Sabato, 17 Novembre 2018
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Arena Po è uno dei Comuni più grandi dell’Oltrepò e recentemente ha affrontato delle ingenti spese in opere importanti, quali la bonifica della Lanca e l’installazione di una pavimentazione a pavè in alcune zone del centro. Il consigliere di minoranza Paolo Marconi, imprenditore, spiega come il paese abbia l’urgenza di essere rimodernato non solo nel centro, ma nella sua totalità e denuncia alcuni problemi urgenti, come quello legato al traffico di mezzi pesanti nel centro abitato.

Marconi, cosa accade?

«Chiudendo il ponte di Castel San Giovanni il traffico si è spostato totalmente sulle strade di Parpanese, Ripaldina e Arena Po. Diciamo che passando nel centro abitato si creano disagi non solo per gli abitanti (che comunque soffrono sia di inquinamento acustico sia di quello propriamente tossico), ma anche per la viabilità e per gli automobilisti, perché i veicoli passano a velocità elevate, spesso oltre i limiti di velocità e si formano situazioni pericolose; inoltre il manto stradale si usura sempre più velocemente. Io spero che il prima possibile vengano installati dei cartelli di divieto che obblighino i camion a deviare il tragitto. Oltretutto spesso dei camionisti, non conoscendo la nostra zona, si infilano magari in vie strette del centro, senza riuscire poi a passare e bloccando la circolazione dovendo fare infinite manovre per tornare indietro».

Ad Arena Po manca anche il vigile fisso. Di certo questo non aiuta nel controllo delle strade…

«Arena Po è uno dei comuni più grandi dell’Oltrepò (quasi 25 km di raggio), quindi penso sia doveroso per un centro come il nostro, la presenza di una figura che vigili sulle strade e per la sicurezza dei cittadini. Noi per ora abbiamo solo il vigile del comune di Bosnasco che viene prestato ogni tanto, ma non si può parlare di una presenza assidua, poiché giustamente possiede altre zone in cui operare».

Una delle battaglie che ha annunciato è poi per la creazione di un’area per lo stoccaggio degli elettrodomestici dismessi all’interno della discarica di Arena Po. Che ci dice di questo progetto?

«Nella discaica di Arena non non si possono abbandonare gli elettrodomestici, ma è necessario trasportarli fino a Stradella: per chi ha più di 75 anni esiste un servizio di ritiro a domicilio gratuito dei rifiuti elettrici, ma per gli altri abitanti avviene tutto a proprie spese. Io so che ci sarebbe la possibilità di adibire una struttura apposita agli elettrodomestici anche all’interno della discarica di Arena Po, ma che l’idea non rientra ancora fra le decisioni dell’amministrazione. Il mio impegno vorrei che fosse anche quello di spingere per l’istallazione di un cassone ecologico di stoccaggio per tutti gli elettrodomestici; il mio obiettivo da sempre è quello di seguire il cittadino in quelle che possono essere le sue difficoltà e i disagi di tutti i giorni».

Qual è il vostro parere riguardo all’attuale amministrazione del sindaco Belforti?

«Personalmente, ma parlo anche a nome della minoranza, non posso parlare male dell’attuale sindaco. Io, assieme ad altri giovani rappresentati della popolazione, abbiamo organizzato alcuni eventi, all’interno dei quali ci siamo sempre sentiti presi in considerazione riguardo le nostre idee e le nostre iniziative. L’unico aspetto “negativo”, come dicevo prima, può essere quello delle sue scelte politiche e intendo la sua preferenza nel mettere come priorità alcune cose rispetto ad altre, ma si tratta comunque di idee e di visuali, non si può dire che non abbia fatto cose importanti».

Pensate che le maggiori opere attuate dall’amministrazione (ad esempio la bonifica della Lanca che bagna il centro del paese, le numerose opere di ristrutturazione del manto stradale del centro, la dichiarazione di Borgo d’Arte con la partecipazione dell’Accademia di Brera) fossero fra le più urgenti e importanti da compiere per il vostro paese, o pensate che ci fossero altre priorità?

«Riguardo al bonifica della Lanca, io posso dire che il canneto ormai è morto da tempo. Penso che non fosse prevedibile che il canneto morisse, prima della sua realizzazione, ovviamente; dietro a questo lavoro esiste un discorso più ampio, tecnico, di cui forse non sono bene a conoscenza, ma nel complesso quello che vedo è che: sì, la lanca è stata inizialmente bonificata e la melma stagnante che c’era prima ora non c’è più, ma il canneto ha terminato la sua funzione essendo morto, ora serve dell’altro. Dovrebbero partire a breve dei lavori di deviazione di una fognatura che scarica all’interno della Lanca, ovvero deve essere realizzato una parte della fognatura che prima mancava, spero che questi lavori vengano realizzati in breve tempo vista la loro necessità. Riguardo all’installazione del pavè nella parte centrale del paese, non si può dire che sia stata una decisione totalmente sbagliata, assolutamente, ma io avrei cercato di spalmare tutti quei soldi in maniera omogenea su tutto il territorio del paese. Arena Po, come dicevo prima, è molto ampia e alcune frazioni e alcune zone sono quasi del tutto lasciate a se stesse, soprattutto se si parla di strade e manto stradale. Ricollegandomi da qui, al fatto che siamo stati nominati Borgo d’Arte, condivido e sposo in pieno il discorso dell’affiliazione a Brera, assieme al professore e maestro Gaetano Grillo, ma avrei cercato di allargare questo discorso a tutto il paese. Arena Po non è solo la piazza e il centro del paese, ma del paese fanno parte anche tutte le sue varie frazioni, le altre vie anche più periferiche; ora come ora se ci si sposta dalla piazza sembra di essere in un altro paese».

Il parere del sindaco tempo fa era quello che l’unione con l’Accademia di Belle Arti di Brera dovesse apportare al paese benefici di vario tipo, da un maggiore popolamento all’aumento della ristrutturazione degli edifici su iniziativa dei cittadini. Lei cosa ne pensa?

«Io lo spero come lo spera il sindaco. Sicuramente il fatto di essere supportati da una grande Accademia come quella di Brera, con alcune bellissime opere che ci hanno prestato in concessione per abbellire la passeggiata sulla lanca, non è una cosa da poco, anzi. Penso sia un grande vanto per noi, un modo anche per diversificarsi da tutti gli altri paesi dell’Oltrepò, che quasi nella totalità sembrano vivere solo di turismo vitivinicolo e agricolo: noi abbiamo anche altro».

Cosa ci dice della Ciclovia del Po? Il percorso è interrotto in numerosi punti, alcuni tratti sono del tutto lasciati andare e non mantenuti puliti e percorribili. Per quale motivo? Qual è il vostro parere?

«La Ciclovia del Po ha proprio questo problema di non essere stata progettata in maniera continuativa. Una cosa molto importante da fare nei prossimi anni sarebbe proprio quella di aggiustare il suo tragitto comprendendo anche altre zone che fanno parte del nostro Comune.

Inoltre assieme ad altri giovani abbiamo creato un gruppo che ha la passione della navigazione sul Po’, che con i nostri barconi percorriamo per passatempo e sarebbe una grande idea quella di creare un porticciolo per le barche, sarebbe anche un modo per aumentare il turismo. L’idea è stata ben accolta da tutti, sindaco compreso, anche se purtroppo per ora rimane solo un discorso e non si è parlato concretamente della sua realizzazione».

Tempo fa si parlava molto di una ragazza giovane che di sua iniziativa ha deciso di investire in un’attività particolare sul Po, “La motonave Beatrice”: in che modo è stata accolta dal paese e che cosa è stato fatto da parte del comune per aiutarla nella sua attività?

«Inizialmente è stata accolta con un po’ di curiosità, poi è stato naturale vederla invece come una bellissima presenza nel nostro comune. Purtroppo quando l’acqua del Po è più bassa, nei mesi estivi, il suo lavoro è limitato, con il rischio che il battello si incagli, ma credo che possa funzionare molto bene da questo periodo in poi. Da parte del Comune si è sempre cercato di comprenderla in tutte le nostre feste e le nostre manifestazioni, come a giugno durante la fiaccolata sul Po: il suo battello è un ottimo mezzo per accompagnare i nostri turisti alla conoscenza del nostro amato Fiume e dei bellissimi borghi che lo costeggiano».

Quali sarebbero i punti di forza di un vostro possibile programma elettorale futuro?

«Per ora non esiste un vero e proprio programma elettorale, siamo giovani e stiamo entrando ora in questo mondo, quindi fino ad ora non abbiamo ancora pensato di competere per l’amministrazione, ma al centro della nostra possibile campagna, in primo piano sarebbero la visione più totale del paese, il manto stradale delle strade principali ma anche quelle più periferiche e in generale quello di porre migliorie al paese cercando di renderlo più omogeneo e sgravando il divario che si nota fra il centro e le zone secondarie».

di Elisabetta Gallarati

Un’estate senza infamia e senza lode per il commercio di Salice Terme, che chiude la stagione con il bilancio in sostanziale pareggio rispetto all’anno precedente.

A sorridere sono soltanto i locali che lavorano con la movida, che si conferma primo motore dell’economia del paese, mentre gli altri, pur senza lamentare gravi perdite, non hanno certo gonfiato il cassetto rispetto al 2017. Sulle cause di questa situazione gli operatori concordano: la perdita delle Terme centrali ha assestato un colpo importante, togliendo al paese gran parte dell’indotto che arrivava “da fuori”.

Gli eventi organizzati nell’estate, troppo pochi e in periodi poco centrati, non hanno dato un contributo significativo all’economia generale. Sono piaciuti i tributi e Calici Sotto le Stelle, mentre ha rimediato la bocciatura il mercatino del mercoledì, sul cui spostamento nel Parco delle Terme le opinioni sono discordanti: per alcuni la ricollocazione ha penalizzato esercenti e ambulanti stessi, per altri ha invece evitato di ostruire la viabilità e ridurre i parcheggi. Su come risolvere i problemi di Salice i pareri sono diversi.

Secondo alcuni servirebbe una politica diversa riguardo ai parcheggi, poco segnalati. Secondo altri servono eventi di altra caratura e più mirati. C’è poi chi suggerisce politiche di marketing e chi vorrebbe una regia territoriale superiore. Su un fatto tutti sembrano però concordare: l’attrattività di Salice Terme nei confronti di chi viene da fuori è in lento ma costante calo.

Partendo da chi sorride, Leo Santinoli gestore di locali notturni come Naki Beach e Tortuga, si dice «molto soddisfatto» dell’estate 2018. «Il tempo è stato clemente e la clientela ci ha premiato tant’è che abbiamo registrato continuità su tutte e  tre le serate a settimana da noi proposte.  Direi quindi che sia come numeri che come qualità, è stata una stagione migliore rispetto a quella del 2017».

Sulle manifestazioni il suo giudizio è altalenante: «Alcune meglio di altre, ad esempio mi è particolarmente piaciuto il tributo a Lucio Battisti, non ero più abituato nel vedere un palco montato nella via principale del paese e con così tanta gente attorno. Ottima idea». Riguardo alle problematiche, Santinoli punta l’attenzione sul Parco. «A mio giudizio è diventato un luogo pericoloso soprattutto dopo una certa ora della notte, molto buio e  “popolato” da mammiferi che si pensavano estinti». Sulle opzioni di rilancio il giovane imprenditore lancia un’idea di marketing. «Si dovrebbe puntare sulle vie principali del paese, ad esempio viale Diviani, che mi piacerebbe che fosse rivalutata, trasformandola in una versione del famoso Viale Ceccarini di Riccione. Puntare pubblicitariamente sul nome della via grazie anche all’istituzione di un fondo nel quale i singoli esercizi pubblici potrebbero mettere qualche euro per promuovere  una campagna pubblicitaria condivisa».

A sorridere è anche Morris Zanchi, uno dei soci gestori dell’Irish Pub La Quercia. «Ho visto una ripresa generale, per noi è andata meglio che nel 2017. Posso dire che valutando nel complesso le ultime tre estati il trend sia in crescita. La clientela si è ringiovanita, si sono visti molti giovani tra i 18 e i 20 anni. è vero che non portano lo stesso indotto di chi ha 35-40 anni e più soldi in tasca, ma è importante che ci sia un ricircolo della clientela». Secondo Zanchi il segreto per restare al passo in un periodo contrassegnato dalla crisi economica è quello di essere flessibili, sapersi adattare. «Bisogna andare incontro al cliente, rendersi conto che i tempi sono cambiati e offrire un servizio a un target diversificato. Ad esempio per quanto riguarda i drink: le giovani generazioni sono molto più attente alla forma fisica e c’è più richiesta di cocktail analcolici. Bisogna soddisfare questo tipo di richiesta in modo innovativo e accattivante e non smettere di sorridere: ricordiamoci – scherza – che gestire un locale è sempre meglio che un lavoro vero!».

Dove si può migliorare? «Rendendo più attrattiva Salice Terme per chi viene da fuori, con eventi di maggiore richiamo. A livello pratico poi non sarebbe male mettere un paio di dossi antivelocità in più in viale Diviani: le auto spesso sfrecciano e le persone che stanno fuori dal pub corrono dei rischi per questo».

Man mano che ci si avvicina allo stabilimento che ospitava le terme centrali gli umori si raffreddano. Nella piazza centrale si lamenta la chiusura della Terme, la struttura che da sempre identificava il paese dandogli il nome.

«La perdita delle Terme ha coinciso con un calo evidente soprattutto della clientela diurna – spiega Andrea Massone della Sala dei Gelati. Ha fatto perdere l’indotto derivato da quelle 400 o 500 persone che vi ruotavano intorno. Nonostante tutto la stagione per noi non è andata male, direi è rimasta in linea con l’anno passato grazie al bel tempo che ha aiutato. A Massone però non è piaciuta la ricollocazione del mercatino del mercoledì all’interno del Parco. «Una scelta che ha penalizzato sia gli esercenti che i commercianti.

Quello dei parcheggi per Massone è un finto problema. «Mi pare che oggi ce ne siano più di prima, quando di gente ne veniva di più: basti pensare a quello delle scuole che è sempre vuoto. Se poi non sta bene che siano a pagamento è un altro discorso».

Lungo via delle Terme in molti piangono la mancanza dello stabilimento. «Rispetto all’anno precedente si è lavorato un po’ meno» dice Federica Lazzati de Il Barino. «La chiusura dello stabilimento termale ha inciso parecchio sulla nostra attività e credo un po’ per  tutto il paese in generale, a noi portavano molto lavoro».

Secondo Lazzati gli eventi come il Rally e le iniziative come  i tributi hanno dato un contributo significativo all’economia. «Per quanto ci riguarda abbiamo lavorato molto durante le manifestazioni, soprattutto durante il Rally 4 Regioni che ha portato movimento e anche tanti personaggi “famosi” che male non fanno, anzi danno un certo lustro al locale e al paese. Anche l’organizzazione dei tributi devo dire che è stata una buona idea, chiudere la via in corrispondenza dell’angolo di via dell’Hotel Genova in avanti ha creato una sorta di isola pedonale che non è andata a danneggiare la viabilità del paese. Opposta l’opinione sul mercatino del mercoledì.

«Una cosa un po’ vecchia e superata che non ha più successo e sono ben contenta che l’abbiano spostato all’interno del parco, non aveva senso chiudere la via principale del paese per quattro banchi e quattro gatti. Era più il disagio che creava che altro, perché diciamocelo, la gente viene a Salice per fare “la vasca” in centro e se gli chiudi la strada proponendogli dei percorsi improbabili, la gente se ne sta a casa».

Riguardo alle strategie di rilancio, Lazzati ritiene che sarebbe necessario affidarsi a dei professionisti. «Servono persone capaci e del mestiere, non basta avere tanta buona volontà ed improvvisarsi. La solita storia, mancano i soldi ma soprattutto manca la capacità, non essendo ripeto il nostro mestiere». Coyaba, Tamashi, Caffè Bagni. Massimiliano Merlo, coinvolto nella gestione di tre attività diverse, ha davanti agli occhi un quadro più ampio della situazione.

«La stagione è andata benino ma non bene. Sicuramente per il caffè Bagni ha influito la chiusura delle Terme, in quanto tutto il lavoro diurno è stato portato via. Pomeriggio e sera si è fatto qualcosa in più, soprattutto nella settimana di Ferragosto, ma non è stata una stagione entusiasmante. Per quanto riguarda il Coyaba posso dire che siamo rimasti in linea con gli anni passati. è un locale storico e ha una clientela affezionata, fatta da ragazzi più giovani il sabato e da quelli più grandi il venerdì.

Ci ha comunque aiutato il fatto di restare aperti fino a tardi. Tamashi è invece stata la scommessa dell’estate: un locale di cucina giapponese in stile milanese, da lounge bar, improntato sull’alta qualità. Una scelta che ci ha permesso di accaparrarci anche un po’ di clientela da fuori zona.  Al di là del bilancio personale però, secondo Merli il trend per Salice è in calo. A pesare, oltre alla chiusura delle Terme, la gestione delle manifestazioni. «Alcune che l’anno scorso hanno portato moltissima gente, come l’Agility Dog, non sono state ripetute. Il Rally 4 Regioni è stato fatto quest’anno in un momento infelice, in congiuntura con la Fiera di Voghera e in un periodo in cui il clima era ancora incerto. Diciamo che non sono stati centrati i periodi giusti».

Cosa si può fare per migliorare? «Noi auspichiamo la riapertura delle Terme. In generale diciamo che mancano le situazioni che possano richiamare turismo da fuori». I mercatini del mercoledì? «Hanno tirato poco. Sono stati decentrati dalla zona centrale al Parco, non so quanto abbia giovato, né agli esercizi commerciali né agli ambulanti stessi. Bene invece l’iniziativa Calici Sotto Le Stelle, che ha creato una buona sinergia tra i vari bar e gli operatori del vino e a mio avviso andrebbe ripetuta».

Sugli eventi è critico anche Andrea Marsiglia, della birreria “Soqquadro”. «La coincidenza tra il Rally 4 Regioni e la Fiera di Voghera non è stata felice, come anche la collocazione di Calici Sotto Le Stelle la domenica prima della festa di Rivanazzano. Occorrerebbe più attenzione quando si organizza, calendario alla mano».

In generale anche per il “Soqquadro” rispetto alla passata stagione si è lavorato sottotraccia. «è l’attrattività di Salice oggi a essere a rischio se paragonata agli altri paesi. Si pensa probabilmente che possa bastare il nome per mantenersi a livello, ma non è così. Va poi detto che per locali come il nostro, che vivono di clientela abituale ma che per crescere hanno bisogno di gente da fuori, la chiusura delle Terme ha assestato un colpo deciso.

A Salice poi non vengono organizzati eventi di grande rilievo o iniziative come le feste di paese, per cui può accadere che ciclicamente la gente si stufi di venire qui. Bisognerebbe cercare di lavorare per dare alla clientela potenziale una ragione per venire a Salice, cercando innanzitutto di capire quale sia il target di riferimento cui rivolgersi e centrarlo con iniziative mirate.

Magari il mercatino del mercoledì, sotto questo profilo, non è la scelta più azzeccata per una clientela che viene di solito per ristoranti, birrerie o locali notturni.

Secondo Marsiglia un altro problema, più “pratico”, è legato ai parcheggi. «Che ci sono, anche se in posizione decentrata, ma non sono segnalati in alcun modo. La gente da fuori ha molta difficoltà a trovare posto e se non sa che ha delle alternative oltre a Viale Diviani e Via delle Terme finisce che gira i tacchi e se ne va».

Vincenzo Quintiero lavora all’inizio di Salice. Il suo ristorante, il “Da Vinci”, si trova alla rotonda che immette nel paese. La stagione, anche per lui, è stata senza infamia e senza lode. «Niente di più e niente di meno rispetto a quella precedente». Per Salice, però, intravede una parabola è discendente. «Se non si fa qualcosa il futuro sarà duro. Per invertire la tendenza servono iniziative a livello territoriale, non basta ormai uno sforzo solo a livello locale. Il problema è sempre quello, l’attrattività del paese. Ho visto tante macchine passare, soprattutto nel weekend, ma poche si sono fermate. Al cliente da fuori bisogna dare qualche cosa da fare. Il primo pensiero va alla pista ciclabile Greenway, che è ferma al palo».

di Christian Draghi

E' passata senza problemi la piena del Po in provincia di Pavia. Il livello del principale fiume italiano è in calo al punto di rilevazione del Ponte della Becca, dove era arrivato a quasi quattro metri sopra lo zero idrometrico. L'acqua è uscita solo in alcune aree golenali, senza creare altri danni. Nessun problema particolare nemmeno a Pavia:  il livello del Ticino era salito senza mai arrivare a minacciare la fuoriuscita nella zona del Borgo Basso, poi le acque hanno iniziato a scendere. La situazione viene comunque tenuta sotto controllo in attesa delle precipitazioni annunciate per i prossimi giorni.

Virginio Rognoni, ex ministro e vicepresidente del Csm, non presenzierà domani, contrariamente al solito, all'inaugurazione del 658/mo anno accademico dell'università di Pavia in "dissenso" con la presenza del ministro dell'Agricoltura Gian Marco Centinaio, esponente della Lega che cavalca una "pericolosa deriva" antieuropeista.
    Per la presenza di Centinaio hanno protestato associazioni di studenti e dottorandi e anche oltre cento docenti hanno inviato un 'manifesto di valori' al rettore Fabio Rugge criticando la sua scelta.
    "Il partito di Centinaio - scrive il 94enne Rognoni - si fa alfiere di confini sicuri e blindati entro cui rinchiude la piccola sovranità nazionale; certamente non è questo il messaggio da consegnare ai nostri studenti, agli studenti 'Erasmus', futura classe dirigente del Paese".

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