Lunedì, 20 Novembre 2017
Articoli filtrati per data: Lunedì, 04 Settembre 2017

Il vice sindaco di Corvino San Quirico, l'ingegnere Rodolfo Brameri, cerca di fare chiarezza sui temi caldi del "suo" comune: tasse, disavanzo e raccolta differenziata.

Brameri pare che il dibattito sia più acceso riguardo il passivo gravante sul bilancio 2016, passivo imputabile, secondo il capogruppo di minoranza in consiglio, "all'incapacità gestionale dell'amministrazione, ad una serie di scelte cieche e a superficialità". Da queste parole sembrerebbe che i  rapporti con la minoranza in consiglio siano tesi, è così?

"Durante le sedute di consiglio non registriamo grandi critiche se non qualche puntualizzazione o richiesta di spiegazioni riguardo i problemi tipici della gestione del comune. Puntualmente abbiamo risposto".

È vero che la contabilità del comune è oggi di pertinenza dell'Unione?

"Inesatto, perché la contabilità (il bilancio) di ogni comune dell'Unione è ancora prerogativa del singolo comune e non esiste un bilancio unico dell'Unione dei Comuni Lombarda Oltrepò Centrale. Il bilancio comunale viene votato dal consiglio comunale, non dall'assemblea dell'Unione. Quello che è cambiato è che da gennaio 2017, insieme all'area tecnica che lo era già, si sono portate in Unione  funzioni fondamentali dei comuni come: finanziaria, segreteria e polizia locale. Inoltre è cambiato il responsabile dell'area finanziaria".

Risulterebbe che il comune abbia accumulato dei debiti che ad oggi non possono più essere riscossi perché divenuti inesigibili e che hanno contribuito all'attuale passivo di 180mila euro, ci spiega meglio?

"La cancellazione dei residui passivi e attivi difficilmente esigibili sarebbe avvenuto ugualmente per legge. La nuova normativa obbliga i Comuni a togliere dal bilancio i crediti che fino ad ora era legittimo inserire e che ora risultano per vari motivi di dubbia esigibilità per far si di essere il più aderenti possibile alla cassa.  Chiariamo però,  non è vero che non possono più essere riscossi, i crediti depennati dal bilancio, se recuperati (ci siamo già affidati ad un recupero crediti), possono eccome, essere ancora incassati; anzi abbiamo il dovere di recuperarli e per farlo esistono dei tempi tecnici".

Parliamo del disavanzo di bilancio e del piano di rientro che vi permetterebbe di rientrare del passivo

"All'inizio dell'anno eravamo in anticipazione di cassa per 230 mila euro, in quanto dovevano ancora entrare tra l'altro Tari e Imu. Ad oggi sono 60mila.

Sul passivo gravano anche 30mila euro che riguardano la cappella del cimitero non ancora venduta e che non è frutto della nostra amministrazione bensì eredità di un progetto di passate amministrazioni e che noi abbiamo dovuto portare a termine. Inoltre siamo creditori nel fallimento di un ristorante che ci deve tasse per 20mila euro.

Il piano di rientro dal disavanzo di bilancio è prudenzialmente previsto in tre anni, ma con la tendenza che abbiamo verificato nei primi 6 mesi del 2017, probabilmente potrà essere ridotto o, a parità di tempi di rientro, potrà permettere all'amministrazione una più ampia operatività nella direzione del miglioramento dei servizi alla popolazione".

A proposito di tasse e di servizi alla popolazione: vi accusano del fatto che sono più alte che altrove e che i servizi offerti in cambio sono scadenti. Condizioni disastrose del cimitero, mancata manutenzione della videosorveglianza, incuria dell'ambulatorio comunale, cattiva conduzione della piazzola ecologica e la fallimentare gestione della raccolta differenziata. Come risponde?

"Le tasse sono più o meno allineate come addizionale irpef a quelle degli altri comuni e non esiste una tariffa unica ma viene scaglionata in base al reddito.

Che il cimitero sia in disordine è una grossa bugia. È sempre in cima agli incarichi del cantoniere ed è da anni oggetto di interventi di ristrutturazione e manutenzione come: il monitoraggio del dissesto franoso, la nuova copertura dell'ala ovest e il rifacimento della pavimentazione, la canalizzazione dell'acqua d’infiltrazione, la nuova vasca per l’acqua potabile e la risistemazione delle aiuole.

Non possiamo al momento fare assunzioni e il cantoniere, per il quale dobbiamo affidarci ad una cooperativa di servizi, è in servizio per 16 ore durante le quali deve occuparsi della piazzola ecologica per 8 ore e nel tempo rimanente del cimitero e della pulizia delle strade. Anche per l'amministrazione comunale sarebbe auspicabile e meno dispendiosa una sua assunzione, perché a parità di spesa raddoppieremmo le ore di servizio a disposizione ma non è possibile. Per una più lunga apertura dell’isola ecologica, una via praticabile è quella del volontariato e grazie all’Auser  qualcosa si è mosso ma sebbene molti si dicano favorevoli a questa opzione nessun altro si è fatto operativamente avanti".

E per quanto riguarda la videosorveglianza e l'ambulatorio?

"C'è in atto un regolare contratto annuale di manutenzione della videosorveglianza ed abbiamo anche installato una telecamera nella piazzola ecologica.

L'ambulatorio è di proprietà comunale, ma i locali sono in utilizzo dei medici che devono anche averne cura, ciò nonostante,  se necessario, provvediamo a dare una mano di bianco o aggiustare una sedia se si rompe ed abbiamo anche messo un contenitore per la raccolta dei farmaci".

Altro argomento spinoso è la raccolta differenziata.

"È un argomento che non può essere trattato con superficialità e dicendo inesattezze. La sua adozione non porta automaticamente, soprattutto nei primi anni di attuazione, ad un risparmio per gli utenti. Infatti, qualunque tipologia di raccolta venga attuata, comporta degli investimenti da parte dell'azienda che esegue la raccolta e che per legge devono essere coperti interamente dalla TARI. Con il passare del tempo, con l'affinamento delle metodologie di raccolta e soprattutto con  un corretto comportamento civico da parte degli utenti, si potrà avere una riduzione sensibile delle tariffe. Se rispettati i giorni e le modalità di conferimento dei rifiuti il decoro sarà salvo.

Abbiamo posto in essere anche la raccolta di olio vegetale presso la piazzola ecologica, mettendo a disposizione della popolazione un bidone a famiglia per la raccolta, ma sebbene pubblicizzato solo il 10% ne ha approfittato".

A proposito delle modalità di conferimento pare che gli opuscoli che le illustravano lo facevano in modo inesatto, è vero?

"Sì, ma abbiamo prontamente provveduto a rettificare la piccola inesattezza attraverso due incontri con la popolazione al centro polifunzionale ed inviando a tutte le famiglie interessate la relativa correzione. Si vede che una parte degli utenti ha la propensione a comprendere e a ricordare bene quanto di proprio interesse, ma a sorvolare e dimenticarsi, invece, delle buone pratiche comportamentali.

La mancanza di senso civico di pochi utenti pesa, purtroppo, sui costi della raccolta che si spalmano poi su tutti gli altri utenti. Se la raccolta dell’umido viene inquinata con l’errato conferimento nei cassoni di rifiuti indifferenziati, la società che li raccoglie deve invalidare tutto il carico di quel cassone che passa da umido, con costi di smaltimento di circa 90 € al quintale, a indifferenziato con costi di circa € 120,00 al quintale, vanificando tutto quanto di buono è stato messo in atto dagli altri utenti.

Infine è molto facile e comodo dire che è tutto sbagliato e da rifare senza avanzare una valida proposta di soluzione. Non basta dire che non funziona, tutto è migliorabile ed io sono disponibile ad ascoltare e discutere qualsiasi via alternativa tecnicamente ed economicamente praticabile".

La sartoria artigiana è la culla dell'alta moda italiana ed il segreto del suo successo. Negli ultimi vent'anni, tuttavia, è stata un po' abbandonata  a se stessa, a causa  della diffusione delle griffes, del prét-à- porter e dell'abbigliamento low cost che hanno favorito e velocizzato l'acquisto del consumatore che può scegliere il capo preferito tra le innumerevoli proposte di mercato stando seduto comodamente a casa propria davanti allo schermo di un computer. Ma nel territorio dell'Oltrepò pavese continuano a svolgere la loro attività ancora diverse sartorie. Abbiamo intervistato Emanuela Serra, titolare di un atelier di sartoria in Voghera per farci raccontare la sua esperienza.

Come e quando ha iniziato a prendere in mano ago e filo?

"Mia mamma ha sempre fatto la sarta e praticamente sono cresciuta con ago e filo in mano. Già da bambina creavo e cucivo i vestitini per le mie bambole e ho coltivato questa passione arrivando poi a farne una professione".

Ha frequentato una scuola?

"Sì, ho frequentato un corso di stilismo e modellismo a Pavia e, mentre facevo la scuola, mia mamma ha iniziato ad occuparsi di produzione di abbigliamento industriale utilizzando le varie tecniche di assemblaggio dei capi la cui conoscenza si è rivelata molto utile per il mio lavoro. Ricordo che alla scuola ero molto avvantaggiata rispetto ai miei compagni perché già conoscevo i modelli dei pezzi di composizione di un abito.

Negli anni ottanta, seguendo l'evoluzione delle tecniche sartoriali, mi sono poi iscritta ad altri corsi serali di modellismo e negli anni novanta ho deciso di lasciare il laboratorio di mia mamma per dedicarmi al confezionamento dei capi su misura. Nel 1992  ho conosciuto una signora che era la titolare dell'’atelier Patrizia che vendeva  anche i tessuti e ho iniziato a lavorare con lei producendo un su misura moderno, fatto a mano ma utilizzando per la cucitura macchine che davano la perfezione nella rifinitura del capo.

Ho lavorato con lei sei anni e ho avuto un altro tipo di formazione, il contatto con la cliente e le sue esigenze nell'ambito del tessuto e del modello. Quando la signora Patrizia ha abbandonato l'attività ho deciso di mettermi in proprio e nel 2000 ho aperto la mia sartoria coadiuvata da mia mamma che nel frattempo aveva lasciato la confezione industriale".

Ha deciso di aprire una sartoria in un momento in cui l'attività sartoriale era ormai in secondo piano vista l’evoluzione del prét-à- porter e del pronto moda, perché?

"In quegli anni c'è stato un ritorno all'abito prodotto su misura. Già all'Atelier Patrizia lavoravamo molto, avevamo come clienti signore con taglie over, ragazze che volevano l'abito particolare per la festa dei coscritti o che avevano l'esigenza di avere un modello con un tessuto particolare.

Le clienti mi hanno seguito e devo dire che da allora io ho sempre lavorato molto. Ho incontrato poi Lucia Prau questa signora che purtroppo ora non c'è più ma che a Voghera tutti ricorderanno e che produceva  accessori in seta pura, cravatte, gilet e foulard e abbiamo avviato una collaborazione in quella che è ancora la mia attuale sede in Via Cavour a Voghera. Abbiamo lavorato molto bene, in quegli anni abbiamo fatto anche numerose sfilate in zona e la sartoria si è fatta conoscere ancor di più".

In sartoria viene una clientela di mezza età o anche più giovane?

"I giovani di solito non vengono in sartoria, preferiscono comprare il vestito in negozio. Viene la ragazza che ha in mente un abito particolare che non trova confezionato o la giovane che desidera l'abito da sposa di un certo tipo. Le clienti arrivano con uno schizzo, una foto, uno spezzone di un film, un'idea da realizzare e da lì insieme, adattando il modello alla persona, creiamo l'abito".

In quanto tempo viene realizzato un abito da sartoria?

"Tra lo studio del modello, la prova e la realizzazione ci vuole almeno una settimana di lavoro, dipende poi chiaramente dal modello, diciamo che in quindici giorni si effettua la consegna. Inoltre, per quanto riguarda il prezzo siamo allo stesso livello di un prét-à- porter".

Quel è il vantaggio del capo confezionato su misura?

"Innanzitutto il capo su misura segue perfettamente la linea del corpo attenuandone gli eventuali difetti. Le dirò di più. Spesso le clienti che comprano un capo confezionato, vengono a far fare delle modifiche a volte sostanziali per poterlo indossare. Poi c'è la possibilità di ottenere qualcosa di completamente nuovo utilizzando la stoffa di un abito da tempo chiuso in un armadio perché fuori moda oppure creare un modello unico ed esclusivo con un tessuto particolare comprato per esempio come souvenir in un viaggio .

Qual è il capo che ama e che le dà più soddisfazione realizzare?

"Sicuramente l'abito da sposa, il completo da cerimonia e l'abito da sera sono i capi che più mi appassionano ma devo dire che provo grandi soddisfazioni anche con le rimesse a modello di abiti del passato. Prima di buttare un capo che non piace più o non è più della taglia giusta consiglio sempre la cliente di passare in sartoria e di vedere se si può ottenere ancora qualcosa di particolare perché a volte si recuperano dei tessuti preziosi che ormai non vengono più prodotti".

Negli ultimi anni sono stati aperti alcuni laboratori di sartoria cinesi e africani che sono molto competitivi riguardo al prezzo, le fanno concorrenza?

"Ma guardi mi è successa una cosa curiosa. Il laboratorio di sartoria mio vicino mi ha addirittura mandato dei clienti perché ha avuto richieste di abiti su misura e, non avendo le competenze per realizzarli, li ha indirizzati a me. In genere gli stranieri fanno solo riparazioni e comunque quando una sartoria si distingue per professionalità e precisione non teme la concorrenza.

Attualmente sto lavorando molto e spero di continuare nella mia attività che svolgo con passione e professionalità e che mi ha permesso di realizzare il sogno di quando ero bambina".

Un bollo auto progressivo, più caro per le macchine maggiormente inquinanti. E' questa l'ipotesi già ventilata a giugno dal Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e che ora è sul tavolo della Commissione ambiente del Senato. L'idea è quella di calcolare il costo del bollo in base al tasso di inquinamento del veicolo e non più in base alla potenza del motore. Più l'auto inquina, quindi, più la tassa sul bollo sarà elevata. Ad essere penalizzate saranno dunque le auto di categoria Euro 3, altamente inquinanti.

"Questa ipotesi - spiega Laura Puppato, senatrice Pd e componente della Commissione ambiente del Senato - rientra in una prima fase di avvio di un tipo di valutazione economica basata non sono sul PIL, ma anche sulla sostenibilità e sulla giustizia ambientale. Il 2017 è stato il primo anno in cui alcuni indicatori del Benessere Equo e Sostenibile sono entrati nella manovra finanziaria". Un approccio che la senatrice definisce "rivoluzionario". L'iniziativa rientra dunque nel tentativo di sensibilizzare la società al tema della sostenibilità. "La speranza - conclude la senatrice Puppato - è che questa iniziativa possa essere inserita nella Legge di Bilancio 2018". Se così fosse, la novità verrebbe adottata già il prossimo

Strano a dirsi, ma anche avere troppi soldi sul conto corrente potrebbe non essere tanto sicuro. Allora è meglio "diversificare", nel senso di "frammentare il deposito in più rapporti bancari".

Uno di questi è il fallimento della banca. In particolare, "in presenza di una situazione di indebitamento bancario, la legge prevede un ordine gerarchico 'di rischio', dove i primi della lista sono coloro che perderanno subito i soldi: gli azionisti, i detentori di altri titoli di capitale, gli altri creditori subordinati, i creditori chirografari e, solo alla fine, le persone fisiche e le piccole e medie imprese titolari di depositi per l’importo eccedente i 100.000 euro. Il consiglio è quindi quello di tenere il conto corrente al di sotto di 100mila euro in modo da non rischiare neanche un euro in caso di fallimento della banca".

C'è anche il problema dell’inflazione che determina una perdita di potere d’acquisto. Il consiglio dunque è di "buttarsi in forme di investimento a basso rischio come titoli di Stato oppure obbligazioni emesse da banche solide".

Il pignoramento del conto corrente è un altro aspetto da tenere presente. Per lavoratori dipendenti e i pensionati il pignoramento parte solo per importi superiori a 1.345,56 euro, ossia tre volte l’assegno sociale, dunque, lasciando il conto sotto tale tetto non si rischia alcunché, fermo restando il pignoramento delle successive mensilità" con ulteriori limiti.

Ci sono poi i rischi connessi alla crisi economica con lo "spettro dell’imposizione fiscale, attuata con decretazione di urgenza". Poter disporre di "un investimento resistente alle fluttuazioni dei mercati (di solito l’oro o gli immobili)" sarebbe l'ideale.

Bisogna infine considerare le agevolazioni fiscali perché sui conti corrente con una giacenza media annua inferiore a 5mila euro non si deve pagare l’imposta di bollo.

Stava cercando chi aveva offeso sua madre con un fucile da guerra, un Kalashnikov, detenuto illegalmente. Un uomo di 42 anni è stato arrestato dalla polizia in via Giambellino a Milano. Gli agenti sono intervenuti per una rissa nel cortile di un palazzo. Un po’ Sylvester Stallone in Rambo, un po’ Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia: fatto sta che la storia dell’uomo fermato a Milano con tanto di Kalashnikov sotto il braccio, percorre davvero le orme dei giustizieri del cinema, e molto da vicino. Molto.

Il motivo scatenante della sua furia, invece, ricalca da vicino temi cari alla saga del Padrino o giù di lì: basti pensare che gli agenti sul posto hanno trovato – lui è un 42enne, italiano e pluripregiudicato – nel pieno della sua performance punitiva: mentre colpiva  a calci e pugni un ragazzo. Dopo un tentativo di fuga, l’uomo è stato fermato e la polizia lo ha trovato in possesso di un Ak47, prodotto nella ex Jugoslavia, con il calcio segato, un caricatore e numerosi proiettili. Gli agenti lo hanno subito arrestato per possesso abusivo di arma da guerra.

E non è ancora tutto: di fronte a casa dell’uomo, in via dei 500, gli agenti hanno poi trovato una moto risultata rubata. L’arrestato, condannato per tentato omicidio nel 1993, ha spiegato di essere andato a casa della madre, in via Giambellino, per cercare due albanesi che avevano infastidito e offeso la donna. Il ragazzo che l’uomo stava picchiando era un conoscente dei due, ma è riuscito a fuggire prima che la polizia potesse identificarlo. Una faida metropolitana che sarebbe potuta finire molto peggio se le forze dell’ordine non fossero intervenute al momento giusto: proprio come succede spesso nei film…

Davanti al Pm della Procura di Rimini che lo ha interrogato ieri, il congolese 20enne Guerlin Butungu, ritenuto il capo del 'branco' accusato dei due stupri di Miramare, si è detto estraneo alle violenze. "Dopo essere stato ad una festa in spiaggia, bevuto un drink e mezzo, mi sono addormentato", avrebbe riferito agli inquirenti. "Quando mi sono svegliato - ha aggiunto - ho incontrato dei ragazzi che mi hanno offerto di acquistare un orologio e un telefonino probabilmente rubati, e così ho fatto", avrebbe aggiunto.
    Arrivato in Italia nel 2015 come richiedente asilo e in possesso di un permesso di soggiorno valido fino al 2018, Butungu si difende, dunque, negando i fatti. Avrebbe però detto agli investigatori di riconoscersi nei fotogrammi estrapolati dalle telecamere di sicurezza che lo hanno ripreso con i tre minorenni, indagati in concorso con lui e come lui in stato di fermo. Anche per il maggiorenne sarà domani l'udienza di convalida.

La cooperativa 'Lai-Momo' ha licenziato il mediatore culturale che, all'indomani degli stupri di Rimini, aveva scritto su Facebook un commento nel quale sosteneva che 'lo stupro è peggio solo all'inizio'.
    Il dipendente ha presentato delle giustificazioni scritte che Lai-Momo ha respinto, risolvendo in via definitiva il rapporto di lavoro.
    "Abbiamo operato - spiega la coop - nel pieno rispetto della procedura prevista dalla legislazione sul lavoro, senza cedere alle sollecitazioni, spesso rivolte con un linguaggio offensivo e talvolta minaccioso, di chi ci invitava a ricorrere a modalità meno corrette e rigorose. Dal giorno dopo la pubblicazione del commento il dipendente è stato sospeso e non ha più lavorato in nessuna delle strutture gestite da Lai-momo. Dopo una settimana nell'occhio del ciclone - ha aggiunto il presidente Andrea Marchesini Reggiani - in cui siamo stati oggetto di attacchi pesanti, tutti noi dobbiamo ricominciare a lavorare nella normalità dell'impegno quotidiano".

Continuano le 'passeggiate' di cinghiali in città. Questa mattina una 'famiglia' - mamma e cinque cuccioli - vagava tra via Bologna e via Venezia, nel quartiere di San Teodoro. Sul posto sono intervenuti i vigili urbani ma gli ungulati si erano già allontanati verso la vegetazione.
    Cinque giorni fa un'altro gruppo, una femmina con nove cuccioli, era stata catturata a Marassi e liberata poi sulle alture, mentre a Molassana, in vari episodi, tre centauri erano finiti all'ospedale dopo aver urtato i cinghiali sbucati all'improvviso in strada. Intanto l'assessore comunale all'Ambiente Matteo Campora ha presentato una ordinanza che permette la possibilità di uccidere i cinghiali in città, sparando, in casi specifici di "emergenza e pericolosità". La possibilità di farlo è della polizia venatoria. Il Comune ha anche deciso di sperimentare l'uso di una pillola per sterilizzarli e di aumentare le recinzioni elettrificate sulle colline. A Genova ormai i cinghiali sono avvistati nel cortile dell'Università, alla stazione ferroviaria di Brignole, nel quartiere residenziale di Albaro e uno si è anche gettato in mare davanti a Corso Italia, la 'promenade' cittadina.
   Ma non è solo Genova a dover convivere con i cinghiali. Il problema è esteso da Levante a Ponente. Alla Spezia, in passato sono stati avvistati sulla diga foranea del porto, in agosto a Savona sono finiti sulla spiaggia affollata da bagnanti ed hanno 'pascolato' nel letto del torrente Letimbro dove sono state organizzate battute con cani e petardi per allontanarli. a Bordighera (Imperia) il sindaco ha promosso battute straordinarie per contenerne il numero, coordinate da polizia provinciale e municipale.

Si terrà sabato 23 settembre alle ore 11, presso la Biblioteca Civica Ricottiana di Voghera, la celebrazione del decimo anniversario della fondazione dell’A.S.D. Rugby Voghera attraverso la presentazione di un libro fotografico intitolato “Peppers10 – 10 anni di rugby a Voghera”. L’evento costituirà inoltre l’occasione per presentare ufficialmente alla cittadinanza le squadre del rugby Voghera: la seniores che milita nel campionato di serie C, i bambini del minirugby e la nuova squadra femminile che andrà a disputare la Coppa Italia nella prossima stagione sportiva.

Serie D, girone A: OLTREPOVOGHERA - SEREGNO / 2-0, (primo tempo 1-0)

 

OLTREOVOGHERA (4-3-3): Cizza; Allodi (10' st Brega), Di Placido, Bettoni, Tresca (23' st Maione); Monopoli (40' st Bertelli), D'Aniello, Chimenti; Coccu (45' st Guasconi), Romano (16' st Bondi), Aramini. A disposizione: Baldaro, Belluzzo, Alessi, Di Palma. Allenatore: Balestra.
SEREGNO (4-3-1-2): Bardaro; Ronchi, Ondei, Gritti, Acquistapace; Buccini (10' st Piantoni), Rossi (23' st Capelli), Romeo (36' st Quaggio); Artaria; Torraca (36' st Iori), Calmi (20' st Redaelli). A disposizione: Mara, Cannizzaro, Castella, Negri. Allenatore: Andreoletti.

ARBITRO: Baldelli di Reggio Emilia. Assistenti: Facchini di Parma e Repetto di Bolzano.

MARCATORI: 14' pt Monopoli (OV), 32' st Maione (OV).

NOTE: Ammoniti: Tresca, Allodi, Maione (OV). Gritti, Ronchi (S). Espulsi: 19' st Bardaro (S), per fallo da ultimo uomo. Angoli: 4-4. Recupero: pt 1', st 6'. Spettatori: 500. Giornata soleggiata, temperatura attorno ai 26°.

 

1-3 a Borgomanero. Segnò anche Andrea Balestra (allora capitano). Tre settembre 2017: 2-0 al Seregno. Realizzano due giovani, plasmati da Andrea Balestra (oggi allenatore). L'OltrepoVoghera non vinceva all'esordio in campionato dal lontano settembre 2014. Al quarto anno di serie D, debutta davanti al pubblico amico, e fa tre punti. Meritati alla fine, ma senza però soffrire il ritorno del Seregno, che dopo 3' avrebbe potuto dare una prima impronta al match. Invece ci ha pensato ancora il para-rigori Edo Cizza a stoppare quasi vicino al palo di sinistra, il destro di Torraca. Un penalty concesso (forse) con troppa precipitazione dal direttore di gara. Dove lo stesso Torraca è stata “furbo”, sul rinvio di Tresca, a metterci la testa per cercare il pallone. Tresca non si è accorto assolutamente dell'arrivo da dietro dell'avversario ed è andato con il sinistro a rinviare la sfera a colpo sicuro. La testa alta di Torraca ha indotto l'arbitro a dare il fallo pericoloso che in area si è trasformato in calcio di rigore. Scampato però il pericoloso, l'OltrepoVoghera che a dire la verità non aveva iniziato con il piede giusto, ha cominciato a capirci qualcosa di più, dinnanzi a un Seregno che palleggiava bene a metà campo e che aveva l'ex Artaria a scompigliare un po' tutto, dietro alle due punte, Torraca e Calmi. L'OltrepoVoghera ha avuto la forza di riorganizzarsi e di trovare la rete del vantaggio al 14' con il primo acuto in serie D di Mattia Monopoli, “uscito” a tempo giusto dalla metà campo, su imbeccata da dietro di Coccu. Davanti al portiere il Mono ha allungato di quel tanto la palla da riuscire a toccarla e indirizzata alle spalle di Bardaro. Sull'1-0 è stato tutto un altro OltrepoVoghera. Che ha cominciato ad assumere le redini del gioco, creando altri grattacapi alla difesa brianzola, non parsa troppo all'altezza della situazione, e rischiosamente troppo alta nella disposizione tattica della linea a quattro. E' chiaro che non avendo trovato il 2-0, l'OltrepoVoghera ha permesso al Seregno di rientrare in campo per la ripresa, assai motivato. Seregno che ha sfiorato in un paio di circostanze il pareggio, anche se per insistere e avanzare il proprio baricentro, si scopriva, lasciando spazi valicabili ai rossoneri. I quali però nelle loro puntate, non li sfruttavano a dovere. Così la gara rimaneva in bilico, anche se l'espulsione del portiere Bardaro (19', fallo da ultimo uomo su Bondi), scompaginava i piani di mister Andreoletti. A quel punto l'OltrepoVoghera (in 11 contro 10) gestiva meglio le ripartenze e su una di queste, ancora con Coccu innescava il da poco entrato Maione che si infilava in area questa volta a sinistra (Monopoli era invece entrato a destra) e giunto a ridosso del n. 12 Redaelli, lo superava con un tocco di sinistro. Apoteosi rossonera. A quel punto, sul doppio vantaggio e in superiorità numerica, l'OltrepoVoghera non rischiava più nulla. Anzi poteva anche trovare la rete del 3-1, che forse avrebbe scalfito troppo un buon Seregno. Il successo dell'OltrepoVoghera alla fine è comunque meritato, alla luce della prestazione, delle occasioni create e di quell'atteggiamento mentale di un gruppo, che seppur giovane, sta maturando parecchio. E il tutto fa ben sperare per il futuro che tra meno di una settimana (sabato 9 settembre, ore 16, in anticipo) è davvero già dietro l'angolo.

E' la prima di campionato della quarta stagione consecutiva in serie D per l'OltrepoVoghera. Fuori dalla Coppa Italia ad opera della Pergolettese (primo turno), dopo aver invece superato ai rigori il Pavia (turno preliminare), l'OltrepoVoghera scende in campo per la prima volta in stagione al Parisi confermando il suo 4-3-3. Mister Balestra replica l'undici di una settimana fa, quello uscito battuto di misura (1-0) dallo stadio Voltini di Crema. Il Seregno, contrariamente all'OltrepoVoghera, applica una delle novità della nuova stagione, la numerazione personalizzata delle maglie. Nelle file dei brianzoli milita l'ex attaccante rossonero, Luca Artaria.

Incredibile al 3'. Tresca in area si appresta a rinviare la palla quasi da fondo campo con il sinistro, accanto a lui c'è un giocatore del Seregno, il n. 9 Torraca, che si allunga per colpire la palla di testa. Tra lo stupore e il disappunto generale, il direttore di gara assegna il calcio di rigore in favore del Seregno, giudicando gioco pericoloso quello commesso dall'esterno difensivo rossonero. Dal dischetto va lo stesso il n. 9 Torraca che calcia a fil di pali alla sinistra di Cizza in quale in tuffo respinge, la palla si impegna e viene rinviata fuori dall'area da capitan Di Placido.
L'OltrepoVoghera (12') affonda in area con Coccu a destra che controlla e riesce a crossare in mezzo rasoterra, sulla sfera si avventa Chimenti che calcia in corsa, palla deviata in extremis. La rete è nell'aria. Così è infatti.

Sull'azione dopo (14'), Coccu allunga un invitante rasoterra in area di rigore, di gran carriera si avventa Monopoli che tocca quasi in scivolata con la punta del piede destro, tanto di quel basta per indirizzare la sfera in rete. Rossoneri in vantaggio.
Ancora l'OltrepoVoghera che insiste galvanizzato dalla rete. Sventagliata di D'Aniello dentro l'area di rigore, Romano in acrobazia e in mezzo a due cerca la conclusione acrobatica, pallone che sembra deviato in angolo, invece il direttore di gara assegna la rimessa dal fondo.
Ancora D'Aniello che pennella con il sinistro in area, dove accorrono Romano e Chimenti. Quest'ultimo tocca di testa sull'uscita di Bardaro che fa però sua la sfera in presa alta. Insiste l'OltrepoVoghera (che dopo il gol si è messo a giocare anche meglio e con più tranquillità) e va ancora al tiro nello specchio della porta. E' Aramini, di testa, al 31' che impegna Bardaro sul secondo palo. Romano in piena area (37'), dopo un angolo battuto da D'Aniello, e deviato da un gruppo di giocatori, riceve palla ma al volo con il destro manca completamente la sfera da dentro l'area. Altra occasione che se ne va. Si vede il Seregno (38') sul capovolgimento di fronte, cross dalla sinistra di Acquistapace, di testa arriva da dietro Buccini, che alza sopra la traversa. Incredibile Romano (42'), servito da Monopoli che si invola, entra in area e calcia forse troppo presto sull'uscita del portiere, la traiettoria è però troppo centrale, e sfuma così un'altra ghiotta occasione da rete. Dopo poco più di un minuto di recupero, squadre negli spogliatoi, con i rossoneri avanti 1-0.

Si riparte. Nessun cambio. Seregno chiaramente che cerca di assumere le redini del gioco. Al 3' Coccu si lancia in contropiede (imbeccato da Monopoli), entra in area, ma il suo destro è contro un avversario. Poi l'azione prosegue ma nessuno riesce più a calciare in porta. Si infortuna (dopo un'entrata fallosa), l'esterno difensivo dell'OltrepoVoghera, Allodi. Soccorso in campo, lascia purtroppo il terreno di gioco in barella (fasciatura sopra il ginocchio destro, con taglio cucito poi all'ospedale di Voghera, dovrà rimanere fermo almeno una settimana). Al suo posto entra il giovane Brega ('99), che mantiene la posizione di esterno destro nella difesa a quattro. Il Seregno va vicino al pari. Cross (15') dalla destra di Torraca, Cizza non esce, sbuca Calmi che di testa e da due passi per un soffio non ci arriva a mettere in rete. Al 17' Aramini con il sinistro di contro balzo coglie il secondo palo, ma l'arbitro segnala la posizione irregolare. Al 19' il Seregno rimane in 10 uomini. Il portiere Bardaro affronta al limite dell'area (il fallo è comunque fuori), il neo entrato Bondi. L'arbitro espelle l'estremo difensore brianzolo e concede la punizione fuori dall'area. D'Aniello calcia con il sinistro a fil di palo. Il Seregno però non demorde e sfiora ancora il pari con un doppio tiro dentro l'area di rigore di Rossi e prima di Torraca, sui quali si salva la difesa rossonera. La gara entra nel vivo. Anche in 10 uomini il Seregno non desiste ad attaccare ma si scopre in contropiede. Al 24' allungo di Coccu in area che salta il neo entrato Redaelli, viene leggermente toccato, cade a terra, ma l'arbitro concede il vantaggio e non assegna il calcio di rigore. L'OltrepoVoghera sfrutta finalmente il contropiede e firma il 2-0. Lancio di Coccu (32'), in area a sinistra il neo entrato Maione che controlla, avanza e con il sinistro scavalca il n. 12 Redaelli. E' il meritato raddoppio, che arriva dopo diverse occasioni sciupate, anche se il Seregno ha avuto le opportunità per andare sull'1-1. Ora gli spazi aumentano e l'OltrepoVoghera cerca di infilarsi in area. Ci prova ancora con Coccu a destra (40'), l'esterno rossonero entra in area e calcia in corsa, palla rimpallata. L'arbitro, tra infortunio ad Allodi e 10 cambi, allunga la gara di ben 6' minuti. Il Seregno cerca il gol della bandiera. L'OltrepoVoghera controlla e non subisce più, portando in bacheca tre punti basilari.

giift

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