Sabato, 20 Luglio 2019
Articoli filtrati per data: Martedì, 09 Luglio 2019

L’effetto Callegari a Casteggio si è fatto sentire forte e chiaro, e ha di fatto annullato l’effetto-Lega che, anche in molti comuni dell’Oltrepò, ha consentito ai candidati appoggiati da quello schieramento di incrementare il proprio bacino di voti. Callegari, del resto, è stato un sindaco molto apprezzato dai suoi concittadini durante i numerosi anni di mandato. E la candidatura di Lorenzo Vigo, già vice-sindaco dell’amministrazione uscente, era una scelta naturale.

Ciò nonostante, ha destato sorpresa il fatto che la lista vincitrice abbia sfondato il 50% delle preferenze. Un risultato schiacciante, che però deve essere di sprone anche alle opposizioni. E Callegari, ora, cosa farà? Dopo molti anni ha deciso di ritirarsi a vita privata. Lo abbiamo incontrato per un’analisi del voto e per fare un bilancio finale dei suoi anni da amministratore.

Le recenti elezioni amministrative hanno manifestato un desiderio di continuità da parte dei cittadini di Casteggio. Il risultato è stato netto: oltre il 50% di voti a favore, nonostante la presenza di quattro liste. Come commenta questo risultato?

«Molto spesso il tempo si annuvola e minaccia pioggia, poi in realtà arrivano due gocce che bagnano solo la polvere... La gente, al di là di tutto, ancora si vuole bene e sa che certe strade non vanno nemmeno intraprese. Mi sarei stupito del contrario, ovvero che avessero qualche chance le opposizioni. Mi sembrava davvero un’elezione non difficile.

Negli anni passati abbiamo avuto momenti aspri. Quest’anno gli altri candidati che si proponevano, pur con tutto il rispetto per le persone, non erano molti credibili per la carica in gioco. Uno per cercare di affermarsi ha cercato l’appoggio di tutti i partiti dell’arco costituzionale, l’altro – Cinque Stelle – non era conosciuto. In alcuni casi sarebbe stato meglio lasciare alcuni candidati dov’erano; persone degnissime, che però probabilmente non avrebbero saputo reggere l’amministrazione. Sono rimasto stupito e un po’ dispiaciuto per i risultati di La Cognata, perché immaginavo che avesse preso più voti. Pensavo che lei potesse arrivare seconda, o per lo meno che se la potesse giocare con l’altro candidato.»

Il primo pensiero di Vigo, nel post-voto, è stato dedicato a lei. Queste le sue parole: “Il mio primo pensiero va a Lorenzo Callegari, che con decisione ed esperienza ha guidato il gruppo per anni. Come ho già detto in passato, Lorenzo è stato per me una guida e da 10 anni mi sento parte di una famiglia politica e amministrativa anche e soprattutto grazie a lui. Avendolo conosciuto soprattutto come uomo, oltreché come Sindaco, non posso che riservare a lui un affetto speciale, quello che si prova per le persone che si stimano profondamente’’. Si sente di rispondere a queste parole?

«Lo ringrazio, io ho sempre cercate di essere equanime e di comportarmi al meglio. Gli anni mi hanno un po’ modificato il carattere, una volta ero più irruento, più impulsivo, più aggressivo; adesso ho cercato di trasmettere la necessità di essere una squadra. Amministrare non è così semplice, anche in piccole realtà è abbastanza impegnativo. Ci vuole tanto consenso e tanta pazienza. Non dimentichiamo che per due anni e mezzo ho avuto la Guardia di Finanza in comune, inviata dai soliti noti che per fortuna la storia ha cancellato definitivamente dalle realtà comunali e oltre, tre personaggi che hanno semplicemente sempre dato fastidio in Consiglio Comunale con improperi, ingiurie, insulti. Comunque non avevamo nulla da nascondere, e i risultati sono lì da vedere.»

La Lega ha fatto incetta di voti quasi ovunque in Oltrepò, e spesso, secondo molti, ha fatto da traino anche a quei candidati alla carica di sindaco, pur non espressamente leghisti, che comunque godevano di un qualche tipo di appoggio da parte del Carroccio o di suoi esponenti. Qui non è successo, nonostante il 48% incassato dalla Lega alle europee e nonostante il candidato sindaco appoggiato dal partito fosse a sua volta membro dell’amministrazione uscente. Perché?

«Tenendo presente che è alleata di Forza Italia, anche se io personalmente non condivido molto alcuni pensieri della Lega, a Casteggio loro hanno fatto due grandi errori. La segreteria ha imperniato tutto contro Callegari, e hanno assoldato persone, una in particolare, che erano abbastanza discutibili... Già con quella scelta i leghisti veri e propri non li avrebbero mai votati, come poi è successo. Il risultato è che la gente sceglie la strada vecchia molto spesso, perché sa benissimo dove va a parare, contro gli avventurieri dell’ultimo momento.

Il risultato è che il segretario cittadino della Lega il giorno dopo le elezioni si è dimesso, in contrapposizione alle scelte fatte da qualcuno.»

Che Casteggio lascia il sindaco Callegari?

«Un Casteggio ahimè, purtroppo, sofferente. Con tanti sacrifici siamo riusciti a mantenere alcune realtà, ma altre sono andate perse. È difficile creare qualche cosa che vada contro la tendenza nazionale. Negli anni si sono chiusi stabilimenti, attività artigianali e commerciali. Abbiamo tentato tutto il possibile per farvi fronte, ma non ci siamo sempre riusciti. Bisognerebbe avere più fondi, ma se lo stato invece di darmi dei contributi me ne porta via, se abbiamo un saldo passivo di oltre 200mila euro, non ci viene data una mano, anzi.»

Sono tanti, per il bilancio di una città come Casteggio.

«Tanti in funzione degli investimenti. Noi stiamo giocando la carta della Legge regionale ‘’Attract’’ per cercare di attrarre nuovi investitori a Casteggio, nuove realtà produttive; è partito alcuni mesi fa il programma per cercare di attrarre queste persone, e speriamo che dia buoni frutti. Certo se la volontà è quella di costringere i comuni ad aumentare le tasse ai cittadini... dico solo che i cittadini sono già abbastanza malmessi. Io mi vanto, nonostante tutte le cose che ho fatto, in tutti questi anni di non aver mai toccato il portafoglio della gente.»

Un sogno rimasto nel cassetto, a livello di opere pubbliche?

«Già nel 2004 avevamo ottenuto avuto i fondi per mettere a posto Palazzo Battanoli, ma l’allora sindaco Manfra aveva deciso di rinunciare a quella sovvenzione, per cui il problema rimane ancora lì. Adesso, proprio nell’ultimo mese e mezzo prima delle elezioni, si è mosso qualcosa: la Soprintendenza ha dato il placet al ripristino del palazzo, e speriamo che questo vada a buon fine.

Se invece di investire su delle chimere come è successo in tutti questi anni in Oltrepò, leggi: Enoteca Regionale, leggi: Riccagioia, leggi: auditorium di Fortunago... se questi soldi fossero spesi meglio forse avremmo tutti qualcosa di più redditizio. È vero che per buona parte si tratta di finanziamenti di Fondazione Cariplo, ma anche loro dovrebbero capire quali sono le necessità maggiori del territorio. L’enoteca, per esempio, ha richiesto una spesa enorme e non ha prodotto nulla.»

E per quanto riguarda la Certosa Cantù? Il discorso è collegato a quello di Palazzo Battanoli...

«Tutto sommato siamo riusciti a farla reggere, con un onere importante per il comune di Casteggio. Una volta messo a posto Palazzo Battanoli sarebbe importante fare un giro di Monopoli e spostare varie realtà. Il Comune in Palazzo Battanoli, che sarebbe certamente la collocazione più vocata; dove c’è attualmente il municipio mettere biblioteca e museo, e poi cercare di affittare in toto Certosa Cantù, per riuscire ad abbattere i costi e sviluppare una potenzialità che finora è solo parzialmente espressa. Questa però è una mia opinione, la nuova amministrazione vedrà bene come e cosa fare e non fare. Anche se di queste cose se ne era già parlato negli anni passati. Resta il fatto che non ci sono più interlocutori politici, non ci sono più i partiti di una volta. Ai tempi del tanto vituperato Giancarlo Abelli avevamo a chi rivolgerci per parlare delle cose buone che si potevano fare. Anche ai tempi non è detto che venissero soddisfatte tutte le richieste, però c’era modo di parlarne.»

Pensa che continuerà in qualche modo ad avere un ruolo pubblico? Nuovi progetti all’orizzonte?

«No. Direi che ho buttato via il cinquanta per cento della mia vita a occuparmi della cosa pubblica... alla fine uno guarda il suo tornaconto e vede che non ha fatto per niente il proprio interesse personale. Chi pensa di amministrare e avere un tornaconto personale non ha capito niente. Vero è che io sono stato gratificato in questi 34 anni, perché i miei cittadini mi hanno sempre dato soddisfazioni.»

Era così anche quando ha iniziato? Si aspettava un’attività con più oneri che onori?

«Avevamo altri ideali. A tutti i livelli, a sinistra, a destra, al centro. Oggi non c’è più un’identità o nemmeno la volontà di avere un’identità. Un po’ di amarezza ti resta. Soltanto pensare che esistano certi candidati è veramente offensivo per la dignità di tanti concittadini. Questa è la vexata questio: se tutti i cittadini ed elettori abbiano la stessa dignità o no.»

di Pier Luigi Feltri

Più che un gruppo musicale sembra un invito a cena. “Du’ Spaghi in Trio” è la creatura cui hanno dato vita Simone Meisina (voce), Diego Freddi e Stefano Stringa (chitarra). Un trio che dal 2015 batte i locali d’Oltrepò con un repertorio che spazia dalle ballad al rock’n’roll, dal blues allo swing, il tutto interpretato in chiave acustica, con due chitarre e tre voci, rigorosamente dal vivo. «Non utilizziamo alcun tipo di base preregistrata» tengono a specificare. Il loro obiettivo è far ballare e divertire la gente, “senza trucco e senza inganno”. Feste, matrimoni, locali. Ogni occasione può essere quella buona. Anche le aie di paese.

“Du’ spaghi...in trio”. Il nome evoca già un’atmosfera conviviale, informale e famigliare. Come nasce la band e qual è il vostro obiettivo musicale?

«L’idea è quella di riproporre grandi successi con arrangiamenti essenziali, al 100% acustici ed eseguiti dal vivo, un po’ come si farebbe su una spiaggia o ad una festa tra amici, ed è appunto questa l’atmosfera che creiamo durante le nostre esibizioni. Vogliamo unire qualità e semplicità, in modo da far sentire a casa chi ci ascolta. Una sorta di spaghettata in compagnia, come suggerisce il nostro nome, allietata da buona musica».

Il repertorio come si articola?

«Normalmente il nostro show dura un paio d’ore, nel corso delle quali esploriamo diversi stili musicali, passando dal pop al blues, dalle ballads al rock’n’roll. Offriamo quindi al pubblico la possibilità di rilassarsi, ma anche di ballare.

Il nostro intento è di riuscire ad interpretare efficacemente ogni brano con ciò che abbiamo: tre voci e due chitarre acustiche, e ogni suono che riusciamo ad ottenere dall’armonia di questi elementi, senza aggiungere effetti elettronici, basi o loop. Questo ci permette di riprodurre la nostra musica in ogni situazione e di “suonare” realmente ogni singola nota. Creiamo così un nostro personale sound che accomuna tutto il nostro variegato repertorio».

Suonate anche pezzi originali?

«Per il momento eseguiamo solo covers. Non escludiamo, in futuro, di produrre materiale originale, ma non nell’immediato».

Che giudizio esprimete sulla scena musicale oltrepadana?

«Sicuramente è una scena piena di talenti, con musicisti di un certo livello ma purtroppo poco valorizzata, ci si è fatti in quattro per creare una sorta di comunità musicale e di musicisti, ma dagli stessi c’è sempre stato poco interesse e collaborazione tra di loro.

Pensiamo che invece dovremmo tra tutti ricordarci qual è l’obiettivo principale, la Musica».

E il pubblico invece?

«Il pubblico in questi ultimi quindici anni è cambiato molto, sempre meno giovani che si interessano alla musica e ai live, cosa che fa un po’ male, ma si sa che le generazioni cambiano, come cambiano gli stili e i generi musicali. La “vecchia guardia”, invece, non molla mai ed è un pubblico caldo e avvolgente».

Quando si lamenta la mancanza di pubblico, spesso i musicisti sono criticati per essere i primi a non seguire i concerti degli altri. Come la pensate al riguardo?

«Non crediamo si possa generalizzare. Nella nostra piccola realtà locale una certa “solidarietà” tra musicisti in tal senso c’è. Ovviamente dipende molto dagli impegni personali di ognuno di noi e dal tempo a disposizione. Inoltre capita spesso che i concerti siano in contemporanea e questo limita ulteriormente la possibilità di seguirsi a vicenda».

Quali sono i problemi maggiori che si incontrano per chi vuole esprimersi con la musica in zona?

«Sicuramente il fatto che i luoghi che danno spazio alla musica siano in diminuzione e spesso tendano ad ospitare musicisti affermati che garantiscano un certo afflusso di pubblico. Ovviamente è una scelta legittima, visti anche i costi che gravano sull’organizzazione di eventi, anche se chi vuole affacciarsi alla scena vorrebbe maggior disponibilità a promuovere nuove proposte. Fortunatamente c’è ancora chi lo fa e gliene siamo grati!. Sono in molti a tentare di emergere e, a nostro avviso, una gestione più meritocratica, basata sulla qualità, e non solo sulla notorietà, degli artisti, sarebbe uno stimolo a fare sempre meglio per poter ottenere spazio e visibilità».

Se i live club non funzionano più gli artisti emergenti dove si devono spostare?

«Sarebbe positivo che la musica trovasse posto anche al di fuori dei suoi luoghi convenzionali, ad esempio in combinazione con altre forme d’arte o con lo sport. Questo porterebbe ad allargarne gli orizzonti. Iniziative già presenti anche nel nostro territorio, ma che potrebbero essere ulteriormente sviluppate».

Potete raccontare un aneddoto, più o meno simpatico, che esprima cosa significhi (nel bene o nel male) suonare per voi?

«Tra i tanti episodi, ci piace ricordare un’esibizione ad una festa all’aperto, minacciata dal maltempo. Costretti a smontare velocemente la nostra attrezzatura a causa di un forte temporale, eravamo ormai convinti che la serata fosse persa. Ma la struttura che ci ospitava disponeva di un piccolo portico, sotto al quale lo staff è riuscito ad allestire i tavoli per la cena e a metterci a disposizione uno spazio dove collocarci. Ci siamo quindi ritrovati a suonare a pochissimi metri dalle persone riunite a mangiare e il tutto ha assunto i tratti di una festa in casa. Ci siamo divertiti e abbiamo fatto divertire, nonostante il tempo avverso. Una soddisfazione doppia che testimonia come la passione sia più importante del luogo».

  di Christian Draghi

La Pro Loco di Codevilla è una delle più longeve dell’intero Oltrepò. Con oltre 40 anni di storia alle spalle, si appresta a inaugurare un nuovo corso sotto la guida dell’ “homo novus” Enrico Ianniello. 56 anni, milanese di origine ma da oltre 13 anni oltrepadano d’adozione, è uno degli artefici del successo dell’associazione culturale Pocapaglia, da tempo attiva nell’organizzazione di eventi su tutto il territorio. Diplomato all’Accademia di Arte Drammatica di Milano è stato attore, regista, ballerino… e cantoniere.

Da inizio 2019 è subentrato alla guida della Pro Loco non senza difficoltà. Una su tutte: racimolare il numero legale di consiglieri necessario per garantire la sopravvivenza dell’ente. Quello avvenuto in seno alla Pro Loco codevillese è un cambio che Ianniello definisce «epocale».

Come mai ci vede una svolta tanto importante?

«Perché l’associazione era in pratica sempre stata gestita dal medesimo gruppo. Uno “zoccolo duro” con una impostazione tutta sua e iniziative, anche numerose, ma sempre piuttosto monotematiche, per lo più serate danzanti di liscio e affini, che si rivolgevano solo a una piccola parte della comunità».

Che cosa è cambiato?

«Quel gruppo si è lentamente sfaldato e ha abbandonato definitivamente la guida della Pro Loco. C’è stata una vera e propria tabula rasa, con il rischio che la Pro Loco sparisse, perché senza almeno 7 consiglieri il cda non poteva esistere».

E così ha accettato l’incarico. Quanti consiglieri avete oggi?

«Oggi siamo in sette e…mezzo. Il mezzo perché il ruolo di una persona non è di pieno coinvolgimento. Una sola defezione e si rischia di andare gambe all’aria».

Una situazione piuttosto precaria…perché secondo lei?

«Quando ci sono grandi cambiamenti serve tempo perché una macchina si rimetta in moto. Dopo l’uscita di scena dello zoccolo duro c’è stata una sorta di effetto risacca, è stata dura convincere le persone ad assumere un ruolo nel consiglio. Tuttavia ho accettato l’incarico perché sarebbe stato un peccato mandare tutto all’aria:  la Pro Loco di Codevilla ha un bilancio sano e negli anni ha accantonato un piccolo tesoretto che si potrebbe investire per realizzare iniziative di ampio respiro».

Cosa sarebbe successo se non fosse subentrata una nuova dirigenza?

«Se la Pro Loco cessava di essere attiva automaticamente i suoi beni venivano assegnati ad altre associazioni e tutto sarebbe andato perduto. Un’eventualità che per me andava scongiurata a tutti i costi. Qui c’è la possibilità di fare davvero qualcosa di bello».

I conti erano in ordine. Cosa non andava nella vecchia gestione?

«Diciamo che era ormai una sorta di “dinosauro” monotematico, le iniziative erano tante ma sempre dello stesso segno ed era molto difficile proporre cose diverse. Bisogna svecchiare la Pro Loco e iniziare a ragionare in modo diverso, proponendo più iniziative per i giovani e collaborando in sinergia con altre associazioni».

Da dove vorrebbe iniziare?

«Da un calendario eventi condiviso tra le associazioni anche dei paesi vicini, in modo da creare un circolo di interesse virtuoso».

Eppure, a guardare il calendario, questa estate non avete in programma grosse novità rispetto al passato…

«Lo so, ma per il 2019 è stata una scelta precisa: tutte le energie che avevamo le abbiamo impiegate per la sopravvivenza. Per quest’anno si naviga a vista. Per il futuro il primo impegno sarà reclutare nuove forze e nuovi iscritti. Il mio è anche un appello, soprattutto ai giovani codevillesi: uniamo le forze, perché si può fare davvero qualcosa di bello».

Come sono i rapporti con la nuova amministrazione comunale? Ha già parlato con il sindaco Dapiaggi?

«Con Dapiaggi ci conosciamo personalmente e sono convinto si possa impostare una buona collaborazione. So che in precedenza il Comune si limitava a versare qualche contributo alla Pro Loco e stop. Io auspico sinergie diverse. E ritengo sempre un bene che la pro Loco resti autonoma dalla politica. Per questo giudico positivamente anche che il cambio di statuto non obblighi più ad avere in consiglio tre persone in rappresentanza del Comune».

Che cosa della sue esperienza con il Pocapaglia vorrebbe portare in Pro Loco?

«Con il Pocapaglia abbiamo organizzato importanti rassegne legate al folk in collaborazione con altre realtà oltrepadane e pavesi. In generale mi piace l’idea di poter organizzare eventi che portino ad ampliare il giro di visitatori collaborando con altre realtà vicine, perché non ha senso pestarsi i piedi. L’anno prossimo poi sarà operativa l’Oltrepò Tennis Academy, che porterà eventi sportivi di alto livello sul territorio. Un’altra occasione da non perdere, ma servono volontari».

di Christian Draghi

L’Onorevole vogherese Romaniello Cristian, del Movimento 5 Stelle, prende posizione in merito  alla chiusura temporanea del reparto di Ginecologia a Voghera e lo spostamento del servizio all’Ospedale di Stradella. 

“Questa mattina,dopo aver ascoltato gruppi di mamme molto preoccupate – dichiara Romaniello -  mi sono recato di mia iniziativa all’ospedale Civile di Voghera per incontrare i medici ginecologi del reparto di Ginecologia e Ostetricia. Lo scopo era quello di confrontarmi con i professionisti che tutti i giorni assumono ogni responsabilità sul campo, in un ambito delicato come quello sanitario, coloro che possono prevedere i rischi del problema della turnazione estiva che comporterebbe la chiusura “temporanea” del reparto di Ginecologia a Voghera e lo spostamento del servizio all’Ospedale di Stradella.

Questa scelta risulta incomprensibile e preoccupante. Le pazienti e partorienti che usufruiscono delle prestazioni dell’Ospedale di Voghera mi hanno riferito di essere già decise a non andare all’Ospedale di Stradella a causa della mancanza dei servizi essenziali come il dipartimento di emergenza, la rianimazione e la possibilità di consultarsi con rapidità con i medici disponibili in altri reparti dell’ospedale di Voghera, ma non di Stradella.

Ritengo che Voghera non possa trovarsi nella condizione di non avere il reparto di Ginecologia, soprattutto perché il bacino di utenza per questi servizi è molto vasto e raggiunge anche i paesi della Valle Staffora, i quali -in caso di complicanze- si troverebbero a dover raggiungere gli Ospedali di Pavia con un aggravio di tempi che potrebbero diventare pericolosi per la salute delle pazienti.

Auspico che tutte le forze politiche si esprimano con decisione per affrontare il rischio chiusura dei reparti dell’Ospedale e spero che l’amministrazione vogherese non si fermi alla discussione dell’ordine del giorno che sarà presentato dal Sindaco Barbieri al Consiglio Comunale del 16 luglio, ma che agisca immediatamente per non fare parole, ma fatti concreti.

Per non lasciare niente di intentato,ho chiesto anche l’intervento del Consigliere Regionale del M5S Simone Verni, affinché riferisca istituzionalmente alla Giunta Regionale la necessità di non togliere ai cittadini servizi ospedalieri importanti e io stesso sono pronto a portare la questione in Parlamento, anche presentando nei prossimi giorni un’interrogazione parlamentare al Ministro.

Ricordo infine che la cittadinanza esercita il ruolo più importante quando si unisce e pretende dalla politica delle scelte in proprio favore. Ricordiamo sempre che a Retorbido, oggi, non c’è un inceneritore grazie alla mobilitazione che negli anni ha posto l’attenzione sul rifiuto di un intero territorio all’insediamento di un ecomostro.

Molte mamme e molti padri – conclude Romaniello -  stanno reagendo all’idea di vedere un reparto chiuso. Se resteranno inascoltati, sono certo che sapranno costituire un Comitato, così come si fece a Retorbido. Avranno certamente il mio sostegno, in ogni sede possibile.

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È Giovanni Palli, neo eletto sindaco di Varzi, il nuovo presidente della Comunità montana d’Oltrepo. Il neoeletto sindaco di Varzi cala quindi il “double” e dopo il Comune si prende pure l’Ente montano. La sua presidenza è stata votata da tutta l’assemblea dato che Carlo Ferrari, sindaco di Montesegale, che i rumors davano per suo antagonista, non si è né presentato né candidato.

La giunta sarà composta dal vicepresidente Fabio Riva, sindaco di Godiasco, con delghe a turismo, sport e attività produttive, dagli assessori Andrea Gandolfi, sindaco di Santa Margherita di Staffora,  (agricoltura, cultura e sviluppo del territorio), Donato Bertorelli, sindaco di Menconico, (welfare, trasporti e servizi sociali) e Massimo Accoliti, consigliere del comune di Zavattarello, (ambiente, territorio, protezione civile e difesa del suolo).

Sono stati eletti inoltre Mattia Franza, sindaco di Bagnaria, presidente dell'assemblea e Pier Achille Lanfranchi, sindaco di Fortunago, capogruppo.

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