Sabato, 17 Novembre 2018
Articoli filtrati per data: Giovedì, 08 Novembre 2018

Giuseppe Crea, 40 anni, è il titolare della Falconeria di Montalto Pavese. Dapprima appassionato di rapaci, ha trasformato la sua passione in un vero e proprio lavoro.

Quando ha iniziato?

«Una decina di anni fa…»

E la passione?

«Mi sono sempre piaciuti tantissimo i rapaci e gli uccelli in generale, fin da quando ero piccolo e ho cominciato a seguire vari falconieri, da uno di questi ho preso il mio primo rapace e ho iniziato questa avventura. Qualche volta ho anche salvato qualche uccello in difficoltà e l’ho rimesso in libertà. Ho amato fin da subito l’interazione che si può creare con questi animali».

Ci spiega come funziona il suo lavoro?

«Ho una ditta di allontanamento piccioni a mezzo rapaci. Praticamente allontano specie invasive che possono essere appunto piccioni o gabbiani, per mezzo dei rapaci addestrati. Io vado nella zona infestata e metto in volo i rapaci, senza che avvenga la predazione, ma sono ed esclusivamente in volo libero, e la specie infestante, dopo un po’ di interventi, capisce che quella zona non è adatta per stazionare e cerca un altro posto».

Con quali animali lavora?

«Per la maggior parte lavoro con poiane di Harris e falcone ad alto volo: le poiane le utilizzo in spazi chiusi come i capannoni e stabilimenti di grandi dimensioni, mentre i falconi in spazi aperti».

Prima lei parlava di interazione con questo tipo di animali… come avviene?

«Sono animali che non sono certo affettuosi, ma si legano all’uomo per cercare il cibo: si crea un rapporto di fiducia e mangiano sul nostro guantone quando vengono richiamati. Infatti, quando andiamo a fare allontanamento sanno che sul guantone c’è il cibo che gli basta per vivere, volare e fare quello che devono».

Si lasciano quindi avvicinare?

«Lo lasciano fare a me perché sono abituati a me. Tollerano le altre persone, ma non si fanno toccare né tantomeno accarezzare. Anche perché, a differenza di altri animali, come per esempio i cani, loro non gradiscono le carezze. Arrivano, fanno quello che devono fare, sono rispettati e la cosa principale per cui tornano è il cibo».

Come le è venuta l’idea di svolgere proprio l’attività di allontanamento e Montalto Pavese è una zona particolarmente favorevole da questo punto di vista?

«Perché parecchi falconieri in Italia lo fanno e, visto che parecchie aziende richiedono questo tipo di servizio in quanto molto efficace, mi sono lanciato in questo lavoro».

è un’attività che ha avuto successo in questi dieci anni?

«Si può vivere. Di certo non è un’attività che arricchisce, ma sono un artigiano ed è un lavoro come può essere il fabbro oppure il muratore…»

Però lei ha la fortuna di unire passione lavoro…

«Sì, questo sì. Quando curo i miei falchi sto benissimo: mi piace vederli volare, mi piace vedere come si muovono e come reagiscono anche alla finta preda che gli presento ogni tanto per richiamarli. I falconi, infatti, non vengono richiamati al pugno, ma su una preda finta di cuoio. Loro quindi salgono, prendono quota e fanno delle evoluzioni particolari, come delle “picchiate” su questa finta preda, per poi risalire di nuovo. Alla fine li premio con un pezzettino di carne».

Ha delle altre persone che la aiutano in questa sua attività?

«No, sono solo io. C’è mia moglie che mi da una mano ogni tanto, solo per la gestione dei rapaci. Per esempio gli dà il cibo se io non ci sono. Per quanto riguarda invece il lavoro di allontanamento lo faccio solo io».

è un lavoro impegnativo.

«Eh sì, alla fine ci dedichiamo ai nostri animali dalla mattina alla sera e si passa continuamente il tempo con loro. Può capitare anche che, mentre sono a lavorare, un falco si allontana perché magari segue un altro uccello lontano e può succedere di dover stare fuori per giorni a recuperarlo, questo anche grazie alle trasmittenti radio che ci danno la loro posizione».

Quanti rapaci avete lei e sua moglie?

«Quattordici. Sono sia rapaci diurni che notturni. Quelli notturni sono per diletto e passione. I diurni invece servono per la mia attività principale che, ci tengo a precisare, rimane l’allontanamento».

di Elisa Ajelli

Il fenomeno della nuova povertà, in Oltrepò e soprattutto in Valle Staffora, ha un denominatore comune: la mancanza di lavoro. Sono sempre di più le famiglie, in particolar modo quelle numerose, in cui uno o entrambi i genitori con diversi figli a carico si ritrovano senza occupazione e non possono far altro se non chiedere aiuto alle associazioni benefiche sparse sul territorio. Una di queste si chiama “Albero Fiorito” e opera dal 2013 sul territorio della comunità montana offrendo alimenti e prodotti per la persona ai bisognosi.

La sede è a Bagnaria e a presiederla è oggi Gianluigi Bedini, ex sindaco e dipendente Asst alle soglie della pensione. Per Bedini che ne ha il polso, la situazione legata alla povertà sul territorio è più rilevante di quanto il sentire comune o i semplici numeri possano far pensare.

«Ad oggi abbiamo in carico 148 persone appartenenti a 52 nuclei famigliari diversi - spiega Bedini - con una folta rappresentanza di minori, per via del fatto che le famiglie in difficoltà sono spesso quelle con più prole».

Ben 13 di queste famiglie provengono dalla sola Rivanazzano Terme,  che a scapito della nomea di paese “benestante” presenta un discreto numero di situazioni per così dire ai margini. Il dato che preoccupa ancora di più è però quello che “non si vede”.  «Conosciamo bene questo territorio e chi lo abita – dice Bedini -, sappiamo che le situazioni che abbiamo in carico non sono le sole che potrebbero esserlo. Molte persone scelgono di non chiedere aiuto per motivazioni personali».

Bedini, come è nata l’idea di creare questa associazione?

«Diciamo che il seme è stato gettato negli anni 90 dopo che insieme ad alcuni amici avevamo fatto dei viaggi umanitari nella ex Jugoslavia, nel periodo della guerra. Abbiamo visto quanto ci fosse bisogno di aiuto e abbiamo pensato di provare a fare la stessa cosa anche in altri paesi, poi non ci fu possibile per varie ragioni. Negli anni successivi, nel periodo in cui sono stato sindaco di Bagnaria, ricevevo poi numerose richieste di aiuto da parte dei cittadini, un po’ di tutto il territorio, e allora decisi di recuperare l’idea e fondare, insieme a Marco Chiesa che ne è stato il primo presidente e altri amici, l’associazione Albero Fiorito che dopo gli adempimenti burocratici è diventata operativa a tutti gli effetti nel 2103».

Ad oggi chi la compone?

«Il consiglio direttivo è composto da me, Ernesto Taini, Elisabetta Ricardi, Gianfranco Garberi e il fact totum Massimo Chiappini. A loro si uniscono una quindicina di volontari. Attività svolta gratuitamente, nessuno percepisce neppure un rimborso spese a nessun titolo».

Come vi finanziate?

«Da alcuni anni siamo titolari di un contributo da parte della fondazione comunitaria della Provincia di Pavia, poi abbiamo contributi dal Rotary Club Valle Staffora che ogni anno fa due raccolte alimentari, dalla ditta Eurorent Italia di Tortona, poi da alcuni enti, Comuni e Comunità montana, che ci sovvenzionano con finanziamenti. Infine possiamo contare anche sulla solidarietà di privati».

Come è iniziata l’esperienza?

«Abbiamo cominciato in un garage, poi dal 2015 la canonica di Bagnaria ci ha dato ospitalità grazie a Don Vernetti e attualmente utilizziamo questi locali come sede. All’inizio ci occupavamo del territorio che comprende i Comuni della Comunità Montana più Voghera, poi ci siamo accorti che una città così grande ci stava saturando e da qualche tempo prendiamo in carico soltanto casi da Rivanazzano in su, dato che Voghera può anche contare su Caritas e Croce Rossa».

In che modo aiutate i bisognosi?

«Consegniamo ogni due mesi un pacco di sostegno alle famiglie con generi alimentari a lunga conservazione tra cui pasta, riso, sughi, zucchero, farina, vari cibi in scatola, ma possiamo anche vantare di essere gli unici a offrire, oltre ai generi alimentari, prodotti per l’igiene della persona e della casa, perché riteniamo che anche il decoro oltre all’alimentazione sia importante per il mantenimento della dignità dell’individuo».

A chi prestate il vostro servizio?

«L’utenza è formata dal 70% di italiani e dal 30%, equamente divisi, da cittadini stranieri comunitari ed extracomunitari».

Qual è l’identikit della persona in difficoltà?

«So che viene da pensare innanzitutto agli anziani, ma non sono loro quelli in maggiore difficoltà, per quanto ci sia chi con la sola pensione non ce la fa ad arrivare a fine mese. Chi ha il problema maggiore sono le famiglie con molti figli, per lo più con persone che hanno perso il lavoro o che non hanno trovato una situazione stabile. Per farsi una idea, il 40% del totale dei presi in carico sono dei minori».

Cambia qualcosa tra l’utenza italiana e quella straniera?

«Non direi. Il problema per tutti è lo stesso, ed è il lavoro che manca».

Come si arriva da voi?

«Di solito le segnalazioni ci vengono presentate da consultori familiari, medici di famiglia, parroci o enti istituzionali. Qualcuno poi arriva anche individualmente, per passaparola e per sentito dire».

Quali requisiti bisogna avere per essere presi in carico da Albero Fiorito?

«Bisogna avere la residenza in uno dei Comuni del nostro territorio di pertinenza, presentare della documentazione tra cui Stato di famiglia e soprattutto certificato Isee che non deve superare i 6.000 euro di reddito annuo nel complesso del nucleo famigliare. Fondamentale è poi non essere già in carico presso altre strutture assistenziali».

Una volta appurato il possesso dei requisiti quanto tempo trascorre per l’assunzione in carico?

«è immediata».

Per quanto tempo dura?

«Non ha una scadenza. Fino a che la persona ne ha bisogno o non trova un’occupazione che ne migliori le condizioni economiche».

E capita spesso?

«Fortunatamente ci sono dei casi di persone che dopo un po’ trovano lavoro e quindi garantiscono un certo ricambio. Per altre è più difficile, più sale l’età degli assistiti più diventa  arduo trovare un lavoro e cambiare la propria condizione».

Prospettive future? Cosa auspica per il futuro dell’associazione?

«Il nostro sogno sarebbe avere una casa famiglia da utilizzare soprattutto per donne con bambini. Purtroppo però al momento non c’è la disponibilità economica per acquisirla. Molto più terra a terra, ci piacerebbe poter cambiare il furgoncino con cui effettuiamo le consegne che ormai è molto datato. Poi di volontari c’è sempre bisogno, anche se sarebbe  importante trovare qualcuno che abbia tempo e voglia di occuparsi anche della parte amministrativa e burocratica, in modo da garantire continuità in futuro al nostro operato».

di Christian Draghi

La proposta europea di riduzione dei limiti di utilizzo del rame rischia di essere fortemente penalizzante per la viticoltura biologica italiana. E' quanto sottolineato dalla delegazione della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (Fivi), guidata dalla presidente Matilde Poggi e dal vice presidente Walter Massa, ricevuta nei giorni scorsi dal Ministro dell'Agricoltura e del Turismo, Gian Marco Centinaio. Lo rende noto la Fivi che hanno anche espresso preoccupazioni per l'attuale regolamentazione del sistema di voto e di rappresentanza nei consorzi di tutela delle denominazioni di origine, all'interno dei quali si verificano situazioni di concentrazione del potere decisionale che possono penalizzare la partecipazione più ampia da parte degli attori delle filiere vitivinicole e segnatamente dei viticoltori.

Inoltre, la Fivi ha sottoposto al ministro le proprie perplessità riguardo alle situazioni di cumulo di cariche che possono oggi verificarsi tra lo svolgimento del ruolo di amministratore di un consorzio di tutela e il medesimo ruolo ricoperto negli organismi di controllo deputati a svolgere l'attività nei confronti e a tutela delle denominazioni di origine. ''Le nostre istanze - ha detto Matilde Poggi al termine dell'incontro - non sono richieste a beneficio dei Vignaioli Indipendenti bensì oggettivi miglioramenti per tutta la filiera vitivinicola di qualità in Italia- Il proposito di Fivi - ha precisato infine Poggi - da ora innanzi è quello di mettersi a disposizione del Ministero per collaborare sull'implementazione delle proposte e vigilare sull'effettiva traduzione in atti concreti della volontà, emersa in modo comune e convergente, di rafforzare la competitività del comparto vino e l'affidabilità delle strutture organizzative che lo guidano e lo controllano"

Pernigotti intende "esternalizzare le proprie attività produttive unicamente presso il territorio nazionale". Lo precisa la proprietà dell'azienda, che "sta procedendo all'individuazione di partner industriali in Italia, a cui affidare la produzione, coerentemente anche con l'obiettivo di cercare di ricollocare il maggior numero possibile di dipendenti coinvolti presso aziende operanti nel medesimo settore o terzisti. L'azienda sta giàdialogando con alcune importanti realtà italiane del settore dolciario".

Pomeriggio musicale di assoluto livello quello offerto domenica alla città di Piacenza dalla Polifonica Gavina e dall’orchestra da Camera di Voghera, diretti dal Maestro Michele Viselli. È stata infatti eseguita in prima nazionale la messa da Requiem di Gaetano Donizetti dalla partitura originale trascritta dal musicologo belga Prof. Valeer DeVlam che ha presenziato alle prove generali a Voghera per limarne nei minimi dettagli l’interpretazione. Il manoscritto è stato fornito dalla “Donizetti Society” di Londra, che ne detiene l’esclusiva e che era rappresentata in sala dal Presidente Dr. Fulvio Stefano Lo Presti. Il tutto organizzato dalla società “Tampa Lirica “di Piacenza, che collabora attivamente con le due realtà musicali vogheresi. L’esecuzione e registrazione è avvenuta presso la ex chiesa dei Teatini, un autentico gioiello acustico, sede dell’Orchestra Giovanile Italiana diretta dal Maestro Riccardo Muti. Presente un folto pubblico composto in gran parte per l’occasione da personalità musicali di spicco. Per assistere al concerto la Polifonica Gavina ha messo a disposizione un pullman per i numerosi soci sostenitori che non hanno voluto mancare all’evento. Il concerto ha sicuramente offerto una immagine culturale molto apprezzata della nostra città.

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Il Comune di Voghera ha approvato i bandi per la formazione della graduatoria valevole ai fini dell’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) e per la formazione della graduatoria di mobilità abitativa degli alloggi. Entrambi i bandi rimarranno aperti dal 15 Novembre al 14 Dicembre 2018. Possono presentare domanda per il Bando per la formazione della graduatoria valevole ai fini dell’assegnazione in locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) che si rendono disponibili nel Comune di Voghera, tutti i cittadini in possesso dei seguenti requisiti: 

  • cittadinanza italiana o di uno Stato aderente all’Unione Europea o di altro Stato, qualora il diritto di assegnazione di alloggio ERP sia riconosciuto da con­venzioni o trattati internazionali, ovvero lo straniero sia titolare di carta di soggiorno o in possesso di permes­so di soggiorno e di tutti i requisiti previsti dalla vigente normativa;
  • residenza anagrafica o svolgimento di attività lavorativa in Regione Lombardia da almeno cinque anni per il periodo immediatamente precedente alla data di presentazione della domanda;
  • assenza di precedente assegnazione in proprietà, immediata o futura, di alloggio realizzato con contributo pubblico o finanziamento agevolato in qualunque forma, concesso dallo Stato, dalla Regione, dagli enti territoriali o da altri enti pubblici, sempre che l’alloggio non sia perito senza dare luogo al risarcimento del danno;
  • assenza di precedente assegnazione in locazione di un alloggio di erp, qualora il rilascio sia dovuto a provvedimento amministrativo di decadenza per aver destinato l’alloggio o le relative pertinenze ad attività illecite che risultino da provvedimenti giudiziari e/o della pubblica sicurezza;
  • non aver ceduto in tutto o in parte, fuori dei casi previsti dalla legge, l’alloggio eventualmente assegnato in precedenza in locazione semplice;
  • ISEE–erp non superiore a 16.000,00 euro, o in alternativa, con ISE-erp non superiore a 17.000,00 euro;
  • non essere titolare del diritto di proprietà o di altri diritti reali di godimento su alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare nel territorio nazionale e all’estero;
  • non sia stato sfrattato per morosità da alloggi ERP negli ultimi 5 anni e abbia pagato tutte le somme do­vute all’ente gestore;
  • non sia stato occupante senza titolo di alloggi erp negli ultimi 5 anni.

Le domande verranno inserite nel sistema informatico della Regione Lombardia che, alla scadenza del termine, produrrà la nuova graduatoria per le assegnazioni. 

Possono presentare domanda per il Bando per la formazione della graduatoria di mobilità abitativa degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) che si rendono disponibili nel Comune di Voghera, gli assegnatari in possesso dei requisiti di cittadinanza, residenza, di situazione economica del nucleo familiare e di altri requisiti come specificati nel bando che si trovano in una delle seguenti condizioni: 

  • variazioni del nucleo familiare che diano luogo a sovraffollamento dell’alloggio;
  • variazioni del nucleo familiare che diano luogo a sottoutilizzo dell’alloggio;
  • malattia del richiedente o di componenti del nucleo familiare che comporti grave disagio con la permanenza nell’alloggio;
  • ricongiungimento con parente invalido o avvicinamento a parente, anche ricoverato, bisognoso di cura e/o assistenza morale, materiale o sanitaria;
  • gravi e documentate necessità del richiedente o del nucleo familiare.

Non possono presentare domanda i cittadini che non sono in regola con il pagamento del canone di locazione. Le domande possono essere presentate presso il Settore Servizi Sociali del Comune di Voghera, Corso Rosselli n. 20, dal lunedi al venerdi dalle ore 8,30 alle ore 12,00. Informazioni possono essere richieste telefonicamente al numero 0383/336423.

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Si chiama "A..B..C..D.. omaggio a Eduardo de Filippo" la rappresentazione di Luca Mauceri in scena Sabato 17 Novembre alle ore 21 presso il teatro S. Rocco di Voghera. Un evento organizzato per l'associazione "Luca per non perdersi nel tempo" con incasso destinato a PAVIAIL, per la ricerca contro leucemie, linfomi e mielomi. Il tutto in ricordo di Luca Bassi, il giovane psicologo di Torrazza Coste scomparso nel 2011 a causa di un linfoma. Dopo il successo dello scorso anno con "Novecento" Luca Mauceri torna al S. Rocco e sul palcoscenico incarna al meglio la napoletanità di Eduardo e la sua profonda e famosa filosofia del vivere. Uno spettacolo che combina la versatilità dell'artista in un viaggio dalla forte dimensione poetica e musicale. Alternandosi fra letture, recitazioni e canzoni al pianoforte, Luca Mauceri ci conduce in un sentiero magico d'ascolto, tra sorrisi e lacrime, tra ironia sagace e feroce critica del sistema. Napoli diviene il mondo intero in cui l'uomo agisce, sogna, lotta, spera, ama.. Per conoscere la storia di Luca potete visitare il sito www.lucapernonperdersineltempo.it o la pagina di facebook "Luca...per non perdersi nel tempo", o chiamare il 339.6581256.

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Il “Comitato no inceneritore  a Retorbido -  Rispettiamo e valorizziamo il territorio" ricorda  Emilio Francioso, che a soli 56 anni, dopo una lunga malattia è  prematuramente scomparso.  Francioso era stato uno dei più attivi componenti del Comitato nella battaglia contro l'installazione, a Retorbido, dell'inceneritore.

Ecco quanto scrivono gli amici del Comitato :

"Emilio Francioso si è spento ieri dopo una lunga battaglia personale, lasciandoci un vuoto immenso.

Forse non tutti l'hanno potuto conoscere di persona in occasione della battaglia contro l'inceneritore di Retorbido.

Molti tuttavia avranno potuto apprezzare e riconoscersi nei suoi innumerevoli articoli e post pubblicati nelle pagine social del Comitato.

Tutti però oggi devono sapere che Emilio Francioso, uomo di grande cultura e umanità fuori dal comune, amante del territorio e promotore indefesso delle sue bellezze, è stato, per conto degli Amici del Comitato, una delle menti più fervide impegnate nella lotta contro l'inceneritore.

E di questo gliene saremo in cuore sempre grati. 

Per chi volesse partecipare, stasera si terrà il Santo Rosario alle ore 20.30, mentre il funerale si svolgerà domattina alle ore 10.00, entrambi presso la Chiesa parrocchiale di Rivanazzano.

Comitato "Rispettiamo e valorizziamo il territorio"

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