Venerdì, 06 Dicembre 2019
Articoli filtrati per data: Martedì, 06 Agosto 2019

Dopo 65 anni di attesa, Villa Nuova Italia diventa proprietà del comune di Broni. Lo storico edificio, simbolo della città, è stato acquisito dall’Ente con la sottoscrizione dell’accordo di valorizzazione che ne programma il rilancio.

Sindaco Riviezzi, durante l’ultimo Consiglio Comunale dello scorso 21 giugno, è stata approvata la bozza dell’accordo di valorizzazione di Villa Nuova Italia: cosa rappresenta questo atto per la Città di Broni ?

«L’accordo di valorizzazione di Villa Nuova Italia rappresenta un traguardo storico per la nostra Città: è infatti dal 1954 che l’Amministrazione comunale cercava invano di acquisire la proprietà dell’edificio storico simbolo di Broni. Finalmente, dopo 65 anni la Villa entrerà a far parte del patrimonio culturale del Comune».

Cosa prevede l’accordo?

«Una volta sottoscritto, l’accordo prevede che la storica Villa dei Giardini di Villa Nuova Italia passerà di proprietà dal Demanio al Comune di Broni a titolo gratuito, in cambio degli investimenti necessari alla sua riqualificazione. Finalmente la situazione di stallo si è sbloccata ed il Comune potrà procedere alla valorizzazione di questo importante edificio storico, come richiesto a più riprese negli anni da cittadini ed Associazioni culturali».

Di che interventi necessiterà l’edificio per poter tornare ad essere fruibile?

«L’intervento di sistemazione e riqualificazione dell’edificio, che riguarderà anche il completo rifacimento del tetto e delle coperture, avrà un costo complessivo stimato in circa  600 mila Euro, importo inserito nel programma triennale delle opere pubbliche 2019-2021, approvato dal Consiglio comunale lo scorso 29 aprile».

Quando saranno completati gli interventi di riqualificazione, quale sarà la destinazione di utilizzo della villa?

«Il Comune, grazie all’acquisizione della Villa, potrà accrescere il proprio patrimonio storico artistico favorendo lo sviluppo culturale del territorio: all’interno dell’edificio, infatti, verrà realizzato un vero e proprio polo per la produzione culturale ed artistica, adibito anche alla formazione professionale di questi ambiti».

Della storia di Villa Nova Italia, invece, ci parla il consigliere comunale con delega alla Cultura, Ernesto Bongiorni. 

Professor Bongiorni, quando fu edificato l’edificio ?

«Villa Nuova Italia, sita in Via Togni, nella zona centrale della Città, è un importante edificio storico realizzato da Rinaldo Maccabruni alla fine dell’Ottocento per scopi residenziali. Nei primi anni venti del ventesimo secolo il monumento ospitò una struttura alberghiera,  l’Albergo Nuova Italia, gestito da Carlo Gialdroni dal 1920».

Cosa successe successivamente all’Albergo Nuova Italia?

«Come riportato nell’opera di Mino Baldi “Broni Re di pais”, l’albergo venne venduto nel 1924 all’Avvocato Siro Gallotti, che aggiunse un ampio garage, sostituì in giardino lo chalet con un vasto palcoscenico coperto per spettacoli di varietà dotato di camerini, costruì un campo da tennis, trasformando la serra in comodi spogliatoi, e realizzò anche una sala da ballo esterna.

Fu probabilmente in quella occasione che l’edificio cambiò nome in Albergo Savoia, struttura dotata anche di un rinomato ristorante».

Cosa successe alla Villa dopo l’avvio della seconda guerra mondiale?

«Nel corso del secondo conflitto mondiale, il monumento divenne di proprietà dello Stato e fu occupato dalla Sichereit Abteilung, reparto speciale di polizia alle dipendenze della centosessantaduesima divisione germanica, che ne fece il proprio centro di comando locale e vi istituì anche una prigione».

Successivamente, che utilizzo ebbe l’edificio?

«Nel secondo dopoguerra, Villa Nuova Italia è stata anche sede provvisoria del Comune di Broni. Fino a qualche anno fa veniva utilizzata dall’Amministrazione per ospitare mostre e varie attività a sfondo culturale, in attesa della sua riqualificazione che finalmente, con il cambio di proprietà, potrà venire realizzata dall’Amministrazione comunale».

  di Elisa Ajelli

A fine Giugno si è svolta a Santa Maria della Versa l’edizione 2019 di Mondoratori. Le delegazioni di una trentina di oratori, composti da più di mille bambini e accompagnatori, hanno animato per un’intera giornata le vie di Santa Maria della Versa.

Linda Vegezzi, 21 anni è una studentessa di lettere presso l’Università di Pavia e volontaria presso l’oratorio di Stradella. Insieme a Don Cristiano Orezzi è stata una delle coordinatrici dell’evento.

Linda, che cos’è Mondoratori?

«Mondoratori  è un raduno di tutti gli oratori della Diocesi di Tortona, organizzato dall’ANSPI in collaborazione con il Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile. In questa giornata tutti gli oratori della diocesi  si incontrano per festeggiare i Grest che ognuno di essi sta organizzando durante il mese di giugno e per trascorrere insieme al Vescovo di Tortona, Monsignor  Vittoria Viola, una giornata di festa con canti, balli, giochi nel segno dell’amicizia e della condivisione. Si svolge ogni anno e l’organizzazione viene attribuita in modo alterno: un anno ad un oratorio della zona lombarda e un anno ad uno della zona piemontese della Diocesi».

Com’è stata organizzata la giornata a Santa Maria della Versa?

«Quest’anno a Santa Maria della Versa  hanno partecipato circa milletrecento bambini, appartenenti a circa trenta oratori. La giornata è iniziata con il raduno di tutte le delegazioni in Piazza Vittorio Emanuele II, nella quale sono avvenute le registrazioni e ogni gruppo si è esibito in balli e canti, intonando l’inno del Grest. Successivamente il sindaco Riccardi e il Parroco don Bruno  hanno dato il benvenuto a tutti i partecipanti, dando il via al corteo per le strade del paese, fino ad arrivare al Parco Autieri, dove si è svolto un momento di preghiera e riflessione  guidato dal nostro vescovo Vittorio.

All’ombra delle piante del parco si è consumato il pranzo al sacco, poi nel pomeriggio ci sono stati giochi e attività di gruppo in piazza e più tardi, presso il campo sportivo, si sono svolte le attività finali, con la merenda, le premiazioni e i ringraziamenti.

è stata una giornata bellissima e ricca di emozioni non solo per i ragazzi, gli animatori, gli  educatori e i sacerdoti che accompagnavano i vari oratori, ma per l’intero paese che ha visto le strade e le piazze gremite di gioiosi e festosi bambini e ragazzi.

Un grande e concreto aiuto lo hanno dato le associazioni di volontariato  locali, gli Autieri, la Protezione Civile, la Proloco, la croce Rossa, mettendosi a disposizione per coordinare la viabilità e i vari spostamenti e garantire la buona riuscita della giornata. Ma anche mamme e papà si sono resi disponibili per il buon andamento dell’evento. Anche questa efficiente  collaborazione è stata , secondo me, motivo di gioia: è bello e fa bene anche a noi giovani  vedere tante persone che si danno da fare insieme per una finalità condivisa, da l’idea di un paese unito e vivo».

Come mai si è deciso di organizzare un evento del genere a Santa Maria della Versa, dove l’oratorio manca da più di 20 anni?

«L’idea di far ospitare Mondoratori 2019 a Santa Maria della Versa è stata di Don Cristiano Orezzi dell’Oratorio di Stradella e responsabile della Pastorale giovanile della diocesi. I primi contatti sono stati presi nell’autunno scorso con il parroco don Bruno Scanarotti e con il sindaco Ordali che  hanno accolto con gioia  l’iniziativa dando la loro piena disponibilità. 

Manca l’oratorio, ma non mancano i bambini e i ragazzi con la voglia di stare insieme e di fare esperienza di cose belle e buone. Un esempio è la partecipazione ai campi estivi a Brusson presso la Casa Alpina della diocesi che la parrocchia  di S. Maria della Versa organizza  da diversi anni. La partecipazione a questa iniziativa è molto sentita, numerosissimi, infatti,  sono i bambini e i ragazzi del paese e della Valle Versa che con entusiasmo e gioia trascorrono e vivono un’esperienza formativa significativa.  è una vacanza che i ragazzi aspettano da un anno all’altro, è una settimana ricca di giochi, di svaghi, di passeggiate sulle bellissime montagne della Val D’Aosta, di lavori di gruppo, di condivisione, di amicizia e di crescita  umana e spirituale, ogni anno abbiamo sempre la visita di don Bruno che, fin dal mattino presto, condivide con noi un’intera giornata, felice di vedere tanti bambini e ragazzi contenti per la bella esperienza che stanno vivendo.

Il campo estivo di Brusson viene sempre condiviso con i ragazzi di Stradella e con don Cristiano, e questo fa da collante per la partecipazione, una volta tornati a casa, all’oratorio di Stradella, specialmente per i ragazzi adolescenti. Io stessa ho trovato nell’oratorio tutto quello che una ragazzina di quindici anni poteva cercare, amici, affetto e risposte a tante domande. Lì sono cresciuta e  forse un po’  cambiata e maturata.

Ecco perchè sarebbe molto bello e utile avviare in paese un oratorio parrocchiale, centro di aggregazione, di gioco, di formazione educativa e di prevenzione al disagio giovanile, dove tanti  bambini e ragazzi, non solo del paese, ma dalle colline limitrofe, possano trovare uno spazio educativo per stare insieme e sperimentare, con la guida di educatori, occasioni di svago e di crescita».

Quando Don Bruno è arrivato l’oratorio non era più funzionante. Il suo appello iniziale per la riapertura era finito nel nulla: cosa vi fa pensare che sia il momento giusto?

«Pensiamo che sia il momento giusto perché oggi c’è un gruppo di ragazzi che è interessato alla riapertura e alla gestione della struttura. In passato, sebbene ci sia stata la volontà del Parroco, non  si è realizzato. Ora i tempi potrebbero essere favorevoli, gli anni che io e altri ragazzi del paese abbiamo trascorso e trascorriamo presso l’oratorio di Stradella ci hanno fatto vivere sulla pelle l’importanza di avere un riferimento dove crescere, fare esperienza dello stare insieme in un contesto formativo che ha a cuore la crescita integrale di ogni ragazzo.

Don Cristiano ne ha parlato a don Bruno che ha favorevolmente  accolto la proposta. Anche il Vescovo, quando è stato in paese per la visita pastorale e ha incontrato noi giovani che facciamo parte anche della Proloco locale, ci ha fatto riflettere sull’importanza dello stare insieme con finalità mirate a creare comunità e a contrastare le tante solitudini sempre più presenti anche nelle nostre realtà locali».

Chi si occuperà della gestione?

«Potrei occuparmene  io insieme ad altri ragazzi di Santa Maria che hanno vissuto come me l’esperienza dell’oratorio di Stradella».

La popolazione come ha appreso questa decisione?

«Siamo ancora in una fase di progettazione, quando questo nostro desiderio di ridare vita all’oratorio potrà concretizzarsi lo comunicheremo a tutte le famiglie.

Penso che l’iniziativa possa essere accolta bene da tutti, soprattutto dalle famiglie che  potranno trovare nell’oratorio un ambiente educativo e formativo dove i loro figli potranno  soddisfare l’esigenza dello stare tra pari e dove potranno trascorrere il tempo libero».

E l’amministrazione comunale?

«La nuova amministrazione, guidata dal giovane e neo sindaco Stefano Riccardi,  è favorevole alla riapertura e speriamo che possa darci una grossa mano per poter portare avanti il nostro progetto».

In questi vent’anni molti giovani di Santa Maria si sono rivolti all’oratorio di Stradella. Pensate di poter avere un buon bacino per garantirne un funzionamento costante?

«Sì, i numeri ci sono. Dobbiamo  tener conto che Santa Maria della Versa ha un bacino di utenza giovanile piuttosto grande, tra scuola primaria e secondaria di primo grado ogni giorno più di 200 ragazzi vivono il paese. Anche per i Sacramenti dell’iniziazione cristiana la Parrocchia accoglie e accompagna numerosi  bambini e ragazzi  non solo del paese, ma anche di parrocchie limitrofe il cui parroco  è sempre don Bruno».

Qual è il vostro progetto iniziale? E che tempistica vi siete imposti?

«Innanzitutto bisogna sistemare gli spazi abbandonati da anni. Successivamente l’idea è di dividere i ragazzi in gruppi in base all’età in modo da poter calibrare le attività e le proposte formative  che verranno presentate. Pensiamo di riuscirci entro il 2020. L’evento di  Mondoratori è stato per me fantastico, vedere tanti oratori, più di mille bambini e ragazzi sfilare e giocare nel mio paese è stato più che emozionante, indescrivibile! E lo sarà ancora di più quando vedrò  ragazzi e bambini in oratorio a Santa Maria...».

 

                                   di Manuele Riccardi

Nella piccola frazione di Carmine, Colli Verdi, lo storico Ristorante Belvedere ha raggiunto un traguardo degno di festeggiamenti: i 50 anni di attività. Dal 1969 la famiglia Giunti gestisce questa realtà e, grazie a squisiti piatti tipici e ad un ambiente famigliare, che sono i principali punti di forza del locale, offre un assaggio – letteralmente – di Toscana a noi Oltrepadani. Abbiamo incontrato la proprietaria Donesca Bologni che, insieme al marito Luigi Giunti, lavora nel mondo della ristorazione da ben 52 anni. L’avventura culinaria di Donesca comincia quando, all’età di 19 anni, lascia la provincia di Firenze per aprire la prima attività a Milano; dopo un paio d’anni la decisione di trasferirsi in Oltrepò e dar vita al Ristorante Belvedere.

Cosa vi ha spinti a cambiare? Milano e Carmine sono due realtà molto diverse, l’una una grande metropoli e l’altra un piccolo paese oltrepadano.

«Mio marito ed i suoi amici frequentavano spesso la zona e la conoscevano bene perché è sempre stato uno dei loro luoghi preferiti per andare a caccia. All’improvviso si è presentata l’occasione di acquisire il ristorante; l’abbiamo colta senza pensarci due volte e il 15 giugno 1969 abbiamo aperto la nostra attività qui in Oltrepò».

Lei e suo marito Luigi negli anni avete fatto della cucina toscana, in particolare della carne alla griglia, il cavallo di battaglia del Ristorante Belvedere.

«Tagliata, Costata, Fiorentina sono i piatti che la gente cerca e si aspetta di trovare in un ristorante tipico toscano, ed è soprattutto grazie a questi che siamo conosciuti. Negli anni, per soddisfare anche i gusti locali, abbiamo integrato piatti della tradizione del posto come il brasato e i ravioli ma, buoni che siano, personalmente non li baratterei mai con una ribollita o una panzanella (ride)».

Per le materie prime vi affidate ai prodotti locali?

«Per la maggior parte sì, dalla carne ai vini. Abbiamo avuto modo di collaborare con importanti produttori del territorio e organizzare cene che accompagnassero la degustazione di ottimi vini nati e lavorati proprio qui. La nostra cantina però offre specialità da tutta Italia».

La vostra struttura è davvero molto grande, oltre al ristorante gestite anche il bar e l’albergo.

«I nostri 150 posti a sedere vengono ancora occupati e fino a dieci anni fa anche l’albergo era attivo; ma, si sa, di tempo ne è passato e il turismo, purtroppo, è andato quasi scomparendo. Ricordo che avevo clienti che affittavano le camere per lunghissimi periodi, da maggio a settembre; in una giornata è capitato di servire addirittura 600 persone, ma oggi queste cose non accadono più! Erano situazioni comuni prima della crisi e della forte contrazione del turismo che, ahimè, non ha penalizzato solo Carmine, ma l’Oltrepò in generale».

Parlando di turismo: spesso si associa il paesaggio toscano a quello oltrepadano, ma un paragone in termini di turismo non è possibile. Quali sono le differenze?

«è vero, da questo punto di vista si assomigliano soltanto: la Toscana funziona molto meglio ed il territorio viene di gran lunga più valorizzato. Qui i turisti e i vacanzieri sono praticamente del tutto scomparsi, non si è fatto abbastanza negli anni per mantenere vivi i nostri paesi.

Le strade, ad esempio, versano in condizioni pietose, disagevoli, e ciò di certo non aiuta! Per tanto tempo i miei clienti di Milano si sono macinati parecchi chilometri per venire a trovarci qui in collina, ma oggi diventa quasi impossibile per un milanese farsi un giro fuori porta di domenica per le “strade” dell’Oltrepò. Proviamo una certa amarezza, perché nonostante l’amore che mettiamo ogni giorno nell’offrire il meglio ai nostri clienti, noi come di sicuro altri ristoratori, ci sentiamo trascurati. La sensazione è che siamo stati un po’ dimenticati dalle autorità competenti». 

è trascorso parecchio tempo dall’apertura del locale: l’afflusso di clienti è diminuito? Tornano ancora da voi quelli di vecchia data?

«Siamo riusciti a mantenere la nostra clientela, che nel ’69 ci chiamava “i Toscani” e ancora oggi i nostri affezionati ci riconoscono per le nostre origini e apprezzano la nostra cucina. Nonostante tutto, la crisi e tutti gli altri problemi che attanagliano noi ristoratori, siamo riusciti a raggiungere un traguardo importante e il lavoro non è mai mancato; è sempre stato tanto, troppo… infatti sono 52 anni che “fò” questo mestiere, che rimane sempre un’enorme soddisfazione».

Mezzo secolo trascorso nel campo della ristorazione, di certo non deve essere stata una passeggiata: ci racconti di questi 50 anni.

«Non sono pochi e sono costati vari sacrifici: sai quando cominci, ma non sai mai quando finisci! Mi sono quasi sempre occupata della cucina, al fianco di mio marito, ma ci sono stati momenti in cui la frenesia era tale da dovermi prendere carico anche del servizio in sala… È dura! Io e mio marito abbiamo festeggiato il nostro anniversario di matrimonio – anche in questo caso, 50 anni – lavorando; i miei figli, che pure lavorano con noi, così presi dal servizio, non sono riusciti a pensare ad altro e ci hanno fatto gli auguri il giorno dopo (ride)».

Insomma, siete sempre stati più che disposti a sacrificarvi per il vostro ristorante. è anche e soprattutto grazie a questo se oggi celebrate questo traguardo.

«Traguardo importantissimo che abbiamo voluto festeggiare con gli amici; colgo infatti l’occasione per ringraziare, ancora una volta, Giorgio Remuzzi e Gianni Andrini per la splendida targa che ci hanno regalato… segno tangibile che riassume questi 50 anni e gratifica tutta la fatica fatta per arrivare fino a qui».

Se lei potesse tornare indietro nel tempo al 1969, ricomincerebbe tutto da capo?

«Sinceramente non saprei dare una risposta certa. Essendo molto legata alla mia terra d’origine, forse sarei tornata in Toscana. Ma è anche vero che qui ho visto crescere i miei figli e i miei nipoti e realizzarsi l’attività che portiamo avanti da così tanto tempo».

Ci lasciamo con un buon auspicio per il futuro.

«Aspettiamo di rivederci e festeggiare di nuovo il Ristorante Belvedere: la prossima tappa sono i 60 anni».

di Cecilia Bardoni

Sullo stabilimento Pernigotti di Novi Ligure "è stato raggiunto un accordo storico: produzione continua a Novi Ligure e nessun esubero". Lo si apprende da fonti Mise. L'intesa "è frutto di mesi di lavoro sinergico del ministro Di Maio", aggiungono.

L'accordo per la reindustrializzazione dello stabilimento Pernigotti di Novi Ligure, "garantirà la continuità operativa del sito e la salvaguardia di tutti i lavoratori". Lo comunica il Mise in una nota diffusa al termine del tavolo odierno presieduto dal ministro Luigi Di Maio, a cui hanno partecipato i rappresentanti delle aziende coinvolte, l'advisor Sernet, i sindacati e gli enti locali. Nel corso della riunione sono stati presentati gli accordi siglati tra le parti "che costruiscono i presupposti del piano industriale per il mantenimento delle produzioni a Novi Ligure e la salvaguardia dei dipendenti. 

Di Maio, raggiunto accordo in tempi record 
Su Pernigotti "la crisi è nata sotto questo governo ed è stata risolta in tempi record". Così il ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio. Lo stabilimento resterà aperto "non ci saranno esuberi e, come ho sempre detto, chi lavora per un marchio e lo rende grande nel mondo non può essere licenziato". I lavoratori di Novi Ligure "continueranno a lavorare tutti, sia per la Pernigotti che per altri marchi, così possono aumentare anche i posti di lavoro". Ogni giorno, "in questi ministeri ci svegliamo e cerchiamo di risolvere un problema alla volta", ha aggiunto

Frutto del lavoro portato avanti in questi mesi in modo sinergico dall'advisor e dal Ministero, che ha permesso l'individuazione di due nuovi investitori", prosegue la nota. Si tratta della cooperativa torinese Spes "che rileverà il ramo d'azienda che produce il cioccolato e il torrone, e dell'imprenditore Giordano Emendatori che rileverà, invece, il ramo relativo ai preparati per i gelati". L'accordo è stato raggiunto "a meno di un anno di distanza dall'annuncio da parte della proprietà turca Toksoz di voler fermare le attività del sito piemontese, mettendo a rischio il futuro dei lavoratori", fa notare il Mise aggiungendo che il ministro Di Maio "è subito intervenuto per far fronte all'emergenza, incontrando sia la proprietà che i lavoratori per lavorare all'individuazione di una soluzione della crisi".

Azienda, closing accordi sarà a fine settembre 
Sullo stabilimento Pernigotti di Novi Ligure sono stati siglati due accordi il cui closing "è previsto entro la fine del mese di settembre 2019". Lo comunica la stessa Pernigotti in una nota spiegando che il primo dei due accordi "raggiunto con Emendatori, azienda che fa capo all'imprenditore Giordano Emendatori, per la cessione da parte di Pernigotti della divisione "Ice & Pastry" ("I&P"), che comprende la produzione e commercializzazione di basi e ingredienti per gelati e pasticceria". 
Il secondo accordo, quello con il Gruppo Spes, "riguarda la produzione di cioccolato, praline e torroni nello stabilimento novese, tramite l'impiego del personale, dei macchinari e dello storico know-how di Pernigotti". Pernigotti S.p.A. "resterà titolare del marchio 'Pernigotti 1860', continuando la distribuzione e commercializzazione di cioccolato, praline, torrone e creme spalmabili", prosegue la nota dell'azienda ricordando che dal 23 luglio scorso ha già ripreso la produzione per la campagna commerciale del Natale 2019, richiamando al lavoro 110 lavoratori, tra dipendenti in Cassa Integrazione e somministrati.

Fai Cisl, ancora non salva ma fatto primo passo 
L'incontro svolto oggi al Mise sulla vertenza Pernigotti "ha finalmente permesso di avviare il giusto percorso per il salvataggio industriale dello stabilimento di Novi Ligure, per i quali le lavoratrici e i lavoratori hanno lottato per quasi un anno: abbiamo toccato con mano ipotesi concrete e soluzioni utili per dare prospettive all'occupazione". Così in una nota il segretario nazionale della Fai Cisl Roberto Benaglia e il segretario della Fai Cisl Alessandria-Asti Enzo Medicina. "La produzione resterà a Novi Ligure. Oggi non si può ancora dire che la Pernigotti sia salva, ma certamente è stato compiuto il primo passo per andare nella direzione dell'occupazione di tutti gli addetti sul territorio, e a breve ci saranno incontri di sito e al Mise per gestire questi passaggi delicati", continua la nota aggiungendo che la richiesta del sindacato di non delocalizzare all'estero ma di reindustrializzare il sito "ha trovato risposte concrete, che dovremo approfondire nei prossimi incontri locali". Questa vertenza - concludono Benaglia e Medicina - dimostra come le produzioni e i marchi italiani mantengano appetibilità e capacità di rilancio grazie anche alle competenze di lavoratrici e lavoratori, e come non dobbiamo mai arrenderci davanti a crisi che spesso appaiono senza soluzione"

A Sergio Ferrara il premio Breakthrough, considerato l'Oscar della scienza e prestigioso come il Nobel, voluto dal miliardario Yuri Milner con Sergey Brin (Google), Mark Zuckerberg (Facebook) e Jack Ma (Alibaba).
    Fisico del Cern e associato Infn, Ferrara è premiato con Daniel Freedman (Mit e Stanford University) e Peter van Nieuwenhuizen (Stony Brook University) per la Supergravità, la teoria che realizza il sogno di Einstein unificando relatività e fisica delle particelle. 

Ferrara, nato a Roma 74 anni fa, l’americano Freedman e l’olandese van Nieuwenhuizen hanno vinto il premio Breakthrough, del valore complessivo di 3 milioni di dollari, per essere stati gli architetti della Supergravità e la cerimonia di consegna del premio è in programma negli Stati Uniti il 3 novembr, presso lo storico Hangar 1 della Nasa, vicino Mountain View.

Formulata nel 1976, la teoria della Supergravità è riuscita a integrare con successo la descrizione della forza di gravità con quella delle particelle fondamentali utilizzando gli strumenti della fisica quantistica. “Quando pensiamo alle grandi opere dell’immaginazione umana, spesso ci riferiamo all’arte, alla musica e alla letteratura, ma alcune delle creazioni più profonde e belle sono quelle della scienza”, ha rilevato Milner. “La supergravità ha ispirato i fisici per decenni e potrebbe contenere profonde verità sulla natura della realtà”, ha aggiunto.
“E’ straordinario che le equazioni di Einstein ammettano la generalizzazione che conosciamo come supergravità”, ha rilevato nella motivazione il presidente del Comitato scientifico che ha selezionato i vincitori, Edward Witten dell’Istituto per gli Studi Avanzati di Princeton, uno dei più autorevoli fisici e matematici contemporanei.

Istituito nel 2012 e assegnato dai più prestigiosi ricercatori del mondo, il premio Breakthrough si è affermato in breve tempo come uno dei premi scientifici internazionali più prestigiosi ed è assegnato per la matematica, le Scienze della vita e la fisica fondamentale. In quest’ultima categoria, nella sezione ‘Special’,sono stati premiati Ferrara, Freedman e van Nieuwenhuizen, la stessa nella quale in passato sono stati premiati Stephen Hawking, sette ricercatori del Cern per il contributo alla scoperta del bosone di Higgs fra i quali gli italiani Guido Tonelli e Fabiola Gianotti, e la collaborazione Ligo per la scoperta delle onde gravitazionali.

A differenza del Nobel, che può essere assegnato a un massimo di tre ricercatori e non a collaborazioni internazionali, il premio Breakthrough non prevede limitazioni al numero dei premiati.

Una ricerca di frontiera che da oltre 40 anni sta inseguendo il sogno di Albert Einstein, di comprendere all’interno di un'unica teoria la fisica della gravità e quella delle particelle: è questo, per il fisico Antonio Masiero, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), il principale merito della teoria della Supergravità elaborata nel 1976 da Sergio Ferrara, Daniel Freedman e Peter van Nieuwenhuizen.

La teoria della Supergravità, osserva Masiero, “da più di 40 anni, costituisce una fonte continua di applicazioni, estensioni, esplorazioni negli aspetti più innovativi e promettenti della ricerca di frontiera sulle particelle elementari e le forze fondamentali attraverso cui interagiscono”. Riguarda infatti “quello che a tutt’oggi rimane il più grande ed affascinante problema dell’intera fisica teorica: come conciliare Meccanica Quantistica e Teoria della Relatività Generale in una teoria che descriva le forze fondamentali della Natura, inclusa la forza di gravità”.

La teoria della Supergravità, ha proseguito Masiero, “rappresenta un passo decisivo nella lunga strada per realizzare il grande sogno della fisica teorica del ‘900: arrivare a una teoria di campo quantistica, compatibile con la Relatività Generale, in cui vengano trattate in modo unificato le quattro forze fondamentali della Natura, ovvero l’elettromagnetismo, la forza nucleare debole, quella nucleare forte e la forza di gravità”.

La teoria ha infine ispirato nuove teorie tese allo stesso obiettivo, come quella delle stringhe, e la ricerca di nuove particelle, partner di quelle note e previste dalla teoria della Supersimmetria, nell’acceleratore più grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra e nei laboratori sotterranei, come il Laboratorio del Gran Sasso dell’Infn in cui si cerca da anni la misteriosa particella chiamata neutralino, che potrebbe costituire la misteriosa materia oscura, la materia finora sconosciuta che costituisce circa il 25% dell’universo.

 

"Grande soddisfazione e un plauso al Ministro dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca, Marco Bussetti, per lo stanziamento di oltre 1 milione di euro con cui finanziare i laboratori enotecnici negli Istituti agrari nell'ambito del Piano Nazionale per la Scuola Digitale. All'Istituto Tecnico Agrario "Carlo Gallini' di Voghera, dove peraltro mi sono diplomata come perito agrario, giungeranno 84.945,90 euro. Risorse preziose che consentiranno a questa splendida realta' scolastica dell'Oltrepo' pavese, impegnata nella specializzazione di enotecnici, di dotarsi di attrezzature all'avanguardia con cui permettere ai propri studenti impegnati in laboratorio di sviluppare le ormai necessarie competenze digitali innovative. Con questo provvedimento il Governo conferma ancora una volta tutta l'attenzione necessaria per promuovere la formazione di eccellenza in un settore strategico dell'economia italiana nel mondo". 
Così la deputata vogherese della Lega, Elena Lucchini.

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

  1. Primo piano
  2. Popolari