Venerdì, 06 Dicembre 2019
Articoli filtrati per data: Venerdì, 09 Agosto 2019

Da poche settimane è mancato il Dottor  Giovanni Alpeggiani, medico, nativo del Brallo, per anni uno degli attori principali della politica oltrepadana, provinciale e regionale. “Il Puparo”, come lui stesso si era scherzosamente definito in un’intervista proprio da queste pagine.

Giovanni Alpeggiani, come tutti i primi attori della politica, è stato un personaggio controverso, con amici, pochi, con amici per interesse, molti, e con nemici… tanti. Non lo conoscevo molto bene, non l’ho frequentato. Penso di averlo incontrato e di avergli parlato, sì e no, un paio di volte. Ma le ricordo. La prima, quando mi chiese un’opinione personale su di un personaggio che poi sarebbe diventato sindaco. La seconda, quando fui io a chiedergli una cortesia. Lui mi diede la sua parola. E così avvenne.

Il mio giudizio sul medico del Brallo e sulle sue scelte politiche è molto limitato, ma in tutti questi anni alcuni amici che avevamo in comune, pochi, a dire il vero, e conoscenti, molti a dire il vero, e non tutti della stessa idea politica di Alpeggiani, qualunque essa sia stata, mi hanno esternato il loro pensiero sul modo di agire di Alpeggiani e sul suo pensiero politico; altrettanti, tralasciando l’Alpeggiani politico “che tirava le fila della politica oltrepadana”, mi hanno trasmesso la loro idea su chi era secondo loro Giovanni Alpeggiani uomo. Molti hanno espresso commenti durissimi, per usare un eufemismo, proprio su Alpeggiani come persona.

Ripeto: non so se tali commenti fossero giustificati, ma il leggere sui giornali e sui social, i giorni successivi la sua morte, affermazioni di profondo cordoglio e lutto mi ha lasciato dal punto di vista etico ed umano di sasso.

Non bisogna ripararsi dietro la frase “Di fronte alla morte… etc.etc.etc.”

Se di una persona hai espresso, e quindi hai, un giudizio personale (non politico) pessimo, quando questi muore il buongusto dice di non fare commenti, e la dignità dice anche che è fuori luogo fare commenti, seppur positivi, di incensatoria circostanza.

Chi ha osservato e ha letto, molti, non tutti ma molti, i commenti dei vari esponenti politici locali sulla morte di Alpeggiani, si dovrebbe rendere conto che questi politici hanno una lingua biforcuta: e potrebbe starci, nell’ambito degli attacchi politici; ma avere ed usare una lingua biforcuta a livello umano ed etico in una circostanza quale la morte... mi sembra troppo!

Ho apprezzato i pochi fedelissimi amici politici di Alpeggiani che hanno espresso parole  di lutto e cordoglio. I fedelissimi di Alpeggiani non erano tanti, ma egli aveva certamente tanti fedeli che, ancora con il funerale da celebrare, si stavano guardando in giro per cercare un nuovo capo.

C’è un’etichetta, c’è un galateo nel cosa dire e nel cosa fare nel lutto, basta leggere e documentarsi. Così come c’è  per la cerimonia funebre, a prescindere dal modo in cui essa venga celebrata. Ecco, appunto… l’etichetta… Durante il funerale, non è obbligatorio, a meno che non si rientri nella cerchia dei parenti stretti o comunque delle persone più intime del defunto o della famiglia, accompagnare il feretro al cimitero per assistere alla sepoltura. è invece corretto, quando si assiste al funerale di una persona, farlo in silenzio e soprattutto ricordare che l’attore principale, passatemi il termine, è il feretro, e non il politico di turno. Se arriva il politico di turno, magari importante, i politici locali, se sono anche primi cittadini, ed al Brallo è successo, non dovrebbero precipitarsi con ossequioso inchino da lui, ma dovrebbero, e nel caso specifico,visto che è successo, avrebbero dovuto concentrarsi sul feretro, e solo in seguito, finita la cerimonia,  ci si poteva incontrare, senza andare fino a Bruxelles, magari a Varzi, per un caffè, e si poteva iniziare a parlare di politica e di tattica... strategia no, nel caso specifico mi sembra un parolone fuori luogo…

La morte di Alpeggiani, al di là di ogni giudizio politico nel quale non voglio entrare, ha mostrato a tutti una cosa: la mancanza di educazione di molti e la mancanza di riconoscenza di tanti, e, ai politici rimasti, soprattutto quelli sulla cresta dell’onda, dovrebbe aver insegnato che, così come è successo ad Alpeggiani, anche loro quando “saranno ancora caldi” avranno i pochi fedelissimi che rimarranno con loro, ma tutti gli altri, numerosi fedeli, volteranno loro le spalle in cerca di un nuovo capo.

  di Antonio La Trippa

Gli organismi di governo della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese sono stati di recente rinnovati e, come ogni volta in cui gli amministratori dell’Oltrepò sono chiamati a decidere per i ruoli chiave, non si è riusciti a trovare una chiave unitaria. Se da una parte la candidatura di Giovanni Palli, neosindaco di Varzi, aveva trovato un certo consenso, non si può ignorare come sette comuni su diciotto abbiano effettuato valutazioni diverse e non abbiano partecipato al voto. Si tratta di Rocca Susella, Colli Verdi, Cecima, Borgoratto Mormorolo, Ponte Nizza, Borgo Priolo e Montesegale. Il sindaco di quest’ultimo, Carlo Ferrari, era il candidato in pectore di questa compagine.

L’amministrazione Alberti, di cui lei è stato vicepresidente, è riuscita a portare a casa risultati importanti e ha lasciato una linea di progettualità per il futuro. La Strategia Nazionale per le Aree Interne è il progetto principe e il più importante degli ultimi vent’anni almeno. Ora, in seguito all’elezione di Palli, parrebbe sorgere la ricerca di una discontinuità. Quali le ragioni di quello che, secondo alcuni player, sarebbe un vero e proprio “strappo’’?

«Un progetto strategico per il territorio ed un percorso unitario non potrà certo essere strappato da qualche tentativo interno alla compagine della nuova amministrazione della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese di avere ed ottenere rendite di posizione. Ogni qualvolta si parlerà di progetti unitari ed associati per il bene del territorio noi ci saremo.»

La sua scelta di non concorrere per l’esecutivo della Comunità Montana come è maturata?

«Tornare indietro e rinfocolare divisioni e tutelare rendite di posizione del passato sono le ragioni che ci distanziano, almeno in questa fase, dalle scelte del presidente nell’impostare il suo mandato ed il nuovo corso dell’amministrazione. Abbiamo percorso la strada fino all’ultima curva di un percorso unitario, non abbiamo visto però il coraggio di tenere unito un territorio, come peraltro fatto negli scorsi cinque anni che ci ha permesso di raggiungere un importante risultato. Ci auguriamo si cambi direzione, ed al più presto, per il bene del territorio e l’enorme responsabilità che abbiamo in campo con la Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese.»

Con l’assemblea del 26 luglio sono stati ratificati i primi atti concreti della nuova amministrazione: la variazione di bilancio e il Documento Unico di Programmazione che - nonostante in molti casi somigli molto a un “libro dei sogni” - rappresenta il passo formale con cui un’amministrazione traccia la linea che intende perseguire nei prossimi tre anni. Un commento sulle linee presentate da Palli?

«Nell’Assemblea del 26 luglio è stato presentato un Documento Unico di Programmazione più completo e realistico rispetto al programma di mandato che riteniamo essere privo di idee e di interventi significativi.

Crediamo che su questo atto, di concerto con gli uffici, un passaggio di coerenza e continuità rispetto al passato sia stato fatto. In ogni caso prendiamo atto che il DUP dell’Ente Montano è un documento di continuità e non di rottura con la precedente Amministrazione, infatti contiene tutta la programmazione realizzata negli scorsi 5 anni e che è giunta, oramai, alla fase di piena attuazione a partire dalle aree interne (18,7 milioni di euro con parecchie risorse a favore dei privati), dalla costituzione di un unico Piano di Zona di Voghera e della Comunità Montana (17 comuni su 18 vi aderiscono), al Piano Forestale, al progetto sul salame di Varzi, ai servizi associati con la creazione di 4 unioni di comuni. Prendiamo atto anche che il presidente ha espresso parole di apprezzamento per l’amministrazione precedente per il cospicuo avanzo di amministrazione. Speriamo si prosegua in una strada di programmazione ed associazione dei servizi piuttosto che di divisioni e personalismi.»

Ci sono anche dei bandi in corso da seguire con attenzione, uno riguarda le start up. Ma accelerare in questo senso non può prescindere dall’adeguamento infrastrutturale; oltre alle ‘’solite’’ strade occorre pensare alla rete digitale. La Banda Ultra-larga è in ritardo...

«Sicuramente il tema della banda larga è importante non solo per le start-up ma anche per servizi. Nell’ultimo incontro che abbiamo avuto presso l’Ufficio Territoriale Regionale di Pavia abbiamo chiesto un aiuto dalla regione affinché il ritardo sugli interventi infrastrutturali relativi alla banda larga sia colmato il prima possibile. Perché, per prima cosa, aiuterebbe queste nuove imprese; secondo, migliorerebbe i servizi dei comuni; terzo, permetterebbe di creare servizi come la telemedicina. Potremmo dare servizi al territorio senza far muovere persone, dato che noi abbiamo poche persone su un territorio vasto.»

Parliamo della telemedicina, con riferimento alla Banda Ultra-larga.

«Si tratta di un supporto specialistico con l’A.S.S.T. (capofila), il Mondino e il Policlinico San Matteo, che sono i tre attori cui è demandato il progetto di telemedicina per le aree interne. Bisogna riallineare i progetti in corso, in modo che i progetti delle start-up e i servizi della telemedicina possano prendere forma avendo già a disposizione la connessione veloce. Secondo noi si tratta di servizi importanti, non possono essere penalizzati dal fatto che non c’è un servizio efficiente di banda ultra-larga.»

Quali dovrebbero essere, a suo parere, le altre priorità concrete della nuova Comunità Montana?

«La Comunità Montana ha bisogno di una governance unitaria a partire dallo sviluppo della Strategia Nazionale per le Aree interne, al rilancio del comparto agricolo e produttivo, alla costruzione di modelli di innovazione sociale al passo con i nuovi bisogni territoriali, allo sviluppo di innovazioni di processo e di filiera passando per un tema chiave come quello dell’ambiente: queste sono le caratteristiche principali dove battere in continuità con la nostra azione amministrativa con risultati importanti come il progetto su salame di Varzi DOP, un unico piano di zona, il progetto sull’osservatorio di Cecima, la necessità di una nuova governance dei consorzi forestali.»

Le elezioni della comunità montana sono riuscite a creare malumori anche all’interno del PD, dato che il sindaco di Fortunago Pier Achille Lanfranchi, fino a poco tempo fa vicino al partito, si è accodato alla nuova amministrazione Palli (è stato peraltro nominato capogruppo). In sua difesa, tuttavia, sono scesi in campo alcuni big dell’area dem, come Daniele Bosone. Lei, che nella sua attività politica è considerato da molti un “pontiere” e indipendente dalle logiche di segreteria, che opinione si è fatto di questi riposizionamenti nella politica provinciale? Che effetti possono avere nei confronti della Comunità Montana?

«Penso che al di là dei riposizionamenti della politica locale non si sia fino in fondo compreso la portata epocale del cambiamento di cui questo territorio ha necessità. Bisogna costruire una governance locale unita e coesa con amministratori responsabili e capaci che operino nel solo interesse dello sviluppo del territorio. Stiamo parlando dell’Oltrepò, un territorio ad alta litigiosità e scarsa capacità di agire con un profilo e voce unitario.

Non è certamente un vanto, né un merito volersi intitolare la spaccatura della Comunità Montana. Senza contare che un’azione di tale portata che toglie alla C.M.O.P. stessa la rappresentatività territoriale di tutti i Comuni, metterà in crisi la funzione stessa di raccordo sovracomunale ed interistituzionale che secondo noi invece questo ente dovrebbe avere.»

Bosone era stato, peraltro, il grande escluso nella partita delle nomine al CDA dell’IRCCS San Matteo, nel dicembre scorso. Poma, nella veste di Presidente della Provincia, scelse lei, per “la sua formazione professionale, ma anche amministrativa, oltre che il legame fortissimo con il territorio”. Come valuta i primi mesi di questa importante esperienza?

«Sono molto onorato della mia nomina, voglio ringraziare i molti sindaci e amministratori del territorio che mi hanno candidato a questa importante carica ed il presidente della provincia Vittorio Poma che mi ha nominato. Ci sono tutte le condizioni per lavorare bene e ottenere miglioramenti significativi nei servizi a favore degli utenti e del territorio. Far parte del CDA del San Matteo per me è una grandissima opportunità, poiché è la realtà sanitaria più importante della nostra provincia con oltre 3.600 dipendenti, 900 posti letto, un bilancio di esercizio di oltre 410 milioni di euro. È uno dei 5 grandi ospedali pubblici lombardi ed è la più grande azienda del territorio pavese.»

Quali sono, in questo ambito, le novità in progetto che avranno ricadute sul territorio?

«Come ha annunciato il 18 luglio il Presidente Venturi durante la celebrazione dei primi 570 anni di vita del San Matteo, questo CDA si è posto come obiettivo di rendere il Policlinico nei prossimi tre anni un punto di riferimento a livello europeo. Un centro rinnovato grazie a quattro progetti importanti: polo oncoematologico, elisuperficie con medicina d’urgenza, acceleratori e cell factory. Il polo oncoematologico prevede un finanziamento di 31 milioni per effettuare adeguamenti strutturali e impiantistici. La Regione ha destinato un milione per la realizzazione di un’elisuperficie che sarà disponibile alla fine del prossimo anno. Anche grazie all’elisuperficie la medicina d’urgenza e il pronto soccorso saranno al pari degli altri cinque grandi ospedali lombardi.  A breve (entro settembre il primo) saranno sistemati e aggiornati gli acceleratori per la radioterapia. Il San Matteo possiede inoltre un’officina farmaceutica che produce cellule utilizzate in progetti adottati sui pazienti oncoematologici. L’idea è quella di far diventare la cell factory una struttura di riferimento italiano. Il Bambin Gesù ne ha una, il San Matteo sarà la seconda.»

Lo scorso 26 maggio lei è stato rieletto sindaco di Montesegale. La sua amministrazione è un “gruppo di amici” che lavorano per il bene della comunità locale; è anche grazie al buon clima all’interno del gruppo che riuscite a fare di Montesegale un esempio di virtuosità e di pratiche di buona amministrazione. Quali sono i primi atti concreti di questa nuova legislatura?

«Abbiamo sempre scelto di porre particolare attenzione all’applicazione di una politica urbanistica innovativa (progetti di riqualificazione delle borgate, applicazione volontaria del Piano del Colore, adozione di precise Linee guida e relativi incentivi per il recupero del patrimonio immobiliare). Stiamo, perciò, lavorando per rifinanziare il bando finalizzato ad erogare contributi a fondo perduto e/o incentivi di tipo fiscale per lavori di tinteggiatura, recupero e riqualificazione di parti del patrimonio edilizio di proprietà privata delle borgate (frazioni) di Montesegale e per l’applicazione di nuovi incentivi per il recupero del patrimonio edilizio.

Vogliamo creare, poi, una cooperativa di comunità, un modello innovativo di impresa finalizzato all’interesse generale delle comunità locali che punta, attraverso la partecipazione attiva dei cittadini alla gestione dei beni comuni, un concetto innovativo, di crescita comunitaria, che può aprire nuove frontiere lavorative e occupazionali. L’Amministrazione Comunale dovrà approvare la costituzione di una Cooperativa di Comunità affidando ad un comitato promotore il compito di raccogliere e scegliere i fabbisogni più importanti sui quali far agire la cooperativa, predisporre lo statuto e un piano operativo, raccogliere adesioni e giungere alla costituzione legale.»

In quanto a paesaggio ed ambiente?

«Il paesaggio, l’ambiente e l’energia sono sempre stati e saranno sempre alla base delle nostre azioni di governo e, in particolare, inizieremo il nostro nuovo mandato come ‘’Unione di Comuni Lombarda Borghi e Valli d’Oltrepò’’ con le azioni e l’aggiornamento del PAES adeguandolo gli obiettivi al nuovo PAESC (Piano di Azione delle Energie Sostenibile e il Clima) per contribuire alla strategia energetica e climatica europea e per migliorare, tra l’altro, l’accesso alle opportunità finanziarie per i progetti sul tema energetico e di adattamento climatico.»

E per quanto concerne le strade?

«Abbiamo appena concluso lavori di messa in sicurezza ed asfaltatura di gran parte delle strade comunali (circa 100.000 euro di intervento) ed a breve avvieremo a seguito dell’assestamento di bilancio lavori di miglioramento della viabilità pedonale ed abbattimento delle barriere architettoniche in frazione Case del Molino per circa 60.000,00 euro.»

È notizia di pochi giorni fa l’inserimento all’interno del “Piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico, il ripristino e la tutela del valore ambientale” di un intervento molto sostanzioso sul territorio del suo comune. Sono stati infatti assegnati ben 724.421 euro per la messa in sicurezza dei versanti sopra l’anello viario determinato dalle Strade Provinciali 36 e 184. In cosa si sostanzia questo intervento e quale importanza riveste per il territorio di Montesegale?

«La Provincia di Pavia ha presentato il progetto riferito alla SP 36 (frazione Sanguignano di Montesegale) e alla SP 184 (Montesegale-Fortunago) alla DG Territorio e Protezione civile di Regione Lombardia, richiedendo l’inserimento dei medesimi nel Repertorio Nazionale degli Interventi per la Difesa del Suolo (ReNDIS). Il Progetto è stato approvato e prevede una quota di euro 170.190,00 a carico della provincia di Pavia e di euro 554.131,84 a carico del Ministero dell’Ambiente. I lavori saranno effettuati dalla Provincia di Pavia; è un segnale importante per il territorio in quanto riguardano strade Provinciali molto utilizzate e di collegamento tra i comuni della Valle Ardivestra. Gli interventi sulla viabilità nei comuni della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese devono essere accompagnati da interventi di difesa del suolo, per non vanificare la buona riuscita dei lavori stradali di asfaltatura.»

di Pier Luigi Feltri

“L’abito non fa il monaco”, si diceva una volta. Con l’avvento dell’era digitale, però, la messa in piazza delle singole identità attraverso i social network ha reso l’immagine più “reale” ed importante che mai. Ed è così che la foto del nostro profilo facebook o instagram può diventare un biglietto da visita, spesso involontario, del nostro curriculum vitae. Ne consegue che, se state cercando lavoro, un selfie con il cocktail in mano e la bocca a sedere di gallina per le donne o una foto macia con la “siga” in bocca e l’aria stravolta per i maschietti  potrebbero risultare fatali.

Chi deve decidere del vostro futuro lavorativo nella maggior parte dei casi prima ancora del CV valuterà il vostro profilo facebook. “Sad but true (triste ma vero)” come cantavano i metallica? Forse, ma si parla di dati di fatto. è noto che chi deve assumere qualcuno prenderà una decisione probabilmente entro i primi 90 secondi di colloquio, mentre secondo i dati riportati dal sito cerca-lavoro Monster, l’85%  dei recruiter decide se a quel colloquio ci si arriverà dopo avere dato un’occhiatina ai risultati Google e ai profili dei social network.

Lo sa bene Umberto Callegari, casteggiano doc trapiantato a Londra, dove è diventato un manager di successo prestando le sue consulenze alle migliori ditte che si occupano di marketing. Pochi anni fa ha creato un’app che consente di misurare l’abilità alla guida. Oggi si è inventato Hireable, una società che ha sviluppato una nuova app, chiamata appunto “hireable analytics”, in grado di calcolare il livello di “assumibilità” (“hireability”, appunto, in inglese) di ciascuno. Lo scopo? «Migliorare vita, carriera e comprensione di sé».

Callegari, come è possibile misurare il tasso di “assumibilità” attraverso le immagini dei profili social?

«Lo strumento si basa sulla teoria della “saggezza della folla”, vincitrice del premio Nobel per l’economia nel 2013, secondo cui una massa di persone è in grado di fornire risposte più adeguate e più vicine alla realtà dei fatti, nel predire eventi complessi, rispetto a qualsiasi esperto. Con Hireable Analytics l’utente valuta ed è valutato dalla community in maniera anonima: si arriva così all’individuazione delle immagini profilo con maggiore possibilità di successo rispetto a un ruolo specifico in un determinato settore lavorativo».

In sostanza, gli altri ti dicono cosa pensano della tua immagine e viceversa. è corretto?

«Più o meno. Noi abbiamo tutti un’immagine che pensiamo essere la migliore o la più professionale di noi stessi, ma non esiste modo di misurare, fino ad oggi, se questa sia anche la realtà percepita dagli altri e quali siano le variazioni, ad esempio, nelle diverse industry e nei diversi contesti. Un altro elemento molto apprezzato dell’app è la possibilità di contribuire, con i propri giudizi, a dare alle altre persone una visione reale di se stesse nell’ambito professionale».

Non è un po’ limitante determinare se qualcuno è più o meno assumibile in base a delle foto?

«Qui si tratta di fare i conti su dati concreti. Piaccia o meno, le aziende decidono se assumere o anche solo prendere in considerazione qualcuno innanzitutto facendosi una idea di lui dai profili social. Viviamo in un momento storico in cui i dati rappresentano (o dovrebbero rappresentare) la via verso un costante miglioramento, personale e collettivo, ma, in modo incredibile anche oggi questi non sembrano considerati quando si sceglie la propria carriera o ci si trova a gestirla. Tutto è lasciato a processi molto poco scientifici ed in cui la prima impressione è fondamentale. Questo è vero sia quando siamo noi a dover decidere il nostro percorso professionale, sia in relazione al modo in cui le aziende gestiscono la loro variabile più importante: il people e talent management».

In sostanza, sta dicendo che un ottimo curriculum vitae non basta per fare impressione…

«Non più. Siamo vittima di preconcetti e idee disfunzionali (spesso inconsci) che tradizionalmente portano le aziende a valutare i candidati rifuggendo la diversità e ricercando conformismo ed il cultural fit come variabile per garantire stabilità. Siamo in un momento di transizione e la misurazione ed il possesso dei dati relativi a noi stessi in quanto professionisti è l’unica via per riuscire a tracciare e gestire un percorso professionale che ci porti successo e soprattutto soddisfazione personale».

Come funziona però, a livello pratico questa app?

«Si basa su un algoritmo in grado di determinare la qualità delle immagini profilo al fine di essere assunti da un’azienda. Riesce a farlo combinando il livello di warmth (dimensione personale) e quello di skill (competenza). Basta creare il profilo (ex novo oppure utilizzando Linkedin), si sceglie il nome, il job title, il settore e l’azienda per cui si lavora (nel caso stiate già lavorando e siate alla ricerca di un nuovo posto), data di nascita e gender (con la possibilità di selezionare non-binary). Si possono caricare fino a quattro foto da fare valutare, guardando i tutorial per sapere come muoversi e poi via, si inizia. Il primo step è fare rating degli altri profili. Ogni foto riceve un “Hireability score”, un punteggio dell’assumibilità fondato sulla triangolazione di foto, job title e settore».

Crede che questa app possa avere impatto anche sull’Oltrepò oppure siamo troppo “indietro”?

«Il tasso di “assumibilità”, che è solo il primo passo per noi in questo percorso, ti dice essenzialmente come sei percepito da chi ti vede ma non ti conosce, e questa è una variabile fondamentale qualsiasi cosa tu faccia: idraulico, salumiere, professionista, lavoratore dipendente o indipendente. Come vieni percepito determina il buon o il cattivo esito del tuo percorso, soprattutto a mio avviso in una zona che dovrebbe essere focalizzata ad accoglienza, turismo e servizi».

Come vede la situazione in Oltrepò da “lassù”?

«L’Oltrepò vive un momento di flessione da lungo periodo, ma esiste anche una prospettiva positiva e cioè che il rilancio della zona dipende da noi. Ed il modo più corretto di farlo è proprio attraverso la ricerca ed il possesso dei dati. Ci sono essenzialmente due strade: continuare a vagare in una stanza buia prendendo testate alla ricerca di un interruttore, o accendere la luce e trovare la porta».

   di Christian Draghi

Il Pinot Nero dell’Oltrepò pavese sta conquistando il mercato cinese, dove in questi ultimi anni alcune aziende dell’Oltrepò stanno sviluppando importanti e significative opportunità commerciali contando su un interesse e un apprezzamento sempre maggiore del consumatore cinese per questo tipo di vino.

La Cina è oggi il quinto paese al mondo per volume di importazione di vini e il quarto in termini di valore assoluto, dimostrazione di una attenzione particolare alla ricerca di vini e prodotti di buona qualità. L’Italia nel 2018 è stato il quinto Paese al mondo come esportatore di vino in Cina, dietro a Francia, Australia, Cile e Spagna, con particolare gradimento proprio del Pinot Nero, fiore all’occhiello dell’Oltrepò pavese e peraltro uno dei più antichi e nobili vitigni tramandati nella storia.

Prime notizie ufficiali del Pinot Nero vengono riportate dall’imperatore Costantino tra il terzo e il quarto secolo dopo Cristo, mentre nel “De re rustica” del celebre scrittore romano Lucio Columella già se ne trovava menzione nel primo secolo dopo Cristo. In Italia le prime coltivazioni di Pinot Nero risalgono al 1865 e la prima esportazione di metodo classico a base di Pinot Nero è avvenuta a New York nel 1912.

Il 75% del Pinot Nero italiano oggi è prodotto nell’Oltrepò pavese, che con i suoi 13.629 ettari vitati rappresenta il 55% della superficie vitata lombarda. Nell’Oltrepò oltre 3mila ettari sono destinati a Pinot Nero, e qui si trova la terza area al mondo di coltivazione di Pinot Nero dopo Champagne (13mila ettari) e Borgogna (9mila ettari).

Da registrare infine che l’Oltrepò pavese è geograficamente attraversato dal 45° parallelo, che tutti gli studi di settore concordano nel definire la miglior longitudine in assoluto per la produzione di grandi vini.

Capofila delle aziende dell’Oltrepò pavese nell’esportazione sul mercato cinese è Vigne Olcru, cantina di Santa Maria La Versa, che nasce come anello di congiunzione tra passione e mondo universitario, dove alla tradizione si sono uniti processi di innovazione, ricerca e sviluppo condotti con l’Università degli Studi di Milano, lo IULM e l’Università Cattolica, attraverso lo sviluppo di sette forme diverse di allevamento, la sperimentazione di 40 cloni differenti di Pinot Nero, l’utilizzo di tecnologie satellitari e il ricorso a tecniche di neuro marketing.

“Siamo partiti con un distributore ad Hong Kong per le aree di Hong Kong, Macau e la provincia del Guangdong, per consolidarci con un altro a Shanghai e un altro a Changchun nella provincia dello Jilin –raccontano Massimiliano e Matteo Brambilla, titolari di Vigne Olcru-.  Su richiesta del distributore di Hong Kong, che si è innamorato del nostro progetto, gli abbiamo ceduto il 2% delle nostre azioni e nel prossimo futuro abbiamo in programma di cederne altre ad altri partner cinesi, mantenendo sempre il controllo della maggioranza e fidelizzando la collaborazione con loro che attualmente già vendono milioni di bottiglie in Cina, principalmente spagnole ed australiane. Nel 2018 abbiamo incrementato del 300% il numero bottiglie vendute in Cina e le previsioni per il 2019 sono di aumentare il numero di bottiglie vendute in Cina di un ulteriore 100%, ponendo le basi per un balzo molto significativo nel 2020”.

Un lavoro che parte da lontano e da studi di mercato specifici. “Per inserirci sul mercato cinese abbiamo impiegato 3 anni di assiduo lavoro invitando da noi gli importatori e ricambiando più volte le visite da loro, creando innanzitutto un rapporto personale –spiega Brambilla-. Inoltre per affrontare il mercato cinese, ospitiamo periodicamente diverse comitive di differenti associazioni, per delle master class sui vini dell’Oltrepò e in particolare proprio sul Pinot Nero”.

Ma per conquistare mercati come quello cinese serve anche un forte gioco di squadra che vede in primo piano istituzioni e realtà di categoria. I rappresentanti di Vigne Olcru infatti hanno stretto una collaborazione e una sinergia forte con ASPI, l’associazione professionale italiana dei sommelier, che li ha ufficialmente accompagnati più volte in Cina in differenti aree: Guangdong, Shenzhen e Guangzhou; Hong Kong; Macau; Shanghai; Chengdu e Sichuan; Changchun e Jilin. In queste aree hanno incontrato ogni volta più di 500 persone, a cui hanno spiegato e  trasferito la storia e la cultura del Pinot Nero dell’Oltrepò, abbinandolo felicemente con la loro ricca cucina, sia mandarina che cantonese.

“Regione Lombardia e la Commissione Agricoltura stanno approfondendo nuove azioni legislative da mettere in campo a sostegno delle realtà del settore presenti e operative sul territorio regionale, con l’obiettivo di premiare soprattutto le produzioni di qualità e di valorizzare gli strumenti di promozione e internazionalizzazione dei consorzi e dei brand territoriali –evidenzia infine il Presidente della Commissione regionale Agricoltura Ruggero Invernizzi, che in occasione dell’ultima edizione del Vinitaly aveva fatto visita allo stand di Vigne Olcru-. I risultati ottenuti sono sicuramente frutto del grande lavoro nella ricerca della qualità e nell’innovazione dei processi produttivi che in questi ultimi anni hanno caratterizzato la produzione dell’Oltrepò pavese”.

La settima edizione del Rally Roma Capitale , valevole sia per il Campionato Italiano rally che per il Campionato Europeo, ha visto impegnati il giovane pilota oltrepadano Davide Nicelli e l'esperto Mattioda per il terzo round del Trofeo Peugeot dove dopo una dura "battaglia" con Casella per la seconda piazza  ha visto il pavese spuntarla, arrivando secondo , ottimo risultato in ottica campionato che lo vede ancora in vetta. Molto bene anche nel due ruote motrici che è arrivato anche li in con un secondo posto dietro al pilota ufficiale Peugeot, Davide è riuscito a mettersi in luce anche tra gli Europei junior arrivando 6 di R2 su una ventina di partecipanti.
Il giovane era , come sempre, a bordo della sua Peugeot 208R2 del team By Bianchi , ascoltiamolo appena dopo la conclusiva prova spettacolo di Ostia: "Torniamo a casa dalla gara romana contenti a metà, soddisfatti per il secondo posto portando a casa punti importanti per il trofeo , ma un po delusi , io personalmente, perchè era una gara che mi piaceva ma non sono riuscito ad essere competitivo come avrei sperato , a tratti eravamo veloci altri meno. Il sabato mattina siamo partiti troppo timorosi soprattutto per paura di bucare dovendo affrontare prove che era facile forare, poi il primo giro di prove della domenica ho trovato un fondo molto difficile e scivoloso con un set up non ideale partendo tanto sottosterzo , poi siamo riusciti a migliorarci nel finale mantenendo la seconda piazza giocandocela fino all'ultima ps. Sarà importante ora migliorare quelle piccole cose che oggi soffriamo, lavorando a testa bassa con il mio team e navigatore con tanto sacrificio e con la voglia di crescere per continuare a fare bene perchè il livello è alto. I miei avversari sono tutti molto veloci quindi non bisogna dormire . Complimenti a Guglielmini che ha fatto segnare tempi importanti ed è stato davvero sempre molto veloce . Grazie come sempre al mio team By Bianchi per avermi dato una macchina al top come sempre senza mai aver avuto problemi in una gara impegnativa anche per la meccanica visti i tanti chilometri , grazie ad Alessandro , ogni volta si conferma sempre un professionista come lo definisco,  grazie a Paolo Andreucci per le valutazioni, i consigli d'oro che ci da sempre in gara e infine grazie agli amici e tifosi numerosi qui a Roma per il calore e il tifo fatto per noi. Ora un pò di riposo ragionando su cosa è funzionato e no su questa prima parte di stagione e poi subito al lavoro in vista del Friuli di fine agosto."

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