Venerdì, 22 Marzo 2019
Articoli filtrati per data: Martedì, 01 Gennaio 2019

Parliamo di Festività Natalizie e Veglioni di Capodanno: com’erano, allora, e come oggi si sono trasformate!

Giorgio, ormai, praticamente, una Rubrica del nostro giornale...

«Mi fa molto piacere!».

Ricordiamo qualche tradizione del periodo natalizio?

«La prima che mi sovviene erano i “Tè Danzanti”, la maggior parte tra i mesi di Dicembre e Gennaio. Ricordo il mio primo, al quale ho partecipato: sarà stato il ‘76. Radio Voghera aveva organizzato il Tè Danzante all’Ariston, ed invece di presentare in consolle i d.j. della Radio, facemmo intervenire 2 giovani milanesi, che avrebbero poi avuto uno straordinario successo radiofonico nei decenni successivi, ma che all’epoca erano proprio due ragazzi agli inizi: Alex Peroni e Max Venegoni, di “Studio 105”, l’antesignana dell’attuale 105 Network che tutti conosciamo! Fecero prima una diretta a Radio Voghera, poi ci fecero ballare al Tè Danzante, rigorosamente pomeridiano, ed infine... andammo a mangiare la straordinaria pizza del celeberrimo Luigi alla sua “Bella Napoli”!».

Erano costume diffuso il Tè Danzante pomeridiano?

«Era un appuntamento imperdibile! C’erano quelli delle scuole, dei Licei Classico e Scientifico, di Ragioneria, dell’Istituto Santa Chiara, credo...».

Dell’Istituto Agrario “C. Gallini”...

«No! L’Agraria organizzava “La Veglia”! Era l’unico istituto scolastico che già organizzava la Veglia serale! Come non organizzavano il Tè Danzante, bensì la Veglia, tutti i Bar cittadini! Sempre all’Ariston. Ospitavano Orchestre e Cantanti famosi dell’epoca».

L’Ariston è stato famosissimo in quegli anni per gli Ospiti di assoluto livello che ha portato in scena... Tutte queste feste dove sono poi confluite una volta chiuso l’Ariston?

«Beh... ricordo certamente il Tucano 185 di Codevilla, dei Fratelli Marini. Ricordo ad esempio, non però in occasione di una Veglia studentesca, un mercoledì o giovedì sera, forse del 1980 o 1981, che capitammo, io e l’inseparabile Lele Albani, al Tucano... una serata infrasettimanale qualunque e sul palco cantava... Vasco Rossi con la sua Band!».

In prossimità delle Festività Natalizie, cosa accadeva in zona?

«Erano sentitissime! La via Emilia di Voghera era bellissima, ancor più del solito, ed ancor più piena del solito (sorride). I bar esponevano i loro tanti cesti natalizi pieni zeppi da scoppiare! Le drogherie, ne ho un ricordo vivissimo, erano un trionfo di colori, di pacchetti, di composizioni... era già solo questo un piacere per gli occhi! C’era un’atmosfera straordinaria, proprio di calore Natalizio! Un’atmosfera che poi, nei decenni a seguire... niente...».

C’era una tradizione imprescindibile, obbligata?

«La scansione degli avvenimenti obbligatori era: il 24 sera aperitivo “ricco”, la Messa di Mezzanotte, con un’eleganza che pareva di stare alla “Prima” della Scala, dopo la Messa tutti nei bar a brindare e tagliare i panettoni, ed il 25, in tarda mattinata, prima del luculliano pranzo familiare... i maschietti a portar fortuna nelle case degli amici (ride di gusto...)!!!».

Scusi?!

«Sì! Il 25 mattina la visita di un maschio portava fortuna, si diceva così... no femmine, assolutamente! C’erano famiglie che alle persone di sesso femminile, la mattina del 25 Dicembre, non aprivano la porta per alcuna ragione! (ride ancora). Solo i maschietti... e dovevi farlo! Altrimenti, nei giorni successivi, incontravi amici e parenti che ti rimproveravano: “Non sei passato a portarmi fortuna...!”».

Nei locali notturni non si organizzava nulla di particolare?

«A ridosso del Natale no, c’era un importante appuntamento fisso teatrale, secolare, che era la rappresentazione dell’Opera di origine piemontese “Gelindo”, bellissima storia, per metà comica, di questo pastore che, con agnello trasportato sulle spalle a giro-collo, lascia su ordine dell’Imperatore la sua casa in Monferrato e si ritrova, per magia nel suo vagare, a Betlemme. Gelindo aiuta Maria e Giuseppe a trovare la grotta dove nascerà Gesù bambino, quindi è il primo uomo a vedere Gesù appena nato, trattando il tutto e tutti, non rendendosene conto, con la tipica semplicità contadina... Un testo bellissimo che Beppe Buzzi e Peppino Malacalza, grandi amici di mio padre ed impareggiabili attori ed Artisti, hanno portato in scena per decenni».

Vincente, a differenza forse di oggi, o forse molto più sentita, era comunque l’atmosfera che circondava quei giorni?

«Beh... credo non ci sia neppur bisogno di dirlo... Chi ha vissuto quegli anni si è certamente accorto dell’impoverimento generale d’intenti, anche per quanto riguarda le Feste di Natale e Fine Anno! Ah scusi... dimenticavo La Cena della Sette Cene! In Oltrepò non si festeggiava la cena del 24, originariamente quasi di digiuno, bensì il pranzo del 25, che era certamente più “ricco”. Nella tradizione, fin dal medioevo, il 23 Dicembre, da noi da sempre definita “l’antivigilia”, bisognava “riempirsi” per arrivare al pranzo del 25. Così il 23 si faceva, appunto, la Cena delle Sette Cene, composta da sette portate, come i Peccati Capitali, i Giorni della Creazione e le ore di luce invernali! Si trovano ancora ristoranti in zona, pochi, che seguono questa tradizione secolare! Io me la ricordo benissimo...».

Invece cosa ricorda di quelle feste di Capodanno?

«Dunque: anche qui c’erano differenze. Oggi molti locali da ballo organizzano cenoni, con catering, etc. etc. etc. Nei ‘70, ‘80 ed anche ‘90, il Cenone lo si consumava nei ristoranti, oppure organizzando feste private, o ancora in case di amici e parenti, e poi, dopo la mezzanotte, si affrontava la lunga maratona, fino alle colazioni del mattino, in discoteca. Straordinari Capodanni sono stati quelli dell’Ariston, del San Francesco di Rivanazzano, del Club House di Salice Terme e del Tucano, e poi ancora, in ordine puramente cronologico, quelli del Fontanile e dell’Amarcord di Redavalle, dello Sporting di Rivanazzano, del Mayerling di Castellar Guidobono... Ricordo che la mattina del 1° Gennaio, a Voghera, il primo bar che apriva, per le colazioni, era il “solito”, perché stava sempre praticamente aperto, forse chiudendo solo dalle 2.00 alle 4.00 di notte, Bar Cevenini di Via Emilia».

Ed a livello di stile, di moda... con quale abbigliamento si affrontavano questi appuntamenti?

«Facilissimo da ricordare (sorride)! Le ragazze e le signore, sia per le Veglie sia per le notti di Capodanno, almeno fino all’inizio degli ‘80, erano rigorosamente in Abito da Sera lungo! Era il trionfo dell’eleganza! Anche gli uomini, nella quasi totalità, erano in abito, non dico Smoking, anche se parecchi lo indossavano, ma certamente con abiti di alta qualità! Sui biglietti d’invito era sempre specificato! Le sartorie vogheresi, e più in generale della zona, hanno molto lavorato in quei decenni (sorride)... Mentre a livello musicale la differenza era enorme! Partendo dagli anni ‘70, la serata di divideva, a scansione regolare, tra balli movimentati e lenti! Diciamo, come esempio, quattro balli veloci e quattro balli lenti! E quando si abbassavano le luci sulla pista da ballo ed  arrivavano i “lenti”, i maschi giravano per la sala, o si indirizzavano direttamente verso “l’amata”, per chiedere alle possibili partner se volesse ballare... quanti rifiuti!!! (ride di gusto). Come diciamo noi, era la sagra dei “2 da picche”!!! E come ricorda il mio amico Renato Ciamballi, che in quegli anni lavorava all’Ariston, dato che erano molti di più di oggi i tavoli nei locali da ballo che venivano prenotati, per essere “figo”, una volta arrivato al tuo tavolo prenotato, dovevi avere già lì, pronta, la bottiglia di Martini Rosso!!! Altroché gli Champagne!!! Si beveva “meno”, in giro per i locali, ma certamente molto meglio di ora a livello qualitativo... E comunque, una cosa che ricordo certamente, e della quale noto l’esponenziale differenza con l’attualità, è il fatto che noi eravamo tutti raggruppati in enormi compagnie! Sia tu fossi accoppiato o single, appartenevi, facevi parte in modo familiare, alla tua compagnia di 40, 50 ed ancor più ragazzi, e questi battaglioni si spostavano uniti, durante quelle giornate istituzionali di Festività in modo particolare, maschi e femmine insieme, ovunque si decidesse di andare... Ci spostavamo “in spedizione”, organizzati in 10, 15 automobili piene! Sì, devo proprio dire che eravamo una società meravigliosa!!!».

di Lele Baiardi

Giancarlo Maroni Junior vince l’ottava edizione del Challenge del Lupo, ultima tapa del Campionato Italiano Formula Challenge andato in scena sulla pista di Castelletto di Branduzzo. Il giovane pilota di Lecco, per la sesta volta in altrettante competizioni valide per la serie tricolore, sale sul gradino più alto del podio al termine di una gara che lo ha visto protagonista assoluto, primo in tutte e tre le batterie del programma della competizione. Sommando i suoi due migliori tempi, quello di Gara 1 e quello di Gara 3, Maroni, al volante della Osella PA 21 JRB, chiude con un totale di 7’12” e 87 centesimi. Seconda piazza, a 16” e 81 centesimi per Erik Campagna, vincitore in solitario del Gruppo E2SS su Formula Arcobaleno. Tre secondi netti separano Christian Rapuzzi e Luca Veldorale in Gruppo E2SH regalando al primo, con pieno merito, un terzo posto assoluto conquistato mettendo le ruote della sua Polini 04 per due volte davanti a quelle della Autobianchi A112 del rivale. Quinto posto assoluto, secondo in gruppo a oltre trenta secondi da Maroni Jr, per Antonino Scolaro al via dei 1900 metri contro il tempo disegnati sul circuito pavese con una Elia Avrio. Dietro di lui la Polini 05 di Giacomo Gozzi, ultimo a scendere sotto il muro degli otto minuti nella somma somma dei due tempi di gara. Nella sfida tutta in famiglia tra i fratelli Giacomotti per il gradino più alto del podio del Gruppo VST su Kartcross, ad avere la meglio è Maicol, settimo assoluto, con 1” e 47 centesimi più veloce di Nicolas, ottavo. Lorenzo Pippa, spettacolare come sempre al volante della sua Lancia Delta Integrale, conclude in nona posizione, primo tra le vetture del Gruppo E1 Italia davanti a Christian Bussandri. Il pilota piacentino vince due gare su tre ma, complici un terzo passaggio con gomme non al top e la necessità di montare un serbatoio gas più pesante su una Peugeot 208 Ecometano assolutamente all’altezza della situazione, non gli basta per fare festa. Veniamo ai piloti di casa. Al 36° posto assoluto troviamo il portacolori del Road Runner di Casteggio Stefano Sangermani al volante della Citroen Saxo che ottiene il terzo posto nella classe N1600. Al 38° posto si é invece classificato Roberto Nespoli con la Clio con cui ha agguantato la vittoria nella classe A2000. Quarantesimo posto assoluto e secondo nella Racing Sport Plus per Andrea “Tigo” Salviotti su Mini Cooper S per i colori della Efferre di Romagnese. Tra le vetture storiche, ottima prova del portacolori della Scuderia Piloti Oltrepo, Matteo Cassinelli che oltre al 2° posto assoluto, si aggiudica la vittoria nella classe HST1-2000 al volante della Bmw 320, sempre nella stessa classe, terzo posto per Luca Albera su Alfetta GT America (Efferre Motorsport) con la quale ottiene il 5° posto assoluto.

di Piero Ventura

Non per tutte le culture l’anno inizia il primo di gennaio. Molti calendari infatti si basano sulle fasi lunari, come per esempio quello cinese, o quello ebraico, oppure quello islamico.

Fino al 1582, quando entrò in vigore il calendario gregoriano, il capodanno era il 25 marzo, il giorno della festa dell’Annunciazione.

La città di Firenze ha mantenuto la tradizione di festeggiare la data del 25 marzo che viene anche detta capodanno fiorentino.

Lo spostamento al primo gennaio è dovuto a Papa Gregorio XIII che nel 1582 istituì un nuovo calendario che modificava il precedente calendario giuliano inserendo l’anno bisestile.

Capodanno cinese

Detto anche “Festa di Primavera”, in questo giorno e nei successivi quindici, si celebra l’inizio del nuovo anno. Il Capodanno cinese ricade tra il nostro 21 gennaio e 19 febbraio. Martedì 5 febbraio 2019 si festeggerà il nuovo anno del maiale, che prenderà il posto dell’anno del cane. La data in cui cade il capodanno cinese cambia ogni anno perché segue il calendario lunisolare, a differenza del nostro gregoriano. Quindici giorni di festeggiamenti per fare spazio alla fortuna dell’anno nuovo: petardi, sfilate, cartelli e insegne luminose rosse di buon auspicio.  Per il popolo cinese questa festività è considerata molto importante, alla stregua del Natale occidentale, e le famiglie si riuniscono e si scambiano doni per l’occasione. Sono milioni i cinesi che viaggiano per ricongiungersi con i loro familiari: nel Capodanno del 2017 sono stati registrati circa tre miliardi di viaggi verso la madrepatria.  E le celebrazioni non si tengono soltanto in Cina, ma anche in Corea, Vietnam, Nepal, Giappone, Mongolia, Malesia, Singapore e Bhutan. Oltre a tutti i paesi del mondo che ospitano una consistente comunità cinese.

Capodanno ortodosso

Nei paesi di religione a maggioranza ortodossa il Capodanno cade in concomitanza con la fine del calendario giuliano, precedente a quello gregoriano. Russia, Macedonia, Bielorussia e Moldavia nella notte tra il 13 ed il 14 gennaio si festeggia l’arrivo dell’anno nuovo.

Capodanno ebraico

La festa del Rosh Hashanah, tradotto “capo dell’anno”, è il capodanno ebraico, uno dei tre previsti nel calendario. Non è indicata una data fissa, ma il capodanno ebraico in genere cade sempre all’inizio del settimo mese ecclesiastico (29 settembre – 1° ottobre).

Capodanno musulmano

Il capodanno musulmano si festeggia il 22 settembre, giorno in cui si celebra il viaggio intrapreso dal profeta Maometto da Mecca fino a Medina.

Capodanno iraniano

Il capodanno persiano, conosciuto anche come Nowruz, ricorre ogni anno in concomitanza con l’equinozio che indica l’inizio della primavera. Si festeggia tra il 20 e il 21 marzo. Il Nowruz è la festa della primavera e del rinnovamento e risale a circa 3.500 anni fa. Chi celebra il capodanno persiano, in questo giorno dà il benvenuto al nuovo anno e celebra il primo giorno di primavera. Diversi paesi, in Medio Oriente e nell’Asia centrale e meridionale, hanno riconosciuto questa giornata come festa nazionale.

Le Nazioni Unite l’hanno formalmente riconosciuta come festa internazionale nel 2010. Il presidente Obama e la moglie Michelle hanno anche tenuto una celebrazione del capodanno persiano alla Casa Bianca nel 2015.

Addio alla banconota da 500 euro. Dal 27 gennaio 2019, 17 delle 19 banche centrali nazionali dei rispettivi paesi dell’area dell’euro cesseranno di immettere in circolazione biglietti da 500 euro. Per una transizione ordinata e per ragioni logistiche, ha spiegato la Bce, la banca centrale tedesca Bundesbank e quella austriaca la Oesterreichische Nationalbank continueranno a emettere questo taglio fino al 26 aprile 2019 compreso.

Le banconote da 500 euro circolanti continueranno ad avere corso legale e potranno quindi essere utilizzate come mezzo di pagamento e riserva di valore, ossia per le spese e il risparmio. Allo stesso modo, le banche, i cambiavalute e gli altri operatori commerciali possono continuare a reimmettere in circolazione i biglietti da 500 euro.

Come tutte le banconote in euro, il biglietto da 500 euro preserverà sempre il suo valore e potrà essere cambiato in qualsiasi momento presso le banche centrali nazionali dei paesi dell’area dell’euro.

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