Lunedì, 01 Giugno 2020

OLTREPÒ DEL VINO & CORONAVIRUS.... CURA E VACCINO SI CERCANO DA VENT’ANNI...

L’Oltrepò Pavese della vite e del vino non ce la può proprio fare, non contro il Coronavirus - in alto i calici per chi lo sta combattendo e lo vincerà - ma contro l’egoismo e il pensare in piccolo dei suoi produttori e del suo popolo dei forconi, che si fa usare da chiunque paghi due spiccioli maledetti e subito. Sorvolando sulle diverse forme di solidarietà pelosa trasformata in pubblicità, quando i nostri vecchi insegnavano che «il bene si fa ma non si dice», nemmeno l’allarme pandemia è riuscito a spingere questa terra, benedetta e maledetta insieme, a fare quadrato attorno ad un unico progetto. Il solito “gadanare”, in epoca di confinamento delle case dei clienti diretti di molte cantine, ha fatto spuntare come funghi svariati servizi e-commerce per il vino oltrepadano a domicilio acquistato via Internet.

Non solo: scopiazzando a destra e a manca sono proliferati pure i canali doppione sui social, quelli che promettono attraverso un logo, un cellulare e una faccia di tolla la rinascita oltrepadana, obiettivo che neanche un esorcista con esperienza si sentirebbe di poter assicurare.

Non servono opinion leader o professionisti del settore con una storia, basta aprire le porte all’ennesimo fancazzista allo sbaraglio che non sapendo come ingannare il tempo s’improvvisa un passatempo per intervistare i produttori fighetti, farsi regalare un po’ di vino e buonanotte al secchio di acqua e zucchero invertito… Non sarà un caso se quasi nessuna cantina del territorio ha un piano di comunicazione degno di questo nome, se nessuno investe in pubblicità e marketing sulle testate (locali e non) e se zone che sono un puntino sulla cartina d’Italia hanno più reputazione di un Oltrepò che regala il proprio vino a chi lo svende sugli scaffali di discount e supermercati senza possedere una pertica di terra. L’Oltrepò attira i Robin Hood al contrario, quelli che non rubano ai ricchi per dare ai poveri ma che rubano ai poveri (pecoroni) per dare ai ricchi, quelli che comandano e che anzi spadroneggiano in lungo e in largo. Intanto i piccoli produttori e gli alfieri della qualità, veri o presunti, si dividono anche sulle vendite online. Nelle settimane scorse è nato il portale oltrepoacasatua.it ]per le vendite via Internet ai clienti privati.

Ovviamente la piccola Las Vegas oltrepadana, Canneto Pavese, ridente cittadina del più grande scandalo del vino falso del 2020 (strappata la fascia di reginetta 2014/2015 a Broni), ha rilanciato con il progetto vendita online e consegna del Consorzio Club del Buttafuoco Storico.

Ognuno, facendo sfoggio della solita lungimiranza, ha scelto di vendere la propria etichetta su un canale a sé, per poi dire il giorno dopo agli amici degli amici che lavorano per giornali e tv locali che i segreti per farcela ed uscire dalla crisi sono l’unità, la comunione d’intenti, il dialogo e la collaborazione. Anvedi come balla Armando!

Ogni giorno una dichiarazione che poi stona con la realtà, quella del dito medio in faccia agli altri, ma tanto in Oltrepò della verità non importa niente a nessuno, poco importa che ci siano direttori che siedono ai tavoli istituzionali facendo sfoggio di belle parole e selfie, anche se poi si comportano come i peggiori agenti di commercio da pesca a strascico o come i garanti dei poteri forti. Ci sono direttori che di fronte alle storture non possono nulla, che fanno i forti con i deboli e i deboli con i forti. Il tempo sarà galantuomo, anche se di tempo all’Oltrepò del vino ne è rimasto davvero poco.

Valore dei terreni in caduta libera, prezzo dei vini in commercio sui canali che contano sottozero, valore degli sfusi deciso nei palazzi d’oro degli imbottigliatori amici del giaguaro, giacenze che aumentano, contratti milionari con i guru dell’enologia sottoscritti per nascondere gestioni fallimentari. Si sono già dimenticati tutti che prima che il Coronavirus mettesse agli arresti domiciliari tutti, qualcuno ai domiciliari c’era già e a Canneto aveva la base. Colpa di tutti e di nessuno. Tutti girati dall’altra parte. Tutti vicini di casa con le fette di salame di Varzi davanti agli occhi. Ora che il Ristretto del Vino di Qualità, come a Casteggio ho sentito definire il Distretto, si trova in disgrazia poiché l’amico di Gerry segue Regione e Consorzio come un segugio ammaestrato (ha fiuto), tutti puntano su una nuova Wanda Osiris dal sangue blu. A risollevare Consorzio e territorio ci penserà qualcuno o qualcuna, che insegnerà a tutti come si fa a trasformare una terra da succhi di frutta in una terra del vino d’eccellenza, senza svendere tutto in grande distribuzione e senza puntare tutto sui volumi. Mettete il grembiulino, sedetevi ai primi banchi e prendete nota in silenzio. Chi salverà il Consorzio sa bene che nella vita non è solo questione di centimetri o d’intrugli in cantina.

Il lockdown presto sarà solo un brutto ricordo, ma in Oltrepò il problema è “lùcdown”. Cura e vaccino si cercano da vent’anni…

di Cyrano de Bergerac

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