Sabato, 25 Novembre 2017
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Luigi Bonini, di Moline, e Pierino Comaschi, di Zavattarello, violinisti della Val Tidone, sono stati di fondamentale importanza per ricostruire la tradizione dei gruppi d’archi della collina pavese.
Nell'area compresa fra il Po, la Val di Nizza e la Val Tidone, vi è stata nei primi decenni del 1900 un'intensa fioritura di complessi violinistici, a metà strada fra il popolare e il colto, dediti alla musica da ballo il cui repertorio passò velocemente dal nucleo tradizionale delle vecchie danze di gruppo (Giga, Monferrina, Bisagna etc.) ai balli lisci. Le orchestre migliori erano formate da due o tre violini, due flauti, viola, violoncello e basso; la formazione dell'orchestrina poteva però sintetizzarsi anche in due soli violini, chitarra (spesso coi bassi volanti) e violone (bassetto a tre corde). Talvolta era ridotta al minimo indispensabile e comprendeva solo violino e chitarra, oppure violino e "violun". I gruppi d’archi si esibivano nei balli a palchetto, a carnevale o nel ballo invernale organizzato nelle stalle.
Sulle tracce lasciate da questa tradizione, ha preso le mosse la ricerca di Aurelio Citelli e Giuliano Grasso che negli anni Ottanta hanno esplorato l’Oltrepo collinare raccogliendo repertori, testimonianze di suonatori e appassionati, fotografie. Nel corso della campagna di ricerca venne l’idea di filmare gli ultimi due suonatori viventi, Bonini e Comaschi, al fine di documentare la loro tecnica violinistica.

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