Venerdì, 16 Novembre 2018

OLTREPÒ PAVESE - CASE FAMIGLIA, «VIGILEREMO SU CHI NON SI ADEGUA ALLA NUOVA LEGGE»

L’Oltrepò che invecchia detiene il record di case famiglia per anziani in Lombardia. Circa 50 nuclei dislocati tra la Valle Versa e la Valle Staffora, con la rilevante prevalenza nel distretto di Voghera: oltre 40 unità censite per circa 250 posti letto complessivi in l’Oltrepò, dati del 2016. L’entrata in vigore della nuova legge regionale del gennaio 2018 ha decretato un giro di vite con la regolamentazione ferrea dei requisiti – soprattutto strutturali – necessari per poter operare nel settore dell’accoglienza e presa in cura degli anziani. Secondo il presidente Aira (Associazione residenze per anziani, con sede a Stradella) Stefano D’Errico «un passo avanti importante è stato fatto. Circa la metà delle strutture dovrebbe adeguarsi senza troppi problemi, ma bisognerà fare attenzione a quelle che scelgono di non adeguarsi, limitando il numero dei propri posti letto a quattro. Queste strutture potranno continuare ad operare senza nessun tipo di controllo da parte degli Enti preposti e bisogna vigilare con attenzione».

D’Errico questa possibilità vi preoccupa?

«Sì perché, se pur certi che tutti opereranno come un buon padre di famiglia, si rischierà di tornare a parlare di “chiusure” e quindi danneggiare coloro che hanno investito e si sono impegnati ad elevare la propria qualità. Si pone quindi un serio problema di vigilanza e a tal proposito, è iniziato con il comune di Ceranova (PV),  capofila del progetto, un tavolo tecnico Comunale con la nostra Associazione per definire anche per queste strutture da 4 posti non regolamentate e non vigilabili, una serie di prescrizioni e standard di funzionamento per arginare il fenomeno in anticipo».

D’Errico, la nuova legge sulle case famiglia ha sortito effetti particolari? Ci sono state molte chiusure in Oltrepò?

«La nuova legge sicuramente ha creato una “selezione naturale” tra i soggetti che è  andata a colpire coloro che non rispettavano i requisiti strutturali (quindi con immobili non adatti alla tipologia di lavoro) oppure chi agiva nell’illegalità. Con l’uscita della nuova normativa in molti hanno visto solo l’aspetto negativo della “preclusione imprenditoriale” legata alle molte richieste da parte di Regione Lombardia, la nostra associazione ha invece ritenuto che essa sia stata un’opportunità per tutti i gestori che finalmente hanno potuto operare nella piena legalità».

è prevedibile una “emorragia” di case famiglia che potrebbe creare serie problematiche per un territorio che invecchia in modo progressivo?

«Non crediamo che vi sia un pericolo inteso come “mancata risposta della domanda di posti letto” perché ogni giorno riceviamo chiamate per pareri su nuove aperture».

L’Oltrepò è il territorio con il maggior numero di case famiglia in Lombardia. Quante di queste si sono messe a norma?

«Dai dati a nostra disposizione , più di tre quarti hanno aderito all’ipotesi di “conversione” da Casa Famiglia a Comunità Alloggio Sociale Anziani, ma dai sopralluoghi da noi effettuati, soltanto circa la metà potrà finalizzare la conversione. Per gli altri non resterà che trovare una nuova collocazione immobiliare».

Recentemente avete lanciato dei corsi di formazione per operatori. Può spiegarci l’iniziativa e dirci quanta adesione c’è stata?

«I Corsi di formazione che abbiamo iniziato sono un percorso dedicato esclusivamente a gestori e coordinatori, cioè quelle figure che devono “guidare” l’operato e le sorti della struttura stessa. La normativa non prevede queste formazioni, ma gli imprenditori associati ad AIRA hanno richiesto corsi di perfezionamento e approfondimento normativo per elevare lo standard di qualità della gestione e la consapevolezza di alcuni aspetti molto tecnici».

Quali sono le carenze più diffuse tra le strutture del settore?

«Le problematiche riscontrate nella maggior parte dei casi durante i sopralluoghi ispettivi riguardano la tipologia di ospiti presenti nelle strutture, senza dimenticare le problematiche legate a tutti gli aspetti dei requisiti organizzativi obbligatori come la documentazione insufficiente, non corretta o non aggiornata. Raramente si riscontrano problemi di igiene ed ancor più raramente problemi legati a maltrattamenti».

A proposito di maltrattamenti. Per quanto rari i casi esistono. Ritenente che questo fenomeno sia legato al fatto che molti “si improvvisano”? Oppure in che modo si spiega?

«Sicuramente i maltrattamenti agli anziani sono un argomento molto caldo nel panorama mediatico italiano di questa epoca. Le cause di questa problematica sono principalmente legate alla mancanza di formazione e informazione e talvolta umanità da parte di coloro che compiono questi atti ignobili.

C’è da dire che nell’analisi più profonda dei casi, statisticamente parlando, i gestori sono spesso solo colpevoli di non aver vigilato i comportamenti di operatori che si sono resi protagonisti delle vicende di cronaca. In ogni caso, l’Associazione con i continui sopralluoghi all’interno delle strutture cerca di prevenire e vigilare l’operato dei propri associati».

Che strumenti hanno gli utenti per capire se la struttura in cui intendono ricoverare un loro caro è idonea o “sicura”?

«Ad oggi le strutture all’interno delle unità d’offerta socio assistenziale di Regione Lombardia (ex case famiglia) si chiamano con il nome tecnico di “Comunità alloggio sociale per anziani”, quindi anzi tutto occorre verificare che la struttura presenti agli interessati un contratto d’ingresso ed una carta dei servizi che riporti queste caratteristiche. Si tratta di uno standard di sicurezza perché queste strutture sono obbligate per legge ad operare secondo precisi requisiti organizzativi, funzionali e strutturali che garantiscono la sicurezza di un operato di qualità nel rispetto dei processi stabiliti dalla Regione. Non è da dimenticare che queste strutture vengono periodicamente vigilate dalle Unità Complesse di Vigilanza di ATS per il mantenimento dei requisiti».

Quale futuro vede per il settore di cui vi occupate in Oltrepò?

«Il settore dopo uno scrollone dato dall’uscita del decreto legge dello scorso gennaio che obbliga i soggetti a convertirsi in strutture con determinati standard di lavoro, si è certamente scremato dei nuclei non a norma, facendo quindi rilevare un livello di qualità decisamente superiore. Per quanto ci riguarda, pur non senza sacrifici, il settore tornerà a volare come mai prima d’ora».

 di Christian Draghi

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