Domenica, 22 Ottobre 2017
Articoli filtrati per data: Martedì, 07 Marzo 2017

Il Parlamento ungherese ha approvato una legge che prevede la detenzione per tutti i richiedenti asilo, inclusi i bambini, entrati nel Paese fino alla decisione definitiva sulle loro domande d'asilo. Lo riferiscono i media internazionali. I migranti saranno rinchiusi in campi di confine con la Serbia e la Croazia. La decisione è stata criticata dall'Onu, secondo cui la legge viola il diritto internazionale, e ha suscitato grandi preoccupazioni nelle associazioni che si battono per la tutela dei diritti umani. In base alla nuova legge, tutti i richiedenti asilo che entrano in Ungheria, insieme a quelli attualmente nel Paese, saranno arrestati o trasferiti nei campi container. Non potranno spostarsi da una parte all'altra dell'Ungheria o lasciare il Paese mentre le loro domande vengono esaminate, a meno che non ritornino verso la frontiera con la Serbia. "In futuro, i migranti illegali dovranno attendere il verdetto sulla loro richiesta di asilo in zone designate di transito alla frontiera", spiega la legge, pubblicata sul sito internet del Parlamento ungherese. Secondo il primo ministro Viktor Orban, la nuova norma - approvata a larga maggioranza dai deputati - è in risposta ai recenti attacchi terroristici in Europa compiuti dai migranti. La nuova norma "viola gli impegni dell'Ungheria nel rispetto del diritto internazionale e le norme dell'Unione europea", ha dichiarato la portavoce dell'Agenzia Onu per i Rifugiati (Unhcr), Cécile Pouilly, ribadendo che questa misura "avrà terribili effetti psicologici e fisici su donne, bambini e uomini che già fuggono da grandi sofferenze". La stretta dell'Ungheria sui migranti arriva nello stesso giorno in cui la Corte Ue ha decretato, con una sentenza destinata a far discutere, che gli Stati membri non sono obbligati a concedere visti umanitari. "Gli Stati membri non sono tenuti, in forza del diritto dell'Unione, a concedere un visto umanitario alle persone che intendono recarsi nel loro territorio con l'intenzione di chiedere asilo, ma restano liberi di farlo sulla base del rispettivo diritto nazionale", ha dichiarato la Corte Ue, precisando che "il diritto dell'Unione stabilisce unicamente le procedure e i requisiti per il rilascio dei visti di transito o per soggiorni previsti sul territorio degli Stati membri della durata massima di 90 giorni". La sentenza riguarda il caso di una coppia siriana e dei tre figli che il 12 ottobre 2016 ha presentato domande di visti umanitari presso l'ambasciata del Belgio a Beirut (Libano), prima di fare ritorno in Siria il giorno seguente. Le domande erano finalizzate a ottenere visti con validità territoriale limitata, sulla base del codice dei visti dell'Ue, per consentire loro di lasciare la città assediata di Aleppo e presentare una domanda d'asilo in Belgio. Nella richiesta si insisteva sul degrado della situazione della sicurezza in Siria in generale e ad Aleppo in particolare, e sulla circostanza che, appartenendo alla confessione cristiana ortodossa, la famiglia rischiava di essere oggetto di persecuzione a causa delle loro credenze religiose. Il 18 ottobre 2016 l'Office des étrangers (Ufficio per gli stranieri del Belgio) aveva respinto le domande ritenendo che, richiedendo un visto con validità territoriale limitata al fine di presentare una domanda d'asilo in Belgio, la famiglia siriana avesse l'intenzione di restare in Belgio per un periodo superiore a 90 giorni, il che è in contrasto con il codice dei visti dell'Ue. Inoltre, l'Office aveva fatto presente che autorizzare il rilascio di un visto di ingresso alla famiglia affinché potesse presentare una domanda d'asilo in Belgio equivaleva a consentirle di presentare una domanda di asilo presso una sede diplomatica. La famiglia siriana aveva contestato questa decisione ribadendo che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) prevedono un obbligo positivo per gli Stati membri di garantire il diritto all'asilo. La concessione di una protezione internazionale sarebbe l'unico mezzo per evitare il rischio di violazione del divieto della tortura e di pene o trattamenti inumani o degradanti. In tale contesto, il Conseil du Contentieux des Étrangers ha deciso, in via d'urgenza, di rivolgersi alla Corte di giustizia. Nella sua sentenza, la Corte precisa che "consentire a cittadini di paesi terzi di presentare domande di visto finalizzate ad ottenere il beneficio di una protezione internazionale nello Stato membro di loro scelta lederebbe l'impianto generale del sistema istituito dall'Unione per determinare lo Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale".

 

 "Oggi non cambiamo nulla, la fabbrica produce bene. Certo la futura Panda non la faremo lì, non la faremo in Italia. Con tutto il rispetto Pomigliano sa fare di meglio". Le parole dell'Ad di Sergio Marchionne, dal salone dell'auto di Ginevra, indicano la decisione di spostare altrove la produzione della Panda. Il cambiamento è previsto per il 2019-2020. Marchionne ha anche commentato l'operazione Psa-Opel, parlando di "un buon accordo, un passo nella giusta direzione, bisogna trovare il modo di ridurre i costi di produzione". Quindi, il manager ha riferito che non ha parlato "con nessuno di Gm" su questo accordo. Marchionne resta convinto che "mettere insieme tutti questi business è fondamentale, senza dimensione finiremo per avere margini sempre pi bassi e non sarà possibile avere business sano e produttivo". Quanto alle possibili trattative per un'intesa, ha evidenziato: "Non chiudo mai nessuna porta, anche se è impossibile chiudere la porta con General Motors perché non si è mai aperta. Potrei riprovare e bussare a una porta qualsiasi e lo farei se fosse giusto per il business.

 

 

In arrivo uno sciopero generale per l'intera giornata dell'8 marzo indetto dai sindacati di base in tutti i settori pubblici e privati "a favore del miglioramento delle condizioni di vita generali e delle donne". Lo sciopero è stato proclamato dai sindacati Slai Cobas per il sindacato di classe, Cobas, Usb, Sial-Cobas, Usi-Ait, Sgb, Adl Cobas, Usi e Cub Sanità in concomitanza con la 'festa della donna' e avrà una durata di 24 ore. Tale sciopero si inserisce all'interno di una mobilitazione più ampia promossa a livello globale dal 'Movimento Internazionale delle donne' cui parteciperanno milioni di donne di 40 paesi del mondo. In Italia lo scioperò coinvolgerà anche il trasporto pubblico locale, aereo e ferroviario con possibili disagi per i passeggeri. Vediamo, nel dettaglio, tutte le informazioni utili per chi deve mettersi in viaggio nella giornata dell'8 marzo. Il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane aderisce allo sciopero dalle ore 00.00 alle ore 21.00 di mercoledì 8 marzo 2017. I treni regionali potranno subire ritardi, cancellazioni o variazioni mentre le Frecce circoleranno regolarmente. Sarà inoltre garantito il collegamento tra Roma Termini e l’aeroporto di Fiumicino con il servizio 'Leonardo Express' o con autobus sostitutivi. E' possibile consultare il programma di circolazione (e relative modifiche) dei treni a lunga percorrenza sul sito trenitalia.com. Anche Italo parteciperà allo sciopero nazionale e, al fine di diminuire i disagi per i viaggiatori, ha pubblicato sul proprio sito la lista dei treni garantiti. Il servizio Regionale, Suburbano, Aeroportuale, così come la lunga percorrenza di Trenord, potrebbero subire ritardi, variazioni e/o cancellazioni. Verranno comunque rispettate le fasce orarie di garanzia 6.00 - 9.00 / 18.00 - 21.00 e viaggeranno i treni inseriti nella lista dei ''Servizi Minimi Garantiti' disponibile sul sito trenord.it. I collegamenti aeroportuali 'Milano Cadorna/Milano Centrale - Malpensa Aeroporto' e 'Malpensa Aeroporto - Bellinzona', in caso di non effettuazione dei treni, potranno essere sostituiti da autobus Point-to-Point [Senza fermate intermedie] per le sole tratte 'Luino - Malpensa Aeroporto' e 'Malpensa Aeroporto - Milano Cadorna'. Trasporto pubblico a rischio nella Capitale dove è stato indetto lo sciopero di 24 ore tra i lavoratori dell'Atac dai sindacati Orsa Tpl e Faisa Cisal e tra il personale della Roma Tpl dai sindacati Cgil, Cisl, Uil e Usb. Il servizio sarà comunque regolare durante le due fasce di garanzia: fino alle 8,30 e dalle 17 alle 20. L'agitazione coinvolgerà bus, tram, metropolitane, ferrovie Roma-Civitacastellana-Viterbo e Roma-Lido e le linee periferiche gestite dalla società Roma Tpl. Sarà a rischio anche il servizio di trasporto extraurbano regionale che, si legge in una nota della Cotral, potrà subire disfunzioni e/o soppressioni. Anche l'azienda del trasporto pubblico milanese Atm aderirà allo sciopero nazionale. A Milano l'agitazione è prevista dalle 8,45 alle 15,00 e dalle 18,00 al termine del servizio. Lo sciopero generale dell'8 marzo coinvolgerà anche i trasporti aerei dalla mezzanotte di martedì 7 marzo alle 23.59 di mercoledì. Saranno previste delle fasce orarie di tutela in cui gli aerei viaggeranno sicuramente: dalle ore 7 alle 10 e dalle ore 18 alle 21. E' possibile consultare l'elenco dei voli garantiti sul sito dell'Ente Nazionale Aviazione Civile (Enac). Disagi possibili anche per quanto riguarda la scuola, università , enti pubblici di ricerca e alta formazione artistica e musicale, si fermano i lavoratori che aderiscono a Flc-Cgil, stop anche per i dipendenti delle aziende pubbliche e private del servizio sanitario nazionale aderenti a Cub-Sanità. Insomma problemi potrebbero registrarsi sia per il regolare svolgimento delle lezioni che anche per le cure indispensabili negli ospedali: a ogni donna la facoltà di scegliere se lavorare o meno. Alle 17 è previsto un corteo a Roma con partenza dal Colosseo.

 

 

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