Sabato, 17 Novembre 2018
Articoli filtrati per data: Mercoledì, 07 Novembre 2018

A seguito delle ripetute richieste di informazioni sulla situazione che si è venuta a creare in conseguenza degli eventi atmosferici di questi giorni, si comunica che la Struttura Tecnica della Provincia di Pavia ha potuto rilevare un battente idrico di m. 4,20, sottolineando come l'intradosso del piano viabile del ponte sia collocato a m .8. Da informazioni raccolte sull'andamento idrometrico della piena risulta che il Po è già in fase decrescente all'altezza di Valenza. Per quanto si stimi che l'attuale andamento possa, nelle prossime ore, portare il battente idrico a m. 5 non risulta, al momento, una particolare evidenza rispetto alla necessità di chiusura del ponte della Becca, che potrebbe verificarsi allorchè il battente idrico superasse i m. 5,50. Non sussistono criticità riguardanti la piena per gli altri ponti nel territorio provinciale.

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Ha tappezzato il paese di manifesti con scritto sopra “Io sono per Varzi”. Una campagna di marketing degna di un aspirante sindaco, non fosse che Giorgio Rizzotto è un consulente della moda in pensione con altre ispirazioni che non la carica di primo cittadino. Il suo amore per Varzi è sbocciato negli anni 70, quando in Valle Staffora arrivava di passaggio per godersi il relax come tanti milanesi in fuga. Oggi vive sulle colline appena fuori dal paese e non ci sta a sentir dire che Varzi è chiusa o poco accogliente. Il senso dei suoi manifesti che tanti guardano con curiosità sta tutto lì, nella volontà di risollevare il paese facendo leva innanzitutto sul senso di appartenenza e sull’estetica del borgo rivolgendosi in primis ai giovani. «Quelli di Varzi sono meravigliosi e saranno loro a cambiare le sorti del paese» dice convinto.

Rizzotto, come sono nati quei manifesti?

«L’idea è venuta durante la festa medioevale, seguendo i giovani impegnati in questa bellissima iniziativa. La volontà di realizzarli è venuta per spingere tutti a una presa di coscienza. Varzi si è dimenticata di essere un borgo medioevale straordinario, tra l’altro su tre livelli, il che è rarissimo, e non può che pensare di ripatire da lì».

Slogan a parte, c’è un progetto concreto per portare alla “rinascita del borgo e delle eccellenze varzesi” come ha scritto sui suoi manifesti?

«Ho lavorato nella moda per anni e quindi il mio approccio riguarda bellezza ed estetica, motivo per cui ho pensato alla necessità assoluta di riqualificare il borgo partendo innanzitutto dall’impatto visivo. Bisognerebbe inserire lo stemma delle contrade e  per quello ho già contattato la Medioeval Street Art per prendere le misure. Poi bisogna che il Comune lo sistemi, pulisca e metta in ordine con tanto di cartelli di segnalazione.

C’è anche l’idea di censire e aprire le cantine alla logica di Arte&Mestieri e riscoprire l’artigianalità attraverso agevolazioni fiscali o quant’altro che faciliti il rianimarsi del borgo. L’importante è che i giovani prendano coscienza di questa realtà, per cui ho già preso contatto con il preside dell’istituto comprensivo di Varzi Umberto Dallocchio per creare dei workshop a scuola e coinvolgere gli alunni nell’elaborazione di materiale che poi possa essere esposto o restare permanentemente. Il concetto è ridare valore, in primis per chi ci vive, al borgo stesso».

Lei però non è proprio un “homo novus”. Solo pochissimi anni fa è stato vicepresidente della Pro Loco di Giorgio Pagani. L’occasione di fare qualcosa di concreto non l’ha già avuta?

«Ho creato una sfilata, avevo lanciato “balconi fioriti”, che poi è andata a morire, la festa dei bambini. Quando ne ho avuto la possibilità ho dato del mio, con eventi che avessero a che fare con l’estetica esaltando il paese».

Iniziative che però non hanno avuto seguito, come mai?

«Balconi fioriti ebbe successo, ma fallì perché per l’edizione successiva decisero di mettere una quota d’ingresso per partecipare, il che non aveva senso. Per quanto riguarda la sfilata, la gente che incontravo per strada l’aveva apprezzata tanto che mi chiedeva di ripeterla, ma a quel punto io me ne ero già andato».

Cosa non ha funzionato?

«Non c’era coesione, troppi contrasti tra le persone. Giorgio Pagani era una persona che stimavo perché aveva idee, ma io e lui eravamo come due galli in un pollaio. Una Pro Loco per funzionare deve essere molto unita».

Come mai quando si è formata la nuova Pro Loco la primavera scorsa non si è fatto avanti?

«Perché preferisco restare indipendente, mentre le Pro Loco dipendono troppo dalla politica. Preferisco dare una mano ai giovani di “A Tutta Varzi”, la vera risorsa di questo paese».

A proposito di politica, come vede l’amministrazione attuale? Che idea ha del suo operato?

«Credo che ogni amministrazione potrebbe sempre fare più di quello che fa, ma è un fatto fisiologico, non riguarda solo Varzi».

Molto diplomatico…

«Io voglio fare qualcosa per il bene di Varzi, non serve sparare su questo o quello, ci vuole dialogo».

A proposito di dialogo, a Varzi c’è? O è un paese piuttosto chiuso?

«Questa è la solita storiella che sarebbe anche ora di finire di raccontare. A voler vedere anche il milanese è chiuso, in ogni realtà esistono persone chiuse e altre disponibili, ma Varzi adesso è cambiata, io non vedo tutta questa chiusura mentale, non penso che fare qualcosa qui sia più difficile che in altri paesi».

è curioso però che tanti “ottimisti” a Varzi non siano di origini varzesi… Giorgio Pagani, il conte Enrico Odetti, lei…tutte persone che vengono da fuori, da realtà metropolitane…

«Cosa vuole che le dica, spesso si tende ad avere un rapporto particolare con la propria terra, ma anche in questo caso non la vedo come una cosa straordinaria. Come si dice, anche “tanti milanesi non sono mai entrati in Duomo”. L’importante è smetterla di essere negativi, migliorare il dialogo soprattutto tra le varie associazioni, i commercianti e la popolazione, considerare la critica come un momento di crescita, uno stimolo. Il pericolo più grande è far perdere entusiasmo ai nostri giovani con atteggiamenti sbagliati. Loro sono la vera risorsa e speranza per il paese, bisogna evitare di tarpargli le ali in qualsiasi modo».

 di Christian Draghi

L’ex sindaco di Mezzanino Gianluigi Zoppetti, in seguito alle dichiarazioni rilasciate dall’attuale sindaco Adriano Piras al nostro giornale sullo scorso numero, richiede di intervenire per contestare le affermazioni sulla vicenda della questione Monticelli, ritenute «non veritiere, pretestuose e strumentali, per non dire calunniose».

Piras affermava che Zoppetti, nei primi anni del suo mandato avesse intrattenuto «ottimi rapporti, quasi amichevoli, fino a sfociare nella messa a disposizione dell’Auser di Mezzanino – presieduta dalla moglie – di una autovettura in comodato d’uso gratuito».

Contratto che sarebbe stato revocato, dopo un certo tempo, «senza che se ne conoscessero le ragioni». Piras poi dichiarava: «Successivamente è stato messo in atto dalla precedente amministrazione una feroce opposizione contro la richiesta di rinnovo dell’Aia da parte della ditta». Zoppetti contesta questa ricostruzione e ci scrive: «I rapporti tra l’amministrazione da me rappresentata in qualità di sindaco e la società Monticelli  non si possono  definire per i primi anni “più che  amichevoli”. Sono sempre stati improntati al massimo rispetto della trasparenza e dei ruoli reciproci mantenendosi sempre nell’ambito del rapporto tra istituzione e realtà produttiva, coinvolgendo anche la minoranza.  Sono quindi da considerare pretestuose e strumentali le affermazioni secondo le quali gli ottimi rapporti “quasi amichevoli” sarebbero sfociati nella messa a disposizione dell’Auser da parte della stessa Monticelli di un’autovettura in comodato ad uso gratuito. La vicenda della consegna del mezzo da Parte della Società all’Auser ha avuto un percorso completamente autonomo rispetto all’azione della amministrazione comunale. Zoppetti spiega poi la motivazione dell’interruzione del contratto e la conseguente restituzione del mezzo: «La motivazione per la quale la Monticelli ha revocato il contratto di comodato è stata la scomparsa del Titolare avvenuta il 27 dicembre 2016  al quale si è avvicendata alla direzione della Società la moglie, che nel gennaio 2017 ha inviato la lettera della revoca e della richiesta della restituzione del mezzo». 

A supporto di quanto affermato, Zoppetti allega una dettagliata ricostruzione cronologica dei fatti che riportiamo: «La Monticelli è una società che si occupa del deposito di rifiuti speciali pericolosi costituiti essenzialmente da oli esausti sita nella fraz Tornello di Mezzanino. Faccio presente – scrive Zoppetti - che contrariamente a quanto lascia intendere Adriano Piras  la amministrazione comunale nella quale ho esercitato il mandato di sindaco ha sempre operato in assoluta trasparenza nel pieno rispetto delle regole esercitando un controllo e un vaglio critico nei confronti della società Monticelli coinvolgendo la minoranza. Nel 2015 la Società Monticelli ha avviato l’iter per la costruzione di un impianto di separazione dell’acqua dall’olio nelle soluzioni oleose già autorizzato dal 2007 e confermato nel 2012 ma per scelte societarie mai realizzato. Nel giugno 2015 il titolare della società mi ha contattato per informarsi sulle associazioni che operano nel territorio e per sapere quale tipo di attività esse svolgessero.

Dopo qualche giorno il titolare della Monticelli ha contattato la presidente dell’Associazione Auser di Mezzanino - che mi onoro di avere in moglie - per proporle un automezzo della società in comodato ad uso gratuito. Essendo l’Auser strutturata a più livelli, provinciale, regionale e nazionale,  la presidente dopo aver consultato la superiore sede ha convocato il Comitato Direttivo allargato ai volontari il 22 giugno 2015 per dibattere la proposta, che è stata approvata con voto unanime,  con la nomina di una commissione con il compito di provvedere  alla acquisizione  del  mezzo, come  risulta dal registro dei verbali del C.D. dell’Associazione.

Il mezzo è stato consegnato all’ associazione il 25 agosto con regolare contratto. Il 24 settembre 2015 il Consiglio Comunale al completo è andato in visita all’impianto della Monticelli  durante la quale il titolare ha illustrato il progetto del nuovo impianto che intendeva realizzare suscitando non poche preoccupazioni tra i consiglieri che io ho riportato nell’articolo apparso sulla Provincia Pavese il 30 settembre 2015 con     una dichiarazione in contradditorio del titolare della Società. Nei primi giorni del mese di maggio 2016 è giunta al Comune l’autorizzazione Paesaggistica rilasciata dalla provincia alla Monticelli Srl propedeutica alla realizzazione dell’impianto. Dopo aver consultato uno studio legale mi sono mosso su due fronti.  In primo luogo inviando una lettera il 30/05/2016 alla Provincia di Pavia con la quale ho  chiesto in autotutela la sospensione dell’iter di attivazione dell’impianto e la convocazione di una conferenza dei servizi.

In secondo luogo partecipando al tavolo tecnico che avevo chiesto per tempo che si è tenuto il primo giugno 2016 presso l’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Pavia alla presenza dell’assessore,  del  responsabile delle autorizzazione AIA, del responsabile delle bonifiche, del sottoscritto, di un consigliere di maggioranza e  del tecnico comunale, durante il quale si è convenuto che la questione della attivazione dell’impianto della Monticelli veniva trattata in Conferenza dei Servizi e che si sarebbe comunque tenuta al termine delle visite ispettive ARPA già programmate.

A maggior tutela della cittadinanza, dopo aver affidato ad uno studio legale l’assistenza stragiudiziale per la vicenda Monticelli, il 16 ottobre 2016 ho indetto una Assemblea Pubblica che si è tenuta nella Sala Consigliare di Mezzanino alla presenza dei consiglieri di maggioranza e uno di minoranza, del Segretario Comunale che ha stilato il verbale, del  Tecnico Comunale  e del legale, durante la quale è stato emendato ed approvato un documento dalla stragrande maggioranza dei presenti con un astenuto che conteneva il parere contrario dell’assemblea alla realizzazione dell’impianto in oggetto e impegnava il Sindaco ha portare il documento al primo Consiglio Comunale e successivamente in Conferenza dei Servizi.

Il 28 novembre si è tenuto il Consiglio Comunale che con la delibera n 40 ha assunto il documento in parola con il voto unanime di maggioranza e minoranza. 

Il 27 dicembre ho avuto la comunicazione da parte della società della scomparsa del titolare. E il 12 gennaio 2017, a seguito della successione alla titolarità della società della consorte dello scomparso, la direzione della Monticelli ha inviato una lettera alla Auser di Mezzanino  con la quale si comunicava l’interruzione del contratto di comodato in uso gratuito e si chiedeva la restituzione del veicolo che è avvenuta il giorno stesso con apposito verbale a firma congiunta Società - Associazione.  L’amministrazione comunale ha quindi proseguito la sua azione nei confronti del rinnovo dell’A.I.A. della Società come da sempre fatto».

Paolo Santinello  nativo di Voghera , dopo aver lavorato per diversi anni in Toscana, si è trasferito quattro anni fa con la moglie Anna Rodeghiero a San Paolo, frazione di Rocca Susella dove vive e lavora attualmente ad un progetto molto interessante per la riqualificazione del territorio dell’Oltrepò. L’abbiamo incontrato a San Paolo, un gruppo di case che si affacciano sulle nostre verdi colline.

Lei e sua moglie vi occupate di assistenza tecnica per progetti che vanno dall’ambiente agli sviluppi territoriali, di osservazione e esplorazione del futuro plausibile per le imprese e gli enti locali. Avete seguito un progetto di parco Agrario in Toscana nel comune di Montespertoli, vicino a Firenze, come mai avete deciso di trasferirvi qui sulle colline dell’Oltrepò Pavese?

«Quattro anni fa quando con mia moglie abbiamo deciso di fare una scelta abitativa, abbiamo esplorato un po’ tutto l’appennino dalle Marche al Piemonte e devo dirle per inciso che ci sono diversi pezzi di paradiso in queste zone. Incidentalmente, un po’ per buona sorte, abbiamo trovato questo posto».

La vostra prima impressione?

«Quando ci siamo trasferiti qui, in questo borgo estremamente accogliente, abbiamo trovato una realtà obiettivamente abbandonata, nel senso che l’Oltrepò è considerato una delle venti valli più belle d’Italia ma tutto sommato è un luogo in cui vengono i pensionati la domenica a mangiarsi gli “anlot”, “al salam” per poi tornare a casa con qualche prodotto tipico. E noi, quattro anni fa, ci siam detti non è possibile. Io credo che l’Oltrepò collinare viva un po’ una specie di maledizione di una profezia auto-imperante che dice che qui non può succedere nulla, qui non andiamo d’accordo, qui qualunque cosa venga fatta c’è qualcuno che dice che non va bene, insomma una specie di meccanismo di auto-depressione. Una cosa che io e mia moglie raccontiamo sempre è quello che è accaduto negli uffici pubblici quando ci siamo trasferiti.  Ci siamo resi conto abbastanza rapidamente che qui c’è una carenza di orgoglio identitario, anzi forse di identità stessa. Se chiedevamo in giro che cosa succedesse sul territorio di solito ci rispondevano che non succedeva mai niente».

Come avete reagito a un’atmosfera così “deprimente”?

«Sono accadute due cose. Una è l’esperienza quotidiana che ci diceva che non era vero perché questo è un piccolo borgo dove vivono tutto l’anno una decina di famiglie,  in cui c’è un livello di solidarietà incredibile. Al mattino quando apriamo le persiane troviamo sempre qualcosa lasciato dai contadini, se c’è una necessità o un’esigenza, c’è certamente qualcuno che ci aiuta e noi aiutiamo loro, viviamo in un ambiente molto fiduciario, direi stretto e questo è un indicatore di un territorio che per quanto possa essere problematico, tanto problematico non è. La seconda cosa è che abbiamo trovato una chiave d’ingresso. Una volta siamo andati per caso ad un convegno che si teneva a Rivanazzano Terme sul grano e siamo andati a mangiare al Ristorante Selvatico. Qui, nei titolari, abbiamo trovato degli ambasciatori del territorio e loro ci hanno dato degli spunti molto semplici parlando del cibo e condividendo alcune impressioni. E abbiamo scoperto che c’è un territorio molto ricco di manifestazioni culturali. E con mia moglie abbiamo cominciato a parlare e a interrogarci su questi luoghi. Noi facciamo parte di un’associazione intitolata ad un economista Nicholas Georgescu-Roegen e siamo sempre stati interessati al rapporto tra economia ed ecologia e così ci siamo detti - vediamo se nella logica della nostra associazione c’è qualcosa che possiamo fare».

Come nasce il progetto legato ai grani antichi?

«Mia moglie ha avuto un’idea molto carina. Durante la nostra precedente esperienza di lavoro in Toscana eravamo venuti in contatto con un gruppo che aveva fatto studi sui grani antichi e che, con la collaborazione di un mugnaio e di un panettiere aveva elaborato e messo in pratica un bellissimo progetto. A questo punto la cosa migliore era quella di far prendere contatti con loro e presentare il progetto sul territorio per testarne la fattibilità.  Quindi ha deciso contattare i diversi sindaci tra i quali anche il sindaco di Montesegale, Carlo Ferrari, che ha creduto nell’iniziativa e abbiamo organizzato la presentazione. Era il 29 gennaio del 2017 e fu una giornata epocale perché eravamo al Centro Polifunzionale con l’idea che venissero 20-30 persone, anche perché era un periodo molto freddo. Arrivarono un centinaio di persone e addirittura alcuni dovettero rimanere fuori. La cosa ci stupì molto e ci chiedemmo immediatamente come fare per fare tesoro di questa esperienza. La cosa importante è stata la presenza degli agricoltori e delle persone del luogo. Avevamo fatto la registrazione dei presenti e li chiamammo tutti informandoli che, se fossero stati interessati, il nostro intento era quello di costituire un’associazione. Il 25 maggio avevamo lo statuto, l’associazione era costituita legalmente e il Comune di Montesegale ci aveva messo a disposizione la sede nel Centro Polifunzionale. Un risultato pazzesco se si pensa a questo territorio. Abbiamo studiato uno statuto molto ricco a carattere scientifico e ambientale e abbiamo avuto l’adesione della Condotta Slow Food dell’Oltrepò oltre che il sostegno esterno dei Molini di Voghera con cui abbiamo instaurato una relazione di grande dialogo».

Come avete chiamato l’Associazione e quali Comuni ne fanno parte?

«L’associazione si chiama Granido, Associazione dei grani di tradizione dell’Oltrepò, per più di un motivo: intanto dei grani e non del grano perché in realtà qui c’è una tradizione di vari grani, di frumento, di orzo, segale. Li abbiamo poi definiti “di tradizione” e non antichi perché a noi  interessa l’aspetto evolutivo di questi prodotti e che gli agricoltori tornino ad essere padroni delle decisioni, che ragionino insieme e che siano ricercatori sulla loro terra. Attualmente ci sono 10/12 soci attivi che vanno dai 30 ani 50 anni  per un centinaio di ettari designati, il che vuol dire circa 22 ettari coltivati quest’anno. E devo dire che questi agricoltori si sono molto impegnati anche ad andare a visitare i territori dove già esistevano le sperimentazioni. Un rapporto molto significativo è stato poi quello con il Crea, il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’economia agraria e con una ricercatrice straordinaria che è Patrizia Baccino, che ci ha permesso di avviare con gli agricoltori anche una parte di  formazione alla sperimentazione. Abbiamo fatto due campi catalogo, provato a mietere i diversi grani con la taglia-lega ed è stata un’esperienza interessante. I Comuni coinvolti sono 5: Rocca Susella, Montesegale, Borgoratto Mormorolo, Cecima e Fortunago. Sono anche abbastanza distribuiti sul territorio ma c’è molta unità d’intenti».

Che tipi di coltivazioni avete trovato su questo territorio quando siete arrivati? I contadini coltivavano ancora il grano oppure si erano dedicati a coltivazioni più redditizie?

«Quando siamo arrivati a decidere cosa si seminava nell’80% dei casi era il commerciante. Si coltivava orzo ed erba medica. Abbiam visto seminare quinoa piuttosto che coriandolo e poi vedere che per quattro anni il terreno era completamente infestato. Abbiam visto però anche delle cose molto positive come nessun utilizzo di diserbanti se si esclude per la vigna. Parlando di grani antichi non si possono utilizzare concimi perché questo tipo di coltivazioni crescerebbe troppo in altezza favorendo l’allettamento con i conseguenti problemi per la raccolta. Un altro vantaggio è che non c’è bisogno di diserbanti perché questi grani sono antagonisti naturali».

Avete scelto di coltivare una tipologia unica di grano o varie?

«Noi ci siamo confrontati col problema delle sementi, la maggior parte degli agricoltori sono in regime biologico o in conversione, la legislazione italiana sulle sementi è molto stringente e quindi abbiamo fatto l’accordo di sperimentazione con il Crea, siamo andati in deroga con alcune parti di sperimentazione acquisendo piccole quantità di sementi  per fare dei campi sperimentali di riproduzione, abbiamo poi acquisito del grano cartellinato e del grano dal Crea. Nei campi catalogo abbiamo seminato 16 varietà, nella riproduzione abbiamo utilizzato invece tre grani principali: l’Andriolo, un grano molto buono e saporito, il Gentil rosso, anch’esso molto buono, il Verna e il Sieve e poi abbiamo seminato dei miscugli. Il risultato è stato notevole anche dal punto di vista della raccolta. Un serio problema che si è presentato in  questo territorio sono gli ungulati, tant’è che gli agricoltori stanno elaborando un protocollo che presenteranno autonomamente per intervenire e proteggere le colture. Abbiamo poi fatto un passo avanti con la chiusura della filiera perché c’era l’ambizione di gestire il mulino per la macinazione. Abbiamo avuto la buona sorte di venire in contatto con un mulino a pietra e vorremmo arrivare a una produzione significativa locale. In questi giorni questo mugnaio sta partendo con un impianto biologico a norma, abbiamo trovato una bella intesa umana e ci ha detto che questi grani non si vedono più da 50 anni e bisogna imparare tutto da capo per quanto riguarda la macinatura. Vorremmo arrivare ad un miscuglio o a una varietà che sia adatto a questo territorio oggi e produrre farina per la panificazione della zona».

Ci sono dei panificatori  del territorio che secondo voi apprezzeranno la farina e saranno in grado di lavorarla al meglio?

«Sul territorio ci sono degli artigiani che hanno una capacità di panificazione su questo tipo di farina più alta di quanto non sembri che è fondamentale ,ne abbiamo incontrati quattro o cinque con i quali stiamo stabilendo delle collaborazioni. Stiamo lavorando anche sul prezzo perché vorremmo che il pane non costasse quanto le brioches e che fosse accessibile a tutti. Certamente faremo in modo che le farine siano remunerative per gli agricoltori ma non inaccessibili. Michela Selvatico di Rivanazzano, Danilo Nembrini di Fortunago, Giovanni Bariani di Godiasco sono alcuni nomi di persone che sanno già panificare ad alti livelli e quindi  si sta un po’ chiudendo il cerchio. Avremo a breve il collaudo del mulino a pietra, abbiamo già quasi definito le politiche di prezzo e ora stiamo ragionando sul futuro».

Quali saranno le vostre prossime sfide?

«Stiamo ragionando sulle prossime 4 sfide. La prima è cosa si seminerà l’anno prossimo, perché la questione della semente è molto delicata ma gli agricoltori sono molto bravi nelle loro scelte. La seconda sfida è il progetto di rotazione perché si è capito subito che l’agricoltura andava reinterpretata con rotazioni agrarie mirate. La terza sfida è un po’ più ampia perché è sul cosa diventiamo, come ci si gestirà quando le cose avranno un risultato dal punto di vista economico. Viaggeranno probabilmente su binari paralleli ma separati l’associazione ,che non ha nessuna attività economica, e una struttura, forse una rete, che si configurerà intorno alla gestione e vendita. La quarta sfida è il futuro, è attrarre giovani che vengano a fare agricoltura o altro che sta intorno all’agricoltura  sul territorio. Abbiamo fatto una convenzione con l’Istituto “Carlo Gallini” di Voghera dove è in corso un progetto alternanza scuola-lavoro triennale con una classe che quest’anno ha incominciato a fare un paio di visite da noi . Questo è un passaggio molto interessante perché i giovani assisteranno a tutto ciò che succede qui da noi e si renderanno conto di quello che succede sul territorio e in questo modo si avvicineranno alle realtà agricole locali avendo anche la possibilità in futuro di apportare innovazioni nel settore».

di Gabriella Draghi

Domenica 4 Novembre u.s. si è svolta a Barbianello (PV) la commemorazione della Giornata dell’Unità d’Italia e Festa delle Forze Armate, nell’ambito delle iniziative per il centenario della fine della Grande Guerra.    

L’evento, organizzato dall’Amministrazione Comunale d’intesa con la locale sezione dell’ANRP (Ass.Naz. Reduci di Prigionia), ha visto la sentita partecipazione della popolazione, delle associazioni cittadine e delle associazioni combattentistiche e d’arma del circondario (Autieri Sezione Oltrepo Pavese e Alpini dei Gruppi di Barbianello e Strada Romera), e la gradita presenza del Comandante della Stazione Carabinieri di Santa Giuletta, Luogotenente Gabriele Favaro.

Dopo l’alzabandiera e gli onori ai Caduti di tutte le guerre, che hanno avuto luogo presso il Monumento e le Lapidi dedicate ai Caduti, il corteo si è diretto nella Chiesa Parrocchiale dove il parroco Mons. Gianfranco Maggi ha celebrato la Santa Messa e al termine è stata letta la Preghiera del Caduto.

Successivamente in P.za “Gen. E. Pizzi” si sono tenuti i discorsi ufficiali che hanno visto protagonisti il Presidente della sezione ANRP, Cav.Uff. Franco del Vecchio, e il Sindaco sig. Giorgio Falbo.

Il Presidente Del Vecchio ha tracciato una sintesi dei tragici eventi che hanno caratterizzato la Grande Guerra, sottolineando la necessità di rinnovare il ricordo e il doveroso omaggio ai Caduti, alimentando nelle nuove generazioni quei sentimenti che animarono il popolo italiano all’indomani della Vittoria. Il Sindaco Falbo ha invece sottolineato le condizioni disperate in cui si sono trovati a combattere i nostri militari  ,  auspicando che tali eventi non abbiano più a ripetersi. La cerimonia si è così conclusa tra gli applausi dei presenti e gli elogi al Cav.Uff. Del Vecchio che – nonostante le 95 primavere -  continua con passione e dedizione ad alimentare la fiamma del ricordo nella comunità barbianellese.        

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Il Lago Maggiore è in extra piena ed il Po si sta gonfiando lentamente, ingrossando anche il Ticino. «A Pavia per ora siamo in preallerta. Come Protezione civile abbiamo predisposto le necessarie misure di sicurezza, ma le condizioni meteo delle prossime ore sono critiche. Si prevedono abbondanti piogge sia in Piemonte che in Lombardia che potrebbero far esondare il fiume». I residenti di via Milazzo, passeggiata panoramica del Borgo di Pavia direttamente in riva al fiume, sono in apprensione: mercoledì mattina l’acqua è salita ulteriormente ed il dislivello con la strada si sta via via riducendo. Alle 11 di mercoledì la rilevazione del Ticino al Ponte Coperto di Pavia ha fatto registrare 1,65 metri sopra lo zero idrometrico. A 2.20 metri scatta l’allerta moderata, il livello arancione della scala del pericolo esondazione; dopo i 3.20 metri c’è allerta massima, il livello rosso, che significa acqua sulle strade e case del Borgo allagate.

«Dalle 14 c’è il divieto di sosta per le auto in via Milazzo - spiega Roberto Rizzardi, Protezione Civile Pavia -. Se il fiume dovesse uscire in tarda serata sarebbe molto complicato poi intervenire. Abbiamo già transenne e sacchi contenitivi pronti all’uso. Il monitoraggio è costante. Il Ticino fortunatamente cresce lentamente e ha molte aree golenali che permettono allargamenti, ma dobbiamo vedere come evolve la situazione del Po, il nostro bacino di riferimento».

Sulle rive del Po, al Ponte della Becca, un’altra centrale operativa della Protezione Civile rileva l’innalzamento del fiume: mercoledì mattina alle 11.30 il dato era di 3,95 metri sopra il livello di guardia. Le previsioni parlano di un aumento di 60-70 cm entro le 17. «Per ora non abbiamo disposto nessuna limitazione viabilistica. Se il livello dovesse arrivare a 5.30 metri chiuderemo i ponti e strade». Il Sesia, altro fiume che interessa la provincia di Pavia nella zona della Lomellina, intanto, è esondato nella notte, da Palestro fino a Candia e Breme dove sfocia nel Po. Il fiume ha allagato le campagne circostanti e continua a salire. L’allerta resta al secondo livello su tre.

La dott.ssa Laura Lanza, Direttore dell’U.O.C. di Otorinolaringoiatria degli Ospedali Civili di Voghera e Vigevano e Vice-Presidente dell’Associazione Italiana Donne Medico, è promotore e responsabile scientifico del 1° Convegno AIDM Nord-Italia, in programma sabato 10 novembre a Pavia presso l’Università degli Studi di Pavia (Aula Foscolo) in Corso Strada Nuova 65.

L’evento è patrocinato da ASST Pavia, Ordine dei Medici Provincia di Pavia, Università di Pavia e Comune di Pavia e si aprirà con il saluto delle autorità, tra cui il dott. Michele Brait, Direttore Generale di ASST Pavia.

“Prospettiva di genere nelle dipendenze patologiche: teorie, ricerche, esperienze”: il titolo del convegno, eloquente, si riferisce al tema delle dipendenze di vario tipo. Oggi sempre più uomini e donne presentano dipendenze anche in termini di identità di genere (gendering addiction). Le domande che scaturiscono da questo atteggiamento sono molteplici: come sono influenzate dal genere, la genesi e la diffusione di vecchie e nuove forme di dipendenze? Quali teorie sulle dipendenze "di genere" (da sostanze psicoattive, da comportamenti, da relazioni) si possono delineare? In generale, la ricerca scientifica ha mostrato numerose e significative differenze di genere nelle varie forme di dipendenza, a livello di comportamenti d’abuso, di fattori di rischio e di vulnerabilità specifici, di meccanismi neurobiologici e ormonali, di controllo degli impulsi e di risposta ai trattamenti.

In questo incontro gli specialisti si confrontano sui diversi aspetti, con un punto di vista incentrato sulle caratteristiche della persona, (biologiche, psicologiche, legate al vissuto e al contesto sociale), con l’obiettivo di sviluppare percorsi specifici finalizzati a garantire i migliori trattamenti di prevenzione e cura. Si intende inoltre favorire la conoscenza di esperienze di buone prassi gender-oriented che si realizzano sul territorio nazionale. Si cercherà, quindi, di incoraggiare una riflessione ed un confronto sulle strategie e sugli obiettivi di trattamento di entrambi i generi, alla luce sia delle evidenze scientifiche sia delle esperienze sul campo.

In scena venerdì 9 novembre ore 21.00 al Teatro Carbonetti di Broni Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere, anteprima nazionale dello spettacolo scritto da Paul Dewandre, con Debora Villa che ne cura anche la messa in scena al fianco di Giovanna Donini e in collaborazione con Andrea Midena. Tanto tempo fa, i Marziani e le Venusiane si incontrarono, si innamorarono e vissero felici insieme perché si rispettavano e accettavano le loro differenze. Poi arrivarono sulla terra e furono colti da amnesia: si dimenticarono di provenire da pianeti diversi. Il testo di John Gray è un bestseller mondiale che ha venduto cinquanta milioni di copie ed è stato tradotto in quaranta lingue, si basa su un pensiero tanto semplice quanto efficace: gli uomini e le donne vengono da due pianeti diversi. A portare in scena l’adattamento teatrale del libro più celebre dello psicologo statunitense John Gray sarà, per la prima volta in assoluto una donna: l’attrice Debora Villa. Cercando di restare imparziale, Debora vi condurrà per mano alla scoperta della relazione fra i sessi senza pregiudizi. Per la prima volta quindi, sarà una rappresentante di Venere a ricordarci, con la sua comicità travolgente e irriverente, raffinata e spiazzante, quali sono le clamorose differenze che caratterizzano i Marziani e le Venusiane. Per informazioni www.teatrocarbonetti.it Biglietteria presso il Teatro Carbonetti, via Leonardo Da Vinci 27, Broni. Mercoledì e venerdì dalle 17 alle 19; sabato dalle 10 alle 12. (tel. 0385/54691), acquisto-on line dal sito del Teatro Carbonetti

Ad un mese esatto dall'inizio del nuovo sistema di raccolta differenziata il sindaco di Rivanazzano Terme e l'amministrazione è soddisfatta di come la cittadinanza sta rispondendo al nuovo sistema di raccolta dei rifiuti anche se mancano ancora dati ufficiali. Codacons: "La notizia è sicuramente positiva; occorre tuttavia attendere i primi dati ufficiali in quanto un percentuale inferiore al 50% sarebbe un insuccesso. Monitoreremo costantemente la situazione".

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Nel decimo anniversario della scomparsa di Paolo Porri, rivediamo nelle sue opere immagini e ricordi, colori e sensazioni, luci ed ombre esposte nella galleria Spazio 53 dal 10 al 30 novembre 2018. Paolo Porri, nato a Voghera nel 1935, pur coltivando fin da giovane la passione per il disegno, si è dedicato alla pittura negli anni 70. Si è presentato nel mondo dell'arte come organizzatore di “Concorsi di pittura” e questa attività ha influito sulla sua formazione artistica: osservando attentamente le innumerevoli tendenze pittoriche è arrivato ad esprimersi in un modo tutto suo, con tonalità cromatiche quasi monocolori, ma nello stesso tempo molto vibranti e molto incisive. Buon disegnatore, per carattere perfezionista, ha diviso il proprio mondo artistico tra la pittura e la grafica, sebbene abbia prediletto dipingere dal vero, specialmente scorci urbani nei quali ha saputo imprimere la giusta atmosfera ambientale.

Con l'incoraggiamento di Miles Fiori, si è avvicinato alla litografia, presentando diverse cartelle raffiguranti scorci di Voghera e Oltrepò.

Con il sostegno dell'Auser Voghera e Scuola Plana, ha dato inizio ai primi corsi di disegno e pittura in città.

Oltre alla pittura, ha avuto due grandi passioni: la musica (negli anni giovanili ha suonato il pianoforte nella sua “orchestra PP”) e il ciclismo (negli anni 60-70 ha seguito la preparazione di esordienti e dilettanti, e organizzato in città eventi quali il “Circuito degli Assi”, con professionisti tra cui Merckx e Gimondi). 

La mostra, patrocinata dal Comune di Voghera - Assessorato alla Cultura e dall’UNICEF, sarà presentata dall’artista Claudio Cignatta. 

Inaugurazione: sabato 10 novembre ore 17,00

Dove: galleria SPAZIO 53 - Piazza Duomo, 53 Voghera - PV

Esposizione: dal 10 al 30 novembre 2018 - martedì/sabato 10-12 / 16-19 

Ingresso libero

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