Giovedì, 27 Giugno 2019
Articoli filtrati per data: Martedì, 05 Febbraio 2019

Spaventati dall’imminente chiusura di 4 negozi in centro, un gruppo di commercianti di Stradella lancia l’allarme ma anche un appello alle istituzioni affinché si riesca a bloccare quella che è una vera e propria emorragia. Sotto scacco in quella che è la zona con la maggior concentrazione di supermercati a livello europea, Sabrina Maserati, Anna Baderna, Novella Zanoni, Renata Balma, Maria Rina Brega e Bettina Wrobel ripartono dall’idea che “uniti si vince” per sfidare la crisi. Bacchettano il Comune, chiedono affitti meno cari, propongono la sosta a disco orario in centro senza dimenticare il mea culpa. «Stradella – dicono in coro - è una perla da tirar fuori dal cassetto e far tornare di nuovo a brillare; è una cittadina deliziosa, con grandi potenzialità che però non vengono sfruttate al massimo».

Commercianti che fine ha fatto il commercio cittadino e perchè negli ultimi anni è andato così peggiorando?

«Crediamo che le responsabilità siano in primis attribuibili alla crisi economica a cui abbiamo assistito negli ultimi dieci anni, la quale ha originato un “domino distruttivo” di problematiche che si sono riversate una sull’altra. Il piccolo commercio sicuramente non è mai stato salvaguardato, anzi, contrariamente è stato lasciato troppo spesso alla merce di grossi colossi che puntano a distruggerci».

Quindi è colpa dei grandi negozi?

«Quando ci trova in tasca meno soldini, il consumatore cerca l’offerta e il risparmio a tutti i costi, privilegiando alcune tipologie di commercio (la grande distribuzione oppure l’online), vedendoli come “i salvatori dell’acquisto e i paladini del risparmio” a scapito delle piccole realtà . Nell’immaginario collettivo, molto spesso, il piccolo commerciante viene visto come il “disonesto” o “ladro”, colui che non rilascia sconti e non offre promozioni...non è proprio così! Partendo dal presupposto che “non regala nulla nessuno”, dietro ad innumerevoli specchietti per le allodole si celano spesso truffe, inganni e frodi».

La grande distribuzione può essere considerata una dei responsabili, ma il commercio online sarà il futuro. Come pensate di affrontare la sfida?

«Il piccolo negozio non può di certo competere con i grossi numeri della grande distribuzione, ma non per questo deve essere considerato come quello che non fa sconti e non offre promozioni; a differenza dei grandi, il piccolo commerciante fornisce maggiore serietà in merito alle promozioni, nel senso che offre scontistiche reali e non illusorie; inoltre, dietro alle innumerevoli offerte, molto spesso si celano frodi: prodotti falsi e contraffatti, prezzi originari “gonfiati” e poi ultrascontati (pratica diffusa nel commercio online). Il piccolo commerciante, mettendoci la faccia, cerca di lavorare con la massima serietà e professionalità. Tuttavia, per quanto riguarda il commercio online anche noi abbiamo i nostri siti e le nostre pagine Facebook, che aggiorniamo costantemente offrendo un servizio di “vetrina online”, con la possibilità di ordinare direttamente i prodotti...per ora è un servizio rudimentale, ma ci stiamo organizzando in modo da offrire il massimo ai nostri clienti».

Che tipologia di Cliente frequenta i piccoli negozi del centro di Stradella?

«Crediamo di poter dire, chi più e chi meno, di avere un tipo di clientela fidelizzata nel tempo...purtroppo però, manca la “clientela nuova”, quella più giovane e quella che “arriva da fuori”. Nel caso della clientela dei giovani, spesso ci chiediamo dove siano finiti e come si possa recuperare...per quanto riguarda la clientela che arriva da fuori, invece, crediamo che occorra lavorare sulle iniziative di promozione del territorio (proposta di feste ed eventi)».

L’Amministrazione Locale cosa sta facendo per sostenere il piccolo commercio?

«Siamo convinti che, anche le varie Amministrazioni locali abbiano le loro colpe. Sarebbe stato opportuno calibrare e limitare le concessioni di licenze ai centri commerciali, che hanno impoverito il centro storico, alimentando anche un traffico eccessivo (e pericoloso) sulle arterie stradali principali. Facciamo presente che, uno studio sociologico recente ha constatato che tra Piacenza e Voghera esiste la concentrazione di supermercati più elevata d’Europa (un paradosso!)».

Secondo voi, come andrebbe affrontata la situazione ed evitare che i piccoli negozi del centro chiudano uno dopo l’altro?

«Innanzitutto riteniamo che gli affitti degli immobili della città di Stradella siano troppo onerosi e inadeguati ai tempi che corrono. Laddove i consumi sono calati, dovrebbero essere ricalcolati i canoni d’affitto affinché i commercianti possano lavorare con un po’ più di respiro, evitando così la chiusura di molte attività, perchè vittime di costi fissi troppo elevati. Una mano sulla coscienza dei proprietari degli immobili sarebbe auspicabile! Inoltre, dare commercio al piccolo significa anche incentivare l’assunzione di personale dipendente nuovo e a “condizioni umane”, cosa che non accade spesso nella grande distribuzione, che reputa i dipendenti poco più di numeri da gestire con algoritmi senza considerare le loro dignità umana. Se il commercio cittadino viene aiutato, questo resta vivo e mantiene un buon livello di bellezza, decoro, vivibilità e sicurezza dell’intero paese. Stradella - come ogni altra città - senza le attività commerciali, diventerebbe buia, triste e poco sicura».

La “battaglia dei parcheggi” come si è evoluta in questi anni?

«Per quanto riguarda la non semplice questione dei parcheggi, siamo dell’avviso che sia assurdo affidare in outsourcing la gestione dei tali; riteniamo che sia più proficuo far sì che sia il Comune di Stradella a gestire direttamente i parcheggi. Tuttavia, noi commercianti siamo convinti che non sia l’ideale avere il centro storico senza pagamento della sosta, poiché disincentiverebbe il commercio. Lasciare però i parcheggi a disco orario di un’ora “seriamente controllato” contribuirebbe a mantenere il riciclo dei posti auto, evitando le soste selvagge e prolungate a discapito di tutti; riusciremo così ad attirare più clientela, perchè gratuito, assicurando allo stesso tempo la facilità di trovare parcheggio».

Cosa manca nel comune di Stradella? Quale tipologia d’impegno chiedete alle Amministrazioni Locali?

«Le Amministrazioni Locali e gli Enti per la promozione del territorio dovrebbero essere più disponibili verso le idee innovative, anziché fomentare le solite diatribe tra chi le fa e chi le propone; sarebbe più utile lavorare per favorire un clima più collaborativo. Sicuramente, anche noi commercianti abbiamo le nostre colpe, ma ci stiamo organizzando per essere più coesi e collaborativi, perchè l’unione fa la forza! Saremo uniti perchè vogliamo far ascoltare la nostra voce e avanzare le nostre proposte».

 di Silvia Cipriano

Sono entrate in vigore le nuove norme per distinguere in etichetta il pane fresco da quello “conservato o a durabilità prolungata” con specifiche prescrizioni in merito alla denominazione e alla modalità di esposizione in vendita. La Coldiretti ha sottolineato che «il pane che ha subito processi di surgelazione e congelamento o che contiene additivi chimici e conservanti non potrà essere più venduto per fresco e dovrà obbligatoriamente avere una etichetta con la scritta ‘conservato’ o a ‘durabilità prolungata’. Il pane fresco è solo quello preparato secondo un processo di preparazione continuo, vale a dire che dall’inizio della lavorazione alla messa in vendita al consumatore, non debbono trascorrere più di 72 ore e deve essere privo di additivi o trattamenti conservanti».

Un tempo Voghera  e l’Oltrepò erano rinomati per la produzione del pane artigianale, non si poteva pensare di mangiare del buon salame di Varzi senza una bella fetta di micca o miccone. Oggi i panifici artigianali sono rimasti in pochi in città. Abbiamo incontrato Stefano Sari, che con la sorella Stefania è il titolare del Panificio Sari di Voghera.

Da quanti anni il vostro panificio sforna pane fresco quotidianamente a Voghera?

Stefania: «Nostro padre è arrivato a Voghera da Milano nel 1961, prima per alcuni mesi nella zona di Pombio e poi si è trasferito qui in via Plana, ha preso la panetteria in gestione da Ratto e nel 1963 l’ha rilevata, quindi sono ormai 55 anni. Era un forno a conduzione famigliare dove lavoravano mio papà, mio zio e forse un paio di dipendenti. Nel 1966 si è sposato ed anche mia mamma Rita e mia nonna  hanno iniziato ad aiutarlo con la vendita.  Io e mio fratello si può dire che siamo nati qui in questo forno. Circa 20 anni fa mio papà  ha lasciato l’attività ed è subentrato mio fratello che attualmente è coadiuvato da 2 dipendenti  per la produzione del pane, mentre io mi occupo dei dolci e della vendita con l’aiuto di una commessa. Personalmente svolgo l’attività da 30 anni».

Che cambiamento c’è stato nella produzione di pane da quando vostro padre ha incominciato?

Stefano: «C’è stato un notevole cambiamento. In quel periodo si vendeva tantissimo pane grosso del tipo miccone e micca tradizionali della zona e panini, semolini e le rosette soffiate perché venendo mio papà da Milano, sapeva farle molto bene. Quindi  non c’era molta varietà e si vendeva solo pane. Poi negli anni la vendita è diminuita perché il pane è stato un po’ demonizzato dalle diete, le persone hanno iniziato a mangiarne meno e abbiamo iniziato la produzione di vari prodotti salati come pizza e focaccia e di dolci. Negli ultimi anni c’è stata anche un’evoluzione nella varietà delle farine, abbiamo iniziato ad utilizzare farine integrali, macinate a pietra, multi cereali, farro, insomma le persone hanno incominciato diciamo a seguire un po’ “le mode” e le dimensioni delle varie forme di pane si sono rimpicciolite».

Dove acquistate le vostre farine?

Stefano: «Cerchiamo di rimanere sul territorio. A seconda della tipologia compriamo le farine dai Molini di Voghera,  Molino del Conte e Molino Pagani. Per la lievitazione usiamo il lievito di birra, posso dire non in grandissima quantità perché preferisco fare lievitazioni lunghe, il pane è molto più digeribile. Ad esempio il nostro pane medievale, fatto con la farina macinata a pietra, ha 3 giorni di lievitazione, lo impasto il giovedì per cuocerlo il sabato. Purtroppo la tendenza oggi in genere è il voler ottenere una lievitazione molto veloce ed è per questo poi che le persone non tollerano più i lieviti».

Il lavoro del panettiere è molto impegnativo, a che ora si alza?

Stefano: «Apro il forno all’una di notte e lavoriamo fino all’una di pomeriggio. Sforniamo prima il  pane grosso e poi via via le pezzature più piccole e le focacce. Mia sorella si occupa poi dei dolci nel pomeriggio».

Si fa fatica a trovare dei giovani che vogliono fare questo lavoro?

Stefano: «Ultimamente sono stato fortunato perché ho trovato un ragazzo giovane molto volenteroso che sta imparando molto bene, però i ragazzi oggi, anche dopo un corso di panificazione, non hanno manualità, non hanno idea di come funziona la professione. Hanno poi difficoltà a fare gli stages perché gli allievi possono venire alle 7.30 del mattino mentre noi lavoriamo di notte. è un lavoro che però dà grandi soddisfazioni. Il problema è che  con il pullulare di panifici industriali siamo rimasti in pochi. Pensi che a Voghera ai tempi di mio papà c’erano 37 forni artigianali ed oggi ne sono rimasti 7. Le persone che comprano il pane fresco però lo trovano molto buono, gustoso e profumato e in più c’è il vantaggio che può essere consumato a casa anche dopo qualche giorno, senza nessun spreco. Con la produzione  industriale c’è stata infatti  un po’ la massificazione del gusto come per molti altri generi alimentari».

Cosa mi dice del prezzo del pane?

Stefania: «Da quando il prezzo del pane non è più calmierato ed è libero, ognuno può mettere il prezzo che vuole. Ci sono costi di lavorazione e di materie prime e poi più il pane è preparato con farine particolari più diventa costoso per via del loro prezzo più alto. Il pane comune è quello che costa meno».

Voi sfornate due prodotti di nicchia: la focaccia dolce e un pane che avete chiamato pane di Carlo Alberto o Carletto. Che origini hanno?

Stefania: «La focaccia dolce ritengo sia nata proprio a Voghera. Nel corso degli anni si è diffusa un po’ in tutto l’Oltrepò ma noi l’abbiamo sempre prodotta, con molto zucchero in superficie. Noi siamo un po’ territorio di confine, la nostra focaccia salata ci viene dalla Liguria ma è diversa, è più alta, meno unta. Quella dolce è stata forse un’evoluzione, sa, un tempo le merendine non c’erano e i bambini a merenda o a colazione mangiavano o il pane con burro e marmellata o  la focaccia dolce. Dal Piemonte invece arriva  il pane di Carlo Alberto. Mio papà aveva trovato circa 30 anni fa su di un libro la ricetta di questo pane che lo aveva molto interessato. Pare che il re Carlo Alberto di Savoia, quando soggiornava in una riserva di caccia in Piemonte si facesse cuocere un pane particolare molto saporito,  impastato con noci, acciughe e pepe. Era probabilmente una variante del più comune pane con le noci. Lo producevamo in forma di filone una volta alla settimana, mentre ora lo cuociamo solo in occasione delle feste principali in forma di panino perché i gusti delle persone sono cambiati, non piacciono più molto i sapori forti».

Per quanto riguarda la produzione di dolci voi seguite molto le tradizioni locali, quali sono i dolci tipici?

Stefania: «Iniziamo dai panettoni classici che facciamo per Natale insieme alle busele, le bambole di pasta dolce che produciamo ancora in forma tradizionale. Tra poco ci dedichiamo alle chiacchiere perché la tradizione dell’Oltrepò dice chiacchiere a Carnevale e frittelle a San Giuseppe, poi le colombe per Pasqua e poi iniziamo a metà settembre con la produzione dei giallini perché mio papà, venendo da Milano, iniziava a farli non appena arrivava la farina gialla nuova, perché diceva che solo in questa zona erano un dolce legato ai morti. Da una decina d’anni poi mi diletto a preparare e mettere in mostra per Natale un presepe realizzato con il pane  o con la pasta frolla e quest’anno ho realizzato il calendario dell’avvento con tutte le piastrelle fatte con il pane. è un mio divertimento personale. Mio fratello ed io abbiamo continuato l’attività dei nostri genitori perché abbiamo una grande passione per questo lavoro, lavoriamo tanto, con tanto amore ma siamo anche molto contenti della nostra clientela affezionata».

di Gabriella Draghi

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Erika Stefani, ha deliberato giovedì sera di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge della Regione Lombardia n. 17 del 4 dicembre 2018, dal titolo "Legge di revisione normativa e di semplificazione 2018". La motivazione, si legge nel comunicato di Palazzo Chigi, è che per il governo "alcune disposizioni in materia di caccia invadono la competenza esclusiva dello Stato sulla tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, in violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione".

Ong, Regione Lombardia approva norme illegittime. "Il Governo, anche a seguito di un esposto delle associazioni ambientaliste LAC, LIPU, LAV, WWF, ENPA, ha rilevato ben 4 illegittimità in altrettanti articoli in materia di esercizio della caccia" nella legge della Regione Lombardia n.17 del 4 dicembre 2018, "poiché in palese contrasto con la normativa nazionale". Lo scrive in un comunicato la Lega abolizione caccia (Lac). "In particolare - spiega la Lac - sono state violate disposizioni statali relative: alla annotazione non immediata, sul tesserino venatorio regionale, degli animali selvatici appena abbattuti dal cacciatore; alle distanze di rispetto dai luoghi di lavoro e dai fabbricati rurali in caso di utilizzo dei fucili nell'attività venatoria da appostamento; alla esclusività delle opzioni di caccia praticate o da appostamento fisso con richiami vivi o in forma vagante, attività che non può essere svolta in entrambe le modalità da parte del cacciatore; alla misurazione delle distanze di sicurezza degli appostamenti di caccia rispetto ai fabbricati, che vanno calcolate tenendo conto delle distanze lineari, a prescindere dalla morfologia del terreno". Per la LAC "è scandalosa la pratica di legiferare da parte delle Regioni, come la Lombardia, approvando disposizioni che già in partenza si riconoscono come illegittime e in contrasto con i principi di ripartizione delle competenze in materia di gestione e tutela ambientale".

Quanta caffeina si può consumare al giorno? Fino a 4-5 tazzine di caffè non ci sono effetti negativi per la salute. E' troppa invece se si iniziano ad avere insonnia, tremolii, ansia o tachicardia. A fare il punto su tutto quello che c'è da sapere è la Food and drug administration (Fda), l'agenzia Usa che regola i farmaci.
    La caffeina può far parte di una dieta sana per la maggior parte delle persone, a patto che non sia troppa. Si trova naturalmente nelle piante usate per produrre caffè, te e cioccolato. Molti cibi confezionati, integratori dietetici e bibite la contengono, come viene segnalato sulle loro etichette.
    Bisogna quindi fare attenzione se la sua presenza viene segnalata. Per quanto riguarda te e caffè, la quantità può variare anche in base e come e dove sono cresciute foglie e semi, lavorazione e preparazione. Una lattina di bibita caffeinata ne contiene tra i 30 e 40 milligrammi, mentre una tazza di te verde o nero 30-50, una tazzina di caffè dagli 80 ai 100 milligrammi, e gli energy drink fino a 250. Bisogna inoltre eliminare un equivoco, precisa l'Fda: te e caffè decaffeinati contengono comunque caffeina, anche se in quantità minore (2-15 milligrammi per una tazzina di caffè). Quando la caffeina è troppa? Fino a 400 milligrammi al giorno, cioè 4-5 tazzine, non ha effetti negativi, anche se dipende dalla sensibilità e metabolismo di una persona. Alcune malattie e farmaci possono rendere più sensibili agli effetti della coffeina, e se si è incinta o si sta allattando può essere opportuno chiedere al medico se limitarne il consumo. Se si inizia a soffrire di insonnia, tremolii, ansia, tachicardia, nausea, mal di testa, e a sentirsi infelici, allora si stas esagerando. Gli effetti iniziano ad essere tossici, come attacchi epilettici, se si consumano rapidamente 1200 milligrammi di caffeina. Bisogna fare attenzione, sottolinea l'Fda, a quei prodotti venduti come integratori, fatti di caffeina pura o altamente concentrata. Un solo cucchiaino di polvere concentrata può contenere l'equivalente di 28 tazzine di caffè.

Mai interrompere la catena del freddo, e una volta a casa, occhio alle temperature del frigo e del freezer. Sono alcune delle 5 regole d'oro anti-spreco per aiutare i consumatori a conservare la carne in maniera corretta.

In occasione della giornata mondiale contro lo spreco alimentare, arrivano le linee guida di Carni Sostenibili, il progetto che riunisce le principali associazioni di categoria (Assocarni, Assica e Unaitalia) per informare in modo chiaro e accessibile sul mondo della carne, una delle filiere più virtuose, che incide sugli sprechi complessivi per appena il 5%.

Per acquistare la carne è bene portare con sé una borsa termica, dove conservarla durante la spesa. Una volta a casa, va subito messa in frigo o in freezer, se non si ha la certezza di consumarla nei giorni successivi. Occhio alle temperature, perché il frigo non deve superare i 4C, mentre il congelatore deve stare sotto i -18C.

Occhio ai tempi di conservazione, perché la carne rossa mediamente si conserva per 3-5 giorni se tagliata in pezzi grossi, 24 ore o al massimo 48 se macinata. E' deperibile anche la carne bianca, che può essere tenuta in frigo non oltre 2 giorni.

Per quanto riguarda il freezer, tutte le carni si conservano da 3 a 6 mesi, a seconda della tipologia, della pezzatura e dell'efficienza del frigorifero. In linea di massima, roast beef o filetti si conservano bene fino a 3-4 giorni, mentre per la carne tagliata a fettine, che possiede una maggiore superficie esposta che la rende più deperibile, è bene non superare i 2 giorni. Per la stessa ragione, hamburger e polpa macinata dovrebbero essere cucinati in giornata.

Buona regola, prima di congelare la carne, è dividerla in porzioni, e se non è possibile metterla sottovuoto, fare attenzione a non lasciare aria quando si ripone negli appositi sacchetti. Una volta scongelata, andrebbe cotta in giornata.

Ottanta arresti, sanzioni per oltre 20 milioni di euro e 24.000 tonnellate di prodotti sequestrati in oltre 51.000 controlli. Sono questi i numeri dell'attività nel 2018 dei Carabinieri per la tutela della salute Nas, un anno definito "in difesa della salute" i cui risultati sono stati presentati oggi in conferenza stampa alla presenza del ministro della Salute, Giulia Grillo.

"Grazie ai nostri Carabinieri - ha detto Grillo - più sicurezza nei cibi e nell'assistenza sanitaria, assistenziale e farmaceutica. Nessuno può pensare di lucrare sulla salute dei cittadini ed il lavoro dei carabinieri dei Nas è prezioso per tutti noi". Sono stati effettuati, ha precisato il generale Adelmo Lusi, comandante dei Nas, "51.194 interventi a livello nazionale, che hanno fatto emergere 13.555 situazioni non regolamentari, pari - ha concluso - al 26% degli obiettivi oggetto di accertamento".

Con il concerto di lunedì 1 febbraio, ore 21,15 al Teatro Cagnoni di Godiasco (PV), La Parrocchia del Blues torna al genere musicale prediletto, ovvero il Blues con contaminazioni Rock, con una delle più rappresentative band in circolazione, il Leo Ghiringhelli Quartet.

LEO GHIRINGHELLI QUARTET 
Leo Ghiringhelli incontra il Blues quando aveva 20 anni. In quel periodo erano presenti contaminazioni Rock e rimase colpito dallo stile di Robben Ford e successivamente da quello del grande Stevie Ray Vaughan. Il suo percorso musicale è iniziato dal Blues moderno fino ad arrivare alla scoperta del Blues tradizionale, accostandosi sempre di più a coloro che hanno tracciato un solco indelebile nella storia. 
Ha suonato con l’artista americano Andy J Forest, con Arthur Miles e sta attualmente collaborando con Daniele Tenca insieme alla Blues for the Working Class Band. 
Questo nuovo progetto invece ha come componenti musicisti come Sergio Ratti alla batteria, Joe Barreca al basso e Riccardo Maccabruni all’organo Hammond ed intende proporre un repertorio prevalentemente Rock Blues, Soul, senza però dimenticare il Blues tradizionale.

Ingresso a offerta libera.

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Spazio 53 ospita i lavori di Elena Barsottelli, Fabio Salmoirago e Alessandro Traversa che si sono aggiudicati ex aequo il “Premio Portfolio Spazio 53”, istituito per Voghera Fotografia 2018. 

Elena Barsottelli: “Gli eredi di Icaro”

Per gli appassionati di aeronautica il soggetto fondamentale è, di solito, l’aereo stesso. Oggetto affascinante, ma ciò che lo rende straordinario è il binomio uomo/macchina, che consente la realizzazione del Sogno: volare. Volare in maniera spettacolare, come fanno i piloti negli air show, eseguendo manovre che mettono in risalto l’eccezionalità della Macchina e dell’Uomo, che è nulla senza la Macchina, così come la Macchina è solo ferro inanimato senza un pilota ai comandi. L’intento del mio lavoro è creare composizioni che rendano l’idea del Volo, della Realizzazione del Sogno.

Fabio Salmoirago: “Altrove” 

Ci sono luoghi sospesi nel tempo, luoghi in cui siamo fisicamente ma difficilmente anche con la mente. Sono dei non luoghi in cui viviamo come fantasmi. Le stazioni della metro, le carrozze di un tram o le pensiline lungo la strada mi attraggono Li attraversiamo leggendo, ascoltando la musica, giocando con il telefono, semplicemente in attesa di un altrove dove vivere veramente. Sono luoghi che istintivamente non viviamo. Siamo lì ma siamo altrove. 

 Alessandro Traversa: “I ragazzi di Moldova Noua” 

Moldova Noua - 13.000 abitanti, Romania - è il primo paese che incontra il Danubio sul territorio rumeno. Al di là del fiume, la Serbia.

È un paese che è rimasto laborioso per più di un trentennio grazie alla miniera di rame oggi dismessa perché non più produttiva. La parte che vedrete rappresentata è la zona della città più nuova, costruita da Ceausescu in vista dello sviluppo industriale. Oggi la città è per lo più abitata da anziani e da famiglie che non sono espatriate. Il mio lavoro vuole far emergere il contrasto fra il senso di appartenenza e socialità dei ragazzi che rendono viva la città e il senso di svuotamento che trasmette invece il tessuto urbano. 

La mostra ha il patrocinio del Comune di Voghera - Assessorato alla Cultura e di UNICEF e sarà presentata dal critico Renzo Basora alla presenza dei tre autori.
Inaugurazione sabato 9 febbraio ore 17,30
Galleria Spazio 53 - Piazza Duomo, 53 - Voghera
Esposizione: dal 9 al 28 febbraio 2019
Orario: da martedì a sabato ore 10-12 / 16-19
Ingresso libero

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