Martedì, 16 Ottobre 2018

OLTREPÒ PAVESE - BISOGNA STRUTTURARE “LA SQUADRA VINCENTE” E, LIBERI, DA UOMINI LIBERI, SENZA VINCOLI, AD ESEMPIO, CON LA POLITICA, ATTUARE UNA O PIÙ STRATEGIE STUDIATE CON PROFESSIONISTI

Ferrarese di nascita, milanese d’adozione anche se, in verità, già in gioventù diventa “cittadino del mondo”, alcuni anni or sono ha spostato la residenza di campagna dalla Toscana all’Oltrepò Pavese, e per la precisione a Retorbido, dove l’abbiamo incontrato. Qui si ritira, in alcuni week-end, per rilassarsi e distaccarsi, qualche ora, dagli infiniti impegni professionali. Top Manager d’azienda riconosciuto a livello intercontinentale, dal curriculum ricostruibile non senza difficoltà data l’infinita catena di ruoli assunti e gestiti, tutti ai massimi livelli, ha stretto la mano a molti Presidenti di Stato. Resca è laureato in Economia e Commercio all’Università Bocconi di Milano, ha nel corso degli anni unito il ruolo di amministratore in Eni, Mondadori, Rizzoli, Gianni Versace, l’Oréal a quello di specialista di turn-around aziendali. Nel 1974 è nominato direttore della Biondi Finanziaria (gruppo Fiat) e dal 1976 al ‘91 è partner di Egon Zehnder. Dal 1995 al 2007 è stato Presidente e amministratore delegato di McDonald’s Italia. Nel 2002 è stato nominato Cavaliere del lavoro e dal maggio di quell’anno viene nominato consigliere indipendente dell’Eni. È Presidente di Confimprese, Presidente di Italia Zuccheri, membro del Consiglio di Amministrazione del Gruppo Mondadori. È stato presidente di Finance Leasing e di Arfin, membro dell’Advisory Board of British Telecom Italia, Senior advisor di Oaktree Private Equity Fund. Negli anni passati ha ricoperto inoltre altri incarichi di rilievo, tra cui: Commissario straordinario del gruppo Cirio-Del Monte; Presidente della American Chamber of Commerce in Italy; Membro di Aspen Italia; Presidente di Kenwood Electronics; Membro del Consiglio di Amministrazione di L’Oréal, Gianni Versace SpA, Rizzoli RCS, membro del Consiglio di Amministrazione dell’ENI.Nel giugno 2002 Mario Resca ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere del Lavori L’incarico di presidente è anche a lui familiare ma, ironicamente sottolineandolo con l’intelligenza e la cultura che lo contraddistinguono, di se stesso tiene a precisare «Non sono mai stato un Presidente taglia-nastri: sono sempre stato combattente ed esecutivo sul campo!». Cerchiamo quindi di meglio conoscere il Mario Resca, ringraziandolo per la squisita ospitalità.

Ritengo che lei sia la persona più titolata, a livello di straordinaria carriera professionale, che, seppur vivendo l’Oltrepò come residenza di campagna, conosce questo territorio da anni...

«Sono arrivato anni or sono in Oltrepò grazie al fraterno amico, dal 1980, Avvocato Agostino Guardamagna, allorché mi propose l’acquisizione della proprietà ove siamo ora, il mio “buen retiro” che negli anni ho trasformato, ingrandito e, spero, abbellito. Ma conosco l’Otrepò non solo da turista! Anni fa mi impegnai duramente nella rivalutazione dello zuccherificio di Casei Gerola! Feci un progetto che portò alla creazione di un nuovo impianto, che non ebbe futuro per la ahimè scelleratezza del sistema-Italia e la sua burocrazia, quella burocrazia che considero da sempre una zavorra da rimuovere e che ho sempre combattuto! E guarda caso sono diventato il direttore generale del Ministero più rappresentativo, a mio parere, della leadership italiana: il Ministero dei Beni Culturali. Ho girato tantissimo per il mondo quale responsabile della valorizzazione del patrimonio culturale italiano, obbligato a farlo anche perché l’allora ministro Bondi non viaggiava in aereo (sorride)... Anche se tempo dopo risposi di no all’invito del Premier Silvio Berlusconi, anche in virtù del fatto che parlo 4 lingue, a ricoprire la carica di ministro degli Esteri, nel ruolo di direttore generale della valorizzazione del nostro patrimonio culturale in realtà, un pò, lo feci in automatico. Questo nostro patrimonio, dal valore inestimabile, è davvero la più importante e rispettata risorsa che abbiamo nei confronti del resto del Mondo! Ho incontrato: dal Presidente della Repubblica Popolare Cinese all’ex Presidente Americano Bill Clinton, ho portato le Opere di Caravaggio a Cuba, ho fatto accordi culturali in Iran e Siria, ed ancora in Cina, paese con cui ho grandi rapporti per via del G8 ove conobbi il Presidente Hu Jintao. Poi sono stato 12 anni a Roma, e lì ho conosciuto e mi sono scontrato con la macchina dello Stato! Il mio impegno ai Beni Culturali è iniziato nel periodo in cui avevo lasciato Mc Donald’s ed avevo un po’ di tempo libero, per cui pensai bene di dedicarlo al mio Paese, ed ancor oggi mi ritengo un privilegiato per aver avuto la possibilità di farlo! Però, il mio nome venne osteggiato inizialmente tantissimo, perché un direttore generale, massima carica tecnica raggiungibile con cui anche il Ministro si deve confrontare, non uomo dello Stato ma Tecnico esterno, ovviamente spaventava! In più, da indipendente, cioè senza “padrino” politico, il mio incarico arrivò con l’approvazione, sostenuta dalla lungimiranza del Presidente Giorgio Napolitano che oltretutto mi stimava, di una nuova legge che toglieva potere ai Sovrintendenti! Le lascio immaginare! I miei detrattori dicevano che avrei resistito 3 mesi: si sbagliavano!».

Per un incarico così prestigioso, dalle alte responsabilità, quanto guadagnava all’anno?

«170 mila euro lordi, comprensivi di tutte le mie spese, personali e non... ed era un incarico pregno di costi altissimi! Ma, lo ripeto sempre, sento di averli spesi per il bene del mio Paese!».

Ho visto tempo fa in tv una sua intervista molto divertente, perché lei oltretutto è molto intelligentemente ironico, dove ad un certo punto raccontava che quando ha aperto un Mc Donald’s a Milano era sia gestore che dipendente, ed alcuni suoi colleghi di lavoro, dell’alta finanza, a turno la chiamavano, stupiti di questo. Com’è iniziata quest’avventura?

«All’epoca facevo il consulente, quindi seguivo le aziende che avevano problemi aiutandole a svilupparsi: ricordo la Kenwood, che portammo da 4 a 200 miliardi di fatturato. Mi chiamò Mc Donald’s Italia – che all’epoca aveva solo 8 ristoranti in tutta Italia – chiedendo la mia disponibilità per una consulenza. In Francia c’erano già 250 ristoranti, ma in Italia la situazione non decollava... Così iniziai a cercare dei possibili interlocutori che prendessero in mano il marchio. Mi chiesero se ero disponibile a prendere in mano la Lombardia, in cui all’epoca vi erano solo due ristoranti, cedendomeli per una gestione in franchising. Presi il ristorante di Corso Vercelli e iniziai a gestirlo, facendo aumentare la produttività. Vedendo il progresso, chiesi un prestito alle banche e aprii altri due franchising. Accadde che... alla fine ne aprii 350!».

Quale, nel suo percorso lavorativo, considera più importante: Mc Donald’s o la Direzione Generale del Ministero dei Beni Culturali?

«Beh... il primo, perchè è stata un’epopea! Riuscimmo a creare, dal nulla, 15.000 posti di lavoro, ed è sotto gli occhi di tutti!».

Mi permetta una considerazione, che non vuol essere classista, lungi da me, ma realista: lei hai una visione del mondo che non è una visione comune, per via delle sue grandi esperienze professionali. Come vede il territorio dell’Oltrepò?

«Penso sinceramente che questo territorio abbia delle potenzialità... Vengo dalle campagne ferraresi e dalla vita contadina, dall’aia con le galline, dall’orto, e quindi ho un po’ l’occhio. Questo territorio è vicinissimo a Milano, non è lottizzato come la Brianza ed ha tutto quello che vogliamo. Da ciclista appassionato, qui ho fatto escursioni fantastiche con i miei amici Moser e Gianni Bugno. è comodo anche per gli spostamenti nelle località di mare e di montagna. Rispetto, ad esempio, alla Toscana, altra terra a me cara, penso che l’Oltrepò sia, più che abbia, un potenziale inespresso: qui sono molto individualisti, ognuno fa per sè... Ci sono state personalità della Politica, anche a livello nazionale, che hanno “dato” a e per questo territorio, ma mi pare che ora tutto sia sparito, insieme, ad esempio, al famoso Concorso Ippico salicese, appuntamento europeo importante... qui rimangono pace e tranquillità».

Da fortissimo manager d’azienda, da dove partirebbe al potenziamento dell’Oltrepò Pavese?

«Dagli uomini. Dalla squadra che gestisce il territorio. Mi spiego meglio: nelle aziende ove riscontro ed affronto problemi, pur non essendo specializzato nel settore operante, io sono quello che mette insieme la squadra di persone e trova le soluzioni.  Ad esempio, visto che qui siamo in terra di ottimi vini, io ho gestito una Società, non oltrepadana che ho lasciato qualche anno fa, portandola a vendere milioni di bottiglie all’anno in tutta Europa. E, contestualmente, ho aiutato la Mondadori a superare il problema della crisi editoriale, gestendo le 600 librerie che oggi funzionano bene... anche con lo zuccherificio di Casei Gerola, da una situazione di perdita, andammo rapidamente in profitto. Bisogna strutturare “la squadra vincente” e, liberi, da uomini liberi, senza vincoli, ad esempio, con la politica, attuare una o più strategie studiate con professionisti. Per il vino oltrepadano, ad esempio, penso che bisognerebbe restringere la produzione, perchè se vuoi vendere non puoi proporre troppi prodotti ponendoti in un contesto competitivo troppo vasto! Non 27 etichette: bonarda e barbera, ad esempio! Due, ma nostre! Riunirsi, tutti insieme, senza campanilismi. E mai dimenticare che chi comanda è il cliente! Soprattutto, il prodotto deve essere riconoscibile, sul territorio Nazionale e/o dove si vuole andare. Serve un’azione ampia di marketing, che qui non c’è mai stato... Vede, proprio tramite una perfetta adozione di strategia di marketing, negli anni, la birra ha soppiantato il vino, perchè il settore enologico non ha un ruolo cosi alto sul mercato!».

Avrebbe un nome di un marketing manager da consigliare ai produttori di prodotti tipici locali?

«Non è tanto questo il problema. Non bisogna partire da un’attività consorziale, ma definire cosa si rappresenta ed il ruolo sul mercato: qui non è solo una questione di gestione del prodotto, di produrre quello che piace a me, ma è soprattutto questione di capire il destinatario. Il prodotto deve essere riconoscibile e bisogna indagare il mercato di riferimento, rispettando lo standard qualitativo ed il rapporto qualità-prezzo. Questo è un territorio in cui fin dai tempi più remoti non è stato il produttore a cercare il cliente, ma viceversa. Il cliente va studiato e il prodotto va adattato al consumatore, potenziando il territorio. E bisogna farlo! Perché se non lo fai tu... lo fa un altro!».

di Lele Baiardi

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