Giovedì, 24 Ottobre 2019
Articoli filtrati per data: Venerdì, 05 Luglio 2019

“Mulìta, cädrighè o cädärghè’, mägnän, umbrälè, cävägnè, spàsäcämê, märciàio, sträsè, ligéra, gelatè, frè, cantastòri”, sono attività ambulanti di un passato di cui ormai si è perso traccia: arrotino, impagliatore di sedie, stagnino, ombrellaio, riparatore di ceste, spazzacamino, merciaio, straccivendolo, barbone, gelataio, fabbro, cantastorie, sia i nomi che le attività di questi ambulanti si perdono nella poesia dei ricordi di chi ha avuto la fortuna di vivere quei magici e lontani anni, ma non trovano concreto rilievo nell’economia moderna poco disposta a riparare alcunché e più portata alla consunzione e sostituzione dei prodotti che la tecnologia moderna mette a disposizione.

Il Gelataio Ambulante - “arìva al gelatê”- sta arrivando il gelataio -, era il grido dei i bambini e dei ragazzi che scorgevano il bianco triciclo a pedali che portava in giro per l’Oltrepò le squisitezze gelate sogno di tutti e di tutte le età. Il gelato era ed è una delle delizie che unisce grandi e piccini, ricchi e poveri, è il fantastico refrigerio, un momento di tenera debolezza a cui è  bello abbandonarsi senza porsi problemi di dieta o di convenienza, è il dorato mondo dei sogni dei più piccoli ma, nel contempo, il sogno refrigerante di chi piccolo non è più.

Ancora oggi è tutto questo, immaginiamo cosa poteva essere e rappresentare anni orsono quando, comodità, golosità e superfluo erano termini sconosciuti alla stragrande maggioranza dei ragazzi. Il triciclo era di fatto, una grande bicicletta a tre ruote, due anteriori ed una posteriore; le due anteriori reggevano un grande cubo bianco su cui poggiava uno strano aggeggio metallico e una lampada ad olio o carburo, la posteriore era sormontata dalla sella e dal manubrio munito di un grande campanello che annunciava l’arrivo della fresca carezza che animava i sogni di molti. La valle Ardivestra, così come le vallate vicine, era di tanto in tanto percorsa da alcuni gelatai, che mobilitavano frotte di pargoli golosi.

Appena avvistata la magica carretta, correvano a procurarsi pochi soldi per l’acquisto agognato e spesso i primi inevitabili rifiuti, erano vinti da preghiere accorate, promesse di ogni tipo e implorazioni al limite del pianto; finalmente, stretta nel palmo della mano una somma variante tra le dieci e le trenta lirette, si iniziava una corsa a perdifiato verso il gelataio che spesso calmava l’esagitato cliente promettendo di soddisfare la gola di tutti.

La richiesta era “un gelàto da dés o un gelàto da trènta”, un gelato da dieci lire o un gelato da trenta lire, senza specificare i gusti che invariabilmente erano, panna o crema, cioccolato e limone. Coni di dimensioni diverse o scodellini con cucchiaino di legno: ed era uno spettacolo vedere i ragazzi concentrati nella degustazione dei coni, ammirati con passione prima d’essere delicatamente carezzati con la lingua con tocchi leggeri ed intensi, rimirati con gli occhi, passati da una mano all’altra per intercettare gocce malandrine che tentavano di scendere dal cono, portati ad intervalli regolari alla bocca che aiutava il movimento porgendosi leggermente in avanti.

Era un momento magico rotto solo dalla scomparsa dell’originaria montagnola di gelato vinta da leccatine leggere ma continue. Più si riduceva la quantità e più diminuiva l’intensità dell’attacco demolitore, rimaneva infine il cono intriso di poco gelato che veniva scientemente consumato ed infine il monello, dopo una veloce pulizia delle mani nei pantaloncini corti, riprendeva il gioco lasciato poco prima quasi a rimuovere la presenza del gelataio che ormai provocava solo rimpianto e tentazioni impossibili.

Per giorni negli occhi e nelle menti sarebbero rimasti i gesti lenti e misurati dal gelatè: toglieva lo strano aggeggio metallico che sormontava il pianale del triciclo, estraeva un cono vuoto e con gesti sapienti lo caricava di gelato freschissimo quindi con movimenti lenti e studiati, lo porgeva al ragazzo con la delicatezza dovuta alle cose rare e preziose. Per mantenere fresco il gelato usavano una strana sostanza detta da noi ragazzi ‘carbùro’ di cui ignoravamo la composizione e le modalità di utilizzo. Uno solo dei gelatai, un certo Valdata da Casteggio, ci forniva a volte un poco di questo solido molto friabile che, i pochi ricordi di chimica, mi portano a ritenere fosse sodio o un suo composto in quanto a contatto con l’acqua esplodeva.

Ben sapevamo sfruttare tale proprietà rischiando mani o il volto ma divertendoci come matti: poggiato sul terreno un pezzetto di carburo lo coprivamo con uno scatolino sul fondo del quale avevamo praticato un forellino con un chiodo, sputavamo su tale foro che pur trattenendo la saliva, lasciava scendere quel tanto di liquido che innescava il carburo che esplodeva scaraventando lo scatolo a diversi metri d’altezza. Ripetevamo l’esperimento fino all’esaurimento del materiale esplosivo ripromettendoci di aumentarne in futuro la quantità da richiedere.

Le visite di questi portatori sani di buonumore erano purtroppo molto rade nel corso dell’estate: il giorno della festa patronale e due o tre volte al mese se il tempo lo permetteva. A Pavia un certo signor Bianchi ha continuato l’attività sino agli inizi degli anni ottanta soffermandosi nelle piazzette di Pavia lontano dai bar e dai centri commerciali, girando con il magico triciclo ormai motorizzato ma conservando inalterati prodotti, qualità e cortesia per affascinare grandi e piccini ed attirarli nelle vicinanze di quello che Lui stesso definiva “al mè negòsi” il mio esercizio commerciale.

Il Cantastorie – spesso le sagre, le feste patronali o, semplicemente, le giornate di mercato delle cittadine o dei paesi agricoli, erano allietate dalla presenza dei cantastorie. Portavano allegria e le loro canzoni a grandi e piccini, curiosi di assistere allo spettacolo in piazza di questi grandi artisti di strada che profittavano dell’interesse di gente priva di radio o di televisione, per imbonirli con canzoni, barzellette, chiacchiere spesso surreali ma tutte volte ad attirare l’attenzione.

Ottenuta la giusta considerazione, il tempo diveniva propizio per dare inizio al treppo, così i cantastorie definivano un momento del loro intrattenimento. Riuscire ad attirare l’attenzione massima, meglio a commuovere chi assisteva alle loro esibizioni, per meglio attuare la fase finale del treppo: vendere loro medagliette, scatolette, testi di canzoni strappalacrime con le fotografie dei cantanti melodici famosi, e quant’altro servisse a racimolare le cosiddette offerte volontarie che poi offerte non erano e meno ancora volontarie.

Gli imbonitori riuscivano a convincere gli astanti che il giusto prezzo fosse quello che essi stessi suggerivano con sconclusionati giri di parole che, però, raggiungevano l’effetto sperato. Un tempo i cantastorie, primi veri giornalisti sul campo e sulla notizia, offrivano il solo foglio volante sul quale era stampato il testo di una canzone che spesso celebrava un fatto effettivamente accaduto o… quasi.

Altre volte riportava canzoni famose come Vola Colomba, Miniera o Vecchio Scarpone. Sempre storie tristi, finali lugubri e spesso drammatici: bimbi malati, madri indegne, matrigne cattive, fame, malattie e povertà, erano i temi guida e argomenti che più colpivano la gente semplice delle piazze. Ci pensavano poi gli abili commedianti ad interrompere il patos abilmente creato per sfruttare la commozione imperante. Ultimata la vendita o la raccolta delle famose offerte volontarie, i navigati commedianti cambiavano completamente atmosfera: barzellette, presentazione spassosissima dei vari componenti: “il nostro cantante è bravissimo” diceva l’imbonitore, “pensate che ha persino lavorato alla Scala di Milano” e allo stupore del pubblico riprendeva “ha lavorato alla Scala di Milano come… muratore!”.

Angelo e Vincenzina Cavallini di Tromello, i più famosi tra i pavesi, iniziarono da soli quindi, nella primavera del 1964, si unirono al grande Adriano Callegari  vogherese di nascita ma pavese d’adozione e ad Antonio Ferrari di Mornico Losana, detto Tugnôn. Il quartetto cambiò radicalmente il modo di fare spettacolo, basando l’esibizione sulla chiacchiera e sull’imbonimento. L’artista Adriano Callegari era la massima attrazione e la sua massima performance era la presentazione dell’immagine di Papa Giovanni, il Papa Buono: il mitico cofanetto fosforescente e luminoso in sette colori. Il buon sassofonista, deposto lo strumento musicale, letteralmente incantava gli astanti pur con un italiano improbabile e liti continue con congiuntivi ed avverbi, concludeva il treppo con la vendita, o meglio, l’offerta del famoso ciondolo - benedetto a Lourdes - ! oppure con la scatola con il famoso cotone - bagnato nell’acqua di Lourdes -  o ancora con il cofanetto ricordato di Papa Giovanni, - luminoso in sette colori -. “Vedo la Signora che offre mille lire, anche il Signore là in fondo”. Non era vero ma tutti si convincevano che era la giusta offerta. A volte, pronunciava frasi senza senso o di poco costrutto, quale: “ io non mi sento un vagabondo del mio creato!” ma era il tono di voce, il modo di porgere a rapire l’attenzione della gente e ad invogliarla a scucire qualche palanca. Nel 1975 Angelo e Vincenzina Cavallini, marito e moglie, vennero eletti “trovatori d’Italia” ed invitati in radio e televisione da personaggi del calibro di Mario Soldati e Cesare Zavattini. Nel 1982 decisero che era arrivato il momento di chiudere per sempre con la loro arte di strada: non andarono però in pensione perché, come loro stessi dicevano: “la piazza è qualcosa che ti entra nel sangue, dentro il cuore e, una volta che hai cominciato, è difficile starne lontano”. Per questo motivo i coniugi di Tromello ritornarono in piazza a vendere lucido da scarpe!

Successivamente premiati con un Ambrogino d’oro ed un encomio postumo alla memoria del Presidente della Repubblica, per il prezioso contributo dato al mondo della coltura popolare. Il mondo dopo la scomparsa di Angelo Cavallini e di tanti suoi colleghi cantastorie, è un pochino più povero. Fortunatamente però, quando muore un cantastorie non muoiono con Lui la sua immagine e la sua arte: il suo ricordo vivrà per sempre nel cuore degli umili che hanno voluto bene a Lui ed a tutti gli artisti di strada.

di Giuliano Cereghini

La strada che porta alla tolleranza passa per necessità dalla via della comprensione di ciò che è diverso e che ai più può apparire “strano” se non “inaccettabile”. Arcigay Pavia da anni si batte per aiutare l’inserimento e la parificazione nella società oltrepadana di omosessuali e transgender e sabato 8 giugno si è tenuta la quinta edizione del “Pavia Pride”.

Marco La Cognata è un attivista di “Coming-Aut” Arcigay Pavia e insieme a Michela Pompei si occupa di organizzare e promuovere le iniziative a Voghera e in Oltrepò. Residente a Voghera ma casteggiano di origine, nella vita di tutti i giorni è insegnante di scuola primaria. Una passione nata quando faceva animazione all’oratorio, che lo ha portato a scegliere il percorso di studi e a capire che «la diversità è ricchezza e ogni vita ha dignità». Oggi è riuscito a realizzare il suo sogno in ambito lavorativo, ma non prima di essere riuscito a trasformare il suo corpo rendendolo finalmente espressione della sua vera personalità. Marco, infatti, quando è nato 32 anni fa era una bambina.

Marco lei è un ragazzo transessuale. Le va di raccontarci cosa significa?

«Io sono nato con un sesso biologico femminile, una bella bambina che la nonna riempiva di vestitini e fiocchetti rosa. Crescendo ho iniziato presto a capire che qualcosa non quadrava, ma non era facile per me spiegarmi e i miei genitori non si aspettavano di poter avere un figlio transgender. Non è un’eventualità cui un genitore viene preparato».

Che cosa sentiva?

«Sentivo di essere capitato dentro un errore, che in realtà ero un bambino, ma gli adulti sembravano non prendermi sul serio. A scuola ho capito presto che fare questi discorsi voleva dire attirarmi le prese in giro dei compagni, così ho imparato a tacere. Per molti anni mi sono tenuto tutto questo dentro.

Ora però per tutti lei è Marco. Qual è stato il momento di svolta?

«Quando avevo 25 anni ho visto in tv un’intervista a tre attivisti transessuali FTM (da donna a uomo), era la prima volta che sentivo parlare di questo percorso, per me è stata un’epifania. Ho capito che quello che sentivo ha un nome e che non ero il solo al mondo a sentire queste cose. Dopo quel momento ho iniziato ad informarmi, ho trovato su internet altre persone trans con cui poter parlare, mi sono rivolto all’Ospedale  Ca’ Granda Niguarda di Milano dove ho potuto iniziare anch’io il percorso».

C’è voluto tanto tempo?

«Si tratta di un iter molto lungo, che comprende aspetti medici, psicologici e legali. A distanza di anni ora sono felice, ho un corpo che mi corrisponde  e anche i miei documenti coincidono con la mia identità. Per me è stato come nascere una seconda volta». 

Quello che ha affrontato è un percorso molto personale, che tocca aspetti intimi della vita. Cosa l’ha aiutata a intraprenderlo?

«Parlare con altre persone che stavano affrontando il percorso è stato fondamentale, mi ha permesso di uscire dal guscio e prendere in mano la mia vita. È  di quel periodo il mio incontro con “Coming-Aut”, nel 2015 ho partecipato al primo Pavia Pride. Mi ha stupito la forza e l’autenticità di quelle persone e delle storie che raccontavano dal palco. In quel momento ho sentito l’abbraccio di tutta la comunità LGBTI+ (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, Intersessuali) pavese. Ho capito subito che volevo farne parte».

Come nasce  “Coming-Aut”  Arcigay Pavia e da quanto tempo esiste?

«“Coming-Aut” nasce a Pavia nel 2005, poi nel 2010 aderisce ad Arcigay, diventando il comitato di riferimento per tutta la provincia di Pavia. Quando io ero uno studente delle superiori non avevo qui nessuna realtà a cui rivolgermi». 

Che ricordo ha degli anni della scuola?

«Li ricordo come un  momento di grande solitudine. La soluzione più comune era quella di andare a Milano. Era una boccata d’ossigeno, ma poi  a casa il muro di solitudine tornava più forte di prima. La nascita di “Coming-Aut” è stata la risposta a questa situazione, la scelta delle persone LGBTI+ pavesi di essere comunità viva e attiva qui, a casa».

Di cosa vi occupate principalmente oggi?

«Innanzitutto accogliere le persone LGBTI+ offrendo assistenza e sostegno, ma soprattutto una comunità che sia inclusiva per tutti. E poi creare e diffondere dibattito culturale sui temi legati alle  tematiche LGBTI+ e al contrasto all’omo-bi-transfobia».

Può farci alcuni esempi?

«Abbiamo  un Gruppo Scuola che si occupa di prevenzione del bullismo a matrice omo-bi-transfobica nelle scuole, un Gruppo Giovani dove le ragazze e i ragazzi più piccoli possono incontrarsi in una situazione protetta, un Gruppo Migranti, un Gruppo T, di auto-mutuoaiuto per le persone trans e gender non conforming, le serate di socializzazione a Pavia, Voghera, e Vigevano, un Gruppo Cultura che organizza  eventi a carattere culturale in Università,  conferenze, mostre e anche uno Sportello Legale che offre  tutela a chi è vittima di discriminazioni».

Cosa avete in serbo per l’Oltrepò?

«“Coming-Aut” Arcigay Pavia ha competenza su tutto il territorio  della provincia, quindi in realtà qualsiasi servizio che offre l’associazione è rivolto a tutte le realtà del territorio. Per esempio il progetto By By Bullo del Gruppo Scuola viene effettuato in tutte le scuole che lo richiedono. Negli scorsi anni ci hanno chiamato diverse scuole dell’Oltrepò, anche se speriamo di riuscire a fare sempre di più. Ogni mese ha luogo la  serata di socializzazione a Voghera (per conoscere le prossime date visitate la pagina FAY, Fabulous As You). Poi ci occupiamo di organizzare eventi culturali, anche in rete con altre associazioni del territorio. Proprio lo scorso giovedì 6 giugno abbiamo presentato il Cineforum “Un bacio”, insieme a Soms e associazione “Voghera è”».

Complessivamente ritiene l’Oltrepò un territorio tollerante?

«è una zona di Provincia, quindi rispetto a Milano o alla stessa Pavia siamo ancora indietro, anche se nel complesso dei passi avanti credo siano stati fatti. Ma c’è ancora tanto che può essere fatto e noi siamo pronte e pronti a farlo».

di Christian Draghi

Troppi i disagi sui treni degli ultimi giorni, il Pd chiede alla Regione di dare un segnale ai pendolari. La proposta è semplice: ai pendolari venga offerto il servizio gratuito per  il mese di settembre.

Il Pd aveva portato ieri in Consiglio regionale una mozione urgente sul trasporto pubblico e aveva illustrato i disagi con cartelli recanti i dettagli di corse che nella scorsa settimana sono state soppresse o hanno ritardato molto o sono state vissute con particolare disagio dai pendolari. Lega e Forza Italia non hanno acconsentito a mettere in discussione la mozione, non valutandone l'urgenza, nonostante nella stessa giornata la giunta regionale avesse deciso di non procedere al consueto adeguamento tariffario legato all'inflazione perché, così ha detto l'assessore Claudia Terzi, non ci saranno aumenti fino a quando il servizio non sarà dignitoso.

"Ci mancherebbe solo che aumentassero le tariffe con tutto quello che accade sui treni, soprattutto in questi giorni! – dichiara il consigliere regionale del Pd Giuseppe Villani - La Regione pensi piuttosto a risarcire i pendolari rendendo gratuito l'abbonamento di settembre, in questo senso depositeremo un'altra mozione. Non basta dire che il servizio non è soddisfacente, bisogna dimostrare concretamente ai cittadini che si è preso in carico il problema e che si comprende il disagio dei pendolari."

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

Il titolo dell'iniziativa arriva subito al dunque, senza troppi giri di parole: "Rinfreschiamoci" mette a disposizione delle persone "diversamente giovani" opportunità di incontro, letture, animazioni e qualche ora di piacevole ristoro dalla canicola estiva nei locali condizionati del Centro polifunzionale di via Maggioriano. Freschezza per la mente e il corpo.

Questa la formula adottata dal Comitato Locale di Voghera della Croce Rossa Italiana per offrire alla terza età una serie di pomeriggi all'insegna dell'amicizia, a partire da giovedì 11 luglio e per tutti i giovedì successivi.

«Da tempo abbiamo scelto di dedicare gli spazi di via Maggioriano – interviene Ondina Torti, presidente della Cri iriense – a proposte di aggregazione e promozione della cultura, in un'ottica di servizio alla cittadinanza. Siccome molte persone anziane a casa non dispongono del condizionatore d'aria, ci è sembrato opportuno riservare loro almeno un pomeriggio alla settimana: si partirà giovedì prossimo, dalle 16 alle 18:30, con la speranza che l'iniziativa riscuota il gradimento dei vogheresi».

A tutti i partecipanti verrà offerta una merenda, oltre alle modalità di intrattenimento che verranno di volta in volta messe in atto per allietare gli ospiti. L'adesione a "Rinfreschiamoci" è gratuita: per ulteriori informazioni è possibile contattare la Croce Rossa di Voghera al numero 0383 45501.

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Il dissesto idrogeologico è un  problema che colpisce spesso anchel’Oltrepò, soprattutto la Valle Staffora. Il Ministro dell'Ambiente Costa ha firmato il piano degli interventi che prevede un importate finanziamento. Alla Lombardia sono destinati  29 milioni di Euro. In Oltrepò i comuni di Colli Verdi,  Santa Margherita Staffora, Torrazza Coste e Montesegale sono i beneficiari del finanziamento.

L’onorevole vogherese, Romaniello Cristian, dichiara “ Per il Movimento 5 Stelle, la sicurezza del territorio e’ una priorità! Ecco come stiamo proteggendo il nostro territorio. Con i fatti. Il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha firmato il piano sugli interventi contro il dissesto idrogeologico. In tre mesi il Governo ha stanziato e affidato 315 milioni per far realizzare in tutta Italia 263 interventi,  Con questo importante atto possono finalmente partire i cantieri che fanno bene al Paese.

Non possiamo più aspettare che accadano drammi o che interi territori restino isolati. Spero che anche le istituzioni locali dimostrino la stessa sensibilità e impegnino tutte le risorse possibili per mettere in sicurezza la vita delle persone, perché non devono rischiare la propria incolumità. In Regione Lombardia arriveranno di 29 milioni di Euro e alcuni comuni della Provincia di Pavia e della Valle Staffora beneficeranno di questi finanziamenti per gli interventi necessari a tutelare il territorio dal rischio idrogeologico – conclude Romaniello -  e risolvere un problema che si protrae da troppi anni.”

Le Regioni potranno contare su 2,6 miliardi di euro per investimenti strutturali e infrastrutturali urgenti per la mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico e l'aumento del livello di resilienza di abitazioni e strutture commerciali e produttive colpite dagli eventi calamitosi.

È stato, infatti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DPCM 27 febbraio 2019 (in attuazione di quanto previsto dalla Legge di Bilancio per il 2019) che assegna 800 milioni di euro per il 2019 e 900 milioni per ciascuno degli anni 2020 e 2021 ai commissari delegati o ai soggetti responsabili delle Regioni e delle Province autonome in maniera proporzionale rispetto alle ricognizioni dei fabbisogni in materia di dissesto idrogeologico.

Investimenti per la mitigazione del rischio: gli interventi finanziabili

Il DPCM specifica che i finanziamenti sono destinati ad investimenti sulle strutture di proprietà privata o strutture produttive relativi a:

- ricostruzione in sito dell’immobile distrutto;

- delocalizzazione, previa demolizione delle abitazioni/strutture distrutte, costruendo o acquistando una nuova unità abitativa/commerciale in altro sito della medesima regione se la relativa ricostruzione in sito non sia possibile;

- al ripristino, recupero e manutenzione straordinaria di opere e impianti danneggiati o distrutti a seguito dell'evento calamitoso;

- al ripristino, recupero e manutenzione straordinaria di parti comuni di opere e impianti di edifici danneggiati o distrutti a seguito dell'evento calamitoso.

Le percentuali e i limiti massimi degli aiuti variano in base all’intervento: Ad esempio, se l'unità immobiliare è destinata ad abitazione principale il finanziamento può arrivare all’80% del valore indicato nella perizia, entro i 150mila euro; se invece non si tratta dell’abitazione principale, la percentuale massima di finanziamento scende al 50%.

Per le prestazioni tecniche (progettazione, direzione lavori, etc.) la relativa spesa, comprensiva degli oneri riflessi (cassa previdenziale e IVA), è ammissibile a finanziamento nel limite del 10% dell'importo, al netto dell'aliquota I.V.A. di legge, dei lavori di ripristino degli immobili di cui alla perizia asseverata.

Nella perizia asseverata, a cura di un professionista abilitato iscritto ad un ordine o collegio, bisogna attestare una serie elementi tra cui: la sussistenza del nesso di causalità tra i danni all’immobile e l'evento calamitoso e la congruità degli interventi da effettuare.

 Mitigazione rischio idraulico: al via il Piano investimenti

I commissari delegati o ai soggetti responsabili individuati devono predisporre un piano degli investimenti da realizzare entro 20 giorni per gli interventi relativi al 2019, ed entro il 31 gennaio di ciascun anno per il 2020 e il 2021. Il piano dev’essere quindi sottoposto al via libera del capo dipartimento della protezione civile e può essere rimodulato in corso d’opera in caso di esigenze straordinarie.

Una volta approvato il Piano, le risorse 2019 sono trasferite interamente nelle casse degli Enti locali per permettere l’immediato avvio degli investimenti. I fondi restanti saranno, invece, trasferiti in relazione allo stato di avanzamento dei lavori.

I commissari regionali dovranno definire, con propri provvedimenti, le procedure di raccolta, istruttoria e successiva liquidazione dei finanziamenti, anche mediante la predisposizione di appositi moduli di domanda di finanziamento e di perizia asseverata, dandone pubblico avviso, entro trenta giorni.

Se ne è andato Giovanni Alpeggiani. L’influente politico del Brallo, ex consigliere e assessore regionale, si è spento nella mattinata di ieri nella sua casa di via Emilia all’età di 67 anni. Era malato da tempo e alla fine ha perso la sua battaglia. Con lui se ne va uno degli uomini politici più iconici della storia oltrepadana. 

Di professione medico di base, era conosciuto come il “ deus ex machina “ della Valle Staffora e della politica vogherese. Non amava le luci della ribalta (lui stesso in una intervista si era definito “puparo”, cioè colui che controlla i burattini): Alpeggiani tesseva la sua tela dietro le quinte, consigliando, indirizzando, spostando voti e consensi. A scapito di una carriera politica non troppo ricca di incarichi (oltre a essere stato eletto al Pirellone nel 1990 era stato sindaco del Brallo per un mandato e, sempre per una volta, consigliere del cda del Policlinico San Matteo di Pavia) aveva un appeal e una capacità di influenzare le decisioni politiche fuori dal comune. 

Socialista della prima ora, era poi passato al Pds.  Si era quindi avvicinato a Forza Italia, passando poi al Nuovo centro destra e infine al movimento Idea dell'ex ministro Gaetano Quagliariello, sua ultima “casa” politica. 

Ha fatto da chioccia a numerosi politici oltrepadani. Su tutti, il suo ultimo “figlioccio” è l’attuale sindaco di Voghera Carlo Barbieri, che ha creato e guidato politicamente fino alla fine.

Il centrodestra vogherse e oltrepadano perde così il suo uomo di riferimento, colui che riusciva a mantenere unito il fronte trovando sempre l’accordo per superare divisioni e difficoltà nel modo più vantaggioso possibile. Un vuoto che sarà molto difficile da colmare.

Sposato da poco, non ha lasciato eredi biologici. Di politici, molti, anche se non si sa quanti riusciranno a seguirne le orme.

di Christian Draghi 

Pubblicati i bandi relativi ai lavori di ristrutturazione dei ponti sul fiume Po in provincia di Pavia. La scadenza della presentazione delle offerte è prevista per il 1 agosto 2019 per la Becca e per l'8 agosto 2019 per Pieve Porto Morone e Gerola. Entro l'autunno apriranno i cantieri.

L'intervento più significativo, per consentire la riapertura ai mezzi pesanti, sarà sul  Ponte di Pieve Porto Morone: i lavori avranno la durata di circa un anno e riguarderanno la parte superiore del ponte e quella sottostante. Si prevedono due turni giornalieri di lavoro e il senso unico alternato solo per determinati interventi. Verrà eseguito un consolidamento strutturale, il ripristino dei giunti, il rinforzo delle selle gerber, la rimozione e il rifacimento della pavimentazione, l'impermeabilizzazione, un nuovo sistema di raccolta e smaltimento delle acque, l'adeguamento dei marciapiedi. Previsti anche l'adeguamento strutturale della soletta, il rifacimento dell'armatura, e la messa a norma dei parapetti.

L'intervento al Ponte della Becca prevede la sostituzione dei calastrelli, cioè le sbarre di ferro che sono migliaia e sono fondamentali per la tenuta complessiva dell'impalcato. In seguito sono previsti lavori sui due ingressi per migliorarne il decoro e si provvederà alla sabbiatura e alla verniciatura delle parti in metallo, all'analisi dello stato degli appoggi e alla sostituzione di quelli ammalorati.

Per il Ponte della Gerola, per il quale è previsto anche un secondo bando a settembre, sono in programma interventi per il consolidamento dei piloni malati e la sistemazione dell'impalcato, che presenta dei problemi. Il tutto seguendo il principio del rispetto del carattere storico della struttura.

Ponte “della Gerola”, lungo la S.P. 206 “Voghera-Novara”

L’importo a base d’asta è pari ad Euro 3.019.151,10 IVA esclusa, dei quali Euro 2.799.326,64 per lavori ed Euro 219.824,46 quale costo per l’attuazione delle misure di sicurezza.

Il contraente sarà individuato mediante una procedura di gara aperta, con il criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Il termine per l’invio delle offerte è stabilito per il giorno 8 agosto 2019, alle ore 11.00. La gara è gestita mediante l’utilizzo della piattaforma telematica di negoziazione S.IN.TEL. di Regione Lombardia, sulla quale è individuata dal codice ID 112119827.

Ponte “della Becca”, lungo la ex S.S. 617 “Bronese”

L’importo a base d’asta è pari ad Euro 1.079.968,57 IVA esclusa, dei quali Euro 802.975,39 per lavori ed Euro 276.993,18 quale costo per l’attuazione delle misure di sicurezza.

Il contraente sarà individuato mediante una procedura di gara aperta, con il criterio di aggiudicazione del minor prezzo. Il termine per l’invio delle offerte è stabilito per il giorno 1 agosto 2019, alle ore 11.00. La gara è gestita mediante l’utilizzo della piattaforma telematica di negoziazione S.IN.TEL. di Regione Lombardia, sulla quale è individuata dal codice ID 112118466.

Ponte “di Pieve Porto Morone”, lungo la ex S.S. 412 “della Val Tidone”

L’importo a base d’asta è pari ad Euro 5.052.469,85 IVA esclusa, dei quali Euro 4.486.486,81 per lavori ed Euro 565.983,04 quale costo per l’attuazione delle misure di sicurezza.

Il contraente sarà individuato mediante una procedura di gara aperta, con il criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Il termine per l’invio delle offerte è stabilito per il giorno 8 agosto 2019, alle ore 11.00. La gara è gestita mediante l’utilizzo della piattaforma telematica di negoziazione S.IN.TEL. di Regione Lombardia, sulla quale è individuata dal codice ID 112118658.

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il Decreto di Revisione generale periodica delle macchine agricole ed operatrici, ai sensi degli articoli 111 e 114 del decreto legislativo 30/04/1992, numero 285, firmato dal Ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio di concerto con il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli.

«Ci siamo impegnati e abbiamo ascoltato le richieste di tutto il comparto, dei contoterzisti e agricoltori – ha dichiarato il ministro Centinaio -, e la firma di questo decreto, di concerto con il Mit, pone un’importante tassello per il comparto agricolo: poniamo le basi per un’agricoltura efficiente partendo innanzitutto da un’agricoltura sicura. In particolare, abbiamo concesso la proroga di revisione così da garantire migliori controlli nella sicurezza del parco macchine per un settore condizionato spesso da dispositivi obsoleti. Il rilancio del settore riguarda anche la sicurezza degli operatori».

Di seguito, le nuove scadenze della revisione:

Veicoli immatricolati entro il 31 dicembre 1983: Revisione entro il 30 giugno 2021;

Veicoli immatricolati dal 1° gennaio 1984 al 31 dicembre 1995: Revisione entro il 30 giugno 2022;

– Veicoli immatricolati dal 1° gennaio 1996 al 31 dicembre 2018: Revisione entro il 30 giugno 2023;

– Veicoli immatricolati dopo il 1° gennaio 2019: Revisione al 5° anno entro la fine del mese di prima immatricolazione.

Con una nota stampa Terre d'Oltrepò informa : "La cantina Terre d'Oltrepò di Broni (PV), la più grande realtà lombarda in termini di volume prodotto, volta definitivamente pagina. Punta tutto sul migliorare la qualità dei propri vini. Una strada già intrapresa in questi anni con la nuova dirigenza che sarà intensificata con la consulenza di Riccardo Cotarella. Firmerà importanti progetti che stanno per nascere, garantendo assoluta qualità alla cantina oltrepadana. "Siamo soddisfatti di questo accordo – spiega il presidente di Terre d'Oltrepò, Andrea Giorgi  - Cotarella rappresenta la persona giusta per il cambio di marcia di questa azienda. Lavorerà in concerto con il nostro qualificato staff di enologi e agronomi e li andrà ad affiancare mettendo a disposizione la sua grande professionalità. Abbiamo già individuato alcune priorità e soprattutto abbiamo definito dei progetti che puntano a migliorare la qualità, già ottima, dei nostri prodotti. La sua esperienza, messa al servizio della nostra cantina, fornirà il valore aggiunto alla parte produttiva perché ormai siamo convinti, oggi più che mai, che anche una grande cantina cooperativistica possa fare qualità". 
Un cambio di passo fondamentale voluto dalla dirigenza che fa seguito ad un nuovo modello di sviluppo iniziato con la presidenza di Andrea Giorgi. Con l'arrivo di Cotarella, Terre d'Oltrepò andrà a perfezionare un cammino di rilancio che si basa su due pilastri: qualità del prodotto e sostenibilità in vigna. Riccardo Cotarella è uno dei più conosciuti e stimati enologi d'Italia. La sua consulenza è richiesta da numerose aziende, in Italia e all'estero. Grazie alla sua pluriennale esperienza, alla grandissima professionalità, alla conoscenza dei territori e alla sua capacità di interpretarli crea vini di pregio ed eleganza. 
Cotarella è già arrivato in cantina nelle ore scorse per prendere visione della situazione attuale. Ha visionato le cantine e ha provveduto a fare un sopralluogo anche in vigna. "Lavorerà – spiega il numero uno di TDO – a stretto contatto con il nostro staff che si esprime già ad alti livelli. Abbiamo nel cassetto alcuni significativi progetti che insieme a lui andremo a pianificare già a partire dalla prossima vendemmia con l'obiettivo di potenziare la qualità del vino prodotto. Insieme ai nostri enologi e all'agronomo abbiamo visionato le vigne perché proprio lì dovranno essere identificati i vitigni migliori attraverso una selezione oculata ed attenta. Poi la cantina farà il resto coniugando la tradizione e la tecnologia. L'entrata in squadra di Cotarella dovrà essere percepita dai nostri soci come un valore aggiunto perché anche loro dovranno avere un ruolo chiave nella produzione delle uve migliori. Crediamo che il futuro di questa cantina, prima del nostro arrivo in bilico, sia ormai ben delineato. Terre d'Oltrepò sta ritornando ad essere il punto di riferimento del mondo enologico oltrepadano, fatto di fatica in vigna ma anche di innovazione come quella che porterà Riccardo Cotarella".

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C'è anche chi si è dilettato a registrare con il termometro dello smartphnone la temperatura sui convogli: 38 gradi nel pomeriggio di mercoledì 26 giugno sul regionale 3969 da Milano ad Alessandria. La situazione è gravissima per i pendolari in questi giorni di caldo torrido. Carrozze roventi, vagoni come forni a causa di condizionatori rotti o troppo vecchi. In tutta la regione Trenord ha dovuto cancellare una ventina di corse e i disagi, naturalmente non sono mancati anche sulle tratte pavesi. Ben tre treni sulla direttrice Stradella – Pavia – Milano sono stati cancellati e sostituiti con autobus. Ma anche tra i treni in viaggio si sono accumulati ritardi anche di oltre un'ora con carrozze bollenti per gli impianti di condizionamento non funzionanti. 

Codacons: "La situazione è nei fatti inaccettabile. Un conto infatti è quello di dover gestire gli imprevisti altro quello di gestione dell'ordinario, cioè il caldo nei mesi estivi. I pendolari sono costretti a viaggiare come bestie; finestrini che non si aprono e poche carrozze dotate di aria condizionata in cui si ammassa la gran parte dei viaggiatori. La maggior parte dei treni è progettata con finestrini non apribili ma l'aria condizionata non funziona. E' evidente l'incapacità di Trenord di gestire una situazione ordinaria, sovente il materiale rotabile è inadeguato e vetusto. Oggi diffida del Codacons a Trenord". 

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