Mercoledì, 20 Novembre 2019

VOGHERA – ARLECCHINO : “DAL 2008 AL 2013 STAGIONI TEATRALI DA TUTTO ESAURITO”

Elisa Binda per cinque anni è stata direttrice artistica e organizzativa delle stagioni di prosa del Teatro Arlecchino. Ha ricoperto l’incarico dal 2008 al 2013 per conto della Soms, con cui per 4 anni aveva vinto il bando di gara del Comune di Voghera per la gestione della stagione teatrale. I ricordi della sala sold out e di un’affluenza stabile e corposa sono la testimonianza di come una programmazione di qualità potesse funzionare e mantenere il cineteatro vivo. Peccato che all’epoca ci fossero dei finanziamenti che, dal 2013 in poi, non sono più stati a disposizione.

Binda, che tipo di spettacoli erano quelli organizzati da lei?

«Spettacoli di prosa che intendevano rivolgersi ai diversi “pubblici” vogheresi, tenendo conto quindi dei differenti gusti e presentando loro un assaggio della varietà dei generi teatrali. Lo scopo non era solo portare a Voghera grandi nomi del teatro italiano (per esempio Marco Paolini, Paolo Rossi, Anna Finocchiaro, Ottavia Piccolo), ma anche di far conoscere alcune compagnie più “giovani” che si erano recentemente affermate nel panorama nazionale, nell’alternanza di testi classici e contemporanei».

Le serate funzionavano? Com’era l’affluenza?

«Sono molto felice dei risultati di questa esperienza, perché il pubblico vogherese si è dimostrato aperto, ricettivo, curioso.  Ovviamente l’affluenza variava: con i nomi più grandi facevamo sold out (circa 500 presenze)».

Quale crede sia stato il “segreto” di questo successo?

«I prezzi contenuti dei biglietti, le diverse tipologie e le condizioni agevolate degli abbonamenti ci consentivano comunque di avere sempre una buona affluenza in sala. Credo abbia aiutato anche il mio principio di affidare, ove possibile, i titoli più famosi a compagnie valide della “nuova scena”, in modo che gli spettatori fossero “rassicurati” dal titolo e avessero l’opportunità di apprezzare artisti che forse, altrimenti, non avrebbero preso in considerazione. Ricordo un aneddoto divertente, quando Jurij Ferrini tornò a Voghera dopo essersi fatto conoscere con una magistrale interpretazione di Riccardo III di Shakespeare: prima dell’inizio dello spettacolo, il pubblico lo acclamava a gran voce. Lì per lì mi commossi anche un pochino, felice per questa grande conferma di apprezzamento».

Come mai ha smesso di organizzarli?

«Purtroppo, dopo il 2012/13 non è più uscito l’avviso di gara del Comune per l’affidamento della gestione della stagione teatrale. La Soms era impossibilitata a farsene carico da sola e la nostra collaborazione terminò. Ancora oggi, ogni tanto incontro qualche vogherese che ricorda con piacere e nostalgia quegli anni. Anzi, sono lieta di cogliere questa occasione per ringraziare tutti coloro che hanno dimostrato stima per il lavoro svolto».

Quali sono i punti deboli della struttura Arlecchino?

«Senz’altro la fragilità economica, la necessità di rinnovamenti strutturali, le difficoltà necessariamente affrontate da un ente come la Soms, il cui CdA è costituito interamente da volontari. Inoltre, stiamo assistendo a cambiamenti epocali, il punto non sono nemmeno più le difficoltà rispetto a una concorrenza dei multisala, che pure hanno perso moltissimi spettatori. Piuttosto, a cambiare sono state le modalità di fruizione di massa, che si orientano sempre più verso le nuove tecnologie e offerte digitali. Spesso si sta a casa davanti al proprio schermo, da soli o in famiglia. Triste che si perda una funzione di socializzazione importante, non incontrandosi più al cinema».

Quali invece i pregi?

«L’avere una propria fisionomia, che ha saputo mantenere negli anni (almeno i più recenti, visto che l’apertura risale a più di 100 anni fa!): ovvero la volontà di offrire una programmazione di qualità, spesso non scontata, creando un senso di “comunità” con il proprio pubblico».

Che tipo di programmazione crede che potrebbe risollevarne le sorti?

«Per quanto riguarda la grande distribuzione, non è per niente facile competere con i multisala; credo che si potrebbe continuare a percorrere questa strada, puntando sulle distribuzioni indipendenti, su film che spesso stanno nelle sale per poco tempo – o non ci stanno proprio…eppure potrebbero riempirle. Certo, è una sfida coraggiosa, ma ci si potrebbe proporre come un unicum nel territorio, anche a media distanza».

I limiti e le difficoltà sono superabili senza grossi investimenti economici oppure quelli sono imprescindibili?

«Purtroppo alcuni investimenti economici sono imprescindibili; ma ancora più importante è la progettualità, le risorse umane per realizzare gli obiettivi: ci sono diversi bandi, pubblici e privati,  a cui si può partecipare con un progetto. Le percentuali di cofinanziamento variano, si possono trovare altri co-finanziatori…occorre un  grande impiego di energie, innanzitutto».

C’è qualche modello a cui ispirarsi per una diversa gestione della struttura?

«Ne parlavo recentemente con il mio amico Marco Rosson, regista e direttore del Voghera Film Festival con cui collaboro: il Kristallo ad Alessandria o il Mexico a Milano potrebbero fornire spunti interessanti per la gestione».

di Christian Draghi

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