Mercoledì, 14 Novembre 2018

VARZI - ESTATE DI MAGRA PER I COMMERCIANTI

Musi lunghi, facce tirate, poca voglia di parlare. La stagione estiva 2018 al commercio varzese sembra aver dato poche ragioni per sorridere. Secondo alcuni, addirittura, non è neppure cominciata. Sarà l’estate arrivata in ritardo, il più che esiguo numero di eventi organizzati, la scarsa attitudine del paese e dei suoi operatori ad una collaborazione attiva per rendersi attrattivi dal punto di vista turistico, sta di fatto che rispetto al 2017 il segno di fronte ai calcoli è quasi per tutti un meno. Qualcuno si è mantenuto a galla, qualcuno si è improvvisato ufficio turistico e ha raccolto il passaggio anche dall’estero. Altri si chiedono che fine abbia fatto la Nuova Pro loco, alcuni additano la litigiosità o la generale renitenza ad essere accoglienti. A parlare con baristi e ristoratori, che più di tutti sono esposti al “passaggio” e hanno una visione globale di quelli che sono i flussi turistici, viene da chiedersi come mai il paese non riesca mai a cambiare marcia. Se lo chiedono anche gli operatori stessi, ormai talmente sconsolati che non hanno neppure voglia di prendersela, neppure con la politica che di solito è il più comodo dei capri espiatori. Il paese sembra afflitto da una sorta di strana patologia cronica che potremmo definire “varzismo”: sforzandoci di scimmiottare la Treccani si potrebbe definirla come una “inclinazione alla scarsa cooperazione contraddistinta da una generalizzata apatia e un pessimismo congenito”. Secondo alcuni il problema sarebbe la tendenza a «mettersi le dita negli occhi gli uni con gli altri», per qualcun altro il varzese preferirebbe la lamentela al cambiamento, un po’ come i “Dubliners” descritti da Joyce nel suo famoso romanzo.

«Al varzese fondamentalmente non piace la gente, preferisce il piccolo tran tran quotidiano, non siamo un paese che vuole davvero attrarre turisti» dice Alessandra Scabini del bar Ombra commentando una stagione che rispetto all’anno scorso è stata molto negativa. «D’altra parte se non organizzi eventi la gente perché dovrebbe venire qui? Quest’anno a parte la Festa del Primo Maggio e la Festa Medievale non c’è stato nulla. Il mercatino patisce la concorrenza impari de La Notte di Bosmenso, che si svolge la sera prima. Dopo aver partecipato a quella festa chi ha voglia di tornare il giorno dopo per il mercatino?». Un lato positivo, trovato con ironia, c’è: «Non abbiamo avuto i soliti problemi con vicini e forze dell’ordine a causa della movida».

A fare un giro in piazza della Fiera l’umore non sale. Stefano Bucellini, del bar L’Angolo, se fa il paragone con la stagione 2017 lamenta un calo del giro di affari «di quasi il 25%. La stagione per noi è partita a metà luglio, prima il tempo era troppo freddo e incostante. C’è in giro meno gente, il lavoro si è concentrato tutto nelle settimane a cavallo di Ferragosto, prima ben poca cosa». Come mai? «Troppo poche iniziative». Colpa della Pro Loco o di altri? «La Pro Loco possiamo dire non sia pervenuta, in generale il problema è che tra noi commercianti in primis ci mettiamo le dita negli occhi gli uni con gli altri anziché collaborare davvero». 

Un po’ meglio è andata al bar pasticceria Zuffada. «Grosso modo abbiamo mantenuto la mole di lavoro dell’anno scorso, anche se probabilmente noi trattando pasticceria abbiamo una clientela più stabile» spiega Cristina Comegna. «Tuttavia in giro si è vista meno gente rispetto all’anno scorso, soprattutto durante la settimana, mentre nel weekend per fortuna si è lavoricchiato». Come mai? Poche manifestazioni? «In pratica non si è fatto nulla. Tolta la Festa Medievale per cui dobbiamo ringraziare i ragazzi di “A Tutta Varzi”, non c’è stato nulla se non il mercatino cui ha partecipato molta meno gente che in passato, vedevo i ristoranti vuoti». Come fare per migliorare? Comegna usa l’ironia «Affidiamoci a quelli di Bosmenso, visto che ormai è Varzi ad essere diventata una loro frazione. Anche se sono convinta che un’iniziativa come La Notte qui non funzionerebbe». Perché? «Se là sono in 100 lavorano in 100. Qui di solito per organizzare lavorano in tre».

Anche per Patrizia Rapallini del bar Sport la stagione è partita molto tardi. «Da Ferragosto in poi, prima neanche si può parlare di una stagione». Sulle ragioni però è più serafica. «Questo è sicuramente l’anno più brutto degli ultimi tre ma mi pare più che altro una tendenza generalizzata, non una situazione che riguarda solo Varzi. Anche in giro mi pare non ci sia stato un gran movimento. Mi auguro che si lavori almeno a settembre».

Da piazza della Fiera ci si sposta nelle vie interne del Borgo. Chi proprio non trova ragioni per sorridere è Alessandro Deglialberti, chef dello storico ristorante Caffè del Centro. «Sono dell’idea ormai che Varzi sia un paese da abbandonare. Ogni anno vedo un declino progressivo. Tolte la Festa Medievale e il mercatino non c’è stata praticamente gente in giro. La Nuova Pro Loco? Avevano lanciato proclami dicendo di voler collaborare con tutti, poi hanno organizzato una piccola manifestazione con musica dal vivo nella via dove ho il ristorante e non mi hanno neppure portato la locandina da esporre. L’assessore al turismo lo vedo solo alle feste, alla politica credo non interessi più molto, tanto il prossimo anno ci sono le elezioni e il sindaco non è più ricandidabile. Unirci tra noi commercianti? Avevamo anche lanciato l’idea qualche tempo fa, poi come al solito tutti hanno detto sì salvo tirarsi indietro al momento di passare ai fatti».

A pochi passi dal Caffè del Centro c’è La Compagnia delle Merende di Riccardo Brignoli. «Ad agosto non è andata male, si è lavorato grosso modo come l’anno scorso soprattutto nel fine settimana. A luglio, anche se noi facevamo solo i weekend, si è vista invece meno gente in giro». La clientela resta la stessa, con una pesante mancanza all’appello: i giovani. «Vengono famiglie, più che altro persone di mezza età. I giovani, se non qualcuno del paese, non arrivano perché manca attrattività , mancano manifestazioni. A partire da una festa del salame, fatta bene su una due giorni dedicata al prodotto tipico e alla vitivinicoltura». Ma perché questa benedetta fiera non si riesce a fare? «Domanda da 100milioni di euro. Varzi è un paese con una mentalità un po’ particolare. Sono stato alla Fiera di Monleale ed era molto carina ma, senza nulla toglierle, dico che a Varzi con la bellezza del borgo si potrebbe fare qualcosa di molto più bello. Qualsiasi altro paese con un potenziale uguale al nostro farebbe almeno dieci volte più di quel che si fa qui».

In mancanza di un ufficio turistico c’è chi ha provato a creare un locale che offra in qualche modo un servizio analogo.

è il Jimmy’z Bar, nei vicoli della Varzi medioevale. «Siamo riusciti ad attirare i turisti perché offriamo un servizio un po’ particolare in un luogo caratteristico» spiega Grazia Chiappano. «Offriamo merende a km0 con prodotti del territorio e lavoriamo quasi esclusivamente con turisti, anche stranieri. Il problema è che scoprono questa parte di Varzi per caso dato che non ci sono segnalazioni. La gente spesso passa e va perché non sa che Varzi non è soltanto piazza della Fiera. Inoltre abbiamo notato come ci sia una richiesta insoddisfatta di informazioni turistiche per cui nel locale distribuiamo guide e ci intratteniamo quando possibile raccontando ai clienti curiosità e cenni storici sul posto. E questo viene molto apprezzato».

 di Christian Draghi

  1. Primo piano
  2. Popolari