Lunedì, 20 Gennaio 2020
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Tra chi vede nella 6 Giorni di enduro una preziosa occasione per l’Oltrepò c’è anche Alberto Lucotti, presidente di Terranostra Pavia, associazione che riunisce gli agriturismi di Coldiretti. Agriturismi a indirizzo “famigliare“ (non più di 50 pasti), aziendali (180 pasti), e altri con pernottamento che hanno solo camere e servono la prima colazione. Una presenza capillare sul territorio.

6 giorni di Enduro 2020. Un volano o un’arma a doppio taglio?

«Sicuramente può essere un evento importante per il territorio, un evento internazionale di così grande impatto non può che farci conoscere ancor di più».

Eppure chi sostiene che la vocazione del territorio dovrebbe essere esclusivamente legata al turismo, “verde” ed enogastronomico, punta il dito contro la 6 giorni…

«Precisando che anche Terranostra è un’associazione ambientalista riconosciuta dal Ministero, ritengo che le grandi manifestazioni possono coesistere sul nostro territorio perché iniziative anche internazionali portano un turismo sicuramente nuovo che può portare vantaggi alle nostre strutture ricettive».

Avete già ricevuto prenotazioni?

«Per ora ci sono state diverse richieste di informazioni, soprattutto da turisti, per fermarsi a mangiare da noi».

Vi aspettate il tutto esaurito?

«Ci aspettiamo di lavorare bene, coma da anni già facciamo sul territorio, in modo da essere attrattivi anche per una clientela internazionale».

Crede che questa manifestazione possa essere davvero una vetrina per il territorio portando in futuro nuova clientela o comunque il ritorno di chi ci verrà?

«Manifestazioni del genere possono portare tanti visitatori stranieri, che sono attenti al turismo enogastronomico e dedicato all’ambiente e questo è dimostrato dall’aumento costante del turismo internazionale verso il Nostro Paese. Sono turisti che non si fermano solo in giornata ovviamente e vogliono scoprire le tipicità del luogo visitato, comprando anche i prodotti tipici e creando il più delle volte un “canale” con l’azienda per poi farsi mandare i prodotti, se possibile, anche via corriere nonostante le distanze».

Cosa dicono i numeri sullo stato di salute del turismo oltrepadano?

«I numeri sono in crescita rispetto ad altri settori, proprio per il crescente interesse per manifestazioni a carattere ambientale e turistico. Penso però che più che i numeri conti dare al visitatore la “qualità” della visita: se un agriturismo lavora come sa e nelle proprie possibilità senza strafare, quell’agriturismo lavorerà sicuramente tutto l’anno e non solo nei periodi festivi ed è quello che cerchiamo di fare nella nostra associazione».

Cosa manca all’Oltrepò per diventare attrattivo come altre Regioni italiane più “quotate”?

«Al nostro Oltrepò non manca nulla per essere al pari di territori ben più conosciuti. Faccio un esempio: tanti turisti che vengono nel mio agriturismo il più delle volte guardandosi intorno mi dicono che “sembra di essere in Toscana”. Credo che qui manchi tante volte la fiducia nei propri mezzi e il coraggio di proporsi anche con eventi magari fuori dai soliti canoni, ma che a lungo andare, se non si tralasciano le caratteristiche e i valori tipici del turismo enogastronomico, possono diventare punti fermi di un turismo rurale semplice, ma di Eccellenza».

  di Christian Draghi

Secondo un folto gruppo di associazioni ambientaliste la maxi manifestazione legata all’enduro che arriverà in Oltrepò l’agosto prossimo rischia di rivelarsi per il territorio un pericoloso boomerang. «Vogliamo veramente dare di questo territorio l’immagine di un “paradiso dell’enduro” senza regole?». A chiederselo è una rete di associazioni arrivata oggi ad inglobare Comitato delle 4 provincie, Legambiente Voghera-Oltrepò, Gruppo micologico ed escursionistico di Voghera, Iolas-studio e conservazione delle farfalle, Amici del parco Le Folaghe, Cai Voghera, Cai Pavia, Commissione Regionale TAM (CAI Lombardia), La Pietra Verde, I Giardini di Tilde Odv, Terre della Montagnina, ChiCercaCrea, Bosco Arcadia, Strada Facendo, Associazione Codibugnolo e Associazione Volo di Rondine. Appreso che si intendeva organizzare nelle nostre valli la “Sei Giorni di Enduro 2020”, una manifestazione emblematica del fuoristrada a motore, la rete si è unita per rappresentare le istanze di una parte della popolazione locale che guarda con diffidenza a questo tipo di manifestazioni.

Siete uno schieramento di forze notevole. Tutto è nato per via della 6 Giorni?

«No, è da anni che ci battiamo per la qualità della vita e l’ambiente della nostra terra. Il discorso relativo all’enduro “selvaggio” poi è da tempo che lo portiamo avanti. Già lo scorso 6 settembre, a Valverde, abbiamo promosso un’affollata assemblea per contrastare la persistente e diffusa frequentazione del territorio dell’Oltrepò montano da parte di mezzi fuoristrada a motore, in spregio alle regole e ai divieti e senza che vengano messi in campo i controlli necessari per contrastare questo fenomeno.

Ne è uscito un appello alla Comunità montana, per ottenere un incontro in cui riferire le nostre osservazioni e le nostre proposte e per ottenere dall’ente l’impegno a mettere a punto strumenti che consentano di affrontare e risolvere la questione del fuoristrada abusivo, garantendo il rispetto delle regole. è bene ribadire che in Lombardia, come in tante altre regioni d’Italia, oltre che in Germania, in Francia, in Svizzera, in Spagna, non è consentito fare del fuoristrada a motore dove e come si vuole per divertimento».

Questo incontro c’è stato?

«Sì, il 15 novembre scorso. Abbiamo ribadito in Comunità Montana la necessità di mettere a punto una serie di strumenti tra cui, proprio in vista dell’ISDE (acronimo per la manifestazione ndr), un serio regolamento per definire percorsi di enduro fuoristrada».

Che cosa vi hanno risposto?

«Quanto all’ISDE, i membri della Comunità Montana ritengono che sia un’opportunità per far lavorare le attività turistiche della zona. Concordando sul fatto che il fuoristrada abusivo sia un problema serio, la giunta ci ha dato atto che è urgente arrivare ad una soluzione si è impegnata a convocare a breve, all’inizio del mese di dicembre, il tavolo di lavoro. Importante il fatto che la giunta abbia convenuto con noi che, prima di valutare se concedere lo svolgimento nel nostro territorio dell’ISDE 2020, dovranno essere compiuti atti concreti e seri per far rispettare i divieti e per stabilire se, dove e in che modo si possano individuare i percorsi regolari».

Che cosa vi preoccupa in modo particolare di questa grande manifestazione?

«L’ISDE diffonderebbe a livello internazionale un’immagine del territorio oltrepadano e del suo uso (il “paradiso dell’enduro”) incompatibile con i diversi progetti che la Comunità Montana e i comuni (dopo aver ottenuto ingenti finanziamenti) stanno attuando in valle per creare e sviluppare un turismo lento e rispettoso dell’ambiente. Lo stesso obiettivo cui miravano anche i forti investimenti già effettuati per la rete sentieristica delle Terre Alte, non destinati, in tutta evidenza, alla pratica del fuoristrada a motore».

Prevedete un impatto duro sull’ambiente?

«Sicuramente molto maggiore di quello, già rilevante, di cui si è fatta esperienza con le gare fino ad oggi ospitate in Oltrepò. Erosione dei tracciati, contaminazione acustica, disturbo degli habitat  sono alcuni dei problemi: ogni giorno (salvo l’ultimo) i concorrenti, in numero di 600/700 (più del doppio di quelli che di solito abbiamo visto in gara da noi), dovrebbero percorrere circa 200 chilometri (non i 40/50 chilometri delle altre gare), su viabilità VASP, sentieri, aree boscate, pascoli, il cui utilizzo, proprio per motivi di tutela ambientale, è sottoposto a condizioni, divieti, limiti».

A chi spetta vigilare?

«La Comunità Montana dovrà essere messa in grado di verificare e garantire la compatibilità dei tracciati ipotizzati dagli organizzatori con tutte queste regole. Nell’alto Oltrepò sono poi presenti tre siti di Natura 2000, il Monte Alpe, l’area del Lesima e quella di Pietra Corva, rispetto ai quali la richiesta di autorizzazione dovrà essere sottoposta a valutazione d’incidenza, come prevede la normativa europea per manifestazioni che anche indirettamente interferiscano con i siti tutelati».

Qualcuno penserà: “I soliti ambientalisti che dicono no a tutto”. Che cosa rispondete?

«Non accettiamo la logica intrinseca nella domanda, secondo cui ci sarebbe un ambientalismo buono ed uno cattivo. Non siamo i “soliti radical chic” che vengono da fuori e pensano solo all’escursionismo opponendosi a tutto, siamo ambientalisti in quanto viviamo e lavoriamo in questo territorio ed operiamo per difenderlo e tutelarlo. Noi diciamo “sì” a moltissime proposte, soprattutto a quelle che valorizzano in modo sostenibile queste valli che amiamo. Anni di impegno e di attività sul territorio delle nostre associazioni testimoniano nella pratica e in concreto che una simile distinzione è del tutto infondata». 

Non credete che la 6 Giorni creerà intorno al territorio d’Oltrepò un interesse che possa portare indotto economico?

«Bisogna rifiutare la logica del “mordi e fuggi”. Se si considera che nel medio lungo periodo l’indotto consisterebbe nell’attirare in valle i fautori dell’”enduro libero” di tutto il mondo, ci chiediamo se ne valga la pena , soprattutto se saranno più i danni che i vantaggi per un territorio dove vi sono attività forestali ed agro zootecniche in fase di rilancio e valorizzazione. A novembre abbiamo anche ricordato alla Comunità Montana che dai consuntivi economici delle recenti edizioni dell’ISDE risulta che si sono sempre sforate le previsioni di spesa e si sono sempre sopravvalutati gli introiti».

Qual è quindi secondo voi la strada da percorrere per rilanciare il territorio?

«Quella intrapresa finora sia dalla Comunità Montana che dalla Fondazione Oltrepò, con progetti che sono stati dedicati alla riscoperta e alla valorizzazione vera del nostro territorio e delle sue risorse. Una manifestazione del genere sposta invece la visuale dall’immagine del territorio biodiverso e sostenibile che tutti vogliamo promuovere. Comunque, se mai si svolgerà l’ISDE, noi saremo un occhio attento e vigile su quello che accadrà, anche perché finita la manifestazione si aprirà il capitolo del ripristino dei danni arrecati. Insomma una storia che non finirà a breve».

di Christian Draghi

Il 19 gennaio alle 16 al teatro di Rivanazzano Terme si inaugura la stagione TRT Piccoli con lo spettacolo Corpi in gioco di e con Monica Raimondo, in arte Monique. Spettacolo di mimo, bolle di sapone giganti e acrobatica. Quando Monique entra in scena stendendo il tappeto rosso, tramuta il palcoscenico nel suo salotto. Gli spettatori diventano aiutanti facchini. Gli oggetti si animano e si trasformano: giacche che si innamorano, scope danzanti e stracci volanti, il sapone prende la forma spettacolare delle bolle giganti spazzando via le macchie dai nostri pensieri. Il ritmo si fa incalzante ed il pubblico è pronto a prendere parte al gran finale acrobatico. Spettacolo leggero e poetico di un mimo che sa incantare sia gli adulti che i bambini. 

La rassegna TRT Piccoli prosegue il 23 febbraio con “Rumore straziante… umore traballante” del TeatrodiPietra, poi il 22 marzo con “Oz, oltre l’arcobaleno” del Teatro della Zucca e si chiude il 5 aprile con il Teatro Viaggiante che propone un doppio spettacolo “Riccioli di luna” e “Old man”.

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Si è tenuta a Santa Maria della Versa,  presso la storica cantina “La Versa”, la conferenza stampa di presentazione dell’accordo commerciale tra la cooperativa Terre d’Oltrepò e il Gruppo Francoli.L’obiettivo è 1milone di bottiglie di Metodo Classico e 400mila bottiglie della linea “Cottarella” nel 2020.
Un accordo ricco di entusiasmo, che sembra finalmente auspicare al rilancio ed a quel salto di qualità che tutti si aspettano da quel gennaio 2017, quando Terre d’Oltrepò si aggiudicò all’asta il marchio, stabilimento, magazzino ed asset aziendali della storica Cantina Sociale di Santa Maria della Versa, fondata nel 1905 da Cesare Gustavo Faravelli e fallita nel luglio del 2016.

Una conferenza stampa segnata da una grande voglia di rilancio, alla quale erano presenti il presidente e il direttore commerciale di Terre d’Oltrepò e “La Versa, Andrea Giorgi e Massimo Sala, e il presidente del Gruppo Francoli, Alessandro Francoli.

«La politica aziendale di Terre d’Oltrepò è fortemente cambiata in questi ultimi anni» dichiara il presidente della cooperativa Andrea Giorgi «e il nostro progetto andrà avanti. A fine gennaio ci sarà l’assemblea straordinaria che riguarderà la fusione tra “La Versa” e Terre d’Oltrepò: oggi festeggiamo questa “alleanza” con l’importantissimo gruppo Francoli, che per noi rappresenta un proseguimento della nostra politica aziendale, improntata sullo stravolgere del modo di pensare oltrepadano. C’è grande entusiasmo da parte nostra, ma anche da parte degli agenti. Questo fa parecchio piacere e fa ben sperare per il futuro» conclude il presidente Giorgi.

«Conosco molto bene “La Versa”, fin da quando era il marchio italiano d’eccellenza: quando ero un giovane studente a Pavia vedevo le bottiglie di “La Versa” esposte ovunque e io mi sentivo un po’ come un bambino che sta dietro una vetrina di dolci e non può toccarli, in quanto la nostra era un’azienda molto più piccola. Questi spumanti si trovavano in ogni manifestazione: gare di ciclismo, voli Alitalia, gran premi di formula uno… era veramente un sogno inarrivabile» dichiara il presidente del Gruppo Francoli, Alessandro Francoli.
«Quando mio padre ha iniziato l’attività veniva qui in Oltrepò a prendere le grappe che lui commercializzava, quindi per noi c’è un certo legame con questo territorio. Oggi avere in esclusiva sul territorio italiano il marchio “La Versa”, tra i prodotti da noi distribuiti, è un sogno che si avvera. Tutti gli agenti qui presenti sono monomandatari per i nostri prodotti, e questa per noi è una certezza. Ma sentiamo anche una forte responsabilità, perché siamo nelle condizioni di far rivivere i fasti di questo marchio e di fare da traino anche per tutto l’Oltrepò Pavese, riportandolo dove merita. E’ un grande progetto a lungo termine in cui noi crediamo veramente» conclude Francoli.


«Io ho lavorato in diversi territori italiani, ma l’emozione e l’entusiasmo che ho trovato qui non l’ho trovato da nessun’altra parte» dichiara il direttore commerciale di Terre d’Oltrepò, Massimo Sala. «In questi sei mesi, in cui ho avuto l’onore di dirigere questa azienda, ho capito che noi avevamo bisogno di un’eccellenza che ci permettesse di far parlare di noi sul territorio nazionale. Ritengo che la rete vendita del Gruppo Francoli si la migliore in Italia ed è per questo che abbiamo deciso insieme di investire in questo progetto. Non sarà una semplice collaborazione, ma un lavoro sinergico tra le due realtà per portare avanti il progetto di Terre d’Oltrepò e “La Versa”».

Nell’ultimo trimestre 2019 Terre d’Oltrepò ha prodotto un milione e duecentomila bottiglie e nell’ultimo anno l’azienda ha messo in catasta più di duecentomila bottiglie di spumante metodo classico DOCG.
Ma le novità non riguardano solo l’accordo con il gruppo Francoli: «Il progetto commerciale di Terre d’Oltrepò è ampio e riguarda anche la grande distribuzione: abbiamo fatto un accordo con un grande gruppo di distribuzione che da quattro mesi ci sta portando risultati importanti di visibilità, con un marchio importante come Cantina di Casteggio. Inoltre, abbiamo un progetto ambizioso per il mercato USA, sperando che si risolva la problematica dei dazi proposta da Trump» prosegue il direttore Sala.

La conferenza stampa è stata anche l’occasione per annunciare qualche particolare in più riguardo il “progetto qualità” diretto dall’enologo Cotarella: «Con il mese di dicembre si è concluso il progetto 2019 e si è avviato quello 2020: a partire dal mese di marzo usciranno i primi vini, a seconda delle necessità. A fine anno vedranno la luce il Riesling Renano e il Pinot Nero firmati da Cotarella, ma già per il Vinitaly avremo pronta l’intera gamma del “Progetto 2019”» aggiunge il presidente Giorgi. «A fine gennaio incontreremo i soci per iniziare a lavorare sul progetto 2020, che sarà un evoluzione di quello dell’annata passata».
Tutti i vini del “progetto qualità” saranno marchiati “La Versa” e saranno prodotti nella storica cantina di Santa Maria della Versa.

A seguire, durante il brunch offerto dall’azienda ai rappresentati e alla stampa, il barman Benito Langella ha presentato un nuovo cocktail con il quale ha vinto il 70^ Concorso Nazionale AIBES nella categoria Sparkling. «Ho chiamato questo cocktail Amelirose, come la figlia di una mia grande amica amante delle fragole, le quali sono l’ingrediente principale» dice Langella. «Il cocktail è composto, oltre che dalle fragole, da cranberry per dare dolcezza, lime per l’acidità, una spolverata di vodka e per concludere il metodo classico “Collezione 2007 La Versa”, guarnito in superficie con una decorazione composta da pasta di zucchero, isomalto, frutto della passione, menta e fragola aromatizzata a limone e zucchero».

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