Martedì, 16 Luglio 2019
Articoli filtrati per data: Venerdì, 03 Maggio 2019

Organizzare eventi rappresenta una grande opportunità per dare visibilità a brand, imprese ed idee, è un momento in cui scambiarsi e condividere progetti, entrare in contatto con diverse realtà e far nascere collaborazioni professionali inaspettate. Può sembrare banale, ma il primo passo per la creazione di un evento ben riuscito è definire chiaramente quali sono gli obiettivi da raggiungere: dietro l’organizzazione di un evento ci sono tempo, lavoro e tante persone. Edoardo Zucca, Presidente del Motoclub Pavia, vive a Pavia ma è oltrepadano, di Broni, ed essendo membro del Comitato Organizzatore Isde 2020 è certamente la persona più indicata per conoscere lo “stato dell’arte” della Sei Giorni di Enduro, l’Olimpiade della moto che si svolgerà in Oltrepò ad agosto 2020.

Zucca l’Olimpiade dell’enduro… Per qualcuno sembra paracadutata in Oltrepò senza chiedere permesso a nessuno. È così?

«Non è così assolutamente. Il dialogo con le Autorità del territorio e nazionali è iniziato molto tempo fa quando si sono messe le basi per poter richiedere l’assegnazione dell’evento alla Federazione Motociclistica Nazionale ed Internazionale. Hanno già ufficializzato il loro patrocinio a ISDE 2020 il Comune di Pavia, il cui territorio ospiterà alcune fasi dell’avvicinamento all’evento, ed il Comune di Voghera, dove avranno sede gli uffici fino ad agosto 2020 e dove si svolgeranno alcune manifestazioni collaterali. In questo momento siamo nella fase strutturale in cui stiamo progettando l’evento, per cui non abbiamo ancora definito esattamente i percorsi».

La Sei Giorni è un evento di portata mondiale. Sicuri di avere le credenziali per organizzarla?

«Siamo un Motoclub che ha 115 anni di storia, che nella sua “vita” ha organizzato un centinaio di gare, premiato con riconoscimenti importanti quali la Stella d’Argento e la Stella d’Oro al merito sportivo e siamo l’unico Motoclub in Italia ad aver la massima onorificenza sportiva riconosciuta dal Coni che è il Collare d’Oro. Siamo inoltre uno tra i Motoclub fondatori della Federazione Motociclistica Italiana. E non ultimo, nel 2014 in Argentina siamo diventati Campioni del Mondo vincendo proprio la ISDE.

Affianchiamo nell’organizzazione della Sei Giorni il Moto Club Vittorio Alfieri di Asti, con cui abbiamo costituito il Comitato Organizzatore, vista la portata della manifestazione.  Faranno poi parte del pool organizzatore anche i Moto Club Valle Staffora, il Varzi e il Valli Oltrepò, per la parte pavese e i MC Azeglio, Ceva, Valli Tortonesi e 100 Torri per la parte piemontese. è giusto inoltre precisare che è il Moto Club Alfieri, che proprio nel 2020 festeggerà il trentennale, la realtà a cui è stata assegnata formalmente l’organizzazione della ISDE 2020».

Dal punto di vista sportivo avete tutte le carte in regola, l’assegnazione del Collare d’Oro è una “prova” più che tangibile. A livello organizzativo però avete già avuto esperienze importanti o è la vostra prima volta?

«Certo che sì, abbiamo organizzato gli Assoluti d’Italia che è il top delle gare a livello nazionale con presenti anche piloti stranieri, il Campionato Italiano Senior e Under 23, il Campionato Europeo di moto d’Epoca e abbiamo collaborato all’organizzazione dei Campionati Europei di moto moderne».

L’esperienza non vi manca e questo è già di per sé rassicurante… ma per ogni manifestazione che ha un forte impatto sul territorio c’è sempre, e non solo in Oltrepò, il partito del Sì ed il partito del No. I Sì ed i No ruotano soprattutto intorno al fatto che le moto passeranno sui sentieri. Quali sentieri faranno parte del percorso della Sei Giorni, ce lo può svelare?

«No, ma non perché non voglio ma perché non abbiamo ancora definito dove si passerà esattamente. In quanto ad un anno e mezzo dall’evento, ci troviamo ancora in una fase di progettazione, posso dire che lo stiamo studiando».

Il percorso qualunque esso sia sarà approvato presumiamo dalle autorità sportive nazionali ed internazionali e nel rispetto delle leggi italiane vigenti in materia. Avete già avuto problemi di questo tipo nell’ambito di altri eventi da voi organizzati o vi è stato mai contestato di infrangere la legge?

«Assolutamente no, mai e questo perché a priori ed in collaborazione con i Carabinieri Forestali, grazie ad un protocollo d’intesa siglato tra la Federazione Motociclistica Italiana ed il Corpo Forestale dello Stato appunto, valutiamo i percorsi e a priori chiediamo i permessi e le autorizzazioni. Prima di fare una manifestazione siamo regolarmente autorizzati nel rispetto delle norme regionali, provinciali, comunali e della Comunità Montana. Esiste un iter burocratico molto complesso ma che garantisce all’organizzatore di avere tutte le carte in regola».

In Oltrepò e nelle valli attigue dove si svolgerà l’evento, esistono tanti attori che anche se non hanno voce in capitolo e non devono dare il loro assenso, per “educazione” vale la pena di conoscere. Vi siete presentati?

«All’interno della Federazione Italiana c’è un organo preposto a tenere i rapporti con gli organi istituzionali, l’ufficio è rappresentato dal Dottor Toni Mori che se ne occupa a 360 gradi affiancando i Motoclub e gli organizzatori, questo avviene sia a livello nazionale che a livello locale, ed anche noi ci proponiamo di incontrare questi attori».

Avete già avuto incontri informali, un “pour parler” con i sindaci del territorio?

«Certo che sì, incontri ufficiali no perché ancora non conosciamo i percorsi, ma incontri non ufficiali certamente sì in quanto necessitiamo di avere partner che siano d’accordo con la nostra iniziativa prima di muoverci, penso al sindaco di Rivanazzano Terme o di Voghera per citarne alcuni».

Una manifestazione di questo tipo avrà avuto diversi pretendenti, ogni anno ci saranno diverse nazioni che vorrebbero accaparrarsela.. è stato difficile per voi aggiudicarvela?

«Non è stato facile, le nazioni che ambiscono ad organizzare una Sei Giorni nel proprio territorio sono tante, Argentina, Cile, due anni fa la Francia, quest’anno il Portogallo, è una manifestazione ad ampio respiro internazionale e di enorme successo, per cui molto “desiderata”».

Lei quante Sei Giorni ha visto come appassionato e come Presidente?

«Da appassionato 3, come Presidente di squadre che hanno partecipato ad una Sei Giorni 4, e voglio sottolineare che una di queste Sei Giorni l’abbiamo anche vinta. Il fatto di aver vissuto la Sei Giorno a tutto tondo dalla parte del “cliente”, dell’usufruttuario della manifestazione è stato uno degli elementi che ci ha spinto a voler essere dall’altra parte, in veste di organizzatori».

Lei prima faceva riferimento alla Francia, nazione che ha ospitato lo scorso anno la Sei Giorni. La Francia è certamente una nazione molto attenta ai problemi ambientali. Come addetto ai lavori, come appassionato, ma anche come uomo delle istituzioni lei ha notato durante quella Sei Giorni problemi ambientali e polemiche con le associazioni presenti nel territorio?

«Durante la manifestazione assolutamente no, ho notato al contrario un grande entusiasmo ed una grande partecipazione del pubblico e dei locali: le fattorie e le cascine dove si passava erano a porte aperte e nessuna protesta o polemica è mai avvenuta».

Un evento di questa portata ha un budget importante, ma quello che interessa al territorio non è quanto il Comitato Organizzatore spenderà, ma il ritorno di questa manifestazione, strategicamente in termini d’immagine, concretamente in termini economici. Lei che ha vissuto diverse Sei Giorni, in base alla sua esperienza, quale pensa possa essere il ritorno di cui potrà beneficiare l’Oltrepò?

«In base alla mia esperienza ma anche in base al progetto che abbiamo in mente, posso dire che per 15 giorni saremo al centro del mondo del motorsport, per 15 giorni avremo la possibilità di essere una vetrina delle terre che attraversiamo. Oltre alla gara in sé stessa, vogliamo creare eventi collaterali che facciano conoscere l’Oltrepò al mondo, già la cerimonia di apertura, che prevede una sfilata di circa 4 mila persone appartenenti alle delegazioni delle federazioni nazionali provenienti da circa 40 stati diversi di ogni parte del mondo, è un’occasione unica per il territorio. Tanti eventi anche serali nelle varie località che saranno disponibili ad accoglierci, tutto questo porterà un ritorno mediatico e di conoscenza del territorio che potrà avere risonanza anche negli anni successivi. Parlando di ritorno economico, in base agli studi fatti sulle Sei Giorni organizzate negli anni precedenti in Europa, si quantifica l’indotto in 5/6milioni di euro, questo è il dato in nostro possesso e che è più alto rispetto a quanto detto da altri che parlano di circa 3milioni e mezzo, da sottolineare che questo indotto è per il territorio stesso a costo zero».

I Presidenti dei vari Motoclub che partecipano alla Sei giorni hanno l’onore ma anche l’onere di pagare i conti. Non vogliamo sapere esattamente cosa lei ha speso, ma un Motoclub che partecipa ad una Sei Giorni con 3 piloti, al di là del viaggio aereo, in loco mediamente cosa spende?

«Le posso fare un esempio concreto: in Francia due anni fa eravamo presenti con 2 squadre, quindi 6 piloti e con 10 persone di assistenza. Abbiamo speso circa 20mila euro e noi siamo “solo” un Motoclub, la Sei Giorni è un Campionato del Mondo, a cui partecipano più di 200/250 squadre, tra queste le squadre nazionali senior, le squadre nazionali junior. Le squadre di club come la nostra hanno budget molto differenti e inferiori rispetto alle squadre nazionali. Le squadre nazionali sono più ricche e si muovono con più persone, a conti fatti se una squadra di club spende sui 20mila euro per una Sei Giorni, una squadra nazionale arriva a spendere 50/60mila euro, tenendo conto che saranno presenti a Rivanazzano almeno 40 squadre nazionali, i conti sono presto fatti».

Lei cosa spera possa portare la Sei Giorni agli imprenditori turistici del territorio? Quali saranno le categorie che ne beneficeranno maggiormente?

«Certamente gli imprenditori alberghieri e della ristorazione, ma anche i commercianti.

In Francia ci sono state circa 40 mila persone. Noi auspichiamo e ci auguriamo di superare le presenze della Francia in quanto abbiamo dalla nostra elementi che ci fanno ben sperare, in primis ci troviamo in una zona facilmente raggiungibile dall’estero e dai grandi centri abitati, in un’area europea di grandi appassionati di enduro e vicina ad altre zone con questa vocazione, tipo la bergamasca».

Manca un anno e mezzo all’evento e se per le ragioni che ci ha spiegato i percorsi non sono ancora stati fatti, per la parte meno sportiva avete già un’idea della tipologia di eventi che affiancherete alla gara vera e propria?

«Sicuramente spingeremo il turismo in moto con motoraduni legati alla Sei Giorni, e collegheremo al turismo su due ruote l’aspetto culturale del territorio, penso ai borghi, castelli, musei e all’aspetto enogastronomico, penso ai prodotti tipici dell’Oltrepò, il salame, i formaggi, i vini… Venire a vedere la Sei Giorni vorrà dire venire a vedere anche il territorio».

L’Oltrepò è terra di salame e di vino che lei ha nominato poco fa. Il contorno organizzativo ed i tifosi in base alla sua esperienza sono un pubblico di bon vivant?

«Assolutamente sì, porto sempre l’esempio della Francia. Siamo venuti a casa con tanti prodotti tipici locali, lì c’erano bancarelle con ogni tipo di leccornia del territorio. Il mondo dell’enduro non è certamente un ambiente da hamburger ma proprio da pane e salame e detto in senso positivo».

Vino e salame identificano certamente l’Oltrepò, ma altri prodotti stanno recentemente emergendo pensiamo ad esempio al miele piuttosto che allo zafferano. Avete intenzione di trovare una collaborazione con gli enti che si occupano della promozione del salame e del vino in Oltrepò?

«Sì ci stiamo muovendo in questa fase a livello di Confesercenti e Camera di Commercio per avere dei riferimenti del settore, porte aperte se qualcuno ci vuole contattare e dare riferimenti più precisi. Sul fronte vino ci stiamo muovendo anche in Piemonte e alcune Cantine piemontesi sono state molto reattive e ci hanno già contattato per farsi conoscere e per proporci delle degustazioni e delle visite enogastronomiche per i visitatori e per gli addetti ai lavori, ovviamente non per gli atleti…»

Il Piemonte si è dimostrato molto reattivo a livello imprenditoriale e turistico?

«A livello imprenditoriale direi di sì, come le dicevo siamo stati contattati da alcune Cantine piemontesi che hanno già “capito” l’opportunità di questa Sei Giorni».

Il quartier generale sarà l’aeroporto di Rivanazzano Terme. Avete già stipulato contratti a tal proposito?

«Certamente prima di spendere parole e citare l’aeroporto abbiamo preso accordi ben precisi e scritti con la società sportiva gestore così come abbiamo preso accordi con la pista di motocross di Ottobiano».

Ci sono regioni in Italia in cui non è permesso alcuno sport motoristico, vedi il Trentino Alto Adige. In Lombardia invece esiste un regolamento che disciplina l’enduro e gli sport affini?

«Esiste una Legge Regionale che stabilisce che le strade agro silvo pastorali non possono essere percorse nei due anni successivi in cui è stata fatta una gara motoristica, per cui la Comunità Montana prima di rilasciare i permessi fa sempre una ricerca in base a questo normativa».

Alla nostra testata in altre occasioni sono giunti malumori sul tema: le moto che passano sui sentieri li rovinano ed inoltre provocano un forte inquinamento ambientale, di contro sempre dalle pagine di questo giornale diversi enduristi hanno risposto che l’inquinamento provocato dalle moto è inferiore a quello di altri mezzi che usufruiscono dei sentieri e che a proposito di sentieri, spesso gli enduristi li puliscono sia prima che dopo. Sentieri… grave problema in Oltrepò.. Come Comitato Organizzatore cosa garantite sullo stato dei sentieri prima e dopo la gara?

«Prima della gara la riapertura e la pulizia dei sentieri, dopo la gara il ripristino totale di tutti i percorsi attraversati. Questo oltre ad essere un obbligo morale di noi enduristi è rispetto delle norme che noi sottoscriviamo prima di qualunque manifestazione con la Comunità Montana e con i Sindaci dei territori attraversati. Successivamente per ogni manifestazione che organizziamo, ormai da anni, facciamo una verifica dei sentieri con i tecnici dei vari Comuni che ci hanno ospitato e ci affidiamo a ditte del territorio che in collaborazione con i tecnici comunali fanno verifiche sui percorsi e ci dicono quali sentieri sono stati danneggiati e noi a nostre spese li ripristiniamo. Senso civico e rispetto delle leggi sono per noi prioritari, anche perché vogliamo avere buoni rapporti con il territorio, vogliamo tornare ogni due anni in quel Comune con la nostra faccia ed essere bene accolti».

I percorsi non ci sono ancora ma la partenza e l’arrivo avete stabilito dove sarà?

«Partenza e arrivo saranno sempre all’aeroporto di Rivanazzano cuore della gara, dove ci saranno i paddock, da lì partiranno e torneranno tutte le moto ogni sera. La prova finale invece si svolgerà al Circuito Internazionale di Ottobiano».

La provincia di Pavia è divisa in tre: pavese, lomellina e Oltrepò. Verranno coinvolti tutti i Motoclub della provincia di Pavia?

«Sì certo, tutti i Motoclub dedicati all’enduro che sono tra l’altro tutti principalmente in Oltrepò Coinvolgeremo poi vari Motoclub di tutta Italia che verranno a darci una mano, saremo in totale circa 250 persone dedicate all’organizzazione dell’evento».

Cosa ha spinto lei ed i suoi compagni di avventura che presumo facciate altro nella vita, ad “imbarcarvi” in questa impresa?

«La passione e la voglia di fare una cosa importante per il nostro movimento e per il nostro territorio, l’orgoglio di lasciare qualcosa a queste terre, conoscendo l’impatto mediatico che si porta dietro una Sei Giorni. 4 anni fa siamo andati in Argentina e in località che nessuno conosceva ora grazie all’enduro sono molto conosciute».

Saranno presenti numerose televisioni?

«Noi stiamo trattando con reti televisive sia  livello nazionale che locale, poi la Federazione Internazionale ogni giorno diffonderà un ampio minutaggio di girato alle varie emittenti di tutto il mondo e per adesso sui social, ma speriamo anche su qualche rete nazionale,  è prevista la diretta TV della prova finale di motocross».

I numeri da lei forniti sulle presenze di una Sei Giorni sono davvero importanti, c’è chi utilizzerà il camper o la tenda ma una buona parte usufruirà delle strutture alberghiere presenti sul territorio. Ritiene sufficiente la ricezione alberghiera dell’Oltrepò per accogliere addetti ai lavori e appassionati della Sei Giorni?

«La ricettività del solo l’Oltrepò non è assolutamente sufficiente, in Francia o in altre parti del mondo ci si muove molto in camper e in tenda ma il turista italiano è più propenso ad utilizzare hotel, agriturismi e bed & breakfast. Siamo collaborando con la Confesercenti per mappare le strutture ricettive del territorio, per dare un servizio ai vari team concorrenti, ma a priori dico che sono assolutamente insufficienti, la gente, oltre che naturalmente in tutto l’alessandrino, andrà fino a Milano per poter trovare un posto dove dormire».

Tra un anno quando sarà tutto più chiaro ed i percorsi saranno stabiliti, indicativamente nella primavera del prossimo anno, ci sarà qualcuno dissenziente e che porterà delle obiezione alle vostre scelte. A queste persone o enti contrarie che rapporto intende avere e cosa si aspetta da loro?

«Parliamoci… Confronto aperto nel rispetto delle parti e dei ruoli. Noi siamo organizzatori ed appassionati e non infallibili, aperti al confronto ed alla critica costruttiva e non distruttiva».

A chi non vuole l’enduro in Oltrepò potete dire che la manifestazione verrà comunque e certamente fatta?

«Nel rispetto delle norme e delle leggi sì, non stiamo facendo nulla di vietato, se noi rispettiamo le norme e le leggi non vedo perché non dovremmo farla… A Roma hanno rinunciato alle Olimpiadi e si stanno ancora mangiando le mani… Vorrei fare una precisazione importante sulle polemiche nate sul percorso, che tra l’altro non è ancora stato definito: la Sei Giorni che dura 6 giorni appunto avrà le giornate di gara che saranno articolati in questo modo: due giorni nel pavese, due giorni nell’alessandrino, un giorno a cavallo delle due valli e il giorno finale ad Ottobiano in pista. Sono previsti, proprio per non impattare troppo sul territorio, tre giri diversi, e ogni giorno avrà un unico giro. Questo per dire che in tutto l’arco della manifestazione passeremo di Nilo Combi

Quella di Pietro Gramegna, sindaco di Zenevredo da tre mandati ma con un excursus politico ancora più lungo, è una voce importante nel coro di chi vorrebbe le fusioni tra Comuni. Non soltanto la auspicherebbe per il proprio, ma addirittura la consiglierebbe a Broni e Stradella. La sua filosofia è semplice. «Risorse in Comune significano migliori servizi». La realtà è invece diversa e troppo spesso progetti di questo genere si arenano sui campanilismi di Provincia. Per lui amministrare il suo piccolo paese di 486 anime è una vera e propria missione: in questa intervista ci parla e ci spiega il suo punto di vista su diverse questioni.

Sindaco, da quanto è alla guida di Zenevredo?

«Da molto molto tempo! Sono al terzo mandato consecutivo come primo cittadino. Ma ho davvero una lunga permanenza in comune, in quanto ero presente già da prima».

Una vita per il comune, quindi. Il suo è un comune piccolo: come si trova ad amministrarlo?

«Diciamo che negli anni la situazione si è evoluta nel senso più complicato del termine. Le incombenze sono quelle dei comuni più grandi con risorse ben più ridotte, sia a livello di risorse umane che economiche. Al cittadino bisogna assicurare i servizi a prescindere ed è quindi complicato. Di sicuro c’è il fatto che il rapporto con le persone è bellissimo, sicuramente differente dalle grosse metropoli dove non si sa neanche con chi si sta parlando. Però bisogna essere in grado di assicurare ai cittadini quei servizi essenziali».

Lei è un sostenitore delle Fusioni tra Comuni, ma finora in Oltrepò se ne sono viste davvero pochissime. Come mai secondo lei?

«Credo che siano difficili da accettare per la testa della gente e magari degli stessi amministratori dei comuni che si hanno a fianco. Io sono favorevolissimo perché ritengo che se si uniscono le risorse si riescono a dare migliori servizi. Parlo delle risorse economiche ma non solo. Può essere una gran cosa anche sotto il profilo delle risorse umane interne nei vari comuni: si potrebbe erogare un miglior servizio. è complicato, soprattutto, ribadisco, nella testa della gente che magari fa fatica a non avere più il “comune” sotto casa: ma basta pensare che anche solo per fare due passi prendiamo la macchina, quindi potrebbe non essere un problema prenderla per spostarsi nel comune vicino se si hanno bisogno di determinati servizi».

Secondo lei l’Oltrepò avrebbe bisogno di molte Fusioni?

«A mio parere è troppo frazionato e dovrebbe unirsi in pochissimi comuni. Nella mia visione di insieme credo che ci sia già poca logica nell’avere distinti Broni e Stradella, figurarsi con i comuni più piccoli».

Pensa che il fatto di avere il Ministro Gian Marco Centinaio a capo del Ministero dell’Agricoltura possa essere un vantaggio per il territorio?

«Più che pensarlo lo spero. è un ministro della zona, che conosce il territorio e credo che possa aiutare a modificare l’assetto dell’Oltrepò e quello che concerne il livello infrastrutturale, perché in questo campo siamo messi parecchio male. Quando mi muovo per l’Italia e vedo le colline toscane o umbre sinceramente non penso che si possano trovare molte differenze a livello di ambiente e paesaggi rispetto a noi. Si vedono invece a livello di infrastrutture e di servizi erogati. C’è quindi la grossa differenza che altri attraggono turismo e noi no».

Tornando al suo paese, Zenevredo, per questo 2019 cosa avete in programma?

«Abbiamo messo in campo una serie di interventi sulle strade, con l’utilizzo dell’avanzo di amministrazione che era stato congelato dalle leggi nazionali di bilancio. Da fine 2018 si è potuto riutilizzare. Siamo riusciti a non sperperare soldi prima e a metterne da parte, così adesso riusciamo a fare un po’ di lavori. Le nostre strade ad essere sincero non sono conciate malissimo, ma siamo riusciti comunque a fare dei progetti grazie anche allo stanziamento dei quaranta mila euro dati dal governo ai comuni sotto i duemila abitanti per i recuperi stradali. Così nella tarda primavera/inizio estate dovremmo andare a mettere mano alle nostre strade».

Visto che lei governa il suo paese da tanto tempo, ci può svelare qual è il segreto per avere sempre l’entusiasmo per continuare ed amministrare bene?

«La vedo sotto un altro aspetto: fare il sindaco di un paese come questo è una missione! Quindi nel momento in cui si decide di farlo, si deve amministrare come se fosse casa propria solo un po’ più in grande. Bisogna ragionare con la stessa filosofia e cercare di ottenere il massimo, con le poche risorse che si hanno, per avere un paese decoroso».

di Elisa Ajelli

«Il vino è un’esperienza di vita, non una scienza esatta», dice Domenico Pasetti. Pasetti, chi era costui? Per capire l’efficacia del suo pensiero riassunto in questa frase bisogna porsi un quesito. Testarossa: Oltrepò Pavese DOCG o Montepulciano d’Abruzzo DOC? Venghino venghino signore e signori: oggi può essere entrambe le cose e non soltanto... dall’Abruzzo con furore. Premessa: Testarossa è il marchio più altisonante e dagli illustri natali del Metodo Classico che nasce dal Pinot nero sulle colline dell’Oltrepò Pavese.

Un nome che aveva visto la cantina sociale di Santa Maria della Versa tenere testa alla Ferrari di Maranello, il cavallino rampante, che aveva registrato il nome del suo omonimo e prestigioso modello di automobile trovando però occupata la casella per la categoria merceologica del vino. Il brand italiano del lusso più noto nel mondo si era dovuto arrendere di fronte all’evidenza: l’Oltrepò aveva battuto sul tempo la scuderia di Enzo Ferrari. Altri tempi. Altra gente. Altre teste. Altro pianeta. Oggi tutti sono distratti e smemorati. La notizia della settimana nei bar oltrepadani è certamente il rilancio del Testarossa (un’enormità come 11.000 le bottiglie pronte secondo indiscrezioni trapelate). Peccato che a La Versa, terminato il salotto milanese con il testimonial Edoardo Raspelli e la conferenza stampa da compitino, nessuno abbia notato che il nome del celebre spumante non sia più un’esclusiva ben tutelata.

Oggi Testarossa è una linea di produzione promossa in ogni dove (anche su Internet) dalla storica Pasetti Vini. Il Duca Antonio Giuseppe Denari, paladino di La Versa e dell’Oltrepò spumantistico che lui valorizzava come la Champagne italiana, si rigirerà nella tomba. è mancato nell’ottobre 2008 ed è stato dimenticato dal territorio anche lo scorso anno, in occasione del decennale della sua scomparsa nonostante tutto ciò che ha fatto per l’immagine del territorio a livello internazionale. Cosa vuoi che sia brindare con le bollicine La Versa con Sandro Pertini? Che grande soddisfazione sarà stata far sorseggiare La Versa a capi di Stato e capitani d’industria? Chi volete che fosse uno che nel territorio del “tanto” ha lottato ogni giorno della sua vita per il “buono” e “l’alto”?

Il celodurismo oltrepadano, dove ciascuna leva ignora e deride la precedente perché tutti sono dei mancati Nobel, porta a questi risultati da Guinness dei Primati. Oggi il Testarossa è abruzzese. Pasetti Vini spiega così il suo Testarossa, tra l’altro quello che si trova di più a livello nazionale anche online: «Vino di punta dell’azienda, la linea Testarossa è quella che meglio riassume la filosofia aziendale del voler rimanere fortemente legati alle tradizioni e alla storia familiare.

Questa etichetta storica nasce per celebrare la superba bellezza delle donne della famiglia Pasetti, aventi i capelli rossi». Ah, però! Secondo queste premesse la società commercializza il Testarossa Rosso, il Testarossa Rosato e il Testarossa Bianco. Per la linea esiste anche una confezione speciale con la scritta rossa su fondo nero.  La storia della cantina Pasetti fonda le proprie radici in epoca borbonica quando, il visionario trisavolo del signor Domenico, Silvestro Pasetti, comprò parecchi tomoli di terra dal Marchese Farina cominciando a impiantare vigneti. Oggi questa famiglia del vino produce i Testarossa con grande cura. L’identità aziendale è rappresentata da vini tutti prodotti con vitigni autoctoni: Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, Pecorino, Passerina  e Moscatello di Castiglione. Conclusione: se in Oltrepò si pensasse meno alla Passerina e di più al Pinot nero, ai marchi, alla spumantistica e al fare impresa in un mondo molto competitivo certe cose non accadrebbero.

In Oltrepò veneriamo l’asino, magari avessimo L’Aquila... !

di Cyrano de Bergerac

“Anche i giudici come tutti gli altri lavoratori del mondo, se sbagliano pagano, perchè in Italia ci sono due categorie, i giudici e i Fabio Fazio, a non pagare eventuali errori…”. Con questa battuta Matteo Salvini attacca i magistrati dal palco di Reggio Emilia per un comizio elettorale. Per il leader della Lega la riforma del giustizia del governo gialloverde deve prevedere che ”anche i giudici come tutti gli altri lavoratori, se sbagliano, devono pagare…”.

A suscitare l’irritazione di Salvini contro la magistratura ha provveduto anche una decisione  del Tribunale di Bologna, che ha imposto al Comune di iscrivere nella propria anagrafe due richiedenti asilo che avevano fatto ricorso contro il diniego stabilito in base al decreto Salvini.  “Sentenza vergognosa”, ha commentato il vicepremier: “Se qualche giudice vuole fare politica e cambiare le leggi per aiutare gli immigrati, lasci il Tribunale e si candidi con la sinistra. Ovviamente faremo ricorso contro questa sentenza, intanto invito tutti i sindaci a rispettare, come ovvio, la Legge”.   Fonti del Viminale fanno sapere che “sentenze di questo tipo non intaccano la legge: non sono definitive, riguardano singoli casi e per modificare la norma serve un pronunciamento della Corte Costituzionale”

Dal procuratore al gip, passando per l’opinione pubblica, tutti, sullo sconvolgente caso del pensionato disabile morto a Manduria in seguito alle violenze fisiche e psicologiche reiterate nel tempo da una banda di giovani del posto, concordano su un fatto: anche il silenzio ha ucciso Antonio Stano. Il silenzio omertoso e connivente rotto solo da una 16enne che, nelle immagini agghiaccianti di quei video dei raid che hanno fatto il giro del web e che, in una sorta di loop dell’orrore continuano a rimbalzare da un social all’altro, ha avuto il coraggio di spezzare quella catena di complicità silenti. A partire dai familiari di quei ragazzi, ora in cella, forse colpevolmenti ignari di tutto, forse drammaticamente consapevoli, ma che comunque hanno dimostrato di non saper rendersi conto di chi stavano crescendo, di chi viveva in casa con loro, nella stanza accanto…

Anche per questo, «restano in carcere perché le famiglie non sono capaci di educarli», ha tuonato il gip del Tribunale di Taranto motivando nel suo provvedimento la decisione dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei due maggiorenni travolti dalle indagini sulle violenze inferte senza pietà e a più riprese ai danni del povero 66enne che, in una delle sequenze più terrificanti venute alla luce in questi giorni, urla disperato «Aiuto, polizia, finanza… sono solo». E davvero era solo Antonio Stano, incapace di difendersi da quell’orda barbarica di ragazzini senza scrupoli, senza pietà, a loro volta soli senza riferimenti educativi, senza codici morali a cui rivolgersi. A questo, dunque, rimanda il monito del gip affidato al provvedimento con cui, «il magistrato non ha convalidato i fermi (ritenendo non sussistente il pericolo di fuga) dei due (maggiorenni ndr), ma ha emesso nei confronti dei due indagati un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il giudice ha così condiviso il quadro accusatorio della Procura, anche in relazione al reato di tortura. Stessa decisione è stata adottata ieri dal gip minorile che ha mandato in carcere i sei minorenni». Minorenni accusati di aver infierito sulla vittima facendolo «oggetto di un trattamento inumano e degradante, braccato dai suoi aguzzini, terrorizzato, dileggiato, insultato anche con sputi, spinto in uno stato di confusione e disorientamento, costretto ad invocare aiuto per la paura e l’esasperazione di fronte ai continui attacchi subiti e, di più, ripreso con dei filmati (poi diffusi in rete nelle chat telefoniche) in tali umilianti condizioni». Una tortura e un accanimento che hanno avuto fine solo con la morte del povero 66enne indifeso, che si è spento il 23 aprile dopo un’indicibile, vergognoso, inaccettabile calvario…

Appena ha saputo che sua figlia era stata sospesa per 15 giorni, è andata a scuola e ha aggredito la dirigente che l'aveva ricevuta: sono intervenute due volanti della Polizia e il 118 e ora la mamma di un'alunna della scuola professionale Einaudi di Lodi rischia una denuncia. E' quanto si legge su il Giorno.

La figlia 17enne, pluriripetente, è stata sospesa "per l'ennesima volta", come racconta il preside dell'istituto Francesco Terracina, e la madre giovedì mattina ha quindi deciso di andare a scuola evidentemente per chiedere spiegazioni. E' stata ricevuta dalla docente 63enne che dirige la sede distaccata dell'Einaudi che ha provato a calmarla, ma è invece stata colpita con pugni e anche oggetti. Portata al pronto soccorso, è stata poi dimessa con una prognosi di pochi giorni.

All'arrivo della Polizia, la donna era già andata via ma è poi stata rintracciata e identificata e ora rischia una denuncia.

Un uomo originario del Marocco, di 33 anni, è stato arrestato dai carabinieri a Cesate (Milano) per stalking nei confronti della ex fidanzata, una connazionale di 31 anni alla quale ha inciso il proprio nome sulla schiena con un coltello.
    I militari sono intervenuti alle 9 di ieri in via Donizetti, dove hanno bloccato il nordafricano mentre aggrediva la donna.
    Quest'ultima ha trovato il coraggio di raccontare le violenze e le vessazioni iniziate circa un anno fa, al termine della loro relazione.
    Ai carabinieri ha spiegato che nei giorni di Pasqua è stata vittima di offese e maltrattamenti che hanno raggiunto il culmine il 22 aprile, quando l'ex convivente l'ha costretta a seguirlo nell'appartamento di un amico a Cesate, dove l'ha prima picchiata, poi le ha inciso il proprio nome (Alex) sulla schiena con una lama presa in cucina e infine l'ha fatta spogliare per filmarla.

Tutti vorrebbero ricevere in regalo l’ultimo smartphone di grido. Ma come si ripete da da tempo, nessuno regala nulla per nulla, neanche il colosso del web Google. Ecco perché bisogna prestare la massima attenzione ai tentativi di truffa che ci pervengono attraverso innocui, ma solo in apparenza, messaggini che c’invitano a cliccare su un link per ricevere gratis addirittura un costosissimo Samsung Galaxy S10, ma che in realtà sono pericolosissimi “specchietti per le allodole” di hacker e truffatori telematici. Se si seguono le istruzioni, infatti, non si fa altro che consentire a questi malintenzionati di accedere abusivamente ai nostri dispositivi per sottrarre dati personali o bancari. A ricordarcelo ancora una volta è la Polizia Postale, che con un altro post pubblicato sulla pagina Facebook “Commissariato di PS On Line – Italia”, con lo screenshot di uno dei tipici messaggi cui dobbiamo far attenzione a sottolineato che: “Congratulazioni se continui sarai il prossimo utente truffato. Non crediamo ai regali e non regaliamo i nostri dati.”. Attenzione, quindi! È solo verificando ogni messaggio che giunge sui nostri apparati - rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” - che si può evitare di cadere nella trappola e quindi di farsi sottrarre dati sensibili o bancari. Nel caso siate comunque incappati nella frode potrete rivolgersi agli esperti della nostra associazione tramite i nostri contatti email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. per valutare immediatamente tutte le soluzioni del caso per evitare pregiudizi.

ASM Voghera comunica che . "A partire dal prossimo 6 Maggio 2019 e presumibilmente fino alla fine dell’estate verranno realizzati i lavori di rifacimento del porfido e del manto stradale in via Felice Cavallotti. Per consentire agli utenti di usufruire del servizio, gli uffici del Tof saranno momentaneamente accessibili da piazza Cesare Battisti, entrando nel portone posto a fianco dell’ex Palazzo delle Poste. Anche per quanto riguarda la Raccolta Differenziata dei rifiuti, la realizzazione dei lavori stradali comporterà qualche variazione. La “batteria” dei contenitori stradali è stata spostata da Piazza Cesare Battisti all’inizio di via Depretis. Il servizio di raccolta di carta e cartone con il metodo “Porta a Porta” verrà momentaneamente sospeso fino alla fine dei lavori. Carta e cartone potranno essere conferiti in un apposito cassonetto che è stato installato in via Depretis, insieme ai contenitori della differenziata"

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