Lunedì, 20 Gennaio 2020
Articoli filtrati per data: Domenica, 05 Gennaio 2020

Le Partite Iva, chiamate anche donatori di imposta, non vanno odiate, ma salvate. Federcontribuenti: ”Con un fatturato di 45 mila euro, pagando tutte le imposte, resta un guadagno netto di 17 mila euro, con quale coraggio parlano di carico fiscale ridotto? Nel 2020 non avremo alcuna crescita economica, saremo ancora ultimi tra tutti i Paesi Ocse e questo perché resta la tendenza ad assassinare fiscalmente chi produce denaro ed occupazione”. Senza permessi o ferie pagate, senza il diritto ad ammalarsi e solo il 25% riesce a tenere aperta la P. Iva fino all’età pensionabile ”perdendo tutti i contributi Inps e Inail ed ENASARCO”. Il reddito medio di una P.Iva è calato di 7 mila euro negli ultimi 10 anni. Un dipendente senza persone a carico costa al datore di lavoro il 47,88% in più rispetto al netto che percepisce. ”Non c’è lavoro, mi apro una Partita Iva per creare lavoro e occupazione e cosa fa lo Stato? Mi giudica evasore fiscale sul nascere e mi taglieggia senza sosta e logica”.

Perché le P. Iva sono così mal viste da tutti? ”Una leggenda creata ad arte dai politici per giustificare i continui aumenti di imposte o altre forme di tortura fiscale. Per i governi le P. Iva sono solo bancomat al pari dei pensionati”. Gli autonomi sono 5,3 milioni, il 23,2% degli occupati e sono in forte calo rispetto al 2016 quando contavamo una armata di 8,6 milioni di P. Iva. Cioè meno 3,3 milioni di lavoratori in circa 3 anni e molti meno sopravviveranno al 2020”.

Il 71% sono persone fisiche e negli ultimi 10 anni hanno chiuso più di 257 mila imprese attive:

” il 25,8% degli autonomi vive al di sotto della soglia di povertà calcolata dall’Istat”.

I controlli fiscali dietro la favola della lotta all’evasione fiscale.

”Tutti gli autonomi in questi giorni aprono la pec tremando. Ogni fine anno arrivano sanzioni da parte di Inps con ricalcoli misteriosi basati su vecchie dichiarazioni dei redditi anche di 6, 7 anni prima con intimazioni a pagare entro 5 giorni. Il 98% delle Partite Iva ha in corso rateizzazioni per debiti o mancati pagamenti che si accumulano alle scadenze fiscali insomma, è come rincorrere continuamente una meta che di anno in anno si sposta 10 km in avanti”.

Lo Stato in sintesi attua una pressione fiscale differenziata e oppressiva dietro quella leggenda che vede gli autonomi come evasori fiscali per antonomasia. ”Perché un piccolo imprenditore non deve avere diritto ad ammalarsi? Perché non deve aver diritto a delle ferie pur oppresso da mille adempimenti fiscali? Per cosa versa tutte le tasse?

Pagare una tassa su soldi che non sono stati ancora guadagnati.

”Si chiama imposta sul valore aggiunto laddove un autonomo deve anticipare soldi allo Stato su un ipotetico guadagno. Proporremo una serie di iniziative legislative contro tutti questi adempimenti fiscali che rischiano di decapitare quei lavoratori che rappresentano il motore economico del Paese. La pace fiscale ha fallito, occorre tagliare del 60% tutti gli adempimenti fiscali e burocratici, snellire le procedure e prevedere una maggiore elasticità nelle scadenze per evitare continui ricalcoli e cartelle esattoriali che mettono a rischio attività lavorative sane”.

La vita di una Partita Iva.

”Ogni anno subiscono 100 controlli da 15 diversi Enti; un controllo ogni 3 giorni e il 25% di questi controlli si tramutano in un verbale – prima paghi e poi contesti e se non paghi arriverà una bella cartella esattoriale. Il 90% delle Partite Iva viene oppresso da fidi bancari con tassi altissimi e per garanzia devi dare tutto quel che possiedi – perché una Partita Iva si deve sempre maltrattare tanto non esiste sindacato di categoria, nessuno che li tuteli. Devono poi pagare il consulente del lavoro e il commercialista e avere sempre sul libro paga un avvocato tributarista. Poi deve stare al passo con i tempi, con le tecnologie e vai con il costo delle licenze dei software. Poi ci sono gli F24; la dichiarazione del modello unico, l’Irpef, l’Irap, spesometro e vecchi studi di settore e per alcuni la cassa edile e poi la camera di commercio e ancora pregare ogni volta scade il DURC. E i corsi di formazione o per la sicurezza dei luoghi di lavoro? E il Sistri e il registro dei rifiuti? E i dipendenti da pagare? Terrorismo psicologico, ecco cosa subisce un lavoratore autonomo che passa le notti in bianco nel vano tentativo di far quadrare i conti e magari anche mantenersi una famiglia. In Italia il 95% sono micro imprese e, tranne qualche rara eccezione, sono tutte indebitate con il fisco e vogliono lasciarvi credere che sono indebitate perché evasori. Questa è una menzogna, una gogna vera e propria. La verità è che queste Partite Iva pagano e sostengono le vostre pensioni e i vostri stipendi pubblici; e mantengono anche il reddito di cittadinanza”.

Il mese scorso a Linarolo si è tenuta la terza edizione di Ponte Becca News, l’ormai immancabile appuntamento organizzato dal Comitato Ponte Becca per informare la cittadinanza circa lo stato dell’arte relativo alla strategica infrastruttura situata nei pressi della confluenza fra il Po e il Ticino. Abbiamo incontrato il sindaco di Mezzanino, Adriano Piras, per conoscere tutti gli ultimi aggiornamenti sul ponte. O meglio: sui ponti. Quello vecchio e quello nuovo, attualmente in fase di progettazione.

Sindaco, tanto per iniziare tornerei sullo status quo del “ponte vecchio” e su ciò che gli sta intorno. I pilomat sono croce e delizia dei sistemi di sicurezza di questo ponte: funzionano bene, quando non sono rotti. E i guasti purtroppo non sono rari... anche perché c’è chi si diverte a sbatterci contro.

«Più volte ho avuto occasione di parlarne con il presidente Poma. Gli ho anche proposto un’alternativa ai pilomat attuali: mettere delle sbarre, come quelle all’ingresso delle autostrade. Certo, le sfonderebbero lo stesso; però il prezzo per sistemarle sarebbe molto più basso. Il pilomat è una bella idea, e la colpa non è della provincia se ci sono dei problemi. A volte a romperli è addirittura il “fuoco amico”... Ora il lato di Mezzanino è di nuovo giù, da qualche giorno.»

Di chi è la colpa?

«Tante volte la colpa è di persone che pensano di essere furbe, e si mettono in coda alla corriera pensando di recuperare del tempo. Quando la corriera passa, il pilomat si alza subito e loro ci si schiantano sopra. Finché ci sono guasti che richiedono interventi di elettronica, questi vengono risolti nel più breve tempo possibile, con piccoli costi. Ma quanto ci vanno a sbattere sopra, i tempi si allungano e i costi si alzano. Poma mi ha detto che hanno preso alcuni pezzi in più, da tenere di scorta.»

Ma con i pezzi di scorta non varrebbe la pena aggiungere, allora, una seconda barriera oltre a quella già esistente? In questo modo, qualora si rompesse il primo varco, resterebbe attivo il secondo.

«Ne abbiamo parlato ed è stata chiesta anche questa seconda opzione.»

La tanto agognata rotatoria sul lato Mezzanino pare essere ancora lontana dall’essere realizzata. Qual è la sua posizione?

«La rotatoria serve, perché quando si arriva davanti al ponte con un mezzo pesante ci si accorge di non poter passare, ma ormai è troppo tardi: si creano disagi, soprattutto ai pendolari costretti ad affrontare lunghe code quando si verifica questo caso. È da un anno e mezzo che chiedo questa rotatoria. Che è stata appoggiata pienamente dal presidente della provincia.»

Si era pensato di utilizzare i fondi derivanti dal ribasso degli ultimi lavori al ponte, proprio per realizzare la rotatoria... ma l’idea è rimasta sulla carta.

«È stato assegnato un bando per il rifacimento del ponte, lavori per un milione e mezzo di euro. Il ribasso è stato di 130mila euro, che non bastano per fare la rotonda. Quindi si è voluto destinare questi soldi alla casa cantoniera.»

Appunto: la casa cantoniera di Mezzanino. Con le economie dell’ultimo lotto di lavori, come ha detto, arriverà il recupero. Si parla di spazi destinati alla polizia provinciale, alla protezione civile ed alle associazioni che si occupano del ponte. Per un comune come Mezzanino potrebbe trattarsi di un polo strategico.

«La proprietà della casa cantoniera è della provincia. Ho chiesto al presidente di donarcela perché, prima di tutto, volevo dare una sede idonea la Protezione Civile di Mezzanino.»

Funziona questa realtà?

«Quando sono diventato sindaco mi sono trovato con soltanto due persone in Protezione Civile, ma con un territorio come il nostro per me si tratta di un tema importante. Fatto sta che ora i volontari sono 27 e puntiamo ad andare anche oltre. Ci stiamo lavorando. Sono state acquistate divise, stivali, guanti e caschi. Un investimento di 5mila euro per il primo anno e altri 3mila per altri 3 anni. E tutti vanno sempre in giro a fare corsi e aggiornamenti.»

Perché c’erano soltanto due persone nel gruppo?

«Prima era un gruppo un po’ chiuso, e subito dopo le elezioni ne sono usciti tutti quanti. Bisognava un po’ riprenderlo in mano. Oltretutto Mezzanino è comune capo COM. Sto iniziando a parlare di questo tema con i sindaci di Campospinoso e Albaredo, per unire le forze con questi altri due comuni e fare un lavoro di unione, in modo che tutti possano trovare spazio nella casa cantoniera. Ci sarà anche la Polizia Provinciale, che porterà lì una sede.»

Mi sembra molto in sintonia Vittorio Poma.

«Con il presidente Poma c’è un bel rapporto. Ci mancherà quando andrà via, anche perché l’anno prossimo finisce il suo mandato.»

Torniamo alle ultime novità. Il passaggio della strada Bronese ad ANAS è in dirittura d’arrivo?

«Ancora stamattina (qualche giorno fa, per chi legge, ndr) ho letto che il passaggio sarebbe imminente. Per poter andare avanti con il progetto del ponte, per forza il tracciato deve passare ad ANAS. Chi di dovere sa già tutto, quindi aspettiamo. Mi auguro che nei primi mesi dell’anno venga definito il passaggio, che al massimo per l’estate sia tutto pronto. Il Governo ha tutto nelle proprie mani.»

Veniamo al nuovo ponte. Il documento di fattibilità sarà pronto, pare, a marzo; in netto ritardo rispetto ai tempi preventivati inizialmente. A marzo sarà tardi per riuscire a far inserire l’opera nel piano quinquennale di ANAS. Cosa accadrà?

«Lo studio di fattibilità doveva essere pronto a novembre, per entrare nel piano quinquennale di ANAS per il 2020-2024. Ma dopo la nuova normativa Sblocca Cantieri del 2019, Poma ci ha fatto presente che è stato aggiunto un altro step...»

Quale?

«Lo studio di fattibilità avviene in due fasi, per primo uno studio di fattibilità e per secondo un progetto di fattibilità tecnico economica (documento delle alternative progettuali e progetto di fattibilità, ndr). Lo studio di fattibilità è stato finanziato da Regione Lombardia per 800mila euro. Ora ci sono un gruppo di ingegneri italiani e due gruppi di ingegneri spagnoli che stanno studiando costi-benefici, impatto ambientale e tutto il resto.»

Sono trapelate informazioni circa il progetto in corso di realizzazione, in particolare per quanto concerne il posizionamento?

«All’inizio c’erano in ipotesi sette progetti per il nuovo ponte. Ne hanno già scartati tre, quindi ne restano quattro: tre a valle e uno a monte dell’attuale. Io ho chiesto che venga realizzato quello a monte, come era anche ipotizzato dal progetto dell’ingegner Calvi, con una tangenziale esterna a Mezzanino, in modo che i mezzi pesanti non vengano ad intasare la strada esistente.»

I detrattori di questa possibilità sostengono che con un nuovo ponte a monte si potrebbero creare delle correnti capaci di danneggiare la struttura del ponte attuale.

«Ma il vecchio ponte sarà messo in sicurezza. Diventerà ciclopedonale e utilizzabile per i mezzi di emergenza. Ovviamente quando è stato costruito un secolo fa era un discorso, oggi ci sono studi molto più affidabili.»

Torniamo agli step da seguire.

«Finito il passaggio attuale, a maggio si passerà al secondo step: il Progetto di fattibilità tecnico economico. Poi mancheranno il progetto definitivo e l’esecutivo. Quando la settimana scorsa è venuto qui il Sottosegretario alle Infrastrutture (Salvatore Margiotta, senatore PD, ndr) ha detto che arriveranno 4 milioni per il progetto definitivo ed esecutivo. Vedremo.»

Tutti promettono. Ma qualcuno mantiene?

«C’è da dire un’altra cosa. Quando c’era la Lega al governo, Toninelli e la Lucchini erano arrivati ad un accordo: questi famosi 250 milioni che dovevano andare al bacino del Po per la costruzione dei nuovi ponti e per mettere in sicurezza quelli esistenti. Erano stati stanziati 250 milioni per cinque anni. Era stato fatto un censimento dei vari ponti ed erano risultati 258 quelli malati. I 250 milioni non sarebbero bastati per tutti, quindi sono andati a prendere i più ammalorati e ne hanno selezionati 36. Il Ponte della Becca era all’ottavo posto. La Lucchini è stata anche criticata da Toninelli, che sosteneva lei pensasse solo ai ponti del suo territorio. Io ammiro la Lucchini, lei è stata votata dal suo territorio, quindi giustamente deve lavorare per il bene del suo territorio. Poi si è scoperto, cadendo il governo quest’estate, che pare questi 250 non saranno più destinati al bacino del Po ma saranno suddivisi in tutta Italia.»

Siamo sempre nel campo delle ipotesi. Se così fosse, la torta è sempre quella, ma la fetta diventa sempre più piccola.

«C’è da dire che la Lega ha fatto un nuovo emendamento al Senato, per incrementare questi 250 milioni di euro con altri 500 milioni, portando la cifra complessiva a 750 milioni, anche in conseguenza dei recenti problemi. Andremo a vedere cosa ci diranno».

L’essere sindaco di Mezzanino la porta spesso agli onori delle cronache in quanto osservatore privilegiato di quanto accade al Ponte della Becca. Ma l’amministrazione comunale è fatta anche (e soprattutto) di tanti altri impegni. Mi racconti come sta andando questa avventura da primo cittadino.

«È dal 10 giugno 2018 che un po’ a sorpresa sono diventato sindaco, perché ho avuto solo un mese di tempo per fare la campagna elettorale, e comunque ho vinto le elezioni. Considerando che io non avevo mai fatto politica in vita mia, sto gestendo il comune come farebbe un imprenditore, che è poi il mio lavoro.»

Come farebbe un imprenditore?

«Sono una persona che non si fa nessun problema a chiamare gli altri sindaci, i colleghi, i consiglieri  regionali o provinciali... Poi comunque ti rendi conto che fare l’imprenditore è una cosa e gestire un comune un’altra, anche per la burocrazia che c’è dietro. Posso dire che in un anno e mezzo di lavoro siamo riusciti a realizzare diverse cose.»

Me ne racconti qualcuna. Cominciamo con la prima.

«Come prima, nel primo mese, abbiamo sistemato la scuola, rendendola più accogliente. Sono stati realizzati controsoffitti nuovi, la tinteggiatura e una generale messa in sicurezza. Oltre agli interventi sulle strutture, abbiamo lavorato anche sui servizi, aggiungendo il post-scuola (completamente gratuito) che si è aggiunto al pre-scuola, che esisteva già.»

Proseguiamo con il resoconto.

«C’era poi un progetto della vecchia amministrazione: una rotonda all’uscita della via Malpensata di Sotto, che non era ancora finanziato. Siamo riusciti a farlo noi, ed è un intervento importante anche per dare la possibilità ai mezzi che si recano verso le fabbriche di percorrere meglio la strada. Poi con il Decreto Salvini ci sono arrivati 40mila euro che sono stati impiegati per le asfaltature, a cominciare dalle parti peggiori, dove non si era mai fatto nulla in passato. La congiunzione delle due Malpensate, tratti di via Palazzo e di via Cassinetta.»

Anche le provinciali nel suo territorio, come un po’ dappertutto, avrebbero bisogno di un po’ di catrame...

«Ho avuto un accordo con la Provincia. Stiamo aspettando: a giorni, probabilmente la settimana prossima, ci dovrebbero asfaltare un tratto di provinciale. Non bisogna dare colpa alla provincia se la situazione è tragica: non avevano un soldo, negli anni indietro... quest’anno ci hanno presentato un bilancio positivo per la prima volta, e con un piano triennale dotato di fondi già esistenti, non presunti. La Provincia ha fatto un lavoro eccezionale.»

Sicurezza?

«Abbiamo già fatto un progetto per le telecamere, per migliorare la sicurezza del paese, con 10 varchi situati ad ogni ingresso di mezzanino e 16 telecamere di contesto in tutto il paese. Un progetto da 150mila euro che abbiamo già realizzato. L’anno prossimo lo porteremo avanti, sperando anche in qualche bando. Sempre parlando di sicurezza, in questi giorni finiremo il progetto della nuova illuminazione. Abbiamo riqualificato 190 punti luce, ne abbiamo aggiunti 160 tutti nuovi, quasi raddoppiando dunque il numero iniziale. Tutte le lampade saranno a led, per un totale di 350 punti luce e per una spesa di 250mila euro.»

Tutte belle cose. Ma il progetto principe?

«Il progetto più grosso che abbiamo adesso in ballo – cominceremo a marzo – riguarda l’impianto sportivo e il centro ricreativo per gli anziani. Abbiamo messo sul tavolo 400mila euro: smaltimento dell’amianto, riqualificazione di tutto l’impianto sportivo con nuovi spalti, nuovi spogliatoi, recinzioni tutte nuove e a norma... per un progetto omologato e approvato dal CONI. Abbiamo ottenuto un finanziamento a tasso zero, ventennale. Senza contare che ci aspettiamo esca un bando regionale che ci potrebbe restituire il 50% dell’investimento.»

Sarebbe un bel colpo.

«Diamo servizi al paese e senza aumentare tasse o tagliare altri servizi. Tutto quello promesso in campagna elettorale andrà a buon fine. Un altro intervento che vorrei segnalare è la piantumazione del viale del Cimitero, grazie a un progetto sperimentale con il Parco del Ticino. Poi la potatura di tutte le piante del paese, che non si faceva da anni. Infine, pochi mesi fa abbiamo comprato un terreno di circa 3mila metri quadrati, al centro di Mezzanino, in una zona residenziale. Questo terreno era una vera e propria discarica a cielo aperto, dove scaricavano di tutto: da amianto a vari generi di materiali pericolosi. Avevo mandato tante lettere ai curatori fallimentari per trovar una soluzione, poi l’area è andata all’asta e il comune di Mezzanino se l’è aggiudicata per 30mila euro. Una cifra molto bassa.»

Ed ora cosa pensa di realizzarvi?

«È già stato ripulito tutto. Ora, grazie ad un finanziatore privato, realizzeremo un’area per i cani, un’area per i bimbi, un bocciodromo e un’area per gli anziani.»

Parliamo di raccolta differenziata. I grossi centri del suo circondario sono passati, o stanno passando, alla raccolta porta a porta. Pensa di introdurla anche a Mezzanino?

«Abbiamo lavorato molto sulla raccolta differenziata. Sono stati aggiunti circa 80 punti in più, per la raccolta di carta, plastica e vetro, cercando di sensibilizzare e di educare la gente a fare un po’ di raccolta.»

Si vedono i risultati?

«Abbiamo risparmiato tante tonnellate di rifiuti. Al momento non sono intenzionato a passare alla raccolta porta a porta, perché passando in altri paesi mi sembra a volte di trovarmi in discariche a cielo aperto. Preferisco una raccolta con dei punti sparsi per il paese. Abbiamo comprato anche una fototrappola, da posizionare lungo la strada statale. Per molti cittadini di altre località era comodo passare per Mezzanino e scaricare i rifiuti. Ne abbiamo beccato qualcuno, e multato. La situazione è andata molto a migliorare.»

Parliamo di arredo urbano.

«Abbiamo adesso cominciato riqualificando altri due parchi, in via Roma e via Marconi. Una spesa di 25mila euro totali. Verranno riqualificate tutte le panchine del centro e i cestini, ed è appena stata rifatta la segnaletica orizzontale e verticale in località Caldera.»

Altri investimenti?

«È stata acquistata un’automobile comunale per consentire gli spostamenti dei dipendenti; abbiamo anche comprato un mezzo nuovo al nostro cantoniere, un porter. Altra cosa: abbiamo disdetto subito, all’inizio della nuova amministrazione, un contratto con una ditta di Campobasso che sarebbe costato 120mila euro in tre anni per il taglio del verde. Nei primi mesi di attività ci siamo resi conto che le cose non funzionavano affatto bene... Ma abbiamo preso questa decisione anche perché il comune, secondo me, deve lavorare con chi è vicino. Ora il servizio viene svolto dalla Rosa dei Venti di Stradella e le cose sono migliorate.»

Pare di capire che il bilancio di questo primo anno e mezzo sia positivo. Di chi è il merito?

«Sicuramente io ci metto tutto il mio impegno, ma tutto questo è stato possibile anche grazie ai miei assessori, ai miei consiglieri, ai dipendenti che lavorano nel comune, ai cantonieri, alla leva civica. Si tratta di un lavoro di squadra, se non fosse per questo ci sarebbe ben poco. La nostra è una bella squadra.»

 di Pier Luigi Feltri

Il “Cucito” come una Ferrari: non ce n’è per tutti, ma la sua sola esistenza basta già a nobilitare l’intera linea di produzione di un’azienda. Oggi il prodotto principe della norcineria d’Oltrepò è ai minimi storici: quindici anni fa quelli certificati con marchio Dop erano 10mila, oggi sono appena un centinaio. Anche gli allevamenti autoctoni sono ridotti: negli anni ’90 i suini allevati in loco erano 4.500 - 5.000, nel 2010 erano calati a poco più di un migliaio.

Oggi in Alto Oltrepò sono circa 500, distribuiti su 61 allevamenti dei quali solo 22 non sono finalizzati all’autoconsumo. E senza marchio “Dop” il prodotto non ha un peso commerciale che garantisca un ritorno, economico o d’immagine, al territorio. Non porta, in altre parole, acqua al mulino. Ad oggi la quasi totalità di 
suini con cui è prodotto il salame di Varzi proviene da allevamenti esterni all’area della Dop.

La filiera, quindi, è tronca a monte. Per rilanciarla la Comunità montana prova ad invertire un trend di diminuzione della produzione del Salame di Varzi “Cucito” Dop partendo “dal basso”: «Agriseed non è solo un bando che permette di finanziare interventi infrastrutturali per gli allevatori, ma è prima di tutto un progetto per rilanciare il Cucito Dop ricostruendo una filiera a km0». L’assessore all’agricoltura e sviluppo Andrea Gandolfi interviene per spiegare il senso del bando appena pubblicato e che ha fatto discutere la Valle Staffora. «L’evoluzione del mercato e delle certificazioni ha portato una contrazione degli allevamenti sui territori collinari, con una maggiore concentrazione verso i grossi centri di pianura. Questa evoluzione ha avuto delle ricadute anche in Oltrepò».      Il Progetto Agriseed, redatto di concerto con il professor Tito Bianchi e Fondazione Cariplo, restituisce un’interessante disamina sull’evoluzione dell’allevamento e della produzione della filiera del salame di Varzi Dop.  Ne emerge un quadro in cui la forza della Dop è sempre più fragile sia dal lato della produzione (solo un terzo del prodotto è marchiato “Salame di Varzi Dop”, 400 tonnellate Dop contro le 1200 tonnellate complessive), che dal punto di vista dei soci del Consorzio: infatti oggi sono 9 i soci produttori contro i 29 alla sua nascita nel 1984.
La lenta ma progressiva erosione del legame fra prodotto e territorio risulta quindi evidente. Bisogna invertire subito la tendenza, ricostruendo la filiera con mattoni solidi: il “top” per eccellenza., da queste parti, è proprio il “Cucito”.

Gandolfi, con il Progetto e poi bando Agriseed pensate di poter “ripopolare” la Valle di maiali?

«Il progetto ha alcune ambizioni precise, come quella di innovare la filiera del Salame di Varzi DOP Cucito prevedendo l’esclusività dell’utilizzo di materia prima nel territorio della DOP costruendo così una filiera a Km0. Detto ciò bisogna essere realistici e partire da basi solide, come costruire una seria e strutturata alleanza tra chi già opera sul territorio».

In che modo pensate di crearla?

«La prima forza sta nell’accordo di filiera: chi aderisce al bando avrà la garanzia di poter vendere i suoi maiali alle aziende che operano nel Consorzio a prezzi prestabiliti, messi nero su bianco e anche trattabili».

C’è chi ha detto che con i fondi messi a disposizione dal bando (massimo 25mila euro a soggetto) non si possono fare grandi cose...

«Serve superare la logica che per fare grandi cose servano grandi contributi. Ad esempio, i suini che si allevano oggi sul territorio, che sono almeno 500, sarebbero già di per sé sufficienti a riportare la produzione del Cucito DOP ai livelli di 10 anni fa».

La scommessa del bando quindi non è quella di creare “grandi numeri” quanto utilizzare il già esistente..

«L’obiettivo è quello di dare una dignità commerciale al nostro prodotto principe. I “numeri” per iniziare bene, come detto, ci sarebbero già.

Come farlo?

«Le condizioni per ricostruire una filiera del Salame di Varzi Cucito Dop, sono praticabili grazie ai reciproci impegni tra allevatori del territorio, consorzio del Salame di Varzi DOP e produttori.

Gli allevamenti del territorio, se opportunamente strutturati ed in possesso delle idonee certificazioni, quindi attraverso un accordo di filiera per alla produzione del Cucito DOP con il relativo Consorzio, saranno nelle condizioni di conferire un quantitativo di materia consistente e la Comunità montana si impegna a dare a tutti gli allevatori il sostegno anche burocratico di cui avranno bisogno».

Il Consorzio però negli anni ha perso soci. Dai 29 del 1984 ai 9 attuali. Come mai secondo lei non riesce ad essere davvero attrattivo per tutti i produttori?

«Credo che sia la D.O.P. a dovere essere attrattiva per tutti i produttori, nonché l’unica scelta possibile se davvero abbiamo a cuore la crescita del nostro territorio e la valorizzazione di sua maestà il Salame di Varzi. Le porte sono aperte per potenziare la D.O.P. nel rispetto delle differenti tipologie di propensioni al mercato ed alla produzione e, siamo certi, che il Consorzio di tutela è al nostro fianco come un alleato del territorio».

di Christian Draghi

"Sig. Direttore, scrivo queste righe dettate da un senso di inadeguatezza verso il mondo che parte dal cuore di un uomo, a quanto pare, inutile alla società moderna. A 52 anni, oggi, non si può più trovare lavoro, non si è considerati... Si cercano soluzioni per gli immigrati e si parla di disoccupazione giovanile… e noi, popolo di 50enni, non esistiamo più? Purtroppo siamo in tanti in Oltrepò in questa fascia di età, che cercano di restare a galla con lavori molto precari, a volte in nero, pur di guadagnare qualcosa per la famosa «fine del mese».

Leggo puntualmente le offerte di lavoro pubblicate e mi sovviene spontanea una domanda: possibile, che con tutta la disoccupazione che c’è, gli annunci si ripetano puntualmente per svariate settimane? A rigor di logica dovrebbero trovar lavoro centinaia di persone, ma non è così. Stesso discorso vale se si decide di avvalersi dei siti per la ricerca del lavoro, spesso la risposta che si ottiene è la seguente: «ti sei già candidato a questa offerta il (data di un paio di mesi prima)»  Come è possibile? Annunci fasulli? Sarebbe cosa grave visto che si gioca con la speranza di persone che cercano il lavoro, ma non riesco a trovare un’altra spiegazione. Hai bisogno di lavoro, hai voglia di riprenderti la dignità, di riprendere il mano la tua vita e… il nulla. Non si è degni nemmeno di ricevere una risposta negativa.

Franco Alberti - Voghera"

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Con i pavesi a premi, si é conclusa la prima edizione del Rally Giro dei Monti Savonesi per auto storiche in cui a vincere é stato l’albese Sergio Mano, in coppia con Flavio Aivano sulla Toyota Celica St 165. Dopo aver chiuso la prima tappa in quarta posizione – alle spalle delle Bmw M3 dei locali Manuel Villa – Daniele Michi, primi leader del rally, poi ritirati per noie al motore, e di Gabriele Noberasco – Fulvio Gangi e della Lancia Stratos di Mauro Sipsz – Monica Bregoli, anche loro fermati per una toccata – nella seconda giornata di gara, avvantaggiato anche dalle condizioni del fondo stradale favorevoli alle quattro ruote motrici della sua Toyota, ha fatto sue tre delle cinque prove speciali disputate, successi parziali con cui prima è balzato al comando della gara e poi ha gradatamente aumentato il vantaggio finale nei confronti dei rivali.

Alle spalle del vincitore, staccata di 31”, un’altra vettura a 4rm, la Lancia Delta Integrale 16v di Renzo e Alice Grossi. Terza posizione finale per l’attesissimo Gabriele Noberasco, al via con una Bmw M3 (Team Bassano) e con Fulvio Gangi alle note: 1’13”0 il distacco dal vincitore del popolare “Odeon”, che ha avuto un ruolo importante nella rinascita di questo rally e che ha patito le condizioni del fondo stradale, non favorevoli ad una “tutto dietro” come la sua vettura.

Ma veniamo agli equipaggi di casa nostra. Al 19° posto assoluto troviamo l’Opel Kadett GT/E by Madama Autostoriche condotta da Gianbattista Tambussi ed Emilio Partelli, i quali, con la vettura del preparatore di Casteggio salgono sul secondo gradino del podio della classe 3/2/I fino a 2000 cc. Scorrendo la classifica, troviamo al 26°  assoluto la Fiat Uno 70S nei colori della Scuderia Piloti Oltrepo, che l’accoppiata Giorgio e Marco Verri, é riuscita a portare sul gradino più alto del podio nella classe 1.300 J1 nonostante i problemi di carburazione patiti nella prima giornata di gara. Altro risultato di prestigio arriva dal settore della Regolarità Sport, in cui Domenico e Barbara Gregorelli con la Lancia Fulvia Coupè 1.3, hanno ottenuto un brillante terzo posto assoluto ed il primo della Divisione 4.  La media dei tempi attribuiti a tre concorrenti sulla PS2 hanno impedito ai portacolori di Paviarally di ottenere un più che meritato argento.

di Piero Ventura

Il 13 gennaio 2020 alle ore 21, al Teatro Cagnoni di Godiasco, la Parrocchia del Blues inizia il 2020 con il concerto di GABRIELE DODERO che presenta "Natural Wings" . Gabriele Dodero nasce a Padova nel 1978, le sue esperienze musicali vanno dalla musica classica al jazz, al rock e al blues, da sempre il genere da cui è più ispirato, in una ricerca costante sul suono e sulle atmosfere della musica afro-americana. Viene a La Parrocchia del Blues a presentare in anteprima il suo nuovo lavoro appena pubblicato, il secondo CD della sua carriera.
"Natural Wings" si caratterizza fin da subito come un lavoro strettamente personale: composto in gran parte da testi e musiche originali, alle quali Gabriele ha lavorato per oltre un anno, si innesta nel solco della tradizionale canzone americana d'autore, con riferimenti che guardano al Folk, al Blues, al Country e al Bluegrass.
Gabriele in questo secondo album decide di ampliare lo spettro sonoro, affiancando alla sua chitarra strumenti e suoni nuovi. I musicisti che collaborano con lui in questa nuova avventura, provengono da diverse esperienze musicali: Antonio De Zanche, contrabbassista jazz con un passato di riguardo nella musica cantautorale; Stefano Chimetto, violinista di estrazione classica; Michele Boscaro, fisarmonicista con esperienze importanti nel tango e nella musica zydeco.
"Natural Wings" diventa così un affresco multicolore, in cui ancora una volta Gabriele fa convivere generi e suoni diversi, e con il quale ci manda un messaggio di fondo: dobbiamo ricordarci delle nostre ali, quelle ali che tutti abbiamo, ma che a volte ci dimentichiamo di usare. Ad aprire la serata saranno The Blue Flames, con la scatenata front woman Martina Fontana, che anticiperanno alcuni brani del CD a breve in uscita, composizioni originali della band. 

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L’A.S.D. Pavia Autosport con il patrocinio di ACI Pavia organizza un corso di formazione per ufficiali di gara.

Il corso totalmente gratuito si svolgerà c/o OLTREPARK via Giuseppe di Vittorio, 50 – Stradella nei seguenti giorni:

Lunedì 20 gennaio 2020                alle ore 20,30  (corso teorico)

Mercoledì 22 gennaio 2020         alle ore 20,30  (corso teorico)

Venerdì 24 gennaio 2020             alle ore 17,30  (corso teorico)

 Venerdì 24 gennaio 2020            alle ore 20,30  (corso teorico ed esame finale) 

Il corso è finalizzato alla partecipazione attiva e da protagonista di quanti sono appassionati alle gare automobilistiche.

REQUISITI RICHIESTI:

Tutti i candidati, per essere ammessi ai corsi di formazione per ufficiali di gara, devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • cittadinanza italiana o straniera, purché l’interessato sia stabilmente residente in Italia da almeno due anni; 
  • età non inferiore ai 18 anni; 
  • possesso della patente di guida o, in mancanza, certificato attestante il superamento della visita medica prevista per il rilascio della patente B.
  • possesso del titolo di studio della scuola dell’obbligo (licenza media inferiore). 

L’A.S.D. Pavia Autosport è nata nel 1986 quando si rese indipendente dall’ACI mettendo la sua competenza a disposizione di altri organizzatori anche fuori dal territorio pavese. La scelta fu molto criticata a livello nazionale poiché nessuno prima aveva tentato quest’avventura. Nel tempo l’Associazione vide aumentare il numero dei soci e ampliare i suoi servizi, essenzialmente nel settore rally, a tutto il centro-nord dell’Italia. Infine ha svolto il ruolo di “apripista” alle tante e consolidate associazioni ufficiali di gara oggi presenti su tutto il territorio nazionale.

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Anche quest’anno si rinnova la cooperazione tra Il Comune di Voghera, assessorato alla Cultura, ed il Rotary Club di Voghera per offrire alla città, con la collaborazione delle associazioni culturali “Ludus in Fabula” e “Chi è di scena” tre spettacolo che prenderanno il via da gennaio. Il palcoscenico del Teatro San Rocco farà, ancora una volta, da cornice a tutte le rappresentazioni in programma. «Una mini-stagione che ha l’obiettivo condiviso di mantenere viva in città l’abitudine ad andare a teatro, soprattutto in vista della prossima apertura del Teatro Sociale», commenta l’assessore alla Cultura Martina Fariseo.

Tre sono gli appuntamenti previsti nella nuova rassegna teatrale: • Sabato 18 gennaio (ore 21:15): “Una vita contromano” di e con Flavio Oreglio, coadiuvato dall’artista vogherese Giorgio Macellari • Venerdì 28 febbraio (ore 21:15): “È l’uomo per me” di Marina Thovez (commedia brillante sui vizi e le virtù del mondo dello spettacolo) • Venerdì 20 marzo (ore 21:15): “La dodicesima notte” di W. Shakespeare con la compagnia Pianoinbilico

«Abbiamo già realizzato un’anteprima della stagione teatrale dedicata agli istituti superiori della nostra città, mettendo in scena una rappresentazione sul tema del bullismo - commenta Sara Gabba del Rotary Club Voghera - Il riscontro raccolto da parte delle scuole è stato davvero positivo».

Più di cinquecento ragazzi del liceo Galilei, Ipsia Calvi e Santa Chiara hanno, infatti, aderito all’iniziativa riempiendo le poltrone del teatro San Rocco e rivelandosi un pubblico educato, attento e partecipe. Gli abbonamenti ed i biglietti dei singoli spettacoli saranno disponibili in prevendita presso l’agenzia viaggi Gianotti di Via Ricotti n. 10 a Voghera, oppure sarà possibile acquistarli direttamente presso il teatro la sera stessa della rappresentazione. Sono previste tre tipologie di biglietto: Intero: 18,00€ - Ridotto 15,00€ - Studenti e Convenzioni: 10,00€ - con le corrispondenti formule di abbonamenti ai 3 spettacoli di gennaio, febbraio e marzo, rispettivamente al prezzo di: 48,00 / 40,00 / 25,00 €. Per creare sinergia tra le realtà locali e continuare ad alimentare il legame tra la cultura in generale (e il teatro in particolare) e la città, sono state strette collaborazioni coni ristoratori vogheresi: chi pranzerà o cenerà presso alcuni locali del centro e verrà poi ad assistere allo spettacolo, avrà diritto alla tariffa ridotta-convenzioni per l’acquisto del biglietto.

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Asm Voghera, nel settore della Comunicazione, ha iniziato il 2020 all’insegna di una nuova campagna Social dal titolo “Asm Social Mission”, che ha preso il via oggi e terminerà a Dicembre. Questa iniziativa prevede la realizzazione di manifesti, da pubblicizzare attraverso il portale aziendale ed i Social Network della rete, che si occupano dei principali argomenti tesi a sensibilizzare la pubblica opinione. Il primo manifesto, che è stato pubblicato sul sito di Asm e sui principali Social Network della rete (Facebook, Twitter e Instagram) riguarda una campagna sociale per il rispetto dell’ambiente e recita, come slogan, “Guarda l’ambiente sotto una nuova luce”. Asm Voghera è da sempre attenta alle tematiche ambientali, sia attraverso il nuovo servizio di raccolta differenziata, sia con le tante iniziative organizzate in collaborazione con il mondo scolastico. Oltre alla salvaguardia ambientale, la campagna “Asm Social Mission” tratterà molti importanti temi come le truffe ed i raggiri ai danni degli anziani, il bullismo, una campagna sull’alimentazione sana ed una sulla guida sicura

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Al Teatro Carbonetti di Broni, sabato 11 gennaio alle ore 21, andrà in scena lo spettacolo “Figlie di E.V.A.” con Maria Grazia Cucinotta, Vittoria Belvedere e Michela Andreozzi.

Figlie di E.V.A. è la storia di un uomo potente, che frega tre donne, che trovano il modo di vendicarsi. Figlie di E.V.A. è la storia di un ragazzo che incontra tre fate madrine che lo aiutano a realizzare i suoi sogni. Figlie di E.V.A. è la storia di tre donne completamente diverse, che diventano amiche nonostante tutto. Cioè a dire che Figlie di E.V.A. è tre storie in una, come sono tre i nomi delle protagoniste: Elvira, Vicky e Antonia. Elvira. Dietro a ogni grande uomo c’è una grande donna: la segretaria. E lei è la Cadillac delle segretarie! Elvira sa, Elvira vede, Elvira risolve. A lei, il Cardinale Richelieu, le fa un baffo. Vicky. Moglie tradita, è una “povera donna di lusso”, sposata per il suo patrimonio. Un po' ingenua, un po' scaltra, un po' colomba, un po' volpe. Anzi lince, nel senso della pelliccia.

Antonia. Prof di latino, emigrata, precaria, ma bellissima. E con una scomoda sindrome di La Tourette, po*ca tr**a! Comunque romantica, in attesa del primo amore e di una cattedra. Cosa le lega? Nicola Papaleo. Sindaco disonesto che le inguaia tutte e tre per diversi motivi: manda Elvira nelle peste legali per falso in bilancio; abbandona Vicky in diretta tv per una giovincella; incastra Antonia che viene beccata a passare gli scritti di maturità a quella capra di suo figlio e pertanto radiata dal provveditorato. Le tre, che mal si sopportano, unite da un sano sentimento di vendetta, si coalizzano: lo vogliono morto. Anzi, meglio: lo vogliono trombato, come si dice dei politici che perdono le elezioni. Perché un politico trombato è più morto di un morto. Scopo del gioco? Far sì che l’odiato Papaleo non venga rieletto sindaco.

Come? Elvira, Vicky e Antonia sanno prendono coscienza che hanno creato un mostro: sostenendo, proteggendo e aiutando il sindaco nella sua ascesa. Ma questo vuol dire che sono in grado di creare anche un antidoto a Papaleo: costruendo a tavolino un candidato “fantoccio” che lo distrugga alle prossime elezioni. Un po' Pigmalione, un pizzico di Cyrano, Cenerentola quanto basta ed è fatta! Grazie a una serie di estenuanti provini trovano Luca Bicozzi, aspirante attore sfigato con problemi di autostima. Lo blandiscono, lo convincono, e dopo una full immersion in cui le tre figliole gli insegnano tutto, ma proprio tutto quello che serve per diventare un leader Luca conquista il favore dell’elettorato, anche grazie ad un astuto sistema di auricolare con cui viene radiocomandato da Elvira.

Conquista però anche la fiducia in sè stesso, quindi vince un provino come protagonista di una serie. Che farà? Saluterà le tre madrine per rincorrere il suo sogno? Abbandonerà Antonia di cui, nel frattempo, si è innamoratissimo, ricambiatissimo? Forse è arrivato il momento, per Elvira, Vicky e Antonia, di capire che dietro a un grande uomo a volte non c'è nessuno perché sono le donne che devono avere il coraggio di mettersi davanti a tutti. Figlie di E.V.A. è la vita per come vorremmo che fosse. E anche per come è perché spesso, le donne, anche quando vogliono vendicarsi, se si mettono insieme sanno creare cose meravigliose.

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