Martedì, 20 Agosto 2019
Articoli filtrati per data: Sabato, 10 Agosto 2019

"Gentile Direttore, in questi ultimi giorni in Italia ci sono state numerose morti di giovani, vittime di incidenti stradali, mentre rientravano all’alba, dopo aver trascorso la notte nelle varie discoteche sparse su tutto il territorio nazionale. Anche in Oltrepò leggo di incidenti e di ragazzi e ragazzini in coma etilico che hanno richiesto l’intervento urgente delle autoambulanze. 

Quando ero giovane, mi ricordo che frequentavo un bar a Casteggio che aveva il permesso, credo l’unico in città, di tenere aperto fino a tarda notte. A mezzanotte il titolare dello stesso faceva sgomberare gentilmente me ed ai miei amici dal locale, per dedicarsi interamente agli abituali nottambuli che rendevano molto più di tutti noi! In seguito discoteche ed altri locali furono autorizzati a tenere aperto per tutte le notti ed i genitori da allora aspettano con ansia il ritorno dei propri figli come se fossero reduci da una guerra.

Purtroppo, un’esperienza che anch’io ho fatto, anni fa, con i miei due figli maschi, passando le notti davanti alla televisione e fumando una sigaretta dopo l’altra fino al loro fortunoso rientro a casa. Da chiamare in causa, più che gli orari di chiusura, sono semmai quelli di loro che non impediscono la vendita a minori di alcolici all’interno dei locali (succede, purtroppo). Detto questo, tuttavia, c’è il libero arbitrio che i frequentatori di locali notturni, giovani o no, dovrebbero esercitare con responsabilità: sia nel consumo di alcolici (o altro) sia nella guida di un’auto. Questo è il punto cruciale da affrontare per evitare o almeno contenere lo spargimento di sangue sulle nostre strade. In questo senso controlli più stringenti e l’applicazione «senza se e senza ma» delle sanzioni per chi infrange le regole, restano fattori determinanti per «educare» tutti ad un corretto e civile esercizio delle proprie responsabilità. Così da non dover piangere qualche vittima ogni sera.

Lettera firmata Casteggio"

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Luigino Crevani è una figura storica per Romagnese. Per molti anni è stata persona di riferimento all’interno dell’amministrazione comunale. 25 anni fa ideò l’attuale sagra per l’ultima domenica di agosto che, nel corso degli anni, si è ampliata e rinnovata

La festa legata alla “Brusadela” compie 25 anni. Come è nata l’idea di associare una festa a questo alimento tipico dell’alto Oltrepò?

«L’idea è nata quasi per caso. In una discussione di piazza con altri concittadini, vedendo molti villeggianti che stavano già facendo i bagagli pronti a tornare nelle rispettive città, ci chiedevamo come potessimo allungare l’estate a Romagnese. Da qui è nata l’idea di associare la sagra di paese ad un elemento tipico del nostro territorio per l’ultima domenica di agosto. La brusadela come alimento nasce tantissimi anni fa: quando i nostri antenati dovevano verificare se il forno fosse in temperatura, inserivano un disco di impasto del pane e, se fosse uscito cotto o bruciato, il forno era pronto ad accogliere il pane per la cottura».

Quando “siete partiti” 25 anni fa vi aspettavate questo successo?

«Sì, perchè è stata una mia battaglia personale ed ero convinto di portare a Romagnese qualcosa di nuovo, legato ad un alimento della tradizione. Già la prima edizione fu un successo e lo è ancora oggi».

Qual è il segreto di questo lungo successo?

«Il successo di questa sagra sta nel fatto che le persone provenienti dalla città rimanevano incantati nel vedere come si panificava. Adoravano vedere uscire dai forni questi dischi di impasto e si portavano in città qualcosa di bello da ricordare».

In questi 25 anni come è cambiata la festa che proponete?

«La festa in questi 25 anni si è evoluta costantemente andando incontro alle esigenze dei turisti allo scopo di regalare loro una domenica di divertimento e relax nelle nostre montagne. Fino a qualche anno fa la brusadela veniva preparata il sabato precedente dai numerosi volontari delle frazioni con i loro forni e successivamente distribuita la domenica, a pezzettini a fronte di una piccola offerta. Da un paio d’anni si è deciso di preparare tutto la domenica stessa, allestendo tre forni in piazza Castello, questo è stato reso possibile grazie al contributo di numerose persone che si adoperano instancabilmente per tutta la giornata della festa».

Il record di presenze quando si è verificato?

«La festa è sempre stata ben partecipata dai turisti e il numero di presenze è aumentato nel corso del tempo per effetto della maggiore conoscibilità che la sagra ha saputo dare nel corso degli anni ai potenziali turisti e a chi non era mai stato prima d’ora a Romagnese».

Come si prepara una “brusadela”? Durante la festa viene fatta come si faceva una volta?

«L’impasto è più o meno quello del pane, solo più morbido per via del fatto che la pasta deve essere stesa a forma di disco. Successivamente viene aggiunto olio e sale o zucchero a seconda che la si voglia nella versione salata o dolce. La ricetta è rimasta quella legata alla tradizione, cosa di cui andiamo immensamente fieri».

Quante persone sono coinvolte per l’organizzazione di questo evento?

«L’organizzazione della sagra sin dall’inizio ha conosciuto una partecipazione di volontari enorme, sia coloro che preparavano il giorno prima le brusadele nei vari forni, che tutta la pro loco nell’allestimento della manifestazione. Anche oggi la partecipazione è grande. La pro loco e l’amministrazione, coadiuvati dai volontari, sono impegnati tutto l’anno nella programmazione dell’evento e nella sua realizzazione l’ultima domenica di agosto».

“Diamo i numeri”: nell’ultima  edizione quante brusadele avete preparato?

«Nell’ultima edizione sono state preparate più di mille brusadele. Un risultato enorme che fa notare quanto la festa sia cresciuta nel tempo».

Terre d'Oltrepò in una nota stampa comunica : "La cantina Terre d’Oltrepò, il colosso vitivinicolo lombardo da oltre 3milioni e mezzo di bottiglie prodotte all’anno, si appresta a vivere la vendemmia della svolta. Come è stata definita, in più di un’occasione pubblica dai vertici aziendali, quella del 2019. Quello che partirà fra pochi giorni sarà un progetto articolato e rivoluzionario che avrà l’obiettivo di rivalutare completamente la qualità del prodotto, di ridare nuova linfa ai soci, di creare una linea di alto profilo, cosiddetta “premium” firmata dall’enologo, di fama mondiale, Riccardo Cotarella e di mettere sul mercato, per la prima volta, una selezione bio. Terre d’Oltrepò partirà con la vendemmia il prossimo 19 agosto con le prenotazioni dei conferimenti da parte dei soci, il giorno successivo il via alle operazioni. Proprio in quei giorni, cruciali, ci sarà la presenza di Cotarella che verificherà di persona la qualità dell’uva prodotta e darà il via al suo progetto che vede già coinvolti una sessantina di soci.

“Siamo alla vigilia di una vendemmia caratterizzata da un grande profilo qualitativo con una riduzione della produzione rispetto allo scorso anno – spiega il presidente di Terre d’Oltrepò, Andrea Giorgi - Quest'anno ci apprestiamo ad affrontare questo momento con grandi novità, partiremo dopo Ferragosto con un nuovo calendario di prenotazioni dei conferimenti. Le date previste sono quelle del 19 e 20 agosto quando in cantina, ma soprattutto in vigna, avremo anche la presenza di Cotarella”. Giorgi entra poi nel merito dell’operatività. “Questa vendemmia – spiega senza giri di parole - sancisce l'inizio di due grandi novità. Il primo riguarda un progetto di uve bio che scaturirà in una linea di vini. Una proposta che ha trovato concordi tanti viticoltori, l'entusiasmo di questi soci mi ha colpito e confido che il loro spirito sia modello per tutti gli altri. Quella di una linea bio rappresenta una svolta per la nostra cantina, si tratta di un progetto pensato nei particolari che  abbraccia le tendenze del mercato”. La seconda grande novità è quella legata a Cotarella. “Grande importanza per noi – spiega il presidente TDO – avrà il piano operativo condiviso con il grande enologo italiano. Si tratta di un progetto ambizioso che coinvolge circa sessanta aziende volontarie, necessita di impegno ed entusiasmo, ci vede impegnati tutti, in particolar modo i nostri agronomi ed enologi. Siamo fiduciosi sul piano dei risultati nonostante sia presente  in Oltrepò un gruppo interno ed esterno che “tifa” contro la crescita della nostra cantina e il suo sviluppo verso la qualità. Questo modo di pensare e lavorare a noi non piace, ormai la strada è segnata e noi saremo più forti di loro. La serietà su questo è la massima, abbiamo trovato soci che ci credono e un enologo di spessore e grande fama che lo ha abbracciato: quindi se pescheremo qualche furbetto chiederò al cda, senza se e senza ma, la sua esclusione dalla cooperativa”.

Sui prezzi delle uve Giorgi ha le idee chiare. “Purtroppo la vendemmia 2018 caratterizzata da un eccesso di produzione – spiega - ha contratto i prezzi dei nostri mercati di riferimento e quindi abbiamo subito l'effetto negativo che è frutto di una politica commerciale degli ultimi vent’anni, che molti fanno finta di non ricordare, che ha illuso i viticoltori e ci ha portato al recente sfacelo. Ora è giunto il momento si superare queste questioni e di guardare avanti uniti”.

L’attenzione di Giorgi ricade poi sul Consorzio Vini Oltrepò Pavese, il presidente lancia una sassata nello stagno per smuovere un po’ le acque. “Sul fronte consortile – spiega - spero che ci si risvegli dal torpore di questi ultimi mesi in modo da proseguire la rivoluzione necessaria: ovvero più controlli sulla qualità dei vini e più servizi ai consorziati. Chi è fuori è giusto che corra da solo, ormai tutte le scuse e gli alibi sono caduti”."

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