Sabato, 17 Novembre 2018

OLTREPÒ PAVESE - SERVIREBBERO UN REDIVIVO DUCA DENARI, UN CARLO BOATTI, UN DOMENICO MAZZA, UN ANGELO BALLABIO...

In Oltrepò Pavese è un proliferare di eventi, mentre gli altri - succede persino nel vicino piacentino - li mettono tutti in un cartellone unico per promuoverli insieme con maggiore forza, senza rinunciare al dare notorietà alle diverse località coinvolte. Perché succede? Difficile da spiegare. Forse perché in Oltrepò ogni vallata è un mondo, ogni comune uno Stato e ogni frazione una regione. Eppure basterebbe poco, magari anche solo una guida politica illuminata di quelle che non adempiono al loro ruolo solo con qualche cicaleggiante post sui social network al termine di qualche consiglio o di qualche riunione.

Siccome non succede ciò che dovrebbe, ecco che tutti vanno per la loro strada.

Ultimamente in Oltrepò ci sono anche le Pro Loco, che come ricordava la giornalista e scrittrice Cinzia Montagna dovrebbero lavorare “per il luogo” ovvero per le eccellenze che danno identità al territorio, ormai si buttano su feste della birra e addirittura sul pesce: come si sa sulle colline d’Oltrepò i pesci sono moltissimi, così come i pescherecci in porto. Non fanno eccezione alcuni sedicenti ristoratori locali che inondano i social network con proposte esotiche e abbinamenti incredibili da pensare nella patria dei salumi, delle paste fatte in casa, del Bonarda, del Pinot nero, del Metodo Classico e dei formaggi artigianali.

è come se in Alto Adige i ristoranti promuovessero eventi con protagoniste le trenette al pesto e il Pigato. Là non succede, sarà che in Oltrepò sono tutti più furbi.

è anche divertente andare nei bar e chiedere un Metodo Classico dell’Oltrepò oppure anche solo un Metodo Classico. Provateci e in 8 casi su 10 vi guarderanno come se foste marziani. In media i camerieri sanno che ci sono tipologie di vini: bianco, rosso o rosé; qualcuno con le bolle e gli altri senza. Stop. Non sapranno raccontarvi la storia di un’etichetta o di un produttore né avere dimestichezza con l’arte di fare cultura in materia di abbinamenti, il che favorirebbe anche i consumi e il volume d’affari dei titolari di quei pubblici esercizi in maniera importante. Come mai succede tutto questo? Per ignoranza, sì, ma anche per assoluta mancanza di amor proprio. Chi è nato e cresciuto in una terra avrebbe il dovere di spingere a conoscerla e ad amarla, qui non accade. Dietro al bancone si mettono robot che colmano i calici, a macchinetta, sempre con le stesse referenze senza un commento, una parola, una guida. Una guida, appunto, ecco cosa manca in Oltrepò. Non sto parlando di “Guidando con Gusto” della Strada del Vino che è stato un buon primo passo per fare turismo raccontando le imprese di vino sapori e accoglienza, ma di un leader. Servirebbero un redivivo Duca Denari, un Carlo Boatti, un Domenico Mazza, un Angelo Ballabio… servirebbe gente capace di andare controcorrente sradicando luoghi comuni, credenze errate e stereotipi superati da cent’anni. Quando si sente dire «in Oltrepò si facevano damigiane» si parla di un’epoca con le tv in bianco e nero. Sono rimasti in pochissimi a vendere in damigiana. Oggi Oltrepò significa qualità in bottiglia. Ma avete visto i vigneti che ci sono sulle colline dell’Oltrepò Pavese. Andatene a trovare di simili in Lombardia e cercatene bene in tutta Italia perché quelli ben condotti non temono concorrenza.

Il problema vero è che il vino buono nasce dalla vigna, mentre invece il concetto di territorio investe la popolazione ad ogni livello e soprattutto chi fa accoglienza e ristorazione.

Non si pretende siano tutti Piera Selvatico o Giorgio Liberti, non si pretende un’isola dei vini locali come da Bazzini, ma con un po’ d’impegno si può riuscire a trovare un’ispirazione giusta. Basta poco, come iniziare a mettersi in discussione per ottenere anche maggiori consensi. Nei ristoranti e nei bar fotocopia si va meno volentieri che non in quelli che hanno un’anima.

di Cyrano de Bergerac

  1. Primo piano
  2. Popolari