Martedì, 16 Luglio 2019
Articoli filtrati per data: Martedì, 14 Maggio 2019

Con l’arrivo della bella stagione le Pro Loco dell’Oltrepò Pavese stanno “scaldando i motori” per offrire momenti di aggregazione e di festa ed in qualche caso, molti per alcuni, pochi per altri, anche eventi per la promozione turistica del proprio comune e del territorio oltrepadano in genere. Sottovoce (ma poi mica tanto) alcuni, in particolar modo operatori turistici, gestori di pubblici esercizi e di locali da ballo, contestano sempre più spesso qualche festa-evento organizzata dalle Pro Loco oltrepadane. Più precisamente sono criticate quelle manifestazioni che andrebbero contro gli interessi degli esercizi pubblici di un determinato comune. Alcuni gestori di esercizi pubblici dicono ad esempio che “non si può organizzare la festa della pizza in un paese che ha diverse pizzerie, perché toglie lavoro ed incassi alle pizzerie del paese”, oppure che “non si possono organizzare concerti musicali, più o meno gratuiti, ed a maggior ragione magari con una parte di contributi pubblici, dove ci sono locali da ballo, che devono organizzare le loro serate senza contributi”. Anche molti ristoratori si lamentano affermando che le Pro Loco fanno una concorrenza sleale,   “mentre noi dobbiamo pagare e mettere in regola tutto il nostro personale loro hanno tutti volontari, e mentre noi dobbiamo essere ligi a tutte le norme igienico sanitarie, alle feste di paese c’è la mancanza anche  di un minimo di controlli su ciò che viene portato in tavola o venduto”. Anche alcuni “esperti di turismo” ridacchiano (ma non troppo) e, sempre sottovoce, affermano che “in Oltrepò si organizzano troppe ‘false’ sagre e si propongono prodotti o piatti che non sono del territorio e non c’è alcuna attenzione alle questioni ambientali o di igiene”. Insomma, in Oltrepò (ma penso anche nelle altre regioni italiane) quasi tutti riconoscono il ruolo spesso unico e fondamentale delle Pro Loco, ma alcuni operatori economici del settore sono, per usare un eufemismo, infastiditi da quella che secondo loro è concorrenza sleale alle loro attività, in quanto godrebbe di agevolazioni, pochi controlli ed in qualche caso anche di finanziamenti pubblici o para-pubblici. In sostanza, di privilegi.

Personalmente ritengo il ruolo delle Pro Loco d’Oltrepò importante, in molti casi essenziale, anche se in alcuni casi i gestori dei locali pubblici qualche ragione ce l’hanno.

Alcune di queste realtà hanno l’indiscutibile merito di aver riscoperto e promosso le tradizioni e il recupero di antiche produzioni che rischiavano di essere perse, e su questo penso ci si trovi tutti d’accordo. Forse un po’ meno convergenza c’è su cosa fare per migliorare la promozione del territorio ed evitare le polemiche, che in questi momenti di “magra” economica affliggono i ristoratori, gli esercenti pubblici e locali affini. Secondo una corrente di pensiero non dovrebbero più trovare facilitazioni o addirittura sostegni economici tutte quelle iniziative che non valorizzano il territorio (dai produttori ai ristoratori) e che sono altresì mera occasione per fare business. Ad esempio tutte quelle sagre che con le tradizioni dell’Oltrepò nulla hanno a che fare: chi le vuole organizzare è libero di farlo, pagando però gli oneri per l’utilizzo degli spazi pubblici, sottoponendosi a tutti i controlli che valgono per gli esercenti e utilizzando personale preparato e non volontari. Per le sagre ‘in regola” invece (in buona sostanza quelle che promuovono il territorio e le sue tipicità) si potrebbero costruire ponti d’oro e coinvolgere ristoratori, commercianti e produttori del territorio nella loro organizzazione.

Un’altra corrente di pensiero, pur concordando che il settore va regolamentato, ricorda invece il valore economico di iniziative che attirano gente, insistendo sull’aspetto della socializzazione e sulla convenienza in termini di tariffe dei menu presentati nelle sagre rispetto a quelli della ristorazione. Tesi contestata da molti pubblici esercenti che insistono sulla mancanza di requisiti minimi da un punto di vista igienico sanitario nella maggior parte delle sagre “tarocche” e di concorrenza sleale di chi propone dei prezzi “alleggeriti” dalla mancanza degli oneri che gravano sulla ristorazione. La realtà è che le Pro Loco  d’Oltrepò lavorano tutte per promuovere il paese, il comune o la località in cui hanno sede. A volte per quest’attività di promozione che riguarda diversi settori come il turismo, gli eventi a carattere sociale, culturale, musicale e sportivo pur  svolti sempre con il massimo entusiasmo, non sempre valutano bene le peculiarità che contraddistinguono il proprio territorio sotto l’aspetto turistico, culturale ed imprenditoriale. Le Pro Loco oltrepadane, per evitare critiche e contestazioni, dovrebbero sempre di più incrementare la loro attività per promuovere diverse tipologie di iniziative e manifestazioni che valorizzino e facciano conoscere il paesaggio e la realtà ambientale del luogo congiuntamente alle tradizioni ed ai prodotti tipici. Come avrete potuto notare, si accenna spesso alle parole “tradizione”, “prodotti tipici” , “paesaggio” e “turismo”, in associazione con la parola “Pro Loco”, è quindi evidente che una Pro Loco sia importantissima per ogni paese dell’Oltrepò, soprattutto dei più piccoli, in modo che il suo patrimonio venga sempre maggiormente valorizzato e il proprio territorio sempre più conosciuto e apprezzato.

Per fortuna in Oltrepò ci sono tante sagre serie e di valore, organizzate da volontari che sono rappresentanti genuini del luogo.

La verità è che senza le Pro Loco molti paesi oltrepadani vedrebbero scorrere i mesi primaverili ed estivi senza “lo straccio” di un giorno di festa, quindi in alcuni casi e con alcune argomentazioni è corretto criticarne una parte. Ricordiamo però che senza di loro che organizzano, si “sbattono”, si ingegnano per il turismo e la promozione delle tipicità per l’Oltrepò sarebbero...”uccelli amari”, scusate il francesismo.

Alessandro Piacentini è il giovanissimo presidente dell’organizzazione Lyon Eventi, che lui stesso ha fondato nel 2015 per promuovere manifestazioni di vario genere sul territorio d’Oltrepò. Quando ha creato Lyon di anni ne aveva 17. Oggi ne ha 21, ma la sua passione per l’organizzazione di eventi era già evidente a 13 anni, quando ha iniziato riunendo le compagnie dei paesi vicini a Montebello della Battaglia per creare campionati di calcio estivi. Il passaggio, piuttosto naturale, è stato alle discoteche, dove si è fatto le ossa come Pr ottenendo risultati importanti :«Ricordo ancora la prima vendita della veglia della mia scuola: avevo fatto 637 ingressi: è stato bellissimo».

Piacentini, dopo le discoteche come le è venuto di pensare più in grande?

«La mia è una passione e, visto che mi riusciva bene, ho voluto creare un’organizzazione costituita da più ragazzi specializzata nell’organizzazione di eventi in Oltrepò Pavese che si concentrasse su più categorie: prima ero solo, poi in due, poi in tre.. fino a crescere».

Oggi in quanti siete?

«In quattro anni e mezzo di attività oggi il gruppo è arrivato a comprendere oltre 400 ragazzi».

Come siete organizzati?

«Ci sono gli under 18, che si dedicano alle pubbliche relazioni delle discoteche locali, e gli over 18, addetti alla pubblicità e al marketing. Poi c’è un gruppo staff compatto specializzato in compiti e reparti precisi».

Che tipo di eventi organizzate?

«Lavoriamo a 360 gradi. Ci sono fiere, manifestazioni, eventi sportivi e culturali, party e serate in discoteca, eventi formativi. Inoltre Lyon eventi è il partner ideale per la creazione di team building, compleanni, feste private, diciottesimi e feste di laurea. In particolare teniamo agli eventi sportivi, come la Summer Cup (tornei di calcio a 7) quest’anno all’ottava edizione e le notturne di calcio a 5».

Operate esclusivamente in Oltrepò oppure guardate più in là? Perché questa scelta?

«Esclusivamente no. In Oltrepò Pavese è importante mettere basi solide e costruttive per un futuro migliore, ma guardiamo anche oltre, come recita il nostro hashtag distintivo. Già da qualche anno collaboriamo con la Liguria durante il periodo estivo. L’iniziativa si chiama Lyon in Tour ed è un progetto in espansione: quest’anno giungerà alla terza edizione e ha il compito di portare i nostri in diversi locali liguri con collaborazioni proficue, dando la possibilità ai nostri DJ di emergere anche fuori dal loro Paese. L’anno precedente abbiamo totalizzato 202 ragazzi in tre tappe, dove pullman partivano dall’Oltrepò Pavese in direzione Liguria».

L’ultimo evento che avete organizzato è Spring Smell, nell’area Truffi. Di che tipo di iniziativa si tratta?

«è un progetto che ha lo scopo di ripetersi annualmente nel nostro territorio per dare un caloroso benvenuto alla primavera e si tiene quest’anno in due serate, il 5 e il 6 aprile che avranno tematiche differenti con lo scopo di mettere in contatto le diverse generazioni. Di fatti, la manifestazione nella sua completa totalità, si chiama “Spring Smell, Generazioni a Confronto”. Ho voluto riunire dai giovani millennials agli adulti più esperti: è bello mescolare tradizioni, usi e costumi di ciascuno di essi. Ci sono musica, cibo e tanti stand per presentare prodotti locali ma non solo».

Più in generale, quali difficoltà si incontrato nell’organizzazione di eventi sul territorio?

«La difficoltà più grande nel territorio a mio avviso è la troppa competizione. Troppe lotte senza un motivo. Troppa gente che ti augura del male e troppa gente che spera nella tua discesa. Al giorno d’oggi se non stai antipatico a qualcuno vuol dire  che non hai molta personalità ma in parte lo trovo sbagliato. Un’altra difficolta importante da non sottovalutare è la mancanza di aiuto da parte dei luoghi ospitanti per i motivi che ho citato precedentemente. Bisogna resistere, con cuore e passione».

Le istituzioni collaborano con voi? Oppure avete problemi nell’organizzazione?

«Penso che avere dei giovani che vogliono creare qualcosa nel territorio sia un pregio, ma evidentemente non tutti la pensano così. Io penso al mio lavoro. Testa bassa e pedalare. Ci tengo però a ringraziare le Pro Loco che, loro sì, danno una grande mano».

Come vi finanziate?

«Mi piace la massima “Svuota le tue tasche per riempire la tua mente, perché un giorno sarà la tua mente a riempire le tue tasche”. Personalmente ringrazio i miei genitori che mi hanno sempre supportato, ma anche tutte quelle piccole medio imprese che hanno sponsorizzato i nostri eventi nel corso degli anni. Ci tengo però a specificare che non serve essere ricchi per creare qualcosa di grande».

Che tipo di risposta ottenete dall’Oltrepò? è davvero una terra “dormiente” come si dice?

«Penso che l’Oltrepò sia una terra con un valore pazzesco. Peccato però che è spesso nascosto. A volte si pretende il cambiamento senza essere pronti. Come ripeto sempre ai ragazzi, la differenza più grande la fa la voglia di fare. L’entusiasmo è un’arma fondamentale e durante il nostro viaggio dovrà andare di pari passo con la competenza. L’Oltrepò è incredibile: basta viverlo e scoprirlo. Chiediamo che si dia più fiducia ai giovani».

di Christian Draghi

Nel mondo l'obesità cresce di più nelle zone non urbane (definite rurali dall'OMS) che nelle città. Lo rivela l'ampia ricerca condotta presso l'Imperial College di Londra e pubblicata sulla rivista Nature.
    La ricerca, che ha coinvolto oltre 1000 scienziati in tutto il mondo, ha analizzato dati di peso e altezza di 112 milioni di adulti in 200 paesi dal 1985 al 2017, confrontando i trend di crescita nel tempo dell'indice di massa corporea (che sarebbe un indice di misura del sovrappeso che si ottiene dividendo il peso di un individuo in chili per la sua altezza in metri moltiplicata per se stessa) tra coloro che vivono in aree rurali e coloro che vivono in città.
    È emerso che, se a livello globale in media, oggi, ogni adulto pesa 5-6 chili in più di un suo coetaneo di 33 anni fa, se si vanno però a guardare le diverse zone oltre il 50% dell'aumento di peso nel periodo di riferimento è dovuto all'aumento ponderale nelle aree rurali. In particolare, nei paesi in via di sviluppo più dell'80% dell'aumento di peso complessivo registrato negli ultimi decenni è dovuto all'aumento osservato nelle zone rurali.
    I risultati di questo studio grande condotto a livello globale stravolgono l'idea dominante secondo cui l'aumento dell'obesità sia dovuto allo stile di vita delle zone urbane, spiega il coordinatore del lavoro Majid Ezzati.
    "L'idea che vivere in zone rurali sia un fattore protettivo per l'obesità - spiega all'ANSA l'italiana Mariachiara Di Cesare della Middlesex University, una delle principali autrici del lavoro - non è più valida. Nelle zone rurali siamo passati dal non avere le risorse per acquistare cibo, al non avere le risorse per mangiare bene (per comprare cibo salutare).
    Affrontare la malnutrizione in tutte le sue forme richiede azioni integrate in cui il governo, la società civile e il settore privato devono focalizzare gli sforzi e le risorse per consentire la produzione e l'accesso ad una nutrizione sana", conclude

Alla vigilia di una nuova era "plastic free" scandita dagli step dell'Unione Europea e dal grido di allarme di un pianeta invaso dalla plastica, l'80% degli italiani teme di essere alle soglie di un disastro ambientale e il 74% "pensa di aver contribuito personalmente alle isole dei rifiuti negli oceani". Lo rivela il primo studio Ipsos dedicato alla "plastica", realizzato grazie all'analisi di numerosi studi e indagini di mercato condotte dall'Istituto su tematiche quali Csr (corporate social responsibility - responsabilità sociale d'impresa) e sostenibilità ambientale, che ci racconta comunque una crescente consapevolezza ambientale dei cittadini e delinea le aspettative dei consumatori nei confronti delle aziende in tema di impatto ambientale.

Per quanto riguarda "l'allarme plastica" per il 50% (1 su 2) è un problema molto serio e oltre 1 italiano su 3 ritiene che siano le aziende a dover offrire risposte concrete per la riduzione dell'uso della plastica nelle confezioni dei prodotti venduti, aziende che per il 77% non stanno facendo abbastanza per la sostenibilità.

Quindi "l'emergenza ecologica - secondo l'analisi - non è più percepita come priorità solo per una élite, ma è un problema vissuto dalla gran parte delle persone che se ne fanno carico attraverso, prima di tutto, un'acquisizione di conoscenza qualificata" cresciuta negli ultimi 4 anni del 65%. Ancora in merito al 'Sos plastica' per il 50% degli italiani "è un problema molto serio", mentre il 46% lo ritiene "solo" un problema, che esiste ma può essere risolto (26%) oppure che esiste perché ora la plastica non è adeguatamente riciclata (20%). Infine l'1% considera il dibattito sulla plastica frutto di allarmismi inutili e il 2% non lo vive come preoccupazione.

Inoltre dallo studio emerge come il plastic-free alle porte "rappresenti un'opportunità unica da cogliere e una scelta strategica per le aziende" e che il packaging è "il primo fattore di sostenibilità su cui viene valutato un brand (41%)".

Inoltre per il 77% dei cittadini le aziende dovrebbero ridurre le emissioni e l'impatto ambientale. Proprio sul nuovo modo di vivere il rapporto con il brand per il 52% degli italiani emerge il desiderio di trovare marche che permettano loro "di fare la differenza nel mondo". Un altro messaggio significativo dell'analisi Ipsos è quello per cui "oggi l'azienda sostenibile viene ripagata dai consumatori" con "il 68% dei cittadini disposto a pagare di più per un prodotto o servizio di un'azienda che attua politiche ambientali serie e rigorose". Per quanto riguarda i propri comportamenti, il 53% dichiara di acquistare prodotti realizzati con materiali riciclati, il 48% di riutilizzare articoli monouso, il 41% di smettere di acquistare beni con imballaggi non riciclabili e il 24% di smettere di andare nei negozi che ne usano molti. Infine nonostante la strada intrapresa verso un domani "plastic free" gli italiani ammettono che tra i prodotti in plastica a cui faticheranno a rinunciare ci sono le bottiglie d'acqua (il 33%) e le pellicole trasparenti per alimenti (il 27%)

Il 2018 segna la ripresa del settore agricolo (+0,6% produzione e +0,9% valore aggiunto) che raggiunge il valore di 59,3 miliardi di euro, pesca compresa. E' quanto emerge dal Rapporto Istat sull'andamento dell'economia agricola dove brilla il vino con una crescita marcata del 16,2%.

Con 10,2 miliardi di euro di valore della produzione di vino, l'Italia nel 2018 si è collocata in Europa seconda solo rispetto alla Francia, che ne ha prodotto per 12,6 miliardi. L'88% è stato prodotto nelle aziende agricole (42%) o nelle cooperative agricole (46%), solo il 12% dall'industria. L'export del vino ha superato i 6 miliardi di euro. Tuttavia, segnala l'Istituto di statistica, i margini calano, e crolla la produzione di di olio d'oliva (-34,7%), mentre la produzione di agrumi scende del (-4,0%). 

Il peso dell'agricoltura sull'intera economia, precisa ancora l'Istat, è al 2,1%; se si include l'industria alimentare si arriva al 3,9%. L'occupazione cresce dello 0,7%. Nella Ue a 28 l'Italia si conferma il primo Paese per valore aggiunto nel settore e il secondo per valore della produzione

 Il mondo consuma sempre più alcol, e contrariamente alle indicazioni dell'Oms il trend continuerà almeno fino al 2030. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Lancet, secondo cui al 2030 metà della popolazione mondiale consumerà alcol e il 23% lo farà in modo eccessivo almeno una volta al mese.
    Lo studio dell'università di Dresda, che si basa sui dati dell'Oms e del Global Burden of Diseases, ha calcolato che globalmente il consumo di alcol negli adulti è salito da 5,9 litri l'anno del 1990 a 6,5 litri del 2017, mentre nel 2030 arriverà a 7,6 litri. A determinare il trend sono soprattutto i paesi ad alto e medio reddito, il cui consumo cresce all'aumentare del tenore di vita. Gli aumenti maggiori nel periodo si sono registrati in India e Vietnam, mentre Russia, Gran Bretagna e Perù hanno mostrato i cali più significativi.
    L'Italia secondo i dati presentati era tra i paesi che consumavano di più, tra 10 e 12 litri pro capite, nel 1990, ma il trend in calo l'ha portata nella media globale, tra 6 e 7,9.
    "Sulla base di questi dati - scrivono gli autori -, l'obiettivo dell'Oms di ridurre l'uso di alcol del 10% entro il 2025 non sarà raggiunto a livello globale. Al contrario l'uso di alcol rimarrà uno dei fattori di rischio principali per la salute nel futuro prossimo, e anzi il suo impatto probabilmente crescerà".

La Regione Lombardia e l'Ufficio Scolastico Regionale stabiliscono l'inizio dell'anno scolastico 2019/20 per il giorno 12 settembre 2019 e la sua conclusione l'8 giugno 2020.

La Regione Lombardia prevede che gli Istituti Scolastici e i Centro di Formazione Professionale possano stabilire, in accordo con gli Enti locali, la sospensione delle lezioni per un massimo di 3 giorni, in aggiunta alle consuete vacanze natalizie e pasquali.

CALENDARIO SCOLASTICO 2019-2020 LOMBARDIA

Primo giorno di scuola: 12 settembre (5 settembre per le scuole dell'infanzia)

Ultimo giorno di scuola: 8 giugno (30 giugno per le scuole dell'infanzia)

Vacanze di Natale: da lunedì 23 dicembre a lunedì 6 gennaio 2020 (compresi)

Vacanze di Pasqua: da giovedì 9 aprile a martedì 14 aprile 2020 (compresi)

FESTIVITÀ NAZIONALI  Alcuni appuntamenti del calendario scolastico, inoltre, sono uguali ovunque. Parliamo delle festività nazionali in cui le scuole chiudono in tutta Italia, e sono:

venerdì 1 novembre 2019 : Tutti i Santi;

domenica 8 dicembre 2019 : Immacolata Concezione,

mercoledì 25 dicembre 2019: Natale;

giovedì 26 dicembre 2019: Santo Stefano;

mercoledì 1 gennaio 2020: Capodanno;

lunedì 6 gennaio 2020: Epifania;

domenica 12 aprile 2020: Pasqua

lunedì 13 aprile 2020: Lunedì dell’Angelo;

sabato 25 aprile 2020: Festa della Liberazione;

venerdì 1 maggio 2020: Festa del Lavoro;

martedì 2 giugno 2020: Festa nazionale della Repubblica.

Nel 2019 ricorre il cinquecentesimo anniversario dalla morte di Leonardo da Vinci, in questa occasione L'associazione Culturale Varzi Viva, in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Varzi e alla Biblioteca Comunale Malaspina, ha organizzato ad un appuntamento con la cultura sabato 18 maggio alle ore 17 a Varzi, presso la Biblioteca Malaspina. Il seminario si intitola: 1519-2019 Leonardo - le ultime scoperte dai suoi capolavori. La storica dell'arte Valentina Ferrari accompagnerà i partecipanti in questo viaggio.

Il 2019 è l’anno di Leonardo da Vinci, il genio universale e ineguagliato simbolo del Rinascimento, massima espressione di quella fusione tra cultura umanistica e cultura scientifica di cui oggi si sente pesantemente la mancanza. Ingegnose macchine da guerra, progetti che sfiorano le moderne acquisizioni della robotica,  attrezzature da palombaro pensate per camminare sott’acqua, bozzetti sulla meccanica che immaginano il volo umano. Formidabili intuizioni che hanno contribuito alla creazione del mito. In occasione del 500° anniversario della sua morte, è previsto un fitto cartellone di appuntamenti d’arte che coinvolgerà non solo l’Italia e in particolare Vinci, Firenze, Milano, Venezia, ma anche grandi città europee come Londra, Madrid, Parigi, senza trascurare la ricca serie di eventi dedicati al genio toscano nella Valle della Loira, terra in cui trascorse gli ultimi anni della sua vita.

Leonardo, figlio illegittimo del notaio ser Piero di Antonio, nasce alle 3 di notte di sabato 15 aprile 1452, secondo la tradizione, a tre chilometri da Vinci, ad Anchiano dove si trova quella che oggi è considerata la sua casa natale, un semplice casale di pietra circondato da ulivi. Trascorre la sua giovinezza a contatto con la natura, osservando gli uccelli, i fossili, i fiori, il corso delle acque. È così attratto dalle colline del Montalbano che, quando le dipingerà, lo farà con una tale ricchezza di dettagli da sembrare fotografati; i fiori e le piante che spesso disegnerà minuziosamente sembreranno degni di un trattato di botanica. Per Leonardo, il pittore non crea la bellezza della natura con una pennellata di colore ma è capace di cogliere l’attimo e di renderlo eterno: ciò che è nell’universo per essenza, presenza o immaginazione, il pittore lo ha prima nella mente e poi nelle mani e quelle sono di tanta eccellenza che, in pari tempo, generano una proporzionata armonia in un solo sguardo qual fanno le cose.  

Ha tredici anni quando lascia Vinci per recarsi nella Firenze dominata politicamente ed economicamente dalla famiglia Medici, centro nevralgico dell’intero continente europeo: i banchieri fiorentini finanziano tutte le dinastie regnanti, le stoffe delle manifatture cittadine sono apprezzate e ricercate ovunque, i mercanti fanno affari in tutto il mondo allora conosciuto, si arricchiscono e per dimostrare il loro prestigio commissionano opere d’arte favorendo il prosperare di molte botteghe artigiane. In quella del Verrocchio, maestro peraltro di Botticelli, Perugino, il Ghirlandaio, Leonardo ha modo di apprendere le tecniche della pittura e della scultura. Preso atto della sua abilità Verrocchio gli fa terminare il Battesimo di Cristo dove dipinge il raffinato angelo di sinistra e il paesaggio sullo sfondo: secondo la leggenda il maestro smise di dipingere vedendo che l’allievo lo aveva superato. Leonardo pittore fiorentino è legato ad altri due celebri quadri: l’Annunciazione, dipinta per la chiesa di San Bartolomeo a Monte Oliveto, nella periferia di Firenze e l’Adorazione dei Magi, un grande dipinto incompiuto, fatto di disegni tracciati sulla superfice, pennellate brune che rendono un effetto tumultuoso e vibrante. Nel 1482 Leonardo lascia Firenze, per farvi ritorno nel 1501 per dipingere i perduti affreschi della Battaglia di Anghiari nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Ha trent’anni quando arriva nel ducato lombardo guidato da Ludovico Sforza, detto il Moro, preceduto da una lettera in cui elenca dettagliatamente le capacità sviluppate nell’architettura, nell’ingegneria soprattutto idraulica, nel fondere metalli, relegando in fondo le sue doti di pittore. I suoi studi sui meccanismi di distribuzione e canalizzazione dei flussi d’acqua, contenuti nel Codice Atlantico, vengono applicati al sistema della conca dell’Incoronata dei Navigli di Milano e ai progetti della rete d’irrigazione per aumentare la produzione di riso nel pavese. La confraternita dell’Immacolata Concezione gli commissiona la tavola di un polittico per la chiesa di San Francesco Grande: si tratta della Vergine delle rocce nota nelle due versioni del Louvre e della National Gallery di Londra. Solo dopo questa opera seguono le commissioni ducali, cioè i ritratti di Cecilia Gallerani, la Dama con l’ermellino di Cracovia e di Lucrezia Crivelli, la Belle Ferronnière del Louvre, amanti di Ludovico il Moro, per il quale Leonardo progetta e allestisce anche eventi memorabili in cui si fondono arte e meccanica, spettacoli teatrali, decora la Sala delle Asse del castello Sforzesco e soprattutto, essendo la chiesa di Santa Maria delle Grazie destinato a mausoleo della famiglia Sforza, viene chiamato ad abbellire un ambiente minore del complesso, il refettorio, con un Cenacolo, una tempera a muro che non ha mai avuto una buona tenuta, obbligando a continui ritocchi che hanno nascosto, fino al restauro del 1999, un’opera danneggiata i cui frammenti restituiscono i colori e l’effetto spaziale originale. È databile intorno al 1490 circa, in un periodo in cui studia l’anatomia umana, quello che può ritenersi il disegno più celebre di Leonardo, l’Uomo Vitruviano, un disegno a punta metallica ripassato a penna e inchiostro che si trova nelle Gallerie dell’Accademia a Venezia. Un delicato documento di 34 cm x 24 nel quale inscrive l’uomo in un cerchio e in un quadrato così da conferire movimento alla figura. Nello specifico si tratta di due posizioni sovrapposte dello stesso corpo maschile per dimostrare come queste posizioni, inserendosi nelle due figure geometriche, rivelino i rapporti tra le varie parti dell’anatomia. Nel disegno il busto entra quattro volte nell’altezza, la testa otto e il volto dieci. L’altezza della figura intera è pari all’apertura delle braccia. Leonardo sostiene di aver risolto il problema della quadratura del cerchio che considera un poligono di un numero infinito di lati. Oltre all’intento scientifico, dietro il disegno si sviluppa un pensiero puramente umanistico: l’uomo è collocato al centro di tutto ed essendo perfettamente misurabile nelle sue proporzioni, si fa misura di tutte le cose. 

Con la caduta di Ludovico il Moro, Leonardo inizia a spostarsi di corte in corte alla ricerca di un ambiente che gli consentisse di proseguire le sue ricerche, tornando a Milano nel 1508, ospite di Carlo d’Amboise, governatore francese della città, e trovando in Giuliano de’ Medici, fratello di papa Leone X, il suo protettore fino al 1516, quando accetterà l’invito del re di Francia Francesco I a trasferirsi presso la sua corte. A sessantaquattro anni parte alla volta del castello di Clos Lucé, presso Amboise, insieme a Francesco Melzi e Battista de Villanis, ai suoi taccuini traboccanti di appunti e disegni e tre opere: la Vergine col Bambino e Sant’Anna, il San Giovanni Battista e la Gioconda, una donna che non sembra avere gioielli oltre ai propri occhi, un trattato, un testamento in cui Leonardo imprime tutto ciò che concepisce come pittura … tele acquistate dallo stesso Francesco I nel 1518 dietro un cospicuo pagamento a Gian Giacomo Caprotti, allievo di Leonardo. Viene nominato primo pittore, ingegnere e architetto del re che gli fa visita quotidianamente e lo chiama mon père, padre mio. Non dipinge più, fa progetti destinati a rimanere solo sulla carta come quello di Romorantin, la capitale ideale del regno di Francesco I, la rete di canali e chiuse per collegare la Valle della Loira al Lionese, il prosciugamento delle paludi della Sologne; perfeziona le sue invenzioni, allestisce feste spettacolari, rievocazioni delle vittorie in battaglia di Francesco I. Muore il 2 maggio 1519.

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