduceva i potenziali clienti».

Che cosa si sente di rispondere?

«Che di macchine la piazza è piena tutto l’anno ma di gente nei negozi ne va poca comunque. In secondo luogo mi sembra assurdo che ci si lamenti se in centro ogni tanto si organizza qualche cosa. In ogni modo, chi preferisce le auto alle manifestazioni sarà accontentato, dato che è nostra intenzione levare il disturbo».

Cioè?

«Dato che l’area dell’ex Caserma per ragioni igieniche non è adatta a ospitare eventi basati sul cibi e che se si fa in piazza Duomo si “rubano” posti auto, vorrà dire che il mercatino europeo e la Notte Bianca ad aprile li organizzeremo a Rivanazzano Terme, che già ha dato disponibilità. Loro si tengano le auto. La situazione però a Voghera, me lo lasci dire, è ormai impossibile e non solo per via di questa situazione».

Che cosa non va?

«è impossibile organizzare qualsiasi cosa. Chiedere aiuto al Comune è inutile perché tanto la risposta è sempre la medesima, ovvero che non ci sono soldi. Inoltre quando ci vengono proposte iniziative da organizzare, lo si fa con tempi ristretti che non consentono certo una adeguata programmazione. Per il Carnevale abbiamo proposto di realizzare dei carri, come d’altra parte si fa in moltissimi altri centri, giusto per fare qualcosa di diverso dal solito. La risposta del comandante dei vigili è stata che i carri qui non possono circolare. Che ci stiamo a fare noi?».

Al di là di tutto come sono andati i mercatini di Natale?

«Per noi bene, si è lavorato abbastanza. D’altra parte se non si sfrutta almeno l’occasione del Natale…».

di Christian Draghi

In questi giorni si parla molto di Rally 4 Regioni, del suo futuro, di cosa sarà di quella corsa che a cavallo gli anni ‘70 e ‘80 ha infiammato i cuori di decine di migliaia di appassionati. Pertanto, abbiamo deciso di ripercorrerne  rapidamente la storia e tutti i tentativi profusi per mantenerne vivo il ricordo.

Tutto ebbe inizio nel 1968 con l‘arrivo di Benedetto Pelliccioni (sammarinese di nascita ma trevigiano d’adozione) alla direzione l’ACI Pavia e con l’importante collaborazione di colui che lasciò in seguito una traccia indelebile nella storia del rallysmo nazionale, Siropietro Quaroni, grazie al quale, dal 1969 in poi, in provincia di Pavia si tornò a gareggiare in competizioni vere.

In quel primo anno i due mandarono in scena il primo vero rally, denominato “Giro della Provincia” per il quale, Pelliccioni diede fondo a tutte le sue conoscenze e agli allora pochi partecipanti pavesi, si aggiunsero soprattutto piloti provenienti appunto dal nord-est. A vincere quell’edizione del Giro della Provincia fu il veneto Pietro Polese al volante della Renault Gordini R8 per i colori della Scuderia Piave Jolly Club. L’obiettivo da raggiungere per Pelliccioni, fu anche l’aggregazione di giovani appassionati per accompagnarli con un minimo di aiuto verso lo sport agonistico. Fu di quel periodo la nascita di una Scuderia cittadina affiliata all’Automobile Club provinciale: la Pavia Corse.

A presiederla fu chiamato il Cavalier Giovanni Manzoli in stretta collaborazione con Giampiero Nascimbene, con Sergio Zini e con il presidente della Commissione sportiva Alessandro Redaelli. Il Giro della Provincia 1970 in programma per l’11 e 12 di aprile fu circondato da tanto entusiasmo, tanta concitazione per questa nuova avventura organizzativa dell’Aci Pavia.

La gara fu onorata da oltre 140 adesioni, piloti giunti dal Veneto, dall’Emilia, dal Piemonte, dalla Liguria e ovviamente da ogni angolo della Lombardia. A Vincere fu ancora un veneto: Giuliano Altoé su Renault R8 Gordini per i colori della Piave Jolly Club. Sull’onda del successo delle due manifestazioni “Sprint” e del crescente entusiasmo generale che investì tutta la provincia di Pavia, nel 1971, Benedetto Pelliccioni, Siro Quaroni (quest’ultimo divenuto nel frattempo presidente della commissione sportiva) e il Concessionario Fiat di Stradella, Rinaldo Brambilla, armati di una buona dose di incoscienza, si lanciarono in quella che in molti definirono “la grande follia”, ovvero, l’organizzazione di un rally vero e proprio a carattere non solo nazionale, ma ben di più, che si sarebbe dovuto distinguere per la sua durezza e per la temerarietà dei suoi protagonisti.

Nacque così il Rally Internazionale 4 Regioni, con una “prima” che grazie all’intercessione di Luigi Arrigoni (Concessionario Lancia Altauto di Pavia) ebbe al via fin da subito i piloti ufficiali Lancia e Fiat. In Federazione, ma anche da parte di altri organizzatori, furono visti un po’ come usurpatori del rallysmo, perché, gente nuova, giunta in campo internazionale, senza (secondo gli “genialoidi” di allora) avere alle spalle un’adeguata esperienza di anni di attività. Ebbene, misero in scena un rally di ben 1.656 chilometri ricavati tra i più impegnativi asfalti e sterrati dell’Appennino lombardo, emiliano, ligure e piemontese divisi in due tappe. La prima, di 873 e la seconda di 783 chilometri.

A vincere furono Lampinen – Davenport Lancia Fulvia HF; davanti a Ballestrieri – Bernacchini  Lancia Fulvia HF. Terzo posto per Barbasio – Sodano Lancia Fulvia HF, al quarto Trombotto – Enrico Fiat 124 Spider ed al quinto Ceccato – Eisendle Fiat 124 Sport. A quell’edizione ne seguirono altre 14, una più bella dell’altra in cui a firmare l’albo d’oro sono stati solo grandi nomi del rallysmo internazionale come: Paganelli-Russo Fiat 124 Sport (1972); Ballestrieri-Bernacchini Lancia Fulvia HF (1973); Munari-Mannucci Lancia Stratos (1974); Munari-Mannucci Lancia Stratos (1975); Darniche-Mahé Lancia Stratos (1976); Darniche-Mahé  Lancia Stratos (1977); Carello-Perissinot Lancia Stratos (1978); Bettega-Perissinot Fiat 131 Abarth (1979); Beguin-Lenne Porsche 911 (1980); Andruet-Emanuelli Ferrari 308 (1981); Lucky-Penariol Opel Ascona (1982); Biasion-Siviero Lancia Rally 037 (1983); Vudafieri-Pirollo Lancia Rally 037 (1984); Ormezzano-Mello Toyota Corolla (1986).

Nell’arco degli anni, il rally 4 Regioni si presentò al pubblico attraverso differenti configurazioni. La prima di queste varianti risale ai tempi in cui il rally maggiore era ancora nel pieno del suo successo, era infatti il 1982, l’anno in cui, Siropietro Quaroni, decise di inserire le auto storiche in coda all’allora Rally moderno, impegnate in ciò che poteva essere una primordiale Regolarità Sport (specialità che ancora non esisteva), ma molto più “tirata”.

L’idea, anche se abbastanza anomala per quei tempi, ebbe un rilevante successo.

A Salice Terme, per dare vita a ciò che fu denominato: 1° Rally 4 Regioni per vetture storiche – Organizzato dall’Automobile Club Pavia dal 20 al 23 maggio 1982, giunsero auto di prestigio quali: la Ferrari 250 di Violati, la Ferrari 212 di Dubini, un’altra 250 di Maranello di Fachini, una Ferrari GTL di De Gaetano, la ASA 613 di Pisoni, la Fiat 1100 Spyder di Defilippi, una interessante Porsche Cabriolet, la Chevrolet Camaro di Rupolo le Osca GTS, MT4 e Zagato di Barbieri-Prandi, Tenconi e Pantaleoni, la Cisitalia 33 DF di Marchese, la vettura gemella di Anfossi e tante altre ancora.

Fu una gara molto apprezzata dal pubblico, in particolare quello sistemato lungo il circuito di Cecima, prova in cui, a dispetto della formula regolaristica che contrassegnò buona parte delle altre prove, le arzille “vecchiette” furono chiamate a dare il meglio di ciò che ancora nascondevano sotto il cofano e i “numeri” non mancarono. Su quel tratto, gremito all’inverosimile di pubblico di appassionati, tra le vetture che interpretarono nel modo migliore le insidie del percorso ci fu l’ingombrante Opel Kapitan dalle gomme stridenti di Ghezzi-Nicolini, la Osca di MT4 di Tenconi-Cenzato, la MG/A di Masnata-Ghezzi e la Lancia Appia di Ventura-Delmonte. Quel circuito fu invece estremamente gravoso per quelle vetture molto basse, come Ferrari e Maserati, le quali soffrirono parecchio i numerosi dislivelli del manto stradale, trovando così la strada di casa prima del previsto. Alla fine, la vittoria assoluta andò alla Fiat Coppa d’Oro di Montagna-Tartara.

Il Rally 4 Regioni, attraverso differenti denominazioni, visse anche edizioni strutturate con tipologie puramente regolaristiche che riuscirono a mantenere vivo il blasone di un nome tanto importante. Una di queste fu il Rally 4 Regioni Anciennes. Nato nel 1984 da una stretta collaborazione tra Siropietro Quaroni presidente dell’Automobile Club Pavia, i vertici del Veteran Car Club Carducci, Tartari e Defilippi e l’innovatore Paolo Borghi, grande cultore dell’automobilismo storico, nonché pilota di provata bravura nel settore della velocità in salita per auto storiche, il quale, fin dalla sua prima edizione, seppe accendere l’interesse di tutti gli sportivi del “volante d’epoca” di Pavia e delle province vicine. Fu subito un successo.

ALBO D’ORO: RALLY 4 REGIONI ANCIENNES

Il Rally 4 Regioni Anciennes è diventato nel corso degli anni un appuntamento fisso e di prestigio per gli appassionati di gare di regolarità per auto storiche.

Ecco l’Albo d’oro

1984: Giovanni De Filippi (Fiat Stanguellini Zagato); 1986: Giorgio Safranez (Frua 1100 Sport); 1987: Francesco Guasti, (Porsche 356 Carrera 2); 1988: Bruno Forese (Balilla Coppa d’Oro); 1989: Ugo Rancati (Alfa Romeo Giulietta Spider); 1990: Maurizio Donadoni (Abarth 1000); 1992: Gianfranco Panizza (Renault 750 Sport Barchetta); 1994: Enrico Francisi (Porsche Speedster); 1996: Bruno Ferrari (Abarth 750 Zagato); 1997: Angelo Mezzadri (Porsche 356); 1998: Fabio Salvinelli (Triumph TR3); 1999: Valerio Bocelli (Panhard 750); 2000: Gianmaria Aghem (Lancia Fulvia HF); 2001: Sergio Sisti (Healey Silverstone).

Seguirono 10 anni di silenzio, poi, nel 2011, grazie a Parco Chiuso RC di Zavattarello e Rudy Dalpozzo, ecco che con il consenso di Aci Pavia il 4 Regioni tornò a far parlare di se in una versione storica di regolarità sport denominato Rally 4 Regioni Amarcord, fu un successo. In quel 2011 la vittoria arrise a Maurizio Senna su BMW 2002. L’anno Successivo, 2012, la manifestazione si tramutò in Rally storico, a vincere furono Musti-Biglieri con la Porsche 911, mentre nella “sport” il successo andò a Delfino-Gemme su Fiat 125S.

A questi momenti di ritrovata gloria che ebbero in Sandro Munari, Amilcare Ballestrieri, Alcide Paganelli, Luciano Trombotto, Tony Carello, Bobo Cambiaghi, Miki Biasion, Lucki e tanti altri nomi famosi, oltre alle Signore dei Rally, dei preziosi testimonial, fecero seguito altri 3 anni di stop, poi, con l’arrivo di Marino Scabini alla presidenza dell’Aci provinciale ecco che il 4 Regioni torna in auge, sempre in versione storica. Nel rally la vittoria é andata nel 2015 a Biosa,S. - Mancuso,G. (Porsche 911 SC), mentre nella sport  ad imporsi sono Mozzi,G. - Biacca,S. (OPEL Kadett GT/E); nel 2016: Canzian-Nobili (Porsche 3.0), Sport: Rancati-Ercolani (Fiat 128 Coupe). Nel 2017 grazie all’abbinamento con Yves Loubet il 4 Regioni diviene internazionale, le classifiche alla fine sono 4: Rally Internazionale. 1° Matteo e Claudia Musti (Porsche 911); Rally Nazionale 1° Buscone-Maggi Lancia Delta; Sport Internazionale 1° Schon-Giammarino (Porsche 911); Sport Nazionale 1° Politi-Scabini (Mini Cooper). Nel 2018 si ritenta l’esperimento con l’organizzatore francese, ma il rally non decolla, vincono nuovamente i Musti nell’internazionale, mentre nel nazionale il successo va a Ghezzi-Benenti (Porsche 911); nella Sport internazionale 1° Van Hecke-Sgubbi (A112 Abarth), mentre nella nazionale la vittoria é di Gemme-Bosio su Alfetta. Sfumato l’idillio con Loubet, nel 2019 il rally si presenta con una nuova veste, quella di gara riservata a vetture storiche e moderne, cambia anche la sede, dalla tradizionale Salice si va a Stradella, ma qualcosa non gira per il verso giusto, tempi morti, ritardi, interruzioni, le critiche sono tante. L’impressione generale é che il 4 Regioni sia giunto al “Canto del cigno”  riferito all’ultima espressione degna di nota di una storia ormai in declino. Gli antichi credevano che il Cygnus olor (o cigno muto, poiché incapace di emettere suoni), appena prima di morire fosse in grado di cantare una struggente canzone, così é stato per il 4 Regioni in cui nello Storico s vincere sono Melli-Belfiore su Porsche, nella Sport Seneci-Ciatti (Opel Kadett GT/E) mentre nel moderno il successo é per Totò Riolo e Claudia Musti su Skoda Fabia R5.

di Piero Ventura

Nessuno potrà dire che l’amministrazione di Calvignano non tenga in dovuta considerazione il proprio patrimonio immobiliare. L’intero 2019 è stato dedicato alla messa a nuovo dell’edificio comunale, opera che il sindaco Marco Casarini è lieto di poter finalmente presentare alla comunità, prima di dedicarsi, in questo 2020, al restauro della ex Canonica.

Sindaco, che tipo di lavori sono stati eseguiti?

«L’intero palazzo municipale è stato, infatti, oggetto di diversi interventi di manutenzione straordinaria e risanamento conservativo, tutti magistralmente progettati e diretti dal responsabile dell’ufficio tecnico, l’architetto Nicola Chiesa, a cui va il nostro più sentito ringraziamento per la maestria, il gusto e l’originalità delle soluzioni messe in atto».

Come sono stati eseguiti gli interventi?

«Per la manutenzione straordinaria della sede municipale sono stati eseguiti con tre finanziamenti, due dei quali di provenienza statale ed uno regionale. Grazie a questi fondi si è potuto dare risposta a molteplici necessità ed esigenze che, con il passare degli anni, erano ormai doverose, se non fondamentali. A livello tecnico, sono state svolte varie operazioni che consentiranno di ridurre drasticamente i consumi energetici, ottimizzando il rapporto esistente tra fabbisogno energetico (di luce e gas) e livello di emissioni. Nello specifico si è intervenuti su molteplici aspetti come la sostituzione di serramenti altamente dispersivi a vetro singolo con nuovi elementi a tripla battuta, la sostituzione delle porte di accesso con nuovi elementi coibentati, la realizzazione di controsoffittatura interna con isolamento termico per ridurre sia il volume riscaldato che le dispersioni termiche, il rinnovamento dell’impianto elettrico con elementi a LED a risparmio energetico e rifacimento totale dell’impianto al piano terra con criteri come da normativa vigente, sia in merito alla rete elettrica che dati e l’ottimizzazione dell’impianto di riscaldamento grazie all’introduzione di elettrovalvole di zona ed alla contestuale eliminazione di una caldaia e della relativa utenza».

Avete fatto lavori anche per la messa in sicurezza e la bonifica dell’edificio?

«Certo, abbiamo proceduto con l’eliminazione della principale causa di umidità, mediante la realizzazione di una linea esterna che consente la raccolta delle acque meteoriche, provenienti per caduta dalla strada provinciale, grazie a nuovi pozzetti posti a monte della struttura, che raccolgono e canalizzano, senza dispersioni, le acque a valle dell’immobile stesso all’interno della fognatura esistente. «La conformazione dei pendii infatti, connessa alla circostanza che il piano stradale si trova ad una quota superiore rispetto all’edificio comunale, comportavano la circostanza che tutte le acque meteoriche provenienti dal cimitero, confluissero direttamente sotto all’immobile comunale tramite la cunetta “a verde” scavata nel terreno. Tale problema è stato risolto a monte della struttura, con la posa dei pozzetti di raccolta, e perfezionato con una cunetta alla francese con zoccolo di protezione in caso di eventi ingenti, per raccogliere anche le acque meteoriche che provengono dal piano stradale a valle del pozzetto sopracitato. Completano l’intervento, l’allontanamento, all’interno della stessa nuova linea di raccolta, dei pluviali in precedenza scaricanti anch’essi ai piedi della muratura, alimentando l’umidità delle fondazioni».

Per quanto riguarda la sicurezza, invece?

«Anche in questo caso abbiamo portato un miglioramento delle condizioni di sicurezza contro eventuali infrazioni grazie alla sostituzione di tutte le porte di accesso, già precedentemente sopracitate, con elementi blindati di sicurezza, antisfondamento. Abbiamo infine apportato migliorie per quanto riguarda l’estetica sia interna che esterna. Restyling estetico volto a fornire al Palazzo Comunale quell’aspetto di giusta rappresentanza che merita».

Per il suo Comune, può darci un bilancio dell’anno appena trascorso?

«Grazie alla nostra determinazione ed al fondamentale apporto dei nostri collaboratori, il 2019 potrà essere sicuramente annoverato fra quelli che hanno visto realizzata una grande mole di lavori che hanno modificato il volto del nostro edificio comunale sia esternamente che internamente con un investimento di circa 140.000 euro. Lavori eseguiti celermente e bene con risultati estetici e funzionali notevoli che sono lì da vedere. A breve sarà inoltre completato il sistema di videosorveglianza sul territorio comunale che consentirà di migliorare la sicurezza fra la popolazione: risulteranno infatti funzionanti una decina di telecamere che rappresentano un occhio importante per le forze dell’ordine per individuare le persone che commettono illeciti, fungendo anche da deterrente per i malintenzionati». 

Quali sono i programmi per Calvignano nel 2020?

«Dobbiamo fare i conti con la scarsità di risorse finanziarie tipiche di un piccolo Comune collinare con poche entrate proprie e continua riduzione dei trasferimenti correnti dallo Stato. L’obiettivo di medio-lungo periodo per la nostra amministrazione è quello di recuperare e valorizzare il fabbricato ex canonica. è infatti nostra intenzione creare un polo suggestivo ed unico per promuovere la cultura, la musica, l’arte e l’enogastronomia non solo locale. Occorrono risorse economiche importanti ed il nostro impegno sarà quello di reperirle nel più breve tempo possibile anche con forme di partenariato pubblico- privato».

di Elisa Ajelli

Quando si tratta di accedere ai bandi per finanziamenti pubblici, molto spesso la burocrazia è uno degli ostacoli principali a frapporsi tra chi cerca fondi e chi può erogarli. Non è la prima volta che l’Oltrepò lascia cadere nel vuoto delle opportunità di finanziamento per la semplice mancanza di “attitudine” a muoversi nel modo giusto.

Per semplificare il rapporto tra le parti in causa, la Provincia di Pavia ha istituito la figura del “facilitatore”, una sorta di intermediario tra il soggetto fruitore e l’ente di riferimento. La prima occasione di vederlo all’opera sarà nell’ambito del progetto “Natura che vale”, che prevede la valorizzazione della biodiversità dell’Alto Oltrepò Pavese. L’accordo è stato realizzato nel quadro del progetto Life Gestire 2020 ed è stato firmato dalla Provincia di Pavia, dalla Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese, dalla Fondazione Sviluppo dell’Oltrepò Pavese, da Ersaf e dai sindaci dei comuni di Brallo di Pregola, Menconico e Romagnese. Per la provincia di Pavia è stato assunto nel ruolo di “facilitatore” l’agronomo Filippo Pozzi di Borgo Priolo.

Pozzi, in che cosa consiste esattamente questa figura?

«Un facilitatore è un tecnico incaricato, nella fattispecie in questo ambito, a trovare i fondi necessari per far sì che si possano sviluppare dei progetti di carattere ambientale e fare in modo che i soggetti possibili fruitori di questi progetti con fondi erogati da enti pubblici, possano essere messi in contatto con la fonte finanziatrice, in buona sostanza una sorta di tramite tra Regione o Fondazioni, Banche o addirittura Comunità Europea e Comuni o cittadini privati».

Quali sono le difficoltà più comuni cui si va incontro?

«Spesso e volentieri i soggetti interessati a questi bandi non sono a conoscenza della loro pubblicazione o addirittura, pur essendone a conoscenza, non riescono a mobilitarsi per poterli ottenere. Quindi il mio ruolo, oltre a trovare questi finanziamenti, è quello di capire dove possono essere utilizzati al meglio. L’Ersaf (Ente Regionale per i Servizi Agricoli e Forestali) della regione Lombardia mi ha chiamato a far parte di un team di professionisti per le mie esperienze pregresse di tirocinio e tesi su un progetto di rete ecologica  della Fondazione Cariplo».

In che cosa consiste esattamente il progetto “Natura che vale”?

«Il progetto “Natura che vale” intende  far acquisire agli interessati bandi che riguardano la biodiversità. Attraverso il lavoro di tecnici qualificati in campo faunistico, ambientale, agronomico e tecnici territoriali come sono io, si possono identificare quali sono i potenziali  soggetti che possono partecipare ai progetti di miglioramento ambientale come ad esempio la radicazione di specie vegetali esotiche».

Con quale riscontro pratico per il territorio?

«Ad esempio in Oltrepò abbiamo un bosco che è stato invaso da specie alloctone invasive che abbassano il livello di biodiversità. Questa situazione può essere migliorata con la radicazione di certe specie vegetali. Oppure ci sono bandi che permettono di migliorare il reticolo idrografico minore con opere di ingegneria naturalistica. Se pensiamo agli ultimi mesi  in cui abbiamo avuto molte piogge e allagamenti per la mancanza di manutenzione dei fossi o piccoli bacini, questi bandi potrebbero essere una soluzione».

Quali sono i vantaggi che dovrebbero spingere i soggetti a partecipare a questi bandi?

«Innanzitutto questi bandi sono gratuiti e molto utili ai fruitori. Siamo poi noi a individuare il soggetto possibile fruitore e, se dimostra interesse, prepariamo il progetto gratuitamente e lo presentiamo per lui. Nel momento in cui il progetto viene accolto, la fase di realizzazione può essere poi affidata a noi oppure il soggetto interessato, comune o privato, può affidarlo a tecnici di sua fiducia».

Per quanto riguarda l’Oltrepò, verso quali tematiche ambientali bisogna sensibilizzare le amministrazioni comunali?

«Le amministrazioni comunali non devono pensare che questi progetti siano fini a se stessi. Mi spiego. Se si vuole migliorare dal punto di vista ambientale un’area, ci sono comunque dei benefici economici collaterali che non vanno trascurati. Se si migliora un’area dal punto di vista boschivo, si migliora tutto l’ecosistema con vantaggi anche per la popolazione. Si possono riprogettare aree picnic per i turisti, si possono creare dei percorsi didattici ambientali. Con la conclusione dei lavori sul tracciato della Greenway Voghera Varzi, queste tematiche diventeranno interessanti».

C’è qualche bando interessante che sta proponendo in questi giorni?

«Mi sto ora mobilitando con vari comuni  per un bando in scadenza il 14 febbraio per il miglioramento dei bacini idrografici minori, per le problematiche di allagamento che ci sono state recentemente».

Non è la prima volta che si propongono finanziamenti per interventi a carattere ambientale. Com’era andata in precedenza?

«Nell’edizione precedente, in provincia di Pavia non si è fatto nulla. Nessun bando è stato richiesto ed è un peccato. Spero fortemente che si riesca ad effettuare qualcosa di positivo almeno nei prossimi tre anni perché il nostro territorio è vicinissimo a Milano e dovrebbe essere di richiamo turistico e anche avere a disposizione servizi di supporto alla grande città. Avremmo bisogno di diversi interventi migliorativi e ci si lamenta spesso di non avere i fondi, non approfittare di questi progetti è un peccato».

Chi fosse interessato a qualcuno di questi bandi come può contattarvi?

«Il sito è www.naturachevale.it  e qui si trovane le mail dei facilitatori trasversali e territoriali attraverso le quali possiamo essere contattati».

di Gabriella Draghi

"Alla c.a del Direttore, sono una sua assidua lettrice, mi sono trasferita da Milano a Broni nel lontano 2004 in quanto, rimasta vedova, mi sono trovata nella necessità di vivere vicino a mia figlia che risiede e lavora in città da oltre 10 anni. Come molte persone della mia età mi trovo sempre più nella necessità di un aiuto e di un supporto quotidiano per evitare di gravare sui figli.

Sono così costretta a rivolgermi alle cosiddette badanti per le necessità primarie. Quello che vorrei evidenziare, pur essendomi valsa nella ricerca anche di più di una agenzia, che non esiste alcuna “scuola” o “corso” di formazione per queste persone. Pur presentate da agenzie che ne garantiscono l’affidabilità, la professionalità e quanto altro, talvolta non hanno nemmeno una discreta conoscenza della lingua italiana. Cosa estremamente grave nel caso ad esempio di somministrazione di farmaci o simili. Per quanto sopra esposto suggerisco la creazione di “punti di incontro” (di aggregazione, di formazione... qualsiasi nome gli si voglia dare) al fine di recepire conoscenze di base di cui spesso sono totalmente all’oscuro. Gran parte di queste persone provengono da una realtà non solo diversa, ma dove spesso svolgevano attività totalmente estranee.

Catapultate in questa realtà acquistano conoscenze ed esperienza direttamente sul campo. Con disagi ed incomprensioni che ne derivano da ambedue le parti, le persone che hanno bisogno delle loro prestazioni e loro stesse.

Angela Panigadi - Broni"

INVIATE LE VOSTRE LETTERE INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Il Teatro Carbonetti di Broni registra un nuovo sold-out per lo spettacolo in programma sabato 15 febbraio ore 21. In scena grandi nomi: ANNA GALIENA, DEBORA CAPRIOGLIO, CATERINA MURINO. Con la partecipazione di PAOLA GASSMAN e con ANTONELLA PICCOLO CLAUDIA CAMPAGNOLA, GIULIA FIUME, MARIACHIARA DI MITRI. Le vedremo in scena con la piéce “OTTO DONNE E UN MISTERO” di Robert Thomas, traduzione di Anna Galiena. Regia Guglielmo Ferro. 

È Natale, fuori nevica ed è perfetto così, i regali sono al loro posto sotto l’albero, le luci e le note festose hanno invaso le stanze e su tutto si è appeso violentemente un profumo da donna. Di quale donna, delle otto che sfarfalleggiano in casa?

Forse quella che ha pugnalato Marcel, tagliato i fili del telefono, trasformando una bella dimora di campagna in una prigione di paura. E quando il fiato è sospeso, alla fine sotto quel profumo di donna si scopre un gran puzzo di morte.

C’è un mistero e intorno a esso... otto donne. Adesso sì che è tutto perfetto.

La struttura drammaturgica della commedia thriller di Robert Thomas è un ingranaggio perfetto per sedurre lo spettatore contemporaneo ormai abituato alla nuova generazione di criminologia psicologica. Thomas offre inoltre quel valore aggiunto dei grandi scrittori di dosare con maestria la comicità noir d’oltralpe, di fare emergere sfacciatamente la lamina sarcastica e comica della vita contro la morte. E lo fa attraverso la figura madre: la donna.

Ne sceglie otto: le più diverse, perché non sono personaggi ma personificazioni distinte della stessa identità-matrice. Come una Grande Madre che si fa Natura, Madonna, Dea, Terra e Morte.

Una prova d’attrice che con questa messinscena vogliamo fare emergere in chiave contemporanea, sia da un punto di vista recitativo che registico. Una compagnia di donne di talento che scuoteranno le viscere drammaturgiche del testo con i loro segreti, le loro ambizioni verminose, le perverse visioni interpersonali, la loro arcaica animalità. Nessuna complicità, nessuna affinità non battezzata come ipocrisia e invidia

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

"Anpi difende i titini? Negazionismo & quattrini". Questo il messaggio apparso su uno striscione a firma CasaPound affisso nella notte a Voghera, altri uguali sono stati affissi in un centinaio di città italiane, dopo le polemiche sul giorno del ricordo e la commemorazione dei martiri delle foibe.

"Non ci stiamo all'ipocrisia di chi ritiene l'Anpi intoccabile solo per il nome che porta - sottolinea CasaPound in una nota - Chi definisce 'presunta vittima' una martire come Norma Cossetto, studentessa istriana violentata e infoibata dai partigiani titini nel 1943, o mette in dubbio l'esistenza di un progetto di pulizia etnica come quello del comunismo jugoslavo che ha fatto 10.000 morti e 350.000 esuli dovrebbe essere tenuto fuori dalle celebrazioni di una data come il Giorno del Ricordo, e invece all'Anpi ha aperto le porte persino il Senato per una conferenza dal titolo che evocava la retorica riduzionista".

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

  1. Primo piano
  2. Popolari