Lunedì, 27 Maggio 2019
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È il lontano 1928, anno in cui Giuseppe Novelli, dopo aver frequentato diversi corsi di orologeria e dopo anni di tirocinio, decise di aprire il suo negozio a Voghera. Si occupa di riparazioni di orologi dell’Ottocento, attività che richiede passione e una formazione specifica, ma i suoi sforzi sono stati premiati: il negozio infatti ha resistito agli urti del tempo e  negli anni si è affiancata alle riparazioni di orologi anche la vendita di gioielli. Il Signor Giuseppe è riuscito a infondere questa sua grande passione ed esperienza ai tre figli, che a loro volta, contribuiscono ad ampliare l’attività. Nel 1968 Angelo, uno dei figli, arriva a inaugurare un altro punto vendita a Broni e nel 1987 ha aperto la gioielleria a Stradella che ancora oggi si trova in Via Trento. All’attività subentrerà poi nel 2013 anche Andrea, figlio di Angelo e Maria: figlio d’arte e perito gemmologo qualificato che si è specializzato in perizie legali e commerciali, nell’analisi e certificazione internazionale di diamanti e pietre di colore. La storia della gioielleria Novelli parte da molto lontano, ma a distanza di 90 anni l’attività, che si è trasformata in una vera e propria tradizione famigliare è ormai parte integrante della storia vogherese, è stata premiata come negozio storico dal Comune.

Angelo, un’attività che parte da molto lontano, grazie a suo padre, e che le ha regalato soddisfazioni.

«Sogni e soddisfazioni. Pensi che abbiamo anche ricevuto un premio dal comune di Voghera, una pergamena, tanti anni fa. Siamo stati premiati con altri negozi storici della città, è stata una soddisfazione enorme, anche per mio padre che aveva ormai più di novant’anni».

A che età ha iniziato a lavorare nel negozio di suo padre?

«Avevo 28 anni».

Ci sono stati momenti in cui la vostra attività ha vacillato?

«Ci sono stati anche momenti brutti, ad esempio quando sono venuti i ladri o quando c’è stata la crisi del ‘29».

Avete però resistito.

«Si, abbiamo resistito bene».

Una domanda rivolta a tutta la famiglia. Com’è cambiato il vostro lavoro negli anni?

«è migliorato e peggiorato allo stesso tempo. Negli anni Settanta si lavorava molto bene, erano anni buoni, ma per quanto riguarda gli ultimi anni… Penso che molto stia anche sul come si è investito nel settore. Chi investiva tanto nell’oro negli anni indietro adesso magari ha le spalle un po’ più coperte».

Sentiamo Andrea, il rappresentante dell’ultima delle tre generazioni. Lei ha iniziato qualche anno fa, fin da giovanissimo si è dedicato all’attività di famiglia.

«Sì, ma andavo in negozio anche da piccolo quindi ho respirato quest’aria da sempre. Poi da quando avevo 18 anni sono venuto più spesso in negozio… Non tutti i giorni, ma comunque spesso. E poi dal 2013 ho iniziato veramente».

Non tutti i figli amano seguire le attività di famiglia. Un suo pensiero a riguardo?

«Secondo me è perché magari vogliono introdursi troppo velocemente e i genitori, forse, dovrebbero lasciare i figli liberi di sbagliare e soprattutto di fare. Siamo nell’epoca dei social: una volta si dava peso ad altre cose, invece adesso si guarda la moda. I giovani dovrebbero avere la possibilità non dico di stravolgere il lavoro, ma magari di aggiungere qualche piccola cosa, qualche dettaglio che al giorno d’oggi funziona sicuramente. Avere un altro punto di vista, un’altra ottica può essere molto importante».

La visibilità sui social, oggi, è importante per un’attività.

«Credo che noi abbiamo iniziato nel momento migliore. Adesso è già cambiato il modo di pubblicizzare le cose, forse perché anche tante altre aziende si sono “mosse” in questo senso. Io mi sono fatto aiutare e ho creato anche un brand mio: lo pubblicizzo, vendo le creazioni ai negozi. Faccio braccialetti».

Segue l’attività di famiglia, ha creato una linea di braccialetti. Un giovane creativo e pieno di idee.

«Ho iniziato anche a studiare Gemmologia nel 2011 a Milano e sono quindi gemmologo. Ho fatto anche studi a Madrid. Al momento faccio perizie per notai, ufficio dell’entrate, per clienti privati: stime di gioielli».

Ha ereditato la passione per questo settore da suo padre e da suo nonno, ma “ci ha messo del suo”.

«Ho una passione grande, è vero. Il lavoro me lo sono trovato, ma ho voluto studiare e andare a fondo, capire tutto».

Maria, la donna di casa, cosa dice? Anche lei è in questo mondo da tantissimi anni.

«Io prima facevo l’impiegata, poi a 30 anni mi sono sposata con Angelo e ho iniziato a lavorare in negozio. Ho lavorato con mio suocero, una persona meravigliosa che mi ha sempre trattata come una figlia. Questo non lo dimenticherò mai».

Ha visto tanti cambiamenti negli anni?

«Sono stata fortunata a lavorare negli anni Ottanta e Novanta. A Voghera e a Stradella si lavorava benissimo, c’erano tante fabbriche  e il lavoro girava. Pagavano anche a rate. Avevamo intere famiglie che venivano a comprare da noi, sono bei ricordi. Servivamo le generazioni: mi ricordo quando nascevano i bambini: compravano di ogni! Adesso questa usanza si è persa, non si fa quasi più neanche al diciottesimo anno. Ricordo, a Voghera, quando i nonni venivano a comprare l’orologino d’oro per il nipote che faceva la Comunione o la Cresima, mentre adesso c’è la tecnologia è cambiato il mondo. Non rimane più il ricordino, non ci sono più ricordi, tutto si è modificato. Una volta c’era anche la fiducia tra orefice e cliente, tra negoziante e cliente; oggi non è più così e parlo per qualsiasi settore».

Ha sempre lavorato con la famiglia Novelli.

«Sì, sempre con mio marito, i suoi fratelli e con mio suocero. Un rapporto bellissimo. Così come è stato con tanti clienti, con cui poi si è creato un rapporto di amicizia».

Adesso non è più così?

«No, si è perso il contatto, la fiducia. Mi ricordo che tanti clienti venivano in negozio a Natale e dicevano a mio marito “Novelli, dammi qualcosa per mia moglie!” e quando lui chiedeva cosa preferivano, la risposta era sempre “Lo sai meglio tu di me!”. C’era amicizia, c’era fiducia, c’erano rapporti umani ed erano sempre contenti di quello che acquistavano. Ci sono clienti da una vita che ci ringraziano ancora per gli oggetti che gli abbiamo venduto vent’anni fa. Sono queste le soddisfazioni più belle».

Cosa ne pensate dei tanti negozi che stanno chiudendo?

«Sicuramente Amazon e simili hanno inciso molto sulle decisioni, anche perché c’è una lotta di prezzi pazzesca. Noi con i tempi che corrono lavoriamo, non sono di certo gli anni Ottanta, ma non ci possiamo lamentare. Poi qui arrivano anche tanti clienti dalle colline, agricoltori soprattutto».

di Elisa Ajelli

Giunto alla fine del mandato, il sindaco di Corana Vittorio Balduzzi ha di che sorridere. All’epoca del suo insediamento il paese era oppresso da una pesantissima crisi occupazionale: la chiusura una dopo l’altra delle tre principali attività produttive (la Prefabbricati Valdata, la Diaspa e l’Italiana Pellet per ultima) aveva messo in ginocchio numerose famiglie rimaste senza lavoro e gettato nello sconforto chi il Comune doveva in qualche modo amministrarlo senza prospettive per il futuro. Oggi, a pochi anni di distanza, Corana non solo si è allontanata dal baratro, ma ha ripreso a camminare di buon passo in direzione dello sviluppo. A invertire la tendenza è stato l’arrivo in paese nell’ultimo biennio di due nuove attività produttive: la Chemo Biosyntesis, industria farmaceutica, al posto della ex Diaspa e la Agro Po, ditta che produce foraggio per bestiame, al posto dell’Italiana Pellet. A loro potrebbe aggiungersi all’inizio del 2019 una nuova realtà: i capannoni abbandonati della ex Valdata sono stati venduti all’asta.

Una parte andranno ad Agro Po stessa, che aumenterà così la produzione, un’altra alla Logistica Fioravanti di Voghera, che aprirà un nuovo centro produttivo in paese. «Per un paese piccolo come il nostro, che ha vissuto momenti terribili, sono notizie che fanno davvero sorridere» dice Balduzzi.

Sindaco, di lavoro in paese ce n’è oggi?

«La Chemo al momento impiega circa una cinquantina di persone, buona parte residenti a Corana, ma sta ancora investendo in maniera importante sul proprio sviluppo, il che lascia intendere che presto o tardi il numero degli occupati salirà. La Agro Po è una piccola azienda, con meno di 10 dipendenti, ma è comunque importante perché la presenza di una attività simile rassicura».

In che senso?

«Perché è un’attività che non inquina e non è poco. Dopo la chiusura della Valdata e della Diaspa la nostra paura più grande era che siti produttivi così grandi e in un paesino così piccolo potessero diventare appetibili per “predoni” senza scrupoli. Di richieste “indecenti” ne abbiamo ricevute da più parti».

Ad esempio?

«C’era chi voleva portare un impianto pirolisi stile quello che poi avrebbero proposto anche a Retorbido per bruciare gomme, altri che volevano bruciare fanghi industriali e chissà che altre schifezze. Noi come comune ci siamo sempre opposti, ma con grande paura in cuore perché l’ultima parola, si sa, non spetta mai a noi ma alle varie commissioni che stanno nei palazzi lontani».

Dell’arrivo di nuove attività cosa può dirci?

«Innanzitutto la vendita dei capannoni della ex Valdata è una notizia importantissima: si tratta di circa 20mila metri quadrati che saranno divisi in parti più o meno uguali da due attività serie, che si occuperanno anche della bonifica dell’area, eliminando ad esempio le coperture in eternit».

Dal punto di vista occupazionale è previsto un ulteriore aumento del lavoro?

«Questo non possiamo ancora dirlo perché non conosciamo le intenzioni di chi ha comprato. Certo è che chi si espande solitamente non progetta di restringere l’organico!».

Passiamo al capitolo migranti. In paese c’è un centro accoglienza che ne ospita una ventina. Con il decreto Salvini rischia la chiusura?

«Io mi auguro davvero di no, in primis per quelle persone. Non posso dire se il centro rischi o meno per il fatto che queste realtà sono sconnesse dal controllo dei Comuni. I migranti arrivano imposti dalla Prefettura, noi sindaci veniamo avvisati a fatto compiuto e il controllo non è di nostra competenza».

Avete mai avuto problemi legati alla presenza di migranti?

«No, si tratta di persone tranquille e rispettose. In parte cattolici, in parte musulmani, molti provenienti dalla Nigeria. Sono disposti a fare qualsiasi lavoro, anche se noi per ragioni di sicurezza (loro) non abbiamo potuto fare molto se non assegnare qualche mansione socialmente utile come pulire strade e giardini. Sono lì in attesa che la loro richiesta di soggiorno venga esaminata. Recentemente è cambiata la cooperativa che li gestisce, vedremo se ci chiederanno una collaborazione di qualche tipo».

Lei è alla fine del secondo mandato. La legge, dato che il comune è sotto i 3.000 abitanti, le consentirebbe di farne un terzo. Si ricandiderà?

«Non ho ancora deciso. Io e la mia squadra ci siamo dati appuntamento a dopo le feste per decidere. Di cose da fare ce ne sarebbero ancora tante, ma bisogna prima vedere se la squadra è unita».

C’è un’opera portata a termine dalla sua amministrazione di cui va particolarmente fiero?

«Di opere significative non se ne sono potute fare per il solito motivo delle scarsissime risorse a disposizione. Vado fiero dell’impegno che abbiamo profuso per agevolare il ritorno di realtà industriali e produttive in paese che era la cosa più importante».

Qualcosa che avrebbe voluto fare e non ha fatto?

«Il sogno nel cassetto era quello di poter realizzare la strada che collega l’area industriale alla strada provinciale per Pavia. Un’opera che permetterebbe di tagliare fuori dal centro del paese il traffico di mezzi pesanti che rappresenta sempre un problema. Purtroppo non ci sono i fondi necessari a disposizione».

Visto che ormai le risorse sono poche per tutti i Comuni, non avrebbe più senso pensare a delle fusioni?

«A dire il vero la mia impressione è che non siamo ancora pronti a questo passo. Il Comune è un punto di riferimento per tante persone. Tutti quelli che hanno bisogno vengono da noi a chiedere una mano, qui ci conosciamo tutti. Se perdessero questo riferimento molte persone potrebbero sentirsi perdute».

di Christian Draghi

Un'idea particolare quella del 1º Torneo Scacchistico del Riciclo ASMT: i giocatori non davano denaro per l'iscrizione ma entravano in gara portando un oggetto, magari un regalo delle feste natalizie non particolarmente gradito, e tale oggetto diventava poi uno dei regali a scelta per gli altri giocatori, con il primo classificato che era il primo a scegliere tra tutti gli oggetti, a seguire il secondo classificato e così via sino all'ultimo partecipante. 

Giocatosi il pomeriggio del 5 gennaio presso il Centro Sportivo Al Ponte di Pontecurone, il torneo ha visto in gara 20 giocatori, comprendenti tutti e quattro i campioni in carica dell'Oltrepo Pavese (Assoluto, Undese 18, Under 14 e Under 11), inclusi tre dei quattro vicecampioni. Clint Bosi - l'attuale campione dell'Oltrepo Pavese, noché vicecampione italiano dei Candidati Maestri ed ex Campione Lombardo assoluto - si aggiudica il torneo con 6 punti su 7. Bosi ha perso una partita contro il 16enne Lorenzo Modena, Campione Under 18 dell'Oltrepo, che alla fine si è classificato terzo assoluto a 5 punti. Mezzo punto più avanti, in seconda posizione, lo stradellino Renzo Frattoni. Quarto il retorbidese Bruno Sparpaglione. 

Primo dei Non Classificati è risultato il bronese Alessandro Pisani, di soli 9 anni, che ha concluso nel gruppo a 4 punti davanti al tredicenne rivanazzanese Federico Algeri, attuale Campione Under 14 Oltrepo. Appena dietro al loro Alessandro De Martini, 9 anni e attuale Campione Under 11 Oltrepo, che riusciva anche a pareggiare contro un giocatore di seconda categoria Nazionale, il milanese Ugo Maria Morosi. 

Prima femminile la milanese Monica Stella che per spareggio tecnico arriva davanti alla vogherese Laura Gatti Casati. 

Alla premiazione è intervenuto Michele Matera, presidente di ASMT, azienda che ha sponsorizzato questa prima edizione del torneo del riciclo, manifestazione durante la quale, ai giocatori e ai loro accompagnatori, sono stati offerti panettoni e pandori per festeggiare insieme. Il dott. Matera si è complimentato coi giocatori per il clima di amicizia ed armonia presente in sala di gioco e si è detto soddisfatto di aver contribuito a realizzare questo torneo un po' speciale.

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Multe in arrivo per tutti coloro che non rispettano le norme sulla differenziata. ASM e Comune di Voghera annunciano un inasprimento dei controlli proprio mentre la situazione va normalizzandosi fuori e dentro ai cassonetti. Se all'avvio della nuova differenziata si tendeva ad aiutare i cittadini e le multe erano pochissime, a distanza di alcuni mesi gli Enti preposti al controllo saranno meno tolleranti nei confronti di chi differenzia male. Codacons: "E' ormai ufficialmente terminato il periodo di rodaggio. Non ci sono ancora dati precisi ma la situazione è incoraggiante salvo alcuni casi come in via XX settembre dove capita di trovare sacchetti depositati in terra accanto ai cassonetti, o posati sopra i coperchi. E' per risolvere queste criticità che è giusto inasprire i controlli".

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La Parrocchia del Blues è pronta per il primo concerto dell'anno al Teatro Cagnoni di Godiasco. Qualcosa di veramente speciale. Blues, roots, gospel music e rock sono la fonte d' ispirazione e la base dei The Drive.
Band che, vincitrice alla grande dell'Italian Blues Challenge 2018, rappresenterà in aprile l'Italian Blues Union alle Azzorre all'European Blues Challenge 2019. È il felice risultato della fusione di 2 coppie di giovani e talentuosi musicisti, ovvero i pugliesi Angela Esmeralda & Sebastiano Lillo, con gli emiliani Poor Boys.
 
Angela Esmeralda, meravigliosa cantante dotata di una voce estremamente soul, eppure prepotentemente blues, e Sebastiano Lillo, straordinario chitarrista dall'ineccepibile tecnica, hanno iniziato la loro esperienza nel 2013, macinando palchi su palchi, passando dai più importanti festival blues italiani ed internazionali.
In "Raw", il loro secondo album, si distinguono brillantemente per una traccia blues cantata in italiano (Spacco Tutto), e addirittura una in dialetto pugliese (Â Mène Du Segnöre).
Ste Barigazzi (chitarra, armonica e voce) ed Henry Zanni (batteria) sono i Poor Boys, giovani ragazzi – di quelli rari, che non hanno paura di sporcarsi le mani di fango. E' il loro stesso Blues a raccontarlo, quello dei colli e della campagna reggiana.
 
Il primo disco della The Drive Band, realizzato grazie ad un crowdfunding indipendente, uscirà ufficialmente in il 25 gennaio, e La Parrocchia del Blues il 14 gennaio, alle ore 21,  avrà il privilegio di averne un'interessante anticipazione al Teatro Cagnoni di Godiasco

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