Martedì, 16 Luglio 2019
Articoli filtrati per data: Giovedì, 02 Maggio 2019

Una tradizione che si ripete da anni e una professionalità indiscussa: tutto questo è la famiglia Valizia, da generazioni leader nel campo della falegnameria. Falegnami da cinque generazioni, i Valizia continuano a trattare il legno con la competenza e l’abilità di sempre. Utilizzano tecniche innovative e il loro laboratorio stradellino è attrezzato con macchinari all’avanguardia e molto sofisticati. La loro caratteristica principale è però una: mantenere l’artigianalità. Attualmente della famiglia Valizia lavorano nello stabilimento i fratelli Marco, Giovanni ed Elena, il cugino Paolo e Daniela, moglie di Giovanni, e due operai addetti alla verniciatura.

Marco, ci spiega in che modo mantenete l’artigianalità?

«Curiamo ogni dettaglio. Ogni fase di lavorazione, infatti, viene seguita con la massima cura, dalla ricerca dei legni più pregiati, ai complessi procedimenti di costruzione, fino alla verniciatura e alla posa in opera, affidata a personale altamente specializzato. Siamo uniti da sempre dalla passione per il lavoro, dallo spirito di sfida nei confronti della tecnologia e dall’amore per il legno e offriamo quindi prodotti finiti di livello per precisione e qualità».

Elena, facciamo però un passo indietro e partiamo dalla storia della vostra famiglia.

«Bisogna andare molto indietro in effetti. Siamo nel 1850: siamo riusciti a risalire per testimonianze e definire questo anno di inizio attività. I Valizia sono partiti da San Damiano al Colle, facendo prima i carretti di legno e poi le botti. Sono sempre falegnami e artigiani del legno. La conoscenza della tradizione di famiglia si fa poi più viva con nostro nonno, il padre di nostro padre. Lui aveva progettato e realizzato la prima sega circolare per segare i tronchi del legno: venivano artigiani da tutte le parti perché era davvero l’unico che si era cimentato con questo oggetto. Poi era andato anche a Milano, che per l’epoca era un viaggio non indifferente, per imparare a fare l’intaglio a mano, con martello e scalpello. Ha proseguito poi nel realizzare i mobili, ha partecipato a tanti concorsi e ha vinto tanti premi e abbiamo ancora la camera da letto interamente realizzata da lui: è stato un lavoro meraviglioso, un vero e proprio capolavoro, lui era proprio un vero artista, aveva la passione, necessaria per ogni tipo di lavoro, e un estro fuori dal comune».

Avete avuto la fortuna di ‘vivere’ questi momenti?

«Sì, noi siamo nati e cresciuti con i nonni. Lui ci ha fatto davvero apprezzare tante cose, anche aldilà del lavoro: i profumi del legno, la magia di questo settore».

E dopo un po’ si è specializzato nei serramenti…

«Esatto. è stato anche grazie al momento, al periodo che richiedeva di più il genere arredamento, c’era il boom economico. Hanno iniziato nel frattempo anche mio papà e mio zio ad aiutarlo e noi siamo cresciuti ancora di più tra ditta e casa, c’era anche mia mamma che teneva la contabilità, e qualche operaio. Mio papà ha lavorato poi fino a due anni fa, nonostante i suoi ben 88 anni. E da ormai tanti anni sono entrati in ditta anche i miei due fratelli e mio cugino».

In tutti questi anni ci sarà stata una grande evoluzione…

«Decisamente. Anche a livello di macchinari. Però si è mantenuta sempre l’artigianalità, la scelta dei legni, la posa. E il post vendita. Noi siamo molto conosciuti anche per questo: abbiamo clienti che vengono da noi dopo vent’anni».

Come raggio di azione dove siete?

«In tutto il territorio dell’Oltrepò, sul pavese e anche su Milano. Abbiamo servito anche clienti con la seconda casa in Liguria».

Elena, lei è l’addetta alla vendita?

«Sì, è un campo che mi piace molto. Faccio preventivi, seguo il cliente nell’acquisto, li aiuto a trovare i colori giusti…mentre i miei fratelli e mio cugino sono nella parte produttiva e Daniela invece si occupa dell’amministrazione».

Torniamo a Marco. Come avviene la scelta del legno?

«Tutto dipende da ciò che ci viene chiesto. A seconda del legno che il cliente vuole noi scegliamo le qualità migliori. Al giorno d’oggi la scelta migliore è rappresentata dai lamellari: sono quei legni che legni giuntati, che non hanno deformazioni e sono i più belli a vista. Per noi lavorare bene è la miglior pubblicità possibile e ci teniamo moltissimo. Il passaparola è determinante e basilare per noi e quindi cerchiamo di lavorare bene sul prodotto finale, con i legni giusti, la ferramenta, le maniglie e tutto quello che serve».

Come è cambiato il mondo nel vostro settore?

«Tantissimo. Specialmente nell’edilizia, che è una realtà che ha avuto nel tempo un forte calo. Qualche tempo fa due nostri operai sono andati in pensione ma non li abbiamo rimpiazzati perché il lavoro era sufficiente per quelli rimasti. Però abbiamo preso due artigiani che chiamiamo nel momento del bisogno. Questi operai sono rimasti con noi davvero sempre, dai 14 anni fino alla pensione.  Per noi è una grande soddisfazione, un orgoglio, sia per loro che per noi. Questo significa che abbiamo sempre trattato bene i nostri dipendenti e c’è sempre stato un rapporto che è andato aldilà del lavoro. Come lavoro in sé, prima ce ne era di più e c’erano lavori grandi, adesso ci sono tante piccole cose. E poi nelle famiglie ci sono sempre meno soldi, a mio parere, e l’economia gira meno. Prima forse c’era più fascino nel creare oggetti in legno».

Siete anche molto attenti all’ecologia: ci spiega in che modo?

«Noi abbiamo un impianto in cui durante l’estate accumuliamo nel silos tutti i trucioli e la segatura. Durante l’inverno, poi, bruciamo quello che abbiamo prodotto. Questo alimenta la caldaia e il nostro riscaldamento è questo. È da vent’anni che facciamo così, segatura e trucioli creano un caldo pazzesco».

Come avviene la produzione?

«Facciamo quello che facevano i nostri ‘vecchi’: partiamo dalla materia prima, la tavola di legno, e andiamo avanti a costruire la finestra o la porta, la verniciamo e la posiamo dal cliente. Tutte le operazioni sono gestite da noi».

Il fatto di essere in una piccola città è un vantaggio secondo voi?

«Senz’altro. La città grande può essere più dispersiva. Inoltre tanti si sono riversati su Milano negli ultimi tempi, lì c’è una concorrenza pazzesca. Noi stiamo bene qui».

di Elisa Ajelli

Una vita spesa per il volontariato, quella di Enzo Magrotti. Persona stimata e conosciuta ben oltre i confini del suo paese, Bressana Bottarone, l’attuale presidente della locale Auser viene da una lunghissima esperienza in seno all’associazione sportiva bressanese prima, e nell’asilo Indemini poi. Nel mezzo, un’attenzione agli altri fuori dal comune. Attenzione per gli ultimi, in particolare; per i deboli, per i carcerati, per gli stranieri, per i più piccoli. Anche un’esperienza come amministratore comunale, nel suo curriculum (è stato consigliere per una legislatura).

Come ha preso il via l’esperienza dell’Auser a Bressana?

«L’Auser a Bressana nasce il 3 dicembre 1997 da una precedente esperienza di sindacato (CGIL SPI). I primi servizi sono stati: accompagnamento a visite mediche e ospedaliere, prestazioni infermieristiche a domicilio, piccoli interventi su impianti domestici, piccole commissioni e spesa, disbrigo pratiche varie.»

Diamo qualche numero. Quante persone gravitano intorno alla vostra associazione?

«Attualmente abbiamo circa 350 iscritti. I volontari sono 23. Nel 2018 sono state effettuate 3.334 prestazioni, per un totale di 5.145 ore di impegno per i volontari.»

Su quanti automezzi potete contare?

«Attualmente disponiamo di 5 macchine. Il 24 gennaio abbiamo ricevuto gratuitamente, grazie a una donazione, un’autovettura Audi A4 che va ad aumentare il parco automezzi. È necessario anche aumentare il numero dei volontari attivi.  È infatti in aumento la richiesta dei servizi di accompagnamento che comportano il trasporto delle persone presso strutture sanitarie e/o uffici amministrativi in varie località anche fuori provincia.»

Pochi mesi fa avete proposto agli utenti un questionario di gradimento. Quali sono stati gli esiti?

«La grande maggioranza delle persone è soddisfatta dalle attività svolte, gradirebbe poter effettuare un corso di primo soccorso e auspica che in paese venga messo a diposizione un defibrillatore. Altre richieste specifiche e criticità segnalate sono pochissime, non per questo devono essere sottostimate ma anzi devono essere oggetto di una nostra attenta riflessione.»

Quanto spesso viene aperta la sede, ubicata presso il palazzo municipale?

«Tre giorni alla settimana. Ma poi, in realtà, qui c’è sempre qualcuno.»

Insomma: siete un punto di riferimento storico e continuativo. E le persone sono soddisfatte.

«C’è una richiesta esagerata di persone anziane che hanno bisogno. Succede che abbiano esigenze dell’ultimo momento: che gli venga sospesa oppure spostata una visita all’improvviso, oppure che qualcuno ricoverato in ospedale venga dimesso all’improvviso e i figli, per cause di lavoro, non possano precipitarsi a recuperarlo… e quindi siamo sempre in pista. Diciamo che siamo un punto di riferimento per queste ed altre esigenze.»

Quanto al sostentamento economico alle attività, c’è una partecipazione da parte dell’utenza, al di là del normale tesseramento?

«Molti non danno nulla, né d’altra parte noi chiediamo; tanti offrono magari 5/10 euro, secondo le loro disponibilità… ma io lo dico sempre a tutti: non chiediamo nulla. Se poi qualcuno ha piacere di fare un’offerta, una donazione, noi accettiamo anche un euro.»

Vogliamo tracciare un elenco dei servizi offerti all’utenza?

«Intanto i servizi di accompagnamento. Poi: un corso di cucito, che si svolge presso la palazzina ex ASL. Ha attirato tanta gente, attualmente è partecipato da 12 persone. È stata organizzata anche un’esposizione dei modelli realizzati durante il corso all’interno di in un negozio di Bressana che era chiuso da tanti anni, un negozio storico. L’iniziativa ha permesso anche di raccogliere fondi a favore dell’Auser.»

Altre iniziative significative?

«Il corso di Lingua Italiana rivolto agli stranieri adulti, con inizio a gennaio e durata di 4/5 mesi. Quando è iniziato sono stati tanti gli stranieri incapaci di parlare la nostra lingua che si sono presentati per partecipare. Si è dovuto tenere in sala consigliare, per poter disporre di una capienza adeguata. Nel corso del tempo in tanti si sono dispersi, hanno trovato lavoro… adesso il numero si è ridotto.»

E lo sportello badanti?

«Si è tenuto un corso tenuto dalla cooperativa Le Vele, al termine del quale veniva rilasciata una certificazione che permetteva di iscriversi al Registro Pubblico degli Assistenti Famigliari presso le Auser di Bressana Bottarone, Lungavilla e Torricella Verzate, che hanno ricevuto questo incarico dall’Auser provinciale. Il problema è che tanti partecipano al corso e poi, magari, non si iscrivono al registro…»

È attivo, ogni mercoledì, uno ‘‘sportello anti-burocrazia’’. Ho letto tempo fa il volantino che annunciava l’istituzione di questo servizio e ho trovato fosse una cosa curiosa ma allo stesso tempo particolarmente utile. Vuole raccontare da cosa nasce questa esperienza?

«È nata perché tutti i cittadini, soprattutto quelli anziani che tanto hanno lavorato nella loro vita e meriterebbero riposo e rispetto, oggi sono invece spesso vessati, umiliati da tante situazioni. Costretti a rassegnarsi ad essere trattati da cittadini minori dalle mille burocrazie italiane. Per aiutare e consigliare tutti coloro che si trovano in difficoltà nell’affrontare le tematiche burocratiche è stato creato questo punto di ascolto e consulenza gratuita.»

Per quanto riguarda i servizi sanitari?

«Abbiamo il punto prelievi per le analisi del sangue, che si svolge a Bressana presso la palazzina ex Asl tutti i giovedì mattina, giorno di mercato. Abbiamo fatto coincidere questi due momenti per facilitare la socializzazione degli anziani. Vengono un medico dell’Ospedale di Voghera, un impiegato e un infermiere presso la palazzina ex ASL.»

A Bressana quest’anno ci saranno le elezioni comunali. Cosa si aspetterebbe dalla nuova legislatura?

«Sono più curioso di vedere se chi si candida vorrà finalmente capire quali sono le reali attese dei bressanesi; che tipo di dialogo vorrebbero ci fosse tra amministrazione e cittadino; cosa intendono per buona amministrazione; cosa, a loro avviso, potrebbe dare una vera svolta positiva alla vita del paese e dei suoi abitanti. Insomma c’è ampio spazio per sbizzarrirsi!»

Sbizzarriamoci…

«I miei, naturalmente, sono solo spunti da cui partire. Sarebbe auspicabile che queste pagine e quelli degli altri strumenti di informazione potessero essere fonte di riflessioni propositive. La partecipazione democratica ha grande valore soprattutto se riesce a coinvolgere diverse generazioni. Quelle che di Bressana hanno fatto la storia, quelle che la stanno costruendo e quelle che devono garantire un paese migliore per il futuro dei propri figli.»

Dal suo osservatorio privilegiato dell’Auser ha avuto modo di captare quante e quali liste saranno in lizza per il governo del paese?

«A Bressana già ora circolano diverse voci. Come in ogni piccola comunità, ognuno ripete quello che ha sentito al bar, dal parente, dall’amico o dal vicino di casa. Le domande sono le solite: chi saranno i candidati al ruolo di sindaco, quante liste ci saranno e chi saranno le persone che le comporranno. Qualcuno, come nel calcio, s’improvvisa esperto ed elabora le formazioni da schierare in campo e a fare pronostici. Qualcun altro, per il solo gusto di far polemica, si diverte a mettere zizzania. Per ora sembrerebbe che ci siano certamente n.3 liste. Personalmente ritengo che anziché concentrarsi solo sulle persone sia importante parlare di temi e di obiettivi.»

 

di Pier Luigi Feltri

 

Come ormai noto, nell’agosto del 2020 il nostro territorio ospiterà la 95° edizione della ISDE – 6 Giorni Enduro. L’organizzazione dell’evento è stata affidata dalla Federazione Motociclistica Internazionale al Moto Club Vittorio Alfieri di Asti. Si sono già costituiti un comitato organizzatore ed un pool organizzativo. Il quartier generale è fissato presso l’aeroporto di Rivanazzano Terme, e le prove speciali si terranno in Valle Staffora e in Val Curone. Intorno a questa prospettiva si è creato un grande entusiasmo non solo negli ambienti motociclistici, ma anche nei discorsi delle persone comuni, che non sono certo abituate a vedere a queste latitudini eventi di caratura internazionale. Tuttavia, come spesso accade, esiste anche un rovescio della medaglia. Che va ad insistere su quello che è, volenti o nolenti, un nervo scoperto da molto tempo: il rapporto fra i motociclisti e gli agricoltori. Questi ultimi, a meno che non siano essi stessi appassionati di enduro, non vedono generalmente di buon grado - per usare un eufemismo - il passaggio delle due ruote sui loro terreni e sulle loro strade interpoderali.

I motociclisti della domenica, per intenderci, che sarebbero colpevoli di rovinare il fondo delle mulattiere. C’è, occorre dirlo, differenza fra i motociclisti isolati e quelli appartenenti a motoclub – in genere più organizzati, più rispettosi, più attenti anche alle condizioni del terreno. Altrettanto critici sono gli appassionati di trekking, che vedono nella loro passione un modo per far conoscere e rilanciare il territorio e non hanno piacere di ascoltare il rombo dei motori, o di trovare nel sentiero il solco creato da un motociclista che ha pensato bene di buttarsi in un sentiero fangoso. Questi e altri punti di vista sono entrati nelle discussioni di un comitato, sorto spontaneamente per studiare l’impatto che questa manifestazione avrà inevitabilmente sul territorio. Non si pensi, tuttavia, a barricate contro la manifestazione senza se e senza ma. Il pensiero del comitato è, tutto sommato, di buon senso: ‘‘Nessuno vuole chiudere la porta in faccia, chiediamo solo che ci siano delle regole’’. Ne abbiamo parlato con Patrizio Dolcini, membro del direttivo regionale di Legambiente Lombardia e, in questa veste, parte attiva del comitato.

Dolcini, il progetto sembra interessante. Cosa non la convince?

«Ci sono molte esigenze da tenere presente. Quest’anno hanno iniziato di nuovo a portare il bestiame nei pascoli alti. Se gli stessi territori vengono a essere investiti da fenomeni di questo tipo, sorge un nuovo problema che si affianca agli altri già esistenti. Poi c’è il discorso dei boscaioli. Alcuni hanno sistemato le strade agro-silvo-pastorali, a loro spese, per poter svolgere il loro lavoro. Potrebbero avere qualcosa in contrario. Quello che si chiedono è: io ho messo a posto le strade, ora mi fate passare di qui qualche centinaio di mezzi, e poi devo risistemare nuovamente tutti i percorsi?»

Non sono ancora stati posti sul tavolo questi problemi?

«Il problema, da un lato, è che allo stato attuale non si conoscono i percorsi che saranno interessati. C’è stato un passaggio in alcuni comuni, dove è stata presentata a grandi linee l’iniziativa, ma non i percorsi. In Provincia non è ancora stato presentato alcun documento, non sappiamo esattamente se sia stato presentato qualcosa in regione, ma abbiamo ragione di pensare di no. Il primo passo per poter esprimere un giudizio compiuto, per capire l’impatto che questa manifestazione potrebbe avere sul territorio, è l’arrivare ad avere un documento fra le mani.»

Che tipo di documento? Quali informazioni dovrebbe contenere?

«Questo documento deve indicare almeno a grandi linee i percorsi; per quanto riguarda le aree protette, si deve indicare quale sarà l’impatto ambientale. Su queste basi, intanto, si possono iniziare a fare dei ragionamenti. Il dubbio è che questa manifestazione venga proposta sul nostro territorio perché qui manca un riferimento normativo. È difficile che la si vada a proporre nelle Langhe, per fare un esempio. Che è un’area molto vocata per questi eventi, ma che può contare su un regolamento preciso. È molto difficile che la si proponga in Trentino, per le stesse ragioni.»

Quindi occorrerà che, in via primaria, si regolamenti la disciplina?

«L’idea nostra è anche questa: sfruttiamo in questo momento il traino che per certi versi può avere un’iniziativa di questo tipo per definire, anche qui, dei regolamenti. Siccome è un problema che esiste già, al di là della manifestazione in questione. Adesso è un caos. E si rischia di andare ad uno scontro fra le realtà che sono già presenti sul territorio (attività boschive, pascoli) e chi fa enduro.»

Non voglio immaginare l’insorgenza di fenomeni di “disobbedienza civile” o addirittura di sabotaggi…

«È anche questo che vogliamo evitare.»

Chi ha la potestà di emanare questi regolamenti?

«La Provincia può avere la giurisdizione per quanto riguarda la fascia collinare. La Comunità Montana per la fascia più elevata. Questi sono gli enti a cui rivolgersi. Per quanto riguarda gli organizzatori, quello che stiamo chiedendo è molto semplice: inizino a dirci cosa intendono fare. Ora come ora viaggiamo nel dubbio che possano esserci dalle poche decine fino ai 200 km giornalieri che verranno percorsi da centinaia di moto. In ogni caso non si può pensare che l’impatto sul territorio sia nullo. Nella sola provincia di Pavia, l’anno scorso, sono stati investiti 300mila euro di fondi regionali per sistemare i sentieri.»

Anche gli ATC, peraltro, si occupano di mantenere alcuni tratti di viabilità boschiva…

«Stiamo parlando di sentieri che vengono mantenuti da più soggetti. Non dimentichiamo che i sentieri dell’Oltrepò sono cruciali anche per gli appassionati di trekking, perché rappresentano un crocevia rispetto a tanti itinerari: Via degli Abati, Via del Sale… percorsi che rientrano nelle cosiddette ‘’Grandi vie’’. E hanno un loro lancio turistico. Non è un caso che l’assessore regionale Magoni abbia destinato fondi per questo tipo di turismo all’Oltrepò. C’è una vocazione in questo senso. È chiaro che una manifestazione di questo tipo non deve interferire e magari distruggere quello che è stato costruito.»

Insomma, non si tratta di richieste inattuabili. Chiedete, in sostanza, di tenere presenti le esigenze di tutti gli interessati e la vocazione del territorio. E di regolamentare il settore.

«Ma poi, regolamento a parte, non è totalmente chiaro a chi tocchi autorizzare una manifestazione di questo tipo. I Comuni hanno potestà fino a manifestazioni di due giorni. La Comunità Montana fino a tre giorni. Qui si parla, peraltro, di coinvolgere due provincie e quindi anche due regioni. In più c’è da tenere presente una convenzione firmata fra la federazione motociclistica e il Corpo Forestale (confluito nei Carabinieri Forestali), che dà una serie di indicazioni che in qualche caso sono state anche ottemperate.»

Pare che le autorità locali vedano di buon grado la manifestazione in questione.

«Noi abbiamo scritto a tutti: Provincia, Fondazione per lo Sviluppo dell’Oltrepò Pavese, comuni… laddove abbiamo avuto risposta, ci hanno detto che erano stati informati che esiste una volontà di organizzare questa manifestazione; altri, però, ci hanno ringraziati di averli informati, perché non ne sapevano niente.»

Si è formato una sorta di ‘‘comitato’’ per seguire gli sviluppi della vicenda. Chi ne fa parte?

«Legambiente Lombardia e Piemonte, Legambiente Oltrepò, CAI ligure-piemontese, Comitato Tutela Ambiente Montano delle Quattro Provincie, e poi una serie di associazioni locali che man mano stanno arrivando; come Oltre le strette (Val Borbera), La Burela di Zavattarello, l’Anpi, gli amici della biblioteca, e poi tutta una serie di associazioni locali che non sempre si occupano di ambiente.  In più ora vedremo se sarà possibile coinvolgere chi opera a livello economico, come gli agriturismi. Alcuni già hanno dato la loro disponibilità. Sonderemo anche la posizione di Coldiretti. Altra cosa è capire come si posizionano i vari sindaci.»

Quale può essere il loro ruolo?

«Una delle cose che emergono in questo territorio è la frammentazione in microproprietà. Diventa anche un problema avvisare tutti i proprietari dei terreni coinvolti. Normalmente i comuni espongono all’Albo Pretorio un avviso che, normalmente, non guarda nessuno. Quello che noi andremo a richiedere ai sindaci è che agiscano nel modo più corretto e trasparente possibile, avvisando direttamente almeno i proprietari maggiori. Non vengano a saperlo dal giornale. La trasparenza passa anche da queste cose. Poi c’è la questione delle aree protette. La normativa dà indicazioni ben precise. Occorre valutare l’impatto sull’ambiente naturale. Non è che abbondiamo enormemente di aree di questo tipo; è però anche vero che 4 o 5 aree, in questi percorsi ci sono. Da questa documentazione che va presentata vorremmo capire qual è il livello di interazione. Teniamo ben presente il fenomeno di Monte Alpe, che ormai è diventato quasi una pista per enduristi.»

Le posizioni favorevoli fino a questo momento espresse da alcuni amministratori, certamente, valutano con positività l’effetto che una gran presenza di appassionati potrebbe portare all’indotto. Non solo in relazione alla manifestazione in programma, ma anche ad una presenza più puntuale degli appassionati di enduro sul nostro territorio. Ricadute a livello di attività ricettive, in particolar modo. E quindi, in prospettiva, anche di occupazione…

«Abbiamo sentito il parere di alcuni imprenditori, siamo andati a parlare con chi ha agriturismi piuttosto che altre attività che possono trarre beneficio dalla presenza di visitatori. Per quanto riguarda la presenza di cacciatori sono felicissimi, perché in genere sono abbastanza stanziali nelle loro abitudini: si fermano anche a dormire, oltre che a mangiare, e sono propensi a tornare. Gli enduristi pare siano molto spesso di passaggio. Arrivano di mattina, con la moto sul loro carrellino; magari fanno merenda ma raramente si fermano per cena e poi se ne vanno. In più, siccome comincia a esserci un certo turismo ambientale nel fine settimana legato anche alle camminate, e dal momento che alcune realtà hanno fatto investimenti su questo tipo di turismo, è normale che ci sia un po’ di preoccupazione. Nessuno vuole vietare agli appassionati di enduro di praticare il loro sport, ma è giusto che si mettano dei paletti, delle regole. Ci possono essere aree autorizzate e aree non autorizzate.»

Altri suggerimenti, oltre all’adozione di un regolamento?

«Quello che chiediamo è molto semplice. Primo: avere informazioni e quindi documentazione. Secondo: un regolamento. Nessuno vuole chiudere la porta in faccia, chiediamo solo che ci siano delle regole. Ormai abbiamo regolamentato tutto, regolamentiamo anche l’enduro. Terzo: cerchiamo di capire se l’impatto che si prospetta è sopportabile dal territorio, ma anche se conviene al territorio. Recenti manifestazioni di questo tipo sono rimaste in piedi unicamente perché sono arrivati fondi statali a tenere il bilancio in pareggio. C’è anche da valutare la convenienza di un’operazione di questo tipo.»

Il ‘‘comitato’’ cui accennavamo prima si è già riunito, nelle scorse settimane, a Valverde. Sono state prese decisioni?

«Quello che è stato deciso, a livello generale, è quanto abbiamo detto fino a questo momento. Ci troviamo in un territorio dove è normato tutto, in maniera sensata, e chiediamo che siano normate anche attività come l’enduro, prima che si vada a creare disagi e magari anche scontri che possono tranquillamente essere evitati.»

Ci sono degli esempi di regolamento che possiamo citare?

«I regolamenti a cui fare riferimento sono quello della Provincia Autonoma di Trento, che è un regolamento molto sensato, nel senso che esclude le aree boschive dove avviene un’attività legata a operazioni forestali, esclude le aree naturalistiche e i sentieri segnalati. Insomma, ci sono dei paletti: entro questi paletti le attività sono consentite. Bisogna rendere la pratica dell’enduro compatibile con quelle che sono le altre attività del territorio. Escluderei, per esempio, le aree vitivinicole aree di pregio.»

È anche l’occasione per tornare a conoscere il territorio e per mapparne le peculiarità. Anche questo è un ambito molto frammentato…

«Un ulteriore input che può venire è anche questo. A fronte della proposta di una regolamentazione in tal senso, noi stiamo anche portando avanti un’attività sul territorio per far crescere da un lato quella che è la conoscenza territorio, e dall’altra l’idea di un turismo responsabile. Ci sono decine di iniziative sul territorio. Pensiamo solo alla Strategia Nazionale Aree Interne. Ci sono associazioni come il Comitato per il Rio Morcione, come Volo di Rondine… E peraltro, a livello istituzionale, stanno anche arrivando consistenti per lo sviluppo di un certo tipo di turismo. Stiamo guardando con attenzione anche il Piano di sviluppo locale della Fondazione per lo Sviluppo dell’Oltrepò Pavese, che tocca anche attività forestali e agricole.»

Il comitato, che probabilmente si allargherà, potrebbe diventare un coordinamento più strutturato, più regolare… una delle pecche del nostro territorio è che ci si riunisce sempre e soltanto quando emerge una questione (un possibile problema). Poi, però, ‘‘passata la festa, gabbato lu santu’’: ognuno torna a pensare al proprio orticello.

«Lo sforzo che stiamo facendo come Legambiente e come Comitato Quattro Provincie è proprio quello di costruire un quadro generale. Il fatto di iniziare a fare questi coordinamenti nasce anche dall’esigenza di mantenere un filo comune fra le iniziative che riguardano questi temi. Non solo l’enduro.»

Prossime iniziative?

«Pensiamo di proporre un’attività abbastanza regolare, per lo meno una riunione mensile a livello di comitato, e cercare di coinvolgere tutte le varie realtà. Man mano le renderemo note. Cercheremo di organizzare delle uscite per far conoscere il territorio. Alcune zone sono state quasi dimenticate. Zone bellissime che conoscono molto meglio i ciclisti tedeschi che i camminatori pavesi.»

Ovvero?

«Ci sono zone del Penice dove la Federazione Ciclistica Tedesca ha mappato dei tracciati straordinari. Zone che noi conosciamo per modo di dire, che visitiamo poco.»

La prima riunione del comitato si è tenuta nel nuovo Centro Polifunzionale di Valverde. Un punto di riferimento…

«Valverde è un esempio di come si possa coniugare in un piccolo centro il far crescere un turismo di qualità con la rivalutazione generale del territorio. C’è un ostello, un centro polifunzionale, un Parco Locale di Interesse Sovracomunale che può essere ampliato, con Calenzone e tutta l’area intorno all’Alpe.»

di Pier Luigi Feltri

L’ex candidato sindaco ed attuale consigliere comunale del Partito Democratico a Voghera, scrive :

“Ecco i numeri del saccheggio di ASM Vendita & Servizi

Utenti indennizzati: 31.000

Costo indennizzi: 365.000€

Costo consulenze

fatturazione 400.000€

Costo stimato 12

dipendenti aggiuntivi

(tutti amici...) 240.000€

Costo totale 1.005.000€

I valori non sono definitivi ma soggetti ad aumento. Occorre aggiungere i costi di altri indennizzi.

Questo il risultato della irresponsabilità dei vertici del gruppo ASM nominati dal Sindaco, uno sperpero epocale a danno dei vogheresi.

Elenco alcune ipotesi di come avremmo potuto utilizzare il 1.000.0000 € nei Servizi Sociali

Case popolari: 50 appartamenti (costo del singolo ripristino 20.000€)

Borse- lavoro: 300 per disoccupati (500€ al mese per 6 mesi)

Voucher: 2.000 (500€ singolo) per famiglie bisognose di alimenti

Asili nido : 100 posti circa

E tutto ciò nonostante l’organico di ASM sia stato raddoppiato, per clientelismo politico, da 10 dipendenti, quando le cose funzionavano, a 22 per non far funzionare nulla. La minoranza ha chiesto una #commissione di #indagine sull’intero gruppo ASM, ma la proposta è stata respinta. Il centro-destra, non solo ha causato lo sperpero, ma ha ribadito la fiducia a chi ha lo ha provocato. Chiedo al Sindaco: con coraggio rifiuterà ai figli dei vogheresi bisognosi i posti negli asili nido? Con che faccia rifiuterà agli anziani la casa popolare e i soldi per arrivare a fine mese? Quanti buoni pasto in meno saranno disponibili avendo dilapidato tutti questi soldi? Mandiamoli tutti a casa il prima possibile, hanno spogliato ASM e la città.”

L’ultimo monitoraggio compiuto dall’Assessorato al Turismo della Provincia di Pavia vede attivi Oltrepò Pavese 9 punti informazioni tra IAT e Info Point… "Gli uffici di informazione e accoglienza turistica e gli Info Point della Provincia di Pavia – ricorda l’Assessore al Turismo, Emanuela Marchiafava – svolgono un lavoro preziosissimo, essenziale e silenzioso. Forniscono infatti gratuitamente informazioni, anche online, e distribuiscono materiale promozionale sulle attrattive turistiche, anche nell'ambito locale, degli ambiti territoriali limitrofi, provinciali e regionali. 

Ma non solo – sottolinea – queste strutture sono delle vere e proprie miniere di informazioni sull'organizzazione dei servizi, sulle strutture ricettive e di ristorazione, sull'offerta di servizi turistici, di itinerari di visita e sulle escursioni. Con l’ulteriore potenziamento degli Info Point a breve, nei comuni di Broni e di Varzi, queste strutture stanno coprendo egregiamente ed in modo capillare tutta la nostra provincia”. A questi a breve si aggiungeranno altri due nuovi Info Point, a Broni presso il Comune in Piazza Garibaldi, e a Varzi, nella “Casa dei Servizi delle Terre Alte di Varzi”, così da potenziare le strutture turistiche al servizio dei visitatori. Gli Info Point, infatti, anche se di piccole dimensioni, risultano strategici nel fornire informazioni e assistenza a chi chiede notizie sul territorio. 

I.A.T. e Info Point in Oltrepò Pavese

IAT di Salice Terme - c/o Comune Viale Diviani, 11 27052 Godiasco - Salice Terme

tel. 0383-  91207/92821 Fax 0383-944540  www.provincia.pv.it             Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Martedì - Mercoledì  9.00 - 12.30 / 14.00 - 17.30 - Giovedì - Venerdì 9.00 - 12.30 / 14.00 - 18.00 

Ufficio Territoriale di Informazioni Turistiche di Codevilla - c/o C. Comm. "Sorelle Ramonda" SP Bressana- Salice 27050 Codevilla

Tel 0382-597063 Fax 0383-597057 www.provincia.pv.it     Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Lunedì- venerdì ore 9.00-12.30 e il Giovedì anche 14.00-16.30

INFO POINT - Brallo di Pregola - c/o Pro Loco Via della Pineta, 7 27050 Brallo di Pregola

Tel 0383-500557 sito: www.probrallo.net   email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Aperta nei mesi di luglio e agosto: dalle 9.00-12.00 e 14.00-18.00.

INFO POINT – Casteggio - c/o Comune P.zza Vittorio Veneto, 22 27045 Casteggio

Tel e fax 0383- 805535 www.infopointcasteggio.it  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Lunedì-mercoledì e venerdì 9.30-12.30 e 14.30-17.30 Sabato e domenica 9.30-12.00

INFO POINT – Cecima - Planetario e Osservatorio Astronomico "G. Giacomotto" Ca' del Monte - Località Cascina Monte, 2 27050 Cecima

Tel. 327-7672984 www.osservatoriocadelmonte.it   Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Aperto da marzo a novembre: sabato sera dalle 21.30 alle 23.30 Domenica dalle 16.00 alle 17.30 Da maggio a settembre apre anche il Venerdì sera dalle 21.00 alle 23.30. L’Info point è comunque sempre aperto in coincidenza con le aperture dell’osservatorio

INFO POINT – Stradella - c/o Stazione Ferroviaria (locali ex biglietteria) Piazzale Matteotti, 2 27049 Stradella

Tel 345 8886033 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.infopointstradella.it

orari di apertura: martedì e sabato dalle ore 9,30 alle ore 12,30  giovedì dalle ore 14,30 alle ore 18,30

INFO POINT - Val di Nizza - c/o Castello di Oramala 27050 Val di Nizza

Cell 333.3418574 - 339.2098288 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.spinofiorito.net

Dal 1 aprile al 15 ottobre tutte le domeniche e festivi dalle 14.00 alle 19.00

INFO POINT – Valverde - c/o Comune Piazza Resistenza 27050 Valverde (PV)

Tel. 0383589163 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.comunevalverde.it

Orari apertura: dalle ore 8.00 alle 14.00. Nella Piazza esiste un totem informativo 24h

INFO POINT – Zavattarello - c/o Castello dal Verme e Comune Piazza dal Verme, 1 27050 Zavattarello

Tel 0383 580132 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sabato e domenica dalle 14,30 alle 17,30 Durante i giorni feriali, è possibile rivolgersi agli uffici comunali di Via Vittorio Emanuele 41

Source : https://www.provincia.pv.it/it/notizie/5715-accoglienza-turistica-ben-15-le-strutture-tra-iat-e-info-point.html?fbclid=IwAR18z02TWT-48U0DUYgVKPgZ7XzPtXMR-mfSfrpg4GSnoi79Nlv2B32BtNw

Rivedersi dopo tanto tempo, proprio dove tutto è iniziato. Giovedì 9 maggio, presso il Teatro Comunale di Retorbido alle ore 21.00.  L'occasione è la presentazione del libro di Vincenzo Giudice "Si fa presto a dire pirolisi. Il riscatto della ragione sospesa" (Primula Editore), che ripercorre i 1.000 giorni della lotta contro la pirolisi.

Vincenzo racconta quella storia, la nostra storia, con precisione giornalistica e capacità narrativa, portando in piena luce l'aspetto emozionale della vicenda, perché la brutta vicenda della pirolisi si è trasformata in una splendida storia di amicizia, di stretti legami che si manterranno nel tempo, perché tra le pagine della piccola storia locale, saremo sempre "quelli della pirolisi", quelli che hanno reso inevitabile ciò che sembrava impossibile.

Una serata  per ripercorrere alcuni dei momenti di quel periodo, perché rivivere a distanza ciò che è stato, ci fa comprendere meglio la potenza che ha avuto quell'incredibile, e in parte inatteso, riscatto civico della popolazione oltrepadana.

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La Compagnia dialettale dell’oratorio di Broni entra nel suo ventiseiesimo anno di attività. E lo fa, come ogni anno, proponendo al suo affezionato pubblico una nuova produzione. Alle ore 21 di sabato 4 maggio al teatro dell’oratorio e di sabato 11 maggio al teatro Carbonetti andrà in scena “Ponta chi un’altra cadrega”, rivista comico musicale in due tempi scritta e diretta da Milena Sacchi.

Il titolo in dialetto null’altro è che la “rivisitazione” di “Aggiungi un posto a tavola”, il musical per eccellenza, la più celebre commedia musicale di Garinei e Giovannini, rappresentata per la prima volta nel 1974 e considerata un classico della storia del teatro italiano, da oltre quarant’anni rappresentata in tutto il mondo, con le splendide musiche del grande maestro Armando Trovajoli. Chi non ricorda l’intramontabile Jonny Dorelli nei panni di don Silvestro ed oggi il figlio Gianluca Guidi a seguire le orme del padre con analoga bravura.

Il lavoro della Compagnia bronese sarà appunto una lettura in chiave bronese dell’opera di Garinei e Giovannini. E così il gruppo teatrale, nato all’ombra del campanile di Broni e seguito dal mai dimenticato Lasarat, continua nel suo lavoro di riscrittura di grandi capolavori della letteratura e del teatro. Sempre con lo scopo da una parte di dimostrare quanto il vernacolo sia lingua viva e dall’altra riaffermare l’importanza della cultura popolare che proprio nel dialetto trova un veicolo espressivo di primaria importanza.

“La nostra scelta – dicono gli attori della compagnia – è caduta quest’anno su “Aggiungi un posto a tavola” perché si tratta di un grande musical, conosciuto da tutti e che pensiamo possa soddisfare i gusti di grandi e piccini. Non sarà facile cimentarsi con un’opera del genere, ma come sempre ce la metteremo tutta. L’importante per noi è stare insieme, divertirci e far trascorrere due ore in serenità al nostro pubblico che speriamo anche quest’anno sia benevolo con noi!”.

Sul palcoscenico saliranno Fabio Brambilla, Francesco Bergonzi, Patrizia Brigada, Patrizia Buiatti, Paolo Cantaluppi, Patrizia Casarini, Fabio Cavagnini, Luca Cavanna, Pietro Colombi, Irene Eisera, Mariarosa Estini, Franco Montagna, Giuseppe Pallavera, Caterina Pellizzari, Marco Rezzani, Christian Troni, Maicol Troni, Raffaella Vercesi e Annalisa Zucconi.

Anche quest’anno ci saranno i giovani attori, ormai una piccola Compagnia nella Compagnia, il futuro con la loro simpatia e la loro bravura: Alessandro Bardoni, Maria Bardoni, Chiara Bonini, Elisa Brambilla, Sofia Brambilla, Giacomo Cavanna, Sofia Cavanna, Giacomo De Alberti, Vittoria Nervi, Andrea Rezzani, Eleonora Zucconi.

Non mancheranno le canzoni accompagnate ed eseguite dal vivo, le scenografie realizzate dal maestro Augusto Corbellini e i costumi di Giuse Festari.

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Manca un mese alla Granfondo del Penice-Ti Rex, che domenica 2 giugno verrà organizzata a Zavattarello dall’Asd Santangelo Edilferramenta.

La manifestazione offrirà due percorsi, rinnovati e sempre più sicuri, di 116 chilometri e 2660 metri di dislivello e di 70 chilometri e 1660 metri di dislivello.

Il pacco gara, invece, conterrà un porta utensili a forma di borraccia, griffato con il logo della manifestazione, e un kit d'emergenza che conterrà una camera d'aria, un leva gomme e una bomboletta d'aria compressa. Il tutto accompagnato da prodotti della Namedsport. 

Si ricorda che sarà possibile iscriversi online con 40 euro sino al 30 maggio e infine con 45 euro in loco il 1° e il 2 giugno. 

Visto che la società santangiolina organizza anche la Granfondo di Casteggio, viene proposta una combinata che permetterà di prendere parte ai due eventi con quota agevolata.

Si ricorda che la granfondo fa parte del Trofeo santangiolino, che premia le squadre con il maggior numero di iscritti sommati sulle manifestazioni santangioline e sulla Granfondo Milano, organizzata da Dueruote.

Tutti i dettagli sono disponibili sul http://asdsantangelo.blogspot.com/p/blog-page_9.html

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31 maggio 2013: Pierdante Piccioni, primario all'ospedale di Lodi, ha un incidente lungo la tangenziale di Pavia e va in coma. Quando si risveglia, poche ore dopo, è convinto che sia il 25 ottobre 2001: a causa di una lesione cerebrale, dodici anni della sua vita sono stati inghiottiti in un buco nero. Il suo ultimo ricordo è il momento in cui sta uscendo dalla scuola dove ha appena accompagnato il figlio Tommaso, nel giorno dell'ottavo compleanno. Precisamente il 25 ottobre 2001, dodici anni prima della realtà che sta vivendo. Pierdante però non si vuol dare per vinto e dal perdere la memoria è tornato a riconquistarla: da qui il titolo del libro "Meno dodici" edito da Oscar Bestsellers, scritto con Pierangelo Sapegno, giornalista ed inviato speciale del quotidiano "La Stampa". Insieme i due hanno già scritto e pubblicato nel 2017 "Pronto Soccorso. Storie di un medico empatico".

Pierdante Piccioni parlerà della sua storia Venerdì 10 Maggio alle ore 21 presso la sala conferenze della Croce Rossa di Voghera, in via Carlo Emanuele III. Cremonese, classe 1954, Piccioni è stato direttore dei Pronto Soccorso di Lodi e Codogno, consulente del ministero della Salute, docente universitario. Nelle pagine del suo diario, in questo viaggio incredibile fra due esistenze parallele che non riuscirà mai a riallacciare completamente, Piccioni racconta non solo l'angoscia di un uomo costretto a guardare la realtà con gli occhi di un estraneo, come fosse un marziano, ma la lunga e faticosa riconquista della propria identità, delle relazioni con i familiari e con i colleghi, di tutto il tempo perduto che non riavrà più indietro.

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