Sabato, 18 Gennaio 2020
Articoli filtrati per data: Lunedì, 13 Gennaio 2020

La grande macchina organizzativa della 6 Giorni di Enduro 2020 si è già messa in moto. In vista della manifestazione, in programma dal 31 agosto al 5 settembre, i team hanno già incominciato a muoversi prenotando posti letto presso le strutture ricettive d’Oltrepò. Il direttore dell’associazione albergatori Simone Scarani vede tuttavia nella manifestazione un’occasione importante per il territorio al di là di quelli che sono gli introiti derivanti da eventuali soggiorni sold out. «Se si pensa che il ritorno economico siano le 5 o 6 notti vendute in occasione della gara, o i pasti al ristorante ed i panini venduti dai negozietti locali probabilmente non varrebbe la pena ospitare la kermesse».

Scarani, la vostra associazione era di fatto inattiva negli scorsi anni. Con la 6 Giorni alle porte avete ricominciato a fare rete?

«Per quanto riguarda l’associazione, è rimasto un piccolo gruppetto di tre o quattro albergatori e ci sentiamo periodicamente per confrontarci sull’andamento degli affari, sulle novità, su temi tecnici o normativi. Sul “Fare rete” penso che sia il motivetto del momento, qui in Oltrepò Pavese, come se fosse la parolina magica che risolve tutti i problemi, a partire dal turismo fino alla produzione di vino».

Non è importante secondo lei?

«Secondo me in Oltrepò non si è mai smesso di fare rete: c’è un vasto e fitto sistema di relazioni e rapporti tra i soggetti, molto più ampio di quanto si possa immaginare, ma nessuno ha la bacchetta magica, e la rete finisce per ingarbugliarsi sempre di più. Anche in questo caso, in occasione della 6 giorni, sono certo che si sia scatenato fin da subito un tourbillon di telefonate, email, incontri, tutti con lo scopo di fare bene e di contribuire alla buona riuscita della manifestazione, a parte qualche guastafeste che cerca sempre di mettere i bastoni fra le ruote, che siano di moto, auto, o biciclette».

A chi si riferisce?

«A chi fa ostruzionismo, come chi è già intervenuto per esprimere il proprio disaccordo con la manifestazione».

Come gestirete l’afflusso di persone sul territorio? Non teme possa crearsi caos o che si possa finire per perdere l’ennesima occasione agendo secondo la logica dell’ognun per sè?

«A mio avviso è impensabile che debbano essere gli albergatori a gestire l’afflusso di persone in ambito di una manifestazione così importante. Il mestiere dell’albergatore è accogliere le persone nel migliore dei modi, non siamo né tour operator né agenzie di viaggio. Mi sono informato ed ho scoperto che gli organizzatori della 6 Giorni hanno giustamente incaricato un tour operator specializzato nella gestione delle trasferte di gare motoristiche. I partecipanti hanno un unico interlocutore, che conosce le loro esigenze e che si è già messo in contatto con alcune strutture locali. Si può prenotare da tutto il mondo in qualsiasi momento e alcuni si sono già organizzati in modo autonomo, fermando le prime camere nelle strutture di Salice Terme».

C’è da aspettarsi il tutto esaurito?

«L’auspicio è quello. Ed il tour operator si sta mettendo in contatto con le varie strutture e molto probabilmente fermerà un gran numero di camere in allottment».

Al momento hanno prenotato solo gli addetti ai lavori o anche potenziali turisti o spettatori?

«Al momento le prenotazioni sono solo da parte dei team».

La 6 Giorni è un evento che fa discutere e divide tra chi la ritiene un’opportunità imprescindibile per il territorio e chi invece prevede effetti negativi sull’ambiente a fronte di un effettivo ritorno economico incerto. Lei come la vede, al di là dei vostri interessi di albergatori?

«Non ritengo che sia un’opportunità imprescindibile per il territorio, ma che sia un’opportunità molto preziosa a livello di immagine. Dipende poi da cosa si intende per ritorno economico: forse c’è ancora qualcuno che pensa che il ritorno economico siano le 5 o 6 notti vendute in occasione della gara, o i pasti al ristorante ed i panini venduti dai negozietti locali. Si provi a cambiare prospettiva e si pensi, invece, di vedere delle belle immagini del nostro territorio sui giornali, in TV, sui social, dove i bolidi sfrecciano nei paesaggi dell’Oltrepò Pavese, dove si vedono i nostri borghi e i castelli, i nostri prodotti locali. Immagini che fanno il giro del mondo sul web e che rimangono sulla carta stampata».

C’è chi sostiene che la vocazione del territorio dovrebbe essere esclusivamente legata al turismo “verde” ed enogastronomico e che una manifestazione simile contrasti con queste linee di sviluppo…

«Allora le gare di sci, i rally, i Gran Premi di auto e moto, i concerti, le maratone, il Giro d’Italia? Sono queste le manifestazioni che hanno permesso a tante località, anche sconosciute, di uscire alla ribalta. Personalmente sono un sostenitore del turismo verde, ho realizzato anche una bike room all’interno del mio hotel, ma sappiamo bene che non saranno gli effetti negativi di quei 6 giorni in particolare a rovinare l’ecosistema dell’Oltrepò. Sono certo anche che gli organizzatori ed i partecipanti sono persone che amano stare in mezzo alla natura e che hanno ben chiaro il concetto di rispetto per l’ambiente e per i percorsi, a differenza di tanti escursionisti, ciclisti e motociclisti “improvvisati” che frequentano i nostri sentieri nei rimanenti 359 giorni dell’anno».

Cosa si sente di dire a chi non vorrebbe questa manifestazione?

«Di sfruttare invece questa opportunità per far conoscere l’ecosistema dell’Oltrepò Pavese. Mettete un bello stand nella zona di partenza della gara, con immagini del nostro ecosistema ed uno staff che possa spiegare ai visitatori cosa lo rende unico. Organizzate escursioni e attività durante la 6 Giorni: ad esempio per andare a vedere la gara in bicicletta o raggiungere i punti più spettacolari o panoramici a piedi con escursioni guidate. Non ci si chiuda a riccio e si lasci che siano i fatti a parlare».

Crede che non esista una alternativa alle grandi manifestazioni per incrementare il numero di turisti?

«Senza eventi non si va da nessuna parte. Le grandi località turistiche che non hanno problemi di visibilità, usano gli eventi per destagionalizzare, noi li dobbiamo sfruttare per farci conoscere».

Chi arriva qui da dove viene e come ha scoperto l’Oltrepò?

«Chi viene in Oltrepò non viene per piacere, ma viene per motivi lavorativi (come nel caso di molti stranieri) o perché “ci si trova” di passaggio».

Pare che non ci siano alberghi o strutture ricettive sufficienti per ospitare tutte le persone che verranno qui per la Sei Giorni. Molte poi sono ancora impiegate per l’accoglienza migranti…

«Le persone che prenoteranno “per tempo” dormiranno in Oltrepò, gli altri troveranno posto un po’ più lontano, nelle zone circostanti: di sicuro non rimarranno senza un posto dove dormire. Ci sono team che vengono dall’altra parte del mondo, e non si faranno problemi a dormire a 30 o 40 km dal centro della gara. Molti si spostano con i motorhome ed i caravan: è stata predisposta una zona attrezzata. Rimane il rischio grosso, purtroppo ormai inevitabile, dei cosiddetti “improvvisati”: B&B, agriturismo, affittacamere, o peggio ancora privati che si cimentano nell’ospitalità senza ben conoscerne le regole fondamentali e che potrebbero causare un ritorno d’immagine negativo. Ma non ne farei una tragedia... la gente che viaggia spesso sa bene come muoversi. Sul tema dell’accoglienza migranti, è un’attività che non condivido, ma rispetto le decisioni dei miei colleghi e non mi permetto di giudicare».

Cosa manca all’Oltrepò per diventare attrattivo come altre Regioni italiane più “quotate”?

«E se le dicessi che mancano proprio le manifestazioni che possano concedergli la giusta visibilità?».

di Christian Draghi

In scena al Teatro Carbonetti di Broni due grandi interpreti del panorama teatrale e cinematografico italiano. Alessandro Benvenuti e Stefano Fresi andranno in scena venerdì 17 gennaio, ore 21 con il Donchisci@tte, commedia liberamente ispirata a Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, scritta da Nunzio Caponio, adattamento e regia Davide Iodice.

Una scrittura originale che prende ispirazione dallo spirito dell’opera di Cervantes, scagliando una volta di più la simbologia di questo ‘mito’ contro la nostra contemporaneità. Con vesti sgangheratamente complottiste e una spiritualità naif, accompagnato da Sancio, disorientato adepto, il nostro Don intraprende un corpo a corpo disperante e “comico” contro un mondo sempre più virtuale, spinto a trovare l’origine del male nel sistema che lo detiene. Dall’improbabile rifugio in cui si è rintanato, lotta per mantenere intatto il suo pensiero critico coltivando ancora un’idea: l’IDEA. Unica finestra sull’esterno (o su altri interni) una teoria di schermi che s’affaccia su personaggi e mondi anno-dati, interferenze che spronano i nostri eroi all’Azione, a una qualche azione. E se, nella giostra di pensieri che galoppano progressivamente verso l’inevitabile delirio, le menti malefiche dei giganti delle multinazionali sono il nemico contro cui scagliarsi, l’Amore è ancora il vento che soffia e muove, anche se Dulcinea, intrappolata in una webcam, può svanire dolorosamente per un banale blackout.

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Nel gergo diplomatico, si definiscono dual-use quelle tecnologie (ma anche oggetti e sostanze) che insieme a una funzione del tutto pacifica presentano possibilità offensive. Ben lungi dall'investire solo i punti caldi dello scenario geopolitico mondiale, la tematica è anche riconducibile ai fatti di Quargnento, in provincia di Alessandria, dove lo scorso novembre tre Vigili del Fuoco persero la vita nell'esplosione dolosa di una cascina. Ed è sulla scia di questo tragico episodio che il Comitato di Voghera della Croce Rossa Italiana ha deciso di organizzare un momento di formazione ad hoc, pensato per consentire ai soccorritori di riconoscere i pericoli dovuti all'uso "improprio" di strumenti comuni.

Il seminario, intitolato "Eventi esplosivi e criticità del fenomeno dual-use", si terrà sabato 18 gennaio, dalle 9 alle 16, presso l'Aula corsi della sede Cri in via Carlo Emanuele III 22. «Oltre ai nostri soccorritori – spiega Tommaso Stoppini, che insieme a Chiara Fantin ha curato l'organizzazione dell'evento – abbiamo invitato a partecipare anche i Vigili del Fuoco e le forze dell'ordine. Purtroppo non è così remota la probabilità di imbattersi in situazioni di reale pericolo, come è avvenuto alla cascina di Quargnento - fatta esplodere dal proprietario dello stesso immobile con banali bombole del gas – ed è per questo che riteniamo opportuno acquisire nozioni utili sull'argomento».

Relatore dell'incontro sarà Stefano Scaini, specialista in materiali esplodenti con esperienza quasi trentennale e docente presso Nazioni Unite, Eurojust, Marina Militare Italiana, Polizia di Stato Italiana. «La sicurezza di chi, a titolo professionale o volontario, si occupa di prestare soccorso al prossimo – commenta Ondina Torti, presidente del Comitato vogherese della Cri – è un tema che merita la massima attenzione. Tante, troppe le insidie che si possono incontrare durante gli interventi: saperle identificare in anticipo è indispensabile per garantire la propria incolumità e quella dei colleghi. Ben vengano, quindi, seminari come quello in programma. Su questi temi la formazione non è mai troppa».

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Nella sala consiliare del Comune di Varzi, comune dell’Oltrepò Pavese dove il Campionissimo vinse la sua prima corsa nel 1939, la mostra patrocinata da Regione Lombardia e intitolata “in arte Coppi” diventa laboratorio per i ragazzi, coincidendo con la prima “uscita” ufficiale del consiglio comunale dei ragazzi e con la partecipazione degli studenti dell’Istituto Omnicomprensivo Ferrari che martedì 14 gennaio 2020, dalle ore 16, lavoreranno con il pittore Miguel Soro (le cui opere sono in esposizione lì dal 28 dicembre al 2 febbraio) e con lo scrittore Gino Cervi, autore di Alfabeto Fausto Coppi (ediciclo Editore), serie di racconti (99 più una canzone).

L’evento si colloca nel cuore di una piccola ma emozionante rassegna “coda” della mostra di successo di Regione Lombardia (dedicata al centenario di Coppi e di Brera) che ha trovato collocazione nel borgo di Varzi dove il Campionissimo è amato e ricordato come uno di casa.  La mostra “In arte Coppi”, dedicata al mito a due ruote, mette in esposizione alcune opere di Miguel Soro e alcuni cimeli dei musei del Ghisallo e di Alessandria Città delle Biciclette (dove sino al 2 febbraio, a Palazzo Monferrato, è “in scena” un’altra mostra intitolata Scatti, un dialogo fra fotografia e pittura sempre nel segno del mito coppiano.

In arte Coppi di Varzi è allestita nella sala consiliare del Comune di Varzi per  celebrare il centenario di Fausto Coppi che si è appena concluso e allungare nel 2020 del 60º anniversario della scomparsa del Campionissimo.

Il sindaco del Comune di Varzi, Giovanni Palli, ha voluto organizzare questo allestimento “In arte Coppi” esponendo una parte importante della produzione artistica del pittore spagnolo Miguel Soro che ha dedicato quasi 50 opere a Fausto Coppi “per sottolineare nel centenario di questo nostro mito il legame con Varzi, dove il Campionissimo vinse la sua prima corsa inaugurando così una carriera formidabile (7 maggio del 1939)”.

“Per celebrare il Campionissimo – prosegue il presidente della Comunita’ Montana Giovanni Palli – non vogliamo solo parlare delle sue vittorie ma raccontare il valore di questo mito, che ha costruito il suo successo come campione e come uomo facendo fatica sulle nostre strade e facendo amare ancora oggi i nostri luoghi da sempre vocati al ciclismo e agli sport outdoor”.

“Vogliamo che Coppi sia un esempio di coraggio e di umiltà che tanto può raccontare ancora ai nostri ragazzi se riusciremo ad emozionarli anche solo un quarto di quanto ha emozionato lui quando correva e passava in bicicletta sulle nostre strade ad allenarsi, proprio qui in queste valli”. Per perseguire questo obiettivo, ovvero il coinvolgimento dei più giovani, il Comune di Varzi attraverso il suo assessore alla cultura Federica Lazzati e il Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi, sarà protagonista del primo laboratorio di pittura e letteratura aperto alle scuole medie dell’istituto comprensivo P. Ferrari.

Da Valencia arriverà il pittore Miguel Soro che realizzerà un’opera live con i ragazzi, lavorando in concerto con le parole individuate attraverso i racconti di Gino Cervi, scrittore e giornalista sensibile e attento alla profondità del racconto non solo sportivo. La partecipazione dello scrittore Gino Cervi, autore di “Alfabeto Fausto Coppi” (Ediciclo editore) è perfettamente coerente con l’amore di Varzi per il Campionissimo: lì è ambientato uno dei suoi bellissimi racconti, scritti a 4 mani con Giovanni Battistuzzi. Il laboratorio sarà dunque un concerto di colori, immagini, ritagli di giornale e scrittura, perché la testimonianza del campionissimo possa davvero rimanere eterna attraverso le emozioni e la condivisione.

LA MOSTRA IN ARTE COPPI – Dieci sono le opere di Miguel Soro in esposizione nella magnifica sala consiliare della malaspiniana sede comunale anche due pezzi da novanta come la bicicletta del garzone Coppi, proveniente dalla Collezione Chiapuzzo e prestata dal museo Acdb di Alessandria, e la maglia di campione del mondo di Fausto Coppi, conquistata a Lugano nel 1953, proveniente dal museo del ciclismo Madonna del Ghisallo di Magreglio insieme alla Bianchi 1947 del gregario di Fausto Coppi Bruno Pasquini (collezione Trevisan).

“Si sta chiudendo in questi giorni anche il centenario di Gianni Brera e questa mostra potrebbe avere come sottotitolo “ I Campionissimi “. Nati nello stesso anno, divisi da appena una settimana, sono stati il più grande sportivo e il più grande giornalista italiani di sempre, legati da un filo che passa tra le brume delle campagna tra il Tortonese e il Pavese fino a sublimarsi in vittorie leggendarie del ciclista e in racconti immortali del narratore” ha detto fra l’altro Riccardo Crivelli firma della Gazzetta dello Sport che fu diretta da Brera dopo il tour de France del 1949 fatto fa inviato. Praticamente Coppi con le sue imprese al Tour regalò al giornalista  la direzione della Rosea…

La mostra “in arte Coppi” inaugurata il 28 dicembre 2019 durerà fino al 2 febbraio 2020. Spazio sala consiliare Comune di Varzi. Ingresso gratuito.

Da qualche tempo nel dibattito pubblico locale emerge con regolarità la questione dei cinghiali, animali che di solito vivono nelle zone boschive ma che da qualche anno si inoltrano spesso nei centri abitati, attirando l’attenzione e causando frequenti incidenti, il Codacons Pavia , che offre a chiunque abbia subito danni a seguito dell'impatto con un cinghiale consulenza legale giudiziale e stragiudiziale ,scrive :"Aumentano gli avvistamenti di cinghiali appena fuori dal centro città di Voghera; intanto la polizia provinciale nella mattinata dello scorso giovedì è stata costretta ad intervenire abbattendo quattro animali di grossa taglia che si aggiravano in cerca di cibo attorno alle abitazioni di Lungavilla creando non poca apprensione tra gli abitanti. Ma a lievitare è soprattutto il numero degli incidenti automobilistici causati da questi animali; solo nel 2019 l'agenzia Unipol di Voghera ha registrato ben dieci incidenti, due sono, invece, le auto incidentate in corrispondenza della fine dell'anno.  I dati parlano chiaro, siamo di fronte ad una vera e propria emergenza. In caso di incidente  - conclude Codacons - i costi sono non indifferente tra i due e i tremila euro in base alla grandezza dell'animale contro cui si è andati a sbattere, Regione Lombardia copre il 75% dei danni causati alle auto con un massimo di 5mila e 500 euro, ma se non si è in possesso di una polizza kasco resta, come unica strada, quella di agire in giudizio" 

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