Mercoledì, 22 Maggio 2019
Articoli filtrati per data: Lunedì, 13 Maggio 2019

Smettere con alcol o droghe coinvolgendo famigliari e parenti. è stato inaugurato nelle scorse settimane a Stradella il Club Alcologico Territoriale, realizzato con Metodo Hudolin (dal nome del suo ideatore), su iniziativa dell’Associazione dei Club Oltrepò ed il Patrocinio del Comune. Non si tratta di un’iniziativa nuova: sono già 16 in tutta la Provincia i centri di questo tipo, di cui uno nella vicina Broni e un altro in procinto di apertura a Voghera. Segno di come siano sempre di più le persone che chiedono aiuto per liberarsi da un rapporto difficile con la bottiglia o con le sostanze stupefacenti. In Italia sono presenti circa 1800 Club, distribuiti in tutte le regioni italiane e riuniti nell’Associazione AICAT (Associazione Regionale dei Club Alcologici Territoriali). Erika Agostino, assistente sociale del comune stradellino, ci spiega la nascita di questo Club.

Come è nata l’idea di realizzare questa attività?

«è una proposta che è arrivata da Broni. Lì infatti esiste già un Club Alcologico storico. Siccome le persone che andavano lì erano davvero tante e arrivavano in molti anche da Stradella, hanno chiesto al comune se c’era la disponibilità di un locale. Essendo un gruppo di ‘auto mutuo aiuto’ avevano la necessità di un locale ad uso gratuito, come succede anche a Broni».

Il Comune ha dato subito l’ok a questa operazione?

«Assolutamente sì. Siamo sempre attenti a queste situazioni particolari».

Come funziona questo club? Di che cosa si tratta nello specifico?

«Il Club è una Comunità multifamiliare di persone e famiglie con problemi correlati ad alcol e ad altre sofferenze quali fumo, altre droghe, gioco d’azzardo… Ed opera attraverso incontri settimanali, di circa un’ora e mezza, durante i quali ognuno dei partecipanti ha l’opportunità di ascoltare,  parlare,  condividere  il proprio vissuto, i sogni, le fatiche,  le speranze, il percorso di sobrietà da alcol e droghe, di crescita e di cambiamento personale e familiare. Nel Club si  costruisce e condivide un clima di accoglienza, amicizia, solidarietà, amore. Ci si impegna, inoltre,  a non giudicare e al rispetto della riservatezza».

Come si può accedere?

«Bisogna prima fare una telefonata, comunicare che si vuole iniziare un percorso presso questo club. Dopo ci sarà un primo colloquio con il servitore-insegnante».

Chi è questa figura?

«è un volontario adeguatamente formato, denominato appunto Servitore-Insegnante, che ha il compito di facilitare e stimolare il confronto tra le famiglie e promuovere, sia nel Club che nella Comunità, le conoscenze utili a proteggersi dai rischi di alcol e droghe e a costruire salute. Le famiglie del Club si impegnano ad essere interlocutori fortemente interattivi con i  vari livelli della rete sociale della Comunità, e collaborano con i Servizi Sociali e Sanitari sia territoriali che Ospedalieri».

Erika invece il suo ruolo qual è?

«è stato quello di permettere loro di aprire. Mi sono occupata di individuare il luogo, insieme alla Giunta comunale e ho seguito l’iter. Non ho però un ruolo attivo all’interno del club perché per farlo bisognerebbe aver svolto il corso. Il mio ruolo è comunque quello di fare rete: tra gli obiettivi del club algologico non c’è solo accogliere le persone che hanno un problema di dipendenza ma anche il ‘buttarsi’ all’esterno, fare rete sul territorio. Una delle prime cose che ho fatto è stata coinvolgere il centro sociale dicendo che quelle che saranno le iniziative di prevenzione sul territorio a livello di incontri pubblici saranno organizzate in collaborazione con loro».

Che differenza c’è tra il Club Alcologico e quello degli Alcolisti Anonimi?

«Mentre quello dei giocatori anonimi e degli alcolisti anonimi segue il programma dei 12 passi (un particolare metodo di recupero dalle dipendenze), questo invece segue il metodo Hudolin. La differenza sostanziale è che rispetto agli anonimi, qui possono anche partecipare le famiglie o amici. Questo metodo prevede, infatti, il coinvolgimento della rete parentale».

Per lei che si occupa di prevenzione da tanti anni che significato ha questo club?

«Per un’assistente sociale come me avere il club algologico territoriale a Stradella è il raggiungimento di un obiettivo, anche perché molto spesso capita che se una persona ha un grave problema di alcol magari non ha neanche la patente. Così la persona con problemi può raggiungere la sede a piedi, avendola in città. Questa prossimità, questa vicinanza è molto importante».

Il Club di Stradella si incontra tutti i giovedì dalle 20.30 alle 22, in via Montebello n° 27.  Il Servitore-Insegnante è Giorgio Crisopulli, e l’invito che rivolge a chi si trova in una situazione di difficoltà, ai familiari, agli amici è di mettersi in contatto telefonico al numero dedicato

Crisopulli,, ci spiega nel dettaglio l’attività?

«In pratica le famiglie si ritrovano una volta alla settimana. Sono proprio queste famiglie che si confrontano tra di loro e condividono questi momenti. Si “gioca” un po’ sul controllo delle emozioni: per esempio, se qualcuno si è arrabbiato un po’ troppo durante la settimana si cerca di regolare la rabbia… si parla sempre in prima persona e si impara a parlare di se stessi».

Il suo ruolo all’interno del club qual è?

«Sono il moderatore. Sono quello che ha più esperienza nel gruppo e che ha un po’ di corsi alle spalle. Dapprima un corso di sensibilizzazione e poi vari corsi di aggiornamento continuo che si fanno ogni mese. Sono anche presidente dell’Arcat Oltrepò. Durante le sedute, ci mettiamo in cerchio e c’è un diario dove prendiamo gli appunti di quanto detto durante l’incontro. La settimana successiva ripartiamo da lì».

Svolge questo ruolo da molto tempo?

«Quello di Servitore-Insegnante l’ho appena cominciato, ma sono nell’associazione da undici anni. Ho parecchia esperienza. E come tutte le famiglie che si avvicinano a questa realtà, ho avuto anche io problemi di alcol. Mi sono avvicinato per un problema mio e ho visto che funziona. Purtroppo non funziona con tutti, perché le famiglie tendono a nascondersi a volte. Per me è stato un percorso positivo, che mi ha permesso di tornare a stare bene e mi sono affezionato a questo modo di vivere. E ho recuperato il rapporto con la mia famiglia, cosa davvero fondamentale».

Ci sono regole all’interno di questo gruppo?

«No. Però ci sono cose che non bisogna fare. Io tengo molto, per esempio, al fatto che nessuno deve offendersi e nessuno deve offendere. Voglio che ci sia molta educazione all’interno del Club».

 di Elisa Ajelli

Insegnante e scrittrice, Maria Cristina Morini di Mornico Losana, è attualmente docente di italiano e latino al liceo scientifico Faravelli di Broni. La sua carriera si regge in equilibrio tra la passione per il latino e quella per i gialli.

“Prof”, partiamo dalle differenze tra la scuola di oggi e quella del passato. Quali differenze nota a contatto con tanti giovani oltrepadani?

«è più difficile capire il valore e soprattutto la necessità delle regole. C’è una tendenza al “faccio quello che voglio”, ma non è così e la scuola deve insegnare anche questo. Va bene l’autodeterminazione, va bene il non farsi intimidire…ma direi che al giorno d’oggi sono fin troppo poco intimiditi, nel senso che c’è difficoltà a volte anche a dire ‘mi scusi’. Non dico per loro è come un’umiliazione ma quasi. In alcuni soggetti a volte si nota questa tendenza».

Lei è insegnante da molti anni e ha provato cosa significa insegnare sia nelle scuole medie che alle superiori. Che differenze sostanziali ha trovato?

«L’età sicuramente porta dei cambiamenti significativi. Se alle medie hanno ancora un pochino di timore dell’insegnante, alle superiori si è chiamati a mettersi in discussione molto di più, a dover far digerire delle cose, che alle medie sono ovvie, in un altro modo. Stupidaggini come l’essere in classe al suono della campanella o il fatto che non si può mangiare in classe. Gli studenti delle superiori tendono a mettere molto più in discussione tutto».

Lei insegna sia italiano che latino. Quest’ultima come è vista dagli studenti nel 2019?

«Noi siamo latini. Possiamo negarlo, rifiutarlo, non volerlo. Ma siamo latini! Viene percepito come una materia che si ‘deve’ fare e l’approccio è quindi dei più diversi. Abbiamo, per esempio, una classe prima che si è approcciata alla materia in maniera molto positiva e propositiva e quindi le soddisfazioni non tardano ad arrivare. Io ho una classe che si è approcciata benino, ma lo vive ancora come un dovere, non riesce ancora a cogliere la bellezza di questa materia. Adesso in classe abbiamo terminato l’autore Catullo e io ho imposto loro di studiare a memoria una sua poesia sull’amore, perché è la più bella del pianeta. Se non la si impara con la metrica latina, non si sente la musicalità e non arriva il messaggio. È proprio la musica che deve entrare dentro. L’incontro con il latino è scioccante: c’è chi lo detesta e poi lo apprezza, c’è chi lo ama da subito e c’è chi non lo amerà mai. è un peccato perché il latino è un amante molto esigente e ricompensa solo quelli che gli sono fedeli. Bisogna affrontare tante prove e sopportare tanti capricci, però chi non cede alla fine è ampiamente ricompensato. Questo è quello che è successo a me».

Deve volerci molta passione per fare il suo mestiere oggi, forse più che in passato…

«Sì, è una sfida continua. Ci sono naturalmente anche problemi continui. Penso alla canzone di Mina, ‘Grande grande grande’, quando dice: “La vita è quella che tu dai a me, in guerra tutti i giorni, sono viva, sono come piace a te”: non è che noi siamo in guerra, ovvio, però ogni giorno ci sono nuove sfide, nuove classi, nuove cose e forse è proprio questo il fascino del lavoro dell’insegnante, aldilà delle singole materie».

Avrà sentito sicuramente del caso della maestra d’asilo di Varzi che è agli arresti domiciliari per maltrattamenti ai piccoli bambini. Cosa ne pensa di queste situazioni?

«Il corpo docenti non deve dimenticarsi mai di essere un esempio. Il proprio vissuto, lo stress, il nervosismo: se ne accumula sicuramente di più rispetto ad un tempo, ma non possono essere giustificazioni. Il tuo lavoro è il tuo lavoro e la lucidità per farlo devi averla sempre. Non entro nel merito di certe cose perché, ribadisco, non esistono giustificazioni, ma non bisognerebbe mai dimenticarsi che, ricoprendo un certo ruolo, si è davvero un esempio per chi si ha davanti, oltretutto quando i bambini sono così piccoli».

Anche il cyberbullismo è purtroppo un tema di attualità da parecchio tempo.

«A scuola ne parliamo tanto. Con la materia che faccio, le letture delle nostre antologie danno un sacco di spunti da questo punto di vista e capita di discuterne spessissimo. Io raccomando ai ragazzi di fare un uso di internet il più intelligente possibile, di non aggregarsi ai beceri pecoroni che fanno commenti con parolacce giusto per fare effetto e farsi notare, di ricordarsi sempre che quando si parla non lo si fa ad uno schermo, ma che dietro ci sono le persone e le conseguenze di quello che si scrive e che si dice ci sono e a volte sono anche molto pesanti. Bisogna sempre pensare prima di scrivere».

Avete avuto casi particolari nella vostra scuola?

«Grazie a Dio casi di bullismo in senso violento no. Ogni tanto però è stato necessario intervenire perché magari si sono presentate situazioni spiacevoli sui social e volevamo evitare che la situazione degenerasse».

Passiamo alla sua “altra” vita, quella in cui invece che correggere compiti crea storie. Parliamo delle sue fatiche letterarie. Come le è venuto di passare da insegnante a scrittrice?

«è una passione che ho sempre avuto. Come racconto ogni tanto quando vado a presentare i libri, la scrittura si associa ad un periodo non particolarmente bello della mia vita. Avevo bisogno di qualcosa che in un determinato momento della mia esistenza mi aiutasse e la scrittura è stata la prima cosa a cui ho pensato. Mi faceva un gran bene passare un paio di ore in compagnia dei miei personaggi e dei loro posti: ‘viaggiavo’ con loro e poi tornavo carica alla vita di sempre. Poi, visto che mi pareva che il risultato fosse lusinghiero, mi sono detta ‘perché non tentare anche di diffondere la mia opera?’. Due libri li avevo pubblicati io, mentre per l’ultimo “Il vestito di Marabù”, il terzo, ho provato a chiedere il parere di una casa editrice e ho avuto esito positivo. è stata una grande soddisfazione».

Di che cosa parlano i suoi libri?

«Sono tutti gialli, perché sono appassionata di quel genere. Mi rendo conto che dovrei forse tentare qualcosa di più originale, perché sono molto “agata-cristiana”: ammiro molto la signora in questione e amo il giallo thriller, non mi piacciono le storie troppo sanguinanti. Il morto naturalmente c’è, ma mi piace molto di più quello che c’è intorno, il colpevole, la tensione, l’interagire dei personaggi, che non è sempre chiaro chi siano e che ruolo abbiano, per cercare anche di confondere un po’ le idee al lettore, se no è tutto troppo facile!».

Quanto tempo ha dedicato alla stesura dei libri?

«Il tempo è sempre variabile, con una grandissima incognita, perché il tempo per scrivere lo rubo a tante altre cose. Mi è capitato di scrivere spesso alla sera. Il libro, gioco-forza, diventa una delle ultime cose da fare, perché prima ci sono altre priorità».

Ha in mente un quarto libro?

«Sì…bisognerebbe però chiedere anche il parere dell’editore! Quando ho pubblicato quest’ultimo libro che parla di Mornico Losana, ho pensato che fosse una cosa carina far continuare le indagini a zonzo per l’Oltrepò, quindi mi è balenata l’idea di portare la scena da un’altra parte. Vedremo cosa riuscirà a combinare la protagonista del mio racconto…».

  di Elisa Ajelli

I primi Campionati Scacchistici delle Quattro Province assegnano i sei titoli in palio e qualificano ben nove giovani alle finali dei Campionati Italiani Giovanili. I campionati si sono svolti in formato festival in quattro sezioni: U8-U10, U12, U14-U16 e Assoluto.

Svoltisi l'11 maggio presso la Biblioteca Comunale di Salice Terme, con il patrocinio del Comune di Godiasco e Salice Terme, erano in gara, tra gli altri, tutti e quattro i Campioni dell'Oltrepo Pavese (Assoluto, U18, U14 e U11), la Campionessa Italiana U10 Sara Serban da Vigevano, l'Under 10 già di 3a categoria Nazionale Marco Tonutti otra ad altri forti giocatori provenienti da diverse province lombarde e piemontesi come Brescia, Biella, Lodi, Milano, oltre a Pavia ed Alessandria da cui provenivano la maggioranza dei giocatori. Arbitro designato è stato Roberto Mancin da Novara che ha contribuito all'armonia della manifestazione. 

Un totale di 42 giocatori in gara (superiore ai 36 del torneo a Salice Terme del gennaio 2018), 28 dei quali sotto i 16 anni: se nelle sezioni giovanili si giocava su 5 turni di 30', l'assoluta si giocava invece su 7 turni di 15'. Vincitore "Assoluto", con 7 punti su 7, è risultato il Candidato Maestro vogherese Clint Bosi che si riconferma così come uno dei più forti giocatori che vi sia stato negli ultimi decenni in queste province. Secondo classificato e insignito del titolo di Campione Seniores, Alessandro Galbiati di Pavia, terzo lo stradellino Renzo Frattoni, quarto il Candidato Maestro Alberto Giudici di Novi Ligure, quinto Pietro Barrera di Vigevano. Vincitore del titolo Under 18, e sesto assoluto, Gian Marco Salvaneschi da Pietra De Giorgi; due posizioni più indietro la seconda U18: Sara Serban che ha optato di giocare nell'Assoluto anziché con gli Under 12.

La sezione U16-U14 è stata vinta da Federico Algeri di Rivanazzano Terme che conquista il titolo di Campione U16 delle Quattro Province. A pari punti, ma sconfitto nello scontro diretto, Federico Pierin, entrambi si qualificano per i Campionati Nazionali come pure Marta Taverna (AL) ed Erica Bertuzzi (BS) classificatesi al terzo e quarto posto. Nell'U12 vince, e si qualifica per le finali CIG, Leonard Tatevosyan di Milano. Secondo posto per Lorenzo Raggi e terzo, e vincitore del titolo U14, dopo uno spareggio lampo, Mauro Tramonti.

Nella sezione U10-U8 vince a punteggio pieno Marco Tonutti, unico under 16 in gara con categoria nazionale e già qualificato per le finali, davanti ad Alessio Poggi (qualificato) e Davide Platinetti. Qualificate alle finali dei Campionati Italiani Giovanili (CIG) che si giocheranno a luglio a Salsomaggiore Terme anche Karol Bertuzzi e Davide Tonutti primo Under 8.

L'Assessore Lara Bressani ha effettuato la prima mossa del primo turno a inizio torneo e ha premiato a conclusione delle gare: copiosi i premi in palio: medaglie, medaglioni, coppe e premi aggiuntivi per i qualificati. Durante la giornata sono stati presenti in sala anche l'assessore Giacomo Natino ed il sindaco Fabio Riva che ha anche avuto il tempo di giocare una partita a scacchi amichevole.

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Bosco Arcadia in collaborazione con l'Associazione Porana eventi organizza per domenica 19 maggio dalle 14.30 a Pancarana (PV) la Festa ecologica 2019. Sarà una giornata dedicata alla natura e all'artigianato artistico, creativo e fotografico. Mostra fotografica a cura dell'Associazione Colturando e La fabbrica delle foto. Laboratori per tutti a cura dell'Associazione Porana eventi e del Museobus - Sistema museale d'Oltrepo. Meditazioni olistiche a cura del gruppo OLIS. Escursioni guidate per il Bosco Arcadia durante tutta la manifestazione. Ingresso libero - parcheggio interno - in caso di pioggia l'evento sarà rinviato.

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Si inaugura sabato 18 maggio alle ore 18, presso lo Spazio 53 in Piazza Duomo 53 a Voghera, la mostra fotografica di Renzo Basora SX 70 che raccoglie trenta immagini polaroid originali. L’immediatezza del mezzo, che oggi è inevitabilmente superato dal digitale, era, fino alla fine del secolo scorso, un modo istantaneo per realizzare fotografie. Lo hanno adottato molti artisti (Andy Warhol su tutti) per vari motivi, ma fotografi come Araki, Paolo Gioli, Maurizio Galimberti hanno elevato la Polaroid a sistema definitivo per ottenere immagini. SX 70 è il tipo di pellicola usato per realizzare le immagini in mostra: una sigla che diventa un marchio per definire formato e mezzo. 

  Le opere esposte appartengono a periodi differenti. Le maschere nascono da una collaborazione con Alessandra Genola, esperta di teatro, per la scelta dei trucchi e delle maschere ritenute più significative. Sono state concepite dopo un’attenta ricerca condotta su immagini di antropologia, di teatro o di puro divertimento e realizzate con luce artificiale in studio.    Le altre polaroid sono frutto di ricerche sulla luce naturale e sulle cose quotidiane, ora emergono dall’oblio del tempo e questo le rende ancora di più fotografia.  

 La mostra, realizzata con il patrocinio del Comune di Voghera Assessorato alla Cultura, della Provincia di Pavia e dell’UNICEF, autore presente. 

Renzo Basora nato a Voghera nel 1954. Attualmente collabora, scrivendo d’arte, con La Provincia Pavese. Suoi scritti sono apparsi in diversi cataloghi e testate. Ha diretto, per un breve periodo, due testate dedicate ai fumetti. Ha partecipato a mostre personali e collettive a Pavia (Broletto, Castello Visconteo, Collegio Cairoli), Milano (Museo della Permanente, Galleria San Fedele, Antonio Battaglia arte contemporanea, Circolo della Stampa), New York (Lubesky Gallery), Innsbruck (Galleria B. Kass) e in molte altre occasioni. Negli anni Ottanta è stato segnalato finalista al Premio Arte (presidente giuria Enrico Baj) e, nel decennio successivo, di Immaginaria, grafica pubblicitaria italiana (presidente giuria A. Bonito Oliva). La mostra è realizzata con il patrocinio del Comune di Voghera Assessorato alla Cultura, della Provincia di Pavia e dell’UNICEF, autore presente. 

Inaugurazione: sabato 18 maggio 2019 – ore 18.00

Dove: Galleria Spazio 53 - Voghera - Piazza Duomo 53 

Apertura: dal 18 maggio al 29 giugno 2019

Orari: da martedì a sabato 10 - 12 / 16 – 19

Ingresso libero.

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Oggi a Voghera, al parco Pertini in piazza Meardi è stata inaugurata la nuova attrezzatura ludica e la targa commemorativa in ricordo a Antonio Gandini, storico farmacista vogherese che ha gestito l’omonima farmacia di via Emilia, mancato esattamente un anno fa. La donazione è stata effettuata dal Rotary Club Voghera. Oltre ai tecnici comunali dell’ufficio dei lavori Pubblici che si sono occupati del progetto, all’inaugurazione erano presenti il sindaco Carlo Barbieri, il vicesindaco Daniele Salerno, il presidente Rotary Club Voghera Francesco Bonelli, la moglie Gabriella con la figlia Antonella e diversi membri dell’associazione. Si tratta di cinque nuovi giochi (una casetta per bambini, un’altalena e alcuni giochi a molla) del valore di 6772 euro che sono stati installati nel parco in piazza Meardi e vanno integrare in modo significativo le attrezzature già presenti. «Un’iniziativa importante per la città e un momento di integrazione forte che testimonia la grande attenzione del Rotary Club Voghera verso il prossimo e in particolare i bambini. Ringrazio di cuore a nome della città e in particolar modo da parte mia che sono amico della famiglia», commenta il sindaco Carlo Barbieri. «Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato per mantenere vivo il ricordo di mio marito. L’installazione di questa nuova attrezzatura permette ai bambini di giocare senza limiti e confini, di imparare il rispetto delle differenze, l’accoglienza e il sentirsi parte di una comunità», aggiunge Gabriella Gandini, moglie di Antonio. «Ricorderemo Antonio attraverso questi giochi e questa targa - sottolinea Leonardo Gallina, tra i promotori dell’iniziativa e membro del Rotary Club Voghera - ricorderemo la sua permanenza nel Rotary con un ruolo di riferimento per quarant’anni, di cui più di un decennio come presidente. Il ricordo si unisce alla gioia dei piccoli quando giocheranno in questo parco».

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Mercoledì 22 maggio, dalle ore 14:00 alle 18:00, in occasione della Giornata Mondiale della Tiroide, presso l’U.O.C. Medicina Interna dell’Ospedale SS. Annunziata di Varzi diretta dal dott. Vittorio Perfetti, la popolazione è invitata allo screening gratuito che prevede visita endocrinologica ed ecografia del collo. Ad eseguire i controlli saranno la dott.ssa Raffaella Puce e il dott. Vittorio Gazzaniga, Dirigenti Medici dell’Unità Operativa Complessa Medicina Interna di Varzi. La prenotazione delle visite può essere effettuata dal lunedì al venerdì, dalle ore 11:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 15:00, telefonando al numero 0383-547313. La tiroide svolge una serie di funzioni vitali per il nostro organismo come la regolazione del metabolismo, il controllo del ritmo cardiaco, lo sviluppo del sistema nervoso, l’accrescimento corporeo, la forza muscolare e molto altro. Proprio per il ruolo di ‘centralina’, se questa ghiandola non funziona correttamente tutto il corpo ne risente. Può colpire ad ogni età e per questo motivo occorre non trascurare alcuni campanelli di allarme rivolgendosi al proprio medico in caso di dubbio. La carenza iodica e la predisposizione genetica sono le cause più frequenti di patologia nodulare della tiroide. Il 50-60% della popolazione presenta noduli di piccole dimensioni all’esame ecografico, mentre nel 5% dei soggetti i noduli tiroidei sono palpabili.

I noduli si possono presentare isolati o nell’ambito di una tiroide ingrandita (gozzo). Lo iodio è il costituente essenziale dell’ormone tiroideo e viene introdotto nell’organismo con gli alimenti che generalmente ne contengono basse concentrazioni. L’esame più frequentemente utilizzato nella diagnosi delle malattie tiroidee è l'ecografia. Un dosaggio dell’ormone TSH, attraverso un’analisi del sangue, permette di sospettare un’alterazione della funzione tiroidea (ipotiroidismo e ipertiroidismo) da confermare con indagini più specialistiche. L’ipotiroidismo si corregge facilmente con l’assunzione di ormone tiroideo (levotiroxina) con l’obiettivo sia di normalizzare i valori ormonali che di correggere i suoi sintomi con ripristino del pieno benessere. L’ipertiroidismo si cura invece con farmaci che bloccano la produzione ormonale e, nei casi in cui è richiesto il trattamento definitivo, mediante terapia radiometabolica con radioiodio o intervento chirurgico di tiroidectomia. Il gozzo nodulare è quasi sempre benigno e necessita solo di regolari controlli nel tempo. Nella patologia nodulare si può ricorrere alla chirurgia che oggi si è molto evoluta sia nelle indicazioni (non operare se non si è sicuri del beneficio), sia nella tecnica (introduzione della chirurgia mini-invasiva e robotica). I noduli maligni della tiroide possono essere curati con successo nella maggior parte dei casi mediante tiroidectomia associata in casi selezionati alla terapia radiometabolica con radioiodio.

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Il 3° Rally Valli Vesimesi Historic valido per il TRZ, ha contato al via quattro equipaggi in rappresentanza dei colori pavesi. Si tratta degli stradellini Alessandro Ghezzi e Agostino Benenti con la Porsche 911 RSR Gruppo 4 di raggruppamento 2, in gara con i colori della Scuderia Piloti Oltrepo di Voghera, di Beniamino Lo Presti (SPO-Voghera) e Flavio Zanella  Porsche 911 SC gruppo 4 appartenente al terzo raggruppamento in livrea “Milano Rally Show” la manifestazione che vede lo stesso Lo Presti tra i promotori. Una terza 6 cilindri di Stoccarda é portata in gara da Ermanno Sordi, vogherese, però appartenente al Team Bassano, navigato dal concittadino Claudio Biglieri (SPO-Voghera) sulla Porsche 911 SC Gruppo B appartenente al 4° raggruppamento che il driver vogherese porta in gara per la prima volta. Della partita anche Daniele Ruggeri e Martina Marzi. L’equipaggio di Ruino, portacolori della Media Rally & Promotion, gareggia con l’abituale e scattante Fiat 127 Sport Gruppo 2 , appartenente al terzo raggruppamento. C’erano tutti i presupposti per il grande risultato, ma alcuni inconvenienti hanno impedito che ciò avvenisse. L’evoluzione della gara ha visto Sergio Mano e Cristiano Giovo dominare la terza edizione del Rally Valli Vesimesi Historic. Il pilota Albese ha così bissato la vittoria ottenuta lo scorso anno grazie ad una gara corsa all'attacco fin dall'inizio. Alle spalle del vincitore il sempreverde Italo Ferrara, il quale ha impiegato qualche prova a riprendere confidenza con le quattro ruote motrici della berlinetta di casa Lancia e solo nel finale ha dimostrato, ancora una volta, che gli anni, almeno per lui, non contano e che la classe assoluta del pilota alessandrino è ancora limpida come il primo giorno.  Soddisfazioni a metà invece per i colori pavesi. Iniziamo dalle amarezze che hanno colpito particolarmente la scuderia vogherese Piloti Oltrepo subito menomata dai guai in cui sono incappati Ghezzi-Benenti causa una toccata nello shake down che ha impedito loro di prendere il via. Stop forzato anche per Lo Presti-Zanella sulla PS 5 quando erano in lotta per un posto sul podio. Un ritiro doppiamente pesante perché venuto nel momento in cui il driver milanese, prestato all’Oltrepo, stava offrendo una prestazione maiuscola. Ecco la sua sintetica analisi: “PS 1: terzo tempo assoluto. PS 2: terzo tempo assoluto. PS 3: forti incertezze e qualche errore ci relegavano alla nona posizione, confinandoci alla quarta posizione di classifica. PS 4: secondo tempo assoluto. PS 5: il distacco del dado che congiunge l'acceleratore alla pompa ci costringeva al ritiro. Conclusione: Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta. Coltivo sempre pensieri positivi poiché l'entusiasmo non può fiorire ed alimentarsi in un contesto di sconforto e patimento”. Detto delle amarezze addolciamoci la bocca con l’ottima top ten conquistata sia da Sordi che da Ruggeri.  Sordi-Biglieri, un equipaggio diviso a metà con il pilota vogherese Sordi in forza come detto al Team Bassano ed il “naviga” Biglieri portacolori della Scuderia Piloti Oltrepo, i quali, oltre al prestigioso quinto posto assoluto, si aggiudicano il terzo posto nel Raggruppamento “J” e la vittoria di classe nella “J1”. Un ottimo debutto al volante di una impegnativa Gruppo B. Non da meno é stato l’equipaggio di Ruino composto da Daniele Ruggeri e Martina Marzi autori di una straordinaria prestazione con la piccola Fiat 127  by Media Rally & Promotion i quali entrano spavaldamente nella “Generale che conta” fino ad ottenere l’ottavo posto assoluto ed il secondo di classe.   

di Piero Ventura 

 Inaugurata a Pietra de' Giorgi, nell'Oltrepo Pavese, Casa dei Melograni, struttura di accoglienza realizzata negli spazi dell'ex asilo parrocchiale di Castagnara che sarà gestita da AGAL – Associazione Genitori e Amici del Bambino Leucemico. Dotata di sei alloggi autonomi per 24 posti letto, con spazi comuni e un'area verde, è destinata a ospitare famiglie con bambini colpiti da malattie oncoematologiche in cura presso i centri pavesi, in particolare l'Oncoematologia Pediatrica del Policlinico San Matteo. L'edificio è stato riqualificato dal Comune di Pietra de' Giorgi nell'ambito del Progetto Oltrepò (bio)diverso, con il fondamentale contributo del Programma Intersettoriale AttivAree di Fondazione Cariplo.

L'edificio è stato riqualificato dal Comune di Pietra de' Giorgi nell'ambito del Progetto Oltrepò (bio)diverso, con il fondamentale contributo del Programma Intersettoriale AttivAree di Fondazione Cariplo. Strutturato in sei mini alloggi autonomi per 24 posti letto e con aree collettive come il locale lavanderia e stireria e un'area giochi, è destinato a ospitare nuclei familiari con bambini in cura presso i centri pavesi, in particolare l'Oncoematologia Pediatrica del Policlinico San Matteo. Nella casa spazi comuni in cui i bambini e i genitori potranno trovare momenti di serenità e relax. Intorno all'edificio un'ampia area verde con un campo sportivo e un parco giochi inclusivo per persone con ridotta mobilità. Una posizione panoramica di incredibile bellezza completa il quadro fisico in cui la "Casa dei Melograni" si inserisce. 

AGAL, nata a Pavia nel 1982, collabora stabilmente dal 2007 con la Clinica di Oncoematologia pediatrica del Policlinico San Matteo, supportando in reparto i piccoli malati e i loro genitori e offrendo loro alloggi completamente gratuiti per il periodo di cura. Le richieste di ospitalità da parte di famiglie che arrivano da altre regioni o Paesi sono sempre tante e per soddisfarle tutte è fondamentale la sinergia tra associazioni, istituzioni e privati. La nuova struttura, che si aggiunge alle altre gestite da AGAL come "Casa Mirabello", offrirà un'abitazione confortevole a interi nuclei familiari. 

Realizzare "Casa dei Melograni" è un'idea che ha riscosso subito il consenso dei soggetti coinvolti e che ora sta mobilitando l'intera comunità, non solo di Pietra de' Giorgi e dei comuni limitrofi. Basti pensare che l'edificio è stato ricavato dai locali dell'ex asilo parrocchiale di Castagnara, ceduti per trent'anni al Comune dalla Parrocchia di Santa Maria Assunta di Pietra de' Giorgi con il consenso della Diocesi di Tortona. 

Grazie al supporto del Comune di Pietra de' Giorgi e di AUSER Comprensoriale, e soprattutto grazie ad un gruppo di cittadini volenterosi, è nata inoltre una AUSER locale che gestisce i trasporti verso i centri di cura e potrà venire incontro alle esigenze delle famiglie e dei bambini che saranno ospitati. In questo modo, la qualità del territorio (ambiente naturale e servizi) diviene un ulteriore strumento di cura per i bambini e le famiglie. Così sarà loro consentito di vivere in un ambiente accogliente, sereno ed esterno a quello strettamente ospedaliero. 

"L'Amministrazione Comunale di Pietra de' Giorgi - interviene il Sindaco Gianmaria Testori - ritiene quest'opera di fondamentale importanza per il territorio: è un investimento sulla solidarietà che crea un'importante opportunità per l'Oltrepò Pavese. L'iniziativa getta le basi per la crescita solidale della popolazione: molti cittadini già da ora si stanno interessando ad aiutare AGAL nell'accoglienza di queste nuove famiglie che verranno a risiedere, anche se per periodi limitati, nel nostro Comune. L'aspetto innovativo di questo progetto è l'aver messo in 'circolo' la solidarietà anche in un piccolo centro come il nostro che si mette a disposizione di famiglie che si trovano in una particolare situazione di difficoltà e avvicina il nostro paese a Pavia, dove queste problematiche sono molto sentite per la presenza del Policlinico S. Matteo".  

"Siamo felici di aprire le porte della 'Casa dei Melograni' - sottolinea Clara Baggi, presidente di AGAL - per accogliere piccoli pazienti che, con i loro genitori, arrivano da altre regioni o Paesi per curarsi a Pavia. L'ospitalità nel processo di cura è per noi fondamentale ed è già al centro del nostro impegno quotidiano a 'Casa Mirabello' e negli altri tre appartamenti. Spesso infatti, per motivi economici, molte famiglie con bambini malati non possono affrontare lunghi periodi lontano da casa. Questa nuova 'casa' è pensata proprio per loro e prende il nome dagli alberi che abbiamo piantato all'esterno: la melagrana è un frutto che rappresenta, con i suoi semi, l'unione di tutti nella lotta contro il cancro infantile. Ringraziamo il Comune di Pietra de' Giorgi, Fondazione Sviluppo Oltrepò Pavese e Fondazione Cariplo per aver riqualificato la struttura. E ringraziamo fin d'ora quanti vorranno sostenerci per ultimare l'arredamento di tutti gli appartamenti". 

"Questo spazio torna a essere casa dei bambini e torna come fu un tempo, quando era scuola, a rappresentare futuro e speranza per la comunità - sostiene Rita Bacchella di Fondazione Cariplo -. Il Comune di Pietra de' Giorgi nell'ambito del Progetto AttivAree Oltrepò (bio)diverso, con azioni mirate come la costituzione dell'AUSER e la nascita della 'Casa dei Melograni', è promotore di risposte alle esigenze sociali di un territorio che guarda alla rinascita puntando sulle sue risorse ambientali, culturali e sociali".  

"Grazie al programma AttivAree di Fondazione Cariplo possiamo fare rete - aggiunge Riccardo Fiamberti, presidente della Fondazione per lo Sviluppo dell'Oltrepò Pavese -. Con Oltrepò (bio)diverso mettiamo il Comune, AGAL, associazioni e imprese sul territorio, privati cittadini in condizione di dare una risposta concreta a un'esigenza reale e urgente. Un'esperienza che potrebbe rappresentare un modello e che ci auguriamo si possa replicare anche in altri e nuovi contesti".  

Stanno contribuendo a completare l'allestimento della "Casa dei Melograni" numerose associazioni del territorio, ma anche privati cittadini che credono nell'iniziativa e l'hanno supportata direttamente attraverso significative donazioni. Vogliamo rammentare in particolare il supporto di Pavia Acque Scarl, Lions Club Stradella Broni Host, Lions Club Montù Beccaria Le Vigne, Rotary Club Pavia Est Terre Viscontee, Rotary Club Valle Staffora, Rotary Club Oltrepò, Edilfibro, le famiglie Rosella e Alberto Massoni, Percivate e Salvaneschi. Il progetto si inserisce inoltre nel più ampio quadro del Progetto "Oltrepò (bio)diverso" promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo dell'Oltrepò Pavese e supportato da Fondazione Cariplo nell'ambito del Programma Intersettoriale AttivAree, volto alla rivitalizzazione delle aree interne. 

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A partire da lunedì 13 maggio sono attivi i nuovi Ambulatori specialistici presso l’U.O.C. Ortotraumatologia di Voghera diretta dal dott. Roberto Vanelli. Nello specifico:  Patologia della Colonna Vertebrale Tutti i Lunedì Gestione e trattamento di patologie traumatiche, degenerative, infettive e neoplastiche del rachide, valutazione multidisciplinare per pazienti con crolli vertebrali da osteoporosi, infiltrazioni ampliscopico guidate (previa valutazione e programmazione dei Medici incaricati).

 Ortopedia Pediatrica Il primo e terzo giovedì del mese Dedicato a pazienti da 0 a 16 anni con malformazioni, deformità ossee congenite e post-traumatiche, disturbi evolutivi, traumi sportivi, protesi ortesiche.

 Patologia dell’Anca e del Ginocchio Secondo e quarto giovedì del mese Patologie traumatiche con riferimento alla traumatologia dello sport, lesioni legamentose e meniscali del ginocchio, patologie croniche degenerative, condropatie, gonartrosi, coxartrosi. Infiltrazioni articolari di acido ialuronico e trattamento con PRP (acronimo di Plateleth Rich Plasma, ovvero fattori di crescita di derivazione piastrinica).

L’attivazione di questi Ambulatori va ad ampliare l’offerta già presente presso l’U.O.C. di Ortotraumatologia di Voghera che comprende:

 Ambulatorio di Patologia e Chirurgia della Mano (Unità Operativa Semplice), ogni martedì;

 Ambulatorio di Patologia e Chirurgia del Piede, ogni mercoledì, dedicato a interventi correttivi delle deformità del piede con tecnica tradizionale e percutanea.

E’ inoltre in fase di programmazione il potenziamento dei servizi di ortotraumatologia presso l’Ospedale SS. Annunziata di Varzi dove l’apertura dell’Ambulatorio Prime visite e Controlli, attualmente fissata il 1° e 3° martedì del mese, verrà ampliata con cadenza settimanale. L'unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia di Voghera svolge attività chirurgica in ambito sia traumatologico che ortopedico. Oltre agli Ambulatori è presente il reparto con 27 posti letto di ricovero ordinario, 3 di Day Surgery e 2 BOCA (chirurgia a Bassa Complessità Operativa ed Assistenziale").

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