Mercoledì, 24 Aprile 2019
Articoli filtrati per data: Venerdì, 15 Marzo 2019

6 anni e 8 mesi a Livio Cagnoni, all'epoca dei fatti direttore generale e amministratore delegato della cantina Terre d’Oltrepò, 4 anni a Piera Carla Germani, braccio destro di Cagnoni, 2 anni e 8 mesi a Danilo Dacarro, mediatore di uve. Sono queste le prime condanne per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato nell’ambito dell’inchiesta del vino contraffatto scattata nel 2014 e che aveva visto nel luglio del 2015 il sequestro di 170mila ettolitri di vino e 700mila bottiglie alla cantina sociale Terre d’Oltrepò, nonché la sua iscrizione insieme ad altri 50 soggetti privati nel registro degli indagati. Le accuse vanno dall'associazione per delinquere finalizzata alla truffa, al falso, alla vendita di prodotti con marchi ingannevoli e dichiarazione fraudolenta mediante fatture e altri documenti, nello specifico, secondo l’accusa, il vino sequestrato all’epoca dei fatti ed in particolare il Pinot grigio, non avrebbe rispettato i canoni dei marchi Doc e Igt, ma si sarebbero utilizzate per la sua produzione uve di scarsa qualità. Una frode che è stata stimata in 20milioni di euro. La notizia delle prime condanne arriva a pochi giorni dalla chiusura del contenzioso tra la Cantina e gli ex amministratori con l’ approvazione da parte dei soci di Terre d’Oltrepò della transazione proposta proprio dagli ex amministratori nei confronti dei quali, due anni fa, era stata promossa un’azione di responsabilità per danni conseguenti dallo scandalo sul falso Pinot grigio: 3 milioni e duecentomila euro in cambio della revoca dell’azione di responsabilità votata due anni fa dalla grande maggioranza dei soci. A pagare saranno: Livio Cagnoni, Piercarla Germani, l’ex presidente Antonio Mangiarotti e altri due ex amministratori, Graziano Faravelli e Pier Luigi Casella.

Secondo Darwin non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente; bensì, quella più reattiva ai cambiamenti. Se volessimo sovrapporre questa massima al mondo del vino oltrepadano ci sorprenderemmo di come, nonostante una certa proverbiale inedia, tutto sommato in molti, quasi tutti, riescano a vivacchiare senza troppi affanni. L’ostilità al cambiamento, d’altronde, è una patologia propria di molte fra le migliori aziende – non certo soltanto quelle vitivinicole, non certo soltanto quelle dell’Oltrepò. Pur tuttavia, Darwin ha dato ampie dimostrazioni che le sue teorie, alla fine dei giochi, trovano sempre dimostrazione pratica. E verrà la resa dei conti, anche nel nostro bell’Oltrepò. Del resto sono anni che ci poniamo, allo spasmo, le stesse domande. Fin quando le strategie e le mentalità rimarranno le medesime? Chi sopravviverà alle mille burrasche e ai mille gossip che, anno dopo anno, investono il territorio? E con quali strategie? L’ultima notizia bomba nell’Oltrepò del vino, in ordine di tempo, è quella della riappacificazione fra il Consorzio di Tutela ed il Distretto nato nel 2012 proprio in seguito ad una scissione dal primo, che tornerebbe in seno all’organizzazione che fino a poco tempo fa è stata ammiraglia del territorio. Pare che si stia lavorando su un aumento nel numero dei consiglieri, che arriverebbero a venti, così da far posto ai rappresentanti del Distretto. Il cui presidente, Fabiano Giorgi, potrebbe salire al vertice del Consorzio, ad oggi presieduto da Luigi Gatti (in carica, salvo appunto novità, fino al 2020). Occorre tuttavia chiedersi quante delle aziende che fanno parte del Distretto rientreranno effettivamente nei ranghi dell’accordo. Solo potendo rappresentare un certo numero di produttori e una certa quantità di produzione certificata, infatti, il Consorzio potrà tornare a fregiarsi delle funzioni di erga omnes. Si tratta, quindi, di un dato non trascurabile, che ad oggi sarebbe tutt’altro che scontato. Per esempio: Torrevilla certamente non farà parte della partita. Secondo indiscrezioni anche altre grandi società sarebbero pronte ad un passo indietro. E allora perché tutto questo trambusto? Il dubbio è che tutto cambi perché nulla cambi. A volte anche nella buona fede delle persone coinvolte.

Torrevilla, testé citata, va ormai avanti per la sua strada. Sempre più sciolta vincoli opprimenti e sempre più votata ad una qualità che, per essere raggiunta e poi mantenuta, ha bisogno di nuove strutture e di nuove attrezzature. Da qui la necessità di un piano di investimenti che – va detto – non è un caso isolato nel nostro territorio, ma si inserisce in un filone di pensiero che indipendentemente dai condizionamenti di quelli che dovrebbero essere gli organi di indirizzo del territorio portano avanti una strategia che sembra essere investita dei migliori auspici. Che strizza l’occhio a Darwin (e non al Gattopardo).

Presidente Barbieri, vuole parlarci di questi investimenti che Torrevilla si appresta a mettere in campo?

«Le strategie di Torrevilla si identificano con il Piano di Sviluppo Rurale. Avremo una parte di investimenti presso la sede di Torrazza Coste per quanto riguarda il punto di vista tecnologico, ovvero le attrezzature. Poi una parte strutturale che riguarderà Codevilla, ed è quella che mi entusiasma di più. Ci apprestiamo a scrivere una pagina nuova per la storia di Torrevilla.»

Scendiamo nei dettagli…

«Faremo nascere una nuova cantina dedicata al Metodo Classico e più avanti in modo specifico anche alla linea Genisia, quindi a prodotti di alta gamma pensati per il canale horeca. Andremo a recuperare un’area che oggi non è utilizzata, e quindi con investimenti importanti. La produzione del Metodo Classico a Codevilla sarà operativo al massimo entro l’anno prossimo. Andremo ad acquisire vasche di piccola capienza, nell’ordine dei 50 quintali. Poi potenzieremo la fase di accoglienza, grazie ad un ampliamento della bottega del vino e a una ristrutturazione generale dell’edificio.»

Possiamo quantificare economicamente l’investimento?

«Si aggirerà intorno al milione di euro. Usufruiremo del contributo in conto capitale della Comunità Europea.»

Qual è l’importanza strategica di questo progetto?

«Prima di tutto ci serve a livello funzionale, proprio per il soddisfacimento degli obiettivi che ci siamo dati come azienda, e rispetto ai quali dobbiamo essere coerenti. Mi riferisco all’identificare il territorio con il pinot, sia vinificato in bianco come spumante, sia vinificato in rosso. Poi sarà fondamentale a livello di marketing e per offrire un’esperienza nuova ai nostri interlocutori.»

Quali sono i punti di riferimento che Torrevilla ha preso a modello per questo cambiamento storico?

«In senso generale il punto di riferimento sono le cooperative altoatesine. In termini di qualità dei prodotti, di immagine, di accoglienza, e non solo. Ma ci sono esempi virtuosi anche in Oltrepò.»

A chi si riferisce?

«Questo percorso finalizzato alla valorizzazione del pinot viene portato avanti anche da altre aziende. Realtà come, tanto per citarne una, Conte di Vistarino, che ha realizzato investimenti notevoli. Senza dubbio ci fa piacere che questa visione si stia diffondendo nel nostro territorio; quando in Oltrepò succede qualcosa di positivo, quando in Oltrepò si effettuano scelte strategiche che vanno nella giusta direzione, non possiamo che esserne contenti. il nostro ampliamento segue questa rotta.»

Un aggiornamento sulla situazione commerciale di Torrevilla. Come state procedendo?

«L’azienda tutto sommato sta andando abbastanza bene nella difficoltà momentanea di tutta l’economia nazionale e alle difficoltà del territorio. Bene o male i dati si rispecchiano anche nelle nostre realtà.»

A proposito delle difficoltà del territorio; come commenta la pace scoppiata fra il Consorzio e il Distretto?

«Non posso che essere felice se si è ritrovata sintonia.»

L’assessore regionale Rolfi ha salutato con grande favore questa novità. Ma ha anche dichiarato che spera l’accordo di allarghi ad altre realtà… non è difficile leggere un riferimento anche – o soprattutto – a Torrevilla. Cosa risponde?

«Innanzi tutto riconosco all’assessore un grande impegno. Al momento non ritengo che ci siano le condizioni perché Torrevilla cambi idea rispetto alle posizioni già note. Di certo non scambieremo le nostre idee con una poltrona…»

Cosa dovrebbe accadere per giungere ad un riposizionamento della vostra politica in merito al Consorzio ed ai rapporti con gli altri attori del territorio?

«Ho mandato una comunicazione in Regione il 6 dicembre 2018, dove dicevo: ‘‘Come già anticipato nei nostri precedenti incontri - e mi riferivo ai tavoli in regione - ritengo eccessivo il numero tavoli, che ridurrei a due o tre’’. Sicuramente uno dedicato al pinot, sia come metodo classico sia vinificato in nero. E poi uno con tutti gli altri prodotti con denominazioni commerciali. Discorso a parte per il buttafuoco, che poteva essere preso in considerazione per conto proprio, date le sue peculiari caratteristiche.»

Perché la strutturazione che è stata portata avanti non le sembra adatta alle esigenze del territorio?

«Perché i tavoli, con la suddivisione e con il numero di partecipanti attuale, difficilmente riusciranno ad elaborare qualcosa di concreto, di condiviso, perché rappresentano una marea di esigenze diverse. Ho partecipato casualmente a un tavolo del bonarda in prima persona. Devo dire che almeno in quell’occasione le sensazioni non sono state un granché positive.»

Torrevilla fa ancora parte del Distretto?

«No, non più.»

Mi scusi l’audacia: confesso che il dubbio mi era venuto e ho controllato proprio pochi giorni fa sul sito internet del Distretto. Torrevilla è ancora presente nella compagine sociale…

«No, probabilmente si tratta di un refuso. Ho mandato disdetta poche settimane fa. Non ne facciamo più parte perché prima di parlare dei posti nel consiglio di amministrazione del Consorzio ritengo sia fondamentale risolvere o puntualizzare quelli che sono i punti deboli del Consorzio stesso. Poi si ragiona di tutto il resto.»

Quali sono questi punti da approfondire?

«Un argomento fondamentale deve essere il costo di produzione dell’uva. Poi l’individuazione dei vini bandiera. E un nodo che secondo me è fondamentale: i fondi siano destinati prevalentemente ai due prodotti principali, almeno il 70% delle risorse devono andare a favore dei due prodotti di punta del territorio. E bisogna affrontare, certo, anche il problema della rappresentanza: è fondamentale evitare che una singola azienda possa detenere il monopolio in termini di forza elettiva. Bisogna invece assicurare spazio e voce in capitolo a tutto il territorio. C’è anche bisogno di un’analisi etica…»

Ossia?

«Ritengo che il Consorzio non debba essere la casa di tutti ma soltanto di chi lo merita. Deve essere un vanto farne parte. Il tema della tutela, quello dei controlli: da chi e come vengono fatti. Perché fino ad oggi, evidentemente, qualcosa non ha funzionato. Dopo di che io ritengo che una volta sistemato l’organismo consortile, si debba arrivare all’azzeramento delle cariche e a nuove elezioni.»

di Pier Luigi Feltri

Se l’obiettivo era non aumentare le tasse, si può dire che sia stato raggiunto…o quasi. Il bilancio ha superato l’esame del consiglio comunale di Voghera e la maggioranza può tirare un sospiro di sollievo. Il documento  programmatico conferma in sostanza le riduzioni fiscali relative al welfare già in vigore e i tagli, dal 10% al 20% sulla Tari per alcune categorie di negozi. Il nodo del contendere resta però l’aumento, seppur minimo, della Tari per circa 7mila abitazioni, che pagheranno circa 10 € in più rispetto al passato per via di un tecnicismo che spiega l’assessore al bilancio Gianfranco Geremondia: «Adeguandoci a quanto indicato dal ministero abbiamo in sostanza equiparato le pertinenze (quindi ad esempio i garage ndr) alle utenze domestiche» chiarisce l’esponente dell’UDC. «Si sono così ribaltate le percentuali: 55% utenze domestiche e 45% non. Se non avessimo fatto così i negozi e le attività commerciali avrebbero dovuto pagare i costi  per rifiuti che non producevano».

Assessore, il bilancio è approvato. Quali sono a suo avviso i riscontri di questa manovra finanziaria per i cittadini?

«Non aumenta la pressione fiscale locale. A quella nazionale ci pensa il governo (5 Stelle – Lega) del “cambiamento”, si fa per dire... che in questi giorni ci ha regalato anche l’eco tassa. Non aumentare la pressione fiscale locale e mantenere la generalità dei servizi a favore della collettività, confermando tariffe ferme da anni, mi sembra già un primo innegabile risultato. Questo è il risultato di un lavoro fatto con la condivisione degli obiettivi con gli altri colleghi, dal Presidente del Consiglio Nicola Affronti, al sindaco, ai consiglieri di maggioranza».

Ci dica in sintesi i provvedimenti più significativi.

«Si conferma la riduzione tariffaria per le famiglie numerose che usufruiscono del servizio di refezione scolastica; si mantiene la gratuità del servizio di assistenza domiciliare per gli ottantenni residenti; si sostiene l’accordo per favorire le locazioni a canone agevolato che comporta una riduzione della base imponibile per il calcolo dell’aliquota e una riduzione del 50% dell’aliquota per l’IMU applicata alla seconda casa. Si mantengono inoltre le riduzioni del valore di alcune tipologie di aree edificabili con riduzione dell’IMU dovuta in particolare al 50% alle aree edificabili ad uso produttivo e il 15% per le aree edificabili a zona residenziale».

Per la tassa rifiuti cosa viene confermato?

«La riduzione del 10% per le abitazioni con unico occupante con una superficie tassabile pari o inferiore a 50mq».

E per le famiglie più numerose?

«Con 5/6 occupanti con una superficie da 90mq a 110mq vale la stessa riduzione».

Ulteriori detrazioni per il commercio e le attività didattiche?

«20% per i locali adibiti ad attività didattiche quali asili nido o attività per assistenza anziani e disabili».

E per il commercio cosa viene mantenuto?

«La riduzione del 10% della tassa rifiuti per le attività commerciali pari o inferiori a 100mq e 20% per quelle che vendono generi alimentari. Riduzione del 20% della Tari per i locali interessati da interventi di investitori privati realizzati nell’ambito dell’accordo “attract” per cui la regione ha ammesso la nostra città al bando relativo. Riduzione del 50% dell’imposta sulla pubblicità per pubblicità all’interno delle attività commerciali, vendite al dettaglio o per iniziative sostenute dall’associazione di categoria».

Una curiosità: in consiglio comunale siede anche la Presidente di Ascom, Cristina Palonta. La sua assenza all’approvazione del bilancio era in dissenso con l’amministrazione?

«A quanto mi risulta la consigliera Palonta ha giustificato l’assenza con motivazioni personali».

Ma la consigliera Palonta ha lasciato il gruppo di FI e ha aderito al gruppo misto. Allora quali sono i significati di questa uscita dal partito per cui originariamente era stata eletta?

«La risposta non dovrei darla io ma il gruppo politico (FI) interessato alla defezione. Non mi risulta comunque che la signora Palonta sia uscita dalla maggioranza. Ha lasciato solo il gruppo del partito di appartenenza».

Non avete aumentato la pressione fiscale locale e allora quali sono i vostri provvedimenti per garantire le risorse destinate ad alcune funzioni ritenute fondamentali e strategiche?

«È stata fatta una rigorosa ricognizione delle spese di funzionamento confermando un ridimensionamento generale ove possibile. È stata confermata la linea già adottata in precedenza per la sostituzione del personale cessato, a tutela delle esigenze finanziarie e a garanzia del rispetto della normativa di finanza pubblica».

Ci sono modifiche per l’imposta sulla pubblicità?

«La vigente normativa in materia di imposta sulla pubblicità e diritti sulle pubbliche affissioni, dispone che agli effetti dell’applicazione dell’imposta medesima e del diritto sulle pubbliche affissioni, limitatamente alle affissioni di carattere commerciale, i Comuni suddividano  le località intese come strade e piazze del proprio territorio in due categorie, normale e speciale. Tenuto conto che la suddivisione del territorio comunale è stata definita nel 1994, si è reso necessario provvedere in considerazione della mutata situazione del territorio comunale, alla ridefinizione dell’elenco di quelle in categoria speciale. In sintesi abbiamo valutato gli insediamenti di Voghera est, di zona Medassino - mentre per le aree commerciai del Parco Baratta si era già provveduto all’adeguamento - ad adeguare l’imposta alla nuova realtà commerciale della città. Un provvedimento che farà pagare la grande distribuzione che si è insediata nelle nuove aree commerciali, come coloro che hanno negozi in centro città».

Quindi in sintesi il bilancio approvato cosa prevede?

«Per il 2019 sono previsti 33 milioni di spese correnti destinate per oltre il 25% ai servizi generali che garantiscono il generale funzionamento dell’ente, per oltre il 17% alle spese sociali con cui vengono garantiti adeguati livelli di assistenza alle categorie di cittadini maggiormente in difficoltà, il 7% per la viabilità, il 6% sia per l’ordine pubblico e la sicurezza che per l’istruzione e il diritto allo studio. Inoltre è stato previsto oltre l’8% per assicurare gli accantonamenti necessari che garantiscono il permanere delle condizioni di equilibrio del bilancio comunale. Oltre 6 i milioni di investimenti prevalentemente destinati al miglioramento tecnico sismico degli edifici scolastici e interventi di sicurezza della viabilità, alla realizzazione di un campo polivalente nell’area del palasport, di interventi di rifacimento della tribuna est dello stadio nonché di aree verdi per parco giochi. Non va dimenticato l’intervento per la frazione Oriolo, sollecitato a più riprese dal mio gruppo (UDC) e in particolare dalla consigliera Daniela Galloni relativo alla costruzione di loculi per il cimitero. Non possiamo dimenticare poi l’intervento “Recology” per Medassino, reso possibile con finanziamenti regionali sollecitati più volte dall’Assessore Panigazzi e dal mio partito. Quindi un bilancio finalizzato a soddisfare i bisogni della propria collettività tenendo conto delle possibilità economiche dell’ente, finalizzando tutte le spese senza accendere nuovi mutui che avrebbero sottratto risorse ai servizi per far fronte agli impegni assunti».

Per concludere, ad un esperto politico ed amministratore con tante deleghe chiediamo il parere su questa maggioranza

«Il voto sul bilancio non ha dato problemi, la maggioranza tiene e il mio partito con la sua compattezza (tre consiglieri comunali e due assessori) è un pilastro importante per assicurare stabilità. È auspicabile però una maggiore collegialità e soprattutto uno sforzo da parte del sindaco per tenere compatta la maggioranza riconoscendo visibilità a chi più si impegna. Occorre dimostrare che la squadra è salda per affrontare gli impegni e le scadenze elettorali che l’attendono».

di Silvia Colombini

Eccellente prestazione dello stradellino Davide Nicelli al Rally Ronde del Canavese. Il driver Oltrepadano, al secondo impegno stagionale al volante della Peugeot 208 R2B, ha colto un brillate 6° posto assoluto, preceduto solamente dalle più performanti Skoda Fabia R5 di Colombi, Chentre, Gagliasso, Pensotti e Bausano che hanno tagliato il traguardo nell’ordine al termine di una gara selettiva e ricca di colpi di scena. E’ stata una competizione bella e vibrante che, come detto, ha vissuto su numerosi colpi di scena. Il primo ha interessato Alessandro Gino e Marco Ravera, vincitori lo scorso anno al via sulla Ford Fiesta Wrc. Il cuneese vinceva infatti il primo passaggio, ma al via della seconda prova un banale difetto al sistema di aggancio di una cintura lo ha costretto allo stop. Le redini del confronto le assumeva il valdostano Elwis Chentre in gara con Elena Giovenale su una Skoda Fabia. Sul terzo round anche il veloce driver di Roisan doveva fare i conti con la sfortuna con una foratura che gli faceva perdere una ventina di secondi consegnando la leader ship provvisoria a Colombi che dal canto suo era stato protagonista di un testa coda nel corso della prima prova. Chentre  sferrava l’ultimo attacco sul parziale finale che fruttava il sorpasso ai danni di Patrick Gagliasso e Dario Beltramo in gara sulla Skoda Fabia che chiudevano sul terzo gradino del podio, autori di una prestazione come al solito brillante. Più staccati e comunque in quarta posizione i sempre validi varesini Filippo Pensotti e Luca Broglia anche loro su una Fabia R5. Ottimo l’esordio del canavesano Giovanni Bausano sulla Skoda Fabia con la quale, insieme a Andrea Scali ha chiuso al 5° posto assoluto nonostante un testa coda durante la terza prova. Nella classifica generale alle spalle di Bausano troviamo appunto il pavese Davide Nicelli con Alessandro Mattioda, autori di una prova maiuscola sulla Peugeot 208 con la quale hanno vinto la classe R2B e la speciale classifica riservata agli Under 25. “È stato un week-end perfetto fin dall’inizio – ha commentato Nicelli - siamo partiti subito molto forte per contrastare fin da subito i miei diretti avversari in R2 tutti molto veloci. Già dalla prima prova siamo stati i migliori della categoria e in pratica anche nelle altre due delle tre prove restanti. L’unica prova in cui non ho potuto spingere al massimo è stata la terza a causa di uno stop della prova per un incidente e con un’attesa di quaranta minuti le gomme erano diventate quattro “ghiaccioli”; quindi nei primi chilometri ho pertanto dovuto scaldare le gomme e la quarta migliore prestazione non é venuta, ma va bene così, fa parte del gioco. Siamo molto soddisfatti del risultato che si concretizza in un buon pre-stagione iniziato al val Merula che ci rende fiduciosi in vista dei miei programmi 2019  che mi vedranno a caccia del Trofeo Peugeot e Due ruote motrici in ambito del Campionato Italiano Rally affiancato dal Team By Bianchi, da  Alessandro Mattioda alle note e appoggiato dalla scuderia La Superba .

di Piero Ventura

A spingere il record delle esportazioni di vino Made in Italy nel mondo è lo spumante che fa segnare un balzo record dell'11% rispetto allo scorso anno per un valore che raggiunge per la prima volta 1,51 miliardi di euro. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al 2018. ''Le esportazioni di vino, se non si considerano gli spumanti, rimangono - sottolinea la Coldiretti - pressoché stagnanti (+1%) ad un valore di 4,69 miliardi nel 2018''.

''Per quanto riguarda le destinazioni delle bollicine italiane, la classifica - continua la Coldiretti - è guidata dal Regno Unito con circa 435 milioni di euro e un incremento del 6% nel 2018 ma rilevanti sono anche gli Stati Uniti con circa 334 milioni e un aumento del 13% in valore. Nella classifica delle bollicine italiane preferite nel mondo ci sono tra gli altri il Prosecco, l'Asti e il Franciacorta che ormai sfidano alla pari il prestigioso Champagne francese, tanto che proprio sul mercato transalpino si registra l'incremento maggiore delle vendite con un eccezionale +18%''. Secondo la Coldiretti, con quasi una bottiglia esportata su due consumata dagli inglesi è il Prosecco. Le vendite di solo Prosecco Dop nel 2018 in Gran Bretagna sono state paria a 348 milioni di euro secondo le stime della Coldiretti che sottolinea come si tratti del risultato di una crescita ininterrotta da circa un ventennio che ha reso il Prosecco la bevanda italiana preferita dagli inglesi

"Molti agricoltori non sono riusciti a far la semina, e ormai la stagionalità dei prodotti della terra è diventata imprevedibile. Non si è più in grado di capire cosa coltivare, cosa seminare e in quali periodi farlo. Sono troppe le incertezze legate agli sbalzi termici e ai repentini cambi delle condizioni meteorologiche. Ciò avrà un impatto in termini di diminuzione o assenza della produzione, aumento dei prezzi e contraccolpi ambientali". E' quanto sottolinea Raffaele Maiorano, presidente nazionale di Confagricoltura Giovani (Anga) e responsabile Sdg's nel direttivo di Confagricoltura, in vista della manifestazione mondiale sul clima che si terrà domani.

Per Maiorano "il combinato disposto dell'emergenza idrica e del riscaldamento globale rappresenta una questione pericolosissima e rischiosa per tutti gli imprenditori agricoli.

D'altro canto - prosegue il presidente dei Giovani di Confagricoltura (Anga) - il riscaldamento ambientale ha spinto molti imprenditori agricoli a diversificare le proprie produzioni tradizionali, orientandosi verso colture nuove: in Sicilia e in Calabria si sta coltivando con successo avocado, mango, lime e altri frutti tropicali italiani. Dunque da un lato crisi, dall'altro opportunità per chi sa riconvertire. La politica sia vigile"

Gennaio 2019 è stato il mese peggiore per il fatturato dell'industria italiana di autoveicoli da quasi dieci anni. L'Istat stima un calo tendenziale del 21,5% il più ampio da quasi dieci anni, a partire da giugno 2009 (quando era -21,6%). Anche gli ordinativi sono in calo del 21,7%. Anche gli ordinativi sono in calo del 21,7%. Nel mese di febbraio nell'Europa dei 28 più Paesi Efta (Svizzera, Islanda e Norvegia) sono state vendute - secondo i dati dell'Acea, l'associazione dei costruttori europei - 1.148.775 auto, lo 0,9% in meno dello stesso mese del 2018. Nei primi due mesi del 2019 le immatricolazioni complessive sono state 2.374.963, con una flessione del 2,9% sull'analogo periodo dell'anno scorso. Il gruppo Fca ha venduto nell'area a febbraio 80.213 auto, il 5,2% in meno dello stesso mese del 2018. La quota scende dal 7,3 al 7%. Nei primi due mesi del 2019 le immatricolazioni del gruppo sono 152.907, in calo del 10% rispetto all'analogo periodo dell'anno scorso, con la quota che passa dal 6,9 al 6,4%.  Anche gli ordinativi sono in calo del 21,7%. Nel mese di febbraio nell'Europa dei 28 più Paesi Efta (Svizzera, Islanda e Norvegia) sono state vendute - secondo i dati dell'Acea, l'associazione dei costruttori europei - 1.148.775 auto, lo 0,9% in meno dello stesso mese del 2018. Nei primi due mesi del 2019 le immatricolazioni complessive sono state 2.374.963, con una flessione del 2,9% sull'analogo periodo dell'anno scorso. Il gruppo Fca ha venduto nell'area a febbraio 80.213 auto, il 5,2% in meno dello stesso mese del 2018. La quota scende dal 7,3 al 7%. Nei primi due mesi del 2019 le immatricolazioni del gruppo sono 152.907, in calo del 10% rispetto all'analogo periodo dell'anno scorso, con la quota che passa dal 6,9 al 6,4%. 
   

Gli effetti dei cambiamenti climatici sull'Italia "devono far scattare un allarme rosso, perché il nostro Paese è uno di quelli più a rischio. Abbiamo già il record in Ue per la mortalità dovuta all'inquinamento atmosferico, 80-90 mila decessi l'anno, e la nostra posizione geografica agevola i processi di desertificazione e l'arrivo di patologie infettive tipiche delle regioni Sub Sahariane. Non c'è più tempo, occorre agire e farlo subito per fermare l'innalzamento delle temperature". A parlare è Ferdinando Laghi, vice presidente dell'Isde Italia, Associazione medici per l'ambiente, e presidente eletto dell'Isde International. L'Isde ha aderito al 'Fridays for Future' e oggi è scesa in in piazza con gli studenti italiani.

A fine 2018 l'Isde ha pubblicato il position paper 'Cambiamenti climatici, salute, agricoltura e alimentazione'. Nel documento si evidenzia come, "in un contesto internazionale, l'Italia subisce le maggiori conseguenze in termini di mortalità giornaliera correlata a elevate temperature, seppure con ampia variabilità urbana, con effetti negativi più evidenti nelle grandi città (Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli), al meridione e durante i mesi estivi".

"L'incremento in frequenza e intensità delle ondate di calore, associate al progressivo invecchiamento della popolazione, avranno in futuro un significativo impatto sanitario - ricorda il documento - Nell'estate del 2015 si è registrato un incremento del 13% dei decessi attribuibili alle elevate temperature nella popolazione italiana di età superiore ai 65 anni".

L'innalzamento delle temperature ha effetti enormi sulla salute, evidenziano i medici per l'ambiente. "Le patologie, principalmente cardiovascolari e respiratorie, ma anche del periodo perinatale, metaboliche e cronico-degenerative, sono correlate agli inquinanti atmosferici - evidenzia il position paper - le cui concentrazioni sono strettamente dipendenti dall'utilizzo di combustibili fossili usati per la climatizzazione degli edifici (per esempio ossidi di azoto e carbonio) e dalla formazione di inquinanti secondari (soprattutto particolato secondario e ozono) prodotti dal traffico motorizzato".

Poi ci sono effetti negativi sulla salubrità degli alimenti, come conseguenza dei cambiamenti climatici sull'agricoltura, sugli allevamenti, sulla distribuzione delle specie animali. "La contaminazione della catena alimentare con sostanze chimiche tossiche può derivare sia dall'utilizzo di pesticidi come tentativo di correggere la ridotta produttività agricola che dalla contaminazione del suolo in aree interne (in particolare da Pcb e diossine) in seguito a fenomeni alluvionali - avverte l'Isde - La contaminazione del suolo può derivare dalla mobilizzazione di sedimenti fluviali e di aree terrestri contaminate (ad esempio aree industriali, discariche) con successivo deposito di sostanze tossiche nelle aree alluvionate".

L'Isde vuole "sensibilizzare le coscienze sul futuro ambientale del nostro pianeta - ricorda Laghi - e smuovere i decisori politici nazionali e internazionali affinché prendano al più presto provvedimenti chiari e radicali. E' questo anche lo scopo di 'Fridays for Future', un movimento mondiale formato da giovani e studenti, nato dall'impegno della ragazza svedese Greta Thunberg. Dovremmo tutti iniziare a guardare la realtà attraverso gli occhiali dei cambiamenti climatici, ponendo questo tema in cima alla lista di priorità delle nostre agende, in qualunque settore operiamo, in primis la politica".

LA PROPOSTA: "UN SOLO MINISTERO SALUTE-AMBIENTE" - "Un unico ministero che unisca Ambiente e Salute", per affrontare al meglio le conseguenze dei cambiamenti climatici che vendono l'Italia in prima linea. Laghi lancia questa proposta perché "c'è una cosa che oggi come Isde vorremo sottolineare: è che una differenziazione tra i ministeri dell'Ambiente e della Salute non ha più senso: le due cose sono esattamente correlate e devono marciare insieme".

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