Sabato, 18 Gennaio 2020
Articoli filtrati per data: Mercoledì, 08 Gennaio 2020

Nella sede del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese c’è davvero aria nuova, com’era stato annunciato più di un anno fa. Tra tavoli di discussione eterna, giri d’Italia con la maglia nera, armonie disarmoniche e trasferte a Merano per essere re per una notte… resta la dura realtà. Mentre il neo direttore, Carlo Veronese, va per cantine come la povera Greta a parlare di futuro e democrazia, all’atto pratico governano sempre altre (il)logiche.

La colonna sonora è di Nino Rota, la sceneggiatura è a metà tra quella del Padrino e quella dei Simpson. Fuori dalla finestra degli uffici consortili c’è il Centro Riccagioia, ancora in attesa di uno scopo, e poco più in là ci sono i discount in cui si svende persino il Metodo Classico DOCG a base di nobile Pinot nero, senza che nessuno batta ciglio.

Il mese scorso, per alleggerire il clima e ritrovarsi per la foto di gruppo, hanno consegnato all’Enoteca Regionale di Broni, dove la Regione c’è ma non si vede, il premio territoriale ai benemeriti dell’Oltrepò Pavese, ribattezzato premio Giorgi Vini, perché Fabiano Giorgi era lo sponsor e ha dato il nome pure al premio territoriale che altrove sarebbe stato patrocinato da un’istituzione. Il Consorzio, per non disturbare, ha messo nella giuria del premio di un’azienda privata il suo direttore. In Consorzio e in Oltrepò è proprio cambiato tutto, anche se accorgersene è difficile se oltre alle parole si ha la pretesa d’individuare fatti. Non sono certamente cambiati - questo è sicuro - i disciplinari di produzione, rimasti quelli con le maxi rese stellari della Prima Repubblica della cisterna, nonostante ne fossero stati approvati di nuovi nel 2018 e nonostante in collina 200 quintali per ettaro non li fa nemmeno il genio della lampada di Aladino se strofini tanto.

L’ha appurato anche la magistratura, nell’ambito dell’inchiesta sul falso Pinot grigio Igt. All’epoca Coldiretti voleva fermare il vino di carta. Ora però ci si può fidare… passata l’inchiesta gabbato lo santo: dunque meglio non porre un tetto a ciò che un vigneto può produrre in media, in fondo Madre Natura può anche concedere ai puffi blu miracolosi raccolti.

Finalmente, però, la stampa nazionale parla dell’Oltrepò per altri motivi. L’11 novembre infatti la testata di settore WineMag, pubblica questo titolo:

«Oltrepò pavese shock: ricatti alle cantine per non perdere l’Erga Omnes». Il pezzo, firmato dal direttore Davide Bortone, si apre così: «O rientri in Consorzio, o compro uve e sfuso da qualcun altro».

Quando nel piatto dell’Oltrepò pavese - scrive Bortone - ci sono gli euro dell’Erga Omnes, i ricatti sono serviti in tavola senza troppi giri di parole. Questo, infatti, l’aut aut col quale sono stati costretti a fare i conti i titolari di alcune aziende di trasformazione di uve. La notizia arriva alla redazione di WineMag.it sottovoce, da fonti che preferiscono rimanere anonime. Si tratta di cantine - si legge ancora su WineMag - il cui business è legato principalmente alla vendita di uve e vino sfuso.

I ricatti non sono stati denunciati alle autorità competenti, ma hanno comportato il rientro in Consorzio di alcune aziende minacciate».

L’erga omnes non è una pozione ma il meccanismo per cui si può chiedere anche ai non soci di sostenere in quota parte specifiche attività consortili. Con un tempismo bruciante, il 27 novembre, 16 giorni dopo il primo articolo, il Consorzio ha risposto tramite la stessa testata smentendo categoricamente ogni presunto ricatto. A certificare che il clima sia sereno e che i metodi sono assolutamente cambiati, come tutto il resto, ci ha pensato l’azionista di maggioranza del Consorzio, Andrea Giorgi, presidente di Terre d’Oltrepò e La Versa, che viene sovente definito dalla stampa amica «il numero uno di Terre d’Oltrepò» (linguaggio che neanche allo stadio con i capi ultras). Giorgi (Andrea) che ha abituato l’Oltrepò all’empatia, al dialogo, alla distensione e all’autorevolezza contrapposti all’autoritarismo del passato, a margine del Cda consortile del black friday ha sobriamente dichiarato:

«Troppo immobilismo su alcune questioni chiave e poca comunicazione interna». Il comunicato prosegue: «Il presidente di Terre d’Oltrepò, Andrea Giorgi, boccia senza giri di parole la gestione dell’ultimo anno del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. Una presa di posizione che si basa su alcune situazioni che si sono venute a creare con la presidenza di Luigi Gatti che hanno portato Giorgi, per divergenze sull’operato, ad abbandonare l’ultimo consiglio di amministrazione». Nell’Oltrepò del vino si respira già aria di Natale. Tanti auguri.

di Cyrano de Bergerac

Davide Pellegrini, classe 2000, è un ragazzo della cosiddetta Generazione Z, la generazione dei giovani che hanno maggiore accesso alle informazioni grazie ad internet, declinata nell’uso di vari supporti tecnologici, dei giovani cresciuti più in fretta e diventati  più  sensibili verso i problemi del mondo e dell’ambiente delle generazioni precedenti. Sono infatti molto abili nel trovare soluzioni rapide ai problemi, sono di fatto molto intraprendenti e portati all’imprenditorialità. Si auto-identificano come leali, compassionevoli, spontanei, avventurosi e di mentalità aperta. Davide vive sulle colline dell’Oltrepò a Solinga, una piccola frazione del comune di Stradella, si è diplomato all’Istituto Tecnico Agrario “Gallini ” di Voghera, lavora nell’azienda vitivinicola di famiglia,  si destreggia nella cucina dell’agriturismo alternandosi con la mamma, ma ha da sempre una grande passione, la lavorazione del legno che lo ha portato al raggiungimento di grandi soddisfazioni personali. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua storia.

Pellegrini, lei è cresciuto in campagna, sempre a contatto con la natura in questo posto Solinga, con una bellissima vista sulle colline circostanti, un luogo quasi magico per un bambino...

«Direi proprio di sì, io ho sempre amato questo posto, fin da bambino, quando c’era bel tempo, stavo fuori tutto il giorno a giocare con la terra e tutto ciò che di “naturale” avevo intorno. Mio papà ha sempre fatto l’agricoltore in questa azienda vitivinicola e nel 2006 ha costruito anche l’agriturismo in questa zona sopra le vigne e devo dire che il mio interesse per l’ambiente si è consolidato anche  grazie a mio nonno, anche lui agricoltore. Mi sono quindi iscritto all’Istituto Tecnico Agrario a Voghera anche se, quando frequentavo la scuola media, i miei insegnanti me lo avevano sconsigliato perché, a loro avviso,  era una scuola troppo impegnativa per me che avevo il problema della dislessia. Ma io, testardo come un mulo (ride), ho sempre avuto un carattere molto risoluto, seguendo la mia filosofia che dice che  nella vita bisogna provarci, ho fatto questa scelta e devo dire, grazie agli ottimi insegnanti che ho trovato nel mio percorso e alla mia caparbietà e impegno nello studio, sono riuscito a diplomarmi con una buona media. Sicuramente ho fatto molti sacrifici perché avevo il problema del viaggio, spesso tornavo a casa a pomeriggio inoltrato, però, grazie a questa scuola, sono riuscito ad imparare un metodo di studio che mi è servito per ottimizzare i tempi e a ritagliarmi degli spazi per fare altre cose».

Quali erano le cose che più amava fare in questi ritagli di tempo?

«Fin da quando ancora frequentavo la scuola materna ho sempre avuto la passione per il disegno. Per me il disegno è sempre stato un mezzo per tirare fuori tutte le mie idee ed anche un ottimo metodo per rilassarmi quando sono stanco. Devo dire poi che il disegno ha avuto un ruolo importantissimo anche nel mio apprendimento, perché la psicologa Laura Forni che mi ha seguito per i miei problemi di dislessia, ha saputo trasformare questa mia passione in strumento per ottimizzare lo studio. Durante il mio percorso scolastico, ho sempre utilizzato dei disegni per meglio ricordare le informazioni. Ad un certo punto il disegno non mi è più bastato per esprimere la mia creatività, avevo bisogno di tridimensionalità, ho iniziato con il dash, la pasta da modellare  ma avevo bisogno di qualcosa di più naturale e così sono passato al legno. A proposito di tridimensionalità, devo fare un passo indietro e ricordare che da bambino ho sempre giocato tantissimo con il LEGO e questo mi ha dato delle competenze strutturali che non avrei mai immaginato di avere, consiglio vivamente ai genitori di far usare le costruzioni ai bambini perché, secondo me, sono fondamentali per sviluppare la creatività e le capacità logiche».

Che cosa creava inizialmente con il legno?

«Il coltellino svizzero ricevuto in dono da mio padre da bambino è stato il mio primo attrezzo di lavoro con il quale ho iniziato intagliando i manici dei bastoni che usavo per andare nei boschi. Utilizzando le forcelle degli alberi creavo dei galletti, scolpendo testa e coda e un giorno mia zia, che doveva fare un regalo particolare, mi ha chiesto di farle una cornice per una fotografia. Avevo 15 anni. L’ho realizzata, le è piaciuta ed anzi mi ha regalato 20 euro. Io felicissimo, ho subito investito quel denaro acquistando in ferramenta una sega e un martello e da lì non mi sono più fermato».

Ha realizzato un suo laboratorio di falegnameria nel tempo?

«Sì, sono partito con un banco da lavoro e degli attrezzi rudimentali e di scarsa qualità e sono arrivato ad avere attualmente una buona attrezzatura professionale. Ho iniziato a fare prima degli oggetti come taglieri ornati con disegni al pirografo o contenitori per amici e parenti ma il tempo durante gli anni della scuola è sempre stato poco. Con legno di recupero ho realizzato il bancone e i pensili della cucina di un appartamentino dell’agriturismo e mi sono molto divertito. Il legno è magico, se pialliamo delle travi che sembrano bruttissime, otteniamo un materiale praticamente nuovo con delle bellissime venature. è molto bello valorizzare quello che la natura ha creato».

Quando ha concepito l’idea di costruire una vera e propria casa di legno?

«Quando ero in quarta superiore ho partecipato con la scuola ad un progetto di trekking in Valle Staffora e durante questa esperienza ho conosciuto i ragazzi dell’associazione culturale “Pietra verde” che hanno un rifugio  in Val Curone e durante l’estate organizzano un gruppo di tende vicino al rifugio per dare ospitalità ai visitatori. Un’altra delle mie passioni è la montagna e così, durante l’estate, sono andato a trovarli. Parlando del più e del meno è uscita l’esigenza del rifugio di avere un aiuto in cucina per una settimana e così mi son fermato e cucinavo paste e risotti. Mentre ero lì, mi sono offerto di  riparare una ringhiera di legno di una scala. Sono stati entusiasti del mio lavoro, abbiamo iniziato a fare dei progetti ed è nata l’idea di costruire una casetta ecosostenibile con cento per cento materiali di recupero e che potesse ospitare la gente anche nei periodi un po’ più freddi».

A che cosa si è ispirato per progettare questa casa di legno?

«L’idea della struttura della casa era nata 5 anni prima nel boschetto vicino a casa dove, con i miei amici, avevo costruito una casetta sull’albero che in pratica ho riprodotto al rifugio in dimensioni maggiori. Non bisogna mai dare niente per scontato nella vita. Abbiamo iniziato la costruzione a gennaio con temperature bassissime perché il rifugio è a 1100 metri. Stavo frequentando l’ultimo anno di scuola, dovevo prepararmi in vista dell’esame di maturità e ho dovuto organizzarmi al meglio per non trascurare lo studio e portare avanti il mio progetto che sognavo di vedere finito al più presto. Un progetto impegnativo, di dimensioni 4m x 7m di base e quasi 4m di altezza, su di una piattaforma a 50cm dal suolo. è stata una sfida con me stesso.  Era la prima volta che mi cimentavo in una costruzione così grande. L’ho realizzata usando legno di bancali che alcuni ragazzi smontavano di volta in volta. Per il tetto ne ho usati circa 200. Ho dovuto tenere conto poi di tutti i problemi di sicurezza perché le persone dovevano essere tranquille quando andavano a dormire lì. Dopo vari tentativi ho deciso di realizzare la casetta con un angolo di apertura di 60° che mi permetteva di rendere la struttura molto solida e faceva scivolare via facilmente la neve dal tetto. Uscivo dalla scuola alle 15.00, in un’ora di macchina ero a destinazione, lavoravo fino alle 18.00/19.00 aiutato dai gestori del rifugio. Poi tornavo a casa e dovevo studiare. è stato un periodo molto faticoso ma non mi accorgevo della stanchezza perché ero troppo preso dal progetto.  L’ho terminata nel mese di giugno, prima della maturità. L’ho anche arredata con un letto, un soppalco con un altro letto, una poltrona e alcune piccole luci. All’esterno ho realizzato due poltrone per il balcone».

Cosa ha provato quando ha visto il suo progetto finalmente realizzato?

«A metà febbraio avevamo finito la base e a terra avevo costruito la travatura del tetto e, quando le due persone che mi aiutavano hanno alzato insieme il primo anello, mi sono emozionato e quasi commosso. Finché il progetto era nella mia testa era un conto ma vedere una struttura alta quasi 5 metri realizzata è stato fantastico! Ho sostenuto l’orale della maturità il 27 di giugno e dopo due giorni son partito per la vacanza di una settimana nella mia casetta tra i faggi in alta montagna. Una bella soddisfazione. Quando son tornato ho postato le foto sul mio profilo Instagram e una mia amica mi ha fatto conoscere il blog “Narrando Oltrepò” che consiglio a tutti perché fornisce notizie molto interessanti sul nostro territorio. Mi hanno contattato per far conoscere la mia esperienza. Ho ricevuto tantissimi like sulla mia pagina Instagram e da lì mi ha addirittura contattato il “Corriere della sera”. Un successo incredibile! Parlando con i ragazzi dell’associazione, è scaturita l’idea di progettare un mini – villaggio di casette e dobbiamo organizzare un budget per la costruzione. Sono molto orgoglioso e felice!».

Pensa di continuare gli studi compatibilmente con tutti i suoi progetti?

«Ho voglia di apprendere e di crescere in tutti i campi e non escludo di frequentare qualche corso di specializzazione a livello universitario. Vedremo, non ho ancora deciso bene. Inizio ora un corso di soft skills, abilità trasversali, public speaking e poi mi impegnerò sicuramente a sviluppare un’agricoltura che si sposi con l’ambiente, che pensi al benessere delle piante perché se una pianta sta bene, produce buoni frutti. Da quattro anni in azienda non usiamo nessun tipo di prodotto chimico con buoni risultati. è un percorso che ci porta chiaramente a doverci accontentare di quello che la terra ci offre. E poi, secondo me, bisogna mettere una grande passione in qualsiasi campo e essere sempre attivi».

 di Gabriella Draghi

è passato circa un anno da quando Gianni Schiesaro, storico direttore della Fondazione Adolescere di Voghera, ha passato il testimone a Silvia Armandola. La neo direttrice racconta il primo anno al timone di una delle più antiche istituzioni dell’Oltrepò, nata nel 1870 come orfanotrofio maschile e femminile e dal 2003 trasformatasi in fondazione no profit. Ogni anno 3000 studenti passano per le sue strutture residenziali. Più di 200 ragazzi con le rispettive famiglie fanno parte del servizio di tutela ai minori, mentre una cinquantina è seguita in modo sistematico dai servizi di affiancamento o residenziali. Ci sono poi tra i 30 e i 35 giovani adulti con fragilità psichica compresi nel programma riabilitativo. Completano il quadro circa 200 giovani atleti circoscritti nell’ambito sportivo. Questi sono i numeri, oltre ai quali però c’è un interesse nei confronti del processo di crescita dei minori immutato negli anni al punto da essere ormai una vera e propria missione, quella di «rendere l’adulto attento alle problematiche adolescenziali per essere un adulto capace di relazionarsi con i minori, con i giovani».

Armandola, qual è lo scopo finale del percorso?

«Miriamo a rendere questi stessi giovani “imprenditori” del loro stesso futuro, tramite percorsi non di assistenza ma piuttosto di accompagnamento, in cui il rapporto tra ragazzi e operatori è simmetrico. Il tutto con una grande considerazione del territorio: non siamo un ente alienato ma ben inserito nel contesto comunale, provinciale e regionale. L’associazione si rivolge a ragazzi non ancora maggiorenni e a giovani adulti con problematiche psichiatriche tramite quattro aree di intervento: l’area minori, l’area psichiatrica, l’area scolastica e l’area dedicata al tempo libero».

Ci descriva il funzionamento di queste aree di azione.

«L’area minori consiste in un servizio di affiancamento alla famiglia: si occupa di minorenni che si trovano in condizioni familiari  problematiche, assistiti tramite un percorso di affiancamento – anche diurno –  o di residenzialità che sostenga la crescita di questi ragazzi; nonostante il nostro target principale sia costituito dai bambini, non dimentichiamo gli adulti: c’è anche un grosso impegno da parte degli operatori,che sono tutti educatori professionali, a sostegno delle famiglie stesse – chiaramente quando è possibile intervenire a questo proposito. Il servizio è accreditato presso l’ATS di Pavia e monitorato dai controlli della medesima agenzia. Per conto del comune di Voghera, invece, gestiamo un servizio di più recente attivazione, ossia di tutela dei minori, in cui operano più che altro assistenti sociali e psicologi, al fine di riconoscere i problemi interni a una famiglia, gestirli e risolverli. Vi è l’area psichiatrica, cosiddetta riabilitativa, in cui ci prendiamo cura di giovani adulti con problemi di tipo psichiatrico, appunto. Abbiamo un centro diurno e degli alloggi di residenzialità leggera destinati a persone che, dopo un percorso di cura, si sono stabilizzati dal punto di vista clinico e possono quindi vivere autonomamente ma sempre supportati dai nostri operatori».

La collaborazione con le scuole del territorio è un sodalizio che dura ormai da vent’anni...

«Esatto, da vent’anni è attiva l’area dedicata ai progetti per le scuole e con le scuole – dalle elementari all’università – le cui attività si svolgono nelle nostre sedi di Pietragavina, Romagnese e al Passo Penice. Per quanto riguarda soprattutto le elementari e le medie, quest’area educativa è trattata con l’uso di un sistema educativo che ha lo scopo di prevenire e intercettare fenomeni di bullismo, di esclusione rispetto al gruppo classe o difficoltà di comunicazione; in sostanza, il LARA: Laboratorio per le Aggregazioni e le Relazioni con gli Adolescenti. Il progetto, che per la classe ha valore curricolare, si svolge tramite uno stage di 3 giorni presso una delle nostre sedi, a Pietragavina oppure a Romagnese. I ragazzi sono entusiasti di tale iniziativa, in quanto viene vista come una “gita”: e lo è anche, ma accanto allo svago sono inseriti momenti di lavoro collettivo e cooperative learning, dove ognuno può dimostrare i propri punti di forza – che non sempre a scuola possono essere messi in risalto – in funzione del gruppo, a vantaggio di sé e della classe. L’esperienza è come un acceleratore dei processi relazionali: per questo lo proponiamo all’inizio della vita scolastica di un gruppo classe».

Da cosa è motivata la scelta di collocare nei due paesi ulteriori sedi? A che cosa è adibita quella a Passo Penice?

«Nel ’91 il presidente della Comunità Montana ci ha messo a disposizione la struttura di Pietragavina, che in quegli anni non veniva utilizzata, essendo a conoscenza del fatto che avessimo bisogno di una sede per dare il via ai nostri progetti scolastici. L’ubicazione è particolarmente favorevole in quanto ci ha permesso di sviluppare OltreLARA, progetto incentrato sulla sensibilizzazione al valore del territorio che procede di pari passo con il percorso di relazione interpersonale. Con la crescita di domanda ci siamo allargati anche a Romagnese, in cui abbiamo a disposizione anche un maneggio, valore aggiunto in quanto il cavallo è un ottimo attivatore di relazioni: non tanto per andare a fare equitazione, quanto per sviluppare un ulteriore livello di sensibilità di interazione, trasferibile  nel bagaglio di competenze che i ragazzi devono acquisire al termine dello stage».

A che cosa è adibita la sede collocata a Passo Penice?

«Abbiamo acquisito la Penicina perché, a fronte delle precedenti strutture dedicate ai più giovani, ne mancava una dedicata all’adulto studente universitario. E’ un complesso di tre residenze, dotato di spazi adibiti allo studio, ai pasti, all’amministrazione, il tutto immerso nella suggestione del parco della Penicina, frequentato specialmente da chi ha fatto del LARA in quanto metodo educativo l’oggetto dei propri studi. In questa stessa sede realizziamo anche della formazione residenziale per gli insegnanti, che possono usufruire della nostra offerta formativa, i cui corsi sono certificati dal MIUR».

La quarta ed ultima area d’intervento riguarda il tempo libero. Cosa proponete?

«Esatto: si declina in due pilastri principali che sono “Civica musica” e “Polisportiva”. Quest’ultima nello specifico riscuote molto successo, tant’è vero che speriamo di poter consolidare  il prima possibile le sezioni sperimentali che abbiamo istituito a Varzi e a Romagnese, con l’intento di creare una rete territoriale che tenga in contatto i comuni ma soprattutto i ragazzi. La disciplina scelta per Polisportiva è la pallavolo: presenta tutti i benefici di uno sport di squadra, è molto inclusiva, educativa e bilanciata tra i sessi. Polisportiva presenta parecchie squadre che competono anche in serie C; la componente agonistica, tuttavia, è inserita quanto basta a motivare. Non è l’aspetto dominante, anzi è nettamente subordinata allo scopo educativo e di iniziazione allo sport per cui si sono create le nostre squadre. Vogliamo che, nel gioco, i ragazzi trovino benessere. è da sottolineare inoltre la partecipazione energica e assidua dei genitori, alcuni dei quali si fanno carico della direzione delle squadre».

Sono già state pianificate novità nella programmazione Adolescere?

«Non abbiamo in mente, per ora, di attuare nuove iniziative che partano da noi. Tuttavia, siccome uno dei nostri obiettivi è di radicarci sempre di più nel territorio, siamo sempre molto disponibili nel partecipare o nell’accogliere eventi promossi da associazioni o unità locali, in modo tale da mettere a disposizione dei nostri giovani una gamma di opportunità il più vasta possibile».

  di Cecilia Bardoni

Con la miglior prestazione assoluta in Gara 1 e in Gara 3 e il tempo complessivo di 7’31” e 11 centesimi, il lariano Giancarlo Maroni Jr, su Osella PA 21/J, si riconferma vincitore del Challenge del Lupo corso in una fredda e umida domenica di novembre sulla pista di Castelletto di Branduzzo, teatro della competizione valida per il tricolore della specialità. Alle spalle del Campione Italiano Formula Challenge in carica, staccato di 18” e 10 centesimi, si piazza Antonino Scolaro, anche lui al via dei 1850 metri del percorso di gara da ripetere tre volte in altrettante manches con una Osella PA 21/J. Gradino più basso del podio, a soli nove centesimi, per il giovane Erik Campagna che con la sua Formula Arcobaleno porta a casa, oltre ad una meritata vittoria in Gruppo E2 SS, la conferma di essere ancora una volta l’under 23 più veloce della partita.

Detto degli specialisti del settore che occupano il podio assoluto, andiamo ora a citare alcuni dei piloti locali che meglio si sono esibiti nella gara pavese e finiti sul podio di classe, iniziando dall’onnipresente Andrea “Tigo” Salviotti che al volante della Peugeot 106 S, si é aggiudicato la vittoria di classe RS1.6.

Il portacolori della Efferre Motorsport ha preceduto Paolo Burgazzoli su Citroen C2 VTS per i colori della Scuderia Piloti Oltrepo. In Gruppo N, classe fino a 2000 l’oltrepadano Roberto Nespoli con la Clio RS si é imposto precedendo il portacolori della Scuderia Piloti Oltrepò, Nicholas Riccardi su di una vettura gemella. Sempre in Gruppo N, ma in classe 1600, si registra il primo e quarto posto dei portacolori della Efferre Motorsport di Rmagnese rispettivamente con Davide Melioli (Peugeot 106) e Davide Sozzani (Citroen Saxo Vts). Vittoria nella RSTB 1.6 Plus di Roberto Reino al volante della Mini Cooper. Secondo posto nella E2SH 2000 per il vogherese Angelo Bonini su Fiat X1/9 motorizzata Honda, mentre nella SS-S5 c’é il terzo posto di Marta Achino sull’intramontabile Fiat Uno 70, che agguanta un piazzamento analogo anche nella classifica femminile. Tra le storiche, in classe HST1 2000, vince Luca Albera al volante dell’Alfa Romeo Alfetta per i colori Efferre.

 di Piero Ventura

"Ingiurie sui social; plausi per la morte di cacciatori; sedi imbrattate; appostamenti fissi distrutti; cacciatori, perlopiù anziani, attaccati fisicamente da gruppetti di facinorosi. In Lombardia sono stati danneggiati una decina di appostamenti tra novembre e dicembre. L'associazione - che chiede un incontro con il ministro dell'Interno e parla di clima di odio e violenza - sottolinea che "l'intensificarsi di atteggiamenti sempre più diffusi di intolleranza nei confronti di una attività che è prevista e regolamentata dalla legge, esercitata da cittadini autorizzati dopo essere stati sottoposti a visite, controlli medici e verifiche di polizia, in modi e tempi stabiliti dalla scienza e dalle istituzioni".

Il governo torna all’attacco con le campagne civiche. Ma non è solo. Il provvedimento in oggetto è diventato bipartisan. Per gli estimatori sono azioni etiche, per i detrattori un modo per incamerare risorse con sanzioni e tasse. Chi non ricorda le polemiche sulle merendine e la plastica. Ma in questo caso il quadro è un po' diverso. Ci si occupa della brutta abitudine degli automobilisti di guidare utilizzando lo smartphone. La Camera dei Deputati si appresta ad esaminare una nuova riforma al Codice della Strada che vuole portare le sanzioni, contro chi guida usando il cellulare, fino 1700 euro circa.

Secondo il Codice della Strada in vigore, la guida usando il cellulare è sempre vietata. Un divieto non generico. E’ vietata la telefonata come la consultazione del cellulare, l’invio di SMS o chattare, rifiutare una chiamata fino l’impiego delle mappe per orientarsi con la strada. In pratica non si può toccare il telefono e distogliere le mani dal volante. Attualmente le sanzione per chi contravviene alle disposizioni vanno da 161 euro a 647 euro, con la decurtazione di 5 punti dalla patente. Se poi nei 24 mesi successivi al primo verbale si viene multati di nuovo per la stessa ragione la patente viene sospesa da 1 a 3 mesi.

Ma con le nuove norme che sono già state licenziate dalla Commissione Trasporti a luglio, in un clima appunto bipartisan, la Camera dei deputati sta proponendo un inasprimento delle sanzioni. Si prevede un fortissimo aumento delle multe per chi guida con lo smartphone: da un minimo do 422 euro ad un massimo di 1697 euro, e sospensione della patente fino a 3 mesi in caso di recidiva. La guida col cellulare è una delle cause più rilevanti di incidenti stradali, insieme all'alta velocità, e con la distrazione in generale.

Lo smartphone, secondo i dati ISTAT, causa il 16,2% del totale degli incidenti. Sono 36.000 quelli calcolati nel 2017. E per quanto vi siano continuamente campagne per evitare l’uso dei cellulari alla guida gli incidenti negli anni non sembrano essere calati. Occorre sapere che i tempi di reazione di chi guida e contemporaneamente usa un dispositivo elettronico si riducono del 50%. L’Anas ha calcolato che per fermare il proprio veicolo mentre si sta parlando con il cellulare in mano occorrono 39 metri di spazio a fronte di 8 metri se invece si usa auricolare o kit vivavoce (in sostanza 31 metri in più). Usare il cellulare alla guida è come essere ubriachi perché il dispositivo abbassa la soglia di attenzione rendendola simile a quella di chi guida con un tasso alcolemico di 0,8 g/litro (il limite è 0,5).

L’uso del cellulare alla guida sembra un problema non di facile soluzione e che forse richiederebbe interventi massivi e profondi che mettano in discussione gli stili di vita. Infatti il quadro italiano peggiora se guardiamo Paesi come gli Usa. Nel 2014 il National Safety Council, "Injury Facts", ha rilevato che l'uso del cellulare provoca il 26% degli incidenti automobilistici americani. Negli Usa un incidente su 4 è provocato dall’uso del cellulare. Addirittura all'inizio del 2013, le quattro maggiori compagnie di telefonia mobile degli Usa avevano lanciato una campagna pubblicitaria congiunta contro gli SMS durante la guida. Ma non c’è stato verso di ridurre gli incidenti. Il numero è comunque aumentato negli anni successivi. E la situazione è così grave che in 12 Stati, tra cui il District of Columbia (lo Stato con la città di Washington), Puerto Rico, Guam e le Isole Vergini hanno reso illegale l'uso di dispositivi portatili durante la guida e in 43 vietato accedere agli SMS dei cellulari.

Sabato 11 Gennaio alla Certosa Cantù di Casteggio ci sarà la presentazione delle serate di fotografia che si terranno a partire dal mese di Gennaio a Casteggio. La prima serata sarà sabato 11 Gennaio con la presentazione, proseguiremo poi con incontri settimanali nelle serate di lunedì dalle 21:00 alle 23:00 e arriveremo fino a lunedì 15 giugno.

Il programma è ambizioso, sarà suddiviso in tre parti:

CORSO DI FOTOGRAFIA DI BASE

SERATE DEDICATE A TECNICHE SPECIFICHE APPROFONDITE

SERATE DEDICATE AI GRADI FOTOGRAFI.

Il corso di base e le serate dedicate ai grandi fotografi saranno tenute da Roberto Maggi, le serate dedicate a tecniche approfondite saranno tenute da Moreno Bordoni, Giuseppe Trupia, Michele De Gregorio, Mario Siringo. L’organizzazione sarà di Foto Digital Casteggio con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Casteggio, con la collaborazione di “Amici sulle rive del Po”. Le serate sono gratuite e aperte a tutti previa iscrizione : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Riassunto delle serate periodo invernale dedicate al corso di fotografia: 

  • Sabato 11 Gennaio ore 21:00 presentazione alla Certosa Cantù di Casteggio
  • Lunedì 20 Gennaio prima serata dalle 21:00 alle 23:00 circa
  • Lunedì 27 Gennaio seconda serata dalle 21:00 alle 23:00 circa
  • Lunedì 03 Febbraio terza serata dalle 21:00 alle 23:00 circa
  • Lunedì 10 Febbraio quarta serata dalle 21:00 alle 23:00 circa
  • Lunedì 17 Febbraio quinta serata dalle 21:00 alle 23:00 circa
  • Lunedì 24 Febbraio sesta serata dalle 21:00 alle 23:00 circa
  • Lunedì 02 Marzo settima serata dalle 21:00 alle 23:00 circa 

Riassunto serate periodo primaverile dedicate ai grandi fotografi: 

  • Lunedì 04 Maggio dalle 21:00 alle 23:00 circa
  • Lunedì 11 Maggio dalle 21:00 alle 23:00 circa
  • Lunedì 18 Maggio dalle 21:00 alle 23:00 circa
  • Lunedì 25 Maggio dalle 21:00 alle 23:00 circa
  • Lunedì 08 Giugno dalle 21:00 alle 23:00 circa
  • Lunedì 15 Giugno dalle 21:00 alle 23:00 circa 

Programma serate di fotografia

Sabato 11 Gennaio Serata di presentazione “Serate di Fotografia” 

  1. Lunedì 20 Gennaio:
  • La fotografia in generale
  • La fotografia analogica e il digitale
  • La scelta della fotocamera
  • Differenze tra reflex e mirrorles
  • Gli obbiettivi in generale
  • La temperatura della luce
  • Proiezione di un’intervista-documentario su Gianni Berengo Gardin 
  1. Lunedì 27 Gennaio:
  • La fotocamera tutte le sue regolazioni e componenti:
  • Priorità di tempi – diaframma – automatico – program –  manuale – posizione bulb - 
  • Iso
  • Bilanciamento del bianco
  • Estensione dei file Raw – Jpg
  • Esposimetro
  • La scheda di memoria
  • Batteria – Battery grip
  • Scatto multiplo – singolo
  • Autofocus – fuoco manuale
  • Proiezione di un’intervista- documentario su Steve Mc Curry 
  1. Lunedì 03 Febbraio:
  • Serata dedicata alle lunghe esposizioni, tramonti, riprese notturne con MORENO BORDONI, GIUSEPPE TRUPIA, verranno proiettate immagini scattate dai due fotografi. 
  1. Lunedì 10 Febbraio:
  • Gli obbiettivi:
  • Fisheye
  • Grand’angolo
  • Normale
  • Teleobbiettivo
  • Gli zoom
  • Obbiettivo macro
  • Obbiettivo decentrato
  • Obbiettivo basculante
  • Obbiettivo catadiotrico
  • Duplicatore di focale
  • Tubi di prolunga
  • Stabilizzatore
  • Il flash:
  • I diversi tipi e modelli
  • Numero guida
  • Regolazione manuale - ttl
  • Pannello riflettente
  • Trepiede:
  • I vari modelli
  • Modalità d’uso
  • Telecomando:
  • Vari modelli
  • Modalità d’uso
  • Filtri:
  • Polarizzatore
  • UV
  • Skylight
  • Densità neutra –ND
  • Proiezione di un’intervista-documentario su Ferdinando Scianna 
  1. Lunedì 17 Febbraio:
  • Serata dedicata alla fotografia subacquea, tecniche di ripresa e attrezzatura con MICHELE DE GREGORIO verranno proiettate di immagini scattate sui fondali di Ischia e nella baia di Portofino. 
  1. Lunedì 24 F4bbraio
  • Il punto di vista
  • La composizione dell’immagine
  • La regola dei terzi
  • La sezione aurea
  • Fotografie quadrate- rettangolari, la differenza
  • La silhouette
  • Bianco e nero - colore
  • I colori complementari
  • La post produzione
  • La stampa
  • L’archiviazione dei file
  • Leggi e regole sulla ripresa di immagini e sulla loro pubblicazione
  • Proiezione di un’intervista-documentario su Oliviero Toscani 
  1. Lunedì 02 Marzo:
  • Serata dedicata alle riprese video, tecniche di riprese e di inquadrature cinematografiche e televisive con MARIO SIRINGO. 

FINE CORSO 

SERATE DEDICATE AI GRANDI FOTOGRAFI 

  • Lunedì 04 Maggio:
  • Serata dedicata a SEBASTIANO SALGADO con la proiezione del film documentario “Il sale della terra”
  • Lunedì 11 Maggio:
  • Serata dedicata a GIANNI BERENGO GARDIN con la proiezione di audiovisivo, filmati, interviste e del film “La poesia in bianco e nero”
  • Lunedì 18 Maggio:
  • Serata dedicata a ZENG YI e LOU GUANG con la proiezione di audiovisivo, filmati e interviste.
  • Lunedì 25 Maggio:
  • Serata dedicata a FERDINANDO SCIANNA con la proiezione di audiovisivo, filmati e interviste.
  • Lunedì 08 Giugno:
  • Serata dedicata a JOSEF KOUDELKA con la proiezione di audiovisivo, filmati e interviste.
  • Lunedì 15 Giugno:
  • Serata dedicata a GRAZIOANO PEROTTI e MARCELLA MILANI con la proiezione di audiovisivo, filmati e interviste.

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

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