Martedì, 16 Luglio 2019
Articoli filtrati per data: Lunedì, 17 Dicembre 2018

Puntuale come ogni anno, con l’approssimarsi delle festività, ritorna “Natale nel Mondo”, lo spettacolo proposto dalla “Chitarrorchestra Città di Voghera” diretta dal M° Gianfranco Boffelli, in collaborazione con il “Coro dell’Arcobaleno”, diretto da Nadia Cometto. L’appuntamento è fissato per la serata di Domenica 23 Dicembre, presso la Chiesa Parrocchiale di Pombio, alle ore 21.

Frutto di un appassionato lavoro di ricerca, il concerto ha la peculiarità di ripetersi ogni anno (siamo giunti alla 30° edizione), in uno spirito di continuo rinnovamento, con l’inserimento di nuovi brani, il “ripescaggio” di melodie già eseguite nelle edizioni passate, il tutto per rendere sempre più appetibile il menu musicale e trascinare il pubblico in un viaggio attorno al globo, per scoprire come in ogni angolo del pianeta venga vissuta in musica la festa più attesa dell’anno.

Tutto ciò sarà possibile grazie a motivi “classici” della tradizione natalizia, quali “Santa Klauss is comin’ to town”, “Happy Xmas”, peraltro sempre proposti con nuovi arrangiamenti, unitamente a brani magari meno noti, ma non per questo meno suggestivi, che rendono ancor più universale il linguaggio della musica.

Oltre ad essere un appuntamento ormai irrinunciabile per la cittadinanza vogherese, “Natale nel Mondo” quest’anno assume un’ulteriore valenza festosa, inserendosi al termine delle  celebrazioni per il 40° anniversario della Chitarrorchestra, nata nel 1978,

Insieme alla chitarrorchestra ed al coro dell’Arcobaleno, le voci soliste di Davide Alpeggiani, Nello Bondioli, Camilla Debiaggi, Roberto Gatti, Mirella e Renzo Giampà, Alessandra Lo Russo, Cristina Orlandi, Valentina Ravaglia ed il gruppo vocale femminile “Over The Rainbow. Come di consueto la presentazione sarà affidata a Maurizio Civini.

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Il Natale è sicuramente la festività per eccellenza che ci fa sentire più buoni e ci invoglia a trascorrere maggior tempo insieme ai nostri cari ed amici. Proprio per questo diventa importante portare un dono che possa infondere tutto il nostro calore alla persona, ma anche per far gustare qualcosa di diverso e tipico di questo periodo dell’anno. I dolci delle feste di Natale evocano i ricordi dell’infanzia e della famiglia che, sotto la guida esperta delle nonne, custodi di antiche ricette, si riuniva per prepararli. Partiamo proprio da qui, dalla tradizione per darvi qualche idea  per le prossime feste. I dolci che proponiamo sono una rivisitazione delle ricette tradizionali dell’Oltrepò con una presentazione più adeguata ai tempi e adatta anche a un regalo economico ma sicuramente molto gradito.

TORTA DI ZUCCA  MELE E NOCI

La torta di zucca veniva mangiata alla vigilia di Natale ed era un dolce molto semplice e antico. La mia mamma me la cucinava tutti gli anni e la sua ricetta degli anni ‘60 è molto gustosa e anche adatta ad una bella presentazione.

Ingredienti:

1 kg di zucca gialla non acquosa

6 cucchiai di zucchero

3 bucce di mandarino

6 mele renette

2 hg di  uva sultanina

100 g di noci sgusciate

100 g  di farina bianca

1 bustina di lievito per dolci

mezzo bicchiere di marsala

qualche fiocchetto di burro

pane grattugiato

Come si prepara:

Tagliamo la zucca a pezzi, la sbucciamo  e la  lessiamo in acqua salata. Ammolliamo l’uva sultanina nel marsala per circa mezz’ora. Scoliamo la zucca cotta  e la schiacciamo con la forchetta fino a ridurla ad una purea.  Aggiungiamo lo zucchero, l’uva ammollata e scolata e le noci  tritate grossolanamente. Laviamo accuratamente le bucce di mandarino, le tritiamo finemente e le aggiungiamo all’impasto con la farina. Se la zucca non è molto soda, aggiungiamo ancora un po’ di farina.

Mescoliamo bene. Ora sbucciamo le mele, le tagliamo a fette e le  aggiungiamo all’impasto. Amalgamiamo bene, uniamo una bustina di lievito per dolci e mescoliamo con cura. Ungiamo con il burro una tortiera bassa e larga dal fondo in aderente, spolverizziamo con un po’ di pane grattugiato e stendiamo bene l’impasto con il cucchiaio. Aggiungiamo qualche fiocchetto di burro e alcune noci per guarnizione.

Cuociamo in forno precedentemente scaldato a 180° per 1 ora e, a 150° per ancora mezz’ora. Lasciamo  raffreddare e serviamo.

di Gabriella Draghi

La Fondazione Varni Agnetti è una residenza socio assistenziale (R.S.A.), autorizzata al funzionamento per 86 posti letto in esercizio) complessivi ed accreditata (per n. 84 posti a contratto e n. 2 posti solventi) da Regione Lombardia per l’assistenza di anziani non autosufficienti parziali e totali.

Offre un Centro Diurno Integrato per anziani (C.D.I.) autorizzato per n. 40 posti;

servizi di assistenza domiciliare (voucher socio-sanitari; voucher sociali, servizi domiciliari a pagamento); un Servizio di “R.S.A. Aperta” (La RSA Aperta è una Misura innovativa che offre la possibilità di usufruire di servizi sanitari e sociosanitari utili a sostenere la permanenza al domicilio della persona il più a lungo possibile, con l’obiettivo di rinviare nel tempo la necessità di un ricovero in una struttura residenziale. Le prestazioni  si rivolgono a persone che si trovano nelle seguenti condizioni: a)demenza certificata da un medico specialista geriatra o neurologo di strutture accreditate/equipe  ex U.V.A. (Unità Valutazione Alzheimer) ora C.D.C.D (Centri per Deficit Cognitivi e Demenze); b)anziani non autosufficienti di età pari o  superiore a 75 anni, riconosciuti  invalidi civili al 100%.. Conta di un Servizio di erogazione pasti a domicilio alle persone anziane in stato di fragilità (Servizio sperimentale nel solo Comune di Godiasco Salice Terme); alloggi protetti per anziani per 26 posti letto.

Dal 1998 ad oggi: apertura R.S.A. accreditati per n. 60 p.l. (I.P.A.B. Varni Agnetti);

  • 2001 – Convenzione con Comune di Milano per n. 12 posti letto aggiuntivi ai 60
  • 2003 – Accreditamento di n. 12 posti letto per un totale di n. 72 p.l.
  • 2003 – accreditamento servizio A.D.I. (voucher socio-sanitari)
  • 2003 – Apertura C.D.I. n. 5 posti
  • 2004 – Trasformazione della I.P.A.B. “Varni Agnetti” in Fondazione di diritto privato senza scopo di lucro – ai sensi l.r. 1/2003
  • 2004 - certificazione di Qualità secondo la UNI EN ISO 9001:2008
  • 2005 – Autorizzazione C.D.I. n. 10 posti
  • 2007 – Autorizzazione C.D.I. n. 22 posti
  • 2008 – Autorizzazione C.D.I. n. 40 posti
  • 2008-2009 – Ampliamento R.S.A. e C.D.I. “Varni Agnetti” (investimento oltre euro 1.000.000,00);
  • 2009 – Accreditamento R.S.A. Varni Agnetti di ulteriori 12 posti per complessivi 84 p.l. accreditati
  • 2012 - certificazione OHSAS 18001:2007 del Sistema di Gestione per la salute e la Sicurezza sul Lavoro (prima R.S.A. in Lombardia ad ottenere questa certificazione);
  • 2013 – Accreditamento servizio “RSA Aperta” servizio a domicilio per le persone al di sopra dei 75 anni in situazioni di fragilità
  • 2013 – Acquisizione di n. 1 lotto terreno lottizzazione Galò e di un Area di terreno agricolo adiacente R.SA. Varni Agnetti (800 mq)
  • 2013 – 2015 – Concessione in diritto di superficie area adiacente RSA «Varni Agnetti» da parte del Comune di Godiasco S.T. (800 mq)
  • 2015-2016 – Ampliamento R.S.A. per un totale di n. 6 posti letto (di cui n. 2 posti letto RSA “solventi” e n. 1 appartamento residenziale)
  • 2016 – Candidatura progetto A.P.A. al Bando Emblematici maggiori di Fondazione Cariplo
  • 2017 – Avvio lavori per progetto A.P.A. – mese di giugno 2017
  • 2017 – Acquisizione di n. 2 lotti terreno adiacenti RSA e futura APA (1.500 mq);
  • 2017 – riconoscimento da parte di ATS PAVIA come ente gestore ed erogatore della presa in carico dei pazienti cronici (territorio di riferimento Oltrepò Pavese)
  • 10 novembre 2018 Inaugurazione APA – Alloggi Protetti per Anziani e soggetti in situazione di disagio n. 26 posti letto (n. 16 alloggi)
  • Nr. Lavoratori diretti ed indiretti impiegati nel servizio: oltre 120

L’edizione numero 22 del Rally 4 Regioni, ricomincia da dove nacque nel 1971, Quando, a Pavia, Siropietro Quaroni, Benedetto Pelliccioni e un gruppo di amici, lavorando sodo, misero in scena ciò che sarebbe stato il “Rally” per antonomasia, la gara che per 15 anni  tenne accesi su di se i riflettori del mondo rallistico europeo: il 4 Regioni, appunto. Nella mente degli ideatori, oltre proporre un prodotto sportivo d’alta qualità, vi era anche la volontà di far conoscere al mondo dei motori la bellezza della “città delle 100 torri”, ricca di storia, arte e cultura. Con il benestare dell’amministrazione comunale, ecco nascere quindi il progetto itinerante dei punti di partenza della manifestazione che sarebbero mutati di anno in anno tra le piazze storiche della città. L’anno del debutto (1971), la cerimonia di partenza della prima edizione del Rally 4 Regioni, si tenne nell’ampia piazza della città che i pavesi chiamano comunemente “Piazza del Papa”, ma che in effetti risponde al nome di Piazza Ghislieri e prese appunto il nome da San Pio V Ghislieri, battagliero pontefice della controriforma, che fece costruire l’omonimo collegio universitario alla fine del XVI secolo. Piazza in cui campeggia una statua barocca che ricorda l’illustre pontefice (da lì, appunto, il nome semplificato e sbrigativo di “Piazza del Papa”). Ci fu un grande seguito di pubblico che dalla piazza, ben disposto sui lati delle vie, fece da cornice ai concorrenti sino alla periferia della città, prima che questi prendessero la direzione Stradella, Santa Maria della Versa, Martinasca, per affrontare le prove sul versante piacentino transitando per Pometo, Caminata, Nibbiano, Pecorara, ecc. Erano i primi chilometri dei 1650 in programma divisi in due tappe.

Ebbene, dalle prime indiscrezioni, il Rally 4 Regioni storico 2019, abbandonerà la formula delle due gare (internazionale e nazionale attuate in questi ultimi due anni) per fondersi in un unico evento e uniformarsi alle normative nazionali che prevedono non più di 100 chilometri di prove speciali. La grande novità sta nel fatto che il Rally 4 Regioni 2019 ospiterà sia vetture storiche che moderne. Il settore storico prevede, oltre ai protagonisti del rally anche quelli della Regolarità Sport, le Hall Star e la parata. Di seguito, sullo stesso percorso si confronteranno i protagonisti del rally moderno in ciò che é definito: Trofeo Valleversa. Subiranno mutamenti anche il percorso, la località di partenza e il centro logistico della manifestazione. Gli organizzatori, ispirandosi all’antico progetto itinerante dei punti di partenza della manifestazione che sarebbero mutati di anno in anno, lo attueranno già dal 2019, promuovendo di volta in volta, anziché piazze, nuove località vogliose di farsi conoscere per bellezza e ospitalità, abili a comprendere i vantaggi che il Rally produce, ovvero, oltre allo spettacolo, il rally é lavoro, commercio e turismo, argomentazioni ben più importanti di qualche piccolo e temporaneo disagio alla comune viabilità che questo possa arrecare. Ma andiamo per ordine.

La gara si svolgerà venerdì 5 e sabato 6 del mese di luglio. Entrerà nel vivo il venerdì sera con un prologo basato su due prove speciali (una da ripetere), per concludersi (dopo il riordino notturno), nella giornata di sabato, quando i concorrenti avranno percorso i rimanenti tratti cronometrati. è intenzione di Aci Pavia, per il 2019, onorare il ricordo della prima edizione effettuando le operazioni di verifiche tecniche e sportive, non che la cerimonia di partenza, da Pavia. Poi, viaggiando in direzione sud est del capoluogo verso Stradella, i concorrenti raggiungeranno il territorio tra la provincia di Pavia e quella di Piacenza in cui si svolgeranno le prove speciali che ufficiosamente potranno essere da 8 a 11. Stradella sarà il fulcro della manifestazione, ospiterà: Direzione Gara, Parco Assistenza, Riordino e Arrivo. L’obiettivo degli organizzatori pavesi potrebbe essere il raggiungimento della validità per il TER (Tour European Rally) 2020, una serie di rally per auto moderne, finalizzata a unire le risorse di alcuni eccezionali eventi di rallistici del vecchio continente e creare una serie importante e spettacolare, in cui la classe di punta della serie stessa è la R5, oltre, ovviamente, per il TER Historic, la nuova serie indipendente  basata su 6-8 round per auto storiche.

Il TER Historic manterrà le stesse caratteristiche che rendono il TER un torneo di successo, un mix tra grandi rally e eccezionali località, e offre a piloti, team e fan una promozione e copertura mediatica globale dedicata. Questo é al momento ciò che bolle in pentola in Piazza Guicciardi a Pavia, sede dell’Automobile Club Provinciale. I piloti pavesi e tutti gli appassionati sia dei rally storici che di quelli moderni, possono prendere queste anticipazioni come un piacevole regalo di Natale, di cui torneremo a parlare al più presto con indicazioni più dettagliate.

 di Piero Ventura

Luigi Giuseppe Faravelli nacque a Stradella, il 28 ottobre 1852. Originario di Soriasco, questo ramo dei Faravelli fu tra le famiglie borghesi più influenti della vallata tra la fine del ‘700 e i primi del ‘900. Il padre Carlo era fratello dell’Avv. Giuseppe, titolare della storica Az. F.lli Faravelli di Soriasco, mentre la madre Antonia era la sorella (da parte di padre) del Primo Ministro Agostino Depretis. Sebbene stradellino di nascita, visse parte della sua gioventù nella frazione soriaschese di Madonna della Versa, che alcuni decenni dopo diventerà capoluogo di comune con il nome di Santa Maria della Versa (Villa Faravelli, residenza mariese della famiglia, dagli anni ’30 diventerà sede fissa del Municipio). Si avvicinò alla Marina per merito dello zio Agostino e dell’amico di famiglia Nino Bixio, i quali spinsero  il quattordicenne ad iscriversi alla Scuola Navale di Genova nel 1866. Dalla stessa si diplomò il 26 febbraio 1871 con il grado di Guardiamarina. La sua prima esperienza di navigazione fu a bordo dell’Euridice, passando poi alla Re Galantuomo ed infine alla Terribile. Promosso sottotenente di vascello nel 1875 diventò tenente il 13 marzo 1881, anno in cui iniziò saltuariamente a partecipare, fino al 1888, alla Direzione generale di artiglieria e torpedini con lo scopo di aggiornare l’organizzazione centrale della Marina. Qui il Faravelli  maturò nuove esperienze su armi moderne in via di sviluppo, tra i quali siluri, torpedini, artiglieria a canna rigata e meccanismi di caricamento.

Venne promosso capitano di corvetta il 28 giugno 1890 e poi capitano di fregata il 6 marzo 1896.

Durante la crisi di Creta operò come comandante di seconda sulla corrazzata Morosini, mettendo in risalto le proprie doti di comando, evitando agli avversari di ricevere ulteriori rinforzi. Nel 1900 prese il comando della Morosini e in un secondo momento della Regina Margherita.

Iniziò così la sua scalata nelle gerarchie militari, fino a diventare vice-ammiraglio.

Faravelli e la Guerra Italo-Turca (1911-1912) Con l’inizio delle ostilità il vice-ammiraglio Aubry, che aveva il comando della seconda squadra, composta da sette corrazzate e quattro incrociatori, ordinò di dirigere la flotta verso Tripolitaina. Durante la navigazione fu però costretto a deviare verso Bengasi, in quanto erano giunte voci fondate che la marina turca volesse attaccare le navi italiane. Rientrato l’allarme, il 1 ottobre 1911 le navi italiane raggiunsero il porto di Tripoli.

Valutata la fattibilità dell’attacco ai forti, Aubry chiese immediatamente l’invio da Roma di tremila uomini dell’esercito per effettuare lo sbarco e la presa di Tripoli. Roma però temporeggiò, chiedendo la resa di Tripoli prima dell’invio di uomini. Dato che le trattative con le autorità turche erano in fase di stallo, Faravelli avvertì i consoli delle varie nazioni, concesse tempo per lo sgombero dei profughi e il 3 ottobre, dopo aver riorganizzato le forze navali in tre gruppi, iniziò il bombardamento dalla corrazzata Benedetto Brin. Il giorno successivo ordinò il “cessate il fuoco”.

Faravelli, non avendo alcun ordine da Roma, si trovò costretto a prendere una decisione importante: attendere ordini superiori, e rischiare una controffensiva turca o effettuare lo sbarco e la presa di Tripoli con pochi uomini?

La scelta non fu facile. Faravelli riunì circa 1700 uomini e ordinò lo sbarco, lasciando il coordinamento delle operazioni del capitano Cagni. Il 5 di ottobre, accettò dal console tedesco e dai notabili locali la resa di Tripoli, e il 6 ottobre emanò il celebre proclama ai libici:

“A nome di S. M. il Re d’Italia vi assicuriamo non solo il rispetto alla più completa libertà vostra, alla vostra religione, ma anche il rispetto di tutti i vostri beni, delle vostre donne, dei vostri costumi. Vi annunciamo che sarà abolita la coscrizione, vi saranno elargiti i possibili miglioramenti economici e che vi consideriamo fin d’ora strettamente legati all’Italia”

La situazione però rimase delicata. I turchi erano di numero superiore rispetto a marinai italiani. S’inventò così uno stratagemma: divise i suoi uomini in molte unità, facendole marciare continuamente per la città in modo da renderli più numerosi agli occhi del nemico.  Finalmente l’11 ottobre arrivarono i primi contingenti dell’esercito e Faravelli poté tirare un sospiro di sollievo.

Successivamente Faravelli ordinò bombardamenti e lo sbarco dei reparti presso Marsa, Tobruk, Derna, Bengasi e Homs.

Il 4 marzo 1912, con la morte dell’ammiraglio Aubry, assunse il comando dell’intera flotta e iniziò a pianificare un’azione verso oriente tale da poter accelerare la conclusione del conflitto. Non riuscì però a concludere la sua strategia: venne colpito da una grave malattia e chiese immediatamente di lasciare il comando, lasciando il suo posto all’ammiraglio Viale

Dopo essere rientrato in Italia, venne nominato senatore del Regno il 17 marzo 1912. Successivamente fu presidente del consiglio superiore della Marina, ricevendo inoltre numerose onorificenze legate alle sue imprese, una su tutte quella di Grande Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, in merito a decisione di sbarcare a Tripoli. Sebbene la sua iniziativa inizialmente fu molto criticata, accusandolo di aver abusato del potere conferitogli (ma allo stesso tempo di essere stato troppo clemente con la popolazione occupata) venne poi riscontrato che l’operato di Faravelli oltre aver facilitato lo svolgimento delle operazioni future per la presa di Tripoli, evitò una quasi certa sconfitta per superiorità numerica del nemico.

Morì a Roma prima dello scoppio della Grande Guerra,  il 22 marzo 1914, a soli 62 anni. Le spoglie riposano nella cappella di famiglia nella zona “monumentale” del Cimitero di Stradella circondate, insieme a quelle di altri personaggi celebri oltrepadani di fine ‘800, da un totale stato di degrado e abbandono. In sua memoria vennero intitolate l’Istituto di Istruzione Superiore di Stradella e la Caserma Faravelli di La Maddalena in Sardegna. Attorno al 1880 convolò a nozze con Teodolinda Cattaneo, dalla quale nel 1884 ebbe un figlio. Tra i suoi ultimi discendenti va ricordato Don Tancredi Faravelli, morto ad 88 anni nell’ottobre 2016, che nonostante i suoi quasi quarant’anni di reggenza a Fontanegli (Provincia di Genova), non aveva mai dimenticato il suo legame familiare con Santa Maria della Versa.

di Manuele Riccardi

L’anno prossimo, nel mese di maggio ci saranno le elezioni amministrative a Stradella. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con chi la città la conosce alla perfezione e l’ha amministrata per tanti anni. Professore universitario e uomo di grande cultura, Pierangelo Lombardi è legato indissolubilmente alla storia stradellina. Sindaco per diverse legislature, ha ricoperto anche l’incarico di vicesindaco e attualmente è consigliere di maggioranza. 

Andiamo dritti al punto. Si candiderà a sindaco il prossimo anno?

«Io sono a disposizione se c’è da dare una mano per costruire un progetto. Quindi dare una mano al sindaco e al progetto. Io sento di aver fatto il mio tempo per svariate ragioni, ma se la mia esperienza può servire per dare una mano io ci sono. Il mio impegno sarà di un certo tipo, non ho intenzione di assumermi certe cariche e incarichi… ma vedremo. Non sono a sbavare per un posto, ma rimango a disposizione. Anche perché ci credo ancora nel provare a tenere in piedi il progetto di Torre Civica».

Quindi il candidato sindaco sarà ancora Piergiorgio Maggi?

«Sì. Io ho finito la mia esperienza nel 2014, questo deve essere chiaro e senza dubbi. Piergiorgio ha fatto un mandato e, anche per le caratteristiche della legge, oltre che per i suoi meriti, ha chiesto al gruppo di potersi riproporre. Noi dovremo essere bravi a riuscire a comprendere e interpretare, come siamo sempre riusciti a fare in tutti questi anni, una società che cambia. Che cambia sempre più tumultuosamente, sia dal punto di vista politico che sociale, che culturale in senso lato. Il punto di partenza non può non essere per noi l’esperienza di Torre Civica».

In che senso?

«Una esperienza che ha garantito una continuità amministrativa che, a nostro avviso, è un valore aggiunto. Lasciando stare le premesse, partiamo dall’anno 1995: adesso Torre Civica tenterà di ricandidarsi per la sesta volta ininterrottamente. Bisogna riuscire a capire oggi, con questa società che si modifica di continuo, cosa può rappresentare ancora Torre Civica, ma soprattutto, riuscire a vedere come sappiamo interpretare questo mondo che cambia. Una formula che si caratterizza per una forma e una storia radicata, ma che ogni volta non ha presentato un semplice restyling, ma ha sempre cercato di confrontarsi con nuovi interlocutori e si è sempre messa in discussione».

Non crede che questo essere sempre presenti possa anche essere un rischio?

«Certo, non lo nego. Il rischio è che di fronte al “nuovismo” possiamo sembrare quelli che “Ah, ci sono ancora loro! Bisogna cambiare”: questo è da mettere in conto, ma mi rifiuto di credere che sia così. Bisogna sicuramente far emergere e utilizzare il meglio della nostra esperienza passata, con il coraggio di mettersi in discussione, laddove ci sono cose che non hanno funzionato o hanno funzionato meno, e comunque fare in modo di adattare il tutto alla realtà che sta cambiando. Insomma, valorizzare una grande esperienza e avere il coraggio di non chiudersi, mettersi a disposizione delle novità, delle nuove leve, con la consapevolezza di avere da dire ancora qualcosa di importante».

In questo vostro lungo percorso ci sono state criticità…

«è ovvio. Ci sono cose che ci sono riuscite bene, altre meno. Dobbiamo cercare, infatti, di recuperare da questa lunga esperienza il meglio che abbiamo fatto. Rilanciare questi aspetti positivi, coniugare esperienza e innovazione. Faccio l’esempio dell’ambito sociale: l’esperienza che abbiamo costruito in tutti questi anni sul welfare è molto importante. Al giorno d’oggi deve essere un welfare inclusivo, molto attento alle fragilità, che non esclude e non discrimina, e si misura con una società sempre più egoista e chiusa. È su queste cose che si costruisce un progetto civico, che guarda al mondo, che è aperto al mondo, che guarda a questa Europa tanto bistrattata, che guarda ai grandi scenari ma ha i piedi ben radicati nella sua realtà. Poi logicamente ci sono state fasi più critiche, in cui il nostro spirito ha faticato un po’ di più, però direi che oggi è il caso di rilanciare questa nostra esperienza, di andare al di là degli schemi rigidi politici. Noi abbiamo molto da mettere in campo».

Qual è la vostra scommessa?

«Quella di rilanciare un progetto politico-amministrativo capace di ampliare a nuove culture politiche, a nuove realtà associazionistiche e di categoria, a singoli cittadini che magari hanno voglia di impegnarsi su alcuni elementi ben precisi. Magari recuperando chi “si è perso per strada”, alcune figure che sono state con noi per un certo periodo. Non c’è nulla di certo, ma nel momento in cui si ragiona in termini inclusivi, in cui non ci si restringe, ma ci si allarga, a quel punto ci si può misurare con tutto. Lo slogan delle mie campagne elettorali era “Un’idea di città, la città delle idee”: un’unione in cui costruire un’idea di città e dall’altra parte, per costruire un’idea di città, devi riempirla di idee. Oggi la sfida è quella di mettere in campo inclusioni, solidarietà e di non adagiarsi. La politica deve avere anche una funzione pedagogica, non deve solo andare dietro ai sondaggi, ma deve anche proporre idee».

Voi sapete bene cosa significa governare Stradella…

«Sì, ci siamo ampiamente misurati con la fatica del governare. E quando ci si misura con questo, con la fatica e le contraddizioni del governare, ci si misura anche con i limiti, quelli delle risorse e delle normative, quelli che vengono dalla capacità più o meno della macchina amministrativa di funzionare. Bisognerebbe poter avere una bacchetta magica e far provare ad amministrare qualche mese una città a chi critica sempre, anche sui social network…visto dall’esterno sembra tutto facile, ma non è così. è faticoso gestire tutto, soprattutto l’ordinario, la manutenzione dell’ordinario».

In tutti questi anni avrà visto sicuramente cambiare la città e la politica in generale.

«Sicuramente. Ma ho visto cambiare anche il modo di comunicare. Io non ho Facebook perché non mi interessa, io voglio vedere le persone in faccia e ragionare con loro, ma al giorno d’oggi questo non è efficace. Bisogna rendersi conto di questo: è per questo che ribadisco ancora una volta che è necessario mettere in campo la propria esperienza e contemporaneamente l’innovazione. Io sono un uomo della Prima Repubblica: una volta i partiti erano uno strumento di selezione e di formazione. Oggi non è più così e si improvvisa molto».

di Elisa Ajelli

Con una netta inversione di tendenza rispetto al passato, sono aumentati dell'8% i consumi di vino degli italiani negli ultimi cinque anni. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati dell'Oiv, Organizzazione internazionale della vigna e del vino, diffusa in occasione dell'incontro su "Mercati del vino e innovazioni in vigna" promosso a Palazzo Rospigliosi a Roma dal Comitato di supporto alle politiche di mercato del vino della Coldiretti.

L'Italia, precisa l'organizzazione agricola, con 22,6 milioni di ettolitri nel 2017 si colloca al terzo posto tra i maggiori consumatori, dietro a Stati Uniti con 32,7 milioni ed una crescita del 5,7% nel quinquennio e Francia con 27 milioni che pero fa registrare un calo del 2,8% nel periodo considerato.

"Il trend di aumento dei consumi in Italia - sottolinea la Coldiretti - è secondo solo alla Cina, che grazie ad una crescita dell'8,2% nel quinquennio, si classifica al quinto posto tra i paesi consumatori, con 17,9 milioni di ettolitri, dietro alla Germania con 20,1 milioni, ma con andamento stagnante (-1,3%) nello stesso periodo".

"E' in atto una rivoluzione sulle tavole degli italiani, con i consumi che, dopo aver raggiunto il minimo, hanno invertito la tendenza, con una decisa svolta verso la qualità del vino che, - conclude Coldiretti - è diventato l'emblema di uno stile di vita "lento", attento all'equilibrio psico-fisico da contrapporre all'assunzione sregolata di alcol. Lo dimostrano il boom dei corsi per sommelier, ma anche il crescere tra le nuove generazioni della cultura della degustazione consapevole, con la proliferazione di wine bar e un vero boom dell'enoturismo".

In 30 giorni di feste di fine anno, voleranno in media una stima di poco più di 3 milioni di bottiglie al giorno con punte di 10-12 e 28-30 bottiglie stappate nei giorni canonici. 90-92 milioni in totale( poco  meno del 50% di quello che presumiamo il consumo totale dell’anno intero, ndr) cui aggiungere circa 3,5 mio/bott straniere, di cui 3,1 di solo Champagne. Un valore della produzione nazionale di 370 milioni/euro  all’origine in cantina che al consumo è un giro d’affari record di 860 milioni/euro: grande business per la filiera distributiva, commerciale.  Rispetto alle feste del 2017, crescita regolare, ma con alcune differenze e note importanti: i volumi crescono del +4,9% (erano 86 milioni/bottiglie nell’anno precedente);  il valore all’origine cresce meno per circa il 3% (erano 356 mio/euro);  il giro d’affari al consumo o fatturato cresce del 6,3% (era 805 mio/euro).  Forse un eccesso di ricarico, qualche speculazione?  “Lo spread – ironicamente ma con dati certi alla mano dice Giampietro Comolli presidente di Ovse e Ceves – non incide sulle spese durante questo fine-inizio anno in tutti i settori e comparti, dalla ristorazione alla vacanza, ma soprattutto per le bollicine. Le bollicine anzi sono sinonimo di speranza, di gioia, di fiducia. Non è vero che c’è un calo dei consumi, però attenzione a alzare i prezzi perché oggi il consumatore è molto più attento e l’enoturismo fa conoscere il prezzo in cantina di una bottiglia di vino! Quindi  un eccesso di ricarico allontana i consumi, ma in questo momento si rinuncia ad altri prodotti o ad altri desideri  che rappresentano una maggiore paura di spesa proprio per eccessi o perché diventati dei doppioni! In merito ai termini numerici, la difformità dei dati che emerge deve far riflettere sul futuro di lungo periodo, soprattutto sul valore di alcune tipologie, sulle visioni che territori e imprese devono avere. Oramai le bollicine non sono solo un consumo occasionale”.  

Il Presepe Vivente nel Borgo Antico di Zavattarello, si svolgerà come ogni anno la sera del 24 e il pomeriggio del 26 dicembre.
Lunedì 24 dicembre 2018 dalle ore 21.30
Mercoledì 26 dicembre 2018 dalle ore 17.00

Giunto alla sua 18° edizione, il Presepe Vivente di Zavattarello celebra il Natale con una rappresentazione speciale, nella cornice del borgo medievale "Su di Dentro". Rievocando la nascita di Gesù omaggiandolo con la ricostruzione della vita della nostra valle com'era un tempo:
all'interno delle case del Duecento, lungo le vie medievali, con gli attrezzi antichi ancora funzionanti del Museo "Magazzino dei Ricordi", si tornerà insieme a rivivere il nostro passato. Questo è un presepe vivente in cui ci si può sentire partecipi in prima persona. Ogni scena che viene allestita, in un percorso di avvicinamento alla capanna, è una viva riproduzione della vita come era un tempo, delle attività che una volta era normale vedere ogni giorno. È come tornare indietro negli anni, ma senza essere più semplice spettatore, quanto parte integrante della quotidianità di un tempo non poi troppo lontano. I visitatori possono sentirsi davvero parte di questo mondo antico ancora così vicino ai nostri cuori: chiunque può mangiare il pane appena sfornato, bere il vino novello, toccare la lana filata e il mantello delle pecore custodite nei recinti...un modo di celebrare uniti il Natale di Gesù, insieme, che non è soltanto a vedere la rappresentazione, ma a prenderne parte.

Organizzato dall'Associazione Culturale "Presepe e Passione" . In caso di pioggia, l'evento sarà rinviato

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Codacons "I branchi di cinghiali invadono il pavese; non solo invadono le strade ma si avvicinano alle abitazioni rovistando nella spazzatura e intrufolandosi nei cortili. Senza contare i danni arrecati all'agricoltura; devastano i campi e le colture creando danni difficilmente rimborsabili. La situazione è gravissima a mancare è un piano di abbattimento a livello provinciale, i rischi sono serissimi per automobilisti che rischiano di trovarsi di fronte esemplari di oltre un quintale all'improvviso sia per gli agricoltori con danni alle colture difficilmente rimborsabili. E' indispensabile procedere all'elaborazione di un piano di abbattimento a livello provinciale. Oggi diffida del Codacons in tal senso".

Il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, comunemente conosciuto come Codacons, è un'associazione senza fini di lucro, nata nel 1986 in difesa dei consumatori e dell'ambiente, quale erede di precedenti campagne risalenti alla cosiddetta "guerra alla SIP" del 1976. Il Presidente nazionale è Carlo Rienzi. Essendo una delle associazioni consumeristiche maggiormente rappresentative sul piano nazionale, il Codacons fa parte del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (CNCU), nonché di numerose Commissioni consultive della Pubblica Amministrazione.

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