Martedì, 21 Novembre 2017
Articoli filtrati per data: Mercoledì, 06 Settembre 2017

Piergiorgio Maggi, sindaco stradellino, fa il punto sulla recente vicenda della lite tra giovani sfociata in omicidio, che ha scosso l'intera città.

Sindaco partiamo da un fatto di cronaca che ha lasciato tutti sgomenti e senza parole.

"Non ho molto da dire sul singolo episodio, ma posso dire quello che il nostro comune fa per la prevenzione. Di sicuro è stato un evento devastante ma che purtroppo può succedere ovunque. Dopo quello successo qui, ne sono successi nei giorni successivi anche a Garlasco e Milano, per esempio. Certo ci si augura sempre che non accadano ‘a casa propria’.

Il problema è che qualcuno anche su questo episodio ha voluto, come sempre, far polemica. Non ci si ferma neanche davanti a queste situazioni. Io ho ritenuto all’inizio di stare zitto, per rispetto del dolore delle famiglie coinvolte. Ma questo non vuol dire che non pensiamo alla cosa".

A chi polemizza sul fatto che l'amministrazione non faccia nulla per i giovani cosa risponde?

"Sono almeno quindici anni che il comune di Stradella sta lavorando insieme alle scuole, ai carabinieri, alle agenzie sociali del territorio per fare un programma di prevenzione nelle scuole. Una prevenzione da ogni forma di dipendenza, quindi non solo quella dalle sostanze, ma anche quella dal gioco, dagli eccessi da social e molto altro.

Noi stiamo lavorando molto sui giovani e con i giovani. E contiamo di proseguire su questa strada.

Abbiamo recentemente fatto una convenzione con l'Oratorio, che gestisce per conto nostro una serie di situazioni di giovani con qualche problema e fa un ottimo lavoro. Non a tutti questa cosa piace, lo so… ma non si può pensare che il comune pensi a tutto.

Mi arrabbio quando su cose scontate sul sociale si vuole fare sempre polemica".

La presenza di un oratorio funzionante è sicuramente  un valore aggiunto per la città...

"Tante persone non conoscono la realtà dell'Oratorio, non sanno quello che fa la parrocchia per tanti giovani. Gestiscono un sacco di bambini e di ragazzi che magari non avrebbero neanche la possibilità di fare l’estate insieme: tutti gli anni mi invitano al loro Grest, sia all’inizio delle attività che alla fine, e mi piace poter parlare soprattutto con gli educatori che sono ragazzi giovani ma molto bravi. So che è brutto da dire ma certa gioventù che fa dell’alcol il suo mito dovrebbe imparare da questi educatori.

Bisogna avere occhio per guardare queste cose e non criticare per il gusto di farlo!

Quindi, per concludere questa domanda, per quanto riguarda i giovani, non si può dire che non ci sia attenzione per le loro problematiche. Noi stiamo facendo tanto, da tanti anni e continueremo a farlo sempre di più. Però ognuno deve fare la propria parte, non possiamo essere solo noi a fare da agenzia per loro".

Cambiamo decisamente argomento: si è parlato in questo ultimo periodo di degrado della città. Parecchi cittadini hanno espresso il loro commento. Lei cosa si sente di dire in proposito?

"Io lo chiamo presunto degrado. Detto questo, inviterei, senza polemica, i miei concittadini a girare per le città della provincia di Pavia, per vedere il livello di ordine e pulizia che c'è dalle altre parti…poi ne parliamo.

Ma è possibile che quando ‘esco’ da Stradella incontro sempre persone che mi parlano della nostra città con entusiasmo e invece diversi stradellini ne parlano male? Queste cose francamente non riesco a capirle.

Ci può essere qualche problema di manutenzione, è ovvio… ma voler palare di degrado mi sembra troppo e mi sembra di voler iniziare la campagna elettorale con due anni di anticipo.

Tutto è migliorabile ma la gente deve sapere che a monte di certi ritardi ci sono motivazioni: se ci sono buche, se ci sono cose che non vanno non è che non ce ne accorgiamo… ma i problemi sono le risorse, che sono sempre poche, e la burocrazia che è veramente lunga. In più ci sono ritardi tecnici dovuti alle procedure che sono difficili da far capire alle persone: per citare un esempio, abbiamo perso circa un anno per quattro cambi di ragione sociale di chi ha vinto l’appalto per rifare tutta l’illuminazione della città".

Il consigliere di minoranza Ettore Brandolini ha auspicato una fusione di comuni Stradella-Broni. è d'accordo?

"Io non voglio polemizzare con nessuno, tantomeno con lui che è un amico. Però dico una cosa: nella provincia di Pavia ci sono circa 178 comuni, Stradella in ordine di abitanti è il quinto comune e Broni il sesto. E gli altri comuni? Ci rendiamo conto? Se si è letta attentamente la stampa, hanno fatto recentemente una statistica dove il comune ideale è composto da circa cinquemila/seimila abitanti. Noi da soli ne abbiamo quasi dodicimila! Senza voler essere arroganti, dico che Stradella sta bene così com’è, sono altri i comuni che devono magari pensare a una fusione, sempre nel rispetto dell’identità.

Perché qui si va a toccare un tasto importante, di grandissima sensibilità. Io conosco bene i miei colleghi sindaci di comuni più piccoli: loro e le loro popolazioni sono fortemente ancorati alla loro identità comunale. Quindi, più che una fusione, si dovrebbe pensare a una sorta di aggregazione per fare servizi in scala, per diminuire i costi e così via.

Anche in questo caso, parlare tanto per... non va bene. Mi sembra una provocazione e basta".

È recente la notizia della proposta del deputato Pd Fiano di una nuova legge contro l'apologia di fascismo. Il provvedimento ha subito attirato le polemiche e in difesa di Fiano si è schierata anche la presidente della Camera Laura Boldrini aggiungendo a ciò che è un tema caldo affermazioni che hanno creato conseguenze sconcertanti nell'opinione pubblica: ha fatto capire che, se fosse lei a decidere, passerebbe alla distruzione fisica degli edifici e dei simboli del Ventennio fascista. Poca rilevanza ha avuto la sua successiva retromarcia di pensiero. Questa premessa va fatta se si vogliono capire le motivazioni vere delle reazioni che ha generato il pensiero della Boldrini: non parlo dei fischi della curva da stadio, ma di ciò che, da Gregotti a Sgarbi, ha suscitato nella cultura architettonica.

Eliminare opere fasciste non significherebbe solo abbattere un obelisco o una scritta DUX, ma distruggere opere pubbliche di cui godiamo ancora adesso: un gesto di follia assoluta. Non si discute quello che per molti può essere stato un periodo di oppressione e di guerre, ma si ricorda che nel Ventennio furono messi in atto grandiosi interventi architettonici ed ingegneristici di carattere pubblico. Non andiamo nel dettaglio della storia dell'architettura privata che non è stata da meno. Mi piacerebbe scrivere molto sull'ipotetico abbattimento dell'EUR a Roma con la ruspa "salviniana" guidata dalla Boldrini, ma non sarebbe corretta questa sede. L'intento è, senza guardare fascismo o comunismo o idee politiche o avvenimenti storici, di capire solo alcuni interventi architettonici del Ventennio che nel nostro territorio hanno, oltre a un valore storico, attuale utilizzo. Volendo si può.

A Voghera la Casa del Fascio, ora sede dell'Ufficio delle Entrate fu edificata su progetto dell'ingegnere vogherese Eugenio Mollino tra il 1934 ed il 1937. Che cosa erano le Case de Fascio?  Con Casa del Fascio, casa Littoria o casa del Littorio, si intendono gli edifici che erano sedi locali, dislocate nei comuni d'Italia, del Partito Nazionale Fascista. Nei centri urbani importanti presero la denominazione di palazzo del Littorio o palazzo Littorio. Moltissimi furono creati ex novo da architetti del movimento razionalista tra i quali Adalberto Libera, Saverio Muratori, Ludovico Quaroni, Giuseppe Samonà e Giuseppe Terragni: questo a significare che, nonostante non rispondesse alle idee di monumentalismo architettonico, anche il razionalismo ebbe il suo libero spazio durante il Fascismo. Anche a Voghera fu costruita una Casa del Fascio. Fu eretta in via Ricotti, zona in cui furono rase al suolo la Cooperativa Ferrovieri e un convento fatiscente e, nonostante modifiche che negli anni successivi ne cambiarono completamente la proporzione geometrica alzando la parte laterale di un piano e triplicando le finestre, ancora oggi si presenta come una struttura solida pur avendo subito interventi di ampliamento non adeguati.

Seguendo i portici di via Ricotti incontriamo un altro edifico dell'epoca: L'Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato oggi intitolato a Carlo Calvi, fondato nel 1933 da Davide Luigi Quaroni e che costituisce, ormai da più di ottant'anni, un punto di riferimento della formazione professionale in Oltrepò nei vari indirizzi di studio. All'inaugurazione era presente re Vittorio Emanuele III. Nella scuola sono presenti ancora manufatti (gessi, calchi, studi e altro) realizzati dagli studenti della scuola negli anni '30, quando l'istituto (appena costruito dove prima sorgeva il convento dedicato a Santa Caterina) era ancora denominato "Regia Opera Vittorio Emanuele III in onore ai Caduti per la Patria" e in cui si tenevano corsi di restauro, decoro e belle arti in genere: l’Istituto Professionale fu strutturato per offrire agli studenti un insegnamento teorico e grafico, accanto all’addestramento manuale, attraverso laboratori con utensili e macchine.

Due edifici diversi. L'Istituto Calvi si presenta ancora  come frutto dell’architettura fascista monumentale; si mirava alla costruzione di edifici spettacolari che dovevano stupire sia per la loro grandezza sia per l'uso del marmo e di simboli a ricordo dell'Impero Romano: le due aquile poste sulle colonne di ingresso ne sono lo specchio. Nella storia romana antica l'aquila rappresenta il simbolo del potere di Roma, dell'imperatore e dell'impero: dopo la caduta dell'impero romano, l'aquila venne utilizzata da tutti i più grandi sovrani della storia che sognavano di ripercorrere le gesta degli antichi imperatori e di raggiungere la grandezza dell'impero romano.

La Casa del Fascio, ivece, è successiva e rispecchia quell'architettura razionalista che vedeva nella solidità e nella geometria rigorosa sua massima espressione: questo filone era usato infatti più a scopo propagandistico: gli edifici erano freddi, statici e senza decorazioni perchè il regime doveva essere portatore di solidità, ordine e rigore. A qualsiasi periodo stilistico appartenesse l'architettura fascista ha sempre risposto a questo cardine: l'edificio pensato per la funzione a cui è destinato, senza fronzoli e abbellimenti inutili. La funzionalità dell’architettura fascista è presente sia nelle opere monumentali che in quelle razionaliste. Ancora oggi facciamo pieno uso delle strutture forti e imponenti di quell’epoca: molte piangono un forte restauro, ma tengono invidiabile solidità nonostante il passare degli anni.

La storia dell'architettura non va cancellata perché fa parte del nostro patrimonio, a prescindere dagli eventi storico-politici. Sono il frutto eccellente di lavori di anni, di studi di professionisti, di materiale di pregio che oggi in questo Stato sembra venire a mancare sempre di più. Fare ciò sarebbe come bruciare i libri, gesto così tanto criticato alle censure fasciste. Basterebbe, forse, avere solo più cultura del Tutto.

Ha scoperto i ladri che stavano rubando dalla cassetta delle elemosine e li ha costretti alla fuga. Il sacerdote non si è limitato solo a questo: li ha pure fotografati e ha pubblicato le foto sul suo profilo Facebook per avvertire i suoi concittadini. Era sabato pomeriggio, quando don Ernesto Mariconti, 50 anni, parroco della chiesa di Camisano, ha visto i due uomini che armeggiavano in chiesa, ha capito subito le loro intenzioni. Ha chiesto cosa stessero facendo, ma i due sono scappati a mani vuote. Per nulla spaventato, don Ernesto ha inseguito i due ladri per strada, e con grande  velocità ha preso il telefonino e li ha immortalati mentre fuggivano riuscendo così a fornire un identikit utile per la denuncia. Infatti don Ernesto ha dato agli investigatori una descrizione accurata della coppia e dell’auto usata per la fuga. Non solo, èandato anche oltre: ha deciso di pubblicare le immagini di malviventi sul web per cercare di rintracciarli. “Attenzione”, ha scritto don Ernesto sulla sua bacheca Facebook: «Ci sono due ladruncoli con una macchina bianca (ho preso la targa). Li ho fatti appena scappare dalla chiesa sono sui 40 anni, un metro e 70, uno con i baffi carnagione olivastra».

Microplastiche nell’acqua potabile, nei nostri rubinetti, nelle nostre case, tutti i giorni. Un nemico invisibile che qualcuno ha scoperto solo ora. Il fenomeno è stato rilevato a livello globale grazie a una ricerca realizzata da Orb Media e condivisa in esclusiva con il Guardian, in collaborazione con studiosi della State University of New York. I ricercatori hanno analizzato 159 campioni di acqua potabile raccolta in varie città di tutto mondo. Esaminate anche le acque della sede del Congresso Usa e della Trump Tower a Ny. Ebbene, il record di acque potabili contaminate da microplastiche spetta proprio agli Stati Uniti, dove la percentuale di fibre dai rubinetti tocca il 94%. Seguono Libano e India.

In Europa, in particolare in Regno Unito, Germania e Francia, i tassi sono più bassi; ma comunque i residui di plastica sono stati rilevati nel 72% dei casi. I risultati mostrano che la contaminazione da microplastiche è però ubiquitaria. ei 33 campioni d’acqua prelevati in varie città degli Stati Uniti, il 94 per cento è risultato positivo alla presenza di fibre di plastica, la stessa media dei campioni raccolti a Beirut, la capitale del Libano. Fra le altre città prese in esame, figurano Nuova Delhi in India (82 per cento), Kampala in Uganda (81 per cento), Giacarta in Indonesia (76 per cento), Quito in Ecuador (75 per cento) e varie città dell’Europa (72 per cento).

“Abbiamo abbastanza dati per guardare alla vita selvatica, e l’impatto che” questo fenomeno “sta avendo sulla fauna è preoccupante”, conclude Sherri Mason, esperta di microplastiche che ha supervisionato l’analisi. “Se sta avendo questo impatto sulla fauna, come possiamo pensare che non stia avendo un qualche impatto su di noi?”.

Arrivano da quasi tutto il Paese, 19 regioni per l’esattezza. Ambiscono alle professioni più disparate, dalla biologa all’archeologa, dall’avvocato alla critica cinematografica. Sono belle, diverse praticano sport o hanno praticato danza, nessuna è mamma o moglie. Sono le 30 finaliste della 78esima edizione di Miss Italia che andrà in onda da Jesolo, su La7, il 9 settembre. Le ragazze, la più grande ha 26 anni e la più piccola 18, vivono tutte in famiglia e in poche dicono di volerne costruire una propria. Vogliono prima realizzarsi professionalmente.

Sono in maggioranza more, qualche bionda e nessuna rossa. Occhi castani, verdi, azzurri e neri, ce n’è per tutti i gusti. Tre sono di origini straniere, una di loro è stata adottata all’età di 3 anni da genitori campani. Altre 3 sono curvy.

Questa edizione di Miss Italia segue infatti il principio della ‘democrazia delle taglie‘, fortemente voluto da Patrizia Mirigliani, figlia dello storico fondatore del concorso. “Lasciamo libere le ragazze di gestire la loro bellezza come pare a loro – ha detto Patrizia Mirigliani – anche partecipando ad un concorso, se è questo che vogliono fare. La bellezza è ancora un traino per questo paese, per poterci rimanere e per crederci”.

A presentare lo show sarà il confermato Francesco Facchinetti, per la seconda volta in scena con le bellezze italiane, mentre le votazioni saranno di fatto assegnate per metà dal pubblico da casa, attraverso il meccanismo del televoto, e per metà da una giuria artistica composta da Christian De Sica, Gabriel Garko, Nino Frassica, Manuela Arcuri e Francesca Chillemi (Miss Italia 2003).

A gennaio scatta l'unificazione dell'età per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne con l'aumento di un anno per le dipendenti private e il passaggio a 66 anni e sette mesi. L'età per l'accesso alla pensione di vecchiaia sarà la più alta in Europa e il divario si accrescerà nei prossimi anni con l'adeguamento dell'età di vecchiaia all'aspettativa di vita e il passaggio atteso a 67 anni nel 2019. In Germania è previsto il passaggio a 67 anni per l'uscita nel 2030, in Francia dopo il 2022 e nel Regno Unito nel 2028.

 Costretto a mangiare escrementi, a ubriacarsi, ad appartarsi con una prostituta e a subire atti sessuali con un ombrello: sono alcuni degli episodi di bullismo denunciati da un adolescente, e che ora sono al vaglio del tribunale di Torino in un processo che vede altri due giovani imputati di stalking, violenze e lesioni.
    La storia risale al periodo tra il febbraio del 2013 e il settembre del 2014. La presunta vittima, all'epoca, aveva 16 anni e frequentava una scuola professionale in provincia insieme ai due imputati di qualche anno più grandi. I tre erano amici ma, ad un certo punto, il più piccolo - secondo l'accusa del pm Dionigi Tibone - avrebbe cominciato a essere preso di mira e a subire delle angherie. Una sera, fra l'altro, venne portato in una strada per avere un rapporto sessuale con una prostituta alla loro presenza.
    "Non è mai successo niente di tutto questo", sostengono i due imputati. Oggi in aula è stato interrogato un quarto giovane, che ha detto di non essersi mai accorto di nulla.

Un taglio drastico alle slot machine, a cominciare dai generalisti secondari e dai bar e tabacchi, per arrivare, in tre anni, alla riduzione delle attività nelle quali si scommette e si gioca. E' questo il manifesto della lotta al gioco d'azzardo che il governo ha delineato e che sembra completare quanto stabilito dal decreto attuativo pubblicato qualche giorno fa sulla Gazzetta Ufficiale, che impone la riduzione del 35% delle macchinette disseminate nello Stivale.

Il decreto, approvato nella manovra di aprile, prevede la riduzione delle slot, che dovranno passare dalle attuali 400mila a circa 265mila, con un taglio di circa 135mila unità e avverrà in due step: il 15% entro la fine di quest'anno, mentre il restante 19% entro il 30 aprile 2018. Ma la stretta sul gioco d'azzardo non si ferma qui e porta la firma del sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta, che domani, in vista della Conferenza Stato Regioni, intende proporre anche il dimezzamento in tre anni degli attuali 98mila punti di gioco.

"L'insieme della riforma è un primo tassello - ha detto ieri Baretta a margine della tavola rotonda 'Istituzioni e azzardo in Italia' tenutasi a Milano - ma il riordino rappresenta, tuttavia, un'importante inversione di tendenza da parte del Governo, che deve essere consolidata perché non resti fragile".

Il dimezzamento dei punti gioco, ha spiegato Baretta, "ridurrà la pressione sul territorio". Inoltre, ha aggiunto il sottosegretario, rivolgendosi a regioni e comuni, "è preferibile realizzate una dislocazione equilibrata che non porti a concentrazioni nelle periferie urbane". "Mi auspico che giovedì, in sede di Conferenza unificata, si raggiunga un accordo - ha concluso Baretta -. Solo così saremo in grado di occuparci di altre criticità che restano aperte. A partire dal divieto di pubblicità".

I punti vendita oggi abilitati all'installazione delle macchine (non tutti necessariamente ne detengono attualmente) sono circa 100mila. Si tratta, nello specifico, di circa 56mila bar e oltre 13mila tabacchi. Per non parlare delle 29.600 sale e punti gioco, di cui 8mila esercizi generalisti secondati, 2.800 sale di videolottery, 200 sale Bingo 5mila sale giochi, 5.600 negozi e 8mila corner.

A regime, si legge nella proposta, sul territorio nazionale saranno presenti un massimo di 18mila sale, comprensive di quelle attualmente esistenti, e un numero massimo di 30/35mila esercizi che saranno in grado di ottenere la certificazione per la vendita di gioco pubblico.

Il tasso di penetrazione della telefonia mobile ha raggiunto nel secondo trimestre 2017 quota 103%: ciò significa che nel mondo ci sono più Sim che persone, per un totale di 7,7 miliardi di sottoscrizioni alla telefonia mobile (+92 milioni nel secondo trimestre 2017), con una crescita di circa il 6% anno su anno. E' quanto emerge dal nuovo aggiornamento del 'Mobility Report' di Ericsson.

Questo incremento è trainato in primis dalla Cina, con 19 milioni di nuovi abbonamenti, seguita dall’India (+17 milioni), dall’Indonesia (+7 milioni) e dal Ghana (+4 milioni).

Gli utenti ai servizi mobile hanno invece toccato quota 5,3 miliardi. La differenza tra il numero totale delle sottoscrizioni (7,7 miliardi) e quello degli abbonati unici è dovuta al fatto che alcuni clienti, per vantaggi legati a specifici servizi o per il possesso di più di un dispositivo, hanno più di una Sim attiva.

Il traffico dati da dispositivi mobili è aumentato del 67% nell’ultimo anno (tra il secondo trimestre 2016 e il secondo trimestre 2017) e del 10% tra il primo e secondo trimestre 2017. Questo incremento è collegato al rapido aumento del numero degli abbonamenti alla banda larga mobile, così come al continuo aumento del volume medio di dati per sottoscrizione, trainato da video e social network, sottolinea il report che rileva anche una continua forte crescita negli abbonamenti smartphone a livello globale.

Nel secondo trimestre 2017 sono stati venduti circa 370 milioni di smartphone, equivalenti a circa l’80% del totale dei cellulari venduti nel trimestre (contro il 20% di vecchi cellulari che non si possono collegare a Internet), rispetto al 75% del quarto trimestre 2015. Sul totale delle sottoscrizioni ai telefoni cellulari, il 56% è associato a smartphone, il che apre ulteriori possibilità di crescita nel futuro.

Gli abbonamenti Lte/4G hanno raggiunto quota 2,4 miliardi, di cui 260 milioni nel solo secondo trimestre 2017, mentre le sottoscrizioni al 3G hanno registrato un incremento di circa 30 milioni.

In generale, gli abbonamenti alla banda larga mobile sono in costante crescita, registrando un aumento di 260 milioni nel secondo trimestre 2017, pari al 25% anno su anno, raggiungendo così i 4,8 miliardi.

“No alle intromissioni politiche nella nuova gestione del Centro vitivinicolo di Riccagioia”, è sicuro su questo punto Giuseppe Villani, consigliere regionale del Pd e componente della VIII Commissione Agricoltura. “È in corso una procedura ad evidenza pubblica e da questa ogni posizione politica o gruppo partitico deve rimanerne fuori. Ciò che importa è che tutto l’iter avvenga in maniera corretta: nessuno influenzi scelte che sono tecniche”. 

Il Centro di Riccagioia “rappresenta una importante eccellenza per il territorio pavese, da valorizzare – ricorda Villani –. Le valutazioni sulle proposte presentate per la gestione, valorizzazione e rilancio del Centro saranno effettuate da una apposita commissione nominata da Ersaf e dovranno essere puramente tecniche, appunto”. 

Per quanto lo riguarda, il consigliere Pd assicura che vigilerà sulla procedura e fa presente che la finalità della concessione, così come prevista all'articolo 1 del bando, “ha lo scopo di valorizzare e riqualificare il Centro vitivinicolo (terreni, vigneti, fabbricati, impianti) e le sue potenzialità per la produzione di servizi e lo sviluppo dell'innovazione per il settore vitivinicolo ed agroalimentare dei territori collinari e pedemontani e, più in generale, per il territorio lombardo, attraverso una gestione che consenta di promuoverne il valore pubblico in un contesto di complessiva sostenibilità economica e in coerenza con le politiche regionali di settore”.

giift

  1. Primo piano
  2. Popolari