Sabato, 21 Ottobre 2017
Articoli filtrati per data: Lunedì, 07 Agosto 2017

La Federazione internazionale di tennis ha confermato la positività della tennista azzurra Sara Errani a un controllo antidoping fuori competizione effettuato lo scorso 16 febbraio. La sostanza rilevata dal test è il letrozolo, un ormone che figura tra le sostanze proibite dell'agenzia mondiale antidoping (Wada). La squalifica decorre dal 3 agosto. La romagnola potrà tornare in campo a partire dal 3 ottobre. La sostanza incriminata, a quanto si legge nel dispositivo allegato alla sentenza della Federazione, è tuttavia stata assunta in modo accidentale da parte della tennista e cioè mangiando i tortellini in brodo preparati da sua mamma Fulvia. L'entità minima della sanzione è giustificata quindi dal fatto che la Errani ha ingerito la sostanza involontariamente, una versione ritenuta credibile dalla Itf dopo avere ascoltato anche la mamma della tennista. Il letrozolo è contenuto in un farmaco antitumorale, il Femara, assunto dalla mamma della tennista dal 2005 e finito accidentalmente sul piano di lavoro durante la preparazione del pasto, contaminando quindi il cibo ingerito dalla tennista.

 

Un’ordinanza che farà discutere: i proprietari o i gestori di immobili che si trovano nel Comune di Palazzago dovranno avvisare preventivamente l’amministrazione comunale in caso di sottoscrizione di contratti di locazione con persone che intendano ospitare i richiedenti asilo, pena una sanzione che può arrivare fino a 15 mila euro. È quanto prevede l’ordinanza urgente firmata dal sindaco di Palazzago Michele Jacobelli, della Lega Nord, sui richiedenti asilo. “Tanto per essere chiari: È l’ordinanza pubblicata sabato mattina e riguardante chi partecipa ai bandi della Prefettura per i richiedenti lo status di rifugiato – afferma il sindaco di Palazzago – . L’ho firmata, trasmessa al Prefetto, ai Carabinieri, al Comando provinciale della Guardia di Finanza e quindi pubblicata sull’albo pretorio”.

 

Ferrarelle compra il cioccolato Amedei. La società ha infatti acquisito il 99% del marchio d'eccellenza di lavorazione del cacao nato nel 1990 da un'idea della maitre chocolatier Cecilia Tessieri.  Ferrarelle rileverà le quote dell'azienda toscana (pari al 75%) acquisite nel 2015 dal fondo Octopus Europe Limited, oltre a quelle di proprietà di Tessieri, che conserverà una quota dell'1%, e resterà in azienda a garanzia della continuità aziendale. Ferrarelle investirà ulteriormente nella produzione di Pontedera, apportando il proprio know-how in termini di capacità industriale e organizzazione commerciale. L'obiettivo è sviluppare il marchio nel mondo con un progetto di crescita già individuato, per aumentarne la presenza nella distribuzione, non solo Horeca, ma anche nel canale organizzato grazie anche alle opportunità di sinergia tra i brand.

Multe in arrivo per chi non accetta pagamenti con bancomat. E' quanto ha annunciato ieri il viceministro dell'Economia Luigi Casero, facendo riferimento al provvedimento - attualmente allo studio del ministero dell'Economia e di quello dello Sviluppo Economico - che introduce sanzioni per esercenti e professionisti che rifiutano i pagamenti elettronici. Un decreto attuativo atteso da tempo che darebbe sostanza all'obbligo per negozianti e artigiani di dotarsi di Pos entrato in vigore nel 2014. L'obbligo era stato introdotto già nel 2012 (dl 179) con l'obiettivo di contrastare l'evasione fiscale ma con la legge di Stabilità 2016 è stato esteso anche alle carte di credito e portato dai 30 euro di soglia minima iniziale a 5 euro. Ora invece l'intenzione è quella di introdurre una sanzione da 30 euro che scatterebbe ogni volta che il pagamento elettronico viene rifiutato. "Una multa ridicola - ha commentato il Codacons - Servono sanzioni ben più salate, perché i gravi ritardi nell’introdurre provvedimenti contro i trasgressori hanno prodotto un danno non solo agli utenti ma anche alla lotta contro l'evasione fiscale, con ripercussioni per i conti pubblici". Il presidente dell'Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona ha invece espresso soddisfazione per il decreto che dovrebbe essere approvato entro settembre. "Senza questa sollecitazione - spiega- i commercianti avrebbero continuato a rifiutare l'uso del bancomat per importi bassi, come puntualmente verificatosi". "Solo dando al cliente la possibilità di segnalare la trasgressione, si faranno passi avanti per avere anche nel nostro Paese sistemi moderni di pagamento, dando al consumatore la possibilità di poter pagare come meglio crede" conclude

La semplice liberazione di una casa dagli spiriti, immondi o meno, costa relativamente poco: 150 euro l'ora, ed è difficile che si sfondi il budget. Ma per liberare un'anima tormentata e posseduta si va su tariffe molto superiori, e difficili da quantificare. Dipende dal tempo impiegato, dalle modalità usate, della resistenza del demonio possessore. Gli strumenti del mestiere sono pochi, e di facile reperibilità: un crocefisso e dell'acqua più o meno benedetta. C'è chi arriva così a guadagnare anche 500 euro a seduta, e lavorando 15 ore al giorno arriva ai 12.000 euro il mese. Un signor stipendio, anche se il lavoro, alla fine, risulta stressante. E di lavoro ce n'è tanto, nella Parigi snervata da questi tempi di terrorismo ed incertezze. Soprattutto dopo che la Chiesa Cattolica, che dovrebbe avere il monopolio nel campo, ha alzato le mani in segno di resa: gli esorcisti della diocesi sono pochi, e non ce la fanno a fronteggiare la domanda sempre più insistente di interventi. Anche perché la linea dell'arcivescovato è adamantina: venite da noi solo dopo aver consultato il medico, lo psicologo e poi eventualmente lo psichiatra. Piena fiducia nella scienza positivista e materialista, insomma, e solo dopo che questa si è dichiarata incapace di spiegare il fenomeno ci si rivolga alla religione. Che è cosa di Dio, e non mischiamola con l'isteria o i problemi mentali. Gli esorcisti privati, piccoli imprenditori della lotta alle arti occulte come sono, vanno meno per il sottile, e si stima riescano a compiere un esorcismo per ciascuno ogni settimana. Impossibile invece calcolarne il numero esatto, dispersi come sono tra i bassifondi di Parigi dove il Maligno ama tessere le sue ignobili trame. Si sa, comunque, che sono cifre in aumento, anche grazie alle serie televisive dedicate alla materia, pruriginosa e quindi ottima per l'audience. Ma non sfugge ai sociologi e agli psicologi che, dalla terribile notte del Bataclan in poi, la richiesta di lenimenti per la psiche, l'anima e le case infestate è cresciuta a dismisura. Il campo d'azione, poi, si va allargando dalla Capitale ad un nuovo triangolo delle scienze magiche: Parigi, Lione e la Costa Azzurra. Di Lione c'era da aspettarselo: è considerata tradizionalmente culla dell'esoterismo e delle cabale dai tempi di Nostradamus, insieme a Torino e Praga (o Londra, a seconda delle valutazioni). Ma la Costa Azzura cosa c'entra? La spiegazione è interessante, anche se getta su questa storia un'ulteriore ombra di inquietudine. Pare infatti che messe nere, paternoster pronunciati all'incontrario e adorazioni innominabili si siano moltiplicati, e non in senso evangelico. Grazie alla presenza sempre più forte, nel Midi, di nuove forme di crimine organizzato che affiancano alle attività tradizionali una dimensione esoterico-parareligiosa. Un fenomeno antropologico che si riscontra anche in Italia, tra i santini e le tracce di strani rituali che si rinvengono nei covi dei capi dei capi. Da parte sua, la buona borghesia della provincia francese pare mossa anche dal più rassicurante impulso tipico dell'animo umano che è la curiosità. Insomma, c'è anche una componente modaiola dietro quast'ansia di liberarci dai Poltergeist e dai Beetlejuice che ci tirano per terra le stoviglie della cucina, come nell'Italia di cent'anni fa faceva il Mazzamuriello a casa di D'Annunzio o il Baffardello nelle stalle di Toscana. La semplice curiosità però non è paziente, e per andare da un esorcista con tutti i crismi e i certificati rilasciati dalla Chiesa, bisogna sapere a chi rivolgersi, le liste d'attesa sono lunghe e si rischia pur sempre un diniego.Tutti problemi che non si pongono con l'esorcista privatizzato, una figura professionale che nemmeno quella sorta di Jobs Act introdotto da Emmanuel Macron, quando era ancora socialista e andava d'accordo con Francois Hollande, era riuscito ad immaginare. Per ottenere questo tipo di servizio è sufficiente andare su Internet, buttarsi su un motore di ricerca e scegliere. Non è detto poi che si sia obbligati a rivolgersi ai cattolici o sedicenti tali: ogni religione ha le sue pratiche, anche senza dover arrivare agli eccessi del voodoo. Il problema, casomani, è un altro, e cioè che, tenuta sotto pressione dalle cattive notizie e da uno stato d'emergenza appena rinnovato fino alla fine dell'anno, la Francia si sta scoprendo sempre meno illuminista, razionalista, o per lo meno cartesiana. Insomma, se stessa. Voltaire avrebbe materia per aggiornare il suo Dizionario Filosofico.

 

 

è quanto rivelato da un'inchiesta della Commissione portata alla luce da Repubblica. Sotto la lente dipendenti pubblici e telefoni 'aziendali'. La commissione parlamentare su digitalizzazione e sprechi si è fatta mandare da Tim i dati sugli abbonamenti dei dipendenti della pubblica amministrazione. E ha scoperto qualcosa di davvero 'poco edificante'. Lo scrive oggi Repubblica in edicola. "Siamo sicuri che tra gli 840 dipendenti pubblici che hanno attivato l'abbonamento a "SexyLand" sul telefono di servizio, pagato coi soldi degli italiani, ci sia qualcuno che lo ha fatto per sbaglio" scrive il quotidiano romano. "E siamo anche ragionevolmente certi che tra i 665 funzionari, assessori e dirigenti statali che risultano abbonati a "Le porno Erasmus", ci sia chi è soltanto vittima di una truffa telefonica. Così come se andiamo a frugare tra i 564 abbonamenti attivati tra aprile e giugno di quest'anno a "Video hard casalinghi", i 12.000 abbonamenti a "Serie A Tim", i 630 a "Dillo alle Stelle" e i 260 a "Pronto a tavola", troveremo certamente chi ignora di avere questa roba nelle bollette. Ma che c'entra il televoto con l'uso del cellulare "per ragioni di servizio"? Cosa c'entrano le telefonate ai call center per i biglietti dei concerti, o le donazioni via sms addebitate allo Stato?". "Basterebbe fare i controlli sulle bollette, smettendola di complicare le norme, e non ci troveremmo di fronte a questo spreco", ha commentato a Repubblica il deputato del Pd Paolo Coppola, presidente della Commissione. Nell'articolo un lungo e dettagliato 'report' sui vizi dei dipendenti pubblici. La Commissione parlamentare d'inchiesta sulla digitalizzazione (e gli sprechi) dell'Amministrazione pubblica ha scoperto analizzando i 401.839 cellulari un quadro di "sciatteria e di consapevole sperpero". Sono a vedere quanto è stato speso, dal 2012 al 2017, per "chiamate a numeri speciali con addebito (i call center), per servizi di intrattenimento via sms e mms, per i servizi interattivi sulla Rete. Risultato: 7,7 milioni di euro sprecati. Una media di quasi due milioni all'anno, con picchi tra il 2013 e il 2015. "Non sono cifre che sconvolgono il bilancio di un Paese, ma dicono molto dei suoi costumi", scrive il giornale. Che poi si sofferma nella ricostruzione e nei dettagli davvero incredibili della vicenda. 

Al via la sperimentazione del diploma in soli 4 anni per 100 classi. La ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, ha firmato il decreto che dà l'avvio ad un Piano nazionale di sperimentazione che coinvolgerà Licei e Istituti tecnici. L'avviso sarà pubblicato a fine mese sul sito del Miur e le scuole potranno fare domanda dall'1 al 30 settembre. Si potrà attivare una sola classe per scuola partecipante. Fino ad oggi sono 12 le scuole che hanno sperimentato percorsi quadriennali. Per rendere maggiormente valutabile l'efficacia della sperimentazione, viene previsto ora un bando nazionale, con criteri comuni per la presentazione dei progetti, per 100 classi sperimentali in tutta Italia che partiranno nell'anno scolastico 2018/2019. Possono candidarsi sia scuole statali che paritarie. Un'apposita Commissione tecnica, come spiega il ministero, valuterà le domande pervenute. Le proposte dovranno distinguersi per un elevato livello di innovazione, in particolare per quanto riguarda l'articolazione e la rimodulazione dei piani di studio, per l'utilizzo delle tecnologie e delle attività laboratoriali nella didattica, per l'uso della metodologia Clil (lo studio di una disciplina in una lingua straniera), per i processi di continuità e orientamento con la scuola secondaria di primo grado, il mondo del lavoro, gli ordini professionali, l'università e i percorsi terziari non accademici. Alle studentesse e agli studenti dovrà essere garantito il raggiungimento di tutti gli obiettivi specifici di apprendimento del percorso di studi scelto. Il tutto entro il quarto anno di studi. L'insegnamento di tutte le discipline sarà garantito anche eventualmente potenziandone l'orario. Nel corso del quadriennio, un Comitato scientifico nazionale valuterà l'andamento nazionale del Piano di innovazione e predisporrà annualmente una relazione che sarà trasmessa al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Il Comitato sarà nominato dalla Ministra dell'Istruzione e dovrà individuare le misure di accompagnamento e formazione a sostegno delle scuole coinvolte nella sperimentazione. A livello regionale, invece, saranno istituiti i Comitati scientifici regionali che dovranno valutare gli esiti della sperimentazione, di anno in anno, da inviare al Comitato scientifico nazionale.

 

 

 

 

E' il salume estivo per antonomasia ma la fama di salume leggero e dietetico la rendono perfetta per tutte le stagioni. La confidenza però non significa conoscenza. Così ecco dieci cose da sapere sulla bresaola, per gustarla e 'sfruttarla' al meglio. 1. Per riconoscere la qualità del prodotto bisogna assaggiare la bresaola al naturale, cioè senza condimenti. In questa modalità, spesso completata da riccioli di burro al ginepro e pane di segale, viene definita ‘Santa’. 2. Se utilizzata in qualche ricetta, è bene aggiungere la bresaola solo a fine cottura, proprio in dirittura d’arrivo, per non alterarne sapore e profumo, lasciando il più possibile invariata anche la consistenza. L’aggiunta su una pizza per esempio? Al momento dell’uscita dal forno. 3. Diciamolo chiaro, e una volta per tutte. Il succo di limone direttamente sulla bresaola tende a ossidarla, provocando un effetto ‘cotto’. Limone sì, quindi, ma in una delicata emulsione con olio e pepe - una citronette insomma, parente stretta della vinaigrette – oppure sulla verdura d’accompagnamento. 4. Se in genere è vero che il vino deve seguire il colore del cibo, per la Bresaola della Valtellina IGP non è così. L’abbinamento giusto infatti è con vini bianchi, sapidi e con un buon grado di acidità, oppure con spumanti o rosé. È un salume delicato e un vino rosso intenso ne coprirebbe il sapore. Se proprio deve essere rosso, che sia anch’esso delicato. 5. Anche la forma è sapore. La fetta deve essere gustata sottile, con uno spessore di massimo 0,6-0,8 mm. Solo così morbidezza e fragranza della bresaola riveleranno al palato il massimo delle loro potenzialità. Come al solito, però, ci vuole misura, e fette troppo sottili sono di difficile utilizzo in cucina. 6. Altri salumi, come il prosciutto crudo, richiedono una lunga stagionatura. Invece la Bresaola va consumata giovane, da un minimo di quattro a un massimo di otto settimane di stagionatura. Solo così presenterà il suo tipico rosso intenso, un delicato profumo di spezie e un lieve sentore di carne stagionata. Più si stagiona, invece, e più si scurirà e si accentueranno le note speziate e la sapidità. 7. La Bresaola della Valtellina IGP non contiene lattosio. È una scelta specifica dei produttori, sancita in modo netto dal Disciplinare di produzione. L’assenza di lattosio è però garantita esclusivamente per il prodotto con Indicazione Geografica Protetta non per la comune bresaola. Quindi attenzione all’etichetta. 8. Per conservare intatte le caratteristiche organolettiche, la bresaola affettata va consumata il prima possibile. Meglio entro le 24 ore, se non è possibile conservarla in frigo in un contenitore chiuso. Se invece parliamo di trancio, è possibile conservare il salume in frigo – tra 0 e 4° C – avvolto in un canovaccio, ricoprendo la superficie di taglio con una pellicola per alimenti che ne eviti l’ossidazione. 9. Come riconoscere la Bresaola della Valtellina IGP? Dalla sua tenerezza. Durante la masticazione offre al palato una consistenza gradevolmente morbida, mai gommosa o plastica, e una struttura per niente fibrosa. Dopo l’assaggio, la bocca deve rimanere pulita, con una leggera persistenza di speziato e di carne stagionata. 10. Delicata e raffinata, la Bresaola della Valtellina IGP non ama sapori troppo decisi. Anche con la rucola, quindi, la regola è fare molta attenzione e proporzioni. In questo caso, per non coprirne il sapore, andrebbe considerata una quantità di bresaola quattro/cinque volte superiore alla verdura. Con altri mix “difficili” (peperoni rossi, carciofi) l’abbinamento andrebbe limitato.

 

Mal d'orecchio in agguato per i più piccoli. Soprattutto se, per scampare al caldo torrido di questi giorni, si cerca un po' di refrigerio in piscina. "La pelle del bambino è più fragile di quella di un adulto e così anche il condotto uditivo. Per questo con le temperature alte, l’umidità e soprattutto il cloro e i batteri che possono annidarsi nelle vasche, è facile che ci si prenda un'infezione: solo nel mese di agosto 100 mila under 18 presenteranno l’otite del nuotatore", afferma il pediatra e ordinario alla Libera Università Ludes di Malta, Italo Farnetani: "Mentre l’otite interna è più frequente in inverno come conseguenza del mal di gola - spiega l’esperto - l’otite esterna o 'otite del nuotatore' è tipica del periodo estivo. Quando fa molto caldo il canale uditivo esterno si indebolisce e si ammala con più facilità. E anche la maggiore tendenza a fare docce e utilizzare saponi indebolisce il rivestimento interno della cute. Quello che però fa precipitare la situazione è l'acqua della piscina: il cloro danneggia ulteriormente il condotto uditivo e con il sovraffollamento tipico del mese di agosto gli impianti di depurazione non ce la fanno con una conseguente dispersione dei batteri". Cosa fare quindi per combattere l'infezione? "Oggi le piscine sono molto controllate e non si corrono più i rischi di un tempo. Quindi, nonostante sia sempre bene scegliere strutture sicure, piuttosto che non mandare il bambino in piscina bisogna stare attenti ai sintomi iniziali". In questo senso è importante distinguere "tra otite e tappo di cerume - osserva Farnetani - Il cerume è un detergente naturale prodotto dall’orecchio che con l’acqua, al mare o in piscina o sotto la doccia, si rigonfia e forma un tappo. Ma se col tappo di cerume il bambino prova solo un fastidio e non sente bene, con l’otite esterna prova anche dolore". "In quest'ultimo caso basta istillare all’interno dell’orecchio gocce auricolari contenenti antibiotici. Se entro due giorni il dolore non diminuisce si deve consultare un medico perché sarà necessario assumere un antibiotico in sciroppo. Se il dolore si presenta una sola volta è sufficiente somministrare il paracetamolo in sciroppo o in supposta (ogni 4 ore agli stessi dosaggi impiegati per abbassare la febbre). Se il dolore all’orecchio viene più di una volta nell’arco di 48 ore - conclude in pediatra - si deve far visitare il bambino dal medico".

 

Nel 2017 sono aumentati gli studenti italiani rimandati a settembre, passati dal 22,3% del 2016 al 22,7% di quest’anno. Un esercito di ragazzi circa 671mila, se parliamo di scuole superiori, che in questi giorni stanno preparando gli esami di riparazione.  Secondo il portale  Skuola.net il 51% dei ragazzi si è già affidato o si rivolgerà nelle prossime settimane a un insegnante privato mentre il 49% prenderà altre strade. I corsi di recupero nelle stesse scuole sono ormai finiti tra la fine di giugno e l'inizio di luglio. Non resta dunque che affidarsi alle ripetizioni scolastiche. Un mercato che al 90% non viene dichiarato e che genera un giro d’affari che supera gli 800 milioni di euro, secondo la Fondazione Einaudi che nel 2016 ha presentato lo studio “Quanto vale il mercato nero delle ripetizioni scolastiche?”. I due ricercatori, Lorenzo Castellani e Giacomo Bandini, hanno sottolineato che la metà degli studenti delle scuole superiori dichiara di avvalersi di ripetizioni private oltre l’orario scolastico, nonostante gli studenti italiani siano tra i più impegnati al mondo per tempo dedicato ai compiti, allo studio a casa e alle lezioni di recupero. Per cercare di migliorare la situazione e sostenere il sistema scolastico, vengono stanziati fondi agli Istituti superiori per corsi di recupero ad hoc, ma i finanziamenti sono andati via via diminuendo, con un crollo nel 2016. Ed erano già pochi. Con risorse così esigue si riesce a garantire un fabbisogno minimo, cercando di economizzare durante l’anno per concentrare i fondi in estate per i ragazzi che vengono rimandati con uno o più debiti. Si organizzano così pochi corsi da dieci ore per circa 15/18 studenti, con un impatto irrisorio. Ecco allora il ricorso al privato. Tra le principali richieste figurano matematica, latino e greco e, in misura minore inglese. Sono queste le materie di indirizzo che possono far pendere l’ago della bilancia verso la bocciatura o la promozione. Solitamente è l’arrivo della prima pagella tra dicembre e gennaio a far scattare l’allarme. I professori a scuola non possono dare ripetizioni a nessuno studente dello stesso istituto, la famiglia si rivolge quindi al privato, in primis studenti universitari ma anche insegnanti di ruolo che lo fanno principalmente per arrotondare lo stipendio. Ci sono poi i docenti in pensione che mantengono in questo modo anche un legame con i giovani e con il mondo dell’insegnamento che non è facile da abbandonare dopo decenni passati in cattedra. Per le medie, c’è la figura del ‘tutor’, ragazzi solitamente universitari che seguono i giovanissimi nei compiti. Per un’ora di lezione privata in matematica, latino o greco, si va dai 18/20 euro applicato dagli studenti universitari ai 30/35 euro del docente di ruolo. Per l’insegnamento dell’inglese il prezzo scende ai 20/25 euro. Se la base minima è di un’ora a settimana, con una media di due ore, soprattutto se sono coinvolte più materie, c’è anche chi sceglie di fare un’ora e mezza per venire incontro allo studente sia in termini economici che per evitare perda troppo tempo negli spostamenti. Si tratta nella stragrande maggioranza dei caso di compensi esentasse, in nero. Per far fronte al fenomeno, ora che sono venuti meno i voucher, il governo ha proposto il ‘libretto famiglia che serve a pagare prestazioni occasionali per piccoli lavori domestici come pulizia, manutenzione, ma anche la baby-sitter, l’assistenza a bambini, anziani, ammalati, disabili e per lezioni private. Ogni buono del libretto è da dieci euro utilizzabile per prestazioni non superiori a un'ora. A carico del datore di lavoro i contributi alla gestione separata, il premio dell'assicurazione e gli oneri gestionali per un totale di circa due euro.

 

 

 

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