Martedì, 17 Settembre 2019
Articoli filtrati per data: Sabato, 07 Settembre 2019

Il 25 luglio del 1944 la Valle Staffora diventava protagonista di una battaglia importante per le sorti della Resistenza nel Nord Italia. Lungo le rive del torrente Aronchio, nel punto di confluenza con lo Staffora, nella piccola frazione Carro di Varzi, i partigiani arroccati sulle colline sgominavano le truppe fasciste che stavano risalendo la Valle per i rastrellamenti. Fu il primo vero scontro in campo aperto tra partigiani e repubblichini ed ebbe grande importanza soprattutto per la partecipazione contadina: donne e uomini fornirono un contributo fondamentale, non solo di aiuto e supporto ai partigiani ma anche di intervento armato (con i fucili da caccia) contro l’attacco nemico. Un segno importante di coinvolgimento e adesione delle popolazioni nei confronti della Resistenza che, di fatto, controllava ormai la montagna e l’alta collina.

Nel corso dello scontro morì anche il giovanissimo partigiano “Monello” (Aldo Casotti), di soli 15 anni, al quale sarà in seguito dedicata una brigata garibaldina, e si distinse la figura di “Nando” (Rinaldo Dellagiovanna) di Varsaia, ucciso poi dai fascisti nel corso del successivo rastrellamento estivo. Nel 75esimo anniversario di quella giornata la sezione varzese dell’Anpi, dedicata ad Arturo Capettini, l’antifascista medaglia d’oro al valor militare della Resistenza che, catturato e deportato, trovò una morte atroce nel marzo ’45, ha ricordato quei fatti con una cerimonia in loco. «Mentre ricordiamo i combattenti partigiani, e il legame profondo che lì unì alla popolazione della valle, condizione questa per la tenuta e il rafforzamento del movimento di Liberazione, vogliamo soprattutto che la nostra iniziativa sia occasione per una comune riflessione sul nodo cruciale dell’antifascismo oggi, sul nesso indissolubile che lo lega alla democrazia e ai valori della Carta costituzionale» dice  la segretaria della sezione Monica Garbelli. «Oggi più che mai gli antifascisti devono essere in campo, per contrastare ogni forma di odio razziale e di avvelenato delirio xenofobo».

Di quella battaglia esiste ancora quello che, in virtù della straordinaria longevità, è molto probabilmente l’ultimo testimone oculare. Mario “Marino” Baiardi vive a Bosmenso e ha festeggiato quest’anno i 90 anni. Lui il 25 luglio del 1944 era un 15enne che a mezzogiorno stava portando cibo e munizioni a una squadra di otto partigiani accampati sulla collina che guarda verso lo Staffora, appena sopra l’Aronchio. Per chi è del posto, “Casa del Grillo”.

Non era ancora partigiano ma lo sarebbe diventato di lì a poco, con il nome di “Balena”. Lui quella battaglia l’ha vista cominciare. A dare il la fu l’intervento di un civile. «Stavamo mangiando, erano tutti rilassati, quando all’improvviso ci venne incontro un signore, si chiamava Gino, avvertendoci che i fascisti stavano risalendo l’Aronchio. Lo seguimmo, io e gli otto partigiani e ci fece vedere dove la brigata stava passando» racconta Baiardi.

Cosa accadde a quel punto?

«I fascisti stavano risalendo le sponde del torrente e risalivano la collina sull’altra sponda rispetto a dove ci trovavamo noi, andando verso la frazione Casa Rampolla. Ci furono delle raffiche provenienti dall’altra parte della collina e i partigiani che stavano di qua sorpresero i fascisti da dietro, prendendoli in pratica tra due fuochi. A quel punto  la brigata indietreggiò tornando sui suoi passi, verso Carro, dove fu accerchiata perché da San Pietro, appena dopo San Martino, stavano arrivando quelli di Giustizia e Libertà. Continuarono la fuga verso Varzi lungo lo Staffora, ma lasciarono pesanti perdite sul campo».

A che ora finì il tutto?

«Verso sera, poco prima del tramonto, tornai a Bosmenso e con me i partigiani che arrivavano in paese festeggiando».

Quando si unì a loro?

«Entrai nei partigiani circa un mese dopo».

Era molto giovane, come mai prese questa decisione?

«Mio padre era stato un istruttore militare, prima della caduta di Mussolini aveva la tessera del partito perché allora era così, se volevi lavorare. Un giorno vennero sei partigiani a cercarlo per chiedergli informazioni. Uno di questi partigiani probabilmente avrebbe voluto ucciderlo perché, ai tempi in cui era istruttore, lo aveva avuto come allievo e lo aveva rimproverato e colpito con una sberla per un suo comportamento sbagliato. Questo se l’era presa e gliele aveva giurate. Quando arrivarono a casa nostra il pericolo poi era non solo che lo potessero ammazzare, ma anche che ci portassero via le bestie che avevamo appena comprato. Lo facevano a quel tempo, perché  anche i partigiani dovevano mangiare. Così decisi di unirmi a loro, pensai che se fossi diventato partigiano anch’io ci avrebbero lasciato in pace».

I rastrellamenti dei fascisti furono molto violenti in quei giorni. Diversi civili furono trucidati per aver avuto la sfortuna di incrociare le persone “sbagliate”. Lei ne conosceva qualcuno?

«Non in modo personale, ma so che a Carro, che è il paese più vicino al mio, la mattina prima della battaglia dell’Aronchio i fascisti avevano fucilato una donna e suo figlio ferendo il padre. Il giorno della battaglia durante la ritirata i repubblichini volevano mettere al muro altra gente, ma poi arrivò la brigata capitanata da Felice Fiorentini (soprannominato la “belva”, è ritenuto uno dei più efferati criminali di guerra pavesi ndr) che ordinò di andarsene dato che erano braccati, anche perché la donna uccisa si rivelò essere la madre di un loro stesso camerata». 

di Christian Draghi

La storia della Battaglia

La Battaglia dell’Aronchio nasce da un’azione di rastrellamento che nella giornata del 24 si dirige verso Zavattarello, Romagnese, Val di Nizza e Brallo. Quest’ultima colonna incontra una forte resistenza nella frazione Montemartino e viene messa in fuga. La reazione dei fascisti vede l’organizzazione di una immediata, nuova puntata in questa direzione, con oltre 200 uomini tra reparti della Brigata Nera, della Scuola allievi ufficiali di Tortona e della “Sichehreit”.

La colonna fascista si accanisce sui civili uccidendo il giovane contadino Andrea Rossi (22 anni) a San Martino di Varzi, mentre a Carro sono assassinati Giacomo Stefano Buscaglia (31 anni) e la madre Maria Celestina Manfredi (59 anni), accorsa alla notizia della morte del figlio.

Il giovane Francesco Tacchella (15 anni) viene colpito a morte da una scheggia nei pressi dell’Aronchio. Ad opporsi con successo all’attacco sono i garibaldini della “Capettini” e della “Crespi” ed i giellisti della 4a Brigata, con la presenza di contadini del luogo, giovani e anziani, che hanno deciso di battersi contro i rastrellatori (così come avverrà anche in Val Borbera un mese dopo).

Lo scontro si conclude con la netta sconfitta degli assalitori che lasciano sul terreno una decina di morti, alcuni prigionieri, tra i quali Elsa Cristofori, ausiliaria della X Mas, aggregata alla Sicherheit, che verrà fucilata. Tra i partigiani cadono il garibaldino Carlo Benedini (28 anni) di Bocco ed il giellista Giovanni Ferrari (20 anni) di Menconico, mentre Rinaldo Dellagiovanna (27 anni) di Menconico è ferito al viso (verrà ucciso un mese dopo nel corso del rastrellamento estivo).

Muore anche il quindicenne Aldo Felice Casotti “Monello”, nato a Minucciano (Lucca) e residente con i genitori a Nervi, in Liguria. Fuggito di casa per unirsi ai partigiani viene colpito mentre portava munizioni ai suoi compagni.

Al suo nome verrà intitolata la Brigata garibaldina comandata da Luchino Dal Verme “Maino”. E stato insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Nonostante gli ultimi rincari sui clienti con contratti già attivi, in Italia nel corso dell’ultimo anno le tariffe di telefonia mobile sono diminuite del 20% e oggi un cliente che cambia operatore spende, in media, 12,50 euro al mese con un traffico dati di circa 45 GB.

Facile.it ha confrontato le tariffe di telefonia mobile di fascia media proposte nel mese di giugno 2019 in Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Norvegia, Olanda, Polonia, Spagna e, chiaramente, Italia. L’analisi ha preso in considerazione un mix di piani tariffari rappresentativi per ciascun Paese, calcolando un valore medio sia in termini di costi, sia di traffico dati, focalizzandosi sulla fascia intermedia dell'offerta, escludendo quindi le proposte entry level.

Ciò che è emerso da questo confronto analisi è che sono pochi gli Stati che fanno meglio dell’Italia. Il più economico è la Polonia: 6 euro al mese, 72 euro l’anno, il 52% in meno rispetto a noi.

Tra gli Stati europei più economici dell’Italia si trova anche la Francia, dove, in media, si spendono 9 euro al mese, per un totale di 107 euro l’anno. La bolletta italiana risulta più alta del 40% rispetto a quella francese.

La Norvegia è invece la nazione più cara: a Oslo si spendono, in media, circa 28 euro al mese (340 euro l’anno), il 126% in più rispetto a quanto spendono gli italiani. Tariffe alte anche in Spagna e in Gran Bretagna.

Se si punta l’attenzione sui GB dati di traffico incluso nella fascia tariffaria analizzata, lo scenario cambia sensibilmente. L’unico Paese che batte l’Italia è la Francia: con 9 euro i clienti ottengono in media 50 GB di traffico dati al mese. Sul podio, ma dopo l’Italia, si posiziona l’Irlanda dove è possibile contare, sempre in media, su circa 22 GB di dati ogni mese.

Boom di funghi, con un raccolto superiore del 50% al Nord rispetto a quello dello scorso anno grazie alle piogge abbondanti. E' quanto emerge dalla mappa elaborata dalla Coldiretti sull'inizio della 'vendemmia dei porcini' 2019 lungo la penisola, dal Trentino dove i raccolti sono già ricchi alle le regioni del Sud, dove la caccia a porcini, chiodini, finferli e altre varietà non è ancora entrata nel vivo per carenze di pioggia.

In Trentino, prosegue la Coldiretti, c'è chi ha già preso delle maxi multe per aver esagerato nella raccolta e in Lombardia si registra una raccolta già superiore del 30% rispetto a quella del 2018. Cestini pieni anche in Piemonte, con un 20% in più. Il Centro-Sud è invece ancora in attesa delle condizioni ideali per la nascita dei funghi, ossia terreni umidi senza piogge torrenziali e una buona dose di sole senza temperature eccessive.

Se in Emilia si attende l'avvio della stagione, in Romagna in luglio si è partiti con i porcini; in Umbria i primi dati registrano un aumento del 25% rispetto al 2018, con punte del 40% in provincia di Perugia. In Toscana i porcini sono ancora fermi ad eccezione dell'Appennino centrale, dove nella Valtiberina c'è stato un assaggio di raccolta dopo le piogge di fine luglio, con un aumento 50% nell'Aretino.

Raccolto di porcini in calo in Abruzzo, dove fra luglio e agosto la raccolta di russole e porcini ha registrato una riduzione fino al 60%, e in Calabria, dove la raccolta è iniziata in modo sporadico soltanto sulla Sila, con finferli e porcini. Ovunque, rileva infine la Coldiretti, è importante non improvvisare, utilizzare cestini di vimini ed evitare le buste di plastica e, soprattutto, seguire regole certe e rivolgersi per i controlli alle strutture dei Comuni o alle Unioni micologiche.

"Che botta però a Parigi eh, mi tengo la mia opinione per me, e me lo tengo nel cuore. Non è la questione credere o non credere, se ti è piaciuta o non ti è piaciuta. Con loro che uccidono i nostri figli noi uccidiamo i loro figli, con loro che uccidono le nostre donne noi uccidiamo le loro donne…". Così parlavano in una conversazione intercettata dagli investigatori alcuni degli indagati per terrorismo e arrestati oggi dai carabinieri del R.O.S. e dai finanzieri del G.I.C.O. dell'Aquila nell'ambito dell'operazione antiterrorismo 'Zir'.

Autoriciclaggio e reati tributari con finalità di terrorismo: con queste accuse sono state eseguite una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 10 indagati (8 di origine tunisina e 2 italiani). L'operazione è scattata nell'ambito di un'indagine coordinata e diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo dell'Aquila.

Gli indagati, secondo l'accusa, tramite alcune società distraevano ingenti somme di denaro, in parte frutto di evasione fiscale, da destinare anche al finanziamento di attività riconducibili all'organizzazione radicale islamica ''Al-Nusra'', nonché in favore di Imam dimoranti in Italia, tra cui l'imam della moschea Dar Assalam di Martinsicuro, nel Teramano, già condannato in via definitiva per associazione con finalità di terrorismo internazionale.

Gli indagati si servivano di società attive nel settore dell'edilizia e nel commercio di tappeti per distrarre ingenti somme di denaro da destinare al finanziamento del terrorismo. Le società, formalmente intestate a 'prestanome', erano tutte in realtà gestite dal capo del gruppo smantellato oggi. Come emerso dalle indagini, destinavano le illecite disponibilità finanziarie a varie finalità come l'acquisto di immobili in Italia, creazione fondi neri e reinvestimento in attività d'impresa. Non solo. Ad avvalorare l'ipotesi del finanziamento al terrorismo sono state le considerevoli quantità di denaro, proveniente dalle offerte raccolte all'interno delle moschee, e presumibilmente destinate a finanziare l'organizzazione radicale islamica 'Al-Nusra'.

Il denaro passava in Europa (Inghilterra, Germania e Belgio) per arrivare successivamente in Turchia e Siria. Nel corso delle indagini sono stati documentati continui trasferimenti di denaro da parte degli indagati nei confronti di Imam dimoranti in Italia, uno dei quali già condannato in via definitiva per associazione con finalità di terrorismo internazionale. Il gruppo poteva inoltre contare sulla collaborazione di una commercialista torinese che modificava la contabilità per ''mascherare'' gli illeciti tributari, tra i quali l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti (molte delle quali ''autoprodotte'') per oltre 2 milioni di euro.

Nell'ambito dell'operazione, carabinieri e finanzieri stanno eseguendo un sequestro patrimoniale nei confronti degli indagati, per un valore di oltre un milione di euro, tra cui anche due appartamenti situati sulla costa abruzzese, acquistati riciclando il denaro provento dei reati oggetto d'indagine.

''In Siria ci sono vari gruppi e non bisogna unirsi al gruppo sbagliato. I migliori sono al Nusra e Fateh al Islam che sono appoggiati da stati come Qatar e Arabia Saudita. Ci sono altri gruppi che non si sanno comportare, al Nusra invece è l'esercito dell'Islam, è un'organizzazione buona'', è quanto si sente in un'altra conversazione intercettata tra gli indagati.

Nell’ordinanza firmata oggi dal gip dell’Aquila emergono anche contatti con diversi imam radicali, in Italia e all’estero. “Un contributo significativo alla corretta lettura dei fatti circa il radicalismo religioso di Jameleddine Kharroubi e la conseguente attività anche imprenditoriale posta in essere dallo stesso – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare - viene fornito dai vari incontri ideologici monitorati nel corso delle indagini tra il medesimo e alcuni imam dimoranti sia in Italia che all'estero, di chiara ispirazione radicale, alcuni dei quali emersi in diversi contesti investigativi finalizzati al contrasto al terrorismo internazionale”. In particolare è stato documentato un incontro avvenuto l’8 aprile 2016 con l'Imam di Aversa, Yacine Gasri già finito nelle indagini denominate "Moskea","Half Moon" e "Full Moon". L’uomo, ritenuto “figura carismatica nell'ambiente islamico dell'agro aversano” nel dicembre 2017 è stato condannato in via definitiva alla pena di anni 4 e 9 mesi di reclusione per associazione con finalità di terrorismo internazionale.

Kharroubi è accusato in particolare di aver trasferito attraverso le sue società, “ingenti somme di denaro volte a sostenere l'attività di Imam radicali in Italia e all'estero, avvalendosi di soggetti con il ruolo di corrieri ovvero attraverso il sistema ‘hawala’”.

Uno dei tunisini arrestati raccoglieva fondi da destinare al terrorismo internazionale attraverso le donazioni fra la comunità islamica e aveva contatti con "foreign fighters" da inviare in Siria. In un’intercettazione ambientale del 2 febbraio 2016 Atef Argoubi dice: “Ieri siamo rimasti un'ora e mezza con Abdelwahab a discutere questa cosa, per esempio, lui mi ha raccontato che è andato da lui, un ragazzo di 19 anni che vuole andare in Siria".

Grave anche la posizione dell’altro tunisino finito in carcere, Jameleddine B. Brahim Kharroubi, che in una conversazione intercettata dagli investigatori, parlando della guerra in Iraq e delle influenze occidentali e in particolare americane, afferma che “il Califfato islamico sarà nel 2023 e la capitale sarà in Arabia Saudita" e "chi lo sosterrà andrà avanti, chi sarà contro, sarà messo in ginocchio".

“Non meno indicativa e interessante – si legge ancora nell’ordinanza - è la dimostrazione della conoscenza della quantità di denaro necessaria per far entrare i combattenti nel teatro di guerra siriano, emerso nella conversazioni telefoniche intercettate tra Kharroubi e l'Imam Omrane Adouni: "Ora per far entrare qualcuno all'interno, da qui, ci vogliono 5mila dollari, non poco, mentre prima uno a 1.500, a 1.200 anche a 1.000 entrava, adesso a 5mila, che Dio li benedica, Inshallah, che Dio gli dia forza" e a tal proposito inequivocabilmente dimostrativa del livello di interesse verso le dinamiche e le esigenze del conflitto siriano, è l'affermazione della necessità di inviare altri "lavoratori", ovvero "combattenti" sul teatro di guerra”.

I carabinieri di Piacenza hanno localizzato e rintracciato Massimo Sebastiani, sospettato di aver ucciso l’amica 28 enne Elisa Pomarelli. L’uomo, operaio di 45 anni, si trova adesso in caserma. Di lui e di Elisa si erano perse le tracce da domenica 25 agosto. La procura aveva aperto un’inchiesta a suo carico per omicidio e occultamento di cadavere. Al momento non si hanno ancora notizie di Elisa Pomarelli, per la quale proseguono le ricerche. Nell’auto dell’uomo erano state trovate tracce della ragazza. I carabinieri stanno effettuando in queste ore una perquisizione in una casa isolata di Costa di Sariano, nel comune di Gropparello (Piacenza). Qui li ha condotti Massimo Sebastiani, l'operaio 45enne arrestato nella tarda mattinata mentre si nascondeva nel solaio di una casa sulle prime colline piacentine.

La coppia era scomparsa il 25 agosto scorso dalle colline piacentine: i due erano stati visti per l’ultima volta insieme mentre pranzavano in una trattoria. Poi della 28enne nessun’altra segnalazione. L’operaio, invece, era stato visto altre volte, da solo, nel corso della stessa giornata: era stato ripreso mentre faceva benzina alla sua auto poi trovata parcheggiata nel cortile di casa con all’interno il cellulare spento. Nei giorni scorsi i Ris avevano fatto un sopralluogo nella casa del Sebastiani a Carpaneto e anche verifiche nel cortile e nella zona attorno al pollaio alla ricerca di elementi utili alle indagini. Di ieri l’annuncio dell’arrivo a Piacenza dei Cacciatori dei carabinieri, il reparto dell’Arma specializzato e addestrato per le missioni in ambienti ostili e impervi: gli inquirenti sospettavano, infatti, che Sebastiani fosse nascosto in mezzo ai boschi delle colline emiliane. Parallelamente erano state sospese le ricerche da parte della protezione civile e dei vigili del fuoco.

Intanto la famiglia della ragazza scomparsa chiede il rispetto della privacy. «Volevo informarvi che tutto quello che si poteva dire su Elisa è stato detto, perciò per quanto mi riguarda ormai può presentarsi anche la CNN alla porta, ma se insieme alla troupe non c’è mia sorella io non apro», scrive in un lungo post su Facebook Francesca Pomarelli, la sorella di Elisa, le cui ricerche proseguono nel piacentino. «Io capisco che ognuno deve necessariamente fare il proprio mestiere - prosegue la ragazza - e che ognuno sia libero di esprimersi e scrivere quello che vuole, però rimango convinta del fatto che al di là di questa tragedia, ci vuole testa e questo vale per ogni situazione. Io non so se l’altra parte si sia informata o meno per la scomparsa anche di Massimo, ma mi sento in dovere di parlare per i miei amici e per la mia famiglia: l’unica cosa che conta è trovare l’Ely punto e stop».

New Order, opera prima del regista Vogherese Marco Rosson, è stato distribuito anche i Italia dalla distribuzione Home Movies, di Bologna. New Order è un film indipendente di Fantascienza/Horror, realizzato nel 2012 e girato nell’Oltrepo’ Pavese, nei pressi di Garlazzolo. Il film vede come protagonista l’attore italiano Franco Nero che interpreta il ruolo del dottor Cornelius Van Morgen. Il film presentato in prima mondiale a Los Angeles nel 2012 è stato distribuito in quasi tutto il mondo (Nord America, Canada, Asia e Africa) dalla distribuzione americana MIDNIGHT RELEASING e ACORT INTERNATIONAL. L’edizione italiana del Film avrà un montaggio nuovo mai visto prima (director’s cut) e sarà ricca di molti contenuti speciali, come: Metastasi, primo cortometraggio di Marco Rosson,  il Videoclip della band Hammered Effect, Backstage inedito del film New Order, Scene tagliate, vari Trailer ecc. Dal mese di settembre 2019 il film sarà disponibile in Italia in versione dvd, nei principali store on-line ( Amzon, Ebay, ecc) e successivamente nei negozi e centri commerciali.

SINOSSI - Anno 2032, tre anni prima, un virus sconosciuto ha provocato un'epidemia mondiale che ha ucciso il 90% della popolazione. Si pensò inizialmente che la causa fosse dovuta ad una guerra batteriologica o da una serie di esperimenti mal riusciti. L’esercito, insieme a ciò che rimase del governo, si concentrò quindi in un unico grande centro abitato, adibito alla sopravvivenza della specie. In questa Città tra i sopravvissuti si trova il Dottor Cornelius Van Morgen (FRANCO NERO) che dal suo laboratorio inizia la ricerca contro questo virus. Il dottore seleziona cinque superstiti (Margherita Remotti, Tatiana Luter, David Warawa, Federico Rossi, James Kelly Caldwell) e li sposta in una casa isolata, dove viene applicato a ognuno di loro un sensore posto sopra al sopracciglio destro. Grazie a ciò il Dottore è in grado di monitorare a distanza i suoi pazienti riuscendo persino a vedere quello che vedono i soggetti in tempo reale. Dopo mesi di ricerca i membri della casa sviluppano abilità inaspettate e il Dottore riesce a scoprire che il realtà l’epidemia non è stata causata da un virus, ma è stata provocata dalla variazione dei poli magnetici della terra. 

BIOGRAFIA REGISTA - Marco Rosson, regista classe 1984 di Voghera (PV), dopo aver frequentato la Civica Scuola di Cinema di Milano, esordisce alla regia con il cortometraggio Metastasi che riceve vari premi tra cui quello come miglior regista under 30. Lavora in televisione come assistente alla regia per Endemol Italia e successivamente passa al cinema collaborando in diverse produzioni italiane (Catleya, Colorado, Alto Verbano ecc.) Nel 2012 realizza il suo primo lungometraggio New Order con l'attore Franco Nero, che viene distribuito negli U.S.A e in Asia. Nel 2014 gira un documentario sulla vinificazione in Oltrepò Pavese, Inside the wine, realizzato con il patrocinio del Consorzio Tutela vini Oltrepò Pavese. Dopo aver passato gli ultimi anni realizzando spot pubblicitari e video musicali, nel 2016 ritorna al cinema con l’horror Shanda's River

SCHEDA TECNICA  

Regia: Marco Rosson 

Con: Franco Nero, David Wurawa, Margherita Remotti, James Kelly, Tatiana Luter, Federico Rossi 

Fotografia: Marco Sirignano  

Montaggio: Alessio De Nicola 

Musiche: Francesco Piccolo  

Sceneggiatura: Marco Rosson 

 

Riprende con la lirica il mese di Settembre firmato Festival Borghi&Valli, la rassegna musicale giunta quest'anno alla 26esima edizione e curata da Ennio Poggi e Laura Beltrametti. L'appuntamento è per Domenica 8 Settembre alle ore 21,15 a Borgoratto Mormorolo. Protagonisti della serata "Lirica e dintorni" saranno il soprano Lorena Valle e il tenore Cherubino Boscolo, accompagnati al pianoforte da Gian Maria Franzin.  In programma alcune delle più note arie tratte dalle opere di Verdi, Puccini, Mascagni, Leoncavallo. A partire dalle ore 19 e fino alle 21 (previa prenotazione allo 0383.875696) sarà possibile degustare una cena buffet. Al termine del concerto risottata per tutti. Il concerto si terrà anche in caso di maltempo.

Lorena Valle, soprano, è stata interprete, nel ruolo di Nedda, dell'opera "I Pagliacci " di R. Leoncavallo,   "Santuzza" in Cavalleria Rusticana di P. Mascagni, Cho Cho-san nell'opera "Madama Butterfly" di G. Puccini.  Ha partecipato alla produzione di altre opere come Carmen, La Sonnambula, La Traviata, L'Italiana in Algeri, Orfeo all'Inferno, il suo vasto repertorio tocca svariati generi musicali quali la lirica, l'operetta, la musica sacra e le canzoni napoletane.

Cherubino Boscolo ha studiato canto lirico, arte scenica e recitazione con i Maestri Bottino e De Bortoli. Ha cantato nelle più importanti opere liriche di Verdi, Puccini, Mascagni, Leoncavallo. Ha partecipato a programmi televisivi delle reti Fininvest e Rai. Ha cantato in occasione delle celebrazioni Verdiane a Roncole di Busseto, all'Auditorium del Conservatorio di Milano ed in Svizzera alla presenza dei Savoia. Nel 2017 si è esibito in qualità di solista nella Messa in onore di Santa Cecilia di Gounod. E' attualmente Tenore Solista del Coro Giuseppe Verdi di Pavia e ha partecipato a concerti con il Coro Terre Verdiane di Piacenza. 

Gian Maria Franzin si è laureato presso il conservatorio Vivaldi di Alessandria in Discipline Musicali, Pianoforte accompagnatore e Collaboratore al pianoforte. Svolge attività concertistica collaborando con cantanti lirici, strumentisti, cori, teatri e istituzioni musicali in Italia ed all'estero. E' stato pianista e direttore di coro presso il Teatro Alfa di Torino. Pianista accompagnatore nelle classi di Arte Scenica del regista Luca Valentino al Conservatorio Vivaldi di Alessandria e nelle master classes del soprano Annamaria Pizzoli a Bilbao (Spagna).

È pianista del Quartetto Sinfonia, del duo Senza fiato, (con la cantante Katia Palmer), collabora con il coro Novincanto di Novi Ligure. Particolarmente attivo anche nel settore compositivo, ha scritto e inciso una raccolta di brani pianistici per l'etichetta MW Edizioni Musicali.

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