Venerdì, 23 Agosto 2019

OLTREPÒ PAVESE, ENDURO SÌ? ENDURO NO?

Per una volta, seppure su una materia che penso di conoscere bene, ricorro a Wikipedia, perché è, probabilmente, la definizione più immediata di che cosa è l’Enduro: “L’Enduro, fino agli anni settanta denominato Regolarità, è una specialità del motociclismo che si concretizza in gare di regolarità su percorsi prevalentemente sterrate, con medie velocistiche e tempi d’impiego prefissati, nel rispetto del codice della strada vigente”. Ecco, in pochissime parole, l’essenza della specialità. Si parla di regolarità, di rispetto di codice della strada seppur su strade prevalentemente sterrate. Ed è qui che nasce il vero problema. Le strade sterrate, i relativi divieti e la tanta confusione. L’emendamento approvato che determina la revisione degli articoli 2, 3 e 194 del Codice della strada, porterebbe alla definitiva morte di questa specialità, riservando la circolazione su strade sterrate inferiori ai mt 2,5 ad animali, pedoni e velocipedi. Pare che ora qualcosa si stia muovendo per arrivare ad una civile convivenza tra chi vive il bosco, la collina o la montagna per passeggiare o pedalare e chi lo fa per la grande passione motoristica. In Oltrepò sono davvero tanti i praticanti questa disciplina.  I diversi MC locali hanno lavorato molto bene negli anni, organizzando importanti gare nazionali ed internazionali ed attirando sul territorio centinaia di fuoristradisti. Ma, per il momento, fuori dalle manifestazioni organizzate, nessuno potrebbe circolare, salvo autorizzazioni particolari ricevute dai singoli comuni.

Vorrei non entrare nel merito della gestione delle gare, ma mi piace pensare all’Enduro come un modo per presentare e far conoscere il nostro Territorio ad amici ed appassionati che ancora non lo conoscono. Personalmente lo utilizzo nei percorsi stradali con centinaia di motociclisti accompagnati ogni anno e, per quanto riguarda il fuoristrada, il più convinto sostenitori di questa interpretazione è Umberto Milone.

Umberto, la sua voglia di promuovere il territorio oltrepadano è certamente conosciuta da tanti. Ci può raccontare qualcosa di lei?

«Sono un endurista amatoriale “vecchio stampo”. Penso che questo termine identifichi appieno i veri enduristi che non guardano il compagno di giri come un avversario e quindi non cercano mai la competitività quando si esce in moto, bensì il piacere della compagnia e dell’aggregazione. Mi sono trasferito in Oltrepò Pavese da diversi anni ormai; un giorno, uscendo da uno sterrato, ho trovato casa mia e dopo poco ci sono andato ad abitare, senza neanche sapere dove fosse posizionata nel territorio e a che distanza stava dal posto di lavoro. Quell’immagine apparsa alla fine dello sterrato, con il panorama mozzafiato circostante, con la nebbia a mezza collina mentre io stavo al sole, mi ha stregato… ma in che posto ero? Ma che fortuna aveva la persona che abitava lì? L’Oltrepo è sempre stato un territorio da mordi e fuggi, senza picchi di turismo, senza nessuna pretesa se non per gitarelle fuori porta, che inducono i visitatori a trascorrere solo qualche ora in un posto che ha tutto e molto di più di tanti altri posti rinomati. Forse la vicinanza con le grandi città non ha mai portato i referenti a cambiare mentalità ed i risultati si vedono. Non è una critica, forse è una conservazione mirata, ma mentre altri possono vantare afflusso di turisti, qui da noi dobbiamo andare a cercarli di notte come i funghi».

Come la sua passione per l’enduro ha “incontrato l’Oltrepò?

«Ho cercato di coinvolgere amici e “i cosiddetti amici di Facebook” o altri social (che ritengo sia, se usato con cervello, un’eccellente piattaforma pubblicitaria) per far conoscere questo territorio che amo e che ha delle potenzialità che altri non hanno. Da qui ho intrapreso ottimi rapporti con tutti, comuni, agricoltori amici; si sa che gli enduristi sono malvisti come banditi, questo è ormai il pensiero di pochi che vogliono chiudere le porte al futuro dell’Oltrepò, ma col passare del tempo molti hanno capito che possono essere anche una sana forma di ricchezza economica per il territorio. Pian piano conoscendo sempre più i sentieri percorribili e quelli vietati, insieme ad altri enduristi del posto, è balenata l’idea di realizzare dei giri turistici per trasmettere ad altri appassionati come noi la bellezza dell’Oltrepò ben cercando di non fare come il turista frettoloso che arriva in agriturismo ci sosta per 5 ore e poi, pieno ed assonnato, ritorna a casa senza aver visto o saputo che magari a 1 km da dove si è riempito il pancione si poteva anche vedere qualche posto particolare di cui troppo pochi ne conoscono l’esistenza. L’enduro turistico che stiamo tentando di intraprendere è prettamente finalizzato allo sviluppo del turismo dell’Oltrepo, senza trarre per questo guadagni per noi stessi; questi guadagni devono andare al territorio, ai commercianti, ai Comuni e soprattutto alla Comunità Montana che preserva questo piccolo paradiso dove viviamo».

Lei è riuscito a far arrivare a Ruino decine di appassionati da tutta Italia. Come ci è riuscito?

«Sempre tramite i rapporti con diversi motociclisti conosciuti nei vari viaggi o uscite tra amici in Piemonte, Abruzzo, Puglia, Toscana ed estero come Marocco e Tunisia e affidandomi ai social. Insieme all’ormai gruppo fidato di amici enduristi del posto siamo riusciti a raggruppare un bel numero di persone per una due giorni di enduro turistico; la base era il Comune dove risiedo in quanto, come prima esperienza per il gran numero di partecipanti, avevo la certezza di poter dare, attraverso i commercianti del paese, una buonissima sistemazione per il pernottamento e per la ristorazione. In quel caso, su moto mono e bicilindriche, eravamo 83 motociclisti che hanno soggiornato dal venerdì sera alla domenica a Ruino, tre b&b ed agriturismi, oltre al bar, ben contenti dell’evento; per la cena invece avevamo preso accordi con la Pro loco di Ruino che ha soddisfatto (ma questo era ovvio in quanto sono al top) le nostre aspettative. Per i vari pranzi del sabato e della domenica invece, trovandoci in giro, abbiamo optato per il ristorante L’Appennino del Brallo e ristorante Da Vinci a Salice Terme dell’amico Vincenzo endurista filosofo d’eccellenza. Naturalmente il giro non è stato fatto con tutte le moto al seguito ed in fila, per ovvie ragioni di sicurezza e ordine; alcuni hanno fatto giri stradali tra Brallo, Penice, Bobbio e lungo il Trebbia, altri amici abruzzesi hanno allungato il tour fino a visitare la Certosa di Pavia e Pavia stessa, mentre il resto dei motociclisti ha girato a piccoli gruppetti in fuoristrada, guidati e seguiti dagli amici del posto. Eravamo quindi sparsi su tutto il territorio ed anche oltre, per poi ritrovarci, come punti di riferimento, ai due ristoranti ad abbuffarci e conoscerci più a fondo.Devo dire che la soddisfazione dei partecipanti al giro l’abbiamo capita nei giorni a seguire, quando tutti hanno fatto complimenti a noi, e soprattutto ai commercianti coinvolti».

Riscontro più prettamente turistico del vostro operato in Oltrepò?

«Un risultato che tengo molto a sottolineare, è stato che il giro l’avevamo fatto a giugno e, con grande nostra sorpresa (ma non troppa) almeno 4 famiglie dei partecipanti, nei successivi mesi di agosto e settembre, hanno trascorso le vacanze in Oltrepò, meravigliati dalla bellezza dei posti. Vacanze brevi tipo we lungo o una decina di giorni, ma comunque per me una grande soddisfazione per avergli fatto conoscere un posto da loro mai sentito. Questo è lo scopo del nostro gruppo. Successivamente abbiamo creato altri giri con meno partecipanti, quasi sempre intorno alle 10-20 moto per i motociclisti delle zone vicine…alla fine si sono aggregati ragazzi che si facevano 200 km per venire in Oltrepò …all’improvviso un sabato mattina all’orario di partenza si è fatto trovare un pazzoide fenomenale che era partito presto da Perugia per farsi una giornata da noi, personaggi immensi che hanno la nostra stessa visione dell’enduro: amicizia, natura e rispetto per tutto».

Come ha reagito il Comune di Ruino a tale evento?

«Il Comune ha reagito ottimamente, anzi da quell’evento abbiamo avviato un discorso un po’ più approfondito ma di questo per ora preferisco non dire nulla in quanto è in crescendo e per scaramanzia meglio stare coi piedi per terra, terra non asfalto. Ringrazierò sempre Comune e commercianti di Ruino per la gran bella figura che ci hanno fatto fare a giugno».

Ha in programma altri eventi?

«Realizzeremo altri eventi a breve, sicuramente in primavera in quanto si sa che con l’inizio delle piogge è sempre meglio evitare di girare in moto per sterrati per non rovinare il fondo, il rispetto della natura è prioritario nel nostro comportamento. è inutile dire che anche gli enduristi puliscono i sentieri o che tagliano le piante per tenere ottimi i rapporti con Comunità Montana e Comuni. Facciamolo e basta. Non dobbiamo dimostrare nulla del bene che si fa per l’Oltrepò, dobbiamo dimostrare invece di non arrecare mai un danno ad altri ed al territorio. D’altronde la nostra passione è andare in moto, in strada o in sterrato è un’ottima passione sana e pulita, siamo sempre compagni della stessa età più o meno, i più siamo dai 50 anni in su quindi prepensionati o già pensionati che non hanno più la grinta di fare i piloti anche se molti lo sono stati ed anche ad altissimi livelli, ma ormai l’unica cosa che li fa salire su è proprio la moto... gli altri, i giovani, vanno dai 25 ai 50 anni e anche se hanno la grinta, hanno sempre come esempio il seguire i vecchi del gruppo, che oltre ad insegnargli cosa vuol dire fare enduro, gli sottolineano l’amore per la natura. Molto meglio girare in moto e godersi l’Oltrepò Pavese meraviglioso che passare il tempo a Voghera capitale dell’Oltrepò e capitale delle sale slot».

Lasciamo il “caldo” Umberto Milone alla sua passione di incontri tra amici per far conoscere l’Oltrepò. è ora la volta di chi il bosco, il sentiero, la mulattiera la vive e la ama anche per lavoro. Federico Bertone, di Oltrepò Trail, è coach e istruttore di Nordic Walking, trekking estremo e trail run. Un “verde” appassionato che sui sentieri ci vive, portando decine di appassionati che, nel suo caso, sono anche preziosi clienti.

Federico, quali problemi le crea il motociclista che pratica l’enduro?

«Frequento quasi quotidianamente i sentieri di tutto l’Oltrepò collinare, per tracciare percorsi per gli eventi di Oltrepò Trail o per altri, e incontro spesso enduristi e sportivi motorizzati in genere. Mai avuto problemi, anzi noto con piacere che si sta sviluppando una certa etica dell’andare in moto, che porta ad atteggiamenti rispettosi dell’ambiente e degli altri sportivi outdoor. Vedo però una grande differenza di atteggiamento tra i gruppi organizzati, e quelli dei professionisti del settore, e i singoli o i piccoli gruppi di hobbisti dove le regole diventano più elastiche e i danni più ingenti. Certo il rumore delle moto e i gas di scarico possono infastidire, ma si tratta di pochi istanti, e per contro si tengono aperti sentieri che verrebbero presto sommersi dalla vegetazione. Discorso diverso per chi esce con il fango e provoca danni ingenti ai sentieri, o si muove a qualsiasi ora del giorno e della notte nelle aree protette; questi sono i classici “pochi” che rischiano di generare divieti per “tutti”».

Il diffondersi delle e-bike, con il conseguente incremento dei praticanti, può essere paragonato, in termini di rischi, a quello dei motociclisti in off road?

«Per quanto riguarda le e-bike guardo al mondo della mobilità elettrica in generale con entusiasmo e aspettative, e sogno di avere un auto elettrica nel garage e una e bike come grande aiuto nella tracciatura e verifica dei percorsi. Non sono un esperto del settore ma penso che l’elettrico sia già adesso una buona opzione per il motorsport di breve durata. La e-bike sta aprendo la pratica a persone che sarebbero scoraggiate dalle “muscolari” tradizionali, e permette di livellare le diversità di performance all’interno di un gruppo e di percorrere più km. Più turismo, niente rumore, niente inquinamento: per me è il futuro!!! Il prossimo problema è che ci saranno in giro veicoli silenziosi che si muovono a velocità considerevoli. Penso che ci abitueremo e troveremo delle soluzioni tecnologiche a tutto ciò, ma bisogna assolutamente cogliere questa opportunità di crescita».

Secondo lei quale potrebbe essere una valida soluzione per una civile convivenza?

«Il segreto della convivenza? Due concetti: il primo, la mia libertà finisce dove comincia quella del prossimo, quindi conviene cercare di andare d’accordo; il secondo, il territorio non è di nessuno: siamo tutti ospiti e dobbiamo cercare di convivere. Sogno il rispetto delle regole, dove già esistono, e sportivi guidati dal buon senso e dalla consapevolezza e che è meglio cooperare piuttosto che arrivare alla contrapposizione e creare divieti per tutti. Io stesso detesto francamente alcune categorie di “fruitori” della natura, ma ho visto che in ambito professionale mi è molto più utile collaborare con loro piuttosto che cercare lo scontro a tutti i costi. Ognuno rimane delle proprie idee ma si cerca di far crescere il territorio insieme. Sono fiducioso perché ultimamente si respira aria buona in Oltrepò: c’è voglia di conoscersi tra i diversi attori del turismo, e di “fare volano” tutti insieme, voglia di concentrarsi sulle tante mission e punti in comune piuttosto che sulle differenze. A livello molto pratico ritengo utile incentivare la creazione di aree dedicate alle varie pratiche: piste da cross, da downhill, running park, bike park, percorsi di slow tourism, falesie di arrampicata, riserve faunistiche, di caccia... e incentivare la loro fruizione. Regole chiare di pratica e di convivenza, e loro divulgazione da parte dei promotori e professionisti dell’outdoor, insieme alla stigmatizzazione dei comportamenti scorretti».

Una delle aree più amate dagli enduristi svizzeri, tedeschi e austriaci è l’Alto Oltrepò. Come tutti gli sport motoristici, anche e soprattutto l’enduro M stanca parecchio ed ecco perché la scelta di un buon hotel fa parte della programmazione del week dei fuoristradisti. Sulle vie più alte si trova lo Sport Hotel Prodongo, il proprietario è Paolo Tornari.

Paolo cosa ne pensa dell’endurista come cliente?

«Io dividerei gli enduristi in tre categorie: l’endurista che gareggia che io definisco l’endurista A, l’endurista della zona che pratica questo sport nei fine settimana o nei giorni liberi, il tipico endurista B e infine l’endurista straniero che gira nei nostri sentieri, endurista C. La distinzione è stata fatto in quanto l’endurista tipo A gira sui nostri sentieri durante la settimana (periodo in cui sui nostri sentieri non vi è nessuno) e soprattutto nel tardo pomeriggio perché finita la giornata di lavoro, esce ad allenarsi per la gara del fine settimana. Le gare sono sempre regolamentate e vengono utilizzati alcuni sentieri ben distinti. Le gare portano turismo in quanto si parla di concorrenti che arrivano da tutta la Regione o Italia e utilizzano le strutture ricettive per poter dormire, i negozi, i bar ecc. L’endurista B invece utilizza solo il weekend per girare e purtroppo il fine settimana è anche il momento in cui i nostri sentieri sono percorsi dagli amanti del Trekking, e dalle famiglie. Questi non vanno in parallelo L’endurista C invece è quello che arrivando da territori dove è vietato questo sport, utilizza il nostro territorio nella maniera peggiore fregandosene dei danni provocati dall’enduro nei prati, in caso di pioggia etc.etc.etc.».

Favorevole o contrario a questo sport?

«Premesso tutto ciò, sono pienamente favorevole all’enduro organizzato per le gare, e per poter risolvere le problematiche di convivenza in montagna, a mio avviso bisognerebbe disegnare un percorso ben distinto, dove lasciar divertire gli appassionati di questa disciplina. Il percorso, essendo segnalato, non andrebbe a gravare sui trekking, sulle MTB, sulle famiglie, che sarebbero libere di girare per tutti gli altri sentirei. Ovviamente il tutto andrebbe regolamentato e i trasgressori puniti con multe e tutto ciò che ne concerne».

Quindi la sua clientela, composta anche dagli amanti del trekking e da chi usa la mountain bike, cosa dicono gli uni degli altri?

«Come anticipato, questi non vedono di buon occhio gli enduristi, ma creando un percorso esclusivo all’ enduro, si potrebbe convivere sui nostri crinali in piena armonia».

Paolo, cosa rappresenta per voi, in termini di passaggi e di turismo, l’enduro nell’Alto Oltrepò?

«Per la mia struttura, ad essere sincero, poco, ma viceversa, quando vengono organizzati eventi di enduro, siamo una meta ambita dei concorrenti delle gare».

Cosa si sente di dire a chi vorrebbe non avere mai più le moto sui nostri sentieri?

«Dobbiamo ricordarci che la montagna è di tutti. Abbiamo il diritto di utilizzarla, ma soprattutto abbiamo il dovere di lasciarla in condizioni migliori di quando siamo arrivati. Da un lato capisco chi non li vorrebbe più sui sentieri, (parlo da ex endurista che per motivi di tempo ha deciso di non praticare più questo meraviglioso sport) perché in giornate di pioggia gli enduristi distruggono i sentieri, ma come loro anche gli appassionati di off road e di quad, per questo motivo, oltre a delimitare un percorso, lo regolamenterei evidenziando i periodi dell’anno dove è vietato girare, metterei una sorta di biglietto a pagamento dove tutti i ricavi, potrebbero essere incassati dalla Comunità Montana, utilizzati per la sistemazione dei sentieri danneggiati e per altri lavori utili ai singoli Comuni che lamentano sempre la mancanza di denaro».

Paolo Tornari ha citato la Comunità Montana, responsabile del rilascio permessi in alcuni territori oltrepadani, i più adatti a questa pratica sportiva. La Comunità Montana potrebbe trasformare il problema in opportunità, come fatto in altre aree italiana; un piccolo contributo, versato dai molti appassionati, se ben utilizzato, potrebbe bastare a manutenere i sentieri e ad attirare nuovi appassionati e le loro famiglie. Il divieto in giornate particolari, per esempio dopo piogge particolarmente intense, insieme a maggiori controlli, scoraggerebbe chi pratica questo sport in modo non idoneo. Insomma, la civile convivenza, il rispetto delle regole e una buona gestione porta sempre e comunque a risultati positivi. Enduro Sì quindi? Dite la vostra. In ogni caso, viste le risposte degli intervistati, ancora un #oltrepochefunziona.

 di Gianni Maccagni

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