Sabato, 20 Luglio 2019
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Le idee son tutte belle, un po’ come la teoria che spesso affascina ed è bella, poi c’è la triste realtà: le idee devono essere trasformate in fatti concreti e solo così acquistano in pieno la loro completezza. Mettere in pratica le idee non è cosa da tutti. Leo Santinoli ha avuto l’idea di organizzare a Salice Terme la festa d’inaugurazione della stagione estiva salicese. Ha avuto anche l’intuito di “piazzarla” in una data strategica, il primo Giugno che sarà sempre una data prefestiva, essendo il giorno prima della festa della Repubblica. L’idea è nata nell’ambito dei locali da lui e dalla sua famiglia gestiti e anno dopo anno è cresciuta finchè da quest’anno l’ha messa a disposizione della località di Salice Terme. Il Primo giugno a Salice se opportunamente sviluppato, capito e partecipato, può essere veramente la bandiera a scacchi per il via di ogni stagione estiva salicese che verrà

Santinoli come è nata l’idea dell’evento Primo giugno?

«è nata perché circa dieci anni fa era già qualche stagione che organizzavo eventi per i ragazzi delle superiori e dei primi anni di università. La data è sempre stata favorevole perché è alle porte dell’estate e prefestiva. La festa funzionava anche se non aveva ancora il nome di “Primo giugno”. Così io e Samuele Fioretta, amico e collaboratore, abbiamo deciso di creare qualcosa di più strutturato, che coinvolgesse non solo i ragazzi delle superiori o dei primi anni di università».

I primi anni l’evento si svolgeva nella discoteca “La Foresta”, è corretto?

«è stato il primo locale che ci ha ospitato, nel 2008, location congeniale in quanto ci serviva un locale di grande metratura. Abbiamo creato un logo che si sposasse bene con la location e con i colori della Foresta che aveva questo storico logo bianco e verde. Nel 2009  non è stato più possibile farlo alla Foresta e così ci siamo spostati, non senza rischio, alla Buca».

Il rischio qual era?

«Era legato alla natura del posto, legato storicamente al ballo di coppia per adulti. Pensare di organizzare lì un evento per tutti, soprattutto per i giovani, poteva sembrare azzardato. Invece ha avuto successo, e abbiamo mantenuto anche il logo bianco e verde perché ben si sposa con il contesto del parco di Salice».

Perché il 1° giugno?

«Non tutti i prefestivi hanno lo stesso valore, questo di solito funziona più di altri, anche se a dire il vero quest’anno era in concomitanza con l’Ascensione di Voghera».

Cosa è cambiato per questa edizione rispetto alle precedenti?

«Diciamo che prima si cercava di concentrare le persone in una stessa location, mentre quest’anno ho voluto creare un evento che coinvolgesse tutto il paese. Ho contattato altri operatori di Salice e ho programmato la giornata in modo che potesse coinvolgere altri esercizi. In 13 hanno aderito e ognuno ha potuto fare la sua proposta, artistica o commerciale. Tutti però sotto lo stesso cappello, quello di un evento unico che potesse dare maggiore visibilità a più persone, articolato tra l’altro su tutti gli orari della giornata e non concentrato solo sulla sera».

Appoggio da parte delle Istituzioni locali?

«Ho lanciato l’idea in una situazione condivisa, ad una riunione comunale alla presenza del sindaco e ho dato disponibilità a fare in modo di estendere l’iniziativa ad altre attività. Ho trovato buona partecipazione e anche l’interesse a fare in modo che si propagasse. Con l’amministrazione ho trovato terreno fertile. Se però parliamo di altri tipi di aiuti, diciamo che quest’anno non ci sono state le tempistiche per poter concertare iniziative anche con l’Amministrazione, ma c’è la massima disponibilità per gli anni prossimi se si vorrà fare qualcosa di congiunto che riguardi anche altre zone di Salice».

Che tipo di aiuti crede che le istituzioni dovrebbero dare agli imprenditori?

«Credo che il loro compito sia innanzitutto quello di permetterci di fare il nostro lavoro snellendo le procedure burocratiche ingombranti e rendendosi disponibili a facilitare il nostro operato dal punto di vista logistico. Tutto quello che arriva in più poi è ben accetto, in coerenza con le finanze dei Comuni che però mi pare non stiano benissimo. Non si può pretendere che investano sul divertimento quando magari mancano risorse per altre necessità più urgenti».

Benefici?

«Ha portato un messaggio di più ampio respiro. In questa località ci sono delle eccellenze che è bene far conoscere e che sia interesse di tutti gli esercizi proporle. Se a Salice Terme c’è qualcuno che fa un panino molto buono vale la pena di farlo conoscere. Bisogna ragionare in sinergia, non è detto che chi viene per il panino poi non possa magari scoprire che c’è anche una discreta discoteca o altri locali da visitare. Il senso del co-marketing è questo, non bisogna solo condividere le polemiche ma anche la passione per le eccellenze».

I suoi locali e quelli della sua famiglia, dopo il nome hanno il suffisso Salice Terme. Come mai?

«Oggi che la comunicazione avviene soprattutto attraverso i social ho pensato di associare i nomi delle mie attività al nome del paese. L’idea è di far capire che a Salice Terme ci sono più esercizi commerciali e, con la piccola presunzione di gestirne alcuni appetibili, ho pensato che per un potenziale cliente leggerne su internet i nomi potesse fargli capire che ci sono diverse offerte nel medesimo paese. Questo può essere un vantaggio non solo per me ma anche per le altre attività».

Il suo sforzo per migliorare il marketing territoriale è encomiabile. Intanto però Salice Terme, per la geolocalizzazione di facebook, è in Liguria…

«Lo so. Da subito ci siamo trovati a confronto con questo bug. Ormai sono talmente tanti anni che è così che per noi è diventato motivo di ilarità. Anche se in realtà c’è poco da sorridere, perché dal punto di vista della comunicazione è qualcosa che crea confusione e non va bene. Credo serva un’azione comune per far cambiare questa dicitura errata».

Atti vandalici nel parco…

«Devo dire la verità. All’inizio non credevo nella soluzione di chiudere con lucchetti gli accessi al parco nella stagione invernale con la vigilanza che gira per i controlli. Invece poi mi sono ricreduto, visto che il numero degli atti vandalici è diminuito sensibilmente. Nella stagione estiva poi la riapertura dei locali funge da deterrente naturale. Certo bisogna accettare il fatto che dove ci sono molte persone, come accade quando i locali funzionano, ci siano in percentuale degli stupidi che possono fare danni. Noi come operatori riteniamo che il servizio di vigilanza sia importante, tant’è che lo finanziamo insieme al Comune, anche se ci tengo a specificare che i vandali non vengono necessariamente dalla discoteca, anzi. Il mio lavoro è preservare la nostra attività,  e gli investimenti che faccio sulla sicurezza nei locali sono veramente alti».

di Silvia Colombini

Potenziare il museo del cavatappi e creare la “sede culturale” del Pinot Nero. Sono questi i primi due impegni per il neo-rieletto sindaco di Montecalvo Versiggia Marco Torti, che ha appena inaugurato il suo secondo mandato.

Sindaco, cosa ha in serbo per il museo del Cavatappi?

«Si tratta di un progetto che si è potuto realizzare con la collaborazione di ‘Attiva-aree’. In pratica ci hanno fornito dei proiettori video per proiettare immagini che parlano della zona. Un progetto che si concretizzerà a luglio quando faremo l’inaugurazione».

Già di per sé è una realtà unica in Italia. Sta riscuotendo successo?

«Assolutamente sì, è unico nel suo genere in Italia. È aperto solo la domenica dalle 15 alle 18 oppure su richiesta. Nel caso basta chiamare in Municipio e chiedere. Funziona bene anche se le visite non sono numerosissime, ma tutte le domeniche c’è qualcuno che viene nel nostro Museo. È una realtà che per alcuni può sembrare ‘strana’, ma fare un museo del genere ci è sembrata una giusta conclusione per il territorio».

Il progetto legato al Pinot Nero invece cosa prevede?

«Come comune abbiamo ristrutturato tutto il primo piano del municipio e pensavamo di fare diventare questo posto la sede culturale del pinot nero: un centro unico in Oltrepò, con lo scopo di lavorare per il territorio e ricostruire la memoria di questo vino. Un centinaio di anni fa, nella nostra zona si è cominciato a piantare Pinot nero al fine di produrre spumante. E poi la produzione di pinot è diventata il business locale. Volevamo quindi ricordare questo, creando un centro di documentazione che raccogliesse tutto quello che riguarda questo settore a disposizione di chi ne volesse usufruire. Uno sguardo al territorio diverso, come non c’è stato finora, vedendolo anche come integrazione di diverse realtà, imprenditoriali e culturali».

Quando si realizzerà?

«Ci auguriamo di inaugurare prima della fine dell’anno. Il locale è stato ristrutturato, lo stiamo arredando, ma rimane in fase di definizione la parte gestionale. Stiamo studiando come gestire e definire al meglio tutto quanto. Pensavamo inoltre di coinvolgere qualche Università e qualche imprenditore locale del vino, non solo di Montecalvo, ma tutti coloro che in zona producono uve e vino pinot nero».

Ha appena iniziato un nuovo mandato ma un altro si è concluso. Che cosa siete a realizzare nei primi cinque anni di Amministrazione?

«Devo dire che la prima esperienza amministrativa ha rappresentato un periodo fortunato dal punto di vista dei lavori: siamo infatti riusciti a fare parecchie cose. Abbiamo riqualificato tutta l’illuminazione pubblica, sostituendo i lampioni con luci a Led che permettono un grande risparmio energetico, abbiamo asfaltato parecchie strade. E abbiamo infine riqualificato anche l’edificio comunale esternamente e fatto lavori di manutenzione straordinaria al cimitero. Quindi, nonostante le scarse risorse, mi sento di dire che abbiamo lavorato bene».

è stato rieletto Sindaco. La gente le ha dato dimostrazione di aver apprezzato quanto fatto nel mandato precedente.

«Certo. In questa nuova giunta abbiamo cambiato un po’ di persone, cercando di dare spazio ai giovani. Penso che proseguiremo nel senso della continuità di quanto realizzato finora».

  di Elisa Ajelli

A Pavia, a due passi dalla Cupola Arnaboldi, situato nell’omonima piazza, il ristorante “Lino” con le sue sale luminose d’ispirazione déco e un’atmosfera confortevole ed elegante, ha le carte in regola per essere definito un indirizzo d’alta cucina contemporanea. A capo della brigata di cucina c’è un giovane chef vogherese, Federico Sgorbini. Classe 1986, nonostante la giovane età vanta un curriculum navigato con esperienze in Italia ed Europa. Ha contribuito con il suo lavoro a portare due stelle Michelin, una a Montescano e l’altra ad Alessandria. Adesso la sua esperienza è a disposizione del centro di Pavia.

Sgorbini lei è oltrepadano doc, nato e cresciuto a Voghera. Come si è innamorato della cucina?

«Ho trascorso tutte le estati della mia infanzia a Sant’Eusebio, piccolo borgo dell’Oltrepò montano, circondato dalla mia meravigliosa famiglia nella casa di campagna dei miei nonni che coltivavano l’orto, avevano le galline, allevavano i maiali per produrre i salumi che venivano stagionati in una cantina stupenda che affinava i sapori in modo fantastico. Quando si ammazzava il maiale era una festa, con un trionfo di sapori e profumi indimenticabili. La nonna la domenica cucinava sempre qualcosa  di particolare ed io, bambino, ero lì con lei che maneggiavo l’impasto degli gnocchi piuttosto che la pasta all’uovo per fare i ravioli, insomma, adoravo quei momenti trascorsi in cucina e posso dire che la mia passione è nata lì».

Che percorso di studi ha effettuato e quanto è importante per la carriera di uno chef frequentare la scuola giusta?

«Finita la scuola media, andai a Milano a frequentare l’istituto alberghiero “Amerigo Vespucci”. La scuola è molto importante per la cultura generale, la formazione professionale e le competenze che fornisce, però devo sottolineare che il vero chef si forma sul campo, cioè con tante ore di lavoro, tanto allenamento, tanta dedizione alla cucina. è molto importante per me poi la cultura anche in campo artistico, l’arte, la musica, il teatro, tutto contribuisce a formare la personalità di uno chef».

I primi passi da cuoco li ha mossi in Oltrepò?

«Mentre frequentavo la scuola ho fatto diversi stages partendo dalla cucina al Cowboys’ Guest Ranch di Voghera. Dopo la maturità, ho iniziato a lavorare al ristorante “Pio e Vale” di Voghera dove lo chef Pio Albanese mi ha insegnato tantissime cose ed è stato molto importante per la mia formazione».

E a un certo punto lei riceve la prima proposta di lavoro importante che le fa fare il salto di qualità… ce ne vuole parlare?

«Certo. Il grandissimo chef Enrico Bartolini aprì il ristorante “Le Robinie “ a Montescano ed ebbi l’opportunità di andare a lavorare con lui. Devo ringraziare Pio Albanese che, informato della proposta ricevuta, vedendomi titubante perché stavo lavorando molto bene con lui, mi spinse ad accettare. Rimasi quattro anni a Montescano e nel 2008 il ristorante ottenne la stella Michelin. Fu un’esperienza meravigliosa quella delle Robinie perché Enrico mi fece conoscere moltissime materie prime del territorio, tra le quali i formaggi del Boscasso, la cipolla di Breme, lo zafferano di Mornico, il peperone di Voghera, le uova meravigliose della valle Staffora, le carni del territorio dalla razza varzese, dai maiali ai salumi, fino al magnifico mondo wine dell’Oltrepò Pavese. Tutti prodotti che utilizziamo qui al ristorante. Sempre per Enrico lavorai all’Osteria “Perillà” in Toscana e poi ebbi la fortuna di conoscere un altro grandissimo chef, Andrea Ribaldone, con lui trascorsi altri quattro anni come sous chef, due a “La fermata” a Spinetta Marengo e altri due ad Alessandria ai “Due buoi”. Nel 2015 un altro riconoscimento molto importante fu la stella Michelin ai “Due buoi” ad Alessandria. Anche Andrea Ribaldone mi fece conoscere moltissime materie prime del territorio piemontese e mi diede una responsabilità diversa con la possibilità di crescere dal punto di vista professionale e di avere l’opportunità di acquisire competenze dal punto di vista gestionale, con una brigata di cucina di 10 persone. In un periodo di tempo intercorso fra le collaborazioni con i miei due maestri Bertolino e Ribaldone ho avuto anche modo di fare due esperienze all’estero, una a Parigi al ristorante “Taillevent” due stelle Michelin  e una a Londra al ristorante “The Ledbury” due stelle Michelin, molto importanti sia dal punto di vista culinario che personale. Ho lavorato  poi all’Hotel “Bauer “ a Venezia  come chef per il circuito  “Arco” di Andrea Ribaldone e un’esperienza come “personal chef” a Milano e con lo chef Simone Rugiati per conoscere anche il mondo dello showcooking».

Che tipo di cucina propone?

«Il mio vero percorso è quello della cucina gastronomica, quello è il tipo di cucina che cerco di portare qui al ristorante “Lino” di Pavia dove sono approdato a marzo grazie ancora ad Andrea Ribaldone. Appena vidi la location me ne innamorai e accettai questa nuova sfida. Il mio motto in cucina è “tradizionalmente attuale” quindi cerco di riproporre i sapori un po’ scomparsi di un tempo, di rendere attuale quello che è il gusto tradizionale con un’attenzione anche all’estetica del piatto. Utilizzo le grandi materie prime del territorio lavorandole con le tecniche più moderne che ho appreso nel mio percorso».

Il lavoro dello chef è molto impegnativo, richiede molti sacrifici ma è anche molto gratificante. è soddisfatto?

«Il mio lavoro è una mission, bisogna avere molta passione, creatività e impegno per portare avanti una professione che viene svolta nei periodi in cui le altre persone si rilassano,  come ad esempio durante le feste, Natale o Capodanno. Però, per contro, c’è una grande soddisfazione a dare piacere alle persone con le materie prime che sono state manipolate con professionalità nel rispetto della salute del cliente. Cerco di presentare i miei piatti in modo molto “pulito” dal punto di vista estetico e che siano un’esplosione di sapori dal punto di vista del gusto. E quando raggiungo l’obiettivo  sono molto soddisfatto».

L’Oltrepò pavese è una terra di confine spesso un po’ bistrattata dal punto di vista della cucina perché si dice che non abbia un’identità propria, un territorio che non riesce a decollare, cosa ne pensa?

«Io penso che l’identità dell’Oltrepò pavese stia crescendo, sia con il vino che con il cibo. Il territorio è meraviglioso, con grandi potenzialità dal punto di vista turistico ed enogastronomico, è una zona da amare e da  valorizzare e noi al ristorante “Lino” ci stiamo impegnando molto in questo senso anche con molte etichette dell’Oltrepò nella carta dei vini».

Vista la sua esperienza consiglierebbe ad un giovane di intraprendere questo tipo di professione?

«Assolutamente sì, gli consiglierei  innanzitutto di frequentare una scuola ma anche di viaggiare e fare esperienza nel mondo, di imparare le lingue e conoscere tradizioni culinarie diverse per crescere dal punto di vista professionale».

A quali progetti state lavorando al ristorante “Lino”?

«Da settembre il ristorante proporrà due visioni di cucina: una bistrot e una gastronomica con un’altra sala riservata, quindi due realtà, una con una cucina un po’ più semplice alla portata di tutti e l’altra con una cucina un po’ più “fine dining” in modo da abbracciare una clientela più ampia».

di Gabriella Draghi

Il caldo torrido di questi giorni ha asciugato l’acqua, ma con i danni causati dal nubifragio del 25 maggio scorso il comune di Val Di Nizza dovrà fare i conti ancora per un po’. Il sindaco Franco Campetti è a caccia di fondi per riparare i danni: alcuni li ha ottenuti, altri li sta cercando. Intanto, in vista dell’elezione del nuovo direttivo della Comunità montana, il suo comune si schiera con Palli, “homo novus” che potrebbe chiudere i conti con il passato e rilanciare l’Ente.

Campetti, iniziamo dal nubifragio che vi ha colpito. La conta definitiva dei danni a quanto ammonta?

«I danni provocati dal nubifragio sono quantificabili in circa 500.000 euro, di cui almeno 50.000 subiti dai privati. In particolare preoccupa la situazione del torrente Nizza, che è esondato in molti punti e la furia delle acque ha rimosso alcune difese spondali creando pericolo per l’incolumità pubblica. La Regione Lombardia, che ha la competenza sul torrente, è intervenuta prontamente per ripristinare le difese spondali compromesse, ma rimane ancora molto da fare. Nell’immediato la Regione è intervenuta con circa 40.000 euro ma occorrerebbero almeno 200.000 per sistemare il torrente dalla foce sino alla confluenza con lo Staffora, in opere di prevenzione per evitare danni in occasione delle prossime piogge».

Come Comune siete intervenuti?

«Come comune siamo intervenuti sulla strada Poggio Ferrato Molino, chiusa al traffico per una frana e l’esondazione del fosso a Molino Cassano, inoltre sono previsti lavori sul fosso di Serzego, dove una abitazione è stata allagata, con una spesa prevista di circa 48.000 euro. Anche in questo caso si tratta di lavori di somma urgenza per la messa in sicurezza della strada e della abitazione. Per ripristinare i danni complessivi subiti è stata inoltrata una richiesta di fondi a regione Lombardia per ulteriori 300.000, in particolare per rimuovere e consolidare i numerosi smottamenti riscontrati sia sulla strada di Poggio Ferrato, Molino Cassano, che sulla strada di Cassano Superiore, di Marnago e sui fossi del reticolo idrico minore. Purtroppo il nubifragio ha allagato anche una decina di case private ed una attività artigianale che ha subito ingenti danni: come Comune oltre ad aver attivato la protezione civile, abbiamo segnalato il fatto alla Regione per l’eventuale risarcimento dei danni subiti».

I danni alle colture sono stati ingenti?

«Anche il settore agricolo ha subito molti danni, la violenta grandinata che ha accompagnato il nubifragio del 25 maggio ha provocato ingenti danni sia al frumento che alle coltivazioni frutticole in particolar modo visibili in questo periodo di raccolta ben visibili sulle albicocche».

Passare da un nubifragio a parlare di siccità può sembrare un paradosso, ma visto il caldo di questi giorni val la pena fare la domanda: il suo comune ha più volte in passato avuto problemi legati alla mancanza d’acqua. Com’è la situazione al momento?

«Effettivamente passiamo da nubifragi a periodi di siccità intensa e quindi in un modo o nell’altro siamo spesso in emergenza. In collaborazione con pavia Acque e ASM Voghera abbiamo predisposto alcune migliorie all’acquedotto, nell’ottica di migliorare il servizio e garantire una omogeneità di distribuzione. In questi giorni si sono conclusi i lavori di collegamento del pozzo a Casa Schiavo con il serbatoio del Monte, che dovrebbe garantire omogeneità di distribuzione, evitando interruzioni di erogazione durante l’arco della giornata nella bassa valle. Mentre a Sant’Albano sono stati assegnati e dovrebbero partire a giorni i lavori di una nuova linea con il posizionamento di un torbimetro per risolvere il problema dell’erogazione dell’acqua sporca di fango soprattutto dopo i forti temporali. è un problema che si ripete da tempo e che ho più volte segnalato ai vertici degli enti preposti (Pavia Acque e ASM) sollecitando una soluzione risolutiva, mi auguro che con questo intervento sia la volta buona per evitare spiacevoli e fastidiose erogazioni di acqua torbida, considerato che dalle analisi effettuate regolarmente l’acqua risulta potabile».

Parliamo della situazione dello sportello Poste, di cui mesi fa si era ventilata la chiusura. Com’è la situazione oggi?

«Come ho avuto modo di dire anche in altre occasioni, ho percepito una inversione di tendenza nel rapporto tra i piccoli comuni e sia l’attuale Governo che Poste Italiane al convegno del 26 novembre 2018 organizzato da Poste italiane a Roma e al quale ho partecipato. In quella occasione L’amministratore di Poste ci ha rassicurato che non avrebbe chiuso nessun ufficio postale, ma non solo, ho avuto conferma che in questi giorni sarà installato nei pressi del Municipio uno sportello Postamat per fornire un ulteriore servizio ai cittadini del nostro Comune e non solo, in quanto lo sportello sarà posto in prossimità della strada provinciale 7 e quindi fruibile anche agli utenti di passaggio, avendo a disposizione anche il parcheggio pubblico».

Presto si eleggerà il nuovo direttivo della Comunità montana. è sfida a due, così si dice, tra Palli e Ferrari per la carica di presidente. Chi appoggerete?

«Il rappresentante del Comune di Val di Nizza nell’assemblea della Comunità Montana è Paolo Culacciati, attuale vice sindaco, che in passato è stato più volte Assessore dell’Ente. Paolo si è schierato a sostegno della candidatura di Palli, ritenendolo, in discontinuità con il passato,  una speranza e una risorsa per la montagna, anche per il suo rapporto diretto che ha con il Governo Nazionale e la Regione Lombardia».

Secondo lei quali dovranno essere le priorità del nuovo presidente?

«Sicuramente la sfida è restituire quel ruolo politico che un Ente come il nostro merita, per la rappresentanza che le spetta nella difesa e valorizzazione della montagna e dei suoi abitanti. La Comunità Montana è di fatto una unione di comuni, quindi dovrò verificare e potenziare una serie di funzioni e servizi sovracomunali, verificare il rapporto con il GAL Oltrepo e capire ciò che in questo momento non sta funzionando».

Greenway. La statale del Penice è una strada a percorrenza molto lenta e difficoltosa... qualcuno potrebbe pensare: “prima di investire in una ciclabile non era il caso di mettere a posto la strada normale?”. Lei come la pensa? Crede che la greenway sia davvero quella irrinunciabile opportunità di sviluppo che molti dipingono?

«Non condivido la logica secondo cui non bisogna fare una iniziativa in quanto ci sono cose più importanti. Occorre ricordare che gli Enti pubblici fanno programmazione su più anni, pensare che con i fondi della Greenway si potrebbe migliorare la viabilità della ex statale è un ragionamento sbagliato. La Grenway ha una sua importanza per lo sviluppo di una parte del turismo, sono anni che è stata programmata, si sta realizzando a lotti, reperendo di volta in volta fondi provenienti da Enti diversi e con finalità proprie e destinate a questo tipo di struttura».

Il problema della viabilità però rimane…

«Le problematiche sono note: una strada Voghera Varzi vecchia e insufficiente, la mancanza di una tangenziale Sud a Voghera, collegamenti con l’autostrada difficoltosi, le strade provinciali che si diramano dalla direttrice Voghera Varzi in condizioni pietose. Utilizzare i pochi fondi della Greenway per la viabilità ordinaria avrebbe come risultato di non risolvere i problemi di viabilità e soprattutto di non avere la greenway. Molti comuni stanno investendo in strutture e percorsi sia per le bici da strada che quelle di Montanbike, e su questo filone di turismo dobbiamo puntare, così come territorio dovremo fare squadra e programmare una serie di interventi da sottoporre agli enti competenti (Provincia Regione) per riqualificare la viabilità del nostro territorio, non solo in chiave locale, ma soprattutto di collegamento con la rete autostradale».

 di Christian Draghi

Dopo il successo dello scorso anno, torna il Rile Jazz Festival alla sua seconda stagione. L'evento, organizzato dall'associazione culturale "Costa del Rile" di Retorbido, guidata da Paola Cortese, si svolgerà quest'anno dal 19 al 21 luglio a Retorbido, presso la sede dell'associazione, in via Rocca Susella 6/8. 

Sempre sotto l'egida di Cece Chiesa, direttore artistico della manifestazione, il Rile Jazz Festival presenta ancora un programma articolato su tre giorni di buona musica, letteratura, cultura cibo e divertimento. 

Alla Costa del Rile le luci del palco si accenderanno Venerdi 19 Luglio con l'inaugurazione della mostra fotografica di Bruno De Faveri dal titolo "Wild coloured eyes... con la natura negli occhi". La fotografia naturalistica lo porta in varie parti del mondo, dal Polo Nord al Madagascar, dalla Scozia alla Florida, dal Kenya alla Mauritania, dall’India alla Costa Rica e in Borneo ma il suo amore più grande resta sempre per le rive del fiume Scrivia e per la Valle Vigezzo. 

Alle 19,00 inizia il "pre-festival" con le conversazioni "Il jazz prima del jazz" a cura di Alberto Graziani e delle band protagoniste. La libreria Ticinum di Voghera sarà presente con delle opere tematiche. Tutte le sere sarà inoltre attivo il servizio di ristorazione e american bar a cura di Re drinks and coffee di Retorbido. 

La prima band che salirà sul palco, Venerdi 19 luglio, saranno gli "Asuma Brazilian Quartet" (Enzo Antonicelli alla voce, Fabio Gorlier al pianoforte, Alessandro fassi al basso elettrico e Massimiliano Simini alla batteria), un quartetto jazz torinese nato nel 2006, che ha unito quattro percorsi individuali per dare vita a un progetto di musica brasiliana d'autore. 

Sabato 20 luglio sarà la volta di Hills Quartet (Alberto Graziani alla chitarra, Beppe Di Filippo al sax, Gianmarco Straniero al contrabbasso e Chicco Accornero alla batteria): i componenti di questo giovane quartetto vantano un’intensa attività artistica sia in campo solistico sia nella formazione cameristica e orchestrale; questo rende The hill quartet un quartetto armonico e omogeneo al tempo stesso, in cui tutte le voci risultano equivalenti nell’esecuzione caratterizzata da rigore e concentrazione, qualità tipiche e in continuo divenire del quartetto d’archi. 

Domenica 21 Luglio, giorno di chiusura del Rile Jazz Festival, spazio a "Italian Standard Quartet", con lo storico batterista Gianni Cazzola, Sofia Tomellieri al clarino e contralto, Alex Orciari al contrabbasso e Simone Daclon al pianoforte. Un finale con il botto per il Rile Jazz Festival. 

La recensione artistica del Festival del direttore Cece Chiesa 

"Se il blues è l'espressione dell'anima di chi lo suona, il jazz di quest'anima ne è l'espressione più profonda." Questa frase l'ho sentita da un "grande vecchio" del jazz che si esibiva al mitico Capolinea di Milano nei primi anni '70. Mi è rimasta sempre impressa anche in virtù del carisma eccezionale di chi l'ha pronunciata: Joe Venuti. In effetti l'anima è la sede degli istinti, delle emozioni,dei sentimenti, ma anche della personalità, vera essenza dell'uomo.

Non" il jazz", ma "jazz" è certamente un modo di suonare, ma anche e soprattutto un modo di interpretare la vita, perciò l'espressione più corretta sarebbe:suonare"jazz".

Jazz non è quindi un genere musicale,ma un'arte nell'ambito della quale hanno trovato posto vari generi musicali:swing, bebop, cool, hard bop, latin, modern, free, ecc.

quest'anno,in occasione del secondo "jazz festival" alla Costa del Rile, la nostra preferenza è andata a tre gruppi musicali che rappresentano i seguenti tre generi: latin con gli Asuma Brazilian Quartet; modern con Hill Quartet e swing con l'Italian Standard Quartet di Gianni Cazzola e Sofia Tommelleri.

Tre generi molto diversi fra loro, ma che, proposti insieme nelle tre serate del festival, possono darci un'idea non solo delle attuali tendenze musicali in ambito jazzistico, ma dei gusti e, quindi, delle richieste di chi usufruisce di questa meravigliosa arte: il pubblico. 

Per informazioni e prenotazioni al ristorante è possibile scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Maggiori informazione anche sul sito www.costadelrile.it.

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ASM Voghera Spa società per azioni a totale partecipazione pubblica con controllo da parte degli enti locali, in una nota stampa comunica . “Asm, nel mese di giugno ha raggiunto il risultato prefissato per il 2020: in tale mese la percentuale di raccolta differenziata nel territorio comunale di Voghera è arrivata al 66% (l’ultima rilevazione di maggio era pari al 58,5%), superando così per la prima volta la soglia del 65%. L’aumento di diversi punti percentuali registrato in un solo mese (maggio-giugno 2019) è dovuto in buona parte alle sanzioni che sono state elevate dagli ispettori ambientali nei confronti di coloro che non effettuavano una raccolta differenziata corretta. 

Pur in presenza di un importante miglioramento rispetto al passato che aveva visto gli ultimi mesi stabili con percentuali di differenziata intorno al 57-59%, ciò che rendeva difficile il salto di qualità era lo smaltimento del rifiuto non conforme soprattutto nei contenitori riservati al verde, a volte troppo contaminato per essere smaltito correttamente. Attraverso l’utilizzo delle “foto-trappole” e grazie all’impegno degli ausiliari dell’ambiente, molti utenti che in modo reiterato continuavano a conferire l’indifferenziato nei cassonetti sbagliati, sono stati individuati e sanzionati, consentendo così una migliore qualità del rifiuto. 

L’aumento di diversi punti della percentuale di raccolta differenziata, infatti, è da imputarsi ad un miglioramento proprio del Verde, oltre che dell’Umido raccolti, arrivati a giugno al 18% ed al 17% rispettivamente. “Questo risultato è davvero soddisfacente, io stesso sono rimasto favorevolmente sorpreso da un incremento così consistente in un solo mese. – commenta Daniele Bruno, Amministratore Unico di Asm Voghera S.p.A. – Non posso che rinnovare i miei ringraziamenti ai nostri dipendenti del settore Igiene Urbana che con professionalità e impegno monitorano e segnalano costantemente le eventuali problematiche riscontrate. Ovviamente – conclude la nota di Asm- i controlli proseguiranno anche in futuro per rispetto alla maggioranza di cittadini che con rispetto per la collettività e per l’ambiente hanno imparato a differenziare correttamente i propri rifiuti”.

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