Sabato, 18 Gennaio 2020
Articoli filtrati per data: Mercoledì, 01 Gennaio 2020

L’Iria Pallanuoto, unica squadra vogherese espressione di questa disciplina, non si allena più a Voghera e presto cambierà nome. è stata allontanata dalla piscina comunale lo scorso giugno in seguito a un video messo in rete dal suo allenatore Marco Zucchi in cui criticava duramente la gestione del centro natatorio ad opera della società Gesti Sport. Oggi la realtà sportiva vogherese ha trovato una nuova casa a Casteggio e si appresta a togliere dal proprio nome la dicitura “Iria”, scelta in omaggio alla propria città. Sarà rimpiazzata da un’altra più generica (ancora da ufficializzare) legata al mondo della pallanuoto.

La “love story” tra la squadra e la città si è interrotta bruscamente: Gesti Sport, che ha in gestione l’impianto natatorio, non avrebbe gradito le critiche ricevute, mettendo letteralmente alla porta la squadra: «Il giorno stesso della pubblicazione del video, recatomi in piscina, mi veniva detto di non essere persona gradita e che tutto il materiale tecnico (porte, palloni, calottine, ecc.) era già stato portato fuori dall’impianto» spiega Zucchi. 28 anni, istruttore di nuoto, da circa otto si impegna a promuovere  l’attività di pallanuoto. L’allontanamento dalla piscina “Dagradi” non è però l’unico motivo dietro cambio di nome e rinuncia alla “vogheresità”: «Neppure l’amministrazione comunale – spiega sempre il coach - ha mai mostrato interesse per noi. Nonostante più incontri in cui abbiamo chiesto aiuto per trovare una sede, nessuno si è mai preoccupato di venirci incontro. Addirittura, all’ultimo appuntamento che ci avevano dato, l’assessore neppure si era presentato».

A vaso colmo, la decisione di tagliare i ponti. “Chi non mi vuole non mi merita”, dice il motto.

Zucchi, partiamo dal vostro allontanamento dalla piscina di Voghera. Che cosa è accaduto esattamente?

«è successo che ho espresso delle opinioni personali, molto critiche riguardo alla gestione attuale, e un’intera associazione sportiva è stata cacciata fuori in malo modo. 20 persone, dal più piccolo che ha 8 anni al più grande che ne ha 60. Siamo stati letteralmente messi alla porta. Non solo le nostre attrezzature sono state spostate all’esterno dell’impianto, anche lo striscione adesivo con il nome del nostro sponsor, che avevamo appena fatto stampare non senza dispendio di energie e soldi, è stato accartocciato e reso inutilizzabile. Stessa sorte è toccata alle foto che avevamo appese lungo il corridoio che porta al bar della piscina».

Come mai ha scelto di utilizzare il canale Youtube per esprimere le sue critiche?

«è uno spazio che mi sono preso online per l’impossibilità di comunicare altrimenti e serenamente ai gestori i disagi sia degli atleti sia degli utenti. è stato uno sfogo personale e a mente fredda riconosco che potevo magari usare toni meno accesi».

Ha suscitato una reazione decisamente dura. Che cosa dice in quel video?

«Le mie critiche erano rivolte soprattutto al fatto che Gesti Sport, che da fine 2007 ormai gestisce la piscina comunale, è di fatto una società cooperativa che si occupa di fitness e non di sport di squadra in senso stretto. La sua gestione negli anni ha snaturato completamente l’impianto natatorio di Voghera, rendendolo sempre più inadeguato per lo svolgimento di sport di squadra. In generale, affidare un impianto sportivo a chi si occupa di fitness ha causato disservizi e quella che ho definito una mala gestione».

Quali sarebbero questi disservizi?

«Innanzitutto la piscina vogherese era l’unico impianto in Lombardia con un trampolino per tuffi da venti metri. La prima mossa di Gesti Sport all’epoca fu riempire la fossa da 5 metri, rendendo di fatto il trampolino un monumento all’inutilità, buona giusto ad ospitare piccioni. Se questa può essere ritenuta una scelta “gestionale”, per quanto a mio giudizio incomprensibile, i danni maggiori sono stati fatti alle vasche coperte. Aggiungere ad esempio una settima corsia alle vasche per il nuoto, al solo scopo di aumentare il profitto, ha comportato la riduzione dello spazio a disposizione degli utenti, con conseguente disagio generale. Per introdurre l’idrobike poi, di tendenza alcuni anni fa, si erano inventati una pedana da mettere nella vasca da 180 centimetri per ridurre l’altezza a 80, sempre a scapito della comodità di chi pratica il nuoto. Per non parlare poi dell’aumento del costo delle docce da 20 a 25 centesimi con l’introduzione di una tessera magnetica. Un dettaglio che a qualcuno potrà sembrare irrisorio, ma che ha un impatto su chi si allena tutti i giorni. Business is business, si dice, e in base a questa logica pace se si offrono servizi scadenti e non si permette alle società vogheresi di fare sport nell’impianto vogherese».

Da quanto vi allenavate nella piscina di Voghera?

«Da quando la squadra è stata fondata, nel 2011».

Adesso dove vi allenate?

«Attualmente ci alleniamo nella piscina di Casteggio dove abbiamo avuto massima disponibilità e abbiamo creato per la prima volta anche un settore Aquagol sotto i 10 anni di età. Oltre a Casteggio abbiamo avuto disponibilità anche dalle piscine di Tortona e Novi Ligure».

Con il Comune avevate cercato contatti. Com’era andata?

«Già 4 o 5 anni fa ci eravamo rivolti all’assessore allo sport, che inizialmente si era detto interessato alle nostre rimostranze ma che poi è sparito. In seconda battuta poi ci avevano dato buca ad un appuntamento già preso. Il Comune latita, d’altra parte non si è neppure mosso per celebrare in qualsivoglia modo i 70 anni della piscina che, quasi nessuno lo ricorda, è stata inaugurata il 10 luglio 1949».

In un altro suo video lei ha parlato di “vuoto cosmico” a proposito di questa ricorrenza. è a questo che si riferiva?

«Sì, in particolare volevo sottolineare il totale disinteresse dell’amministrazione locale per un anniversario così importante di cui io stesso sono venuto a conoscenza solo grazie ad una lettera pubblicata su un giornale locale. Senza andare lontano, a Tortona hanno celebrato i 30 anni del loro impianto comunale con una grande festa. Noi che ne abbiamo più del doppio niente. Mi chiedo se qualcuno si ricorderà almeno nel 2049 di festeggiare il centenario dell’impianto». 

di Christian Draghi

Simone Miele e Mario Cerutti hanno vinto per il secondo anno consecutivo lo Special Rally Circuit by Vedovati andato in scena, domenica 17 novembre, all’interno del Monza Eni Circuit. In una gara resa molto insidiosa dalla forte pioggia abbattutasi senza soluzione di continuità, l’equipaggio della Giesse Promotion ha prevalso sulla stessa Citroen DS3 Wrc (Dream One Racing) con la quale aveva conseguito la vittoria nel 2018, grazie al vantaggio accumulato nella prima prova speciale che, ironia della sorte, li aveva visti addirittura andare in testacoda.

La scelta di utilizzare pneumatici usati nella prima parte di gara ha impedito loro di prendere vantaggi rassicuranti tenendo tutti sulle spine fino all’ultima prova. Questa suspance è stata motivata anche dall’ottima prova dei fratelli siciliani Nucita: Andrea, fresco vincitore del Trofeo Abarth nell’ERC, ritrovava la Hyundai i20 (Bernini) dopo otto mesi ma la gestione superlativa del mezzo gli ha consentito di soffiare sul collo ai capo classifica e, addirittura, di aggiudicarsi anche lo scratch nella speciale conclusiva.

Il podio è completato dal duo bresciano Tosini-Peroglio (Skoda R5 GIMA); anche il pilota camuno si rammarica per non aver optato per pneumatici nuovi viste le condizioni meteo ma il terzo gradino dell’assoluta è sicuramente un piazzamento di prestigio.

Ecco il dettaglio delle categorie presenti in gara: 27 le R5 al via, la classe più numerosa mentre 11  le R2; 6 le R3C e 4 le Wrc oltre ad una, la più prestigiosa, la Wrc Plus. Le storiche sono 3 così come le N4, le S1600 e le RS Plus. Due vetture sono in gara per la classe A8, la RSTB e la N2; una sola rappresentante per la S2000, la RGT, la Prod E7, la Prod E6, la RS Plus, la RS 1.6 e la R1 Naz.

Cinque invece gli equipaggi pavesi in gara: Davide e Ilaria Maggi (Ford Fiesta R5), Massimo Brega e Paolo Zanini (Hyundai i20 – R5), Stefano Sangermani e Davide Pisati (Ford Fiesta R5), Mauro Arlenghi e Giampiero Signorelli (Lancia Delta A8) e marco Melino e Giovanni Maifredini (Peugeot 208 – R2B). Ma veniamo alla cronaca. Sulla PS1, Brega-Zanini stampano un grintoso 7° tempo assoluto, Sangermani Pisati sono ventunesimi, Maggi-Maggi trentaduesimi, Melino-Maifredini, quarantottesimi con la 208, mentre Arlenghi-Signorelli sbattono rendendo inservibile la loro splendida Lancia Delta Integrale.

La PS 2 trova ancora Brega-Zanini battersi nella top ten, sono decimi a 19’7 dal primo, Rizzello con la Fabia R5. Maggi 27°, Melino 29° e Sangermani 30°. La PS3 vede Brega-Zanini alzare il tempo, chiudono con il 20° assoluto, sempre più veloci tra i pavesi. Sangermani é 22°, Maggi 23° e Melino 34°. Sull’ultima speciale, Brega-Zanini tentano di recuperare la top ten, ma il 12° tempo di frazione non basta a farli entrare nei dieci, si collocano al 14° posto assoluto e 10° di classe. Chiudono con un onorevole 24° posto assoluto ed il 17° di classe il loro debutto in R5, Sangermani-Pisati, mentre Maggi-Maggi sono 27esimi assoluti e 19esimi di classe. Ottima la prova di Melino che chiude al 4° posto in R2B e 35° assoluto.

Top ten finale: 1. Miele-Cerutti (Citroen DS3 Wrc) in 45’26”6; 2. Nucita-Nucita (Hyundai i20 R5) a 13”3; 3. Tosini-Peroglio (Skoda Fabia R5) a 26”4; 4. Mabellini-Lenzi (Hyundai i20 R5) a 30”6; 5. Rizzello-Sorano (Skoda Fabia R5) a 36”6; 6. Brusa-Guerini (WV Polo R5) a 54”6; 7. Babuin-Gaio (Ford Fiesta Wrc) a 57”4; 8. Della Casa-Beltrame (Ford Fiesta Wrc) a 1’17”3; 9. Fontana-Savastano (Ford Fiesta Wrc Plus) a 1’19”4; 10. Ogliari-Falzone (Citroen C3 R5) a 1’22”0.

Nelle storiche ad imporsi sono Menegozzi e Bombardini, i due a bordo della Porsche 911 del team Orlando, hanno staccato la Triumph Dolomite di Conforti-Zaccaria di 2’19”6; nessun patema per loro specie dopo il ritiro di Vitali-Cairoli, per rottura del cambio (Porsche 911) avvenuto sulla Ps3.

  di Piero Ventura

Grazie all’accordo fra Stato-Regioni per quanto riguarda le carni suine trasformate sarà obbligatorio indicare l’origine in etichetta. Finalmente è arrivato il tanto atteso obbligo di etichettatura d’origine su tutti i salumi, legge attesa da almeno il 93% degli italiani. Grazie al decreto voluto anche da Coldiretti, bisognerà ora inserire l’indicazione di provenienza sulle etichette delle carni suine trasformate.

Coldiretti spiega che, tramite questo provvedimento, i produttori dovranno indicare in maniera chiara e leggibile sulle etichette diverse informazioni:

Paese di nascita: si tratta di scrivere il nome del paese dove gli animali sono nati

Paese di allevamento: bisogna scrivere il nome del paese dove sono stati allevati gli animali

Paese di macellazione: in questo caso bisogna indicare il nome del paese dove sono stati macellati gli animali

Nel caso in cui la carne provenisse da maiali nati, allevati e macellati sempre nel medesimo paese, la dicitura sarà abbreviata in “Origine: nome del paese”. Per quanto riguarda la formula “100% italiano” potrà essere usata solamente quando siano rispettate tutte le condizioni del precedente comma, quini con carni provenienti da suini che siano nati, allevati, macellati o trasformati in Italia. Nel caso in cui la carne trasformata provenisse da suini nati, allevati o macellati in uno o più degli Stati dell’Unione Europea o da paesi extraeuropei, ecco che l’indicazione di origine assumerà la forma di “Origine: UE”, “Origine: extra UE” o “Origine: UE e extra UE”.

E’ da anni che Coldiretti si batte per l’etichettatura dei salumi, considerando che tale obbligo è già attivo da diverso tempo per altri prodotti alimentari:

2005: obbligo dell’etichetta di origine per il pollo italiano e latte fresco (obbligo di indicare il paese di mungitura)

2008: obbligo dell’etichetta di origine per la passata di pomodoro

2017: obbligo dell’etichetta di origine per latte e derivati

2018: obbligo dell’etichetta di origine per il grano per la pasta e per il riso; per pelati, polpe, concentrati e altri derivati del pomodoro; per conserve, salse, concentrati e sughi composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro

E a livello dell’Unione Europeo? Al momento l’Italia (e altri paesi) stanno cercando di rimandare la legge per tutelare l’etichettatura Made in Italy: secondo Teresa Bellanova la legge che dovrebbe essere approvata a inizio 2020 non è ben strutturata e bisogna farla slittare in modo che venga studiata e formulata meglio.

"Gent. Direttore, ho letto sul Vostro mensile una lettera scritta da una Signora di Pietra de’ Giorgi, che portava ai lettori con grande chiarezza, il problema dell’agricoltura in Oltrepò.

In un periodo come questo, dove se non tutte ma tante aziende agricole oltrepadane sono in sofferenza, sembra che quella lettera (che io personalmente condivido pienamente), non abbia interessato nessuno.

I nostri mosti se ne vanno chissà dove e le nostre uve calano di prezzo... Ma come può accadere tutto questo?

Cosa fanno tutti questi Enti per il territorio? Parlano di vino e non sanno che si fa con l’uva... Gli agricoltori non possono lavorare sottocosto e per avvicinare i giovani all’agricoltura ritengo che oltre alla fatica nel lavorare la terra, ci debba essere anche un guadagno.

Fiorenza Fugazza - Montescano"

La lettera al cui fa riferimento la Signora Fugazza : 

"OLTREPÒ PAVESE – PIETRA DE GIORGI – MONDO VINO : «L’OLTREPÒ È IN MANO A QUELLA “BANDA” DI MEDIATORI COMMERCIANTI ED IMBOTTIGLIATORI»lettera al Direttore

 
 

“Buongiorno Assessore, sono la mamma di un giovane viticoltore dell’Oltrepò Pavese mediamente nella nostra piccola azienda si producono 1000 quintali d’uva suddivisi tra le varietà autoctone della zona. Pochi giorni fa ho letto il suo articolo dedicato “alla vendemmia 2019” in Oltrepò Pavese”. Mi spiace contraddirla ma nell’articolo è rappresentata una realtà ben diversa da quella presente nel mio territorio. Negli ultimi tre anni il prezzo al quintale delle uve è diminuito mediamente di 8.00/10,00 Euro ed oggi 22 agosto a vendemmia iniziata non è stato fissato nessun prezzo per le uve Pinot e tanto meno per le altre. A dimostrazione di quanto scritto le trascrivo la comunicazione ricevuta in data odierna da un acquirente di uve della nostra zona. “COMUNICAZIONE AI FORNITORI UVA   Riteniamo opportuno e premuroso comunicare che dopo l’ennesimo incontro con i nostri principali clienti, non abbiamo ancora chiuso nessun contratto di vendita  del vino della vendemmia corrente. L’offerta che ci è stata posta è vergognosamente all’estremo ribasso, certe varietà non sono neanche state prese in considerazione. Da qui, la decisione di fermarci, perchè non ci sembra giusto accettare sempre le condizioni imposte da altri portando la nostra economia al collasso. Lasciamo quindi, liberi i nostri fornitori  di valutare e scegliere eventuali altre offerte” Le faccio notare soltanto che con la scomparsa di gran parte delle Cantine Sociali e con la pessima gestione di quelle rimaste l’Oltrepò è in mano a quella “Banda di mediatori commercianti ed imbottigliatori” che giocano a pagare sempre di meno il prodotto, costringendo i produttori a ridurre sempre di più il proprio guadagno. Non sta a me dire di chi sono le colpe da attribuire a questa crisi ma secondo il mio modesto parere se ai vertici amministrativi di queste Cantine ci fossero persone qualificate e preparate sulla gestione della viticoltura del nostro territorio e non teste di legno vuote imposte da associazioni interessate solo ad avere un ruolo all’interno di esse forse la situazione dell’Oltrepò non sarebbe così disastrosa.

Lettera firmata - Pietra de’ Giorgi"

INVIATE LE VOSTRE LETTERE INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Per conoscere la dimensione, la grandezza ed il valore di molte “cose”, in diversi casi queste “cose” devono essere pesate. In Oltrepò Pavese, quando ancora il frumento ed il mais e tanti altri prodotti della terra venivano raccolti  in sacchi e pagati a peso, si usava come strumento di peso la “basacula” (bascula:  bilancia a più leve mutuamente articolate in modo da poter equilibrare, con piccoli pesi, carichi decine e anche centinaia di volte maggiori).

Se dovessimo mettere sulla “basacula” l’anno 2018 e l’anno 2019 dell’Oltrepò Pavese, purtroppo vedremmo che il 2019 “pesa” meno dell’anno precedente. Molti diranno che è andato peggio non solo in Oltrepò, ma un po’ ovunque, la realtà dei fatti è che noi parliamo e siamo dell’Oltrepò per cui dobbiamo guardare anche e soprattutto in casa nostra.

Dove certamente le cose sono andate peggio è sul fronte strade: in Oltrepò hanno raggiunto livelli di “sgarruppamento” drammatici. Interventi significativi e risolutivi in questo 2019 non ne sono stati fatti, con l’aggravante che oggi  le strade dell’Oltrepò hanno un anno di più e sono peggiorate in maniera drastica. Ridicoli poi alcuni interventi di lifting fatti a macchia di leopardo su 200/300 metri di strade oltrepadane. Chi almeno quasi giornalmente non ha visto il camioncino del Comune o della Provincia mezzo pieno (o mezzo vuoto, dipende dalla prospettiva) di catrame e due ligi operai (in genere si muovono in coppia) che con un “badile” buttano e livellano un po’ di asfalto nelle buche? Che tristezza… Le principali direttrici che dall’Oltrepò portano verso Pavia sono un percorso ad ostacoli e gli unici che forse traggono beneficio da questa situazione sono i gommisti ed i meccanici, loro malgrado.

È incomprensibile anche come ogni 3 o 4 mesi vengano posti nuovi autovelox: non servono! Con le buche che ci sono se si superano i 50/60 Km orari si spaccano gomme, ammortizzatori, braccetti, etc. etc. etc.

Il 2019 è andato peggio del 2018 anche sul fronte ponti: il ponte della Gerola, della Becca e di Portalbera, anche loro hanno un anno in più e sono messi peggio dell’anno precedente. Sul ponte della Becca poi, si sta sfiorando il ridicolo: ogni 3 per 2 c’è un esponente politico che dice che i soldi arriveranno, che ci sono e ci saranno… sì… per fare il progetto, perché siamo ancora a questa fase: il progetto!!! Allo stato dei fatti la realtà è una sola: al di là dei selfie postati nei vari social, dove i vari esponenti politici a 360° continuano a ripetere che grazie al lavoro di ognuno di loro sono stati stanziati i soldi necessari per il progetto del nuovo ponte e (forse) per costruirlo, di soldi per partire almeno con il progetto non ne sono ancora arrivati.

Se per ogni post fatto da qualsiasi politico oltrepadano fossero arrivati non dico tanto, ma almeno 10 euro, oggi i soldi almeno per il progetto ci sarebbero. Sulla paternità o maternità dei soldi che dovrebbero arrivare per il ponte della Becca si sta sfiorando il patetico!

C’è poi il mondo del vino, che è una delle più grandi risorse economiche dell’Oltrepò e anche qui: litigi, discussioni, frammentazioni, strappi, ricongiungimenti, io lo faccio meglio di te e lui lo fa diversamente da te... Il Consorzio Tutela Vini dell’Oltrepò è diviso: un po’ di qui, un po’ di là, un po’ altrove… e intanto al di là di poche eccezioni, il prezzo del vino e delle uve oltrepadane è sempre più basso. Anche qui parole su parole. Il termine “qualità”, usato in ogni simposio e tavola rotonda, doveva essere il motto. Invece la stragrande maggioranza del nostro vino è venduto a prezzi ridicoli e la colpa è sempre dell’altro.

Qualcosa di buono è successo in Oltrepò in questo 2019: sono arrivati ai vari enti statali, para o pseudo statali oltrepadani, tanti soldi. Finanziamenti li chiamano, ma c’è un ma: al di là di progetti “fantasiosi” e fini a se stessi concretamente di questi soldi l’Oltrepò ha percepito ben poco e ha raccolto quasi nulla. I soldi sono stati e vengono SPESI E NON INVESTITI, perché per essere investiti dovrebbero a monte avere un piano strategico generale e non diversi progetti creati al momento e che molte volte cozzano l’uno con l’altro.

Mi spiego meglio: è inutile far arrivare soldi per finanziare il museo della “Zappa Vecchia” o “Della Libellula Impazzita” o per costruire “Cattedrali nel Deserto”: prima i politici  e/o gli imprenditori dell’Oltrepò dovrebbero decidere che strada intraprendere, un’unica strada che è quella di stabilire quali sia la vocazione del territorio.

Si decide che l’Oltrepò ha una vocazione agroalimentare? Bene, s’investe in modo sinergico su quello. Si decide che è lo sport? Bene, s’investe su quello, e così via… Invece no. Un po’ di soldi si danno all’agroalimentare, un po’ allo sport, un po’ alla cultura…. per accontentare tutti… inoltre cosa ben più illogica, anche all’interno dello stesso settore spesso si finanziano progetti che cozzano l’uno con l’altro e che non sono sinergici: se si decide di destinare fondi all’agroalimentare è inutile dare soldi per manifestazioni che promuovono il Salame di Varzi e contemporaneamente supportare economicamente  la “Sagra del Wurstel”.

Questo è l’esempio di due “cose” non sinergiche. Piuttosto semplice!

Anche qui per usare un eufemismo, il pressapochismo la fa da padrone.

La situazione politica oltrepadana è quella che è…. l’Oltrepò fino a pochi anni fa ha espresso politici “di peso”, tipo Abelli ed Azzaretti giusto per citarne due. Piacessero o non piacessero è un altro paio di maniche. Ora dobbiamo confidare che i due Deputati oltrepadani, Elena Lucchini – Lega e Cristian Romaniello – M5S, consolidino la loro esperienza parlamentare e diano indicazioni chiare ai loro “sottoposti” politici, affinché l’Oltrepò scelga una strada economica da percorrere e puntare e scelga in via prioritaria come spendere i soldi che arrivano e che forse arriveranno. 

Non dimentichiamoci infatti che “il peso” di un politico lo si misura essenzialmente con i soldi che riesce a far arrivare o da Roma o da Milano al territorio che lo ha votato. Questa è la base, poi il politico bravo, oltre a far arrivare i soldi, indica anche (in maniera lungimirante e non clientelare) come spenderli, ma lì è già un altro livello.

Fanno ridere quelli che dicono che Romaniello e Lucchini sono giovani… Quindi? Sempre di più nel mondo del lavoro e nella politica i giovani stanno assumendo posizioni di assoluto comando, pertanto essere giovani come lo sono i nostri due rappresentanti a Roma non è una condanna, anzi può essere un pregio e certamente non è una scusante!

Mi auguro che l’Oltrepò si attenda e pretenda dai nostri politici, a partire dai più importanti, meno selfie e meno nastri tagliati per le più sciocche occasioni e più consigli o direttive politiche per cercare di fare inversione ad “U” in vista del domani. Qui non si tratta solo di rimettere la macchina in carreggiata, se si continua cosi nel 2020 oltre a cambiare la macchina bisognerà anche rifare la carreggiata.

Nel 2019 poi, per una determinata parte politica è mancato anche l’”allenatore” in campo. È deceduto. Era Giovanni Alpeggiani.

Proprio su questa pagina due anni orsono scrivevo di lui… Avevo pronosticato che quando sarebbe venuto a  mancare i vari Alpeggiani “Boys o Toys” chiamateli come volete, si sarebbero presi a zuccate tra di loro perché non avrebbero saputo né cosa dire né cosa fare, e così è stato ed è evidente sotto gli occhi di tutti.

Il 2019 però ha avuto anche qualche lato positivo: è vero che abbiamo molte più buche… ma abbiamo anche più dossi, è vero che abbiamo molte più frane … ma abbiamo anche più rotonde, è vero che abbiamo meno turisti… ma è altrettanto vero che i nostri politici hanno più nastri da tagliare per le numerose manifestazioni, spesso, ridicole. 

Al di là delle battute qualche segnale positivo c’è: il numero delle aziende che per esempio nel mondo del vino iniziano a produrre meglio ed a posizionare il loro vino nella fascia “Premium”, quella più redditizia, ce ne sono e molte sono guidate da giovani, questo è un dato incoraggiante. Tanti giovani e questo è un ulteriore dato incoraggiante che ritornano a lavorare la terra anche nelle zone alte dell’Oltrepò e per lavorare la terra bisogna certamente avere un grosso spirito di sacrificio…

Altre “cose” positive francamente non ne vedo o per lo meno “strategicamente” positive, che possano migliorare in maniera significativa e sostanziale la qualità della vita degli oltrepdani e soprattutto che abbiano una visione futura ed una prospettiva futura.

Che dire poi delle Terme di Salice? Nel 2020 a metà gennaio andranno all’asta “ESPERIAmo” che trovino finalmente un compratore che possa riaprire e poi rilanciare quelle che erano fino a 10/15 anni fa il principale motore turistico dell’Oltrepò.

A Salice Terme esistono alcune realtà che funzionano bene, proprio in settori contigui all’attività termale,  come ad esempio Villa Esperia, realtà gestita in maniera seria. Ecco per le Terme di Salice il mio augurio è…”ESPERIAmo”.

Vedremo se alla fine del 2020 se mettendo sulla “basacula” il 2019 ed il 2020 quest’ultimo sarà meglio a livello globale per l’Oltrepò, guardando oggettivamente la situazione nostra e quella generale che ci circonda, i dubbi rimangono, ma, da oltrepadano doc, io continuo a tifare per la nostra terra, nonostante i forti dubbi sulle capacità dei nostri politici (al di la dei selfie e le cene di gruppo) di saper adottare indirizzi strategici.

E' di un morto e di 204 feriti il bilancio di capodanno reso noto dalla polizia. Dal 2014 non si registravano decessi. Il numero totale dei feriti evidenzia un lieve decremento rispetto allo scorso anno quando erano stati 216. Sono 38 i feriti ricoverati; 43 i minorenni che hanno riportato lesioni mentre lo scorso anno erano stati 41. I dati relativi agli arresti risultano in deciso aumento: sono 51 rispetto ai 45 dello scorso anno, in crescita anche il numero dei denunciati: 277 rispetto a 197. Il divieto di utilizzare botti e petardi, sancito da quasi tutte le città italiane, è stato abbondantemente ignorato. 

La più grave una donna di 37 anni di Sant'Agata de' Goti, colpita al petto dall'esplosione di un razzo in una tensostruttura dove erano in corso i festeggiamenti. Trasportata al pronto soccorso dell'ospedale locale, ha ricevuto le prime cure e poi è stata trasferita al nosocomio Rummo di Benevento dove è stata sottoposta a un intervento chirurgico. La donna ha riportato gravi danni polmonari ed è in pericolo di vita, in prognosi riservata. Sull'accaduto indagano i carabinieri del comando provinciale di Benevento. Altre tre persone nel capoluogo sannita hanno riportato lesioni agli occhi e al volto giudicate guaribili in 5 giorni per l'esplosione di petardi.

In quattro hanno perso una mano. A Cesate, nel Milanese, un giovane di 23 anni è rimasto ferito gravemente poco dopo la mezzanotte  per l'esplosione di un grosso petardo che gli sarebbe scoppiato tra le mani dilaniandogli la destra e compromettendo seriamente anche la sinistra. Ferite anche al viso e alla testa. Sul posto, in via Italia, sono intervenuti i soccorritori dell'Areu che lo hanno trasportato d'urgenza all'ospedale milanese di Niguarda.

In Basilicata, per i botti, è di sei feriti, dei quali nessuno grave, il bilancio della notte di Capodanno che, con una grande festa di piazza, ha segnato l'ingresso di Matera nell'anno da Capitale europea della Cultura 2019 che sarà ufficialmente inaugurato il 19 gennaio prossimo. Per quanto riguarda i botti, l'episodio più grave è accaduto a Melfi (Potenza), dove un uomo, a causa dell'esplosione di un petardo, è rimasto ferito a una falange, rendendone necessaria l'amputazione. In totale, in provincia di Potenza i feriti sono stati cinque; uno, invece, a Matera, a Policoro (Matera).

Ha perso una mano ed è rimasto gravemente ferito a una coscia un 19enne residente nel Torinese che ieri sera stava festeggiando l'arrivo del nuovo anno a Bardonecchia, in Valsusa. Il giovane, mentre si trovava all'esterno di un locale a Campo Smith, è rimasto ferito dall'esplosione di un petardo.

Sono sette i feriti per lo scoppio di petardi a Catania: ad un uomo di 43 anni è stata amputata la mano destra per lo scoppio di una bomba carta avvenuto nel quartiere di Librino, dopo il ricovero al Garibaldi centro. Tre dita della mano sinistra sono letteralmente saltate per la deflagrazione di un petardo ad un altro uomo che abita nell'acese e che è stato medicato al Cannizzaro.

Napoli conferma la sua tradizione di città con il maggior numero di feriti, quest'anno 37, 20 sono in città e 14 in provincia.Sono 5 i feriti più gravi per i quali la prognosi è di 30 giorni e che sono attualmente ricoverati, mentre per gli altri la prognosi è sotto i 15 giorni. Tre i minori rimasti feriti, uno dei quali, un 12enne, ha subito l'amputazione di un dito della mano destra.

Notte di superlavoro per i vigili del fuoco a Roma: dalle 20 di ieri a questa mattina hanno effettuato almeno 160 interventi. Molto alta la percentuale degli incendi, circa il 75 per cento: in fiamme per lo più cassonetti e sacchetti della spazzatura e depositi o scarichi all'aperto di materiali di scarto ma nei roghi sono rimasti coinvolte almeno 15 auto e 7 appartamenti in periferia. Non si registrano al momento feriti o stabili evacuati o viabilità interrotta. Diversi interventi anche per fughe di gas da bombole. Tra le zone interessate Magliana Centocelle (numerosi i cassonetti bruciati), Cinecittà e Ostia.

Il capo della polizia, Franco Gabrielli, ha brindato al nuovo anno in sala operativa a Roma per rivolgere gli auguri agli uomini e donne della polizia di Stato. Gabrielli ha detto al personale della questura di Roma di voler "condividere la fatica, l'impegno, l'essere in strada" e ha sottolineato che nel 2018 è stata "garantita la sicurezza della nostra capitale". Il 2019, ha aggiunto Gabrielli, "sarà un altro anno impegnativo ma ho la certezza di avere come compagni strada donne e uomini e che ogni giorno, ogni notte e ogni minuto garantiscono la sicurezza nella capitale e in ogni lembo del nostro territorio".

 

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