Martedì, 16 Luglio 2019
Articoli filtrati per data: Venerdì, 28 Dicembre 2018

Pietro Para, vicedirettore del Giornale di Voghera, non è solo un pezzo di storia del giornalismo locale. Ex docente di Economia aziendale al Baratta con tendenze filosofe, Bocconiano dei mitici anni ’60, ha preferito la vita di provincia alle sirene universitarie.

Democristiano (laico) doc, è uno di quelli che le vicende della politica, locale e non, le ha osservate da molto vicino per tanti anni. “Amico” di quasi tutti i volti noti oltrepadani, è stato consigliere comunale nella Voghera degli anni ’70, presidente di Asm a fine anni ‘80, uomo di fiducia di Paolo Affronti all’epoca in cui fu sindaco a inizio anni ’90 e assessore della giunta Scotti tra il 1996 e il 2000.

Quella fu la sua ultima esperienza in politica, lui che per principio non ha mai voluto ricoprire lo stesso incarico in un ente istituzionale più di una volta perché «occupare le posizioni per troppo tempo non va bene, il meglio se si hanno le qualità lo si esprime subito». Una posizione, quest’ultima, che potrebbe farlo passare da “grillino per caso” anche se lui le etichette le rifiuta.

Oggi segue la politica da spettatore disilluso o, al più, da giornalista che ne ha viste tante e da diverse prospettive senza perdere la voglia di mettersi in gioco. «Ho accettato questa intervista – ci dice -  perché è sempre un buon modo per guardarsi allo specchio e capire a che punto del proprio percorso si è».

Detto da chi il prossimo 27 maggio compirà 79 anni senza aver smesso di cercare e cercarsi può suonare come una lezione di vita. «Non sono ancora sicuro di aver capito bene chi sono» dice, ma se i filosofi insegnano che ciò che conta è il percorso e non la mèta, si può dire con sicurezza che Pietro Para di strada ne ha macinata tanta.

Lei è nato nel 1940…che ricordi ha di quella Voghera?

«Io sono nato a Pragate, nella valle Schizzola, dove sono rimasto fino al 1947 quando poi sono arrivato a Voghera. Ricordo che si giocava tra le macerie, io ero nella banda dell’oratorio del Duomo, mentre i Barnabiti erano i “rivali”. Facevo parte dell’Azione Cattolica, di cui sono stato anche presidente per la diocesi, quando avevo una ventina d’anni».

è allora che è avvenuto l’incontro con la DC?

«Ho iniziato perché conoscevo tante persone che si muovevano in quell’ambiente. Una su tutte Antonio Airò, che veniva dai Barnabiti, il cui gruppo nel ’47 aveva ripreso il Giornale di Voghera, primo motore della DC. Airò divenne sindaco nel 1967, io già da prima avevo iniziato a muovermi e a seguire la politica insieme a lui, facendo la campagna elettorale».

Da quanto tempo è parte del Giornale di Voghera?

«Ho iniziato a scrivere nel 1961».

Come è successo?

«Conoscevo Airò, gli consegnai una mia recensione di uno spettacolo teatrale a Medassino. La pubblicarono e così la Siae si accorse di quello spettacolo, di cui non avevano avuto notizie!».

Con la politica “diretta” invece iniziò più tardi. Quale fu la prima esperienza?

«Diventai consigliere di minoranza per la DC all’inizio degli anni ’70, feci opposizione per 6 anni alla giunta di Ernesto Gardella».

Che politica era quella di allora?

«Tutti avevano un grosso background alle spalle e il partito contava moltissimo in confronto ad oggi, dove contano solo le logiche clientelari e il saper fare presa immediata sull’elettorato. Ricordo che all’epoca facendo anche il giornalista mi “infilavo” alle riunioni del PC e, con l’amico Stefano Gatti, assistevo alle lotte interne tra i “giovani” militanti e i “grandi vecchi” che ruotavano intorno a Riccardo Dagradi».

Poi l’impegno amministrativo più vicino risale alla fine degli anni ’80, quando è stato presidente di Asm…

«Sì, diventai presidente essendo stato revisore dei conti in precedenza».

Cosa ricorda di quell’esperienza?

«Ricordo che dissi a chi avevo sotto di non dirmi tutte le cose che avrebbero potuto causare un lancio di monetine ai miei danni, altrimenti avrei portato tutti in via Plana (allora sede del tribunale ndr) senza problemi!».

Poi fu stretto collaboratore di Affronti e, infine, l’esperienza come assessore con la giunta Scotti.

«Sì, dal ’96 al 2000 fui assessore al bilancio».

Quel periodo storico per Voghera fu contraddistinto dal caso-nomadi, con la ferrea battaglia per opporsi alla creazione del campo…

«Scotti smise di fare il sindaco a causa di quella questione, poi il campo nomadi lo realizzarono gli stessi che vi si erano opposti usando il referendum come strumento di consenso. Già uno specchio di quello che sarebbe accaduto dopo».

E cioè?

«Una politica basata essenzialmente sulla costruzione del consenso. Quel campo nomadi divenne un ghetto, e lo è tutt’oggi, con la differenza che nessuno vuole saperne più nulla. Dei Sinti a Voghera non parla più nessuno eppure sono sempre lì e vivono al di fuori della società. Nascono bambini e non si sa neppure chi sia il padre. Non c’è mai stato né voluto essere alcun modello di integrazione».

Cosa si sarebbe dovuto fare secondo lei?

«Bisognava creare un altro modello, investire in risorse che potevano cambiare la qualità della vita, ma servono soldi e farlo costerebbe oltretutto voti. Oggi che la politica vive solo di consensi personalizzati, nessuno si azzarderebbe a muoversi in una direzione simile».

Dell’Amministrazione Barbieri cosa ne pensa?

«Barbieri campa di rendita, ha imparato bene a fare il mestiere di sindaco. Il centrodestra ha un bacino di voti ampio che poi porta al loro boss (riferimento a Giovanni Alpeggiani ndr) che alla fine decide e mette tutti d’accordo. Non possono perdere, adesso c’è anche la Lega».

Come vede il futuro politico di Voghera?

«Non lo so, ma credo che la Lega vorrà il sindaco».

Lei oggi chi sosterrebbe?

«Io avevo appoggiato Ghezzi, che mi sembrava uno con competenze».

E a livello nazionale?

«Non mi resta che il PD ».

Che è ai minimi storici però…

«Andreotti diceva che il potere logora chi non ce ‘ha, ma il PD è stato la prova che vale anche il contrario».

Dei 5 Stelle cosa ne pensa?

«Che a livello locale non possono fare numeri perché non hanno precedenti in politica, non hanno le conoscenze e la rete necessaria per poter avere successo. Non c’è nessun nome che sia davvero conosciuto».

Lei i politici oltrepadani li ha conosciuti tutti, più o meno. Uno che l’abbia colpita?

«Azzaretti aveva indubbiamente tante qualità. Era anche un bel “furbo”, ma sapeva trattare la politica con grande credibilità».

La figlia ha ereditato qualcosa da lui?

«Di sicuro i contatti con la Fondazione Cariplo».

Il politico più importante per la storia di Voghera?

«Dico Italo Betto. Il suo merito principale è stato risanare le periferie, partendo dal Villaggio, San Vittore, grazie alle case popolari. Bisogna ricordarsi che Voghera, dopotutto, è una città di immigrati».

In che senso?

«Nel senso che non esistono o sono pochissimi i vogheresi di almeno tre generazioni. Ci faccia caso: sono tutti arrivati qui dall’esterno, che fosse Veneto, Calabria, Sicilia o dalle colline vicine».

Chiudiamo con il mestiere che ha fatto per più tempo, il giornalista: com’è lo stato di salute del giornalismo locale?

«Pessimo. Direi che è finito, come la carta stampata. Non esistono più le redazioni locali, intese come luogo di aggregazione e confronto. Il Giornale di Voghera resiste ancora, ma non ci sono più i gruppi di lavoro. Un peccato, e pensare che Voghera è sempre stata una fucina di giornalisti».

di Christian Draghi

Trasferta positiva per Paviarally Club Autostoriche in quel di Chieri per la quinta edizione del Rally Grande Corsa - Memorial Nino Fornaca. Nella categoria Sport, la prestazione migliore é stata fornita dal driver di Zavattarello Flavio Vernetti coadiuvato sulla Mini Cooper da Valmir Kalaja. I due, dopo una gara in crescendo, grazie ad un colpo di reni sferrato sull’ultima prova speciale, agguantano  la vittoria nella quarta divisione ed un prestigioso 9° posto assoluto ai danni dei piemontesi Massimo e Matteo Migliore su Lancia Fulvia Coupè. Sempre per i colori Paviarally, al terzo posto in questa classe, troviamo il driver di Mezzanino Po, Carlo Verri navigato da Ventura sulla Fiat 125S, il quale, nonostante un avvio disastroso nella prima giornata di gara, con una buona rimonta, é risalito al 12° posto che, come detto, gli ha permesso di  salire sul terzo gradino del podio nella classifica di divisione, precedendo i favoriti, Pinna-Bottan.

Sedicesimo posto invece per l’Opel Manta GT/E di Germano Minotti e Fabiana Zago che ottengono il secondo posto nella divisione 8. Gara in salita per l’equipaggio di Zavattarello composto da Natalino Perelli e Giuseppe Roveda. Dopo un avvio brillante (7° tempo assoluto e primo di classe) i due sono stati attardati pesantemente dalla rottura del cavo dell’acceleratore della loro Fulvia Coupè 1600 HF. Grazie al lavoro della squadra assistenza formata da Matteo Fusetto, Daniele Sperandio e Marco Vecchi, il “dottore” ed il suo inseparabile co-driver, sono riusciti a riprendere la gara che alla fine li ha visti classificarsi al 17° posto assoluto e primi di divisione 5. Dopo due tentativi stoppati sul nascere da noie meccaniche (4 Regioni e Valli Piacentine), buono il debutto di Francesco Carrera al volante della A112 Abarth con alle note papà Rodolfo (ottimo rallysta ed ex trofeista con le “scorpioncine”), all’esordio in veste di navigatore. Sfortuna invece per Domenico Gregorelli e Francesco Castellazzi la cui Opel Manta C, é stata fermata da un guasto meccanico quando viaggiavano in decima posizione assoluta e terza di classe. In una gara molto bella, ottimamente organizzata dall’Associazione “Amici di Nino”, resa ancor più impegnativa da pioggia e nebbia, il Club pavese chiude la trasferta in terra piemontese con un risultato globalmente positivo, tanto da meritarsi la vittoria nella speciale classifica riservata alle scuderie. Nella graduatoria assoluta, dopo il terzo posto dello scorso anno e trai favoriti dell’edizione 2018, a primeggiare sono stati gli specialisti aostani, Luigi Lanier e Diego D’Herin con la Lancia Fulvia HF 1.6 davanti a Gianluca Ferrari e Andrea Lumello su Fiat 124 Sport. A completare il podio, la Renault Alpine A110 di Marco Maiolo e Maria Teresa Paracchini, abbonati ai “tre gradini” della gara chierese dopo esser saliti nel 2016 sul quello più alto e lo scorso anno sul secondo.

di Piero Ventura

Nel corso del 2019 gli italiani dovranno mettere in conto una 'stangata' mediamente pari a 914 euro a famiglia. Lo afferma il Codacons, che ha elaborato il consueto studio sugli incrementi di spesa previsti per il nuovo anno sul fronte prezzi e tariffe.

Il nuovo anno, spiega quindi l'associazione, si aprirà con gli aumenti delle tariffe autostradali decisi dal governo che avranno un effetto diretto per gli utenti stimabile in +45 euro a nucleo familiare, mentre le multe stradali dovrebbero salire del +2,2%, con un aggravio di spesa di +6 euro a famiglia. Se il tasso di inflazione si manterrà ai livelli attuali, solo per i prezzi dei beni al dettaglio occorrerà mettere in conto una maggiore spesa pari a +211 euro a nucleo, mentre per l’alimentazione spenderemo 185 euro in più rispetto al 2018.

Discorso a parte merita il comparto energetico e dei trasporti: gli ultimi mesi del 2018 sono stati caratterizzati dal crollo del petrolio, che avrà effetti benefici sulle tariffe luce e gas per il primo trimestre del 2019. "Ma la festa per i consumatori durerà poco: gli analisti - ricorda il Codacons - concordano su una rapida ascesa delle quotazioni petrolifere nel corso del prossimo anno, con effetti diretti sia sulle bollette energetiche (che cresceranno mediamente di 62 euro a famiglia) sia sui rifornimenti di carburante (+149 euro a nucleo).

Ripercussioni anche per i trasporti (aerei, treni, taxi, mezzi pubblici, traghetti, ecc.) per +67 euro a famiglia". Il 2019, inoltre, segnerà il ritorno degli aumenti per le tariffe Rc auto (+18 euro), con i prezzi delle polizze che già negli ultimi mesi del 2018 hanno registrato leggeri incrementi.

"La stangata media si aggirerà quindi attorno ai 914 euro a famiglia, ma potrebbe superare quota 3.400 euro nel caso in cui un nucleo, nel corso del 2019, acquisti un'automobile nuova, a causa dell’Ecotassa varata dal governo che colpirà pesantemente le vetture con emissioni dai 161 grammi/km di CO2 in su. La categoria più tartassata del 2019 sarà senza dubbio quella degli automobilisti, che oltre alla citata Ecotassa dovrà mettere in conto rincari per pedaggi, multe e carburanti", conclude l'associazione.

"Facciamo attenzione" alla truffa, l'ennesima che corre su WhatsApp. "Diversi utenti che si sono rivolti al servizio assistenza dell'operatore #Vodafone per segnalare guasti sulla rete fissa sono stati contattati su #WhatsApp - avverte la Polizia Postale con un post su Facebook -, da un fantomatico 'reparto Tecnico' il quale, al fine di sollecitare l'intervento di personale tecnico, richiedeva con varie scuse, copia dei propri documenti di riconoscimento e, in alcuni casi, anche una copia di un secondo documento d'identità". Ricordiamo, sottolinea la Postale, che gli operatori telefonici non richiedono mai copie di documenti per interventi di assistenza né tantomeno utilizzano" le chat "per comunicare con la propria clientela". "In alcuni casi invece i truffatori informano gli utenti di inesistenti rincari della loro tariffa telefonica, invitando gli stessi a passare ad altro operatore telefonico. Nel dubbio è opportuno sin sincerarsi attraverso il call center, dedicato all'assistenza - conclude -. Vodafone Italia anche a tutela della propria clientela ha sporto regolare denuncia all'Autorità giudiziaria.

Punto e Panda sono le auto più rottamate dagli italiani nel 2018. A dirlo l'Osservatorio sulla ricerca dell'auto online del portale DriveK, leader in Europa per la scelta e la configurazione di vetture nuove. Come rilevato a fine 2017, sono i due modelli di casa Fca a guidare la classifica delle permute, certamente per via dell'altissima presenza di entrambi sulle nostre strade. Da soli, infatti, arrivano a rappresentare quasi il 10% di tutti i veicoli dati in sostituzione.

"Il 2018 - dichiara Tommaso Carboni, country manager per l'Italia di MotorK, società proprietaria del portale DriveK - si conferma un anno di esitazione e incertezza per gli italiani che vogliono acquistare un'auto nuova. Sono state rottamate soprattutto quelle auto che avevano raggiunto il loro limite per circolare in sicurezza sulle strade, mentre si è scelto di aspettare i prossimi mesi per capire, ad esempio, l'impatto per gli incentivi all'acquisto di auto elettriche". "Certamente - sottolinea - i grossi investimenti sulla mobilità a zero emissioni da parte dei grandi gruppi avranno presto delle ripercussioni sul parco auto circolante nel nostro Paese, ma il percorso di svecchiamento sarà lungo e tortuoso".

L'INDAGINE - L'indagine, svolta su un campione di cinquantamila richieste di preventivo che gli italiani hanno effettuato nel corso del 2018 (1 gennaio -15 dicembre 2018) per trovare l'auto giusta, ha inoltre permesso di scoprire maggiori informazioni in merito al veicolo di cui gli italiani vogliono disfarsi. Rispetto al 2017, ad esempio, sembra che gli italiani abbiano cercato di posticipare il più possibile il momento della rottamazione. Cambia infatti l'età media delle auto permutate, che l'anno scorso era di meno di 11 anni, mentre quest'anno arriva a 11 anni e mezzo; in aumento anche il chilometraggio medio dei veicoli rottamati, da 145.000 chilometri a quasi 149.000. Leggeri rialzi che raccontano l'esitazione degli italiani al momento di acquistare un'auto nuova e ritraggono un parco auto da svecchiare. Se il veicolo, però, viene alimentato a benzina il chilometraggio medio ammonta a 122.000 chilometri; ben più alta la media dei veicoli diesel, che vengono sostituiti dopo averne percorsi circa 175.000.

LA CLASSIFICA - Tornando alla classifica delle auto più permutate, al terzo posto troviamo la Ford Fiesta, seguita dalla Lancia Ypsilon, che scende dal podio rispetto al 2017. Quinta classificata Volkswagen Golf, l'auto più venduta in Europa e un grande classico amato dal pubblico. Sesta posizione per Opel Corsa e, percorrendo il resto della top ten, troviamo altri nomi cult: nell'ordine, Ford Focus, Citroën C3, Renault Clio e Mercedes-Benz Classe A.

Tengono il passo con le bollicine le vendite all'estero dei vini italiani fermi per le feste natalizie. Secondo i dati dell'Osservatorio vini spumanti effervescenti (Ovse) saranno stappate nel mondo circa 220 milioni di bottiglie che, insieme alle 70 milioni di vino frizzante, raggiungeranno un giro d'affari al consumo di 5 miliardi di euro. 

Valori estremamente positivi, con qualche numero in meno di bottiglie consumate rispetto allo scorso anno, ma con alcuni dollari in più. Dal 2018 al 2013 l'incremento in valore è stato di 200 milioni di euro per i soli consumi dei vini delle feste; i più richiesti per questo periodo sono Brunello, Bolgheri, Sangiovese, Soave, Nero d'Avola e soprattutto Puglia per i vini rosati, Emilia per il Lambrusco, Friuli per il Livon, Veneto e Trentino con il bianco fermo Pinot Grigio. Bene anche il Moscato e la Malvasia, soprattutto in Cina pur essendo un vino bianco.

Quanto ai singoli paesi, se la Germania si conferma appassionata di vini effervescenti, come Trebbiano e Garganega ma anche Verdicchio, Passerina e Friulano, gli Usa si confermano al primo posto per consumo di bottiglie tricolori, dal bianco, rosso e rosato alle bollicine. Seguono, per i vini fermi, Regno Unito e Giappone. In Cina, Pechino, Nanchino, Shangai e altre grandi città hanno aperto sopratutto bottiglie di Barbera e Nero d'Avola, mentre tra i bianchi i Moscato. In Russia bene i vini bianchi e rosati corposi provenienti da Puglia, Sicilia, Emilia, Veneto e Marche. 

Mai come adesso, commenta il presidente di Ovse, Giampietro Comolli "occorre un'unica regia pubblica per promuovere il vino italiano all'estero, anche alla luce della ripresa dell'11% dei consumi dei vini francesi per queste feste, dopo 2-3 anni difficili". 

Il 6 gennaio 2019 si svolgerà presso il Bosco Arcadia (Pancarana) la 2° edizione dell’Arcadia cross, primo appuntamento del campionato FIDAL per la corsa campestre. Evento dedicato sia ai tesserati che agli appassionati di corsa.

Nel pomeriggio la Proloco continua la giornata di festa con il Concerto dell’Epifania alle ore 17.00 presso la Chiesa parrocchiale, si esibiranno il tenore Cherubino Boscolo e il maestro fisarmonicista Attilio Cianni.

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS E LE VOSTRE LETTERE INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

  1. Primo piano
  2. Popolari