Martedì, 21 Novembre 2017
Articoli filtrati per data: Sabato, 09 Settembre 2017

Il gioco delle bocce è da sempre molto radicato in Oltrepò, e grandi campioni sono qui nati e cresciuti. Fra i tanti, uno, in particolare, ha saputo conquistare la stima di tutti gli appassionati, tanto da essere ritenuto da molti il più grande di sempre dell'intero movimento. E non solo per via dei cinque campionati italiani stravinti, che forse gli stanno perfino stretti. Parliamo di Serafino Gatti, vera celebrità nel mondo delle bocciofile. Il quale, nonostante le ottantadue primavere, non accenna né ad abbandonare il campo di gioco, né la sua proverbiale arguzia. È lui a fare la prima domanda: "Ma perché mi vuole intervistare?"

Perché si intervista chi ha qualcosa di interessante da raccontare. È la regola.

"Da raccontare ne ho tante, sì! Tante storie… (sfoglia il suo album di fotografie). Qui è quando ho vinto il campionato italiano, il primo, a coppie, nel 1969. Per dieci chilometri, da Mezzana Corti a Pieve Albignola, a tutte le piante era affisso un foglio con scritto: 'Serafino campionissimo'. Era il percorso che facevamo per andare a cena. Tutte le vie erano tappezzate.

Dopo il titolo del '69, però, c'è un buco di otto anni nel suo palmarès. Fino al 1977, anno della sua prima vittoria nell'individuale. Come mai?

"Sono stato per dieci anni il più bravo d'Italia. Specie dopo che è morto Romano Scampoli, che era un mio rivale ed era bravo, l'unico con cui si poteva competere. C'era un po' di invidia tra me e Scampoli, un po' di gelosia ed io venivo messo da parte, non mi facevano partecipare alle gare, perché dicevano: 'se c'è Serafino Gatti è difficile vincere!'.

Anche quando poi è morto Scampoli, il signor Piero Mutti (per anni vicepresidente federale e esponente a livello mondiale del movimento boccistico, ndr) ha organizzato la parata in sua memoria e non mi ha mai invitato. Per dieci anni. Invece ero il primo da invitare! È che, quando battevo Scampoli, Mutti diventava matto…".

E nel 1977 cosa accadde?

"Ho cambiato casacca e sono andato a giocare per Pavia e per Milano. Il primo anno ci siamo ritrovati contro io e Scampoli, e ho vinto io. Ho dovuto cambiare casacca per forza, altrimenti non avrei mai vinto niente. E io mi sentivo la forza necessaria per  vincere, purtroppo è andata così e tra il '69 e il '77, ho perso gli anni migliori".

Come è iniziata la rivalità con Scampoli?

"Per il campionato nazionale che vinsi a Ferrara nel 1969 ero in coppia con Tolotti. Lui era il socio di Scampoli, e siccome avevano mandato Scampoli a gareggiare nell'individuale, hanno messo me con lui. E io ho vinto, proprio con il suo socio!".

Solo a Voghera c'erano queste invidie nei confronti della sua bravura?

"Ma no, era un po' in generale. Ho partecipato a una parata a Macerata anni fa, dalla quale inizialmente ero stato escluso dagli organizzatori della Federazione, che avevano selezionato sedici nomi. Finché chi sponsorizzava l'evento non è venuto in possesso di questi nomi e ha detto: datemene solo quindici, uno lo scelgo io. Il mio nome era quel sedicesimo. Sono andato, ho dato spettacolo e sono stato applaudito tutto il giorno. Al Città di Milano capitò più o meno la stessa cosa. Anche lì ero stato escluso e fu un arbitro a dire: 'ma se lasciate fuori Gatti non vale la pena'. E poi a Stradella, dove un giocatore che, oltre tutto, veniva da molto lontano, quando ha visto che non ero in gara mi ha ceduto il suo posto".

In quante società ha giocato?

"In tante. Ma vorrei raccontare di quando venni a giocare per Megazzini".

Chi è Megazzini?

"È un costruttore edile di Bressana. Quando Megazzini venne a vedermi ad una parata a Budrione, vicino Modena, nel 1969, mi disse: 'se tu vieni a giocare nella mia bocciofila, costruisco un bocciodromo'. Dopo sei mesi il bocciodromo era già fatto".

Lei è soprannominato il "Cassius Clay delle bocce". Le piace questo titolo?

"Me lo aveva dato un maestro di Bressana, un giornalista di un quotidiano locale, che mi aveva visto giocare. Mi hanno dato tantissimi nomi: Micio, Cavallo Pazzo, Fenomeno, Show-men delle bocce… Cavallo Pazzo forse è quello in cui mi ritrovo di più".

Perché questo soprannome?

"Perché io giocavo in onore del pubblico. Io andavo in campo, giravo intorno alle tribune e chiedevo al pubblico: cosa volete? Mi chiedevano di fare una certa giocata, e io li accontentavo. E mi battevano le mani tutti. Davo spettacolo".

Quando ha iniziato a giocare a bocce?

"Ho giocato fin da bambino, a otto/dieci anni, qui in paese. A quei tempi a Bressana avevamo quattrocento abitanti e quattro bocciofile. Mio zio andava a giocare a bocce (non avevo più il papà) e io, non sapendo cosa fare, andavo con lui e qualche volta mi mettevo a giocare. Mi prendevano a calci, non mi volevano lì… perché già a quell'età ero più bravo dei vecchi! Poi ho iniziato a calciare il pallone".

Ed era bravo?

"Ero forse ancora più bravo che con le bocce. Se fossi andato avanti a giocare sarei finito in Serie A. Dovevo andare a giocare al Genoa ma, pochi mesi prima del trasferimento, durante una partita mi hanno rotto i legamenti. Ho scartato un avversario e quello, da dietro, mi ha spaccato il ginocchio. Sessant'anni fa, per guarire, si doveva andare a Bologna, ma ero l'unico che lavorava, a casa mia. Non potevo".

Chi è stato il suo maestro?

"Nessuno. Ho fatto tutto da solo. Qualche volta andavo in campagna ad allenarmi, per il lancio della boccia lunga. Ma ho sempre fatto poco allenamento, dovevo lavorare. Non mi allenavo quasi mai. Certe volte andavo in Francia per lavoro, tornavo dopo due giorni o tre, andavo direttamente a fare la gara e la vincevo. È proprio un dono di natura".

Il migliore fra i suoi compagni?

"Con Bruno Suardi abbiamo vinto 23 nazionali, 16 regionali e 11 provinciali. Sono bei ricordi".

E il peggiore?

"Il Micca, di Milano… gh’era da masal. Era un grande campione, ma era anche un testardo. Alcune volte mi ha fatto perdere delle gare nazionali. Perché non voleva che mi applaudissero! Mi sminuiva, criticava certi colpi e diceva: 'quello lì è facile'… E alura tiral tì! Gli rispondevo. Immancabilmente lo sbagliava, e lo fischiavano…!".

Il rivale che ha ammirato di più?

"Nel 'corto' e nel 'tre quarti' Rosada, il 'Lupo'. Il volo di Rosada. Poi a Voghera ce n’erano tanti, di bravi".

Lei nel mondo delle bocce è un po’ come una Rockstar...

"In Emilia, Piacenza, Reggio Emilia, Modena, mi conoscono tutti. Quando andavo a fare le parate a volte succedeva che non trovavo il bocciodromo, e allora c'era sempre qualcuno che, vedendo la macchina targata Pavia, mi fermava e mi diceva: 'Gatti, ti accompagno io'. Non avevo bisogno di presentazioni".

Durante la sua carriera c'è sempre stata una presenza fissa, una sorta di manager: Enrico Buscaglia.

"È stato il mio protettore. Posso ringraziarlo perché è stato come un padre, il mio factotum. Mi veniva a svegliare la mattina presto, mi portava a giocare... Una volta sono tornato a casa alle tre di notte da una gara a Pavia, al termine della quale avevo regalato le bocce a un ammiratore che mi le aveva chieste. Non ricordavo che la mattina dopo avrei dovuto andare a Brescia per una gara. Alle cinque del mattino arriva una macchina nel cortile: era Buscaglia. C'era una gara importante, ma ormai… avevo quasi deciso di stare a casa. Ma lui era già lì… e mi sono sentito quasi in dovere di andare. Ho dormito fino a Brescia, solo che una volta lì… non avevo le bocce, avendole regalate la sera prima. Allora, alla prima partita un signore è andato k.o. per 12 a 0. Gli ho chiesto se mi prestava le sue, e… ho vinto. Se non ci fosse stato Enrico, avrei giocato la metà delle gare".

Sfogliando i vari articoli che le hanno dedicato, mi colpisce questa dichiarazione: "Serafino, tu non scendi in campo sicuro di te. Sei titubante nel gioco perché sei troppo trasandato nell’abbigliamento sportivo, e così i tuoi movimenti mancano di armonia. Non bastano la maglia ed i colori sociali, è tutta la persona che deve vestir bene. Ed è allora che avrai la sicurezza di te stesso, e sarai più scattante nel tiro e più ferreo nell’andare a punti". Sono parole di sua moglie!

"Mi ha fatto un bel complimento! (Intanto la moglie, in sottofondo: "Ho detto la verità!"). Io, come mi trovavo, andavo. Non stavo mica lì a pitturarmi la faccia per andare a giocare a bocce! Andavo spettinato, come ero tutti i giorni".

La vittoria che ricorda con più entusiasmo?

"Ce ne sono tante… forse una gara che è cominciata il sabato mattina, con 1200 coppie, a Milano: il 'Bardelli', una gara internazionale. Ero con Antonio Milanesi, di Bressana, e abbiamo vinto la gara dopo 11 partite, da sabato mattina fino a domenica pomeriggio. Ero stremato. Ma avevo il fisico. Se non hai il fisico non puoi andare avanti in una competizione così. Poi la voglia di vincere c'era…".

Il cimelio più prezioso che conserva dei suoi anni d'oro?

"Forse la medaglia che mi ha dato il Coni. Poi le lettere degli amici… ne ricevevo anche dall'America, mi chiedevano le bocce che adoperavo, di spedirgliele, addirittura. Gliele ho mandate".

Ha mai giocato all'estero?

"Sì, qualche volta, ma venivo a casa con il dispiacere. Una volta, in Austria, ci hanno messi a giocare sotto un cavalcavia… è un'altra cultura".

E in nazionale?

"Bassi mi ha convocato tre o quattro volte, ma per me era un problema. Io avevo un altro mestiere, non solo le bocce: facevo il commerciante di bestiame. Lavoravo in proprio. Magari un altro faceva lo spazzino e poteva prendere qualche giorno. Io avevo una stalla da mantenere, non potevo stare via più di tanto".

Non le è mai venuta la tentazione di smettere?

"Sì, è successo nell’82, quando ho vinto 50 gare con Suardi. Avevo dimostrato di essere il più bravo d'Italia e l'anno dopo non ho più voluto giocare. Volevo fare un po' i miei comodi. Oltre alle bocce ho un altro hobby: andare a ballare e divertirmi. Perciò, se giocavo tutti i fine settimana a bocce, addio ballo".

E come ha ripreso?

"Ho ricominciato perché tutti me lo chiedevano. Un giorno è arrivato a casa mia il signor Regalia da Busto Arsizio e mi ha convinto a tornare e a gareggiare nella sua squadra. Ho lasciato Suardi e sono andato da lui".

Quante gare fa, ora, in un anno?

"Due o tre, non di più. Vado dove mi invitano, perché vogliono ancora vedermi all'opera. Ma non riesco più a dare spettacolo come una volta. Prima davo al pubblico quello che mi chiedeva, adesso mi tiro dietro le gambe…".

Ha più pensato al ritiro?

"Gioco ancora perché la gente mi vuole vedere ancora. Mi chiamano e mi chiedono: 'Gatti gh’el ammò al mond?'. Ma ormai ho 82 anni, non posso più competere. Mi sento in forma, questo sì, ma questo ginocchio fa un po' tribolare… Farò la gara nazionale, qui, a Bressana, nel mese di settembre".

Le capita di incontrarsi con altre vecchie glorie per gare "amarcord"?

"Sì organizzano dei memorial, ogni tanto. Hanno fatto a Lodi tre anni fa, una bella gara, con tanti vecchi campioni, per ricordare il 'Cina', perché nelle bocce ci conosciamo per soprannomi. L'ho vinta io. Non so quanto potrà andare avanti questa cosa di fare dei memorial, delle gare a invito, insomma. Hanno un costo. Ci sono tanti giocatori che non si muovono se non gli paghi la benzina. Io non ho mai voluto niente".

Dopo di lei il movimento in Oltrepò non ha più espresso talenti di livello paragonabile al suo. Perché?

"Provano e poi scompaiono. Non hanno polso. Per vincere bisogna soffrire, e avere la grinta, in tutti i ruoli dello sport. Mi rincresce dirlo, però i giovani che giocano a bocce adesso sono dei rammolliti".

Secondo lei cosa ci vorrebbe per far tornare interesse nei confronti del movimento?

"Bisognerebbe abbassare le quote per le categorie inferiori. Così magari qualcuno partecipa con più amore. Se si abbassassero le quote a dieci euro giocherebbero di più e più volentieri. Sento in giro che è dura giocare adesso, anche venticinque euro sono troppi. E per le categorie inferiori non si prende niente di sponsorizzazione".

C’è qualcosa che cambierebbe nel mondo delle bocce attuale?

"Prima di tutto i regolamenti. I regolamenti sono sbagliati. Oggi, con il fondo in sintetico, giocano tutti bene. Con la terra, invece, la boccia 'sente' di più il giro, la puoi lavorare di più. La terra è più tecnica, fa vedere il vero giocatore. Ma chi comanda non capisce niente. Se vogliono imparare qualcosa devono guardare alla Svizzera. E all’U.B.I…".

Francesco Di Giovanni, geometra e libero professionista, in politica da oltre 20 anni nelle file di Forza Italia, è dal 1999 che, in veste prima di consigliere comunale e successivamente di assessore riveste un ruolo importante nella politica rivanazzanese. A lui il neo Sindaco Marco Poggi ha assegnato un assessorato con deleghe delicate per la gestione del Comune nonchè il ruolo di Presidente del consiglio comunale.

Di Giovanni lei ha deleghe che possiamo definire pesanti?

"Il ruolo che mi è stato assegnato in questo mandato non si differenzia molto da quello che ho già ricoperto nella giunta Ferrari. In particolare mi occuperò di arredo urbano, parchi e giardini, ciclo delle acque e dei rifiuti, servizi cimiteriali, ambiente ed ecologia e lavori pubblici".

Come sarà Rivanazzano tra 5 anni se riuscirà a portare a temine le opere che si è prefissato ?

"Le opere che intendo realizzare, unitamente al nostro gruppo, sono molte. Le cito le principali. Intanto nei primi sei mesi del 2018 partiremo in modo deciso con la raccolta differenziata, a tal proposito abbiamo già intrapreso un dialogo con l’azienda di raccolta, anche se a dire il vero la cosa era già stata avviata  a fine della scorsa legislatura.

Essendo ad inizio mandato abbiamo il tempo necessario per mettere in atto un programma di raccolta efficace, concordato con ASM, ed arrivare ad una percentuale ottimale di differenziata e soprattutto raggiungere le quote che la legge impone al 2020.

Oltre a proseguire con alcune manutenzioni straordinarie all’ interno dei cimiteri, mi piacerebbe realizzare un camminamento in pietra o autobloccanti nel cimitero del capoluogo. Altro punto su cui si lavorerà sarà l’adozione di un Piano Regolatore Cimiteriale necessario per regolamentare sia il cimitero di Nazzano che quello del capoluogo".

Non so se la segnaletica stradale è di sua competenza ma diverse sono le segnalazioni di cartelli vecchi e quasi illeggibili…

"Non è cosi e poi alcuni cartelli sono della provincia".

Cosa si sente di rispondere a chi stante la sua attività professionale, solleva l'eventuale conflitto di interessi, e come lo gestirà?

"Credo di aver dimostrato in questi cinque anni, qualora ce ne fosse bisogno, di saper separare  la mia attività amministrativa dal mio lavoro. L'importante è amministrare bene e nel rispetto delle norme, come personalmente credo di aver sempre fatto. Continuerò così...".

Le Regionali sono ormai alle porte, tra Barbieri e Ferrari chi vorrebbe candidato?

"Da rivanazzanese e da ex assessore della sua giunta non potrei che essere stracontento di una candidatura di Ferrari, anche alla luce del mio rapporto personale e politico con lui. è evidente che stavolta Forza Italia a Rivanazzano metterà i suoi voti ( che come abbiamo dimostrato alle scorse regionali non sono pochi) in mano ad una persona che rappresenti veramente il nostro territorio. Questa è la nostra vera battaglia che dobbiamo combattere: avere un candidato che ci rappresenti.

I nomi che ha fatto sono entrambi autorevoli e sarebbero ottimi candidati.  Barbieri perchè rappresenta la più importante città oltrepadana, Ferrari perchè ha dimostrato con i fatti di saper portare avanti con successo le ragioni della gente, cito ad esempio, ma non solo, la battaglia contro la pirolisi, per la ricostruzione del ponte di Salice e per la costruzione della green way, per cui dobbiamo stare uniti e cercare una rappresentanza vera di territorio".

Cosa ne pensa della possibilità da tanti auspicata di una fusione tra Rivanazzano Terme e Godiasco Salice Terme?

"I tempi non sono maturi.  Invece le condizioni attuali finalmente permetteranno ai due comuni di collaborare a trecentosessanta gradi".

Chiacchere da bar… dicono che lei rivendichi il fatto che la sua carica sia la più importante dopo quella del Sindaco. È una presa di distanza dal vice Sindaco Ferrari o è un mettere i chiaro fin da subito i ruoli?

"No. Nel modo più assoluto. Come potrei prendere le distanze dall’attuale vice sindaco che per 10 anni è stato uno dei migliori, se non il migliore, sindaci che Rivanazzano abbia mai avuto. A dimostrazione di quanto dico basti guardare le preferenze che i rivanazzanesi gli hanno dato. E comunque all’interno del nostro gruppo non vi è nessuna necessità di prendere delle distanze o di chiarire i ruoli con nessuno, tantomeno con Romano".

Paese ben amministrato, tanto da arrivare ad un'unica lista con dentro Lega e Partito Democratico, agli antipodi a livello politico nazionale, com'è che a Rivanazzano funziona tutto così bene qual è il segreto del successo?

"Credo che, come dicevo prima, il lavoro fatto negli ultimi dieci anni abbia dato i suoi frutti. La squadra capitanata da Romano Ferrari ha svolto un lavoro eccellente sia a livello politico che amministrativo. Se mi permette vorrei ringraziare i nostri dipendenti, persone di grande livello ed il nostro validissimo segretario comunale il Dottor Matarazzo che ci hanno consentito di ottenere i risultati raggiunti.

Detto questo, viste la composizione della nuova maggioranza, sono convinto che anche Marco Poggi riesca a continuare il lavoro fin qui svolto con gli stessi risultati".

Un grande, decisamente un grande, Antonio Razzi, il mitico senatore entrato in Parlamento con Di Pietro, poi approdato alla corte di Re Silvio per salvargli (momentaneamente) il trono all’epoca della rovinosa scissione finiana e reso familiare al grande pubblico dal genio comico di Maurizio Crozza, che ne ha fatto uno dei suoi personaggi preferiti. Ormai cult alcuni suoi intercalare come «te lo dico da amico» (ha rivelato di essersi rivolto così anche a Ciccio Kim, il feroce dittatore nordcoreano che va spesso a trovare) oppure «fatti li ca..i tua», sussurrato con aria complice ad un collega dipietrista che, per vendetta, ne aveva captato e diffuso fraudolentemente la risposta alla domanda sul perché avesse deciso di passare armi e bagagli al centrodestra. Poco aduso ai tranelli della politica, diede prova di drammatico candore rispondendo: «Caro amico, io devo pensare a me e alla mia famiglia. Se sbaracchiamo, addio vitalizio». Da allora, e complice il fatto di aver percorso l’aula di Montecitorio procedendo da sinistra verso destra e non al contrario, è diventato uno dei volti del decadimento della politica fino ad assurgere – lui, italiano all’estero con un passato di emigrante in Svizzera, – a simbolo dell’odiata casta parlamentare. Ma non per questo se n’è risentito. Anzi, come gli ha riconosciuto la scrittrice Dacia Maraini in un confronto a distanza animato da David Parenzo e postato in un video online dal Corriere della Sera, il suo vero punto forte è «la bonomia, la sua capacità di non aggredire e di non insultare mai l’interlocutore». E, da vero gentiluomo abruzzese, Razzi ha ricambiato definendo la Maraini «grandissima scrittrice» pur ammettendo di non averne mai letto un libro «per mancanza di tempo». Il punto debole, invece, restano i congiuntivi («Magari saprei scrivere come la Maraini», ha detto a un certo punto). «Questa è una guerra che non vincerà mai», ha maramaldeggiato Parenzo. Ma Razzi non si è minimamente scomposto: «È vero, ma questo è il mio italiano. Voi oggi parlate la lingua di Dante, se io nascevo prima di Dante, parlavate la lingua di Razzi». Sublime. Razzi for ever. Almeno è vero.

Follia. Sapevate che esiste l’istigazione al furto della propria auto? Una donna di Padova ha denunciato la sua situazione ai limiti dell’assurdo. Ha lasciato parcheggiato il veicolo in strada senza chiudere la portiera: stava andando a trovare suo figlio. Quando ha fatto ritorno e si è apprestata a salire in macchina, però, si è ritrovata con una multa sul parabrezza. Motivo? Istigazione a delinquere. La storia è stata  raccontata a Dalla vostra parte su Rete4. La signora ha pagato subito la contravvenzione, ma in tv ha posto il problema: “E se la centralina della serratura fosse stata forzata e malfunzionante? Un vigile non può aprire la portiera della mia macchina”. Tutto legittimo secondo logica, eppure nessuna spiegazione è valida, un vigile non è tenuto a tenere conto di nessuna circostanza attenuante.

Molti non ne sono a conoscenza e il Codice della Strada non perdona: la forbice della sanzione arriva fino a 168 euro. Ecco cosa recita in proposito il comma 4 dell’art. 158: “Durante la sosta e la fermata il conducente deve adottare le opportune cautele atte a evitare incidenti ed impedire l’uso del veicolo senza il suo consenso.” Che cosa significa? In pratica lasciando il nostro veicolo con il vetro aperto o la portiera non chiusa a chiave saremmo colpevoli di incoraggiare il furto della nostra automobile, o l’utilizzo della stessa da parte di estranei o malintenzionati. Quando parcheggiamo dobbiamo quindi assicurarci di lasciare il mezzo in condizioni di sicurezza. Questa norma appare sicuramente sorprendente, ma è la “dura” verità. L’importo della multa non è esagerato, 28,70 euro, ma comunque la donna ha richiesto spiegazioni al vigile che era presente vicino a dove si trovava. Il vigile ha risposto: “Signora, quel che lei ha commesso si chiama istigazione a delinquere”. Si tratta probabilmente di una di quelle norme desuete del Codice della Strada che nessuno si prende più la briga di applicare o modificare. Di questo passo arriveremo a multare i proprietari delle auto e a usare il guanti bianchi con i ladri

Il vino biologico triplica i vigneti. In Lombardia, spiega la Coldiretti regionale, le superfici dedicate ai vigneti "organic" sono salite a 2.570 ettari, quasi tre volte in più rispetto a quelle di dieci anni fa, con un'incidenza del 15% sul totale delle aree dedicate alle produzioni di alta qualità DOCG, DOC e IGT pari a oltre 17mila ettari. I vigneti bio o in conversione al bio sono concentrati per il 61% in provincia di Brescia con 1.581 ettari, per il 32% in provincia di Pavia con 829 ettari e il resto fra Bergamo (71 ettari), Mantova (43 ettari), Sondrio (26 ettari), Lecco (11 ettari) e Milano (10 ettari).

"Il vino bio - spiega la Coldiretti Lombardia - è un settore in espansione che si integra bene con le produzioni di eccellenza della regione: dalle bollicine della Franciacorta al Lugana, dalla Valtellina all'Oltrepo Pavese, dal San Colombano ai vigneti mantovani, è un piccola potenza enologica. Il settore del vino in Lombardia coinvolge oltre tremila imprese e più di novemila addetti, ai quali vanno aggiunti quelli che lavorano nell'indotto e gli stagionali, con una produzione di circa 180 milioni di bottiglie potenziali all'anno. Mentre a livello nazionale dalle uve italiane si dovrebbero ricavare poco più di 40 milioni di ettolitri, con una riduzione di circa il 26% rispetto all'anno scorso".

Fra i produttori bio lombardi, a La Valletta Brianza, in provincia di Lecco, c'è Claudia Crippa, 41 anni, che da oltre 20 anni coltiva 11 ettari a vigneto bio: "Produciamo sia bianchi che rossi, fermi, dal riesling al Merlot, per un totale di 45mila bottiglie. Il 10% circa lo esportiamo negli Stati Uniti e in Belgio, poi vendiamo anche in agriturismo e, per la maggior parte, nelle enoteche". Mentre Enrico Cordini, titolare dell'omonima azienda vitivinicola di Zenevredo, sulle colline dell'Oltrepò Pavese, spiega: "Abbiamo iniziato qualche anno fa a seguire il metodo di coltivazione biologico e da due anni siamo certificati. Oggi coltiviamo 5 ettari di vigneto bio, producendo circa 10mila bottiglie all'anno di Pinot Nero vinificato in bianco e di Bonarda".

Con oltre 103mila ettari coltivati a livello nazionale - sottolinea la Coldiretti - l'Italia conquista la leadership mondiale per incidenza delle vigne biologiche sul totale per effetto di una crescita spinta dall'aumento della domanda con le vendite che in Italia sono state pari a 275 milioni di euro (+34%) e le esportazioni che hanno raggiunto i 192 milioni di euro (+ 40%) nel 2016, secondo Nomisma.

Una vendemmia scarsa, mediamente in calo del 26,1% lungo i filari di tutta la Penisola, e complessa nella gestione in cantina. Quest'anno fare il vino non sarà un gioco da ragazzi ma ''nonostante il calo produttivo, con previsioni di raccolta poco al di sopra sopra i 40 milioni di ettolitri, l'Italia conferma il primato produttivo mondiale del nostro Paese davanti a competitor del calibro di Spagna (38,4 mln) e Francia (37,2 mln)''. E' il quadro della campagna vinicola - elaborato da Unione Italiana Vini e Ismea per l ' Osservatorio del Vino, ed illustrato, presso la sede del Mipaaf, da Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini (Uiv).

''La flessione produttiva - ha detto il neo presidente Uiv - ci sprona a lavorare con maggior decisione per incrementare il valore del prodotto e delle nostre esportazioni. I primi mesi del 2017 - precisa Ernesto Abbona - segnano un recupero del prezzo medio a litro che, però , ancora non basta: dobbiamo cogliere il trend di ripresa di questi mesi (+6,4% in valore) per migliorarlo ulteriormente, anche per rispondere in maniera adeguata al generale aumento dei prezzi dei vini all'origine registrato nelle diverse aree del paese, che aiuta a stabilizzare la sostenibilità economica di tutti gli anelli della filiera . È chiaramente presto per fare proclami, ma mantenendo questo ritmo di crescita a fine anno si potrebbe arrivare alla soglia dei 6 miliardi di euro per un volume superiori ai 21 milioni di ettolitri''

Sono 0.50 per il primo campionatore e 0.44 per il secondo i picogrammi equivalenti per metro cubo (pgTeq/m3) i livelli di concentrazione in aria di diossine e furani (PCCD-DF).  La concentrazione di benzoapirene è inferiore a 0.33 e 0.66 ng/m3.

Questi i risultati - divulgati oggi, 9 settembre 2017 - delle misurazioni effettuate da Arpa Lombardia attraverso i primi due campionatori ad alto volume, installati durante le fasi inziali dell'incendio divampato il 5 settembre scorso all'interno della ditta Eredi Bertè a Mortara. 

Il campione di via Bossi Gregotti copre la fascia temporale che va da mezzogiorno del 6 settembre alle 11 del 7 settembre, mentre quello di via  Andrea De Contiano va dalla mezzanotte del 6 al mezzogiorno del 7.

Le concentrazioni di PCDD-DF sono lievemente superiori al valore di 0.3 pgTEQ/m3 per esposizioni prolungate nel tempo, oltre il quale l'OMS suggerisce di indagare la presenza di sorgenti da porre sotto controllo.

"I valori rilevati sono in linea con le attese e comunque più bassi di quanto già rilevato, anche recentemente, in incendi analoghi. – spiega Bruno Simini, presidente dell'Agenzia – Inoltre, con lo spegnimento dell'incendio e grazie alle condizioni meteo favorevoli previste per i prossimi giorni, è presumibile il totale abbattimento delle emissioni."

Per quanto riguarda gli idrocarburi aromatici policiclici (IPA), la normativa prevede un limite sulla concentrazione media annuale, pari a 1 ng/m3, per il solo benzo(a)pirene, (B(a)P).

Nelle valutazioni che seguiranno, a carico delle Autorità Sanitarie competenti, peraltro già informate, verrà di conseguenza tenuto conto anche della durata limitata del tempo dell'esposizione, dato che i riferimenti scientifici e normativi considerano che il rischio, per questi inquinanti, è di tipo cumulativo.

Anche la misura e valutazione dell'eventuale impatto degli inquinanti su matrici alimentari, verranno svolte, se ritenuto necessario, dalle Autorità Sanitarie.

I tecnici di Arpa sono stati presenti sul luogo senza soluzione di continuità, garantendo il presidio della matrice ambientale.

Intanto, continua il monitoraggio della qualità dell'aria attraverso la verifica degli inquinanti convenzionali rilevati dalle stazioni fisse di Mortara, Vigevano e Parona, che mostrano andamenti tipici della variabilità stagionale con valori assoluti ben al di sotto dei rispettivi limiti di legge.

Riguardo ai microinquinanti, nei prossimi giorni verranno comunicati i dati rilevati dai due campionatori ad alto volume posizionati a Mortara e da quello in piazza Libertà a Olevano Lomellina, che restano attivi.

Da stasera è prevista pioggia con rinforzo dei venti che favoriranno la dispersione degli inquinanti.

Con l'obiettivo di ridurre il numero delle vittime della strada e degli incidenti stradali, partirà lunedì prossimo, 11 settembre, in tutti i Paesi dell'Unione Europea una campagna straordinaria di controlli sul corretto utilizzo delle cinture di sicurezza. Durerà una settimana, fino al 17 settembre, ed è promossa da un network europeo di cooperazione tra Polizie Stradali. In Italia la Polizia Stradale ha predisposto specifici controlli sull'intero territorio nazionale, in particolar modo sulle arterie autostradali e di grande comunicazione.

Le autorità della Florida hanno chiesto ad altri 700mila residenti di lasciare lo Stato prima dell'arrivo dell'uragano Irma. Sono in tutto circa sette milioni le persone interessate dagli ordini di evacuazione emessi in più Stati.
    Secondo il National Hurricane Center, Irma continua a virare verso ovest nel suo tragitto ed è alta adesso la probabilità che nel suo 'occhio' finirà la citta' di Tampa e la zona di Tampa Bay, anche se restano altissimi i rischi per Miami. Sara' infatti con tutta probabilità la parte occidentale della Florida a subire le conseguenze peggiori del passaggio dell'uragano.

Uno dei due carabinieri indagati per la violenza sessuale nei confronti di due ragazze Usa a Firenze si sarebbe presentato spontaneamente in procura, accompagnato dal suo legale, e secondo indiscrezioni avrebbe parlato di un rapporto sessuale consenziente con una delle due giovani statunitensi.

 

Intanto sono legati agli accertamenti sulle tracce biologiche trovate nel palazzo di Firenze - dove due ragazze statunitensi hanno denunciato alla polizia di essere state violentate da due carabinieri - gli sviluppi dell'inchiesta della procura per accertare le responsabilità. Esami in queste ore sul materiale trovato nell'androne nel palazzo del centro storico dove vivono le due giovani, e su oggetti sequestrati nell'appartamento e sugli abiti delle due studentesse.

 

Stando al racconto delle due ragazze, i due militari, che avrebbero anni di esperienza alle spalle, sarebbero intervenuti insieme ad altre pattuglie per disordini in una discoteca nei pressi del piazzale Michelangelo. Qui avrebbero incontrato le ragazze. Le avrebbero fatte salite sull'auto di servizio offrendosi di accompagnarle a casa. Ci sarebbero anche alcuni testimoni, che affermano di averle viste salire sulla gazzella dei carabinieri. L'auto è poi partita - erano da poco passate le tre del mattino - dirigendosi verso il centro di Firenze, raggiungendo l'abitazione dove le due studentesse vivono in affitto, poco lontano da via Tornabuoni.

 

Gli spostamenti della gazzella dei carabinieri sarebbero stati confermati dalle immagini di alcune telecamere cittadine. Due in particolare, che avrebbero registrato l'avvicinamento dell'auto e la sua uscita dalla zona in circa 20 minuti. Una volta arrivati, parcheggiata la vettura, uno dei carabinieri avrebbe abusato di una delle due ragazze nell'androne del palazzo e l'altro della seconda nella cabina dell'ascensore. Tracce biologiche compatibili con un rapporto sessuale sarebbero state trovate dai poliziotti della scientifica nell'androne fino all'appartamento delle due ragazze. E gli esami eseguiti all'ospedale confermerebbero che le due ventenni hanno avuto rapporti sessuali. Resta da accertare se i rapporti siano riconducibili alle violenze di cui dicono di essere state vittime.

 

Decisivo a questo riguardo potrebbe rivelarsi l'esame del Dna: la scientifica avrebbe infatti repertato, ai fini del confronto, alcune tracce biologiche trovate sugli abiti che le ragazze indossavano al momento della presunta violenza. Sulla vicenda è intervenuto il dipartimento di Stato Usa, che ha spiegato di "prendere queste accuse molto seriamente". Il console generale Usa a Firenze, Beniamin Wohlauer, si è recato in questura, dove ha avuto in colloquio di circa un'ora col questore Alberto Intini, e presso il comando provinciale dei carabinieri. I carabinieri hanno garantito al console "massima trasparenza, rigore e sforzo per arrivare alla verità".

giift

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