Domenica, 20 Ottobre 2019
Articoli filtrati per data: Martedì, 01 Ottobre 2019

40 anni sono un arco di tempo parecchio lungo. Giorgio Agnelli, classe 1953, li ha trascorsi per intero lontano dalla sua più grande passione, le gare di enduro. Nel frattempo è stato proprietario di un ristorante a Brallo di Pregola, si è sposato e ha avuto figli, l’ultimo dei quali condivide l’amore per le moto con il padre. Giorgio, oggi sessantaseienne, ha deciso di ricominciare a correre in barba ad ogni perplessità riguardo la sua età e si è iscritto al Moto Club Varzi, città in cui attualmente risiede. L’essenza delle competizioni è rimasta la stessa, ma nel corso del tempo sono subentrate delle differenze nel mondo del motociclismo: Giorgio è pronto a raccontarcele.

Cosa spinge un uomo di 66 anni, dopo 40 anni che non corre più a rifare la tessera di pilota agonistico Enduro?

«L’ho fatto perché, avendo sempre corso, mi porto dentro questa passione fortissima da molto tempo; inoltre, stando con i giovani, vedendoli sempre correre, l’entusiasmo per la competizione non manca di certo. A un certo punto, poi, ti ritrovi ad avere una compagnia che ti coinvolge e ti incoraggia a rimetterti di nuovo in pista».

Lei ha smesso di correre a livello agonistico quando e perché?

«Ho smesso di partecipare alle gare nel 1980, oltretutto nel periodo in cui ero più allenato. Ho dovuto fermarmi a causa del lavoro e per dedicarmi alla mia famiglia. Ti sposi, lavori anche di domenica, hai un ristorante… Io e mia moglie, tra l’altro, abbiamo avuto un figlio molto presto. Mi ricordo che una mattina, poco prima di una gara, dissi rivolgendomi alla moto: “No, io e te dobbiamo smettere”; e la abbandonai lì, pensando tanto ormai non corro più».

In questi 40 anni di astinenza, quante volte gli è tornata la nostalgia delle corse?

«La voglia di tornare in pista si è fatta sentire dopo 4-5 anni. Prima ero motivato dalla ferma decisione che avevo preso di interrompere il mio percorso da motociclista. Dopo qualche tempo, però, la tentazione è forte, soprattutto con l’ultimo dei miei figli, che ha la mia stessa passione. Ha iniziato con le moto piccole nei campetti e da lì è stato tutto un crescendo».

Suo figlio, nel 2014, ha vinto la Sei Giorni di enduro – l’Olimpiade della moto. Immagino sia stata una grande soddisfazione per lei.

«è stata una cosa talmente emozionante da non riuscire a crederci. Entrambi i miei figli erano via di casa, uno in gara e l’altro ad assisterlo. Ovviamente tutti partecipano per vincere, ma quando tutti i giorni, per telefono, ti senti dire che tuo figlio sta rimontando e alla fine che è in testa, per un padre è una gioia immensa».

è stata più forte l’emozione di una vittoria sua o di suo figlio?

«Decisamente quella di mio figlio; l’ho avvertita molto di più: è come se io gli avessi trasmesso la mia passione e la mia voglia di gareggiare, e questo lo avesse condotto alla vittoria».

Lei a che età ha iniziato a correre e a quale livello?

«Ho iniziato appena terminata la leva militare, cioè a 23 anni. Si cominciava con le selettive regionali;  superate quelle, i primi tre classificati  potevano partecipare alle finali del campionato italiano. Ho dovuto fare molti sacrifici dato che in quell’anno avevo già aperto il ristorante, ma anch’io sono riuscito a qualificarmi per partecipare il campionato con la mia squadra. Nella prima “tre date”, però, su 180 finalisti, solo una trentina si è qualificata. Noi ci eravamo anche piazzati bene, ma a causa del numero insufficiente di partecipanti è stato tutto annullato. Questo episodio è stato un altro dei motivi che mi hanno indotto a smettere di gareggiare: le competizioni si svolgevano d’estate, nei periodi di maggiore affluenza del ristorante e lontano da casa... non volevo trascurare troppo i miei impegni per eventi che rischiavano di essere annullati. Dopodiché ho corso ancora in qualche gara minore, ma ho abbandonato man mano. Tuttavia conservo ancora la mia vecchia moto».

Lei è tornato a correre nel Motoclub Varzi. è stato uno dei fondatori?

«No, non sono uno dei fondatori ma mi sono iscritto subito, nel primo anno di attività, quando io abitavo ancora al Brallo».

Qual è una grande differenza, secondo lei, tra l’enduro dei suoi tempi e quello odierno?

«Aldilà dei mezzi, che nel corso degli anni sono cambiati tantissimo, l’enduro che correvo io era molto più tosto, difatti lo chiamavano “regolarità”. Percorsi più selettivi, pochissimo asfalto, veramente quasi tutto fuori strada. Adesso le gare si decidono sulle prove speciali e quando si fa un controllo tirato sembra una novità; quando gareggiavo io erano tutti controlli tirati e chi arrivava a zero sul controllo aveva già fatto la speciale».

A livello di ambiente, invece, che differenze percepisce?

«Sono cambiate molte cose. Ai miei tempi ci si sentiva di più come una famiglia, era più facile integrarsi; io corro in un ambito amichevole in cui ci conosciamo all’incirca tutti; ma noto che i giovani si sentono molto più professionisti, si sentono come dei tecnici, sono più riservati; manca un po’ di goliardia, ecco».

A quali gare prenderà parte, lei, quest’anno?

«Io quest’anno mi sono iscritto solo al trofeo KTM, e correrò con una KTM che acquistai parecchi anni fa; è un modello del 2000 che ho fatto risistemare, ma gareggerò con quella».

In quale categoria KTM corre?

«Io faccio parte della categoria Ultra Veteran, cioè dai 50 anni in su; si può scegliere se fare due o tre giri, e abbiamo tutti optato per i due giri perché pur gareggiando con l’animo della competizione: è già di per sé un’enorme soddisfazione il fatto di iniziarla una gara e….. portarla a termine».

Ha mai incontrato sul campo di gara persone più anziane di lei?

«Ce ne saranno di sicuro, ma non ne ho mai incontrate. Conosco persone -  alcune delle quali gareggiavano e gareggeranno insieme a me - che hanno all’incirca la mia età ma, al contrario di me, non hanno mai, mai smesso di correre: infatti vanno ancora molto bene».

Che clima si respira in un Moto club con molti iscritti come quello di Varzi? Vi frequentate?

«Al Moto club Varzi mi trovo molto bene. è un ambiente molto rilassante, ci si diverte, si fanno battute, si chiacchiera con tutti. Le occasioni per trascorrere del tempo tra motociclisti non mancano: ogni mercoledì c’è la riunione, ma il momento più bello è il sabato sera prima della gara perché, nonostante lo spirito competitivo non manchi, questo non va ad intaccare le amicizie e le buone cene tutti insieme».

L’Oltrepò è terra di tanti bravi enduristi e le manifestazioni per promuovere questo sport sono numerose. Lei è stato ristoratore, ha lavorato nel turismo: l’enduro può portare visitatori in Oltrepò, secondo lei?

«Assolutamente sì, se ben gestito; e non sono solo gli eventi o le gare ad avere successo, ma anche i semplici allenamenti portano un movimento non indifferente. Inoltre, è un mondo che attrae soprattutto i giovani».

Il suo ristorante al Brallo era meta fissa degli enduristi?

«Sì, soprattutto a mezzogiorno. E proprio perché sapevo che la mia clientela era composta per buona parte da motociclisti, aprivo addirittura il garage per mettere a disposizione attrezzi, compressori, camere d’aria nel caso avessero bucato…».

Nel 2020 si terrà l’Olimpiade della moto. La stragrande maggioranza degli operatori turistici dell’Oltrepò si è schierata a favore, ma ci sono anche alcuni voci contrarie. Cosa può portare questo evento, a livello di turismo, nella nostra zona?

«Di certo porterà un considerevole afflusso di persone, con turisti e motociclisti che vengono anche da lontano essendo un evento di portata internazionale. L’Olimpiade della moto impegna i partecipanti per parecchio tempo, mio figlio, mi ricordo, è stato via venticinque giorni: sono “solo” sei giorni di gara, ma i percorsi devono essere provati molto prima dell’evento stesso, con un grande traffico di team e piloti, e le ricognizioni delle speciali vanno svolte a piedi. Tantissimi stanno prenotando già ora per assicurarsi i posti più vicini ai tracciati».

Ai suoi tempi le ricognizioni pre-gara venivano fatte a piedi o in moto?

«Il percorso si provava tutto in moto, qualche giorno prima. Inoltre venivano effettuati più giri: tra i quattro e i cinque per manifestazione; adesso il numero è stato diminuito a tre e le moto vanno poste in parco chiuso fino alla partenza».

Queste modifiche, secondo lei, sono state effettuate con il presupposto di tutelare di più l’ambiente?

«Immagino di sì, per motivi ambientali e credo anche per evitare il disturbo della quiete pubblica, visti il rumore dei veicoli e il grande viavai di gente».

Ritiene quindi che le preoccupazioni manifestate da alcuni nei confronti della sei giorni  nei boschi siano infondate?

«A mio parere lo sono. Noi siamo i primi a volere il rispetto e la tutela della montagna, dal momento che ci abitiamo. Spesso e volentieri capita anche che ci ringrazi chi, ad esempio, va a cavallo, perché può attraversare sentieri che non sarebbero percorribili senza il nostro intervento. Prima di correre in un determinato percorso  che è già esistente, non devastiamo altre piante, lo puliamo quel tanto che basta per poter passare».

Questo è ciò che ci si augura accada sempre tra gli enduristi ma, purtroppo, si sa, le eccezioni ci sono. Il suo ristorante, al Brallo, è stato un punto di raccolta per i motociclisti. Le è mai capitato, in 40 anni di attività, di dover assistere, e magari porre rimedio, a deturpazioni della natura causate dagli enduristi?

«No, mai. Tante volte causa più danni un temporale piuttosto che un motociclista (ride). Logicamente, se si corre quando un sentiero, ad esempio, è bagnato, qualche traccia in più rimane. Ma siamo molto premurosi nei confronti dell’ambiente e ci prendiamo cura dei luoghi in cui transitiamo».

Ci sono mai state polemiche riguardo al fatto che queste gare si tenessero in zone incontaminate come il Brallo, o accuse agli enduristi di aver arrecato danni all’ambiente? Come si sono risolte?

«Purtroppo sì, è sempre esistita questa convinzione che noi devastiamo, roviniamo… è un problema che si è sempre presentato. Abbiamo risolto semplicemente organizzando corse e portandole a termine, poiché sappiamo di non rovinare l’ambiente. In ogni caso, nell’alta Valle Staffora le voci a favore rimangono la maggioranza: spesso ci viene chiesto di organizzare altre gare di enduro».

Ha detto prima che la sua più grande soddisfazione sportiva è stata la vittoria di suo figlio. In gara, è più in apprensione per lei stesso o per suo figlio?

«In questo caso, per me (ride). Prima era come un gioco: non sentivi la pressione addosso se non quella del pensiero di vincere, non ti facevi problemi per nessun tipo di ostacolo; anzi, se lo superavano gli altri, tu potevi farlo anche meglio. Adesso talvolta io mostro un po’ di titubanza verso determinati percorsi, non sono sempre certo di poter oltrepassare un ostacolo, non ho più la prontezza e i riflessi di una volta».

In quali circostanze ha deciso di tornare a prendere la licenza? Qual è stata la reazione di sua moglie e dei suoi figli?

«Era già un po’ che pensavo di ritornare in pista, però avrei dovuto farlo nel Moto club Pavia ma mi sarei sentito un po’ a disagio, siccome gli iscritti sono quasi tutti giovanissimi. Mentre qui, al Moto club Varzi, siamo in quattordici-quindici a correre e ci sentiamo tutti molto uniti. Quando poi ho detto alla mia famiglia che ricominciavo con le gare, mia moglie, fortunatamente ha approvato e assiste a tutte le competizioni, i miei figli al contrario erano piuttosto spaventati, hanno iniziato a darmi titoli (ride). Un gruppo di miei amici di Voghera, tutti gli anni, va correre all’Isola d’Elba: io mi sono aggregato a loro e mi sono rimesso in gioco, dovevo pur riprovare, dopo così tanti anni. E mi sto divertendo molto».

Il Moto club Varzi ha sia un gruppo di anziani che di bambini. Data la sua esperienza, sa dirci se è una cosa tipica, per i moto club italiani, coprire una fascia d’età così ampia?

«In realtà no, in pochi seguono dai ragazzini  fino agli anziani. Ciò che fa il Moto club Varzi è decisamente positivo: avvia da subito i più giovani alle competizioni. Di solito i ragazzini tentano qualche gara “perché lo fanno tutti” e poi smettono. Invece, con un istruttore e un avviamento quasi immediato alle gare, i bambini riescono a capire se quella sia la loro strada. Ed è così che viene a formarsi la “parte anziana” del Moto club: c’è chi non ha mai smesso di correre o chi, come me, che ha dovuto rinunciare alle moto per parecchio tempo, ma entrambe queste categorie sono mosse dalla stessa grinta, coltivata sin da piccoli».

In una competizione, suo figlio si sta giocando il primo posto; in un’altra gara, lei è nella stessa situazione, ma solo uno dei due può vincere. Preferirebbe che fosse lei a vincere o suo figlio?

«è mio figlio e gli voglio bene, ma ho un animo molto competitivo e, se potessi, preferirei vincere io (ride). D’altronde è per arrivare primi che si scende in pista».

 di Cecilia Bardoni

Il 2019 è stato un anno di grandi cambiamenti per la cooperativa “Terre d’Oltrepò”: dal rilancio del marchio Testarossa, con la presentazione del millesimato 2015, alle nuove modifiche statutarie. Senza dimenticare il cambio della direzione commerciale, avvenuta proprio nel corso dell’estate, con l’ormai ex direttore Marco Stenico che lascia l’incarico, assunto più di due anni fa, al nuovo responsabile Massimo Sala. Il presidente di “Terre d’Oltrepò”, Andrea Giorgi, ci ha illustrato gli ultimi sviluppi di questa rivoluzione, chiarendo inoltre alcuni punti critici sollevati da alcuni soci al termine della scorsa assemblea.

Presidente Giorgi, la scorsa assemblea è stata un passo importante per la Cantina. Sono stati modificati alcuni articoli dello statuto. è soddisfatto di come si è espressa l’assemblea?

«Era da tempo che lavoravamo a questa modifica dello statuto. Quindi nulla è stato tralasciato. Abbiamo valutato attentamente i tempi e soprattutto i contenuti che abbiamo verificato con dei professionisti ed abbiamo avuto anche l’apporto dei soci. Poi ci siamo limitati semplicemente a fare quello che prevede il nostro modo di operare, ovvero il CdA ha sottoposto il progetto all’assemblea che si è espressa democraticamente. Ritengo questo passaggio il massimo dello sforzo democratico».

Avete deciso di eliminare dallo statuto il riferimento agli stabilimenti di Broni e Casteggio per quanto riguarda la lavorazione delle uve dei soci, eliminando di fatto la territorialità. Come mai questa modifica? 

«Questa domanda non rispecchia assolutamente la realtà. E’ solo una mera questione formale, nulla di più. Il nostro attaccamento al territorio rimane e rimarrà per sempre. I fatti, in effetti, sono altri. Non a caso la nostra marcata territorialità è ben espressa nella nostra denominazione Terre d’Oltrepò. Quindi non è assolutamente vero che abbiamo eliminato il radicamento con la realtà che ci circonda che, invece, rimane condizione fondamentale per il nostro sviluppo ed il nostro operato».

Durante l’assemblea non si è discusso solo delle modifiche allo statuto, ma c’è stata l’occasione di presentare la collaborazione con lo stimato enologo Riccardo Cotarella, che già aveva collaborato in passato con la Cantina di Casteggio. I soci come hanno appreso il ritorno di questo importante tecnico?

«L’arrivo dell’enologo Cotarella è stata una scelta ponderata e ben pensata. Nulla è stato lasciato al caso nella fase di trattativa e questo suo inserimento in azienda rappresenta una svolta per la nostra realtà. E, lo speriamo con il cuore, anche per l’intero territorio. Cotarella non ha bisogno di presentazioni, è uno dei massimi enologi mondiali e siamo orgogliosi di questa preziosa collaborazione che porterà sicuramente a risultati positivi. Firmerà il cosiddetto “progetto qualità”, un percorso che porterà la nostra cantina a fare un salto in avanti con vini che potranno trovare spazio in un segmento di mercato medio-alto. Siamo orgogliosi che Cotarella abbia apprezzato il nostro progetto, questo significa che siamo sulla strada giusta. In questo percorso confidiamo apertamente nella collaborazione dei soci che sono l’ossatura portante della nostra società. Sin dalle prime battute c’è stato molto entusiasmo perché hanno capito che il futuro di questa azienda è anche legato a queste nuove strategie che partono proprio dalla vigna. Siamo contenti di questa percezione che ci sprona a muoverci in questa direzione».

La collaborazione con Cotarella si limiterà al solo “Progetto Premium” oppure si tratterà anche d una supervisione su tutta l’intera produzione?

«L’attenzione di Cotarella è rivolta in prima battuta al progetto qualità, ma ovviamente la sua professionalità ci permetterà di ampliare  l’orizzonte con una serie di azioni, ancora in fase di studio, che riguarderanno l’intera gamma della produzione di TDO». 

Si è parlato anche di prezzi delle uve: si è rilevato un crollo dei prezzo medio dai 59 euro del 2018 ai 53 euro previsti per la vendemmia 2019. Lei però si era sempre speso per voler aumentare i prezzi di remunerazione delle uve dei soci. Saprebbe giustificare questo calo?

«Certamente questa situazione non dipende direttamente da questo Cda. La causa va ricercata più a fondo. Tutti conoscono la storia della cantina e del territorio, è inutile nascondersi dietro ad un dito. Negli ultimi trent’anni la politica commerciale è stata rivolta ad un prodotto che non è riuscito a distinguere i nostri marchi e le nostre bottiglie. Quello che stiamo facendo e che abbiamo già iniziato negli anni scorsi è un progetto di conversione verso un maggior valore che per spiegare i suoi effetti ha bisogno di un po’ di tempo».

All’uscita dell’assemblea alcuni soci hanno espresso parecchie perplessità, segnalando  nell’ultimo quinquennio un forte calo di fatturato. A loro cosa risponde?

«La risposta è molto semplice. Il fatturato è stato altalenante per l’incostanza delle produzioni e per l’andamento del mercato. Tutto l’Oltrepò Pavese è costretto a subire da tempo questa tendenza, chi lavora in questo settore lo sa benissimo, le polemiche sono altra cosa. Con le nostre iniziative stiamo cercando di cambiare rotta perché il territorio, insieme a noi, questa è la dimostrazione del nostro radicamento ancora forte con la realtà locale,  possa invertire questa situazione. Deve essere un Oltrepò intraprendente che possa permettere alle proprie uve di riguadagnare valore».

Alcune settimane fa è stata presentata la nuova direzione commerciale. L’ex direttore Stenico ha lasciato per motivi familiari, anche se erano alcuni mesi che si notava l’assenza del direttore ad eventi ufficiali e conferenze stampa.  In quale direzione intendete orientare la vostra nuova politica commerciale? 

«Smentisco quanto la domanda cerca di insinuare. Stenico, che ringraziamo per quanto fatto, ha lasciato l’azienda per questioni familiari e non certo per divergenze con i vertici della Cantina. L’ex direttore ha partecipato a tutte le manifestazioni che la cantina ha organizzato, coordinandone anche l’operatività. A partire dal grande lancio del Testarossa 2015 nella primavera scorsa a Milano. La nostra politica commerciale, che vede oggi come protagonista un altro qualificato operatore del settore come Massimo Sala, ha due direttive ben precise. La prima è volta ad un posizionamento più alto dei nostri prodotti. La seconda ha come obiettivo un aumento della reputazione aziendale».

Quali altre riforme intende portare avanti da qui alla fine del mandato?

«Di riforme ce ne saranno molte, alcune sono già sui tavoli della discussione. Sia dal punto di vista dell’affermazione di TDO in Oltrepò Pavese come cantina di riferimento per alcune scelte di sviluppo. Sia attraverso il costante aiuto che rivolgiamo alle aziende socie».

Per concludere, da pochi giorni pochi giorni è iniziata la vendemmia 2019: cosa vi aspettate da questa annata?

«Uso poche parole. Quella del 2019 sarà la vendemmia della svolta. Ma soprattutto sarà di grande qualità».

di Manuele Riccardi

Un contributo regionale da 100mila euro sfumato per un’inadempienza burocratica, un maxi investimento per il nuovo stadio e la decisione di andare in minoranza nel nuovo direttivo della Comunità montana. Il capogruppo di opposizione del Comune di Ponte Nizza Giuseppe Daglia non le manda a dire all’amministrazione ma neppure al sindaco della vicina Cecima e a poco più di tre mesi dall’inizio del Pernigotti bis parte all’attacco per evidenziare quello che non va. A cominciare dal bando regionale “perduto”, molto sostanzioso, che sarebbe servito a finanziare il potenziamento della videosorveglianza nei comuni dell’Unione “Terre Malaspina” di cui, oltre a Ponte Nizza, fanno parte anche Cecima e Val di Nizza.

Daglia, iniziamo dalla doccia fredda ricevuta dalla Regione appena prima di Ferragosto: vi è stato ritirato un contributo molto importante, 100amila euro che per i piccoli comuni non sono certo bruscolini. Cosa è successo?

«Ma quale doccia fredda! Il Bando di Regione Lombardia prevedeva un termine perentorio entro il quale andava rendicontata la realizzazione del progetto, con l’inoltro a Milano, tramite la piattaforma “Bandi on line”, di tutta la documentazione. Purtroppo l’invio nei termini non è avvenuto.  Si è corso poi ai ripari, chiedendo una proroga di ben tre mesi, a dimostrazione di quanto fossero indietro i lavori. Proroga che è stata puntualmente rigettata da Regione Lombardia perché sostenuta da fatti non riconducibili ad una volontà estranea all’Unione dei Comuni Lombarda Terre dei Malaspina. Più evidente di così».

Il presidente dell’Unione e sindaco di Cecima Andrea Milanesi ha attribuito la responsabilità all’errore di un funzionario comunale. Come può essere accaduto?

«Ce lo spiegherà Milanesi. Il nostro gruppo consigliare ha presentato una corposa interpellanza che verrà discussa nella prossima seduta del Consiglio dell’Unione. Nella stessa, oltre a mettere in evidenza che è responsabilità del Legale rappresentata dell’Ente, quindi del Presidente, il rispetto della scadenza perentoria prefissata dal Bando per la rendicontazione, abbiamo chiesto quali provvedimenti l’Amministrazione adotterà nei confronti del funzionario qualora siano accertate delle responsabilità in merito. In ogni caso è evidente la responsabilità politica-amministrativa del Presidente e della Giunta dell’Unione di cui è componente anche il Sindaco di Ponte Nizza».

Crede che ci saranno gravi ricadute sui conti del Comune e dell’Unione a causa di questo ammanco? Risulta tra l’altro che dovrete restituire anche l’anticipo ottenuto.

«Purtroppo sì. L’esito negativo della vicenda rappresenta una vera e propria mazzata per le esigue risorse dell’Ente. L’amministrazione dovrà ora adottare i dovuti provvedimenti. Nella revoca del finanziamento Regione Lombardia ha decretato, non solo di ridurre l’impegno nei confronti dell’Unione per un importo pari a quarantaquattromila euro, anche di stabilire il termine del 30 novembre 2019 per la restituzione dell’acconto ricevuto. Peggio di così».

Parliamo di Ponte Nizza. Le elezioni hanno premiato ampiamente il sindaco uscente e suo avversario Tino Pernigotti. Qualche mea culpa da recitare?

«L’esito delle elezioni era abbastanza scontato. Nei piccoli Comuni, salvo casi eccezionali, l’Amministrazione uscente è sempre in vantaggio e tendenzialmente viene confermata. La nostra lista, a parte il sottoscritto, unico consigliere uscente, era costituita da un gruppo completamente nuovo. Penso che abbiamo fatto una buona campagna elettorale, dei buoni comizi, esponendo serenamente il nostro programma. Andare casa per casa, confrontarsi con le persone, ascoltare le loro istanze, è stata una bellissima esperienza già di per se sufficiente ad appagare ogni sforzo. Ho avuto l’onore di guidare un gruppo di persone eccezionale che ringrazio per la loro disponibilità ed il loro impegno. L’obbiettivo di creare una lista e un gruppo antagonista in ogni caso è stato raggiunto. Nessun rimpianto. Più di così non si poteva fare».

Si direbbe che la gente abbia apprezzato e premiato l’operato del sindaco uscente. Condivide le linee guida e il programma presentato dalla nuova maggioranza?

«L’esito delle urne, in un contesto democratico, va sempre rispettato. Ci mancherebbe altro. Tuttavia, fatto salvo alcuni interventi, non condivido l’operato precedente, né quello programmato da parte della maggioranza. Ad esempio i trecentomila euro messi a bilancio per la realizzazione del nuovo stadio, li considero alquanto fuori luogo. Esistono altre priorità. A ciò aggiungiamo anche l’infelice scelta politica di andare in minoranza all’interno del Consiglio della Comunità Montana, con tutto ciò che ne conseguirà per il nostro Comune. Il problema, però, non è soltanto il programma ciò che più mi preoccupa è il modo di amministrare la cosa pubblica che questa amministrazione ha fatto proprio».

Quali sono secondo voi le priorità per il paese di Ponte Nizza?

«Sicuramente porre rimedio all’emergenza cimiteri. Un intervento sostanziale e profondo per riqualificare strade e cunette, ormai in molti tratti praticamente inesistenti, e gli alvei dei torrenti. Mantenere in ordine il territorio delle frazioni e non solo il centro del paese. Risolvere i numerosi problemi legati all’acquedotto e alla rete fognaria. Durante la campagna elettorale ho avuto occasioni di vedere cose alquanto sconcertanti al riguardo. Riqualificare, finalmente, l’edificio e l’area attinente l’ex stazione della ferrovia Voghera-Varzi. E soprattutto ci vuole sviluppo economico».

Lei è favorevole o contrario alle fusioni?

«Personalmente mi sono sempre dichiarato favorevole. Devo constatare purtroppo che il tema sembra avere perso interesse, e non solo tra gli amministratori, anche nell’opinione pubblica».

Nonostante la sconfitta elettorale pensa di continuare il suo mandato in consiglio fino alla fine?

«Assolutamente si. Abbiamo ricevuto un mandato dagli elettori ed è nostro dovere portarlo fino in fondo. Il nostro gruppo è uscito dall’esito elettorale ancora più forte, unito, coeso e determinato a portare avanti la propria azione amministrativa. Oltre al sottoscritto, sono stati eletti come consiglieri due giovani promesse, Simone Domenichetti e Mattia Trovata. Colgo l’occasione per ringraziare tutti quelli che ci hanno sostenuto in campagna elettorale. In modo particolare gli ex consiglieri uscenti Luciano Domenichetti e Donato Ghiozzi per l’impegno profuso in tanti anni di amministrazione».

 di Christian Draghi

Il problema della casa si conferma a Voghera uno dei più pressanti. La graduatoria per ottenere l’assegnazione di un alloggio ha raggiunto quota 338 domande e il Comune, attraverso l’assessorato ai servizi sociali guidato da Simona Virgilio, è al lavoro per trovare nuove soluzioni per fare fronte alla crisi e aiutare più persone possibili. «Le problematiche abitative sono in costante crescita perché aumentano in generale le situazioni di difficoltà socio-economica di adulti e famiglie che non riescono a pagare l’affitto» spiega Virgilio, che prosegue: «Noi interveniamo con l’erogazione di contributi regionali e comunali di supporto alle situazioni di emergenza abitativa per sostenere le famiglie nel pagamento dell’affitto, con contributi per evitare lo sfratto nei casi di morosità incolpevole e per facilitare l’ingresso in alloggi reperiti sul mercato privato. Su nostra iniziativa è stato siglato l’accordo territoriale per la stipula dei contratti di affitto a canone concordato tra le associazioni sindacali territoriali degli inquilini e le associazioni della proprietà edilizia».

Assessore, quante persone aspettano una casa e quante abitazioni sono a disposizione?

«L’ultima graduatoria approvata è formata da 338 domande, gli alloggi sul territorio sono 904, di cui 550 di proprietà Aler e 354 di proprietà comunale».

Quante persone hanno ricevuto una casa nell’ultimo anno e quanti alloggi pensate di poter assegnare entro la fine del 2019?

«Nel 2018 abbiamo effettuato 17 assegnazioni, nel 2019 ne sono in previsione 20. Per far fronte all’emergenza abitativa, oltre ai bandi ordinari per assegnazione di alloggi erp,  sono stati indetti bandi destinati alle persone in graduatoria per ottenere l’assegnazione di alloggi in automanutenzione e abbiamo posto in essere diverse e ulteriori misure per sostenere il pagamento degli affitti e per incentivare il canone agevolato».

Quali servizi avete introdotto negli ultimi mesi?

«Recentemente abbiamo attivato le misure relative al Fondo per la non autosufficienza per l’assegnazione del buono sociale a favore delle persone con disabilità grave o non autosufficienti, misura importante a beneficio delle famiglie residenti nei Comuni del Piano di Zona dell’Ambito distrettuale Voghera e Comunità Montana Oltrepò Pavese».

In questo periodo di difficoltà economiche il Comune ha effettuato dei tagli alla spesa per il welfare?

«No, per l’anno 2019 sono stati confermati tutti i servizi mantenendo i livelli di spesa dell’anno precedente».

La questione degli aiuti economici comunali ha più volte suscitato le ire della Lega che, insieme a Fratelli d’Italia, vi ha più volte attaccato per la non attuazione di normative per rendere più difficile agli extracomunitari l’accesso ai benefit. In sostanza, il famoso “modello Voghera” che a loro dire vi ostinate a ignorare. Come stanno le cose e qual è la posizione del Comune su questo tema?

«Quello che viene chiamato “Modello Voghera” era stato introdotto nel 2013 dall’amministrazione Barbieri quando all’epoca ero capogruppo del PDL in consiglio comunale. Tale novità nel regolamento, che ci vedeva assolutamente concordi tanto da approvarla, prevedeva l’obbligo per gli extracomunitari di produrre una certificazione proveniente dal paese d’origine per accedere ai servizi comunali. All’approvazione del citato Regolamento comunale è seguita l’entrata in vigore di una nuova disciplina statale in materia di ISEE, contenuta nel d.P.C.M. 159/2013. Alla stregua di detta normativa, rientrano oggi tra gli elementi che compongono la situazione reddituale rilevante ai fini ISEE anche i redditi relativi agli immobili situati all’estero e non locati e tra gli elementi che compongono la situazione patrimoniale rilevante ai fini ISEE anche il patrimonio immobiliare e mobiliare detenuto all’estero. Tali componenti reddituali e patrimoniali vengono assoggettate dall’art. 10, comma 7, del d.P.C.M. 159/2013, ad una autocertificazione: la norma, infatti, stabilisce che esse sono “autodichiarate dal dichiarante” ai fini della presentazione della DSU – dichiarazione sostitutiva unica, e ciò vale senza alcuna distinzione sia per i cittadini italiani e comunitari che per gli extracomunitari. I controlli circa l’esistenza di difformità od omissioni sono rimessi all’Agenzia delle Entrate in prima battuta e, per i dati autodichiarati per i quali essa non dispone di informazioni utili, all’INPS. L’attuale posizione del Comune è il rispetto della normativa vigente che dal 2015 è cambiata. è inutile insistere su un argomento che le cronache nazionali e locali hanno ampiamente documentato. Gli Enti Locali non possono introdurre legalmente limitazioni contrarie alla normativa vigente differenziando i criteri di accesso per i cittadini extracomunitari.  Anche i Comuni di Lodi e Vigevano hanno dovuto rivedere i propri regolamenti  a seguito di provvedimenti emessi  dal Tribunale ad esito  di ricorsi  non potendo più chiedere il certificato del paese estero».

Recentemente è stata istituita a Voghera la Consulta per la disabilità. Di che cosa si tratta?

«Sarà un organismo partecipativo di confronto sulle politiche relative alla disabilità tra le associazioni e l’Amministrazione comunale. Tale organismo rappresenta un’ulteriore espressione della forte attenzione e sensibilità della nostra amministrazione al tema importante della disabilità»

Un mese fa circa diverse associazioni di volontariato cittadine hanno lanciato un appello denunciando una situazione di crisi legata all’insufficienza del numero di volontari a disposizione. Qual è la situazione vogherese attuale?

«Il volontariato e l’associazionismo in questo settore sono una grande risorsa sul nostro territorio e offrono un servizio complementare rispetto a quello offerto dal Comune, con cui operano in sinergia. Da parte dell’amministrazione c’è il sostegno delle associazioni e attraverso la Consulta per i problemi sociali si sta facendo da diverso tempo anche un intervento di sensibilizzazione e informazione per avvicinare le persone, soprattutto i giovani e i pensionati, al volontariato facendolo conoscere per far fronte alla carenza di volontari. è importante che chi abbia qualcosa da donare agli altri, come ad esempio tempo libero, lo offra alla collettività anche per sentirsi utile verso il prossimo».

In che modo il Comune sostiene le associazioni di volontariato?

«Il Comune aiuta le associazioni nella realizzazione di iniziative e progetti intervenendo oltre che con il patrocinio e la collaborazione anche con contributi a supporto della copertura dei costi. Ricordo che a breve si terrà il Festivol del volontariato la manifestazione delle associazioni organizzata insieme all’assessorato: negli ultimi anni è stata rinnovata , è fatta di incontri di sensibilizzazione, di beneficenza anche per far conoscere il volontariato e alcune tematiche  alla cittadinanza. Spesso si parla  di bullismo, ludopatia, prevenzione, cura, violenza e si offrono importanti strumenti anche alle persone per far fronte ad alcune delicate problematiche oltre che avvicinarsi al volontariato».

di Christian Draghi

"Egregio Direttore, desidero raccontare la commovente esperienza che mi è capitata la settimana scorsa. Approfittando del tempo che si era rinfrescato in seguito ad un breve temporale, ho deciso di recarmi a piedi al centro commerciale Esselunga, distante da casa circa un chilometro. Entrai nel supermercato pensando di acquistare due cosette e finii, più o meno come al solito, per riempire due borse della spesa. All’uscita il sole di nuovo splendeva e l’aria si era fatta calda e afosa. Dopo aver percorso un tratto di strada ero già tutta sudata.

Le borse pesavano. Sul ciglio del marciapiede dove camminavo, in lontananza scorsi una figura che mi veniva incontro. Pensai che se si fosse trattato di un ragazzino, avrei potuto chiedergli un aiuto, dietro compenso, naturalmente. Ecco una panchina, tanto agognata. Mi sedetti esausta. Mi raggiunse la persona che avevo scorto prima. Si trattava di una ragazza. Si fermò e molto gentilmente si offrì di darmi un aiuto. Rimasi sconcertata non conoscendola né avendole chiesto nulla. «La c’è la Provvidenza» di manzoniana memoria, pensai. Discutemmo sul fatto che la mia accettazione sarebbe stata legata ad un compenso che lei continuamente disdegnava. Mi rassegnai pensando che alla fine sarei riuscita a provvedere.

Era una ragazza molto risoluta tanto che si caricò le due sporte e mi accompagnò a casa percorrendo la strada in senso inverso alla sua direzione. Tentai inutilmente di prestar fede alle mie intenzioni. «L’aiuto non è tale se legato ad un compenso» mi ripeté più volte. Questa è una ragazza venticinquenne, studentessa universitaria di Economia. Che bell’esempio! E ce ne sono tanti di bravi giovani ma sono soverchiati dai fatti negativi che tanto chiasso fanno.

Carla Belcredi Voghera"

INVIATE LE VOSTRE LETTERE INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

La Fondazione per lo Sviluppo dell'Oltrepò Pavese nell'ambito del progetto AttivAree – Oltrepò (bio)diverso promuove l'evento del 2 ottobre 2019 (dalle 10:00 alle 17:00) presso la Residenza La Penicina di loc. Casa Matti di Romagnese – : "CONVEGNO E GIORNATA DIMOSTRATIVA. GESTIONE AGROECOLOGICA SOSTENIBILE DEI PRATI E PASCOLI IN MONTAGNA: PROVE DI SEMINA SU SODO", organizzato dall'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza (relatore prof. Vincenzo Tabaglio) e dall'Università degli Studi di Milano (relatore prof. Daniele Vigo) con il patrocinio dell'Ordine dei Medici Veterinari di Pavia e con riconoscimento dei crediti formativi per l'Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Milano, Pavia, Lodi, Monza Brianza. 

L'obiettivo è quello di fare il punto della situazione sulle tecniche agronomiche tradizionali utilizzate per la foraggicoltura di collina e montagna, promuovendo moderne tecniche che si fondano su principi di agroecologia e sostenibilità, al fine di promuoverne altre meno impattanti sull'ambiente. Il fine è quello di ridurre gli input aziendali impiegati ottimizzando i costi di gestione. Nello specifico verranno presentati i vantaggi aziendali, sul suolo e sulle voci di spesa, dell'adozione della tecnica della semina su sodo con anche una dimostrazione pratica in campo nel pomeriggio su un prato-pascolo. La foraggicoltura di collina e montagna si è rivelata e, tutt'ora, svolge un ruolo importante nel sostentamento delle filiere zootecniche locali e nel mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici in atto: bombe d'acqua, periodi di siccità estrema, incendi boschivi.

Inoltre, negli ultimi anni, l'interesse per la riscoperta di antiche razze (es. la bovina Varzese), la conversione verso il regime biologico sia per le coltivazioni sia per gli allevamenti, la voglia di assaggiare prodotti sempre più legati al territorio che narrano di realtà aziendali locali hanno fatto riscoprire l'interesse per gli allevamenti nel territorio delle Quattro Province. L'evento vuole essere anche un momento di incontro tra gli operatori di collina e montagna per prospettare le attività di consulenza, analisi scientifiche, corsi di formazione e accompagnamento alla gestione dell'impresa che sono in corso e si svolgeranno nei prossimi mesi di progetto.

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

L’UOS Prevenzione Socio Sanitaria Territoriale, Sussidiarietà e Sostegno alla Famiglia, della Direzione Socio Sanitaria di ASST Pavia, diretta dalla dott.ssa Cristina Domimagni, Referente Territoriale della Rete Integrata Materno Infantile (RIMI), in occasione del ventennale del progetto “Nati per leggere”, presenta l’iniziativa avviata dal Consultorio Familiare di Voghera in collaborazione con il Comune di Rivanazzano, Biblioteca Comunale, e gli Asili Nido, "Pupi solari" e Zucchero filato", rispettivamente di Godiasco e Rivanazzano Terme.

Che cos’è il progetto “Nati per leggere? Avviato nel 1999, “Nati per Leggere” (Npl) è un progetto promosso dall'Associazione Culturale Pediatri, dall'Associazione Italiana Biblioteche e dal Centro per la Salute del Bambino Onlus ed è sostenuto da Regione Lombardia e da numerose istituzioni pubbliche e private. Lo scopo del progetto è quello di promuovere la lettura precoce, rivolta ai bambini dai 6 mesi in poi nella convinzione, supportata da studi scientifici, che la lettura in famiglia faciliti lo sviluppo di abilità cognitive e di relazione e sia un fattore di acquisizione di fiduciosa consapevolezza di sé.

L’iniziativa si rivolge alle famiglie con bambini in età prescolare per un pomeriggio di lettura ad alta voce presso la Biblioteca di Rivanazzano Terme, in Via Indipendenza, 14, dal titolo TI RACCONTO E MI RACCONTI UNA STORIA... che avrà inizio alle ore 17:00 di Mercoledì 2 Ottobre. L’incontro sarà anche l’occasione per chiedere agli adulti presenti la disponibilità a diventare LETTORI VOLONTARI del Programma “Nati per Leggere” (che dopo una breve formazione potranno partecipare alle attività di lettura ad alta voce ai bambini, nei nidi, nei reparti ospedalieri, nei centri vaccinali, nelle varie manifestazioni culturali, ecc.). Dai risultati emersi da uno studio del progetto, effettuato dall'Associazione Culturale Pediatri ACP, viene confermato che la lettura ad alta voce ai bambini influenza positivamente la capacità di comprensione del linguaggio in età prescolare, e che questa influenza è proporzionale alla frequenza della lettura.

Sia l’ampiezza del vocabolario recettivo sia le capacità di comprensione linguistica, requisiti necessari per lo sviluppo di adeguate capacità linguistiche, si sono dimostrate infatti migliori nei bambini esposti alla lettura da parte dei propri genitori. L’attività di promozione alla lettura effettuata dai pediatri durante le visite di controllo sembra avere un ruolo positivo nel cambiare le attitudini dei genitori a questo riguardo, e questo soprattutto nelle famiglie inizialmente meno consapevoli dell’importanza del leggere ad alta voce.

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

  1. Primo piano
  2. Popolari