Mercoledì, 19 Febbraio 2020
Lunedì, 10 Febbraio 2020

Michele Lanati, sindaco di Corvino San Quirico a partire dalle scorse elezioni comunali, ci fornisce un aggiornamento rispetto a quanto detto nella precedente intervista, comparsa nel numero di agosto 2019, e un riassunto generale di questi primi sette mesi di mandato, molto prolifici dal punto di vista delle manovre eseguite. L’amministrazione mantiene in primo piano l’obiettivo risanamento del bilancio, sempre con un occhio vigile verso i bisogni della comunità che, come è accaduto in tutti i comuni dell’Oltrepò, è andata incontro a parecchi disagi a causa dell’alluvione di fine ottobre scorso.

Il principale problema che il comune deve sostenere è di tipo economico. La difficoltà sussiste tutt’ora?

«Continua ad essere in corso il piano di rientro che limiti gli investimenti e riduca le spese per portare a termine il risanamento del bilancio; abbiamo iniziato a saldare una serie di pendenze. Nel frattempo ci stiamo muovendo su un secondo fronte: l’efficientamento dell’ente. Il processo per seguire queste due strade consiste in diverse manovre, circoscritte al nostro comune e in collaborazione con i paesi limitrofi».

Di che tipo di manovre si tratta?

«Innanzitutto abbiamo provveduto a rinnovare, per altri 10 anni,  l’Unione dei Comuni con Oliva Gessi e Mornico Losana – cosa non scontata. Abbiamo cambiato segretario comunale, che ora è unico sia per noi, che per Oliva e Mornico, e quindi per l’Unione stessa: questo fattore permette di facilitare e velocizzare le comunicazioni. Abbiamo sostituito una serie di servizi, prima effettuati da personale esterno, con dei volontari. Precisamente, si occupano della sorveglianza della piazzola ecologica, ruolo in precedenza occupato dal cantoniere, che ora può svolgere le proprie mansioni anche nelle ore prima dedicate alla custodia della piazzola ecologica. Questi volontari garantiscono la stessa qualità del servizio, poiché hanno sostenuto un corso di formazione presso un incaricato della Broni-Stradella, ditta che si occupa del raccoglimento rifiuti. Provvederemo inoltre ad assumere un ragioniere in organico: nell’Unione dei Comuni, il servizio di ragioneria è offerto da un professionista unico per tutti i comuni che ne fanno parte; in aggiunta, le amministrazioni a sé ne prevedono uno proprio. Corvino, invece, mancava di un ragioniere - lacuna di base inspiegabile, ma ancor più inspiegabile per un comune che ha dei problemi economici. Non avendo margini per poter acquisire nuovo personale, ho dovuto a malincuore rinunciare a un dipendente che si è trasferito in un altro comune: assumeremo il futuro ragioniere tramite concorso (bandito dall’Unione dei Comuni) e le mansioni svolte dalla persona che è uscita verranno ridistribuite tra il personale, che comprenderà anche questa nuova figura professionale - presumibilmente a marzo, dopo il concorso, appunto. La rinuncia ad un dipendente è stata una scelta amara da prendere, ma necessaria, perché ci ha permesso di indirizzare le risorse risparmiate verso l’assunzione di una figura indispensabile per la buona gestione della contabilità; non potevamo farne a meno».

L’ultima volta lei ha dichiarato che la scuola, il cimitero e, in generale, il verde pubblico, avessero bisogno di alcuni interventi. Siete riusciti a portarli a termine, nonostante la situazione economica sfavorevole?

«Siamo riusciti ad attivare una serie di lavori che sono stati finanziati al cento per cento dallo Stato, grazie al Decreto Crescita, che ha fornito al nostro comune dei fondi con due categorie di destinazione possibili: efficientamento energetico e messa in sicurezza degli immobili comunali. Grazie a questi sussidi siamo intervenuti con piccoli lavori nella scuola primaria di Fumo: abbiamo rifatto completamente e sistemato un terrazzo che presentava delle infiltrazioni, abbiamo rifatto i canali, sostituiremo gli attuali vetri inseriti nella parte alta delle porte con vetri infrangibili; abbiamo, in sostanza, rimodernizzato l’edificio per consolidarne la sicurezza (che già di base era garantita) grazie a materiali più nuovi e moderni. Abbiamo poi rimpiazzato le finestre del centro polifunzionale, che causavano un’ingente dispersione di calore e quindi spreco di energia per il riscaldamento; quelle nuove, di ultima generazione, ovviano a tale problema. Inoltre installeremo dei pannelli fotovoltaici sul tetto del municipio: ciò ci consentirà di autoprodurre energia e risparmiare migliaia di euro ogni anno, oltre ad essere una scelta ecologicamente vantaggiosa. Per quanto riguarda il cimitero andremo a sistemare la rampa d’accesso secondario e a mettere in sicurezza un’altra zona dello stesso. Sono tutti problemi che il Comune si trascina da parecchi anni e finalmente, grazie a questi fondi concessi dallo Stato, siamo riusciti a risolverli».

L’alluvione, che ha raggiunto la massima intensità il 21 ottobre scorso, ma si è abbattuta sulla zona per molti giorni, ha causato enormi disagi a tutto l’Oltrepò. In che misura ne siete stati colpiti? Come siete intervenuti?

«Abbiamo avuto il grosso problema di una frana alla frazione Mazzolino, per la cui messa in sicurezza ci siamo mossi all’istante con lavori piuttosto importanti; abbiamo anche attivato la somma urgenza e chiesto un contributo alla Regione Lombardia, che ci è stato fornito e ha coperto totalmente una spesa che andava assolutamente fatta, ma che il comune non avrebbe potuto sostenere. Sempre alla luce dell’emergenza atmosferica, abbiamo inviato anche la procedura di primo intervento all’ente regionale, a proposito del reintegro delle spese necessariamente sostenute per una massiccia ripulitura dei fossi, alla frazione Camarà e in via Strada Valle. In questo caso siamo ancora in attesa di un riscontro, ma è normale poiché il primo intervento richiede tempistiche più lunghe rispetto alla somma urgenza e copre costi più contenuti. Ci tengo in ogni caso a ringraziare Regione Lombardia per la prontezza nell’effettuare i rilievi, per la sensibilità dimostrata e per averci concesso questo contributo».

Si era poi parlato di ripristino dei cassonetti per la raccolta differenziata: era previsto per l’inizio di questo nuovo anno.

«I cassonetti per la raccolta dei rifiuti, oltre ad essere ripristinati, verranno anche ricollocati in punti strategici: quelli per l’indifferenziata saranno presenti in tutte le vie, quelli di carta e plastica, invece, saranno posizionati in zone di compromesso tra le esigenze dei cittadini e quelle della ditta di raccolta rifiuti, ovvero la Broni-Stradella, con cui ci stiamo accordando da molti mesi. La procedura è complicata, soprattutto per quanto riguarda l’individuazione di luoghi facilmente raggiungibili sia dalla popolazione che dagli operatori ecologici, ma tutte le valutazioni del caso stanno per terminare e nel più breve tempo possibile questi cassonetti verranno reintrodotti».

Per quanto riguarda la questione sicurezza: ora anche la parte alta del comune è provvista di telecamere?

«Non ancora; non avendo fondi propri da investire siamo in attesa di poter accedere a qualche bando che permetta quantomeno di cofinanziare la spesa».

Le strade hanno subito mutamenti?

«Un lavoro di totale rifacimento del manto stradale è estremamente oneroso e, ancora una volta, il comune non può permetterselo. Ma le continue piogge e l’alluvione hanno causato parecchi danni che non potevano essere ignorati. Siamo perciò intervenuti, con mezzi nostri, in modo da tamponare le situazioni più critiche per evitare disagi: prima a luglio, poi tra la fine di novembre e i primi di dicembre. In generale le strade di Corvino sono in buono stato, ma le condizioni atmosferiche avverse molte volte hanno vanificato gli interventi fatti o peggiorato la situazione in alcuni punti già lesi».

Ci sono novità in ambito internet? è stato possibile incrementare la qualità della rete? La pagina Facebook dedicata al comune è all’attivo?

«Riguardo il miglioramento della rete, siamo in attesa di accedere a dei bandi riservati ai piccoli comuni, cosa abbastanza difficile perché sono a numero chiuso. La pagina Facebook è in programma: una volta creata, vorrei che venisse aggiornata più o meno quotidianamente e che fosse un veicolo di notizie socialmente utili, quali ad esempio aggiornamenti amministrativi o comunicazioni di lavori in corso in determinate zone. Tuttavia, seguire con cura e giornalmente una pagina Facebook non è cosa da poco, e per adesso non possiamo permetterci di investire in un social media manager che la diriga. Stiamo cercando di trovare un modo di tenerla attiva senza dover usare risorse che, al momento, preferiamo destinare a progetti di più immediata necessità. Qualora dovessimo trovare una soluzione che risponde ai nostri requisiti, la pagina sarà creata il prima possibile, in quanto ritengo sia un mezzo per rimanere in contatto con i cittadini in modo estremamente veloce ed immediato».

In generale, cosa ne pensa di questi primi sette mesi di mandato?

«Sono molto soddisfatto di come stiamo lavorando e dell’aiuto economico ricevuto dallo Stato e da Regione Lombardia, che ci ha permesso di far fronte a determinati bisogni con tempestività; ovviamente, la Giunta si è impegnata a seguire da protagonista ogni operazione svolta. Siamo anche riusciti a collaborare con altri comuni, non presenti nell’Unione: in particolare abbiamo avviato un dialogo con la preside dell’Istituto Comprensivo di Casteggio e abbiamo partecipato insieme ad una manifestazione tenutasi al centro polifunzionale di Corvino. Ogni intervento – e sono parecchi – è stato fatto in modo tale da poterne sentire i benefici anche fra molti anni. Vorrei rassicurare i cittadini su questo aspetto: ci vuole un po’ di tempo prima di poter raccogliere i frutti del nostro lavoro; la situazione che abbiamo ereditato è molto pesante e ci sono molti fronti su cui dobbiamo lavorare, ma ogni manovra compiuta, anche la meno percettibile, punta a incrementare l’efficienza del comune per risanarne il bilancio e migliorare la qualità di vita della popolazione. Ci tengo infine a ringraziare la squadra che ho a supporto, composta non solo dal Consiglio comunale ma anche dai tutti i volontari che si sono messi a disposizione del comune». 

*NOTA: approfittiamo di questo spazio per rettificare un dato riportato nella precedente intervista a Lanati (numero di agosto 2019): a causa di un errore di battitura, è stato scritto che il comune di Corvino San Quirico, nel periodo della ex amministrazione, ha chiuso gli ultimi tre bilanci con un disavanzo (ovvero in rosso) di euro 10mila ciascuno; in realtà, come chiaramente specificato dal primo cittadino, il disavanzo è stato di oltre 100mila euro ciascuno. Ci scusiamo per l’inesattezza.

  di Cecilia Bardoni

 

Quinto appuntamento legato al magico mondo della miscelazione, al quale abbiniamo la naturalezza dei prodotti tipici firmati Oltrepò Pavese.

Posso scrivere con tranquillità che il NEGRONI è un po’ il “re arrogante” degli aperitivi nei bar dello stivale (e non solo), perché arrogante? Perché, si sa, che dopo due o tre Negroni… insomma, non si sa più niente (cit.). Però è buonissimo ed affermo, dopo quasi vent’anni passati dietro un bancone, che molti clienti che ho avuto l’onore di servire hanno attraversato un periodo “a Negroni”. Ho spesso sentito dire “belli i tempi del Negroni”. Cosa rende così amato questo cocktail che ha esattamente 101 anni?

Oggi si costruisce così: un terzo di vermut rosso dolce, un terzo di bitter ed un terzo di gin. Cosa hanno in comune questi tre ingredienti? Che salvo casi sporadici non vengono mai consumati da soli. Dico sporadici perché può capitare di servire un vermut rosso con ghiaccio e arancia o un bitter shakerato (drink che pur non essendo codificato è richiesto ma sempre con l’aggiunta di un altro liquore, gin o whiskey irlandese come piace a me).

Sta di fatto che insieme sono una BOMBA!

Un esplosione di sapori, la dolcezza del vermut contrastata dal sapore decisamente amaro del bitter ed il profumo del gin, che inoltre, con la sua gradazione alcolica, irrobustisce non poco… e gli agrumi? Importante la fettina di arancia e la scorza di limone che, dopo averla “strizzata” per tirarne fuori gli oli essenziali, la si strofina sul bordo del bicchiere. Oggi, visto il grande assortimento di liquori nelle bottigliere dei bar si possono creare abbinamenti interessanti con vermut ricercati e gin prodotti in mezza Europa.

Creiamo insieme il nostro NEGRONI con due piccole varianti che lo renderanno esclusivo e soprattutto FIRMATO OLTREPO’ PAVESE. Il vermut è un vino aromatizzato e, se si parla di vino, il nostro territorio può alzarsi in piedi e dire la sua! Ho scelto il MOSCATO LIQUOROSO O.P., un vino dal colore giallo dorato o leggermente ambrato, un profumo aromatico e intenso ed un sapore dolce e vellutato. I vitigni che rientrano nella composizione sono il Moscato bianco min. 85% e la Malvasia aromatica max 15%. Sostituito il vermut andiamo a rimpiazzare la piacevole fettina di arancia con una bella fetta spessa di pompelmo rosa ed il gioco è fatto.

Un po’ di storia sul “re arrogante” Negroni, perché svelare i misteri ci fa apprezzare di più la degustazione! Nasce nel 1919 al bar Casoni di Firenze creato dal conte Camillo Negroni, bevitore incallito, amante della bella vita e il suo fido barman, Fosco Scarselli.

Un’altra fonte sostiene che il barman lavorasse invece al bar Giacosa. Tralasciamo questa confusione… quello che è sicuro è che il conte, forte bevitore, non gradisse l’acqua di soda aggiunta per diluire l’Americano, il drink maggiormente gettonato all’epoca. Suggerì quindi al barman Scarselli di aggiungere anche del gin, il distillato inglese che Camillo conosceva bene, dato i suoi frequenti spostamenti nella capitale d’oltremanica.

La madre di Negroni era infatti inglese. Molto gustosa la vicenda che narra la nascita di questo cocktail. Si dice infatti che un giorno il conte si avvicinò al barman, gli sussurrò qualcosa all’orecchio, al che si mise immediatamente al lavoro. Al termine della miscelazione misteriosa e sottobanco disse: “Ecco il suo Americano signor conte”. La scena si replicò più volte, il sussurro, la miscelazione al riparo da occhi indiscreti, il servizio, fino a che alcuni clienti intraprendenti chiesero al barman dal fare misterioso, cosa mai avesse richiesto il conte. Egli confessò che il conte gli aveva detto ogni volta “Mettici anche una buona dose di gin” . Nei giorni a seguire il drink prese ad essere molto venduto. Al contempo apprendiamo che la prima versione del drink continuava ad avere uno schizzo di soda, eliminata nelle successive codifiche. Il successo del drink fu immediato ed ancora oggi è forse il cocktail aperitivo più amato e venduto in Italia.

Il cocktail vanta delle declinazioni, alcune delle quali hanno raggiunto una notorietà propria ed un livello di fama e richiesta pari, se non superiore all’originale. è il caso della variante Sbagliato che nasce in tempi recenti al Bar Basso di Milano e precisamente nel 1968. La leggenda narra che fu proprio generato da uno sbaglio del barista neo diplomato ed appena assunto che non ricordando la ricetta confuse, chissà come, la bottiglia del gin con quella dello spumante brut.

Il bar, gestito ai tempi da Mirko Stocchetto continuò la tradizione con il figlio Maurizio servendo il cocktail che ormai ha valicato i confini regionali, diventando un vero must dell’aperitivo grazie alla gradazione alcolica più moderata del mitico ispiratore.

Un’altra versione, figlia del successo della vodka in tempi recenti, è il Negrosky che prevede la sostituzione dello speziato gin con il distillato neutro di origine polacca.

Ecco la ricetta del nostro

NEGRONI al MOSCATO LIQUOROSO dell’OLTREPO’ PAVESE:

In un tumbler basso colmo di ghiaccio versiamo 3 cl di Moscato Liquoroso, 3 cl di bitter (il più famoso è il Campari) e 3 cl di gin, inseriamo la fettona di pompelmo rosa e la scorza di limone, avendo cura di spruzzarne gli oli essenziali nella parte alta del drink e di strofinarla sul bordo del bicchiere. Si beve rigorosamente senza la cannuccia e la degustazione parte dal naso, sentirete tutti i profumi. Portate alla bocca il bicchiere ed il sapore mediterraneo della scorza di limone vi avvolgerà. Ora potete assaggiare. Buono vero? Sono sicuro che vi piace.

La scelta del gin è importante, non fatevi prendere dalla moda utilizzando un gin artigianale troppo aromatizzato o comunque con botaniche che coprirebbero il sapore finale. Consiglio un gin inglese molto secco, il Tanqueray, che ha come caratteristica la completa assenza di agrumi. Cheers!

Consuma sempre i drink a stomaco pieno e non far mancare, di tanto in tanto, un sorso di acqua fresca.

DEGUSTARE UN COCKTAIL È UN PIACERE… SE TI PERDI CHE PIACERE È?!

DRINK RESPONSIBLY

di Emanuele Firpo

Il 2019 per il commercio vogherese non passerà alla storia come un anno da ricordare. Al netto delle feste e dell’inizio dei saldi, il bilancio per gli operatori non è di quelli che fanno stappare la bottiglia, dato che i numeri si confermano grosso modo quelli dell’anno precedente. Tuttavia, considerando che la crisi non accenna a mollare la presa, c’è chi preferisce guardare il bicchiere mezzo pieno. Se a Pavia gli acquisti natalizi hanno fatto registrare incoraggianti numeri di ripresa, il trend positivo non sembra aver riguardato Voghera: la capitale dell’Oltrepò mantiene uno standard piuttosto basso.

A tenere è il settore delle calzature e dell’abbigliamento, con l’eccezione di un picco nelle vendite di libri, quest’anno tra i regali più gettonati.

Ascom non ha ancora elaborato dati concreti, ma la presidente Cristina Palonta, titolare di un negozio di calzature in piazza Duomo, può effettuare una prima stima: «Gli incassi, miei e dei colleghi con cui ho avuto modo di confrontarmi, sono grosso modo simili a quelli dell’anno passato. Ci siamo salvati negli ultimi giorni con gli acquisti last minute. Per quanto riguarda i saldi, c’è stato un buon afflusso il primo sabato e la domenica, grazie al fatto che l’Epifania quest’anno cadeva il lunedì prolungando il weekend».

Sui social c’è chi ha criticato il Comune per non aver organizzato iniziative che contribuissero a ravvivare il centro, ma ci hanno pensato i commercianti stessi autotassandosi. «Per la nostra amministrazione non è un momento felice, ma non vedo ragioni per sentirci abbandonati» spiega Palonta.

Un po’ più pessimista è la visione del presidente di Acol Marco Pagani. La sua associazione, che conta circa 60 iscritti, ha al suo interno numerosi ambulanti. «L’anno non è stato brillante ma quello che preoccupa è che, nel complesso, il lavoro cala seppur di poco ogni anno. Goccia dopo goccia, per quanto lentamente accada, il bilancio è sempre in discesa, per cui ragionando a lungo termine c’è poco da sorridere». Riguardo la partecipazione del Comune il numero uno di Acol è serafico: «Ogni volta che si parla di manifestazioni ci viene sempre ripetuto che non ci sono soldi, quindi che cosa si può programmare?». Tra le problematiche che invece sarebbero risolvibili, Pagani individua quella dei parcheggi: «Da quando abbiamo perso piazza Castello per noi è stato un problema. Non ci sono posteggi gratuiti in centro e questo finisce per favorire i centri commerciali che offrono tutti i comfort in questo senso. Credo che con un piccolo sforzo il Comune potrebbe mettere il parcheggio gratuito, magari con disco orario di un’ora, nelle aree di sosta vicine alla piazza nei giorni di mercato».

Passando dalle associazioni che li rappresentano ai commercianti stessi, pessimista è anche Fabio Aquilini della Cartaria Vogherese. «Il Natale è storicamente sempre stato un periodo di lavoro intenso per il mio settore. Da anni però le forniture che richiedono i miei clienti sono in calo costante. Solo per fare un esempio, se negli anni novanta una panetteria di paese mi chiedeva 2 quintali di sacchetti di carta al mese, oggi me ne prende 50 chili. I primi ordini per il Natale mi arrivavano con largo anticipo, alcuni già a giugno. Quest’anno sono iniziati l’8 dicembre.

Per quello che ho potuto appurare, nel complesso il lavoro è calato mediamente del 15 se non del 20% quest’anno».

Al Comune secondo Aquilini non andrebbero attribuite responsabilità: «Il problema serio è la concorrenza della grande distribuzione, la tassazione elevatissima che costringe i piccoli commercianti ad applicare prezzi più alti, che non possono competere né con quelli dei supermercati, né con quelli delle vendite online».

Non tutti i settori hanno denunciato sofferenza. Per chi vende libri il Natale 2019 si è rivelato più positivo del solito. «Per tutte le attività commerciali il periodo natalizio è ovviamente molto importante, ma per il mondo del libro è davvero fondamentale» spiega Francesco Orsi della libreria Ubik.

«Nel nostro caso specifico quest’anno gli incassi sono andati molto bene, addirittura meglio degli ultimi anni, quindi siamo estremamente soddisfatti». Che cosa hanno richiesto maggiormente i vogheresi? «Alla Ubik di Voghera il libro più venduto è stato l’ultima fatica di Isabella Allende, “Lungo petalo di mare”, seguito a ruota dal vero caso editoriale dell’anno che ha dominato le vendite fin da quest’estate: “I leoni di Sicilia” di Stefania Auci. A chi ci chiedeva consiglio abbiamo proposto “Cambiare l’acqua ai fiori” di Valerie Perrin e la meravigliosa ristampa de “La promessa” di Durrenmatt, che sono andati bene anche loro». Riguardo al “mancato apporto” del Comune sul fronte manifestazioni, Orsi è lapidario: «Direi niente di nuovo sotto il sole. Francamente in tutti questi anni non ho ricordi di particolari iniziative comunali durante il periodo natalizio, né per quel che riguarda l’organizzazione di eventi né per eventuali interventi di “miglioramento estetico” della città in vista delle feste. Ormai siamo abituati così». C’è anche chi pur non avendo registrato picchi negli affari preferisce guardare il bicchiere mezzo pieno.

è il caso di Fabio Tordi, con il suo negozio di abbigliamento in via Cavour. «Non c’è stato alcun boom, gli affari restano in linea con quelli dell’anno precedente. Nonostante la crisi continua e le difficoltà varie posso però dire che è andata bene. Noi piccoli commercianti cerchiamo di mettercela sempre tutta per inventarci cose nuove e offrire sempre maggiore qualità e servizi. Lavorare per costruire un rapporto di fiducia con il cliente è l’unico sistema per contrastare le grandi catene non specializzate e la vendita online».

Chi ha avuto una parte attiva nell’organizzazione di eventi in occasione delle feste natalizie è la neonata associazione “Voghera da Scoprire”, cui aderiscono oltre 70 commercianti vogheresi.

«L’associazione ha organizzato tre eventi che hanno animato le strade di Voghera nelle due domeniche prenatalizie» spiega il presidente Maria Teresa Figini.

«La slitta di Babbo Natale che riceveva le lettere dei bambini, i clown truccabimbi  grazie anche alla all’’Associazione Naso a Naso in collaborazione con “Il Sogno Antico” e, come ultimo evento, il sabato prima di Natale un’esibizione di artisti sui trampoli che hanno percorso le strade del centro con i costumi natalizi. In collaborazione con Spazio53, in Piazza Duomo è stata inoltre allestita a cura delle attività aderenti una postazione per le foto con sfondo natalizio.

Un altro appuntamento già previsto, con momenti musicali in vari angoli della città, è poi saltato causa pioggia ma sarà recuperato».

Considerando che si trattava del primo esperimento e pertanto non ci fossero aspettative precise, l’associazione è soddisfatta della partecipazione ottenuta: «Abbiamo avuto ottimi riscontri e questo ci ha fatto un enorme piacere. La gente era nelle strade del centro per assistere agli eventi e soprattutto i bambini, veri protagonisti delle iniziative prenatalizie, erano davvero felici».

Dire se queste iniziative abbiano avuto una reale ricaduta sugli affari è difficile per una associazione che non è strutturata per raccogliere numeri, anche se l’impressione è positiva. «La sensazione è che le iniziative messe in cantiere abbiano influito positivamente, anche se il nostro intento non è stato solo questo» spiega Figini: «Abbiamo innanzitutto voluto creare un’inversione di tendenza che vedeva inesorabilmente svuotarsi le strade di Voghera destinate allo shopping e al passeggio».

 di Christian Draghi

Quando si dice “vivere di musica” si pensa subito a qualcuno che si guadagna da vivere salendo su un palco. La realtà, soprattutto oggi, è molto più complessa e la strada per sbarcare il lunario con la propria passione è tortuosa e spesso in salita. Alessandro Favale, 27 enne vogherese, ha trovato la sua “miscela” unendo l’attività di musicista live a quella manageriale che consiste sostanzialmente nel programmare e gestire le serate di altri. Dal luglio dello scorso anno ha una nuova band, i The Sica, che porta avanti insieme all’attività di booking manager presso un’agenzia che cura le date live di diverse note tribute e cover band.

Alessandro, la strada che conduce a formare una band è piuttosto comune. In pochi invece intraprendono la carriera manageriale. Come è iniziato questo percorso?

«Dopo la laurea triennale in lingue ho deciso di provare a sviluppare un po’ la mia inclinazione per la musica. Sono stato ammesso al master in Editoria e Produzione Musicale allo Iulm di Milano, probabilmente più utile a livello umano che accademico: alcuni dei docenti erano figure importanti all’interno dell’industria musicale (come Roberto Rossi della Sony, Iaia De Capitani della PFM, o Patrizio Visco), che ci hanno fatto toccare con mano le esigenze e le problematiche che si affrontano tutti i giorni quando si lavora con la musica».

Questa esperienza l’ha portata all’estero. In che contesto era inserito e di cosa si occupava?

«Durante il master dovevamo fare un tirocinio obbligatorio presso alcune strutture convenzionate con il corso. Una di queste era la RockPop Agency di Bratislava (Slovacchia), organizzatrice del Bratislava Jazz Days. Era il 2016 e ho trascorso là 3 mesi nell’organizzazione del festival partendo dall’ufficio dell’agenzia, ultimando i preparativi in base alle richieste tecnico-logistiche dei vari artisti. Durante i 3 giorni della rassegna credo che il mio ruolo possa essere riassunto con il termine “steward”, nel senso che arrivavo la mattina all’arena e aiutavo l’allestimento dei camerini, del backstage e delle varie aree destinate agli spettatori. La sera, durante gli spettacoli, facevo la spola dai camerini al palco, accompagnando gli artisti».

Quali differenze ha notato tra quell’ambiente e quello italiano?

«La differenza evidente è stata sicuramente l’immediatezza con la quale il progetto e l’idea del festival sono stati sposati dagli enti locali (pubblici e privati), i quali sin da subito hanno aiutato nel realizzare la rassegna. Nonostante la Slovacchia possa essere percepita come un paese ancora un po’ “indietro” rispetto al resto d’Europa, ho trovato una nazione e una capitale più rispettosa verso la musica dal vivo e l’arte in generale. Anche e soprattutto per quanto riguarda l’atteggiamento prima, durante e dopo i concerti».

Tornato in Italia ha collaborato con la Premiata Forneria Marconi, una delle band italiane di maggior successo all’estero. Com’è andata e cosa le ha lasciato quell’esperienza?

«Ho lavorato per loro durante il tour estivo 2016. Tecnicamente il mio ruolo era quello dell’assistente di produzione: ero l’ultimo arrivato e in pratica seguivo la band durante le trasferte, dai viaggi in van (guidavo io) all’arrivo sul posto, alla cena, all’alloggio in hotel, alla vendita di magliette e gadget. Purtroppo i costi per il mio sostentamento durante il tour mondiale sarebbero stati troppo alti e non ho potuto prendervi parte, ma l’esperienza italiana è stata sufficiente per avere una panoramica del mondo del live a livelli medio-alti. Ho incontrato persone gentilissime e preparatissime, ma soprattutto musicisti e professionisti con un’integrità invidiabile».

Oggi di cosa si occupa e con chi collabora?

«Lavoro con agenzie con sede a Melegnano che si occupano principalmente di cover e tribute band. Gli eventi sono a diversi livelli, dalle feste della birra ai palazzetti europei. Un’altra agenzia con cui collaboro invece tratta cantautori e artisti originali a livello nazionale».

Tra cui?

«Potrei citare Angelo Branduardi, i New Trolls, Maurizio Solieri, Alberto Radius, Katia Ricciarelli».

Chi le è rimasto impresso?

«Branduardi ho avuto modo di vederlo un po’ più spesso, mi è capitato di parlare con lui di diverse cose e si è sempre rivelato una persona piacevole e brillante, intellettualmente molto moderna».

Perchè crede che a Voghera e in generale in Oltrepò sia difficile organizzare eventi musicali di grande livello come accade ad esempio nella vicina Tortona?

«Da fuori quello che pare evidente è il diverso approccio da parte di chi organizza rispetto a chi propone musica live a Voghera. Tortona negli anni ha portato nomi veramente importanti a suonare in un festival a pagamento sempre più credibile di edizione in edizione, indice di una progettualità ricercata e di un’organizzazione consapevole sia dal punto di vista della proposta artistica, sia evidentemente per quanto riguarda la ricerca di fondi per il finanziamento dell’iniziativa. Purtroppo Voghera è ancora nell’ottica dello spettacolo a budget ridotto e a basso rischio per chi investe (spesso direttamente il Comune). La programmazione estiva attualmente predilige gruppi di ballo amatoriali o le orchestre in playback nella piazza principale a ingresso libero per strizzare l’occhio alle famiglie. Non conosco la situazione interna e le dinamiche che hanno spinto verso questo tipo di approccio ai live estivi ma, almeno per ora, pare che Voghera non sia pronta a prendersi il rischio di una rassegna musicale di spessore internazionale».

Da agente, quali sono i generi musicali o le tipologie di spettacoli che è più facile piazzare oggi?

«Ovviamente a livello locale le cover band e i tributi hanno un appeal maggiore, poiché sono spesso sinonimo di grande affluenza dovuta alla fama dell’artista di riferimento. Con amici e coetanei però abbiamo notato che la generazione universitaria ha sempre molta sete di nuova musica e l’ambiente indie è sempre florido di festival e situazioni interessanti».

Ci parli della sua nuova band, The Sica. Quando vi siete formati?

«Nel luglio scorso e siamo io (chitarra), Andrea Civini (batteria), Giulio Oldrati (basso) e Alessandro Alù (voce), tutti amici di lunga data con altre esperienze alle spalle».

Che musica fate?

«Facciamo cover di musica italiana attuale e cosiddetta “indie”, ritoccando gli arrangiamenti quanto basta ad adattarli alla nostra formazione».

The Sica è in realtà “De Sica”… Come è nato il nome?

«Per caso molto tempo fa, come scherzo per ridere tra noi ammiccando al noto attore. Negli ultimi tempi però abbiamo visto che sono usciti progetti a livello nazionale come The Andrè (un artista che rilegge appunto in chiave De Andrè dei pezzi trap) o il trapper/rapper The Suprème. Diciamo che abbiamo rivalutato la nostra boutade alla luce del loro successo, ma ci tengo a specificare che siamo arrivati prima noi a questo gioco di parole!».

Che giudizio esprime sulla scena musicale locale?

«Reputo la scena vogherese molto stimolante, piena di talenti nascosti e di personalità forti. Abbiamo un parterre di musicisti veramente invidiabile e un altrettanto valido gruppo di autori. Ci sono, come in ogni ambito, voci discordanti e qualche episodio di invidia o gelosia, ma ho avuto la fortuna negli anni di incontrare belle persone, ben disposte alla condivisione».

Eppure le difficoltà per la musica live sono ormai note. Come mai?

«A livello locale il gestore medio non è più disposto a investire così tanto sullo spettacolo musicale visti i costi elevati e la burocrazia scoraggiante. Questo ha portato alla riduzione drastica degli spettacoli “full band” nei locali a favore degli acustici con un numero ridotto di musicisti. Le feste estive a livello locale invece sono ancora molto attive, fortunatamente, anch’esse con budget forse inferiori rispetto ad anni fa, ma c’è ancora la voglia da parte degli organizzatori di promuovere l’attività live delle band delle varie zone».

  di Christian Draghi

Ecco il secondo spettacolo organizzato dagli "Amici del teatro Sociale":La Finta Tedesca di Johann Adolf Hasse un ' opera buffa divertente e tra le più famose di questo grande musicista che, anche se nato in Germania, è stato considerato italo-tedesco tanto che, all'epoca veniva, in Italia chiamato “Il caro Sassone”. Dopo un monologo impegnativo come "Novocento" l'offerta culturale si allarga ad un genere popolare come l' opera buffa. Questa composizione musicale venne proposta come intermezzo tra gli atti di un dramma serio come era "Attalo Re di Bettina" in pratica alla fine di ogni atto del dramma veniva recitato l' intermezzo. Questi intermezzi ebbero un grandissimo successo e si conquistarono la loro autonomia . Dal ruolo comprimario di alleggerimento dello spettacolo si guadagnarono, attraverso il grande consenso del pubblico, la propria dignità. Erano quindi,questi spettacoli, gli antesignani della vera e propria operetta che arrivò dopo.

La "Finta Tedesca" fu programmata in moltissimi teatri italiani ed europei Vienna, Madrid, Copenhagen, San Pietroburgo. Questo spettacolo ha poi un legame molto stretto anche con la commedia dell' Arte ricorrendo a parodie, travestimenti,utilizzo di vari linguaggi distorti.La "Finta Tedesca" verrà proposta in  forma scenica cioè in costume come nell'edizione originale presso la Fondazione Adolescere Viale Repubblica 25 a Voghera, Sabato 15 febbraio 2020 alle ore 21

I costumi sono sempre stata una componente fondamentale del teatro sfumando i contorni tra finzione e realtà e rafforzando il ruolo che l' attore ha nel cercare di calare il pubblico nello spettacolo e molte volte  segnando, impietosamente la differenza tra uno spettacolo professionale e  uno dilettantesco. Protagonista della "Finta Tedesca"  sarà l' ensemble Orchestra da Camera di Voghera con la partecipazione del soprano Ilaria Torciani , del baritono Davide Rocca che è anche regista dello spettacolo e di Alessandro Calcagnile maestro concertatore al cembalo. L' Orchestra da Camera di Voghera fondata piùdi 20 anni fa dal violinista Giorgio Pertusi che ne è Presidente è una delle più importanti realtà musicali del pavese. Si esibisce, da sempre, non solo sul nostro territorio ma anche su quello nazionale collaborando, tra i tanti,con Bruno Canino e Klaus Eichoff.

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È stata pubblicata venerdì 7 febbraio 2020, sul Burl di Regione Lombardia la graduatoria dei progetti ammessi ai contributi regionali nell’ambito dei bandi “Turismo e attrattività” per il sostegno alla competitività delle imprese turistiche e “Sostegno allo start up d’impresa” nei Comuni della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese appartenenti all’area interna Appennino Lombardo – Alto Oltrepò Pavese.

La prima tranche di bandi appena conclusa, e che vedrà una seconda edizione entro pochi mesi, vede l’assegnazione di contributi complessivi per circa 1 Milione di Euro ed un investimento nella creazione di nuove imprese e valorizzazione delle imprese turistiche esistenti complessivo di oltre 2,5 Milioni di Euro per più di 20 imprese beneficiarie (10 rilanci di imprese già esistenti e creazione di 10 nuove).

Per il bando “Turismo ed attrattività” sono 9 i soggetti che hanno proposto la realizzazione di progetti di riqualificazione delle strutture ricettive alberghiere, non alberghiere e dei pubblici esercizi. I progetti di riqualificazione riguardano i seguenti settori: enogastronomia & food experience; natura & green; sport & turismo attivo; terme & benessere; fashion & design; business congressi & incentive. Molteplici infatti le proposte tra cui strutture turistiche per giovani sportivi, nuove offerte per il turismo esperienziale nel comporto luxury e ambiente; valorizzazione dei prodotti tipici locali e delle insegne di tradizione ed infine grande presenza di offerte alberghiere orientate ad un turismo bike&food. 

Per il bando “Sostegno allo start up d’impresa” sono 12 le start up o gli aspiranti imprenditori che hanno proposto la realizzazione di nuovi progetti imprenditoriali per la creazione di imprese da zero oppure il rilancio di imprese nate da non più di 2 anni. Le nuove imprese che nasceranno nel 2020 in Alto Oltrepò Pavese riguardano i seguenti settori: enogastronomia & food experience; natura & green; sport & turismo attivo; agroalimentare ed eco-innovazione.

Molteplici infatti le nuove imprese che saranno realizzate tra cui nuove strutture turistiche (Foresterie e Resort) dedite a bike e benessere; nuove realtà imprenditoriali per la produzione e valorizzazione del Salame di Varzi D.O.P. ed altri prodotti tipici (cibo/vino/birra) dell’Appennino Lombardo nonchè dedite alla promozione e commercializzazione; imprese sportive per la creazione e valorizzazione di pacchetti di offerta cicloescursionistica lungo tutto l’Alto Oltrepò Pavese con noleggio, risalita, accompagnamento sportivo e per famiglie; Imprese dedite alla commercializzazione e-commerce dei prodotti dell’Alto Oltrepò.

 “L’imprenditorialità privata e la previsione di così tante nuove imprese sul nostro territorio nel 2020 rappresenta una grande opportunità per l’Appennino Lombardo – dichiara Giovanni Palli, Presidente della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese e sindaco del Comune di Varzi, capofila dell’Area Interna Alto Oltrepò Pavese – resa possibile dal percorso di attuazione della Strategia nazionale per le aree interne e dalla forte collaborazione che stiamo sviluppando in questi mesi con tutti i soggetti privati e pubblici che insieme a noi credono nel rilancio del territorio.

Un primo segno tangibile della voglia di riscatto e rilancio è stato misurato negli incontri con oltre 300 persone questa estate in 15 appuntamenti nel nostro Oltrepò. Siamo contenti, e sentiamo tutta la responsabilità, della positiva risposta degli imprenditori con la partecipazione nella prima tranche di bandi portata avanti da Regione Lombardia e dalla Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese. Grande è l’attenzione per il rilancio dell’offerta turistica che deve essere di qualità ed orientata ad un turismo slow, green e consapevole delle ricchezze enogastronomiche, storico e culturali oltre alla propensione sportiva e ciclo-escursionistica del nostro territorio. I segnali sono incoraggianti e stiamo lavorando, giorno dopo giorno, per rilanciare il territorio e garantire un supporto a questi nuovi investimenti, in ambiti strategici come turismo ed enogastronomia, con un piano di marketing ed un forte rilancio attrattivo del patrimonio culturale e naturale dell’Alto Oltrepò”.

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"In questi giorni siamo bombardati da notizie - scrive la Croce Rossa di Voghera - che creano inutili allarmismi, timori di contagio e discriminazioni. E spesso gli stessi soccorritori non sanno come comportarsi. Da qui l'idea di una serata organizzata dalla Croce Rossa  per rendere note le linee guida comportamentali per i soccorritori che arrivano direttamente dal Comitato Centrale C.R.I. di Roma. L'appuntamento è per Giovedì 13 Febbraio dalle ore 21 presso la sede della Croce Rossa iriense in via Carlo Emanuele. "Cercheremo di capire insieme che cos'è un'infezione da coronavirus, quali sono i sintomi, cosa fare se si viaggia in Cina e al ritorno, quali possono essere le principali precauzioni da prendere. Ma soprattutto spiegheremo ai nostri soccorritori come agire in caso di contatto con una persona che abbia sintomi sospetti della malattia, seguendo le linee guida della Croce Rossa su scala nazionale" spiegano il Presidente della C.R.I. vogherese Ondina Torti ed il direttore sanitario C.R.I. Michela Quaglini, che sarà la relatrice della serata. Per tutti i cittadini non servono allarmismi, ma seguire semplici regole, come lavarsi frequentemente le mani, coprirsi naso e bocca quando si starnutisce o tossisce, evitare cibi non cotti.
Ricordiamo che la Croce Rossa Italiana mette a disposizione alcune prime risposte alle principali domande di queste ore sulla diffusione dell'infezione e la possibilità per tutti di contattare il numero verde CRI 800-065510 per maggiori informazioni. Con questa serata informativa, anche a Voghera, specifica il Presidente del Comitato, si vuole rilanciare il messaggio arrivato nei giorni scorsi su scala nazionale dal Presidente della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca: "Nelle ultime settimane c'è una tendenza social che porta con sé un'impennata di notizie errate, disinformazione e falsi allarmismi. Un gravissimo fenomeno che allontana dalla reale portata della situazione e soprattutto un danno sociale che la Croce Rossa vuole contrastare, in linea con il Ministero della Salute. Ma è altrettanto importante fermare la pericolosa circolazione di notizie false, foriera di conseguenze gravi quali panico sociale, intolleranza e fenomeni discriminazione e razzismo. Ecco perché è fondamentale promuovere un engagement costruttivo su quello che è un tema ancora in via di sviluppo: la popolazione italiana deve ricevere informazioni corrette e attendibili. I Principi della Croce Rossa Italiana sono il nostro faro e li applichiamo in qualunque azione compiamo: anche in caso di allerta virus l'Umanità viene prima di tutto. Questa è la nostra forza".

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Lunedì 17 febbraio al Teatro Cagnoni di Godiasco per La Parrocchia del Blues, ore 21,00  presenta il CD “Nüd e Crüd”  il nuovo album di Charlie Cinelli, registrato a quattro mani con Dan Martinazzi.
Già il titolo in “dialèt bressà” (dialetto bresciano) ci lascia intuire che ci troviamo di fronte ad un disco davvero originale. Infatti Charlie e Dan – entrambi musicisti bresciani, che condividono la passione per il blues rurale – hanno dato una veste scarna (nuda e cruda appunto) alle tredici canzoni che compongono l’album, con la volontà di dare risalto ai testi, tutti rigorosamente in dialetto bresciano.
Una lunga carriera per Charlie Cinelli che con questa operazione discografica festeggia il quindicesimo disco della sua carriera, dove qui, con il supporto del giovane musicista ma di già lunga esperienza, Dan Martinazzi, si trovano a loro agio nelle atmosfere e sonorità del blues del Mississippi, così come nell’uso degli strumenti impiegati dove – oltre alla chitarra acustica – si possono ascoltare contrabbasso, cigar box e poche percussioni a cura di Max Prandi, grande amico della Parrocchia del Blues.

Ad aprire la serata Andrea Ferraresi (piffero) e Cesare Campanini (fisarmonica e voce) con la musica tradizionale delle Quattro Province. È la musica che unisce culturalmente le province di Alessandria, Genova, Pavia e Piacenza, che nasce per far ballare la gente con valzer, mazurche, polche a saltini, gighe e monferrine.

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Una settimana di raccolta farmaci ed un Sabato che ha visto una grande adesione all'iniziativa che ha messo in campo anche i volontari della Croce Rossa presso la Farmacia Zanini in via Emilia a Voghera. "Dobbiamo ringraziare tutti coloro che hanno risposto al nostro appello e si sono recati in farmacia per donare un farmaco a chi ne ha bisogno ma vive in condizioni di indigenza. In questo modo il nostro Comitato ha voluto dare il proprio sostegno alla Fondazione del Banco Farmaceutico ed ha avuto la possibilità di raccogliere medicinali di cui usufruiranno tutte le famiglie in condizioni di povertà che il secondo Sabato di ogni mese vengono presso la nostra sede a ritirare il pacco di aiuti alimentari" spiega la Presidente della C.R.I. di Voghera Ondina Torti. 4800 le farmacie (con esposta la locandina in vetrina) che aderiscono a questa iniziativa su scala nazionale, che tra l'altro quest'anno compie 20 anni. In Italia, nel 2019, c'e` stato il picco di richieste da parte degli enti, pari a 1.040.607 confezioni di medicinali (+4,8% rispetto al 2018); 473.000 persone povere si sono ammalate e hanno chiesto il loro aiuto per curarsi; in Italia, su 5 milioni di persone in poverta` assoluta, 1 milione 260.000 sono minori, mentre 1 famiglia su 5 con figli e` stata costretta a rinunciare alle cure per ragioni economiche.

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Con un comunicato stampa congiunto della Lista civica Ghezzi Sindaco e della Lista civica Voghera +Libera, viene espressa soddisfazione in merito all'evento sul Coronavirus, presso la Sala Zonca di Voghera .  "Una Sala Zonca gremita, con persone costrette a stare in piedi, ha ascoltato con grande interesse il dibattito sul Coronavirus, organizzato dalla Lista civica Ghezzi Sindaco e dalla Lista civica Voghera +Libera. All'incontro, moderato da Luca Alessandro Paglia (Voghera +Libera), hanno preso parte Giorgio Barbarini, già responsabile dell'ambulatorio di Malattie Infettive del Policlinico San Matteo, Patrizia Longo, medico di base ed Elisabetta Napoli, Specializzanda in Psichiatria (Voghera +Libera).
Il Dott. Barbarini si è detto contento della partecipazione così alta all'incontro, "perché la percezione esatta del problema  è un messaggio importante da inviare a tutta la collettività. Ovvero il problema non vede sino ad ora, in Europa, alcun contagio autoctono, come del resto in Italia. Non c'è alcun allarme dal punto di vista della comune tutela della Sanità pubblica."
Un concetto, quello del rischio inesistente di contagio in Italia, ribadito anche dal medico di base Patrizia Longo: "il mio essere medico di famiglia mi impone il dovere morale di informare correttamente i pazienti contro il falso allarmismo".
E proprio del falso allarmismo si è occupata la Dott.ssa Napoli: "il contagio da evitare è quello dalle false notizie. Bisogna mantenere la mente lucida, concentrandosi sui dati scientifici. Il costante stress cui siamo collettivamente sottoposti, bombardati da notizie che corrono veloci e che devono "bucare lo schermo", ci predispone alla paura e alla sospettosità, finendo per cadere nel tranello della paranoia. È necessario rivolgersi agli esperti, tenendo ben a mente le modalità di contagio e i rischi, che attualmente in Italia sono pressoché nulli, evitando di incorrere in inutili allarmismi o addirittura in forme di razzismo e discriminazione."
Presente ovviamente anche il candidato Sindaco Pier Ezio Ghezzi: "il responsabile della salute pubblica in città è il Sindaco. Abbiamo ritenuto di dover informare i cittadini, come liste civiche. Questo è il nostro modo di intendere la gestione della città: con competenza e rigore nella cura dei problemi. La sala piena ci ha dato ragione".
Infine il relatore dell'incontro Paglia, esprimendo soddisfazione per la riuscita dell'evento, informa che "ne seguiranno altri nelle prossime settimane, con approfondimenti su temi di interesse locale".

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