Martedì, 21 Novembre 2017
Articoli filtrati per data: Martedì, 12 Settembre 2017

“Con tante belle ragazze italiane, mettete una bionda africana?”. E ancora: “Non ci saranno più la mora e la bionda, ma l’italiana e l’africana!”. “E infine: “Date lavoro agli italiani!”. Questi alcuni dei commenti al video con cui Striscia la notizia presenta sulla sua pagina Facebook le veline della nuova edizione, che debutta su Canale5 dal 25 settembre.  Non tutti gli utenti hanno gradito il fatto che una delle due ragazze sia di colore. E così c’è chi minaccia defezioni: “Già il programma era diventato una schifezza tra servizi fasulli (Fabio e Mingo) animalismo esagerato e improbabili battute tormentone. Adesso il colpo finale che dovrebbe far capire che è arrivato il momento di chiudere questo programmino”. Il colpo finale sarebbe che le due veline, una mora e una bionda secondo tradizione, rispondono al nome di Shaila Gatta e Mikaela Neaze Silva, nata a Mosca, figlia di un medico dell’Angola e di una donna medico dell’Afghanistan. Dall’età di 6 anni Mikaela vive a Genova. Secondo i detrattori, non così numerosi per fortuna, Mikaela sarebbe stata scelta per strumentalizzare il tema dell’immigrazione. Insomma uno “spot” per l’ “invasione” dei migranti. Una polemica che restituisce il clima di degenerazione che ormai si respira sui social e che segnala come il programma di Ricci stia cambiando pelle. Prima era al centro del furore femminista/progressista per l’uso del corpo femminile tanto che il termine “veline” è stato usato per anni in senso dispregiativo. Adesso viene accusato di essere troppo “politicamente corretto”. Cambiano gli umori, ma non il fanatismo ideologico dei critici di Striscia…

I ministri del nostro Governo Minniti, Ministro degli Interni, e la Signora Pinotti, Ministro della Difesa, e questa è un’opinione del tutto personale, che sul caso “carabinieri stupratori” di Firenze abbiano sbagliato a fare dichiarazioni prima di quelle della magistratura perchè un reato si può denunciare ma poi, nel nostro ordinamento, bisogna anche provarlo: nel caso in ispecie, le ragazze americane, portate all’ospedale, hanno rivelato postumi di un rapporto sessuale ma nessun trauma né ferite né altro che potesse provare la violenza.

Quanto allo stato di scarsa lucidità dovuto all’ubriachezza una delle due ragazze ha addirittura ripreso col telefonino il carabiniere che la molestava, del resto tutta l’operazione, secondo le telecamere di sorveglianza, non sarebbe durata più di venti minuti e, per quanto riguarda gli atti compiuti dai due militari, uno si sarebbe svolto sul pianerottolo e l’altro addirittura in ascensore luogo che, come si sa, si presta molto poco a rapporti prolungati di qualsiasi tipo anche molto innocenti. Cioè non spiagge deserte ma luoghi dove una minima resistenza avrebbe potuto essere rilevata da altre persone. In altre parole si potrebbe immaginare che in un pubblico dibattimento, magari in seconda istanza, sarebbe difficile da parte dell’accusa provare il reato tenendo conto anche di elementi marginali sollevati proprio dal molto attivo console USA, praticamente l’opposto a quello della Butterfly, cioè dell’assicurazione contro incidenti di ogni genere di cui disporrebbero le due ragazze.

Sarebbe dunque stato più prudente aspettare qualche giorno, affidarsi alla magistratura anche se praticamente ogni giorno sui quotidiani si leggono notizie di stupri e violenze contro le donne e francamente l’Opinione Pubblica è ai limiti della sopportazione quando vede, nell’esaltazione mediatica, che coloro che dovrebbero difendere sono poi quelli stessi che offendono.

Peraltro i Carabinieri, a differenza della Polizia, sono militari e i militari in servizio sono sottoposti al Codice militare di tempo di pace molto più severo della Legge ordinaria. In questo caso essendo i due carabinieri in servizio è probabile che la Procura militare avochi a sé il procedimento e i due vengano trasferiti nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere con la prospettiva di una condanna tra i cinque e i dieci anni non per stupro ma semplicemente per aver violato gravemente vari aspetti del Regolamento.

Al contrario ritengo che le dichiarazioni del Comandante dell’Arma sono giustificate dal fatto di avere con i presunti imputati un rapporto gerarchico

“Da quando ho iniziato a parlare del restauro del Colosseo, ho incontrato sei ministri. Di questi sei, almeno 4 erano imbecilli, persone inutili messe lì per caso”. E' questa la caustica esternazione di Diego della Valle rilasciata al quotidiano britannico Financial Times, che continua così: “In Italia c'è una macchina amministrativa che da 30 anni, o forse di più, è così male amministrata che è più semplice per noi del settore privato dire: fatevi più in là, lasciate stare, ci pensiamo noi”

Nell'immaginario collettivo prende quindi forma il Della Valle prossimo leader di un progetto politico e annuncia che in ottobre verrà aperta a Milano la sede di “Noi Italiani”, un movimento che, stando alle parole delle stesso imprenditore, “mirerà a dare slancio all'imprenditoria e ad educare i più giovani sul tema della competitività”.

Noi Italiani non sarà un partito politico. “Non lo è. E' oltre la politica” Nell'intervista al quotidiano britannico Della Valle ribadisce che il problema più grosso da scardinare è la cultura amministrativa italiana e l'equivoco sul ruolo dell'imprenditoria privata, che nella percezione comune è vista come egoista e interessata esclusivamente al profitto. ”Quello che voglio insegnare ai ragazzi, agli imprenditori di domani, è che è loro dovere restituire ciò che hanno, la Ferrari e il jet privato non sono tutto”.

Un nome e una garanzia per la città di Casteggio: la distilleria grapperia Bellomi. Il gestore attuale dell'attività, Camillo Terzi, racconta come è nato questo posto storico.

"è iniziato tutto più di cinquanta anni fa. All'inizio c'era anche la distilleria e quindi distillavano la grappa vera e propria… poi nel 1972 l'hanno chiusa e adesso si fanno solo trasformazioni e produzioni di liquori, oltre naturalmente alla vendita in negozio".

Il fatto di non avere più la distilleria cosa comporta?

"Adesso in pratica compriamo il prodotto a ottanta gradi più o meno (il tutto dipende da come esce dalle distillazioni) e lo trasformiamo nei vari tipi di grappa. Diciamo quindi che adesso manca il primo passaggio, ma si è dovuto fare così un po' per problemi di scarico, un po' perché allora in questa zona della città non c'era nulla ed era considerata periferia, mentre negli anni hanno poi costruito molto, un po' per problematiche burocratiche…"

Come è iniziata questa avventura?

"è tutto merito di Mario Bellomi, il padre di mio suocero che insieme con lo zio, ha creato questo mondo. Poi è stato tramandato a mio suocero e infine a mia moglie Elena e a me, che siamo qui da circa quindici anni".

Il pubblico a cui vi rivolgete?

"Vendiamo a un supermercato un solo nostro prodotto e poi serviamo ristoranti, locali, agriturismi, trattorie… senza naturalmente dimenticare il privato che acquista direttamente in negozio".

Come mai la scelta di un solo prodotto da destinare alla grande distribuzione?

"Questa è stata una scelta di venticinque anni fa o forse di più: sono venuti all'epoca i responsabili di questo noto supermercato della zona e gli è stato offerto un solo prodotto. In pratica da allora vendono il nostro prodotto con una loro bottiglia e confezione. Hanno l'esclusiva, quindi io qui in negozio non lo posso vendere".

La clientela del negozio è cambiata negli anni?

"Decisamente sì… una volta le persone spendevano di più per questi prodotti, adesso c'è un po' di flessione…vuoi anche per la storia del ritiro delle patenti.

è più difficile bere perché tutti hanno paura che gli venga ritirato il documento e quindi la cosa è cambiata in questo senso.

Comunque posso dire che abbiamo un buon giro di clienti perché siamo conosciuti, siamo un negozio storico con prodotti di alta qualità".

Nel dettaglio cosa producete?

"Grappe, liquori vari e frutta sotto spirito: ciliegie, prugne, albicocche, marron glaces e uvetta.

Noi abbiamo l'autorizzazione dell'Utif, che è la branchia finanziaria che controlla le accise e abbiamo quindi la licenza fiscale per utilizzare le grappe e produrre amari e liquori come limoncino e fragolino".

La sua opinione sul mondo vitivinicolo della zona?

"è un settore che è cambiato tanto. Secondo me in Oltrepò ci facciamo la guerra e questo non ci fa onore. Se uno vende un prodotto a 3 euro, magari il vicino lo vende a 2,90 solo per fregargli il cliente… Così di sicuro non si cresce.

Questa ovviamente è la mia personale opinione, poi qualcuno mi potrà dare contro. Se penso ad altre zone d'Italia, Franciacorta docet, mi viene in mente che è molto più piccola rispetto alla nostra zona eppure vende molto di più.

C’è qualcosa qui che non va, non so se a livello politico o strutturale e infatti sento che parecchie aziende sono in crisi… E’ anche vero che il mondo è proprio cambiato, ci sono tante spese, il lavoro è diminuito e non è più come una volta".

Luciano Tamini, classe 1932, era "l'imprenditore" la cui fabbrica di trasformatori con sede nell'hinterland milanese, aveva conquistato i mercati degli Stati Uniti e dell'Iran, rendendola leader mondiale del settore tanto che per diversi anni è stata soprannominata la "Ferrari dei trasformatori". Morto a 84 anni, a causa di una grave malattia, conosceva tutti i suoi operai e il suo più grande vanto è sempre stato quello di non aver mai messo un solo lavoratore in cassa integrazione. Ha scelto di essere sepolto in una cappella di famiglia sulle colline dell'Oltrepò Pavese, in un terreno panoramico sul Monte Pico, nel comune di Fortunago, i funerali sono stati officiati dal parroco don Fabien Niyonkuru nella chiesa parrocchiale di Fortunago. Per l'ultimo saluto all’imprenditore-benefattore, che ha regalato quattro milioni di euro ai suoi dipendenti, 15mila euro per gli operai e 10mila per gli impiegati, i familiari sono stati circondati oltre che dall'affetto di amici e conoscenti anche dalla riconoscenza e dall'attaccamento all'imprenditore dei dipendenti che, usufruendo di alcune ore di permesso, sono giunti dall'azienda di Melegnano con un pullman e alcune navette. L'imprenditore milanese trascorreva spesso alcuni week end nella sua seconda casa situata nel comune di Corvino San Quirico e già anni prima aveva deciso di realizzare una cappella di famiglia sulle colline del nostro Oltrepò Pavese, scegliendo poi un terreno panoramico proprio nel comune di Fortunago.

Il sindaco di Fortunago, Pier Achille Lanfranchi: "andavo spesso ospite a casa sua a Corvino San Quirico in occasione di feste e serate, era un imprenditore capace, fortemente legato alla sua azienda ed ai suoi dipendenti, una persona instancabile ed avventurosa, amava mettersi sempre in gioco, mettersi alla prova in imprese a volte anche al limite, vista l’età. Non era raro sentirlo raccontare delle sue scalate insieme agli sherpa sull’Himalaya o di altre esperienze simili fatte zaino in spalla anche insieme ad altri suoi amici mostrando fiero video e foto che le documentavano".

Lanfranchi come ha conosciuto Luciano Tamini?

"Lo conobbi circa quindici anni fa, perché me lo presentò un collaboratore del comune, l'architetto Stefano Quaglini di Corvino San Quirico che era un suo consulente. Tamini stava cercando un luogo dove costruirsi una sepoltura, in quegli anni era da poco uscita la legge di Formigoni che consentiva la costruzione di sepolture private fuori dai cimiteri comunali. Cercava un punto panoramico in collina e qui siamo circondati dalla bellezza delle nostre colline, visitammo un paio di posti qui nei dintorni ma lui non era molto convinto, allora mi è venuto in mente Monte Pico, del quale avevamo parlato nel libro su Fortunago che avevamo da poco finito di scrivere, gli proposi di andarlo a visitare e ne fu conquistato".

La zona dove Tamini aveva deciso di costruire conserva resti di una lunga frequentazione dalla preistoria agli inizi del Novecento, è stato un problema per la conduzione dei lavori di costruzione del sepolcreto?

"I lavori sono stati condotti nel rispetto del sito, scavando uscirono fuori dei sassi, presumibilmente il tracciato di strada medioevale, così, attraverso  un accordo tra lo stesso Tamini e l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, collaboratori e studenti volontari, diretti da Silvia Lusuardi Siena (Cattedra di Archeologia Medievale), per tre estati sono stati impegnati in un progetto scientifico d'intesa con la Soprintendenza e sono stati rinvenuti in particolare resti imponenti di due cinte murarie in pietra squadrata riconsegnati alla possibile fruizione di scolaresche ed appassionati".

Per concludere, come descriverebbe Luciano Tamini imprenditore? Uomo d'altri tempi, sognatore…

"Fa parte di quegli imprenditori che fra gli anni '50 e '70 avevano realizzato dal nulla, partendo da una semplice idea o da un prodotto, delle fiorenti realtà che davano lavoro spesso a centinaia di operai. Realtà costruite lavorando a stretto contatto con i propri collaboratori nello spirito di reciproca fiducia e rispetto che ha permesso loro di crescere lavorativamente insieme. Dava l’impressione di essere il milanese, l’imprenditore milanese, rappresentativo di quella stagione economica di grande sviluppo per  Milano".

Si grida al miracolo a Ginestra degli Schiavoni, paesino di poche centinaia di abitanti in provincia di Benevento, dove da ieri alcuni fedeli ritengono di aver notato, sulla porta di una casa disabitata, il volto di San Pio.

I primi a richiamare l’attenzione dei compaesani ieri pomeriggio sono stati due giovani, mentre c’è chi giura di notare, sulla stessa porta ma poco più in alto, anche il volto di Gesù Cristo. E se c’è chi ha dubbi e ritiene che siano solo macchie di umidità legate magari alle forti piogge dei giorni scorsi, il sindaco di Ginestra degli Schiavoni, Zaccaria Spina, non ha alcun dubbio, almeno sul volto di San Pio da Pietrelcina. «Il volto è il suo, è una cosa che è assolutamente fuori discussione, è bellissimo, stupendo, perfetto. Da pochi centimetri non si nota, ma allontanandosi – ha detto il primo cittadino – diventa sempre più nitido. È senza dubbio il volto di Padre Pio». Sull’altro volto, quello di Gesù, che qualcuno assicura di aver notato, il sindaco invece qualche dubbio lo nutre. «Ora lo vedo anche io, ma non so se magari sono stato suggestionato. Bisognerà aspettare che si pronunci qualcuno più preparato di me», ha spiegato il sindaco.

La presunta apparizione sta richiamando fedeli non solo da tutto il paese, ma anche da quelli vicini. «Arrivano da Casalbore, Montecalvo Irpino, Montefalcone. Tutto sta nascendo molto spontaneamente con il tam tam tra le persone», ha riferito ancora Spina, che già dalle prime ore ha provveduto a far mettere una transenna davanti alla porta «per evitare il via vai di fedeli che si avvicinavano, la toccavano, alcuni la baciavano». Ma il primo cittadino ha ormai disposto un transennamento fisso dell’area e l’installazione di un sistema di illuminazione che permetta la visione della porta anche di notte. Mentre sindaco e fedeli sono convinti della veridicità dell’apparizione, la parola passa ora ai religiosi. «Stiamo aspettando che rientri il parroco, don Rosario, che è fuori sede. Anche se – ha confessato il sindaco – temo possa essere molto scettico al riguardo».

Per primo lo sostenne il dottor House, ma non fu creduto. Chi decora la propria pelle sa che il tatuaggio scelto resterà per sempre parte di sé, ma ignora quanto tutto questo possa accadere nel profondo. I tattoo non restano infatti inerti in un angolino della pelle: gli elementi che compongono l’inchiostro si staccano e migrano, viaggiano all’interno del corpo in forma di micro e nanoparticelle, fino ai linfonodi. A fotografare il loro viaggio è stato un team di scienziati tedeschi e dell’Esrf, il Sincrotrone europeo di Grenoble (Francia), in uno studio pubblicato su Scientific Reports, che getta un’ombra su possibili rischi non ancora indagati. È’ la prima volta, sottolineano i ricercatori, che vengono prodotte prove analitiche del trasporto di pigmenti organici e inorganici e di impurità di elementi tossici. Gli scienziati hanno anche proceduto alla caratterizzazione profonda dei pigmenti ex vivo nei tessuti tatuati.

Chi si fa un tattoo, spiega Hiram Castillo, uno degli autori dello studio e scienziato dell’Esrf, “è spesso molto attento alla scelta di centri dove si utilizzano aghi sterili monouso, ma nessuno controlla la composizione chimica dei colori. Il nostro studio mostra che forse si dovrebbe”. In realtà, osservano gli esperti, poco si sa sulle potenziali impurità delle miscele di colore applicate alla pelle. La maggior parte degli inchiostri da tatuaggio contengono pigmenti organici, ma includono anche conservanti e contaminanti come nichel, cromo, manganese o cobalto. Oltre al nero carbon black, il secondo ingrediente più comune utilizzato negli inchiostri per tattoo è il biossido di titanio (TiO2), un pigmento bianco normalmente applicato per creare alcune tonalità, mescolato con coloranti. Viene anche comunemente usato negli additivi alimentari, negli schermi solari, nelle vernici.

La guarigione ritardata, insieme all’elevazione della pelle e al prurito, è spesso associata a tatuaggi bianchi, e all’effetto dell’uso di TiO2. Gli scienziati dell’Esrf, dell’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi, della Ludwig-Maximilians University e del Physikalisch-Technische Bundesanstalt sono riusciti a ottenere un’immagine molto chiara sulla posizione del biossido di titanio una volta entrato nel tessuto. Questo lavoro è stato eseguito su due stazioni sperimentali, ID21 e ID16B, dell’Esrf. Finora i pericoli che potenzialmente derivano dai tatuaggi erano stati studiati solo con l’analisi chimica degli inchiostri e dei loro prodotti di degradazione in vitro. “Sapevamo già che i pigmenti viaggiano dai tatuaggi ai linfonodi per via delle prove visive: i linfonodi diventano colorati con il colore del tatuaggio – riferisce Bernhard Hesse, uno dei due primi autori dello studio -. È la risposta del corpo per pulire il sito di ingresso del tattoo.

Quello che non sapevamo è che migrano in una forma nano, il che implica che non possano avere lo stesso comportamento delle particelle a livello micro. È questo il problema: non sappiamo come reagiscono le nanoparticelle”. Le misurazioni con la tecnica della fluorescenza a raggi X hanno permesso al team di individuare il biossido di titanio in versione micro e nano sia nella pelle che nell’ambiente linfatico. È stata rilevata un’ampia gamma di particelle fino a diversi micrometri di dimensioni nella pelle, ma solo piccole nanoparticelle trasportate nei linfonodi. Un fenomeno che può portare all’allargamento cronico del linfonodo e a un’esposizione permanente.

Gli scienziati hanno anche usato un’altra tecnica per valutare i cambiamenti biomolecolari nei tessuti in prossimità delle particelle del tatuaggio e complessivamente riportano forti evidenze sia per la migrazione che per la deposizione a lungo termine di elementi tossici e pigmenti di tatuaggio, nonché per le alterazioni conformazionali delle biomolecole che talvolta sono legate all’infiammazione cutanea e ad altre problematiche sul tatuaggio. Prossimo passo: ispezionare ulteriori campioni di pazienti con effetti negativi nei loro tatuaggi e verificare eventuali collegamenti con proprietà chimiche e strutturali dei pigmenti utilizzati per crearli.

Da droga illegale a candidato farmaco per curare la depressione resistente alle terapie disponibili, una condizione che secondo gli esperti riguarda circa un terzo dei pazienti afflitti dal 'mal di vivere'. La psilocibina, principio attivo dei funghi magici, proibiti a metà anni '60 per le proprietà allucinogene che ne avevano fatto uno dei simboli della Beat Generation, verrà sperimentata su 400 persone con depressione 'difficile' in 8 Paesi europei.

Il trial, promosso dall'azienda inglese Compass Pathways, dovrebbe iniziare all'inizio del 2018 e durare 3 mesi. E visto che - proprio per la sua passata 'carriera' di sostanza a uso ricreazionale - il profilo di sicurezza della psilocibina è tutto sommato noto, se i risultati dei test saranno positivi potrebbero aprire alla sua approvazione come farmaco.

"Non si tratta di un ritorno agli anni '60 - ha tenuto a precisare al 'Financial Times' George Goldsmith, uno dei fondatori della compagnia farmaceutica con sede a Londra - bensì di far progredire la scienza del ventunesimo secolo grazie all'innovazione digitale e a medicinali di cui ora conosciamo il funzionamento".

La notizia del possibile riscatto dei funghi allucinogeni, o perlomeno del loro ingrediente attivo, si inserisce in un filone di ricerca sempre più affollato. Nella comunità scientifica internazionale - ricorda infatti il 'Daily Mail' - si assiste sempre più spesso a un ritrovato interesse verso sostanze come l'ecstasy o l'Lsd, riscoperte come speranze contro varie condizioni fra cui depressione, sindrome da stress post-traumatico, disturbo ossessivo-compulsivo o alcolismo.

Negli ultimi 10 anni il volume in termini nominali delle attività finanziarie detenute sotto varie forme dalle famiglie italiane è tornato a crescere in maniera significativa, segnando però nel 2015 ancora una flessione dell'1,7% rispetto alla soglia di 4mila miliardi registrata a fine a 2006. Nello stesso periodo solo in Grecia è stata registrata una flessione superiore alla nostra (18,4%). Sopra di noi la Spagna, con un aumento del 12,1%. Il dato emerge da un'analisi del Centro studi ImpresaLavoro su elaborazione dei dati di Banca d’Italia, Sistema Europeo delle Banche Centrali, Ocse ed Eurostat.

Nello stesso periodo di tempo le famiglie di alcuni Paesi dell’Europa dell’Est hanno invece raddoppiato i volumi della loro ricchezza mentre quelle residenti in economie più mature hanno registrato incrementi netti comunque considerevoli. Rispetto a dieci anni or sono le famiglie tedesche sono ad esempio più ricche di oltre 1.300 miliardi (+31,6%), quelle francesi di oltre 1.200 miliardi (+31,9%) e quelle britanniche di 1.900 miliardi di euro (+30%). L’incremento in termini relativi risulta molto rilevante anche in Olanda (+55,9%, pari a 800 miliardi) e in Svezia (+72,6% ovvero 500 miliardi).

Lo studio della ripartizione geografica della ricchezza delle famiglie italiane negli ultimi 10 anni evidenzia una sua maggiore concentrazione nel Nord Ovest (scesa peraltro dal 35,2% del 2006 al 34,6% del 2014) e nel Nord Est (scesa dal 31,9% al 28,0%). Rimasta sostanzialmente stabile nel Centro (dal 21% al 21,5%), questa è invece aumentata al Sud (dall'8,5% all'11,2%) e nelle Isole (dal 3,3% al 4,7%).

Se si prendono in considerazione le differenti classi anagrafiche si può invece osservare come quasi metà della ricchezza sia posseduta dai nuclei con un capofamiglia over 64 (negli ultimi dieci anni si passa dal 28,9% al 47,9%). Questa decresce peraltro con l'abbassamento dell'età del loro capofamiglia: dal 24,5% per la fascia d'età 55-64 anni al 2,6% per le famiglie guidate da un soggetto under 34 anni. Un segno inequivocabile della difficoltà delle ultime generazioni ad accumulare risparmi.

"Citata come un fiore all’occhiello del nostro sistema finanziario nonché come simbolo della laboriosità e della capacità di risparmio degli italiani, la ricchezza delle famiglie italiane viene trattata dallo Stato come un bancomat al quale attingere spesso e volentieri", osserva Massimo Blasoni, presidente del Centro studi ImpresaLavoro.

"Oltre a una sua crescita inferiore a quella dei principali altri Paesi europei, preoccupa - sostiene - la sua disomogenea distribuzione sia per area geografica sia per classe d'età del capofamiglia. A detenerne la metà in Italia sono infatti le famiglie del Nord e quelle guidate dagli over 64. Un'ennesima conferma di come le attuali politiche del lavoro non riescano a garantire un volano per la crescita economica del Meridione, penalizzando al tempo stesso le giovani generazioni, quasi sempre messe nelle condizioni di non poter accumulare risparmi", conclude Blasoni.

Torna alla Camera per essere discussa la proposta di legge firmata dal deputato Pd Emanuele Fiano sul reato di propaganda fascista e nazista. La proposta, che chiede l'introduzione dell’articolo 293-bis del codice penale, punta a punire "chiunque propagandi le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco".

La norma estenderebbe la legge Scelba del 1952 e poi la Mancino del '93, portando la legislazione a contemplare anche gesti individuali da punire, come il saluto romano o la diffusione di gadget ("produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli" del fascismo e del nazismo).

La nuova norma prevede inoltre "la reclusione da sei mesi a due anni" per questa fattispecie di reato, con "pena aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici".

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