Sabato, 17 Novembre 2018
Articoli filtrati per data: Venerdì, 02 Novembre 2018

Una vita nel mondo dello spettacolo, dai villaggi turistici alla televisione. Leo Bosi, classe ’62, piacentino d’origine ma oltrepadano d’adozione, ha frequentato il “jet set”, conosciuto oltre 150 vip e girato l’Italia come intrattenitore e conduttore televisivo. Appassionato di moda, organizzatore di eventi, alla fine ha scelto l’Oltrepò e in particolare Verrua Po come residenza. «Di questa terra, di cui mia madre è originaria, amo la tranquillità e il cibo buono. Non è vero che è un territorio dormiente, chi vuole muoversi e non restare sul divano trova facilmente da divertirsi».

Il suo curriculum è lungo e vario. Ha iniziato la sua carriera artistica 35 anni fa, come altri suoi colleghi partendo dai villaggi vacanze. Dal 1982 al 1989 è stato animatore e poi capo animatore in vari hotel di tutto il mondo: Giamaica, Maldive, Grecia, Italia, Ibiza. «Questo mestiere non è adatto ai timidi, bisogna avere in sé una certa componente esibizionista». Studia dizione, recitazione e fonetica al Piccolo Teatro di Milano, poi si lancia come attore: spot televisivi per Italia Uno e Rete Quattro, commedie teatrali ma anche fotoromanzi in Francia con la showgirl Barbara Chiappini nel 1997.

Il meglio lo dà nella conduzione e animazione, che lui stesso definisce il suo ambiente naturale. Dal 2000 è protagonista in vari concorsi di bellezza: conduce Miss Italia, Un’Italiana per Miss Mondo, Fotomodella dell’anno, Miss Universo in varie Regioni. Poi la tv: presenta  il gioco-scherzo nel programma televisivo su Canale 5 “I Guastafeste”, condotto da Massimo Lopez e Luca Barbareschi, oltre a collaborazioni e apparizioni con emittenti private, da Odeon a Telecolor e Telelibertà. Organizza anche eventi, con un’agenzia di Piacenza si occupa tra l’altro della Notte Bianca di Voghera nel biennio 2006-2007 in cui lui conduce gli spettacoli. Dal 2015 al 2018 presenta concorsi nazionali di Danza con la direzione artistica di Brian Bullard. Nel 2017 torna in tv per partecipare a Forum, attualmente è impegnato nel concorso nazionale di Miss Mondo Italia e Mister World per la Lombardia, serate a tema “Anni 60 in tour” nel nord Italia e sfilate di moda, nonché conduttore e animatore ufficiale di “Stella della Moda Italia”.

Personaggio eclettico, sportivo poliedrico (calcio, basket, arti marziali), è anche appassionato di balli latinoamericani.

Bosi, sicuramente abbiamo dimenticato qualcosa ma il quadro è già piuttosto completo. Con questa molteplicità di interessi e una vita professionale così ricca immagino lei sia sempre in giro…

«Possiamo dire che non mi fermo mai, quello sì».

Una domanda viene spontanea: lei fa un lavoro decisamente mondano, come mai ha scelto come casa base Verrua Po, un paesino che di certo non offre molto. Non era più pratico stare a Milano, ad esempio?

«Ho scelto l’Oltrepò per ragioni sentimentali e per il legame che ho sempre avuto con questo territorio che conosco da sempre anche se ci vivo da “soli” 15 anni. Mi piace spostarmi e poi tornare a vivere la quiete del paesino, la tranquillità porta pace e riposo».

Non troppo, come molti dicono?

«Non sono d’accordo con la storia dell’Oltrepò dormitorio, se ti vuoi divertire i posti non mancano, chiaramente devi avere voglia di muoverti. Poi si tenga conto che Pavia, Milano, Torino, sono tutte città facilmente raggiungibili da qui. Io lo considero un luogo strategico, ottimamente posizionato. Poi ha un altro vantaggio rispetto a tutti i luoghi limitrofi».

Sarebbe?

«La cucina. Si mangia e beve bene spendendo meno che da altre parti. Anche la cucina piacentina è valida, ma costa di più. Il rapporto qualità prezzo è imbattibile».

Si mangia bene e la vita è tranquilla. Il pubblico però com’è? Lei che fa spettacolo e lo deve intrattenere che giudizio esprime?

«Il pubblico è un po’ sornione, magari meno espansivo che da altre parti, però c’è più sfida perché te lo devi conquistare, devi tirarlo dalla tua parte e coinvolgerlo, devi mettere in gioco le qualità di intrattenitore».

Che tipo di spettacoli riscuote più successo da queste parti?

«Devo dire che la formula che funziona di più oggi è ancora quella del talent show, dove si ha l’occasione di osservare qualcuno che mette in mostra le sue qualità».

Voghera e Tortona sono due città vicine ma molto lontane se si paragonano gli eventi e la loro caratura. Come mai secondo lei?

«A Voghera per la verità ci sono diverse manifestazioni legate al Castello, anche se certo per via della minor disponibilità economica si fanno cose più cheap».

Lei ha organizzato la Notte Bianca a Voghera, oggi non si fa più…

«Io organizzai non solo la Notte Bianca ma anche tutti i giovedì sera estivi per un paio di stagioni. Credo che la differenza principale stia  sempre nel budget. Oggi ci sono molti meno soldi da dedicare a queste iniziative. In Oltrepò vedo più attive sotto il profilo delle iniziative Stradella e Broni. Da quelle parti c’è più azione».

In che modo si può migliorare secondo lei, anche con meno soldi?

«Bisogna evitare di ripetersi, mentre oggi vedo troppo spesso le solite formule, tributi, pianobar, cose che funzionavano anni fa quando però erano innovative».

Il suo futuro è in Oltrepò?

«Sicuramente, ho anche dei progetti che mi piacerebbe attuare sul territorio»

Di che tipo?

«Qualcosa su moda e bellezza femminile, ho delle proposte che potrebbero andare bene ad esempio per la tv locale. Il terreno in questa zona è fertile, ci sono molte ragazze che si occupano di moda che però devono spostarsi altrove per avere più opportunità».

Di Vip ne ha incrociati parecchi. Qualcuno l’ha colpita in modo particolare?

«Preferisco raccontare le cose positive, per cui per quanto riguarda i personaggi televisivi posso dire che mi hanno colpito recentemente la spontaneità di Giorgio Manetti di Uomini e Donne, poi la professionalità di Edoardo Raspelli e la simpatia di Marina Fiordaliso e Massimo Lopez».

   di Christian Draghi

Dal sogno di un gruppo di appassionati all’apertura. La Oltrepò Tennis Academy, accademia dedicata al tennis con sede a Codevilla, si prepara a diventare un punto di riferimento per gli sportivi d’Oltrepò. Fabrizio Brambati, insieme ad Andrea Brambati ideatore del progetto, ci spiega come è nato e come si è realizzato.

Fabrizio, si parlava di questa “accademia” da diverso tempo e finalmente è realtà. Quando sarà pronta la nuova struttura?

«La struttura è pronta parzialmente: i lavori sono iniziati e i campi sono già praticabili dall’inizio di ottobre, mentre per quanto riguarda la club house e il giardino esterno i lavori proseguono».

è sicuramente un investimento importante, sia in termini di risorse economiche che di impegno. Quando è nata l’idea di questo progetto e perché?

«Il progetto è stato concepito più di un anno fa e l’idea nasce da un gruppo di persone che amano il tennis, che hanno una vera passione per questo sport. Ci siamo resi conto che tra tutte le strutture tennistiche che ci sono, c’era l’esigenza di una vera e propria accademia del tennis. Accademia vuol dire un luogo dove si dà priorità alla parte agonistica, per chi vuole effettivamente giocare ad alto livello: una struttura, quindi, che dovrebbe essere un centro dove i giovani, dai più piccoli ai più grandi, possono trovare tutto ciò che serve loro e in grado di sostenerli in questo».

Quindi la filosofia del progetto è tutta racchiusa in questo…

«Sì, ma non solo. Il progetto nella sua globalità tiene conto anche degli appassionati di tennis di tutti i livelli e di tutte le età: il centro quindi è anche per tutti coloro che vogliono giocare e che vivono questa passione. Fondamentale sarà anche la scuola per chi vuole cominciare o proseguire l’attività tennistica, sostenendo quindi tutti coloro che praticano questo sport con passione e, possibilmente, farli crescere in questa direzione».

Come mai il centro è stato fatto proprio a Codevilla?

«La scelta del luogo è legata alle nostre origini oltrepadane, ma non ultimo anche da una serie di circostanze che ben si sposavano con il nostro progetto».

Lei gioca a tennis?

«Giocavo… in gioventù molto di più. Ma sono rimasto un grande appassionato».

Una volta strutturato completamente il centro come sarà?

«Il centro, come dicevo, deve garantire a chi vuole fare agonismo di poterlo fare nel modo giusto. Quindi metteremo a disposizione uno staff completo per una giusta programmazione, includendo un mental coach, un fisioterapista e un  locale per fare analisi per chi gioca (la cosiddetta videoanalisi). Questi servizi sono per chi fa agonismo, ma potranno essere utilizzati anche da chi fa l’amatore. Il tennis è visto, come è giusto che sia, come un momento di relax, di condivisione e divertimento. Il centro vuole essere dedicato all’agonismo per far crescere chi vuole impegnarsi in questo senso, permettendogli di farlo ad alti livelli, ma sicuramente anche per chi vuole farlo a livello amatoriale e  per tutti coloro che vogliono iniziare ad avvicinarsi a questo sport.

Una struttura che raccoglierà tutto questo. La partenza è con cinque campi, tra cui un campo polifunzionale: per questo esiste una convenzione con il Comune di Codevilla che può portare le scuole e altri interessati a giocare anche a calcetto, pallavolo e pallacanestro. Il progetto finale nella sua totalità prevede tredici campi  da tennis, due da padel, uno da beach tennis, una piscina e una club house».

Il pubblico a cui vi rivolgete è quindi molto vasto…

«Sì, l’idea è proprio quella».

Pensate di portare a Codevilla eventi di un certo livello?

«Sicuramente sì. La struttura è fatta nell’ottica di ospitare eventi tennistici importanti».

Una struttura simile è anche un indotto per il territorio. Cosa ne pensa?

«Lo è. Ritengo che sia una cosa importante per l’Oltrepò e possa aiutare a collaborare anche con altre strutture, per dare risalto al nostro territorio».

A proposito, a Voghera hanno riaperto l’ex tennis club. Proprio sulle pagine del nostro giornale la titolare del nuovo Country Club, Patrizia Rana, auspicava una collaborazione. Secondo lei esiste questa possibilità?

«Assolutamente sì. Non vedo perché non dovrebbe esserci. Penso che sul territorio ci si debba aiutare. Se si collabora, se si fa uno sforzo comune, ci saranno sicuramente risultati migliori. Una collaborazione quindi è sempre ben accetta».

 di Elisa Ajelli

 Anche l'autunno ha il suo perché. Almeno per gli amanti della buona tavola, che con i primi freddi autunnali e nei giorni di festa del ponte di Ognissanti colgono l'occasione per riscoprire il gusto del carrello del bollito

In merito alla ricetta tradizionale del Grande Bollito storico risorgimentale piemontese e alla regola dei sette tagli, dei sette ammennicoli e delle sette salse, riportiamo quanto scritto da Giovanni Goria. Rispettando alla lettera tempi e modalità di cottura, si otterranno delle carni perfette, ottime se presentate con le classiche salse e i contorni tipici della tradizione.

Bollito misto piemontese, ricetta originale e salse

Sette tagli di carne per il bollito misto piemontese

Capocollo o tenerone

stinco

scaramella

culatta o scamone

cappello da prete o arrosto della vena

punta col suo fiocco

noce.

Sette frattaglie

Lingua

testina con musetto

coda

zampino

cotechino

gallina o cappone

rollata o lonza.

Sette bagnetti

Salsa verde ricca

salsa verde rustica

salsa rossa

salsa al cren

salsa cugnà

salsa al miele

mostarda.

In certe parti del Piemonte, si sostituiscono o si aggiungono alle sette salse tradizionali, la salsa pearà e la salsa peverada. 

Sette contorni

Cipolline al burro o insalata di cipolle rosse

patate lesse

rape lesse

foglie di verda al burro

zucchini al burro

finocchi al burro

carote lesse

Per il brodo

Ingredienti: acqua, carote, cipolle, sedano, aglio, sale, rosmarino, pepe nero, un sacchetto di fieno.

Per ottenere un buon brodo (qualsivoglia sia la carne che si usi o il taglio) bisogna immergere la carne, le verdure e gli aromi in acqua fredda e proseguire poi la cottura.

Per ottenere un buon bollito, bisogna immergere la carne al liquido in bollitura, mai prima, perchè in questo modo le proteine della carne e i suoi nutrienti non verranno rilasciati nel liquido.

I vari pezzi dovranno essere cotti a tempi alterni, da una parte perché i vari componenti non vanno cotti tutti nella stessa pentola e, dall’altra, perché i pezzi di carne non sono così piccoli e quindi dovranno essere messi in pentole adeguatamente grandi. Inoltre, ogni pezzo ha tempi di cottura differenti.

I componenti sono da dividersi in questo modo:

Una/due pentole per cuocere i sette tagli di manzo assieme alla coda

una pentola per cuocere la lingua

una pentola per cuocere la testina

una pentola per cuocere la gallina o il cappone

una pentola per cuocere il cotechino assieme allo zampino

una casseruola per arrostire la rollata.

Procedimento

La grandezza, o peso delle varie parti del manzo acquistate dovranno essere proporzionalmente adeguate al numero di commensali.

Ripulire i vari pezzi di carne da parti dure e fibrose, legamenti e ossa sbriciolate e legateli con il filo da cucina.

Fiammeggiare la gallina o il cappone e legargli le zampe.

Preparare la rollata stendendo il pezzo di petto, dovrà essere ben grasso, ricoprirlo con delle fette un po’ spesse di prosciutto cotto, sale, rosmarino e aglio schiacciato e spalmato.

Arrotolare la rollata su se stessa e legarla con del filo da cucina in modo che in cottura non vada ad aprirsi. 

Manzo: 3 ore e mezza (tempi differenti per ogni pezzo). 

In una pentola a bordi molto alti, versare abbondante acqua fredda e aggiungervi: le carote, le cipolle, il sedano, l’aglio, il rosmarino, alcuni grani di pepe e, se lo si trova, un sacchettino di garza contenente del fieno secco. Portare a ebollizione e lasciar bollire per circa 20 minuti. 

A questo punto aggiungere i sette tagli di manzo, più la coda; se si dispone di una pentola piccola, o di tagli molto grossi, è possibile eseguire questo procedimento su 2 pentole. 

Il fuoco va a fiamma bassa e la cottura dovrà essere dolce e prolungata; schiumare spesso le varie casseruole, a non scuocere i vari pezzi, che hanno obbligatoriamente cotture differenti. Una volta che un pezzo è cotto, tirarlo fuori e conservarlo in un contenitore dove rimarrà al caldo. 

Rollata:  1 ora e mezza, più un’ora prima di servirla 

Arrostire lentamente la rollata su un letto di burro fuso e foglie di salvia, sfumandola con del buon vino bianco e procedere fino a cottura ultimata. Tenere in caldo. 

Gallina o cappone:  1 ora e mezza – 2 ore 

Fiammeggiare tutto il corpo della gallina o del cappone, togliendo minuziosamente ogni piumetta nera; lasciargli la testa e le zampe, ovviamente pulite, solo se gradite ai commensali, altrimenti eliminatele. 

Cuocere la carne in una pentola, precedentemente riempita con abbondante acqua, sale, una carota, una cipolla del sedano, delle foglie di salvia e un rametto di rosmarino e portata a ebollizione. Dopo 10 minuti dall’ebollizione aggiungere la gallina o il cappone, che in base al peso cuocerà in 1 ora e mezza circa. 

Cotechino:  4 ore 

Il cotechino ha una cottura lunghissima e la procedura è la seguente. 

Si procede bucando la pelle del cotechino con uno stuzzicadenti in parecchi punti per permettere la fuoriuscita del vapore durante la cottura, poi lo si avvolge in una garza, lo si lega e lo si mette in una pentola di acqua fredda, il tanto da ricoprirlo. 

Mettere la pentola sul fornello con coperchio, a fuoco medio, e attendere che inizi a bollire. A questo punto, abbassare il fuoco in modo che dal coperchio esca solo un filo di vapore. Deve bollire così per altre quattro ore. Alcuni sostituiscono l’acqua dopo un paio d’ore con altra già bollente. 

Lingua:  3 ore e mezzo più 12 ore di ammollo 

La lingua va trattata in maniera particolare. Appena comprata deve essere strofinata con del sale grosso, così da poter eliminare ogni eventuale residuo presente. A questo punto si dovrà mettere in ammollo in acqua per circa 12 ore, avendo cura di cambiare l’acqua ogni 2 ore. 

Terminata questa operazione, si procederà alla cottura, in acqua fredda, con aggiunta di carote, cipolle e sedano. Cuocerà in 3 ore circa o finché punzecchiandola con una forchetta non riscontrerete più nessuna resistenza. 

Una volta cotta la si dovrà lasciare nel suo brodo (che dovrà poi essere buttato via) e, solo prima di servirla tagliata a fette, la si tirerà fuori, per poi privarla della sua pelle dura. 

Per quanto riguarda gli accompagnamenti, bisognerà bollire le verdure che andranno servite lesse, tenendole al caldo, fino al momento di portarle in tavola. Al caldo dovranno essere conservate anche le verdure che andranno e cotte nel burro. 

Le Salse

Salsa Verde Ricca e Rustica (Bagnet verd) 

Tra le due, l’unica differenza è che nella Ricca si aggiungono 2/3 rossi d’uovo sodi e 10 capperi dissalati. 

1 mazzo di prezzemolo lavato e asciugato

3 acciughe dissalate

2 spicchi d’aglio

150 gr di mollica di pane raffermo

aceto di mele

sale

olio ligure.

Mettere a bagno la mollica nell’aceto e poi strizzate via tutto il liquido.

In un mortaio/mixer tritare i componenti solidi incorporando l’olio a filo, finché non si otterrà una crema dalla consistenza spalmabile. Il Bagnet verd è una salsa da preparare il giorno prima e usare il giorno dopo. 

Salsa Rossa (Bagnet rus) 

6 grossi pomodori maturi

1 cipolla grossa

1/2 peperone rosso

2 spicchi di aglio

1 carota

olio di oliva

aceto di vino

peperoncino rosso q.b.

1 cucchiaino di zucchero q.b.

sale q.b.

Lavati e tritati i pomodori, la carota, la cipolla, il peperone e l’aglio, si uniscono un pizzico di peperoncino, un cucchiaio di aceto, un cucchiaino di zucchero, sale e olio di oliva.

Si pone il tutto in un recipiente e si lascia cuocere a fuoco lento, per circa tre ore, finché la salsa raggiunge una certa densità. Si passano, quindi, le verdure al setaccio, si unisce altro olio di oliva, ed, ancora, un po’ di sale. 

Salsa di miele (Sausa di Avije) 

150 gr di miele di acacia

1 cucchiaio di senape in polvere

10 gherigli di noci

qualche cucchiaio di brodo.

Eliminare la pellicina scura dai gherigli, tuffandoli per qualche minuto in acqua bollente. Pestarli in un mortaio fino a ridurli in una pasta omogenea, oppure tritarli finemente nel mixer.

Versare il composto in una ciotola dove si avrà cura di aggiungere la polvere di senape e il brodo, mescolando il tutto così da per renderlo omogeneo. Aggiungere a filo il miele e girare finché la salsa non si presenterà bella compatta e fluida.

Anche questa salsa sarebbe meglio prepararla il giorno prima per lasciarla riposare prima di servirla. 

Salsa al Cren 

250 gr di rafano

2 cucchiaini di zucchero

8 cucchiai di aceto di mele

100 gr di mollica di pane

2 cucchiaio di olio d’oliva.

Lavare sotto l’acqua corrente la radice di cren o rafano che dovrà essere molto fresca e tenera, asciugarla bene, quindi grattugiarla finemente dopo averla raschiata con il coltello; metterla poi in un recipiente dove dovranno essere aggiunti: 100 gr di mollica di pane, mezzo bicchiere di aceto di mele, due cucchiai di olio, un cucchiaino di zucchero, un pizzico di sale fino. Mescolare bene il composto per amalgamare gli ingredienti e a questo punto la salsa sarà pronta. 

Cugnà 

2 kg di uva

1/2 kg di mele renette

1/2 kg di fichi non troppo maturi

1/2 kg di pere Madernassa

10 g di cannella in stecca

15 chiodi di garofano

100 g di gherigli di noci e nocciole tostate.

Pigiare l’uva e passarla al setaccio per liberare il mosto dai vinaccioli, dai raspi e dalle bucce. Mettere il mosto sul fuoco e portarlo ad ebollizione, facendolo consumare a giusta concentrazione.

Aggiungere le mele tagliate a spicchi, i fichi, le pere sbucciate ma lasciate intere, la cannella e i chiodi di garofano. Lasciar bollire finché la frutta sarà cotta e l’insieme avrà raggiunto una consistenza sciropposa.

Prima di togliere la salsa dal fuoco aggiungere le noci e le nocciole. 

Mostarda 

La mostarda di frutta si ottiene facendo bollire in acqua, in cui è stata disciolta della senape, pezzi di frutta a piacere. 

Data la difficoltà della preparazione casalinga, delle ultime due salse si consiglia di acquistare i prodotti già pronti. 

Pearà 

Midollo di bue

poco burro

pane casereccio tostato e grattugiato q. b.

qualche cucchiaio di brodo di carne

sale q. b.

pepe q. b.

Far fondere in un tegamino, possibilmente di terracotta, il midollo di bue ed il burro; unire del pane grattugiato ed aspettare che assorba tutto il grasso. Bagnare poi con il brodo e lasciare sobbollire molto lentamente fino ad ottenere la consistenza desiderata, salare e pepare. Servire ben calda. 

Peverada 

100 grammi di fegatini di pollo

100 grammi di soppressa

2 o 3 filetti di acciuga

50 cc di olio evo

prezzemolo q. b.

la scorza di 1 limone

10 cc di aceto

1 spicchio d’aglio

sale q. b.

pepe q. b.

Tritare i filetti di acciuga, i fegatini, la soppressa, il prezzemolo, uno spicchio d’aglio ed una scorza di limone. Formare un impasto omogeneo. Versare in una casseruola l’olio, aggiungere uno spicchio d’aglio e versare tutti gli ingredienti tritati. Salare, pepare e lasciar soffriggere bagnando col succo di limone e l’aceto fino alla consistenza voluta. 

Come servire il bollito misto piemontese

Il Gran Bollito andrà servito in piatti grandi e molto caldi, meglio se con una certa celerità per evitare che la carne e le verdure si freddino Quando il piatto sarà completato, versarvi uno o due cucchiai di brodo molto caldo. Del sale grosso, in un apposito contenitore o macinino, completerà la prima parte di quello che da molti è considerato un vero e proprio rituale. 

Il bollito può essere conservato in frigorifero per un paio di giorni oppure congelato se preparato con ingredienti freschi. È possibile filtrare e conservare il brodo di carne che si ricava dal bollito ad eccezione di quello del cotechino, della lingua e della testina perché eccessivamente grasso e torbido.

Il vino novello italiano batte il Beaujolais nouveau francese. Dal 30 ottobre sono arrivate sul mercato circa 2 milioni di bottiglie della vendemmia 2018. A renderlo noto è Coldiretti segnalando che quest'anno il "déblocage" è anticipato di oltre due settimane rispetto al concorrente che si potrà invece assaggiare solo a partire dal 15 novembre prossimo.

"La produzione del vino novello in Italia - spiega Coldiretti - è iniziata verso la metà degli anni '70, dopo che i vignaioli trasnsalpini della zona di produzione del Beaoujolais della Francia, per superare una stasi di mercato, misero in commercio il Beaoujolais nouveau al fine di rivalorizzare il loro vino prodotto con uve Gamay, meno pregiate della Borgogna meridionale. Il vino novello Made in Italy basato invece su uve Dop e Igp - aggiunge - ha quindi registrato lungo la Penisola una rapida espansione toccando il picco di 17 milioni di bottiglie dieci anni fa per poi scendere progressivamente sino ai circa 2 milioni attuali".

"Il calo di produzione - osserva Coldiretti - ha origine in una serie di fattori, a partire dalla limitata conservabilità, che ne consiglia il consumo nell'arco dei prossimi 6 mesi- La tradizione vuole che l'apertura del vino novello si festeggi a San Martino l'11 novembre, giorno in cui da sempre i contadini chiudono e fanno il bilancio di un anno di lavoro". Il vino novello, conclude Coldiretti, è "consumato soprattutto in abbinamento con i prodotti autunnali come le caldarroste che quest'anno fanno registrare uno storico ritorno con un raccolto record di 30 milioni di chili in aumento dell'80% rispetto a cinque anni fa". 

La caratteristica fondamentale che contraddistingue il vino novello , è la particolare tecnica di vinificazione utilizzata per produrlo, ovvero la macerazione carbonica.

La tecnica prevede l’immissione di grappoli di uva interi, per un tempo relativamente breve, in un contenitore chiuso ermeticamente in cui viene immessa anidride carbonica. Per l’assenza di ossigeno si verifica un processo di fermentazione alcolica intracellulare che porta le cellule dell’uva al metabolismo anaerobio e trasforma gli zuccheri in alcol, con un forte consumo di acido malico e, a differenza di una fermentazione alcolica tradizionale, una produzione significativa di glicerolo.

Come suggerisce il nome l’uva non viene inizialmente pigiata, ma viene lasciata a macerare per qualche giorno a una temperatura intorno ai 30°. In questa fase l’alcol estrae dalla buccia il colore e le principali sostanze aromatiche, mentre il tannino è estratto in quantità limitata. Solo nella fase finale l’uva viene pigiata e l’eventuale residuo zuccherino trasformato in alcol con un metodo di vinificazione tradizionale.

Il risultato è un vino “facile”, beverino, poco tannico, dal colore vivo e acceso, dal gusto fresco, giovane e fragrante, che va bevuto entro pochi mesi dalla messa in commercio. Ci sono però delle differenze sostanziali tra il vino novello italiano e il Beaujolais nouveau francese.

Prima di tutto il Beaujolais viene messo tradizionalmente in commercio a partire dal terzo giovedì di novembre, mentre il vino novello in Italia dal 30 ottobre (fino a poco tempo fa era il 6 novembre).

Inoltre il vino dei cugini d’Oltralpe prevede l’uso di uve 100% Gamay, e l’utilizzo esclusivo della macerazione carbonica come metodo di vinificazione.

In Italia invece è consentito l’uso di ben 60 vitigni diversi, e le uve vinificate con il metodo della macerazione carbonica devono essere solo il 40% (inizialmente era appena il 30%), con la parte restante che può essere vinificata con tecniche tradizionali.

Mentre però la varietà dei vitigni è uno dei punti di forza del vigneto Italia, in questo caso può rappresentare un limite. Infatti i tempi di produzione molto brevi non consentono alle caratteristiche varietali di esprimersi al meglio, e l’uso di molti vitigni diversi spesso genera invece confusione, e non permette al vino novello di essere percepito con la specificità del Beaujolais.

La discrezionalità sulle tecniche di vinificazione utilizzabili infine influisce sia sulla specificità del vino novello che sulla sua qualità, visto che spesso e volentieri consente ai produttori di “tagliarlo” con avanzi di cantina.

E i numeri parlano chiaro: dal 2006 la produzione di vino novello è crollata, con il numero di bottiglie prodotte che è passato da 18 a 2 milioni. Continuando di questo passo, il vino novello potrebbe diventare presto un lontano ricordo. Anche se non sono pochi quelli che ne auspicano la fine, varrebbe davvero la pena dire addio al “vino d’autunno”?

"L'Italia è il Paese europeo con più giovani in agricoltura e allo stesso tempo quello dove si fanno meno figli. La terra gratis con il terzo figlio può essere un modo per le famiglie di fare business". Lo ha detto A Mattino Cinque il ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio.
    "In questi mesi abbiamo lanciato la vendita di 7.700 ettari di terreni inutilizzati e contemporaneamente dato il via libera al contributo di 70 milioni di euro per i giovani che avviano un'attività in questo settore. Una risposta importante sotto il profilo economico per favorire il ricambio generazionale", ha aggiunto. E ancora: "Ma non ci siamo fermati e abbiamo avanzato anche questa proposta di dare terra gratis alle famiglie che fanno il terzo figlio. Un terreno che, bisogna precisare, può anche essere dato dalle famiglie interessate ad aziende agricole guidate da giovani. In pratica la famiglia potrebbe decidere di non usufruire direttamente della terra ma entrare in società con una impresa di giovani e beneficiare del guadagno". Il ministro ha poi concluso: "Non è una iniziativa bucolica, né un provvedimento di mussoliniana memoria, come ha detto qualcuno. Per le famiglie può essere un modo per fare business.
    Pensate ad esempio a quanti agriturismi sono nati negli ultimi anni. Diamo risposte al comparto agricolo e a quello turistico." 

E’ partita la campagna iscrizioni per la Granfondo del Penice-Ti Rex, che sarà organizzata domenica 2 giugno 2019 a Zavattarello dall’Asd Sant’Angelo Edilferramenta del presidente Vittorio Ferrante.

Due i percorsi offerti dalla manifestazione: il lungo di 116 chilometri (dislivello 2660 metri) e il corto di 70 chilometri (dislivello 1660 metri). Per motivi di sicurezza il via sarà volante e verrà dato a 3.5 chilometri di distanza dalle griglie, appena prima dell’inizio della lunga e impegnativa ascesa che porterà i corridori al Passo del Penice dopo 19 chilometri.

Queste le quote per iscriversi: 30 euro sino al 31 dicembre, 35 euro dal 1° gennaio al 31 marzo, 40 euro dal 1° aprile al 30 maggio e 45 euro in loco il 1° e il 2 giugno.

Visto che la società santangiolina organizza altre due granfondo, sono state ideate delle combinate che permetteranno di prendere parte ai diversi eventi con quote agevolate.

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Sette volontari della Croce Rossa provinciale sono partiti da due giorni per assistere le popolazioni del bellunese, colpite dal maltempo che ha messo in ginocchio l’intera zona veneta. In una già complessa realtà orografica, la necessità impellente è quella di raggiungere le località rimaste isolate. Le strade vanno sgomberate non dalle singole piante ma da quello che rimane di interi ed estesissimi boschi di pini. I volontari, appartenenti ai comitati di Casteggio e Vigevano, sono gestiti dalla Sop Sala Operativa Provinciale della provincia. Hanno raggiunto il bellunese con un fuoristrada e con un Fiat Doblò con a bordo attrezzature tecniche come 2 motopompe di cui una carrellata e varie motoseghe. “I nostri colleghi – spiega Gian Luca Vicini, responsabile della Sop provinciale - sono tutti formati per operare in emergenza e in situazioni stressanti dal punto di vista fisico e psicologico. Attualmente sono stati impiegati in tutte le attività indirizzate a riportare, per quanto possibile, la normalità nelle zone colpite dal disastro. Alcuni di loro hanno trasportato materiale elettrico con i mezzi fuoristrada, altri hanno tagliato la legna con motoseghe per liberare, poco a poco, le strade. Altri sono stati assegnati nella gestione del campo di coordinamento dei soccorsi”.

Approvato il protocollo d’intesa tra il Comune di Voghera e Asm vendita&Servizi per la continuità dell’erogazione dei servizi ai nuclei familiari in condizioni di indigenza economica. La Giunta Comunale ha approvato un protocollo d’intesa con Asm Vendita&Servizi S.r.l. per la continuità dell’erogazione dei servizi a nuclei familiari in condizioni di indigenza economica. Con la stipula di questo protocollo il Comune intende garantire la continuità nell’erogazione di energia elettrica e gas a persone sole o a nuclei familiari residenti in condizioni di indigenza economica e di disagio sociale in cui siano presenti minori, disabili, anziani ultra sessantacinquenni o comunque persone in condizioni di vulnerabilità o di marginalità sociale per i quali, nonostante l’erogazione di contributi per il pagamento delle utenze permane comunque una condizione di morosità nei confronti di ASM. Asm Vendita&Servizi, società che fornisce servizi di erogazione di energia elettrica e gas sul territorio comunale, si impegna a considerare le esigenze di utenti in condizioni di indigenza economica e vulnerabilità sociale accertate dai servizi sociali comunali. Per assicurare la continuità dell’erogazione dei servizi l’assessorato dei Servizi Sociali segnala i casi di utenti che non sono in grado con i propri mezzi di far fronte ai bisogni essenziali propri o del nucleo familiare, con una proposta di piano di rientro delle morosità. Asm Vendita&Servizi valuta la proposta dopo aver verificato l’entità della morosità e l’assenza di ulteriori debiti in capo all’utente e determinerà la durata e il numero delle rate, tenuto conto delle condizioni economiche dell’utente e del contributo erogato dal Comune. Il numero massimo delle rate sarà pari a quindici e il pagamento della prima rata decorrerà dal mese successivo la sottoscrizione del piano di rientro. Asm valuterà anche la possibilità di concordare rate di modico valore in considerazione della situazione economica dell'utente come risultante dalla proposta motivata di piano di rientro. Dal giugno 2017 al giugno 2018 ci sono stati 40 casi di nuclei familiari per i quali è stato effettuato un piano di rientro per le morosità.

Il livello idrometrico del Po è salito di quasi 2,5 metri nelle ultime 24 ore per effetto delle intense precipitazioni che hanno accompagnato la nuova ondata di maltempo. E' quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti di questa mattina al Ponte della Becca (Pavia) dove il livello del grande fiume è di 3,5 metri sopra lo zero idrometrico, ossia oltre sei metri superiore rispetto allo stesso giorno dello scorso anno. Nubifragi, raffiche di vento, esondazioni, trombe d'aria e grandinate hanno colpito pesantemente l'agricoltura con danni che superano i 150 milioni di euro tra ulivi secolari sradicati, boschi decimati, coltivazioni distrutte, semine perdute, campi allagati, muri crollati, serre distrutte, stalle ed edifici rurali scoperchiati, ma hanno anche causato problemi alla viabilità provocati da frane e smottamenti secondo un primo bilancio della Coldiretti dal quale si evidenzia che evidenzia dalle olive in fase di piena raccolta agli ortaggi sono molte le coltivazioni autunnali compromesse.

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