Domenica, 22 Settembre 2019
Articoli filtrati per data: Mercoledì, 05 Giugno 2019

Albert Einstein diceva che “qualsiasi cosa che possiamo immaginare la natura l’ha già creata”. Costanza Ferrari l’ha preso alla lettera quando ha deciso di ristrutturare la cascina della bisnonna sulle colline di Godiasco per farne un agriturismo a sua immagine e somiglianza. «A noi non resta altro che studiare e scoprire le proprietà delle piante, dei frutti, delle foglie, delle radici: per ogni problema la natura ha la soluzione» spiega l’ex archeologa che ha trasformato gli attrezzi da scavo in quelli per l’agricoltura. «Il mio lavoro mi piaceva, ma ero stanca di essere sfruttata e sottopagata e rimbalzare da un contratto a progetto all’altro». Così, visto che era già “emigrata” a Genova per gli studi ha deciso di ritornare a casa e riscoprire – in senso quanto mai letterale – le sue radici. Il suo è un ritorno all’agricoltura e una scelta di un modello di vita ecosostenibile che sta conseguendo sempre maggiore successo negli ultimi anni. Il ritorno alla campagna e a una vita “semplice” scandita dai ritmi della natura si pone sempre più come un’alternativa concreta nella società del progresso. Costanza ha deciso di fare da sé e diventare il centro del suo piccolo mondo: non solo ha ribattezzato i locali di famiglia ristrutturati con il suo stesso nome, ma ha deciso di creare un agriturismo “personale” offrendo una vasta gamma di prodotti realizzati utilizzando esclusivamente quello che la terra offriva ai suoi avi. Ne è nata una linea di cosmetici ma anche, di recente, un’idea di cucina a km0 molto caratterizzante. Non solo miele e vino la fanno da padroni, ma anche lavanda, ortiche, denti di cane: prodotti che diventano protagonisti, come lo erano una volta.

Costanza, come mai ha scelto di puntare su questo tipo di prodotti?

«Quando ho deciso di buttarmi in questa avventura non avevo nessuna competenza specifica. Avevo i ricordi dei miei avi e di quello che facevano e i consigli di qualche anziano che mi ha instradato su come coltivare la vigna e allevare api per fare il miele. Ho imparato tutto da sola, compreso a guidare il trattore, e ho scelto di utilizzare tutto quello che mi cresceva sotto mano e di cui avevo sentito parlare».

Ha chiamato la sua casa “Cascina Costanza”. Protagonista in tutto e per tutto?

«E perché no? Infondo sono solo io qui, e quello che offro ha me come comun denominatore. Mi spiego: non ho un prodotto principe su cui puntare, ne ho molti ma nessuno è fondamentale, l’ingrediente principale, nel bene e nel male, sono sempre io».

Oggi però ha aperto un agriturismo con tanto di cucina. Che cosa offre ai suoi clienti, oltre al suo carisma?

«Ho iniziato con il miele e le marmellate biologiche, poi ho creato una linea di cosmetici, prodotti per il corpo e bagnoschiuma utilizzando quella che la terra offriva: lavanda, erbe, radici di cui oggigiorno non conosciamo neanche più le proprietà benefiche. Ricordo ancora quando mia nonna mi spiegava gli usi medicamentosi e cosmetici delle erbe come la salvia sfregata sui denti per sbiancarli, i chiodi di garofano per disinfiammare un ascesso ai denti, l’aglio per bruciare le verruche».

Produce tutto lei?

«Il miele e le marmellate sì, per i cosmetici mi appoggio ad una cooperativa agricola perché richiede competenze e analisi per certificarne la qualità. Il mio vino invece è un uvaggio tipico del territorio che mi prepara un’azienda agricola sempre del territorio».

Da poco ha inaugurato la cucina. Che tipicità di una volta ha “riesumato”? 

«La nostra peculiarità al momento sono le tagliatelle fatte con il germoglio del papavero. Quasi nessuno sa che si può usare in cucina, mentre i nostri nonni, che erano poveri, si erano ingegnati per utilizzare tutto ciò che la natura aveva offerto loro. Poi prepariamo insalate con denti di cane e vertìs, gli asparagi selvatici e utilizziamo le ortiche ad esempio per fare risotti».

è tornata a vivere ad Alta Collina, in un territorio incontaminato ma anche “difficile” da far rivivere. Ha incontrato delle difficoltà?

«Quando ho scelto di andare a Genova per studiare era perché ero stufa non tanto di questi posti che sono bellissimi ma della gente che vive da queste parti. Non mi riferisco a qualcuno in particolare, parlo della mentalità chiusa delle persone. Quella purtroppo non è cambiata. I comuni cittadini sono generosi e hanno nel loro dna una disponibilità innata verso il prossimo, il problema è che chi apre un’attività o opera in un settore per fare “business” finisce per curarsi solo del suo orticello rinunciando o sottovalutando l’importanza del fare rete. Io sono nuova e ho entusiasmo, ma mi è capitato di proporre una collaborazione per un evento a un agriturismo vicino e non ricevere neanche risposta. Credo che questo atteggiamento però alla lunga finirà per danneggiare chi lo perpetra».

Crede che sempre più persone seguiranno il suo esempio?

«Io credo di sì, anche se – ed è brutto dirlo – per permettersi questo cambio di vita servono soldi alle spalle. Io ho avuto la fortuna di essere erede unica di due famiglie e ho potuto utilizzare i risparmi di una vita accumulati dai miei avi. Chi non ha questa disponibilità potrebbe non farcela, perché partire con una attività del genere richiede un grosso sforzo economico che, tra l’altro, non dà garanzie di resa quantomeno nell’immediato».

di Christian Draghi

Quest’anno ricorre un anniversario importante per il ciclismo e lo sport oltrepadano. Venticinque anni fa, il russo d’Oltrepò Eugenij Berzin, all’età di 24 anni, trionfava al 77° Giro d’Italia davanti a due mostri sacri del ciclismo, la stella nascente Marco Pantani e al pluricampione Miguel Indurain.

Berzin all’epoca correva nelle file della Gewiss Ballan, squadra con sede in Quartiere Piave a Broni e diretta dall’ex professionista Emanuele Bombini di Stradella. Ma non è tutto. Quell’edizione fu l’ultima a vedere l’Oltrepò Pavese come territorio protagonista di un arrivo di tappa a Stradella (6 giugno, 16a tappa, Sondrio – Stradella) e partenza da Santa Maria della Versa (7 giugno, 17 tappa, Santa Maria della Versa – Lavagna). Un evento che tutt’oggi viene ancora ricordato con enorme piacere. Da allora solo qualche passaggio di tappa e niente più. Il Giro d’Italia 1994 è stato “il Giro” dell’Oltrepò. Eugenij Berzin, classe 1970, nasce nell’ex Unione Sovietica a Vyborg, città situata a 140 Km da San Pietroburgo. Nel 1990, tra i dilettanti, diviene Campione del Mondo su pista nell’inseguimento a squadre e nella specialità individuale. Professionista dal 1993 al 2001, tra i suoi principali successi vanta un Giro d’Italia (1994, Maglia Rosa e Classifica Giovani), una Liegi – Bastogne – Liegi (1994), un Giro dell’Appennino (1994), una Euskal Bizikleta (1995) e una Coppa delle Nazioni – Trofeo Coppi (1997). Su pista, tra il 1988 e il 1990, vinse diversi campionati sovietici nella specialità inseguimento a squadre.

Quando iniziò la sua carriera?

«Ho iniziato ad andare in bicicletta nel 1984 a 14 anni, nelle prime squadre amatoriali.  Nel 1988 ho cominciato a partecipare alle mie prime vere corse, fino al dicembre 1992, quando sono passato nei professionisti.  Quindi possiamo considerare il 1993 come primo anno tra i Pro, quando sono stato tesserato per la Mecair, squadra che l’anno successivo diventò Gewiss Ballan. Il 1994 fu anno d’oro della sua carriera: Giro dell’Appennino, Liegi-Bastogne-Liegi e, un po’ a sorpresa il Giro d’Italia. Proprio a sorpresa non direi. Diciamo che l’unica perplessità riguardava la resistenza e la costanza per tutta la durata del Giro. Dicevano “Per una settimana o due tiene duro, ma alla terza rischierà di cedere”. Infatti  c’è stato un momento un po’critico e ho temuto che ciò si avverasse. Però poi tutto è andato bene».

Quel giro d’Italia non fu molto facile: come avversari si ritrovò il veterano Indurain e un giovane Marco Pantani, il quale si era messo in bella mostra sul Mortirolo.  Lei vinse sole 3 tappe, ma la costanza la portarono a mantenere la Maglia Rosa per ben 19 tappe consecutive, fino all’arrivo di Milano.

«Posso dire che la squadra era veramente forte, non ho vinto da solo. è bello quando conquisti la Maglia Rosa, ma c’è da essere coscienti che il giorno dopo bisogna saperla difendere. Per questo occorrono dei bei gregari, che ti aiutano a mantenerla. In squadra avevamo Moreno Argentin che portava esperienza, Bjarne Riis, Enrico Zaina, Guido Bontempi, Bruno Cenghialta e Alberto Volpi. Era proprio una gran squadra».

Sappiamo che ha partecipato all’annuale commemorazione in ricordo di Marco Pantani. Come sono stati i vostri rapporti?

«Siamo stati in squadre diverse, ma i rapporti sono sempre stati buoni. Siamo avversari durante le gare, ma avversari buoni. In gara ognuno guarda se stesso. Quando è morto Marco mi è dispiaciuto parecchio e vedo che adesso in molti nel mondo del ciclismo lo stanno dimenticando, in particolar modo alcuni suoi ex compagni di squadra. Capisco che ognuno abbia i suoi problemi, però…».

Nel 1995 giunse secondo al Giro d’Italia, ma negli anni successivi i risultati calarono

«Sì, nel 1995 arrivai secondo al Giro, sempre con la Gewiss Ballan. Certo, non è che se non si vince il Giro vuol dire che i risultati siano calati. Nello stesso anno vinsi anche altre gare internazionali».

Nel 1998 abbandonò la Gewiss Ballan e si dedicò a gare minori.

«Lasciai la Gewiss Ballan per andare alla Française des Jeux per partecipare a corse francesi su strada. Poi nel 2001 mi ritirai dai professionisti».

Berzin, lei rimane tutt’ora nel cuore dei pavesi: Russo di nascita, oltrepadano d’adozione. Di cosa si occupa?

«Dopo anni sono ancora residente a Broni e mi occupo della mia attività imprenditoriale, la Berzin Auto di Bosnasco».

è rimasto ancora nel mondo del Ciclismo?

«Mi ero allontanato un po’ dall’ambiente ma ora l’ambiente ma ora mi sto riavvicinando. Per lo più frequento manifestazioni cicloamatoriali e quelle organizzate da Tonina Pantani, la mamma di Marco. Vado spesso li da loro. Quest’anno vorrei dedicarmi al Giro, seguendolo un po’ più da vicino. Vedremo un po’ come andrà…».

Quando vinse il giro, lei era già residente qui in Oltrepò?

«Abitavo già a Broni da più di un anno. Forse sono stato il primo extracomunitario arrivato a Broni, perché in comune non sapevano come mettermi in regola! (risata)».

Per anni ha organizzato la “Criterium Gran Premio Città di Broni”, l’unica gara in Provincia di Pavia riservata ai Professionisti

«Era una gara che si teneva ogni anno a Broni, pochi giorni dopo la conclusione del Giro d’Italia. Era composta da circuito cittadino in Broni e una piccola cronoscalata su San Contardo. Era un evento d’importanza internazionale, al quale partecipavano parecchi big».

 di Manuele Riccardi    

Oltrepò Summer Festival è un festival musicale diffuso che avrà luogo fra giugno e luglio 2019 e che si snoderà, nella sua prima edizione, in quattro appuntamenti che si svolgeranno in caratteristici borghi e in alcune delle più storiche cantine vinicole della zona di Pavia. Obiettivo principe del festival è contribuire alla rivalutazione e alla promozione del territorio dell’Oltrepò pavese e del suo tessuto produttivo in un’ottica prettamente culturale e turistica. Protagonisti saranno infatti la musica jazz suonata da artisti di fama internazionale e i prodotti eno-gastronomici tipici del territorio, con particolare attenzione al vino.

Antonella Ruggiero e Mark Harris aprono il Festival il 22 giugno nella Piazza del Municipio di Zavattarello (PV) alle 21.15, in un concerto che ripercorre le tappe principali della carriera da solista della cantante, indimenticabile voce dei Matia Bazar, accompagnata dal celeberrimo tastierista statunitense. Un incontro fra due personalità artistiche mature e complementari; una serata in cui si viaggerà fra le note del jazz e della musica italiana.

A luglio Oltrepò Summer Festival cambia completamente format e location: concerti jazz in cantine vinicole con degustazione di vini, il tutto fruibile a donazione libera.

Venerdì 5 luglio l’Amedeo Ariano Trio si esibisce alla Tenuta Montelio di Codevilla. Amedeo Ariano alla batteria, Luca Bulgarelli al contrabbasso e Francesca Tandoi al pianoforte e voce. Il cuore del concerto è Triplets, l’album prodotto dall’etichetta nipponica Albóre Jazz, distribuito in UK, USA, Australia e Taiwan. Un trio che fonde la ventennale sinergia del duo artistico Ariano/Bulgarelli con la preziosa vocalità della pianista romana, olandese d’adozione, Francesca Tandoi, riconosciuta dalla critica come uno dei più interessanti giovani talenti della scena jazz internazionale.

Sabato 6 luglio è la volta di Diego Borotti e Monica Fabbrini, in concerto alla Tenuta Frecciarossa di Casteggio: Monica Fabbrini (voce), Diego Borotti (sassofono), Alberto Marsico (organo Hammond) e Alessandro Minetto (batteria). Il progetto musicale “MONI’S MOOD” mutua in parte il proprio lavoro da grandi artiste jazz e soul, integrandolo con standard o ever green molto popolari (Summertime, Route 66, At Last,Georgia on mymind…). Completano il repertorio i brani originali a firma del direttore, alternati a brani di cantautori italiani (C.Consoli, F. Concato, U. Bindi).

Sabato 27 luglio, Tiziana Cappellino Quintet al Castello di Montesegale con Omaggio a Caterina Valente chiude invece questa prima edizione di Oltrepò Summer Festival. Lo spettacolo è interamente dedicato ad una grandissima artista italiana conosciuta e amata in tutto il mondo, Caterina Valente: cantante, chitarrista, ballerina e attrice. Il repertorio, basato suibrani che hanno influenzato maggiormente la carriera della Valente, è molto variegato. Si va dal suo primo grande successo Istanbul (N. Simon), allo swing brillante, al mondo latino, senza tralasciare alcuni cavalli di battaglia (Malaguena e The breeze and I). Gli arrangiamenti per quintetto jazz sono curati dalla stessa Tiziana Cappellino, pianoforte e voce, accompagnata da Gianni Virone al sassofono, Fulvio Chiara alla tromba, Davide Liberti al contrabbasso e Paolo Franciscone alla batteria. Durante lo spettacolo, il pubblico viene accompagnato alla scoperta dell’artista grazie ad una presentazionescritta e curata da Lorenza Cattadori.

“Il periodo di caldo estivo è iniziato molto male per i pendolari di Trenord sulla direttrice 23 Milano-Stradella. Regione Lombardia intervenga quanto prima con la sua partecipata perché non permetteremo che i nostri concittadini siano trattati così”, lo dice Giuseppe Villani, consigliere regionale del Pd, dopo aver appreso quanto accaduto questa settimana sui convogli della tribolata linea. “Da quanto scrivono i pendolari sui loro social, lunedì si sono trovati su un treno con i finestrini sigillati, senza aria condizionata, senza neppure il sistema di areazione e schiacciati come le sardine. Impensabile – continua Villani –. Martedì 75 minuti di ritardo, materiale rotabile da sostituire, niente aria condizionata e la calca. Per chi a Pavia doveva proseguire per Casteggio, poi, un autobus di Autoguidovie fatiscente, anch’esso senza condizionatore, manco le tendine alle finestre, porta per gli invalidi guasta e qualcuno che, giustamente, si è sentito male per il troppo caldo”.  

Per il consigliere Pd, che si fa portavoce dei pendolari, “non è accettabile che Trenord, nel 2019, dopo tutte le proteste che abbiamo fatto negli anni, ancora costringa la gente a viaggiare in queste condizioni. Persone che sono state tutto il giorno lontano da casa a lavorare e che hanno il sacrosanto diritto di rientrare nelle proprie comunità in modo dignitoso, con un servizio degno di una regione come la Lombardia. Per questo, anche stavolta, come in tante altre occasioni, su tutte le linee che riguardano la provincia di Pavia, verificheremo dettagliatamente la situazione e presenteremo un’interrogazione alla Giunta regionale per ottenere spiegazioni, risposte e precisi impegni”.

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Sabato 8 giugno alle 20 allo stadio Parisi si disputa la prima edizione della “Partita del Sorriso”. Un quadrangolare di calcio al quale parteciperanno la selezione femminile del Comune di Voghera e del territorio (parteciperà anche l’assessore Simona Virgilio) che affronterà in due tempi da quindici minuti la nazionale di calcio Miss Mamma Italiana composta dalla vogherese Marisa Mulazzi (Miss Mamma Solare Gold 2018) e da altre Miss Mamma provenienti da tutta Italia. Subito dopo toccherà ai BINDUN, con il testimonial Campione del Mondo Beppe Bergomi, affrontare Giorgi Vini & Friends che vedrà tra le proprie fila il tecnico professionista che ha allenato diverse squadre di serie A e B Giuseppe Sannino, personaggi dello spettacolo e vecchie glorie del Voghera calcio. Una doppia partita a scopo benefico, patrocinata dagli assessorati alla Famiglia e allo Sport, il cui incasso sarà devoluto alle associazioni Controvento e alla Casa Famiglia BINDUN. L’associazione Controvento nasce a Villa Meardi a Voghera come struttura specializzata nella cura di bambini e ragazzi autistici fino ai 18 anni. Stamattina in Municipio è stata comunicata l’iniziativa dal sindaco Carlo Barbieri insieme all’assessore Simona Virgilio, dall’organizzatrice Marisa Mulazzi e da Lallo Tanzi che presenterà la serata con il cabarettista Beppe Altissimi. Alle 20 aprirà la nottata di solidarietà e sport il coro Gavina di Voghera. «Questa iniziativa punta a sensibilizzare sul problema dell’autismo sostenendo il progetto dell’associazione Controvento. Un evento importante in cui uomini e donne si trovano a giocare sullo stesso campo per una giusta partita. Spero che diventi un appuntamento fisso negli anni», commenta Mulazzi. «Sosteniamo questa iniziativa lodevole che mette in campo molti personaggi per raccogliere fondi a favore di una realtà importante nel nostro territorio che cura bambini e ragazzi con disturbi nello spettro autistico. Un evento che nasce dalla volontà di integrazione di questi ragazzi», commentano il sindaco Barbieri e l’assessore Virgilio.

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La stagione artistica della Biblioteca Civica “Paolo Migliora” di Rivanazzano Terme, presieduta da Renata Di Caccamo inizia con la personale di pittura di Marco Pianetta, intitolata “La mia natura”,

Si tratta di un evento di particolare importanza dal momento che Marco Pianetta non solo è un artista noto e decisamente abile ma anche perché si tratta di un cittadino rivanazzanese che ha deciso di presentare il proprio lavoro nel paese dove risiede.

Marco Pianetta è nato a Voghera nel 1949 ed ha cominciato a dipingere molto giovane, affascinato dalle esperienze dei grandi maestri dell’Impressionismo. Ha affinato la sua tecnica frequentando i pittori della Scuola Piemontese, per arrivare ad uno stile personale legato alla emozionante riproduzione di scenari naturali e paesaggi. Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali riscuotendo grandi consensi da parte della critica. Attualmente, oltre a dipingere, Pianetta si dedica all’insegnamento di questa splendida arte tenendo corsi di pittura presso varie associazioni della zona. E’ socio fondatore del Circolo di Pittura Vogherese, associazione che riunisce alcune delle personalità più interessanti del panorama artistico del nostro territorio.

La mostra personale di Marco Pianetta sarà inaugurata sabato 8 giugno alle ore 16,00 presso la Biblioteca Civica “Paolo Migliora” di Rivanazzano Terme (Via Indipendenza, 14) e rimarrà aperta fino a domenica 16 giugno con i seguenti orari: sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 16,30 alle ore 19.

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Tre giorni intensi per i volontari della Croce Rossa di Voghera in Fiera, alla Sensia, impegnati tra cerimonie ufficiali (come l'inaugurazione o la funzione in Duomo per la Sacra Spina) e "Percorso salute", per educare ad un corretto stile di vita, fino ad arrivare ai Giovani con i giochi e l'animazione per i bambini. "Tanti momenti in cui abbiamo cercato come sempre di essere a diretto contatto con i cittadini e mostrare quello che è il nostro mondo, promuovere le nostre attività, anche in vista dei nuovi corsi per aspiranti volontari – commenta Ondina Torti, Presidente del Comitato C.R.I. di Voghera -. Come sempre desidero ringraziare tutti coloro che hanno dedicato qualche ora del loro tempo per essere in Fiera a rappresentare la Croce Rossa al meglio ed ora guardiamo alle prossime manifestazioni ed attività, sempre con la professionalità che ci contraddistingue".

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Una fiaccolata lungo il parco di Villa Meroni, seguita dall'esibizione degli allievi di Chitarrorchestra e del San Germano Gospel Choir di Rivanazzano Terme. Così il borgo di Porana, per una sera, si è raccolto attorno alla propria chiesetta di San Crispino per salutare il mese di Maggio con una suggestiva fiaccolata accompagnata dai canti del coro Don Sandro Magnani e, dopo la benedizione impartita da Don Cesare, con il mini-concerto di alcuni allievi del gruppo di Chitarrorchestra, diretto dal maestro Gianfranco Boffelli. Si sono esibiti, tra gli applausi del pubblico, Sara Draghi, Andrea Rosu, Sofia Pastine, Markian Kmit. A seguire, a rendere l'atmosfera ancora più "intimista", nella chiesetta neogotica che sorge accanto alla villa progettata dall'ing. Severino Grattoni, ci hanno pensato i coristi del San Germano Gospel Choir di Rivanazzano Terme, diretti da Isabella Salvo. Alla fine rinfresco per tutti, con le torte preparate dalle casalinghe del borgo. Le offerte raccolte sono state destinate alla Parrocchia per terminare di pagare i debiti per la sistemazione del sagrato. Il gruppo volontari di Porana Eventi è molto attivo sul territorio, con diverse manifestazioni organizzate durante tutto l'anno, tra cultura, musica e tempo libero.

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Il Museo di Fotografia Contemporanea sta attraversando la Lombardia insieme all'artista Claudio Beorchia per presentare il progetto di fotografia partecipata TRA CIELO E TERRA.

TRA CIELO E TERRA è dedicato a tutti gli abitanti della Lombardia, invitati a guardare e riscoprire i propri paesaggi con gli occhi di chi li osserva da più tempo: i santi e le figure religiose che dimorano nelle nicchie e nelle edicole disseminate sul territorio. Alcuni di questi santi hanno di fronte ancora oggi campagne estese, fiumi e colline, altri – testimoni delle trasformazioni del territorio – si trovano invece a sorvegliare rotonde, parcheggi o cantieri.

Grazie alla collaborazione dei cittadini, si vuole creare un grande archivio dei paesaggi visti attraverso lo sguardo dei santi.

Tutte le fotografie realizzate, da ora fino ad agosto, saranno raccolte dal Museo e diventeranno una mostra e un libro a novembre 2019.

La partecipazione è libera e aperta a tutti.

Il prossimo appuntamento interesserà l’Oltrepò pavese, grazie al sostegno dell’Ecomuseo della Prima Collina in collaborazione con Fotoclub ImmaginIria di Voghera:

7 giugno, ore 21

c/o Sala Polifunzionale (Salone S.O.M.S.)

via Giacomo Veniali 11

Montebello della Battaglia (PV)

Durante l’incontro sarà possibile chiedere approfondimenti all'artista Claudio Beorchia e al curatore del progetto Matteo Balduzzi e ritirare il vademecum completo di tutti i dettagli per contribuire alla mappatura dei paesaggi lombardi.

Tra i testimoni della trasformazione del paesaggio, mai prima d’ora si è pensato di interrogare chi da secoli veglia sul nostro territorio: i santi ospitati nelle edicole e nelle nicchie votive disseminate per il Paese.

Tra cielo e terra si propone di indagare l’area della Lombardia attraverso un progetto di fotografia partecipata promosso dal Museo di Fotografia Contemporanea di Milano-Cinisello Balsamo insieme all’artista Claudio Beorchia (Vercelli, 1979), con il sostegno di Fondazione Cariplo e la collaborazione di AESS – Archivio di Etnografia e Storia Sociale e Fondazione Ente dello Spettacolo.

La cultura italiana è caratterizzata da una presenza capillare di edicole, nicchie e tempietti religiosi, osservatori longevi e privilegiati delle trasformazioni del territorio. Con questo progetto, il Museo e Claudio Beorchia invitano gli abitanti della Lombardia a osservare e conoscere il proprio paesaggio dal punto di vista dei santi che sui quei territori vigilano da tempo: alcuni di essi hanno di fronte ancora oggi campagne estese, fiumi e colline, altri si trovano invece a sorvegliare rotonde, parcheggi o cantieri.

Grazie alla collaborazione di una decina di realtà culturali, tra musei ed ecomusei distribuiti in ambito regionale, sono stati attivati dei punti di incontro, con l’obiettivo di coinvolgere direttamente le comunità per realizzare un grande archivio dei paesaggi e creare una memoria comune dell’evoluzione del territorio da parte di chi lo conosce e lo abita. Assumere questo insolito punto di vista, da un lato invita l’osservatore a prendere atto dello stato reale dei luoghi, anche negli scorci meno piacevoli e pittoreschi, e a riscoprire i propri paesaggi con occhi nuovi; dall’altro attiva una riflessione implicita sulle componenti immateriali e spirituali del paesaggio.

Tra maggio e giugno è previsto un programma di incontri pubblici in ciascuno dei poli di aggregazione con l’artista Claudio Beorchia e il curatore del progetto Matteo Balduzzi per raccontare ed entrare nel vivo del progetto. Sarà l’occasione per i partner di presentarsi in qualità di referenti territoriali e per tutti i cittadini di raccogliere informazioni. In questa occasione verrà distribuito un vademecum ideato insieme all’artista, completo di tutte le istruzioni per partecipare.

La partecipazione è aperta a tutti e gratuita, senza limiti di età; non è necessario essere fotografi, bastano una macchina fotografica o uno smartphone per partire alla ricerca di immagini sacre, nei propri luoghi di origine o in gita per la Lombardia, e fotografare i paesaggi con gli occhi dei santi e, per chi ne avesse occasione, raccogliere storie e aneddoti ad essi legati.

Fino ad agosto è possibile realizzare le fotografie e inviarle al Museo sul sito dedicato tracieloeterra.mufoco.org.

Tutte le fotografie raccolte saranno organizzate e presentate al pubblico in una mostra e in un libro.

In occasione dell’inaugurazione, a novembre 2019, tutti i partecipanti sono invitati al Museo, con una gita in pullman, per una giornata di festa conclusiva.

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