Martedì, 21 Novembre 2017
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è partito nel 2013 per volontà di sette pittori, ma nel 2017 gli iscritti sono diventati 22, e il gruppo è più attivo che mai. Stiamo parlando del Circolo di Pittura Vogherese, associazione presieduta dall'artista Marco Pianetta che in pochi anni è diventata una realtà solida del panorama culturale oltrepadano, che organizza mostre collettive e personali, corsi di pittura e di storia dell’arte con cui si rivolge non solo agli artisti già affermati, ma anche a neofiti o semplici appassionati. Abbiamo intervistato il presidente per farci raccontare non solo del gruppo e del suo funzionamento ma anche delle sue esperienze personali, che rendono Marco Pianetta uno dei pittori oltrepadani più presenti e noti della zona.

Cominciamo dal Circolo. Come e quando nasce?

"Il Circolo di Pittura Vogherese nasce nel 2013 dalla volontà di sette pittori della zona di creare uno spazio in cui confrontare le proprie creazioni e le proprie esperienze, ma anche e soprattutto un gruppo con cui poter organizzare eventi di vario genere, soprattutto mostre.

Da allora qualche membro è uscito ma molti altri sono entrati, e il gruppo è cresciuto fino a contare attualmente 22 iscritti provenienti da Voghera e dalle aree limitrofe, da Broni, da Tortona, da Varzi. Nel nostro gruppo c'è anche un socio onorario di una certa rilevanza, il bravissimo Gerico, che pur essendo brianzolo di nascita da anni vive e lavora nella nostra città".

Di cosa si occupa esattamente il circolo?

"Più che altro organizziamo mostre di pittura collettive e personali, ma il gruppo è nato anche per parlare tra di noi di pittura e per organizzare dei gruppi con cui visitare le grandi esposizioni sul territorio nazionale. Con la professoressa Antonella Bruni, poi, abbiamo anche svolto delle lezioni di storia dell’arte, mentre personalmente tengo dei corsi di pittura all'Auser. Per un paio d’anni ho anche insegnato al supercarcere".

Se insegna all'Auser o al carcere significa che si impara a dipingere a tutte le età…

"In realtà all’Auser vengono anche persone di trenta o quarant’anni, il pubblico è molto vario. Però sì, non è necessario imparare da bambini, la pittura è qualcosa che si può apprendere anche da adulti, basta dedicarcisi con un po' di impegno".

Cosa insegna ai suoi allievi?

"In generale ciò che si insegna credo dipenda molto dal genere di pittura che si fa. Nel mio caso ho sempre prediletto una pittura naturalistica, un impressionismo italiano che tende al realismo. Ciò non vuol dire che imponga ai miei allievi di fare le stesse cose, ma semplicemente che tendo a dare molta importanza alla tecnica tradizionale, ed è quella che principalmente insegno ai miei allievi. Non mi hanno mai attratto certi tipi di pittura contemporanea o informale, sono convinto che il nuovo possa essere ricercato modificando il vecchio. Ecco perché ai miei allievi insegno l'uso dei colori, la prospettiva, le proporzioni, le luci e le ombre".

Qual è la cosa più importante per un pittore?

"Al di là delle nozioni tecniche (che pure bisogna maneggiare), la cosa più importante per un pittore è riuscire a esprimere ciò che si sente dentro, a dare una forma alla propria interiorità. Bisogna ricordarsi che il dipinto non deve solo ricopiare ma anche trasformare la realtà circostante, rielaborarla attraverso la propria sensibilità".

Da quanti anni insegna?

"Più o meno da sette o otto anni, ma dipingo da trentacinque. Ho cominciato andando a fare delle estemporanee in giro insieme ad altri pittori i quali sono stati i miei primi veri maestri. Quando ho iniziato a esporre i miei lavori erano istintivi, non c'era tecnica. Sono stati i pittori più esperti di me a insegnarmi ciò che non sapevo e a completare la mia formazione, consentendomi poi di sviluppare uno stile più personale. è anche un po' per questo che ho voluto creare il circolo: per aiutare i neofiti nel loro percorso, prima per aiutarli a imparare e poi per aiutarli ad esporre".

Lei dipinge per lo più soggetti naturali. Come procede?

"Prima di tutto osservando ciò che mi circonda, cercando un luogo, uno scorcio che valga la pena imprimere sulla tela. Non utilizzo la pittura en plain air ma scatto delle foto, faccio degli schizzi, poi torno nel mio studio e li elaboro con tranquillità. Lavoro a Buscofà, una frazione di Rivanazzano, e fortunatamente il bosco è proprio lì vicino. A volte non devo allontanarmi che pochi metri da casa per trovare qualcosa che soddisfi i miei requisiti".

Torniamo all’associazione. Quali sono le attività in vista?

"Abbiamo fatto una collettiva a Pasqua alla Sala Pagano di Voghera, mentre nel mese di giugno eravamo a Montalto per una mostra nei cortili del paese, mentre altre due nostre pittrici hanno appena esposto a Rivanazzano. Poi ci saranno altre personali tra l’autunno e l’inverno, tra cui anche una mia personale".

Il circolo ha una sede?

"Questa è una nota dolente, perché al momento il circolo ha la sua sede ufficiale nel mio studio a Buscofà. Da anni cerchiamo un posto più idoneo, e finora Voghera ce lo ha sempre negato. Si è offerto Rivanazzano di trovarci uno spazio e stiamo aspettando ia breve la loro proposta".

49 nove anni, mantovano, Giovanni Fava, ma per tutti Gianni, è sposato e ha due figli. Di professione imprenditore, in politica dal 1993, sindaco, consigliere provinciale, deputato per tre legislature in Parlamento, nel 2013 rassegna le dimissioni per entrare a far parte della giunta regionale della Lombardia guidata da Maroni, diventando assessore all'Agricoltura della Lombardia. Un assessorato "pesante" il suo, la Lombardia è infatti la prima regione agricola d'Italia e fra le prime in Europa. Fava conosce bene l'Oltrepò Pavese, Fava conosce bene gli uomini e la realtà agroalimentare oltrepadana, Fava viene spesso in Oltrepò per lavoro, per politica e per diletto, Fava pur con tutti i "distinguo" che la dialettica impone è uno che parla schiettamente, Fava "non le manda a dire", ed alcune volte lo ha fatto anche per temi e problemi riguardanti il nostro Oltrepò Pavese. Quando lo ha fatto alcuni hanno condiviso altri hanno dissentito.

Il vino è la prima industria dell'Oltrepò Pavese. Al di là degli scandali è comunque un'economia che "tiene". A suo giudizio il mondo vitivinicolo oltrepadano si è mosso in modo adeguato per "sterilizzare" gli effetti deleteri dovuti agli scandali di questi anni che ne hanno danneggiato l’immagine?

"Le valutazioni sulle azioni messe in campo dal mondo vitivinicolo oltrepadano meritano una riflessione a più lungo termine, ma ritengo che si sia imboccata la strada giusta.

La storia della viticoltura e dell'enologia dell'Oltrepò Pavese è una delle più gloriose a livello internazionale. Sarebbe opportuno aggregarsi, portare avanti un'idea di territorio e di prodotto identitario, come i francesi hanno capito da decenni nelle loro aree produttive ben individuate".

Ogni produttore di vino in Oltrepò ha la sua idea e la sua strategia per promuovere e vendere meglio il vino. Con cadenza regolare, scissionisti organizzano e costituiscono nuovi comitati o associazioni per meglio promuovere il vino oltrepadano. Secondo lei qual è il limite e i vantaggi di questa strategia di promozione "multi-teste"?

"Le divisioni non sono mai positive. La sensazione è che qualcuno abbia agito per conservare un brandello di potere più che per proporre idee alternative. Si potranno sempre discutere le modalità aggregative, le soluzioni per sostenere il vino e il territorio, le modalità per favorire l'enoturismo e la pluralità è da considerarsi un valore aggiunto.

Ma un conto è la pluralità in un concetto corale di promozione, un altro sono le divisioni e gli antagonismi, che non creano valore aggiunto, ma al contrario limitano le spinte positive".

Il mondo del vino oltrepadano molto spesso dà la colpa alla politica, ma nell'ultimo periodo molti iniziano a domandarsi se le colpe sono tutte della politica o anche degli operatori economici. Lei come Assessore all'Agricoltura cosa chiede concretamente agli operatori economici del vino oltrepadano per poterli aiutare in modo più fattivo?

"Chiedo un progetto strutturato, a lungo termine, che punti sulla qualità e non su produzioni generiche. Come dicevo, l'Oltrepò ha fatto la storia della spumantistica, si è sempre distinto per molti anni in virtù di caratteristiche di altissimo profilo.

La promozione del vino, tuttavia, sconta un limite che non è legato alle azioni di Regione Lombardia, ma alle mancate azioni del ministero delle Politiche agricole.

Quanto è avvenuto e ancora sta avvenendo relativamente all’Ocm vino per l'internazionalizzazione è uno scandalo che pagano innanzitutto i produttori, in un contesto competitivo che è globale e che vede non solo la Francia consolidare il proprio valore in termini di prezzo unitario, ma registra la crescita di altre aree del mondo altrettanto interessanti, quali il Cile, l’Australia, il Sud Africa e la California. E mentre i viticoltori di quelle regioni avanzano, i nostri produttori avviliscono un patrimonio come il Made in Italy enologico, solo perché il Mipaaf è in tilt sulle regole dell’Ocm Vino. È assurdo".

In Oltrepò ci sono alcune aziende vitivinicole di proprietà di imprenditori extra oltrepadani e quando qualcuno di questi imprenditori esprime le proprie  idee, molto spesso, forse troppo spesso…viene  tacciato di essere "foresto" . Anche nella vicenda della vendita La Versa le polemiche su quale era la miglior soluzione per l’acquisto della cantina, sono state molte e molte sono le voci che si sono levate a favore di una soluzione tutta oltrepadana. Lei ritiene positivo che imprenditori "foresti" acquisiscano aziende in Oltrepò? Se sì  perché?

"Non è la provenienza di un nuovo proprietario che deve stupire, ma la sua condotta. Se il nuovo proprietario apporta un contributo in termini di innovazione, rispettando le caratteristiche del prodotto e soprattutto il contesto del terroir nel quale tale prodotto è inserito, assisteremo a un processo virtuoso nell’ambito del quale la qualità e l’immagine trarranno apprezzabili benefici".

In Oltrepò ci sono diverse esposizioni e feste del vino. Oltrevini, la fiera storica, sta segnando il passo e si sta studiando una sua riformulazione. Lei è favorevole o contrario ad una grande mostra o fiera del vino in Oltrepò?

"Sono favorevole a iniziative in grado di promuovere il prodotto e di comunicare un'immagine identitaria del territorio e del vino. Non bisogna dimenticare, però, che il futuro delle feste del vino non dovrà limitarsi a una sagra di paese, ma dovrà lavorare sull’incoming di visitatori, addetti ai lavori e stampa estera. Il futuro del vino è nell’internazionalizzazione, non certo di consumi interni, dove gli spazi sono sensibilmente minori. Credo che lo abbiano capito tutti, a parte forse qualche funzionario al ministero delle Politiche agricole".

Oltre al vino l'altro prodotto principe dell'Oltrepò è il salame di Varzi. Le polemiche sulla qualità di questo salame si sprecano: c'è chi sostiene che sia un prodotto eccellente e c'è chi al contrario sostiene che l'attuale disciplinare del Consorzio salame di Varzi sia troppo permissivo e che non sia più buono come una volta. Secondo lei per posizionare il salame di Varzi nella fascia premium del mercato bisognerebbe mettere mano al disciplinare e renderlo più restrittivo oppure no?

"Il consorzio è un ente privato e come tale il diritto a pronunciarsi su statuto, disciplinare e regolamento fa capo ai soci. La politica e le istituzioni hanno un ruolo diverso, che è quello di sostenere nei limiti di legge le decisioni dei soci o le loro indicazioni".

Il salame di Varzi, al di là delle polemiche, comunque sul mercato "tiene", ma  il suo bacino d’utenza è comunque limitato e a livello di brand è ancora distante da altri marchi italiani nel mondo degli insaccati. Cosa devono fare a suo giudizio i produttori del salame di Varzi per migliorare il marketing di questo prodotto e cosa potrebbe fare lei per aiutarli in questo processo di crescita?

"Regione Lombardia, insieme a Unioncamere Lombardia, ha individuato alcune manifestazioni strategiche all’estero per la promozione dell'agroalimentare, come ad esempio Anuga di Colonia o Fancy Foods a New York. Non mancano le opportunità per i produttori, meglio se presenti in maniera aggregata o insieme ad altre realtà consortili per rafforzare l’immagine di un comparto come la salumeria o di un distretto produttivo come potrebbe essere Pavia o tutta l'area padana lambita dal fiume Po. Una sorta di Po River Line, che avrebbe vantaggi di immagine da spendere insieme alla qualità dei prodotti".

Nonostante una buona produzione in termini quantitativi e qualitativi del salame di Varzi, molti sostengono che in Oltrepò non ci sia nessun allevamento di suini in Oltrepò. La cosa non è in termini assoluti vera, ma certo è che gli allevamenti presenti sul territorio sono veramente esigui sia per dimensioni che per numero. Qual è la sua "ricetta" per creare una filiera che parte dall’allevamento fino alla macellazione per arrivare al prodotto finito?

"Non credo serva una mia ricetta, quando esistono già i disciplinari di produzione. Se non si considerano più rispondenti alle esigenze di un particolare sistema produttivo, allora saranno i soci e non la politica o l’assessore all'Agricoltura della Lombardia che devono intervenire. Faccio però un esempio: se il Consorzio del Prosciutto di Parma si limitasse a stagionare le cosce dei suini allevati solo in provincia di Parma, avremmo una produzione di nicchia, non sufficiente nemmeno al consumo domestico".

Varzi, la capitale del salame non ha una manifestazione a livello nazionale o interregionale che lo promuova. Alcuni chiedono che a Varzi venga organizzata una fiera del salame. Lei è favorevole a questa ipotesi e quali caratteristiche dovrebbe avere questa fiera?

"Non sono io a decidere, ma nulla ho mai avuto in contrario a iniziative intelligenti di promozione di un prodotto o di un distretto agricolo, purché finalizzato a far conoscere la cultura e l’identità di un prodotto e di un territorio. come fare, non sta a me dirlo".

Tantissimi sono gli agriturismi in Oltrepò, come tantissimi sono i ristoranti. I ristoratori si lamentano del fatto che molto spesso gli agriturismi siano oltremodo agevolati e che non rispettino le regole soprattutto riguardo ai prodotti serviti. Qual è la sua opinione in merito e cosa si può fare di più affinché le regole vengano rispettate e gli agriturismi "travestiti" da ristoranti  siano incanalati nel giusto binario?

"La legge regionale è molto chiara e ha posto dei paletti più restrittivi rispetto al passato. Rispettando le norme non credo possano generarsi violazioni. Tuttavia, insieme all’assessore al Commercio, turismo e terziario della Lombardia, il collega Mauro Parolini, sono disponibile a incontrare i ristoratori. L’obiettivo di Regione Lombardia è consentire alle imprese di migliorare la propria marginalità nel rispetto delle regole, non certo di creare conflittualità".

In Oltrepò come in altre zone d'Italia, esiste il problema cinghiali: incidenti e danni all'agricoltura. Da anni se ne discute e da anni aumenta il problema. Qual è la sua idea e la sua soluzione in proposito?

"Lo scorso 11 luglio il Consiglio regionale lombardo ha approvato, con 51 voti a favore e 10 contrari del M5S e di Sel, la legge per la gestione faunistico-venatoria del cinghiale, che opera una sintesi tra le istanze degli agricoltori e quelle del mondo venatorio e degli ambientalisti.

Nella norma vi sono significative novità, come il dovere di risarcire fino al 30% i danni causati dai cinghiali nelle aree dove è consentita la caccia. Per il triennio 2017-2019 sono previsti 300.000 euro all’anno per i risarcimenti e Regione Lombardia delibererà entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge la suddivisione del territorio lombardo in aree idonee e in aree non idonee alla presenza del cinghiale".

Con una battuta: il punto di forza e il punto debole dell’agricoltura oltrepadana.

"Grande territorialità, inutile litigiosità".

“Continua a crescere la domanda mondiale di vino con i 7 principali Paesi esportatori (che rappresentano oltre l’80% del mercato) che traguardano il primo semestre 2017 con un valore complessivo delle esportazioni pari a quasi 11 miliardi di euro, in aumento dell’8,8% sullo stesso periodo 2016. E soprattutto grazie all’exploit della Francia (+13,3%) il blocco europeo dei produttori storici mantiene i tre quarti delle vendite globali". Lo ha detto oggi Silvana Ballotta, ceo di Business Strategies, relativamente agli ultimi aggiornamenti sull’export del vino italiano, il primo prodotto del food&beverage made in Italy con un saldo commerciale attivo di circa 5,3 miliardi di euro l’anno.

"L’Italia - prosegue - vince sul 2016 (+6,8%, stima Nomisma) ma la sua crescita è inferiore alla media degli altri Paesi (+8,8%) e in questo contesto il sorpasso senza precedenti della domanda cinese su quella tedesca la dice lunga su dove dovrebbero essere rivolti i nostri obiettivi di mercato”.

Le ultime rilevazioni dell’Osservatorio Paesi terzi a cura di Business Strategies comparano poi le performance dei 7 top exporter mondiali nei top 8 mercati di importazione (Stati Uniti, Regno Unito, Cina, Germania, Canada, Giappone, Svizzera e Russia).

Ciò che emerge è la vivacità della domanda, non solo di quella orientale - che ha registrato quest’anno l’aggancio e il sorpasso cinese sui consumatori tedeschi (1,149 miliardi di euro nel semestre, contro 1,137 miliardi di euro di acquisti tedeschi) - ma anche degli Stati Uniti, primo importatore mondiale con una crescita del 10,2% anno su anno. In stagnazione invece le importazioni dai principali buyer europei (Germania -2,3%; Regno Unito -1%).

E proprio gli Stati Uniti rappresentano più degli altri le gioie e i dolori del prodotto enologico italiano, che si conferma in testa alle vendite ma che segna una crescita dimezzata (+5,4%) rispetto al trend import degli Usa (+10,2%). In particolare, nei primi sei mesi in esame, la Francia (che viaggia a velocità quadrupla rispetto al Belpaese) ha recuperato all’Italia quote per un valore di oltre 105 milioni di euro e ora tallona l’Italia a 36 milioni di euro di distanza (828,3 milioni di euro il risultato italiano tra gennaio e giugno, 792,2 quello francese).

Sul fronte orientale, fa ben sperare il dato in Cina (+21%, contro una media del +7,9%) e Russia (+35,3%), mentre calano le vendite in Giappone (-5,3%) in attesa degli sviluppi dell’accordo commerciale con l’Ue.

Rc auto, massima attenzione a stipulare polizze on line. Altri due siti internet non riconducibili a intermediari assicurativi iscritti nel registro sono stati infatti identificati dall'Ivass secondo, cui "l'attività di intermediazione assicurativa svolta attraverso tali siti è irregolare".

POLIZZE CONTRAFFATTE - Si tratta di 'www.polizza4mesi.com' e 'www.reassicurazioni.it': l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni comunica che "è stata segnalata la commercializzazione di polizze Rc auto contraffatte, anche aventi durata temporanea, per il tramite dei suddetti siti internet, che non sono riconducibili ad alcun intermediario assicurativo iscritto nel Registro".

LE VERIFICHE - L’Ivass raccomanda sempre di adottare le opportune cautele nella sottoscrizione tramite internet di contratti assicurativi, soprattutto se di durata temporanea, verificando, prima della sottoscrizione dei contratti, che gli stessi siano emessi da imprese e tramite intermediari regolarmente autorizzati allo svolgimento dell’attività assicurativa e di intermediazione assicurativa, tramite la consultazione sul sito www.ivass.it di identità e dati dell'intermediario.

L’energia elettrica? Non è indispensabile per vivere. A decretarlo è stata la Corte di Cassazione, che ha confermato così la condanna per furto di una donna pugliese che si era allacciata abusivamente alla rete dell’elettricità.

La donna aveva giustificato il suo gesto con la condizione di necessità: aveva detto di essere una sfrattata, senza lavoro e con una figlia incinta e di non avere i soldi per pagare la bolletta. Circostanza, quest’ultima, che per i giudici della suprema Corte non può essere considerata una scusante. Anche perché, scrivono gli ermellini, l’elettricità non è un servizio necessario, ma qualcosa che serve a procurare «agi e opportunità». Dunque, averla non è poi indispensabile.  Anche perché, teorizzano di giudici di Cassazione, non averla non comporta pericoli o rischi di danni gravi per la persona.

Dunque, nessuno spazio per la domanda di clemenza avanzata dalla donna pugliese alla luce delle sue condizioni «precarie e faticose» e della condizione di indigenza, aggravata dallo stato di gravidanza della figlia. L’unica attenuante riconosciuta è stata quella legata al fatto che, per l’allaccio abusivo, non è stato rotto o deviato il cavo. Inoltre, la donna è stata anche condannata a pagare 2mila euro di multa alla cassa delle ammende perché i motivi del suo ricorso sono stati giudicati pretestuosi.

Se spendi tanto vuol dire che guadagni molto o che qualcuno ti sta facendo credito. È però inverosimile che possa darsi alle spese pazze chi ha un reddito modesto o, comunque, inferiore ai soldi usciti dal portafogli. «Qualcosa non torna» e la mancata quadratura potrebbe dipendere dalla disponibilità di redditi non dichiarati al fisco. Sulla base di questa costruzione si basa la maggior parte degli accertamenti fiscali: tanto guadagni, tanto puoi spendere. Se il volume dei tuoi acquisti è superiore (di almeno il 20%) alle entrate, le ragioni di tale scompenso si contano sulla punta delle dita: o hai vinto al gioco, o hai ricevuto delle donazioni in denaro oppure stai evadendo le tasse. A far scattare questo delicato meccanismo di bilance e misurini è uno strumento utilizzato dall’Agenzia delle Entrate: il redditometro. Il redditometro però non analizza tutte le spese fatte dal contribuente, ma solo quelle più importanti. Per intenderci, nessuno ti chiederà mai perché il carrello della spesa è così pieno o perché hai mangiato pesce a ristorante per tre sabati di seguito. Solo l’acquisto di «beni di lusso» desta l’attenzione del fisco: auto, case, viaggi e, a sorpresa, troviamo anche le spese per il cane e l’ultimo modello del telefonino. Ma, nel dettaglio, quali sono questi beni? In altri termini quali spese fanno arrivare un controllo fiscale? Alcune recenti sentenze della Cassazione ci spiegano cosa misura il redditometro e chi colpisce. Ma procediamo con ordine.

Redditometro: come difendersi

Prima però di elencare quali spese fanno arrivare un accertamento fiscale è necessaria un precisazione. Ricordati che, nel momento in cui dovesse arrivarti un controllo dell’Agenzia delle Entrate, non ti basterà giustificarti sostenendo che i soldi ti sono stati prestati, donati o sono il frutto della vincita alle slot machine. Dovrai anche provarlo. E qui sta il bello: nel processo tributario l’unico tipo di prova ammessa è quella documentale. Bandite dunque le testimonianze. In termini pratici, se hai comprato l’auto con la liquidazione di mamma, non ti basterà che quest’ultima venga con te dal funzionario delle Entrate e avvalori la tua difesa; avrai necessità di dimostrare – estratti conto alla mano – il passaggio dei soldi dal conto della benefattrice al tuo. Insomma, difendersi non è così facile come può sembrare. E se questa prova manca e il contribuente non è in grado di fornire giustificazioni sulla provenienza e sulla disponibilità di somme superiori al proprio reddito, l’accertamento fiscale è pressoché scontato.

Detto ciò vediamo cosa entra nel redditometro. Redditometro: chi viene controllato?

Sarai a questo punto desideroso di sapere chi colpisce il redditometro. Destinatari del redditometro sono tutte le persone fisiche: non quindi le società, ma i consumatori, le famiglie, i lavoratori con un reddito fisso o professionale.

L’Agenzia delle Entrate seleziona i contribuenti da controllare con redditometro in base al tenore di vita manifestato dal nucleo familiare di appartenenza. In proposito, l’Agenzia considera la cosiddetta «famiglia fiscale» sulla base delle informazioni presenti in Anagrafe tributaria: contribuente, coniuge, figli e/o altri familiari a carico.

Cosa entra nel redditometro?

Vediamo ora quali spese fanno arrivare un controllo fiscale. A giustificare gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate (quelli fatti con il «redditometro» si dicono «accertamenti sintetici») sono diversi elementi come: una polizza assicurativa il cui premio sia particolarmente elevato, il possesso di auto storiche, un mutuo dalla rata troppo alta per le tue possibilità, ma anche un estratto conto della carta di credito da cui risultano continui passaggi al casello autostradale. Poi ci sono gli acquisti “tradizionali” che entrano immediatamente nel cervellone del fisco, come l’acquisto di auto di grossa cilindrata o di case, appartamenti e multiproprietà.

Non dorme sonni tranquilli anche chi non spende: un eccessivo accumulo di denaro sul conto potrebbe far sorgere il sospetto che il contribuente si mantenga con altri proventi. Detto fuori da denti: come fa un lavoratore, che dichiara di mantenersi solo con i mille euro versatigli dall’azienda, a non prelevare dalla banca neanche un euro per la spesa settimanale? Il risparmio formatosi nell’anno e non consumato è dunque anch’esso – al pari delle spese – un indice di ricchezza sospetta.

Il decreto ministeriale

Un decreto ministeriale  indica tutti i beni e servizi acquistati che fanno scattare i controlli fiscali, sempre che il loro valore sia superiore al reddito disponibile del contribuente. Ad esempio, vi rientrano:

mutuo

canone di locazione

canone di leasing immobiliare

spese di manutenzione della casa

agenzia immobiliare

spese per consumo di energia elettrica, gas e acqua

elettrodomestici ed arredi

collaboratrici domestiche

visite mediche e medicinali

polizza rc auto

auto di lusso e relativo bollo

acquisto di smartphone

abbonamento pay-tv

palestre e circoli sportivi

giochi online

cavalli

animali domestici

istituti di bellezza e centri benessere

gioielleria e bigiotteria

alberghi e viaggi

cene e pranzi fuori casa.

Oltre a queste indicazioni ci sono quelle dei giudici che analizzeremo nei seguenti paragrafi.

L’acquisto di casa

Anche se comprata in comunione dei beni, l’acquisto di una casa fa sempre scattare il redditometro, in quanto bene di lusso per eccellenza. Nel caso di acquisto da parte di una coppia di sposi in regime di comunione dei beni, non rileva tanto la circostanza che il bene sia in comproprietà di entrambi (e che quindi la proprietà sia divisa tra marito e moglie in parti uguali), ma piuttosto la provenienza delle somme utilizzate per il pagamento del prezzo: conta cioè l’esborso effettuato per l’acquisto che costituisce l’unico elemento indiziario che consente di giustificare l’accertamento a carico di entrambi o di uno soltanto dei coniugi.

La polizza vita

Nella stessa sentenza appena citata la Cassazione ha ritenuto legittimo l’accertamento fiscale basato sui premi eccessivi per le polizze vita. Di tanto abbiamo parlato in Polizza vita: così ti frega il fisco.

Auto d’epoca

Anche le auto d’epoca, sebbene non prestanti come una Maserati, possono far scattare l’accertamento fiscale. A dirlo è sempre la Suprema Corte che ha confermato la validità di un accertamento sintetico basato sul possesso di alcune auto d’epoca da parte di un contribuente, rappresentando queste un indice di capacità contributiva. Le auto storiche formano oggetto di ricerca e di collezionismo fra gli appassionati del settore e per tali beni la manutenzione comporta rilevanti costi, in ragione della necessità di riparazione e sostituzione dei componenti soggetti a usura e del difficile reperimento sul mercato dei pezzi di ricambio.

Telepass

Sei passato troppe volte in un mese dal casello autostradale nella corsia riservata al Telepass? L’estratto conto della tua carta di credito attesta che sei una persona che viaggia molto. Se per affari o divertimento non importa: ciò che conta è – secondo la Cassazione – che ogni spostamento richiede soldi. E così subirai il redditometro anche in questo caso. Leggi Telepass: così ti frega il fisco.

Mutuo elevato

L’ultimo modo con cui ti frega il fisco è il mutuo per la prima casa quando la rata è troppo elevata. Anche i debiti insomma giustificano l’accertamento fiscale: alla fine nessuno si fa un mutuo con una rata di mille euro se ne guadagna appena 1.200 al mese. E questo si insegna alle scuole elementari.

Erano stati arrestati dai carabinieri livornesi nello scorso mese di marzo, con l'accusa di maltrattamenti e lesioni nei confronti di un disabile di 23 anni che assistevano nel suo appartamento di Livorno. Oggi, i militari hanno diffuso il video delle violenze sul ragazzo che aveva portato gli investigatori ad arrivare all'arresto dei due operatori socio sanitari di una cooperativa convenzionata con il Comune: calci, botte, strattoni ed anche - da quanto emerge dalle indagini - il ragazzo indotto a leccare la suola delle scarpe di uno dei due. Si tratta di una donna di 59 anni ed il collega di 28 che finiti nell'inchiesta condotta dai carabinieri dopo la denuncia della madre del ragazzo, insospettita da alcuni segni comparsi sul corpo del figlio, hanno chiesto nei giorni scorsi il patteggiamento: due anni di reclusione e pena sospesa.
    Nella vicenda è coinvolta anche una terza operatrice che era stata denunciata, e che ha scelto di essere giudicata con rito ordinario.

Niente proroga di 40 giorni per i bambini lombardi non vaccinati che frequentano gli asili: saranno allontanati dai nidi e dalle scuole di infanzia se i genitori non avranno presentato entro il 10 settembre la documentazione richiesta. I bambini allontanati potranno però accedere a un 'Percorso formale di recupero dell'inadempimento' che, in 40 giorni, consentirà loro di mettersi in regola e riprendere la frequenza. E' quanto scritto in una lettera che l'assessore al Welfare della Regione Giulio Gallera invierà nel pomeriggio ai ministri alla Salute Beatrice Lorenzin e all'Istruzione Valeria Fedeli, annunciando la firma di un decreto. "Avremmo voluto dare 40 giorni di tempo affinché nessun bambino restasse fuori da scuola e si desse la possibilità ai genitori con più dubbi o resistenze di poter accedere a un percorso di recupero dell'inadempimento, li daremo ugualmente per garantire il vero obiettivo della legge sui vaccini che e' - dice Gallera - raggiungere la massima copertura vaccinale".

Una bambina trentina di quattro anni, ricoverata agli Spedali Civili di Brescia, è morta per malaria. Figlia di una coppia italiana residente a Trento, la bambina era arrivata in condizioni disperate. La causa dell'infezione potrebbe essere ricercata nella puntura di una zanzara. La piccola, secondo quanto appreso, non sarebbe mai stata in un Paese malarico. E la zanzara che trasmette la malattia non risulta presente, come specie, in Italia.

La piccola era arrivata da Trento in condizioni disperate ed era stata colpita da malaria cerebrale, la forma più grave della malattia. Questo tipo aggressivo di morbo viene trasmesso dal Plamodium Falciparum, la specie più aggressiva di un protozoo parassita trasmesso dalla zanzara Anopheles. La morte, nei casi più gravi, può arrivare entro 24 ore. Era stata ricoverata sabato scorso giunta da Trento, dove era già stata diagnosticata la malaria, e trasferita a Brescia dove oltre alla Rianimazione pediatrica è presente un Istituto per le malattie tropicali. E' deceduta tra domenica e lunedì.

La bambina non sarebbe mai stata, secondo quanto si è appreso, in Paesi malarici, dove prevalentemente è diffusa la zanzara Anopheles. Avrebbe invece trascorso l'estate sulla Riviera Veneta. La malattia è diffusa prevalentemente nell'Africa Sub-sahariana, in Asia, in America centrale e del Sud. Sul caso la magistratura ha aperto un fascicolo e al momento non si esclude che la piccola possa essere stata infettata da una zanzara giunta dall'estero in qualche bagaglio.

Le sorgenti del Po sono in secca. Un evento che si registra raramente, conseguenza delle siccità che ha colpito il Piemonte, e non solo. Ai 2.020 metri di quota del Pian del Re, alla base del Monviso, accanto alla pietra scolpita con la celebre frase "Qui nasce il Po", dalla roccia non esce una goccia d'acqua. Poco più a valle diversi rivoli si uniscono per dare vita al torrente destinato a diventare il fiume più lungo d'Italia, lungo 652 chilometri.

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