Sabato, 17 Novembre 2018

VALLE STAFFORA - «FAMIGLIE IN GINOCCHIO PERCHÉ MANCA IL LAVORO»

Il fenomeno della nuova povertà, in Oltrepò e soprattutto in Valle Staffora, ha un denominatore comune: la mancanza di lavoro. Sono sempre di più le famiglie, in particolar modo quelle numerose, in cui uno o entrambi i genitori con diversi figli a carico si ritrovano senza occupazione e non possono far altro se non chiedere aiuto alle associazioni benefiche sparse sul territorio. Una di queste si chiama “Albero Fiorito” e opera dal 2013 sul territorio della comunità montana offrendo alimenti e prodotti per la persona ai bisognosi.

La sede è a Bagnaria e a presiederla è oggi Gianluigi Bedini, ex sindaco e dipendente Asst alle soglie della pensione. Per Bedini che ne ha il polso, la situazione legata alla povertà sul territorio è più rilevante di quanto il sentire comune o i semplici numeri possano far pensare.

«Ad oggi abbiamo in carico 148 persone appartenenti a 52 nuclei famigliari diversi - spiega Bedini - con una folta rappresentanza di minori, per via del fatto che le famiglie in difficoltà sono spesso quelle con più prole».

Ben 13 di queste famiglie provengono dalla sola Rivanazzano Terme,  che a scapito della nomea di paese “benestante” presenta un discreto numero di situazioni per così dire ai margini. Il dato che preoccupa ancora di più è però quello che “non si vede”.  «Conosciamo bene questo territorio e chi lo abita – dice Bedini -, sappiamo che le situazioni che abbiamo in carico non sono le sole che potrebbero esserlo. Molte persone scelgono di non chiedere aiuto per motivazioni personali».

Bedini, come è nata l’idea di creare questa associazione?

«Diciamo che il seme è stato gettato negli anni 90 dopo che insieme ad alcuni amici avevamo fatto dei viaggi umanitari nella ex Jugoslavia, nel periodo della guerra. Abbiamo visto quanto ci fosse bisogno di aiuto e abbiamo pensato di provare a fare la stessa cosa anche in altri paesi, poi non ci fu possibile per varie ragioni. Negli anni successivi, nel periodo in cui sono stato sindaco di Bagnaria, ricevevo poi numerose richieste di aiuto da parte dei cittadini, un po’ di tutto il territorio, e allora decisi di recuperare l’idea e fondare, insieme a Marco Chiesa che ne è stato il primo presidente e altri amici, l’associazione Albero Fiorito che dopo gli adempimenti burocratici è diventata operativa a tutti gli effetti nel 2103».

Ad oggi chi la compone?

«Il consiglio direttivo è composto da me, Ernesto Taini, Elisabetta Ricardi, Gianfranco Garberi e il fact totum Massimo Chiappini. A loro si uniscono una quindicina di volontari. Attività svolta gratuitamente, nessuno percepisce neppure un rimborso spese a nessun titolo».

Come vi finanziate?

«Da alcuni anni siamo titolari di un contributo da parte della fondazione comunitaria della Provincia di Pavia, poi abbiamo contributi dal Rotary Club Valle Staffora che ogni anno fa due raccolte alimentari, dalla ditta Eurorent Italia di Tortona, poi da alcuni enti, Comuni e Comunità montana, che ci sovvenzionano con finanziamenti. Infine possiamo contare anche sulla solidarietà di privati».

Come è iniziata l’esperienza?

«Abbiamo cominciato in un garage, poi dal 2015 la canonica di Bagnaria ci ha dato ospitalità grazie a Don Vernetti e attualmente utilizziamo questi locali come sede. All’inizio ci occupavamo del territorio che comprende i Comuni della Comunità Montana più Voghera, poi ci siamo accorti che una città così grande ci stava saturando e da qualche tempo prendiamo in carico soltanto casi da Rivanazzano in su, dato che Voghera può anche contare su Caritas e Croce Rossa».

In che modo aiutate i bisognosi?

«Consegniamo ogni due mesi un pacco di sostegno alle famiglie con generi alimentari a lunga conservazione tra cui pasta, riso, sughi, zucchero, farina, vari cibi in scatola, ma possiamo anche vantare di essere gli unici a offrire, oltre ai generi alimentari, prodotti per l’igiene della persona e della casa, perché riteniamo che anche il decoro oltre all’alimentazione sia importante per il mantenimento della dignità dell’individuo».

A chi prestate il vostro servizio?

«L’utenza è formata dal 70% di italiani e dal 30%, equamente divisi, da cittadini stranieri comunitari ed extracomunitari».

Qual è l’identikit della persona in difficoltà?

«So che viene da pensare innanzitutto agli anziani, ma non sono loro quelli in maggiore difficoltà, per quanto ci sia chi con la sola pensione non ce la fa ad arrivare a fine mese. Chi ha il problema maggiore sono le famiglie con molti figli, per lo più con persone che hanno perso il lavoro o che non hanno trovato una situazione stabile. Per farsi una idea, il 40% del totale dei presi in carico sono dei minori».

Cambia qualcosa tra l’utenza italiana e quella straniera?

«Non direi. Il problema per tutti è lo stesso, ed è il lavoro che manca».

Come si arriva da voi?

«Di solito le segnalazioni ci vengono presentate da consultori familiari, medici di famiglia, parroci o enti istituzionali. Qualcuno poi arriva anche individualmente, per passaparola e per sentito dire».

Quali requisiti bisogna avere per essere presi in carico da Albero Fiorito?

«Bisogna avere la residenza in uno dei Comuni del nostro territorio di pertinenza, presentare della documentazione tra cui Stato di famiglia e soprattutto certificato Isee che non deve superare i 6.000 euro di reddito annuo nel complesso del nucleo famigliare. Fondamentale è poi non essere già in carico presso altre strutture assistenziali».

Una volta appurato il possesso dei requisiti quanto tempo trascorre per l’assunzione in carico?

«è immediata».

Per quanto tempo dura?

«Non ha una scadenza. Fino a che la persona ne ha bisogno o non trova un’occupazione che ne migliori le condizioni economiche».

E capita spesso?

«Fortunatamente ci sono dei casi di persone che dopo un po’ trovano lavoro e quindi garantiscono un certo ricambio. Per altre è più difficile, più sale l’età degli assistiti più diventa  arduo trovare un lavoro e cambiare la propria condizione».

Prospettive future? Cosa auspica per il futuro dell’associazione?

«Il nostro sogno sarebbe avere una casa famiglia da utilizzare soprattutto per donne con bambini. Purtroppo però al momento non c’è la disponibilità economica per acquisirla. Molto più terra a terra, ci piacerebbe poter cambiare il furgoncino con cui effettuiamo le consegne che ormai è molto datato. Poi di volontari c’è sempre bisogno, anche se sarebbe  importante trovare qualcuno che abbia tempo e voglia di occuparsi anche della parte amministrativa e burocratica, in modo da garantire continuità in futuro al nostro operato».

di Christian Draghi

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